
Ultima partita di Ferrara? Ormai il destino di Ciro era ed è segnato, indipendentemente dal risultato di questa gara. Ma Inter - Juve è sempre stata più di una curiosità legata a questo o a quell’allenatore. Per la Juventus di quest’anno poi, vincere questa partita rappresenta la possibilità di trovare un percorso piuttosto favorevole per arrivare in finale di Coppa Italia (o Tim Cup), e poter in qualche modo “salvare la stagione“. Solo che Inter - Juve di oggi è come vedere Davide contro Golia, senza che Davide però abbia almeno la fionda per scagliare un sasso contro il gigante nemico. Insomma, un massacro.
Come al solito non si può cominciare il commento alla gara dalla disamina della formazione messa in campo da Ferrara. Le scelte dell’allenatore sono ormai obbligate da tempo, con la sola variante del modulo dove il nostro mister è sempre stato maestro di alternanza. L’idea iniziale di Ferrara non è male, considerato il momento: 4-4-2 a maggior solidità della squadra, con De Ceglie e Candreva sugli esterni ed i due corazzieri Felipe Melo - Sissoko in mezzo. Ovviamente il modulo prevede il sacrificio di Diego che deve fungere da seconda punta di fianco ad Amauri, in un ruolo che chiaramente non può essere suo e che lo porta di fatto a non aiutare il centravanti in nulla. Infatti i suoi movimenti in avanti non sono
mai di profondità ma di manovra, come quello che al 10′ minuto porta in vantaggio in modo completamente occasionale la Juve: Diego si libera bene al limite dell’area e tira debolmente verso le gambe di Toldo, che colpevolmente lascia passare il tiro sotto lo stupore dei tifosi interisti e anche juventini: uno a zero Juve!
La partita si mette quindi sul binario del treno-Inter che inizia la sua corsa verso la rimonta, e la Juve a difendere il difendibile, alla bell e meglio, con affanno e con l’acqua alla gola come se fossero già nei minuti finali. Balotelli già dopo venti minuti prendi i fischi di tutti, dagli juventini che lo accusano (giustamente) di simulare colpi mortali ad ogni minimo contatto con l’avversario, e dai tifosi nerazzurri che lo punzecchiano per le sue giocate troppo precipitose e talvolta troppo superficiali.
Partita tecnicamente non bella in questa prima parte, che vive delle iniziative dei singoli più che su organizzazione di gioco che porta a delle azioni corali. Maicon è uno di quelli che accendono la gara quando accelera, e solo il suo egoismo permette alla Juve di non subire il pareggio, arrivando quasi sulla linea dell’out e sparando alto verso Buffon. Ma l’undici di Ferrara fa di tutto per complicarsi la vita nella difficoltà, regalando palloni con tutti gli uomini, anche con quelli solitamente più affidabili nel giocare la palla (Sissoko, Cannavaro, Chiellini, Buffon), e oltretutto le poche opportunità di contropiede non vengono sfruttate dai nostri, troppo impegnati a rallentare il ritmo di gioco più che a proporsi in azioni che possano portare al raddoppio. Curioso infatti il ritmo gara dei bianconeri, che trotterellano per il campo senza mai sapere cosa fare esattamente.
L’unica possibilità di pungere arriva da una ghiotta punizione al limite dell’area, letteralmente telefonata da Diego, con il tiro più facile e lento del mondo, che anche il Toldo di questa sera può facilmente parare. I nerazzurri invece spingono molto sopratutto nel finale, quando Felipe Melo intercetta con la mano in area di rigore un cross di Maicon, che avrebbe meritato il penalty da qui all’eternità. Grandi polemiche di tutto lo staff interista, che aspetta letteralemente la terna arbitrale alla fine del primo tempo per chiedere spiegazioni “inspiegabili”.
Secondo tempo con l’Inter che si butta a testa bassa nella partita, iniziando a macinare gioco, occasioni e conclusioni. Pandev e Sneijder fanno il tiro al bersaglio verso la porta difesa da Buffon e i bianconeri sono sempre sul punto di capitolare. Sembra incredibile come il momento del pareggio venga sempre rimandato per un niente, così come sembra quasi incredibile il palo colpito da Chiellini in anticipo su Lucio colpendo di testa su calcio d’angolo.
Mourinho toglie un po’ a sorpresa Cambiasso per Milito; il cambio sembra strano perchè il tecnico portoghese preferisce tenere in campo quattro difensori contro Amauri, e togliere un centrocampista poliedrico come l’argentino.
Buffon salva la rete su un forte tiro di Balotelli, mentre Felipe Melo si guadagna il giallo quotidiano che genera una pericolosa punizione dal limite dell’area. La barriera è folta, e il tiro di Sneijder si infrange su di essa, spiazzando Buffon e mettendo in condizioni Lucio di anticipare Chiellini e spingere il pallone in gol. Pareggio interista.
Anche Cannavaro viene ammonito per aver allontanato il pallone (uno di quelle ammonizioni a cui io riserverei una multa esorbitante al giocatore, se fossi un dirigente juventino), mentre Candreva fa un buon tiro dalla distanza che conclude di fatto la gara della Juve in avanti. L’Inter invece sembra aver appena cominciato, come un diesel che si scalda lentamente e che poi prende a viaggiare a pieno regime. Milito para su Buffon, mentre Chiellini rischia più volte il secondo giallo. Gigi chiude ancora la saracinesca sulla seconda punizione deviata, ma non può nulla in occasione del tiro di Thiago Motta che riesce a respingere ma non a contenere, tanto che irrompe il liberissimo Balotelli a ribadire in rete al 44′ minuto del secondo tempo. Come contro la Roma.
Disperato cambio di Ferrara che mette Paolucci per De Ceglie, ma questo ovviamente è solo per la cronaca. La Juve è stata la solita squadra, che perde anche in modo sfortunato dopo che per tutta la partita non ha fatto quasi nulla per vincere. Persino Mourinho a fine gara si risparmia qualsiasi frecciata contro i “nemici” (pur avendo argomenti di discussione stasera), difendendo a spada tratta Ferrara e dicendo che la Juve ha giocato in modo ben organizzato.
Con Moggi eravamo diventati antipatici e odiati, con Blanc stiamo simpatici pure a Mourinho. E questa la dice lunga.
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