Tonino Carino, (non più) da Ascoli.

Mar102010

 

 

 

 

 

 

 

 

Si è spento lunedì sera, dopo lunga malattia, il giornalista sportivo Tonino Carino, diventato famoso negli anni 70-80 per i suoi collegamenti da Ascoli durante la trasmissione 90° minuto. E così, dopo Paolo Valenti (il conduttore di quella straordinaria trasmissione), se ne va un altro pezzo di storia calcistica. Non stiamo esagerando come solitamente si fa nei confronti di chi passa a miglior vita, ma chissà perchè le trasmissioni di allora sono nel cuore di tutti gli appassionati di calcio, nonostante i collegamenti saltassero spesso e volentieri, nonostante le immagino fossero di pessima qualità, nonostante le moviole si limitavano ad una solo inquadratura, nonostante i cronisti non parlassero di “sciabolate” o non scandissero a memoria tutti i soprannomi dei calciatori.

E proprio parlando di moviola e di cambiamenti non si può non dare cenno al “NO” secco imposto dagli alti vertici del calcio, circa l’utilizzo della tecnologia applicata sui campi di gioco. L’assurdità di tale rinuncia mette in luce un gravissimo problema che vede il calcio moderno scontrarsi proprio con la vetustà delle regole d’un tempo. Che senso ha, mi chiedo, rivedere all’infinito le immagini di un’azione senza far in modo di poterle utilizzare a vantaggio della trasparenza e della correttezza? Tanto vale allora tornare al calcio di Tonino Carino, che io amo definire “di pane e acqua“; non quello dei poveri, ma di quello semplice e genuino, fatto di passione, di scudetti vinti sul campo, di presidenti che non quotavano le squadre in borsa per poi farle fallire, di immagini viste e discusse una volta sola, e poi tutti a parlare solo e soltanto del risultato.

Tonino Carino era così, un uomo semplice in un calcio semplice che tutti noi rimpiangiamo e rimpiangeremo, da Ascoli e da tutta Italia.

Il commento alla 27a giornata di campionato.

Mar82010

Alla vigilia di questo turno di campionato, Roma e Milan si dichiaravano anche favorevoli ad un pareggio nel loro scontro diretto, sicuramente per paura che una sconfitta potesse tagliarle fuori dalla rincorsa all’Inter. Ma forse non avevano calcolato che le rincorse si completano a suon di vittorie e non di pareggi. Peccato per loro, visto che la squadra di Mourinho è stata ben imbrigliata dal Genoa in uno 0 a 0 che poteva riaprire alla grande il campionato in caso di vittoria di una delle inseguitrici. Gli impegni di Champions hanno senza dubbio influito sulle formazioni impegnate questa settimana. Peccato non poter frazionare i due tornei.

La Juve invece, con la bella vittoria di Firenze riesce a tenere il passo del… Palermo. Non è un grande motivo di orgoglio, ma in questo momento la squadra può solo far la corsa sui rosanero, che tra l’altro sono in uno splendido stato di forma. Ci aspetta un marzo davvero infernale, e il rientro degli infortunati può essere la chiave della stagione. Iaquinta e Marchisio sono gli uomini che forse ci sono mancati di più (insieme a Sissoko precedentemente), con loro in forma si può osare qualsiasi vittoria, anche se bisogna vedere come risponderà Diego alle sempre più insistenti voci sulla sua cessione in cambio di Ribery.

Intanto un fatto curioso nelle retrovie: la classifica è praticamente divisa in due, dove fino ai 38 punti del Genoa si lotta per l’Europa, mentre dai 35 punti di Chievo e Fiorentina si inizia già il discorso retrocessione. La squadra di Prandelli attraversa un brutto periodo, ma non rientrerà nella lotta per la salvezza, anche se matematicamente viene inserita nel computo di queste squadre. Il Bologna sta facendo un mezzo miracolo, ma la strada è ancora lunga. Sono diverse le squadre che non meritano la posizione che hanno, vuoi per i giocatori che annoverano tra le proprie fila, vuoi per le prestazioni che riescono ad esprimere sul campo: Lazio, Udinese, Parma e Bari sono esempi spesso elogiati ma che a livello di classifica non riescono a racimolare punti sufficienti ad una situazione di tranquillità. Non è prematuro già adesso parlare di salvezza come non lo è parlare di Champions. I traguardi si conquistano… “ogni maledetta domenica“.

Le pagelle di Fiorentina - Juventus.

Mar72010

Manninger 6: clamorosa papera sulla rete di Gilardino, ma grande intervento sempre sullo stesso attaccante lanciato a rete, oltre ad un paio di chiusure fondamentali per fargli guadagnare la sufficenza, nonostante il netto errore.
Zebina 6: si comporta bene sulla fascia destra, sacrificando la fase offensiva con un’ottima fase difensiva in marcatura su Jovetic, che non permette alla Fiorentina di sfondare dalla sua parte. Questa prestazione tatticamente diligente lo propone come titolare fisso nella sua zona di competenza.
Legrottaglie 6: fatica contro gli avanti viola, ma riesce ad arrangiarsi grazie alla sua esperienza. Decisivo su azione di calcio d’angolo, quando salva un pallone destinato in rete.
Chiellini 5,5: fatica molto anche lui e non sembra molto pimpante fisicamente, forse anche a causa dell’impegno in nazionale. Riesce a cavarsela con l’esperienza e col mestiere, anche se il suo muro sembra sul punto di crollare da un momento all’altro. Riposati, Chiello!
De Ceglie 5: è apparso molto in affanno sulla fascia sinistra non spingendo per nulla e facendo molta fatica a frenare gli attaccanti che spesso hanno sfondato dalla sua parte. Fuori posizione in occasioni del pareggio di Giardino. Esce al termine del primo tempo.
Grosso 6,5: dà una spinta decisiva sulla fascia sinistra e realizza l’importantissimo gol-partita, poi si spegne nel corso del secondo tempo, ma risulta comunque decisivo.
Marchisio 6: prova di grande sacrificio senza però riuscire ad incidere; corre moltissimo, ma fatica ad innescare i compagni e a produrre trame di gioco valido, limitandosi ad un gran lavoro difensivo. Nel finale sfiora il gran gol.
Sisssoko 6: non al meglio della forma, s’impegna comunque moltissimo e funge da perno di centrocampo della squadra bianconera. Confeziona un bellissimo assist per il gol di Grosso.
Poulsen n.g.: positivo rientro in vista del finale di stagione.
Felipe Melo 6: Altalenante, forse a causa del clima ostile di Firenze, fa buone giocate e poi si perde subito dopo. Ogni tanto sembra una sicurezza, altre volte una vergogna. Un mistero.
Diego 6,5: parte col botto andando subito in rete, poi amministra sapientemente la palla e cerca di ispirare i compagni. Sembra in palla ed estremamente pimpante, in quanto regala anche preziose giocate che risultano decisive ai fini del risultato.
Candreva 6,5: svaria su tutto il fronte offensivo, proponendosi come faro del reparto offensivo. Partono dai suoi piedi le migliori occasioni della squadra di Zaccheroni, che grazie a questo acquisto ha trovato una valida alternativa di gioco e un’arma in più nel settore offensivo.
Trezeguet n.g.: decisamente fuori dai giochi, si muove su tutto il settore offensivo, ma non viene praticamente mai servito, dovendosi procacciare solo un paio di spizzate di testa assolutamente innocue. S’impegna molto, ma non merita un voto per la sua sterilità, non del tutto ascrivibile a lui.
Iaquinta n.g.: la grinta e la determinazione sono quelle di una volta e sono qualità indispensabile per affrontare un degno finale di stagione.

Fiorentina - Juventus 1-2. Un colpo.. Grosso!

Mar62010

Partita da vincere a tutti i costi, partita da “dentro o fuori” per entrambe, ma anche “disturbata” dalle sirene europee che impegneranno le due squadre in settimana. Sicuramente una partita che, guardando la classifica, deve interessare più i bianconeri che i viola, in quanto le possibilità che la Fiorentina possa rientrare nel giro Champions / Europa League, sono piuttosto difficili al momento. Ma la squadra di Prandelli è un avversario ostico e lo si è visto nella partita col Milan, quando ha letteralmente messo sotto i rossoneri disputando una partita magistrale, nonostante la sconfitta. 

Proprio la voglia di vincere e la frenesia dei viola permette alla Juve di approfittare dello sbilanciamento avversario per colpire già al secondo minuto, quando Diego fa “il Totti” presentandosi davanti a Frey e spostando il pallone con la suola mette fuori causa l’estremo difensore che non può opporsi alla realizzazione del brasiliano: uno a zero! Gol che verrà molto discusso non tanto per il gesto tecnico di Diego, quanto per la posizione dubbia di partenza che può essere o non essere considerata regolare.

La Fiorentina si riversa in avanti, ferita dal colpo a freddo e vogliosa di fare la partita. La pressione viola si concretizza subito con l’occasionissima di Gilardino che a tu per tu con Manninger tira a botta sicura, ma il nostro secondo portiere si supera, sfoderando un intervento da grande campione. La determinazione e la supremazia territoriale della squadra di Prandelli costringono i bianconeri ad arretrare il baricentro e a subire il gioco avversario. Per contro, le occasioni di contropiede riescono a tenere vive le speranze di un raddoppio, anche se l’imprecisione della nostra manovra non permette nemmeno di arrivare in porta.

L’occasione più ghiotta arriva sui piedi di Trezeguet, che viene pescato tutto solo al limite dell’area, ma il francese è troppo lento a concludere e viene contrastato efficacemente da un difensore. Ma proprio quando meno te lo aspetti arriva il pareggio di Marchionni, lasciato libero da De Ceglie (probabilmente impegnato in una marcatura non scalata), e quindi in grado di anticipare anche Manninger in uscita e di freddarlo con il classico gol dell’ex. Pareggio viola.

La gara pian piano prende una piega più sull’attenzione a non scoprirsi, di conseguenza il ritmo cala e le squadre arrivano alla fine del primo tempo senza nulla ferire. Nell’intervallo Zaccheroni cambia De Ceglie per Grosso, a seguito dell’infortunio del giovane titolare sul finire della prima frazione.

Il secondo tempo è assolutamente di scarsa qualità, non solo per il ritmo ulteriormente scaduta, ma anche per la qualità delle giocate e per gli stimoli messi in campo dalle due squadre. Portieri praticamente mai impegnati se non per qualche retropassaggio o per qualche rimessa dal fondo. Ci concediamo quindi alcune divagazione sui singoli, elogiando Felipe Melo che sta disputando una partita decisamente alla sua altezza, Candreva che mette qualità e corsa nel centrocampo bianconero, ricoprende quest’oggi anche un ruolo più libero sulla linea mediana messa in campo da Zac, e Diego che quando gioca di prima può veramente essere il faro della squadra.

Proprio la giocata di prima di Sissoko, quasi ad occhi chiusi, mette le ali a Grosso che s’infila in area dalla sinistra e batte Frey con una rasoiata che si insacca all’incrocio dei pali opposto: due a uno per noi! Ma la partita è ancora lunga perchè siamo al 68′; Zaccheroni lo sa e fa un cambio molto logico, togliendo Trezeguet (un giocatore che deve avere il supporto della squadra per rendere al massimo), e inserendo il rientrante e tanto sospirato Iaquinta (prevedendo la necessità di un uomo in grado di sostenere l’attacco da solo, anche con la difesa della palla). Il cambio ha poi anche un altro duplice aspetto: innanzitutto la velocità di Vincenzo garantisce la giusta profondità al contropiede, e poi costringe Prandelli a spingere meno con i difensori che devono essere più accorti sulla prontezza del bianconero.

Entra anche Poulsen per Sissoko, un altro rientro “importnte” almeno per quanto riguarda i ricambi. Ma la Fiorentina non è più quella del primo tempo, e anzi appare rinunciataria e svogliata oltre che stanca fisicamente. Manninger si deve preoccupare solamente quando vede Chiellini scivolare in area prendendo involontariamente la palla con la mano, e quando deve uscire in anticipo su un pallone vagante, sbrogliando la situazione con un calcio alla Bruce Lee.

La testa dell’undici di Prandelli è già in Champions League, quando Marchisio al 90′ sfodera l’ultima conclusione della partita che avrebbe potuto portare a tre le reti bianconere (parata da Frey), ma questo sarebbe stato un risultato esagerato e troppo bugiardo. “Grande” vittoria della Juve a Firenze, importantissimo risultato che permette ai nostri di rimanere in corsa per l’Europa che conta e taglia fuori la città di Firenze da qualsiasi aspirazione.

La Juventus cambia l’erba.

Mar42010

Dunque è deciso: la Juventus metterà mano all’annoso problema dei campi di allenamento di Vinovo, forse (e sottolineamo forse) la causa dell’incredibile numero di infortuni capitati ai bianconeri da qualche anno a questa parte. Storicamente fu il preparatore Pintus (agli ordini di Deschamps), ad avanzare i primi dubbi sulla bontà del terreno di Vinovo. Poi il discorso andò un po’ nel dimenticatoio, finchè sotto la gestione Ranieri non si verificò quella catena incredibile di defezioni, a cui bisognava per forza dare una spiegazione. Proprio questa “necessità forzata” di motivare gli infortuni, unita anche alle pressioni esterne, aveva incoraggiato lo staff bianconero a porre l’accento su questa caratteristica dei campi: fondo troppo duro per alcuni, mentre per altri troppo melmoso. Idee un po’ confuse, ma che hanno come comun denominatore il fatto di essere poco adatti alla preparazione quotidiana dei calciatori.

Il ripetersi continuativo di questa drammatica catena anche in questa annata, ha finalmente convinto i dirigenti ad approfondire la problematica, programmando il rifacimento del campo A e del campo B, solitamente destinati agli allenamenti della prima squadra. La domanda sorge spontanea: ma negli anni 2000 non si sa ancora quali tipi di terreno sono adatti ai calciatori? 

Il commento alla 26a giornata di campionato.

Mar12010

L’Inter vede bianconero e si esalta. A Udine, la rete a freddo dei friulani porta in svantaggio i nerazzurri, che reagiscono da grandi campioni facendo vedere realmente chi comanda il campionato. Di Balotelli e Maicon le due reti spettacolo che piegano le gambe dell’Udinese, un mix di forza (nel caso del tiro dalla distanza di Super Mario), precisione e classe (per quanto riguarda l’azione del gol di Maicon), nonchè di opportunismo con l’immancabile Milito che non perdona. A dire il vero i padroni di casa hanno sfiorato il colpaccio con la traversa colta in zona Cesarini, ma la sensazione che lascia l’Inter è sempre quella di una squadra che quando vuole mette tutti a tacere.

Le inseguitrici invece si alternano nelle loro vicende. Roma e Milan sono testa a testa da qualche turno, e non appena una cede, l’altra è lesta ad accaparrarsi la seconda piazza. E’ una sfida avvincente che tiene vivo il campionato, ma solo per il secondo posto. La squadra di Ranieri cede alla sorte quello che ha avuto dalla sua in un paio di turni. Se diverse volte i giallorossi erano riusciti a passare negli ultimi minuti (noi juventini ne sappiamo qualcosa), in questo turno il mezzo passo falso si è concretizzato proprio allo scadere. Immaginatevi come sarebbe stata diversa la classifica se la rete fosse stata segnata a Udine piuttosto che a Napoli.

Minuti finali thrilling anche per la Fiorentina, che si vede beffata dal Milan dopo un monologo durato tutta la gara. Incredulità dei tifosi viola per la rete del 2 a 1 rossonero, e non fatichiamo a pensare che un po’ di incredulità ci sia stata anche negli stessi tifosi milanisti. Davvero sfortunata la stagione viola, che tra un fuorigioco non fischiato, un caso di doping, e qualche disattenzione di troppo, sta vanificando persino un piazzamento europeo. Non ai livelli della Fiorentina, ma anche la Juve sta facendo il possibile per perdere il treno Champions. Già la mancata qualificazione al turno successivo di quest’anno ha tolto dalle casse bianconeri un buon 12 milioni di euro, colmabili solo con un’ipotetica finale Europa League. Cosa comunque difficile. Non immaginiamo le ripercussioni di una esclusione dal giro del trofeo più importante. La situazione è forse ancora più tragica di quando ci è toccata la B. 

Le pagelle di Juventus - Palermo.

Mar12010

Manninger 6: un’ottima parata su un contropiede avversario che salva il risultato e alcuni buoni interventi quando ce n’è bisogno. Non riesce ad evitare la sconfitta in quanto sui gol che subisce non ha nessuna colpa.
Grygera 4: partita sufficiente fino al momento fatale. Non è Candreva nella spinta, ma ogni tanto ci prova. Macchia la sua prestazione con un erroraccio che innesca il raddoppio di Budan e ne pregiudica la sua votazione. È vero che errare è umano, ma certi errori pesano veramente tanto.
Cannavaro 6: appare un po’ sulle gambe risultando spesso in difficoltà contro gli avanti rosanero, che però riesce a fermare grazie alla sua esperienza. Ritorna anche al gol in Italia dopo tanto tempo, ma l’arbitro annulla.
Chiellini 7: è una diga in mezzo alla difesa e vince spesso il duello col velocissimo Miccoli, dimostrandosi in forma strepitosa e con una maturità ormai raggiunta. Nemmeno la sua grande prestazione riesce ad evitare la sconfitta. Si spinge anche in avanti e sfiora la rete senza fortuna.
De Ceglie 6,5: macina moltissimi chilometri sulla fascia sinistra, spaccando in due la difesa avversaria e proponendo costanti cross agli attaccanti e sovrapposizioni, che però non portano la squadra alla rete. È apparso in buona forma e in costante crescita, tuttavia non riesce a dare una marcia in più alla manovra.
Grosso n.g.: pochi minuti e tanti fischi per lui.
Candreva 6,5: gioca un’ottima prima frazione schiacciando il Palermo nella sua metà campo e dando l’idea di poter sbloccare il risultato da un momento all’altro. Col passare dei minuti cala fisicamente e i riflessi si annebbiano, così ne risente anche il gioco della squadra e la manovra offensiva in generale.
Sissoko 7: corre a più non posso e recupera un’infinità di palloni trasformando le azioni da difensive in offensive. È lui il motore dell’attacco bianconero nel primo tempo. Nella ripresa deve sopperire anche al calo fisico dei compagni che lo costringe agli straordinari, così tutto il reparto mediano cala e il Palermo affonda.
Felipe Melo 6: non sfigura al fianco di Sissoko, combattendo su ogni pallone e cercando di far reggere la diga bianconera in mezzo al campo, tuttavia non appare irresistibile e la sua prestazione piuttosto normale non è troppo degna di nota.
Diego 5: è sempre spaesato in mezzo al campo. Prova a creare gioco, ma proprio non ci riesce, inoltre appare poco cattivo in fase conclusiva non mettendo la necessaria rabbia nelle azioni offensive e nelle conclusioni. La sua scarsa vena si ripercuote sul gioco di tutta la squadra che sembra ritornata quello della gestione Ferrara.
Zebina n.g.: in campo solo per qualche minuto.
Del Piero 5: prova a mettersi in mostra, ma fatica molto poiché è ben ingabbiato dalla difesa del Palermo ed è spesso costretto ad arretrare per poter ottenere palloni giocabili. I compagni non lo seguono, perciò la sua prestazione risulta avara di spunti e piuttosto anonima.
Paolucci n.g.: entra solo per pochi minuti.
Trezeguet n.g.: solo un colpo di testa in novanta minuti è troppo poco per un attaccante di razza come lui, che sembra avere le polveri bagnate e pare essere completamente al di fuori dai giochi della squadra. Non dà profondità e aspetta il pallone senza partecipare alla manovra, risultando del tutto sterile.

Juventus - Palermo 0-2. La Juve ritorna sulla terra.

Feb282010

 

 

 

 

 

 

 

Era una partita “tranquilla” fino a quando la Juve ha cercato di attaccare, come quando si sveglia o si ferisce un animale feroce. Il punto è che il Palermo non è un “animale feroce”, e Miccoli non è Lionel Messi; la fragilità della squadra di Zaccheroni è a tratti imbarazzante, anche se in queste settimane si è sempre sottolineato come i bianconeri fossero creciuti sotto la nuova gestione. Ebbene, se il Palermo è stato un “animale ferito”, la Juve è stata un animale moribondo che stenta persino a sorreggersi sulle gambe. Troppi elogi in queste settimane hanno distolto i tifosi dalla cruda realtà; uscire dal tunnel così troppo presto era forse più una speranza che una realtà. La Juve deve vivere giorno per giorno, senza pensare se ha vinto o perso nelle ultime gare, ma entrando in campo pensando sempre che quella è la partita da vincere, e le altre, per il momento, non contano nulla. Questa è una squadra che può fare discretamente per tre o quattro incontri, ma cadere da un momento all’altro nei soliti (gravi) errori.

La Juve si presenta fiduciosa e rilassata alla gara, e al 5′ la ha già occasione di tirare in porta con Diego, che inspiegabilmente rinuncia alla conclusione allargando il gioco sulla destra, vanificando così una buona opportunità da fuori area in posizione centrale. Il Palermo si ravvede immediatamente sul suo atteggiamento tattico e si barrica in un gioco piuttosto rinuncitario ma molto ordinato. La conseguenza è l’inizio di un monologo che vede la Juve impegnata a scardinare la difesa palermitana che talvolta consta di undici uomini dietro la linea della palla. I bianconeri faticano a creare gioco e occasioni, visto che la nostra squadra non sa giocare in velocità e non ha calciatori dallo strapotere fisico o tecnico così grande da poter creare opportunità indipendentemente dal gioco di squadra (Maicon, Ronaldinho, Totti, sono alcuni esempi).

Le palle da fermo invece sono delle buone opportunità che la Juve ha sempre cercato di sfruttare, grazie anche alle numerose torri che può vantare la formazione di Zaccheroni. Infatti è Trezeguet che riesce ad essere pericoloso girando di testa un discreto cross di Chiellini, senza però centrare la porta. Siamo al 23′ e i nostri non riescono ad alzare il ritmo gara e a premere sull’accelleratore; nonostante siano in campo sia Diego che Del Piero, è la velocità di Candreva ad animare saltuariamente il gioco bianconero, quando riesce a saltare l’uomo e a creare quel minimo di scompiglio tra le file rosanero.

Al 30′ una bella azione corale juventina porta la palla a Diego che, come accade quasi sempre, tira in modo debole e centrale. Le occasioni faticano ad arrivare, ma la beffa ci sfiora allo scadere del primo tempo, quando Nocerino viene pescato completamente solo in mezzo all’area, ma l’incredulità di essere in posizione irregolare lo blocca sul posto senza che riesca a trovare la deviazione vincente. Squadre negli spogliatoi, ma serve una scossa!

Il secondo avvio fa sperare i tifosi che la Juve rientri con ben altro piglio, poichè subito Sissoko spara verso la porta a conclusione di una buona manovra dei nostri. Ma la maggiore iniziativa in attacco porta i bianconeri a subire un paio di contropiedi davvero pericolosi! manninger si salva da campione sulla conclusione di Pastore, un giocatore che a detta di Zamparini vale 40 milioni di euro più Diego…..

Non avrà questo valore Miccoli, che però si mostra decisamente più “grande” di Pastore, quando riceve un passaggio al limite dell’are, si gira e piazza la palla all’incrocio dei pali: uno a zero per il Palermo. Grande gol di Miccoli che viene lasciato libero di girarsi e prendere la mira, ma che piazza una conclusione perfetta su cui Manninger non può nulla.

La reazione bianconera non si attende, e anzi è Cannavaro a segnare in mischia il pareggio, ma l’arbitro annulla per un giusto fuorigioco di Trezeguet. Ci prova Chiellini poco dopo concludendo di poco a lato, ma è il Palermo ad essere molto più convincente in avanti, grazie a Cavani che al 30′ grazia letteralmente Manninger calciando alto. Siamo al rush finale e Zaccheroni sostituisce De Ceglie e Del Piero per Grosso e Paolucci.

Peccato che il mister non abbia cambiato Grygera, autore di una partita incolore fino a questo momento, ma disatrosa da qui in poi: il suo retropassaggio alla cieca (senza riferirmi alla sua nazionalità), smarca Budan davanti a Manninger che tenta un’uscita disperata verso il giocatore palermitano, bravo ad aggirarlo e ad entrare in porta col pallone. Due a zero per gli ospiti e partita sostanzialmente finita.

Nel finale, sostituzione anche per Diego (rilevato da Zebina), che raccoglie i fischi del pubblico e reagisce a Cannavaro che lo esorta ad uscire dal campo più celermente. Fischi per Diego, fischi per Grosso che sbaglia uno stop, fischi per Cannavaro, fischi per tutta la Juve che esce dal campo. Insomma, tutto come ai tempi di Ciro.

Le pagelle di Juventus - Ajax.

Feb262010

Manninger 5,5: non troppo impegnato dagli attaccanti avversari, eppure due imprecisioni rischiano di costarci grosso.
De Ceglie 6: serata piuttosto tranquilla per lui che pensa molto alla fase difensiva riuscendo a risultare incisivo nelle coperture.
Chiellini 6,5: preziosissimo in un paio di chiusure, riesce anche a farsi vedere in attacco sfiorando il gol. Offre la solita solidissima prestazione.
Legrottaglie 6,5: come Chiellini sfiora la rete a poco oltre la metà del primo tempo e si comporta bene in difesa, non facendo passare gli attaccanti avversari.
Grygera 6: non risulta molto impagnato, tuttavia copre bene la sua fascia e svolge il suo compito con diligenza, riuscendo a non farsi quasi mai superare.
Sissoko 7: regge molto bene l’onda d’urto degli olandesi e domina da solo il centrocampo, creando una diga insuperabile. Sua l’occasione più nitida della partita con un clamoroso palo che lascia l’amaro in bocca a tutto il popolo juventino.
Felipe Melo 5,5: risulta molto spaesato in mezzo al campo e del tutto anonimo per tutta la durata del match, fino a quando si becca un’ammonizione per un intervento scorretto.
Marchisio 6: parte bene con un tiro pericoloso, ma come spesso gli accade in questo periodo cala con l’andare della partita e si estranea dalla contesa.
Diego 5,5: ben ingabbiato dalla difesa dei lanceri fatica a creare gioco, anche se la buona volontà ce la mette tutta.
Camoranesi n.g.: graduale rientro per lui, che risulterà fondamentale per il proseguo della stagione.
Amauri n.g.: esce dopo pochi minuti per infortunio.
Trezeguet 6: il transalpino è apparso pimpante e recuperato, rendendosi pericoloso in alcune occasioni e molto abile nei suoi consueti movimenti all’interno dell’area.
Del Piero 5,5: non ha brillato il capitano, faticando ad entrare in partita e a rendersi pericoloso. La non positiva serata di Diego ha anche contribuito alla sua non brillante prestazione, infatti il dialogo tra le due stelle della squadra è stato sporadico e discontinuo.
Candreva n.g.: entra solo per pochi minuti.

Juventus - Ajax 0-0. Col minimo sforzo.

Feb252010

Zaccheroni si è definito in settimana “la persona più serena di questo mondo”, e forse questa tranquillità è la chiave dei risultati che iniziano ad arrivare. Nessuna soluzione tattica particolare, solo fiducia in sè stessi e serenità, che si trovano poi nella miglior circolazione di palla e nella più fluida trama di gioco. Oppure, se guardiamo a stasera, la calma può essere solo frutto del risultato dell’andata, che obbliga l’Ajax a segnare almeno due volte (senza subire gol) per passare il turno.

Dai primi minuti si capisce che sarà una partita molto aperta: Marchisio conclude già al secondo minuto verso la porta olandese (su velo di Diego), mentre l’Ajax tiene in forte apprensione la nostra retroguardia con il suo gioco sul filo dell’offside. Ma al 10′ i bianconeri sono già costretti al primo cambio, quando Amauri deve uscire per un infortunio muscolare lasciando il posto a Trezeguet. Nulla di invariato dal punto di vista tattico, se non che il francese ha bisogno di giocare più in profondità, sul lancio, mentre Amauri aveva necessità di ricevere la palla sui piedi per poterla poi giocare.

La Juve si sistema meglio in campo rispetto ai primi minuti, stabilendosi nella metà campo avversaria senza faticare più di tanto a mantenere questa conquista territoriale. Sissoko colpisce un palo clamoroso colpendo di testa su calcio d’angolo, dando il via ad una serie di grosse occasioni bianconere, intervallate solamente da un brivido regalatoci da Manninger a cui sfugge il pallone su un calcio d’angolo dei lanceri.

Chiellini e Legrottaglie di testa sfiorano letteralmente il gol intorno alla mezzora, dimostrando uno strapotere juventino sulle palle alte, che in questi tratti appare addirittura imbarazzante per gli ospiti, se contiamo anche il palo di Sissoko. Prima dell’intervallo grande azione di Diego che si libera di un avversario al limite dell’area ma viene rimpallato al momento di battere a rete. Juve che chiude la prima frazione meritando il vantaggio, anche se i meriti dei nostri si devono raffrontare con i demeriti dell’Ajax che dopo il primo quarto d’ora non ha mai insidiato la nostra porta. Atteggiamento rinunciatario Assolutamente inspiegaile per i lanceri, che devono aver preso alla lettera le raccomandazioni del proprio allenatore, nel non farsi prendere dalla frenesia per rimontare il risultato, offrendo poi il fianco al contropiede.

Decisamente di altra matrice l’inizio del secondo tempo, quando gli olandesi capiscono che devono iniziare a spingere se vogliono iniziare la loro rimonta. Due occasioni da gol (di testa e da fuori area), aumentano la fiducia dei lanceri nei propri confonti, che prendono in mano le redini del gioco impedendo ai nostri di giocare, grazie anche ad una ferrea marcatura su Diego che blocca la nostra sorgente di gioco.

Cartellino giallo per Felipe Melo che non ha ancora capito cosa vuol dire giocare con intelligenza piuttosto che da troglodita, mentre Camoranesi rileva Diego per gli ultimi venti minuti che permettono al brasiliano di rifiatare e all’oriundo di mettere nelle gambe un minutaggio sempre più crescente; centrocampo a quattro con licenza di suggerire per il nostro esterno destro. La Juve guadagna in possesso palla e l’Ajax molla a poco a poco la presa, perdendo la verve dei primi minuti del secondo tempo e agevolando i bianconeri nel disimpegno.

Anzi, dopo l’uscita di Del Piero (che lascia il posto a Candreva), è addirittura Trezeguet ad avere sulla testa l’occasione più ghiotta (per la Juve) della seconda frazione, ma la posizione defilata non permette al francese di mettere la firma in questa gara. Ultimo brivido al 91′ quando Emanuelson sfiora il palo con una gran conclusione, ma non c’è davvero più tempo per i lanceri: bianconeri qualificati!

E ora avanti col Fulham, ma non sarà come l’Ajax.