Il commento alla 23a giornata di Campionato.

Feb82010

Genoa, Sampdoria e Palermo. Tanto per non cominciare sempre con la marcia trionfale dell’Inter, parliamo di queste tre squadre, ma solo come pretesto per sottolineare quali formazioni abbiano agganciato o superato la Juventus in questo ennesimo, tragico fine settimana. Il fatto di non aver perso a Livorno non significa nulla, per chi ha visto la partita. Solita squadra vuota, solita assenza di idee, pessima prestazione del collettivo. Talvolta la voglia di alzarsi dalla poltrona (di casa o dello stadio) e andarsene, è trattenuta a stento. Ma i tifosi della Juve hanno una gran voglia di capire che cosa stia succedendo a questa squadra e ognuno ha la sua tesi, come è giusto che sia (la nostra la diremo in settimana). Certo è che quello che può fare Zaccheroni non lo si può vedere in due incontri. Difficile centrare la Champions quest’anno, la realtà è questa. Anche se si dovesse tornare a vincere, dovremmo sempre avere la continuità di risultati per poter allungare e distanziare le concorrenti. Se mai Zac dovesse farcela, tanto di cappello. La dirigenza aspetterà di vedere i suoi risultati o nel frattempo cercherà di trovare un sostituto che magari può fare peggio di lui? Secondo me ci si deve interrogare su questo, perchè vincere o perdere in questo momento ha poca importanza se anche l’anno prossimo ci troveremo a fare i conti con l’ennesima annata fallimentare per colpa del tecnico sbagliato o della campagna acquisti ridicola.

Un discorso simile può essere esteso al Milan, anche se con toni molto meno tragici. I rossoneri sono passati da un possibile aggancio all’Inter, ad uno svantaggio di dieci punti! La cosa però che deve far riflettere, è che tutte queste brutte prestazioni sono maturate con squadre assolutamente inferiori alle qualità rossonere. Pareggiare a Bologna e in casa con Livorno, e perdere con l’Udinese in Coppa Italia, sono un crollo verticale che può innescare una crisi profonda di lunga durata. Milan sfortunato a Bologna, che colpisce due traverse con Ronaldinho e Ambrosini, ma che dal punto di vista del gioco non è più la squadra che aveva fatto esaltare Leonardo in tutti i salotti televisivi.

Ormai nelle cosiddette tribune sportive non ci si chiede più chi sia l’antagonista dell’Inter, perchè dopo aver eletto la Juve e il Milan, si correrebbe il rischio di rendersi ridicoli aggrappandosi alla Roma, che riesce sì a sorprendere domenica dopo domenica, ma che comunque non ha lo strapotere interista. Fatica contro la Juve, fatica contro il Siena, rischia di prendere una valanga di gol a Firenze, ma alla fine vince sempre! Ci vorrebbe per noi un allenatore così pratico…………….

Penso di aver detto tutto, anche se qualcuno mi vorrà far notare che non ho parlato dell’Inter. Ma c’è qualcosa di cui discutere? Ogni tanto penso che gli screzi tra Balotelli e Mourinho siano solo delle trovate per riuscire a parlar male dei nerazzurri almeno fuori dall’ambito calcistico; perchè se stiamo a ciò che si vede in campo…. 

Le pagelle di Livorno - Juventus.

Feb72010

Buffon 7: strepitoso in un paio di occasioni, salva il risultato e permette alla squadra bianconera di evitare un’altra sconfitta. Per sua fortuna gli attaccanti amaranto non hanno la mira molto precisa, perciò riescono a trafiggerlo solo una volta.
Chiellini 5: forse un po’ a disagio per la posizione defilata sulla sinistra, non riesce a incidere molto e a far valere le sue doti fisiche contro gli attaccanti avversari, lasciandoli spesso liberi di colpire. Forse sente un po’ l’emozione del fatto di giocare nella sua regione.
Legrottaglie 6,5: se la cava bene al centro della difesa a tre e si rende pericoloso in attacco, segnando un gol molto importante che permette alla squadra di Zaccheroni di conquistare almeno un punto.
Cannavaro 5: anche lui in affanno nel ruolo di terzino, lascia troppo spesso liberi gli attaccanti del Livorno. Vive una serata decisamente difficile contro il coetaneo Filippini ed è costretto ad abbandonare il match anzitempo per problemi fisici. Forse è stato meglio così.
Zebina n.g.: entrato a partita in corso, non si fa notare. 
Caceres 6: è da premiare la sua volontà e la sua duttilità tattica, che lo porta a spingere costantemente sulla fascia e a provare a creare qualche difficoltà agli avversari, anche se non riesce a rendersi realmente pericoloso e a mettere i compagni in condizione di fare male.
Grosso 5: non riesce ancora a convincere col suo gioco lento e compassato, che non permette alla squadra di creare alcuna occasione degna di nota, proveniente dalla sua fascia.
De Ceglie n.g.: inserito nell’ultima parte del match non si fa notare.
Candreva 6: gioca una partita diligente contro la sua ex squadra, compiendo una buona azione di filtro e cercando di impostare, anche se non è decisamente il suo forte. La sua voglia di far bene lo porta ad effettuare una conclusione pericolosa che però viene parata dall’estremo difensore del Livorno. Sta crescendo e si sta adattando ai meccanismi di gioco della Juventus, perciò potrà essere una pedina importante per il proseguo della stagione.
Felipe Melo 5: continua la rottura prolungata del brasiliano, che svolge i suoi compiti senza eccellere, ma non dà mai l’idea di essere irresistibile e poter cambiare volto al match o marcia alla squadra. Colleziona un’altra espulsione che fa scendere il voto ampiamente sotto la sufficienza.
Diego 5: nuovo mister, vecchio Diego. Il brasiliano sembra ancora una volta perso in mezzo al campo e non riesce a creare occasioni pericolose per i compagni. Non ci sono più molte parole da spendere sul suo modo di giocare, che appare sempre più prevedibile, privo di spunti importanti o di conclusioni davvero all’altezza della sua fama. 
Del Piero 5: non festeggia nel migliore dei modi la sua quattrocentoquattresima presenza in bianconero, tirando solo una punizione pericolosa e poco altro. Sembra sempre più spaesato nell’organico della squadra e non riesce più ad essere trascinatore. Anche la condizione atletica non lo assiste.
Giandonato n.g.: solo qualche minuto per la giovane promessa della primavera.
Amauri 5: è sempre più perso e non riesce a reggere l’attacco della Juventus, infatti si impegna moltissimo, ma non gli arrivano palloni giocabili. È un lontano ricordo il giocatore devastante dell’inizio della scorsa stagione, ma senza i gol del suo bomber, la squadra può fare ben poco.

Livorno - Juventus 1-1. Dio solo lo sa….

Feb72010

Zaccheroni aveva detto in settimana che giocare con la difesa a tre non era assolutamente una sua fissazione o una sua fede cieca in questo modulo di gioco. Detto, fatto: difesa a tre già alla seconda partita (solamente perchè nella gara iniziale non c’era stato materialmente il tempo neanche per presentarsi). Sia ben chiaro, per noi il 3-4-3 o il 3-4-1-2 sono le soluzioni tattiche migliori, e lo diciamo proprio stasera che il risultato sul campo non è di certo dei più confortanti! Zaccheroni ha profondamente ragione nel voler sfruttare questo metodo, perchè ci sono valide argomentazioni e motivazioni tattiche di cui bisogna tener conto. Innanzi tutto i centrali sono il “punto forte della difesa”, in quanto sono tutti molto abili di testa, hanno ottima esperienza internazionale e il loro rendimento risulta sempre buono (confronto ad altri difensori quali Grosso, Grygera, l’ex Molinaro, Zebina, De Ceglie, ecc…); in secondo luogo perchè la difesa a tre è in sostanza un modulo d’attacco, contrariamente a quanto la maggior parte dei tifosi possa pensare. Difendere a tre vuol dire “liberare” di fatto un uomo in più a favore del centrocampo, ma all’occorrenza poter difendere a cinque in caso di necessità. A metà campo infatti si preferisce sempre far giocare due terzini sugli esterni, che ovviamente hanno il compito di “fluidificare” sulle fasce, svolgendo più il ruolo di ala che di difensore (e Grosso e Caceres svolgono le mansioni di spinta meglio di quanto possano fare in copertura), col vantaggio poi di avere nello stesso momento due difendenti di ruolo quando le circostanze dovessero imporre una condotta molto prudente.

Il filtro di centrocampo viene momentaneamente affidato all’inedita coppia Felipe Melo - Candreva (in attesa del ritorno di Sissoko), mentre in avanti Del Piero e Amauri agonizzano sotto gli occhi di Diego.

Inizia bene il Livorno, caparbio e determinato, con la Juve più intenta a ritrovarsi nei movimenti che a cercare di concretizzare subito qualcosa. Pulzetti e Filippini sono tra i più intraprendenti, mettendo i brividi a Buffon in almeno due occasioni. La Juve risponde solo con il piede a martello di Felipe Melo (che si becca il giallo dopo soli venti minuti di gioco), e con un colpo di testa di Legrottaglie che fa le prove generali per la sua marcatura successiva. Ma è Filippini che riesce a beffare la nostra retroguardia andando a segnare di testa il gol del vantaggio: uno a zero per i padroni di casa, con il giovane trentaseienne che riesce a saltare indisturbato in mezzo a tre difensori centrali! Che assurdità….

La squadra di Cosmi non si scoraggia per aver segnato un solo gol nei primi ventisei minuti, così ci riprova ancora con un tiro che dà l’illusione ottica del palo, ma in realtà è solo il sostegno esterno della rete a vibrare alle spalle di Buffon. Per fortuna che gli amaranto dimostrano anche per quale motivo hanno meno punti di questa Juventus, lasciando liberi in area Chiellini e Legrottaglie su punizione di Diego, che possono persino scegliere chi tra i due debba battere a rete: la spunta Legrottaglie che pareggia il conto dei gol. Uno pari! E il primo tempo è tutto qui.

Zac ripropone lo stesso undici della prima frazione, ma ben presto dovrà rivedere i suoi piani: Cannavaro viene ammonito, ma in conseguenza anche a problemi muscolari lascia il posto a Zebina. La partita è brutta come nel primo tempo, pochissime occasioni, scarsa velocità, molta imprecisione… tutti gli ingredienti di una partita soporifera. La gara infatti è animata più dalle sostituzioni che dai reali momenti di pathos. Un tiro di Candreva da fuori area ad inizio secondo tempo e un gol mangiato da Porticone (tiro alto) intorno al 26′, sono le uniche occasioni veramente pericolose per le due squadre.

De Ceglie sostituisce Grosso senza cambiare l’assetto tattico della squadra, ma a questo ci pensa Felipe Melo che si fa cacciare negli ultimi dieci minuti di gioco per un secondo stupido fallo, anche se troppo enfatizzato dall’avversario. Il mister toglie Del Piero inserendo Giandonato (esordiente) per non spaccare in due la squadra, e Alex capisce, uscendo senza polemizzare.

Negli ultimi due minuti solita occasione “beffa” per il Livorno, che obbliga Gigi Buffon ad un grande intervento su Marchini. Fischio finale per un pareggio che scontenta entrambe le squadre ed annoia mortalmente i tifosi juventini e livornesi.

Non si può giudicare un modulo di gioco in una sola partita, sopratutto quando l’avversario non è il Barcellona, e quando la squadra ha giocato fino a ieri con tutto un altro sistema, e così pure in tutta la sua storia, considerando anche di quanto tempo ha potuto usufruire Ferrara per sviluppare e plasmare la sua squadra. Sappiamo bene che non c’è tempo per sperimentare e per provare, ma sappiamo anche dove siamo andati a finire con il 4-4-2 e con il 4-3-1-2, che non hanno mai funzionato quest’anno. La fretta è indispensabile ma può essere anche un errore nello stesso tempo. Secondo noi Zaccheroni ha l’obbligo di provare ad inculcare il nuovo modulo per riuscire a trovare una identità tattica che può essere alla base di tutto.

Legrottaglie ha esposto stasera la scritta ”Gesù è la verità“; sarà stato un modo per dire che solo Lui sa se è giusto proseguire con questo modulo?

Le pagelle di Juventus - Lazio.

Feb12010

Manninger 6: non viene molto impegnato dagli attaccanti laziali, ma si fa trovare pronto quando viene chiamato in causa. Incolpevole sulla rete di Mauri.
Chiellini 6: vive una serata di tutto riposo, fermando le trame offensive avversarie con regolarità e puntualità. Non riesce a incidere in attacco.
Cannavaro 6: anche per lui una serata tranquilla, poiché il gol avversario è nato da una situazione piuttosto casuale, in cui la colpa è della difesa nella sua totalità e non del singolo giocatore. Sufficienza mertitata.
Grygera 5,5: sfrutta poco la libertà di spingersi in avanti, concessagli dagli avversari, perciò priva la manovra bianconera di buoni sbocchi sulla destra.
De Ceglie 6,5: al contrario del collega impiegato sull’altra fascia, riesce a spingersi in avanti con regolarità e a proporre cross molto interessanti che mettono in apprensione la difesa laziale. Dialoga bene con i compagni, facendo partire dalla sua fascia di competenza le occasioni più pericolose della squadra di Zaccheroni.
Felipe Melo 5: appare ancora molle e svogliato, nonostante la squadra sia grintosa e determinata. Per questo motivo risulta inconcludente e alquanto superfluo per la manovra bianconera che non può usufruire del suo apporto.
Caceres n.g.: entra nel finale, senza rendersi protagonista.
Sissoko 6,5: è uno dei più attivi della squadra, in quanto va a recuperarsi moltissimi palloni e li gioca in attacco con precisione e puntualità. È lui il motore della squadra, infatti oltre a tamponare si spinge regolarmente in avanti, per sfruttare anche tutti i suoi centimetri.
Candreva 6,5: conferma la discreta prestazione di San Siro, dimostrando di poter pungere e far male con le sue accelerazioni sulla fascia sinistra. Fornisce molti palloni agli attaccanti e si rende protagonista anche di qualche pericolosa conclusione che però non centra lo specchio della porta.
Diego 7: è il migliore tra i bianconeri, infatti si rende sempre pericoloso, dialogando bene con Del Piero e Amauri, arrivando spesso al tiro dalla distanza. Crea delle ottime occasioni sia per sé, che per gli altri. La fortuna non lo assiste, poiché il palo gli nega la gioia della marcatura, ma il brasiliano è apparso decisamente in crescita e con una ritrovata verve di dialogo con i compagni. Nelle ultime due uscite è stato positivo e continuo, perciò tutti gli juventini si augurano che prosegua su questa strada e possa diventare finalmente decisivo e trascinatore.
Del Piero 6,5: gioca una buona partita; l’intesa con Diego è in netta crescita e i due mettono in difficoltà i difensori della Lazio con le loro giocate di classe e precisione. È assoluto protagonista del vantaggio, infatti si procura e trasforma il rigore, che dà l’illusione ai bianconeri di poter arrivare a un successo che, in campionato, manca dal 6 gennaio. La crescita del capitano può far ben sperare per il futuro.
Paolucci n.g.: entra solo per pochi minuti.
Amauri 6: decisamente più vitale e attivo rispetto alle ultime prestazioni, non viene isolato dalla squadra e compie ottime sponde per gli inserimenti di Diego e Del Piero. Purtroppo manca ancora la rete, ma come molti suoi compagni, ha dato segnali di ripresa.

Juventus - Lazio 1-1. Un punto… di partenza.

Gen312010

 

 

 

 

 

 

 

Non poteva esserci curiosità per la prima formazioni stilata da Alberto Zaccheroni, neo allenatore juventino al suo esordio al Comunale di Torino. Le scelte che erano imposte a Ferrara dalle situazioni contingenti, sono le stesse che costringono Zaccheroni a schierare il 4-3-1-2, dove Candreva ricopre il ruolo di centro sinistra così come nella partita infrasettimanale con l’Inter. Unica “novità”, se vogliamo, la fiducia immediata a Del Piero, schierato dal primo minuto come seconda punta, a dialogare con Diego ed Amauri per maggiori soluzioni offensive; si può dire che l’idea ha funzionato, considerato le tante occasioni da gol e la mobilità in attacco che era uno dei più giganteschi nei della gestione Ferrara.

La coppia Del Piero - Diego confeziona la prima grande palla gol già al 4′ minuto, quando il capitano libera al tiro il brasiliano dal limite dell’area, che incredibilmente appoggia al portiere con una scialba conclusione centrale. La manovra bianconera dei minuti iniziali è macchinosa, ma la costante pressione dei bianconeri permette di creare comunque problemi alla Lazio, che fatica a ripartire perchè la squadra si tiene prudentemente in copertura, non accompagnando il contropiede.

La Juve invece incontra difficoltà perchè contro le squadre che si difendono occorre avere la capacità di saltare l’uomo (che noi non abbiamo), oppure saper giocare la palla in velocità, di prima intenzione; i bianconeri riescono a farlo raramente), se non per iniziative singole come quelle che portano Del Piero a sfiorare l’incrocio da posizione molto angolata, e a Diego di tirare stavolta in modo decisamente più pericoloso di prima (tiro comunque parato dal portiere.

La prima azione corale pericolosa viene innescata intorno alla mezzora da un colpo di tacco di Sissoko che serve la palla a Del Piero in area, che pur scivolando riesce a passare il pallone con un altro colpo di tacco verso Diego, anticipato con un intervento al limite della regolarità. La supremazia territoriale della squadra di Zac è netta, ma la Lazio cerca di beffare i padroni di casa con un tiro lento ma angolatissimo che costringe Manninger a distendersi in tutta la sua lunghezza.

Ultima occasione del primo tempo per Candreva, che spara alto dal limite dell’area, nonostante avesse tutto il tempo di prendere la mira per calciare in porta. Quarantacinque minuti di buona Juve nella prima frazione, anche se la Lazio non ha osato impensierire la nostra retroguardia come le sarebbe convenuto, visto il periodo. L’avvio di ripresa, vede un Diego particolarmente ispirato, che prima coglie il palo esterno dopo un dribbling al limite dell’area, poi guadagna un’ottima punizione dal limite dopo essere stato steso in un veloce gioco di gambe che lo avrebbe liberato nuovamente al tiro. Alex però non è ancora in condizioni ottimali e non riesce a monetizzare l’occasione, sciupando anche il tiro seguente dal vertice dell’area di rigore.

Una Juve che non gioca un calcio spumeggiante, ma che attacca tantissimo sfruttando diverse soluzioni, dalla spinta di De Ceglie alla vivacità di Diego, dalle conclusioni di Candreva alle preziose sponde di Amauri, che sembra rigenerato nel giro di tre giorni. Il “premio” per il tanto lavoro svolto, arriva intorno al 70′, quando l’arbitro fischia un rigore inesistente su Del Piero, che batte in modo impeccabile e porta in vantaggio la Juventus: uno a zero per noi.

Le squadre si riorganizzano, ma mentre la Lazio inserisce Rocchi per esigenze tattiche, Zaccheroni deve mettere Caceres al posto di Felipe Melo infortunato. Il modulo a tre punti premia il coraggio di Ballardini, perchè i suoi uomini riescono subito a riequilibrare la partita con il tiro di Mauri pescato benissimo in area da Zarate. Pareggio biancoazzuro.

La Juve smarrisce la sua verve, pur non rinunciando a spingere in avanti, chiaro sintomo che la mentalità pare effettivamente aver ricevuto una spinta nella giusta direzione. Zaccheroni inserisce Paolucci al posto di Del Piero ma il risultato non cambia. L’esordio di Zac è vincente solo ai punti, anche se va considerato che la Juve avrebbe meritato di più, pur avendo usufruito di un rigore praticamente regalato. Questo risultato infatti non giova alla classifica, ma è un punto di partenza su cui costruire una squadra “normale”.

In definitiva, fischi finale arrivavano a Ciro, fischi finali sono arrivati per Alberto.

Il commento alla ventiduesima giornata di campionato.

Gen312010

C’è voluta la neve per riuscire a fermare l’Inter, sempre più lanciata verso lo scudetto. Al Tardini infatti, partita rinviata a causa neve, ma non per impraticabilità di campo, bensì delle tribune. Come in questi casi, la polemica si apre obbligatoriamente. Possibile rinviare questi incontri per una disorganizzazione che non è assolutamente degna di una competizione tra le più importanti al mondo? Dicono che a seguito di un sopralluogo il Prefetto abbia deciso che l’inagibilità delle vie di fuga rendesse impossibile la manifestazione. Posto che a Parma non ci risulti essere caduto un metro di neve, l’incontro avrebbe solamente potuto essere posticipato di qualche ora, giusto il tempo di permettere agli addetti di sgomberare la valanga giunta al Tardini. Questa è l’Italia.

Se fino ad oggi i nerazzurri aveva trovato nel Milan l’unica rivale che riuscisse a rallentare la sua corsa inarrestabile, ecco che clamorosamente i rossoneri si giocano le loro chances di vittoria nel giro di una settimana. Prima la sconfitta nel derby, poi il pareggio casalingo con il Livorno, e in mezzo anche la brutta eliminazione dalla Tim Cup ad opera dell’Udinese. Ovviamente l’Inter dovrebbe vincere a Parma per chiudere il discorso scudetto, ma i rossoneri hanno buttato alle ortiche tutto quanto fatto di buono negli ultimi mesi. Un “tracollo” inspiegabile quello della squadra di Leonardo, che non ha alibi non riconducibili alle proprie responsabilità, come per esempio infortuni gravi o decisioni arbitrali clamorose. Vedremo se questa mini crisi continuerà, oppure se è stata solamente una settimana di pura follia.

Intanto, in punta di piedi è arrivata la Roma di Claudio Ranieri ad affiancare in classifica il Milan. Sarebbe più giusto dire “in punta di tacco“, visto che il gol segnato dal partente Okaka (destinazione Fulham), è arrivato proprio come il cacio sui maccheroni, a sbloccare, di tacco, una situazione che sembrava inchiodata in parità per merito del portiere senese Curci. Due squadra quindi a pari merito alle spalle dell’Inter, ma certamente con due stati d’animo diversi. I giallorossi sono al settimo cielo e vivono un momento decisamente magico. I rossoneri invece devono cercare di ritrovarsi quanto prima per non essere raggiunta anche dal Napoli, a soli tre punti di distanza.

Aspetto mentale importantissimo quindi, su cui verte anche il teorema Zaccheroni per la rinascita di questa Juventus. “Le potenzialità ci sono, è solamente questione della tenuta mentale”, questo in sintesi la sua analisi alla prima conferenza stampa bianconera. Sarà principalmente qui che dovremmo vedere il lavoro di Zac, per cui mi aspetto una Juve grintosa, per niente rinunciataria, e che non molla fino alla fine. Insomma, quello che aveva sempre dichiarato e voluto Ferrara dai giocatori juventini. Mai i tifosi come reagiranno in caso di ennesimo fallimento? Penso che allora pure Blanc potrebbe saltare. 

Ufficiale: Zaccheroni alla Juventus al posto di Ferrara.

Gen292010

Zaccheroni batte Gentile uno a zero. Ma quell’unico punto permette al tecnico romagnolo di poter guidare la Juventus da oggi fino al termine della stagione, quando (si spera) dovrebbe arrivare un tecnico di spessore. Basta esordienti, basta scommesse, basta allenatori in disgrazia che cercano di rimettersi in mostra sulle spalle della Vecchia (e già decrepita) Signora.

La scelta caduta sul tecnico di Meldola, si può motivare da una maggior esperienza nelle squadre di club rispetto a quella di Claudio Gentile, maturata solamente in ambiente azzurro. Inoltre, cosa non da poco, il neo bianconero ha “nelle corde” la padronanza del 3-4-3, un modulo che ha fatto la fortuna di Zac già all’epoca udinese, e che potrebbe risultare utile con l’organico al completo. Questo sistema di gioco, tuttaltro che spregiudicato come lo si vuol dipingere, sarebbe uno dei pochissimi mai tentati da Ferrara. Faremo una disamina i questo metodo in commento a parte, anche se non è poi detto che sia questa l’idea del nuovo mister.

In bocca al lupo…. Alberto! Scusate il gioco di parole. 

Le pagelle di Inter - Juventus.

Gen292010

Buffon 6,5: non bastano le sue parate e i suoi guizzi tra i pali per evitare un’altra sconfitta senza appello. Il nostro portierone non festeggia nel migliore dei modi il suo trentaduesimo compleanno, ma anche dalle sue parate deve partire la risalita.
Grygera 5: come al solito non sembra inserirsi nel match, infatti non si sovrappone mai sulla fascia destra e spesso si fa saltare o trovare impreparato in difesa consentendo facili azioni agli attaccanti nerazzurri, che alla fine riescono a sfondare.
Chiellini 7: regge praticamente da solo il reparto difensivo, mostrandosi sempre puntuale e preciso su Balotelli, tuttavia non viene aiutato dai compagni e non riesce a infondere loro la sua fiducia e la sua calma, così deve infine arrendersi. Punge anche in zona offensiva, colpendo un palo che avrebbe potuto concludere anzitempo la contesa.
Cannavaro 5: non si fa notare molto per i suoi interventi difensivi, infatti è spesso in affanno contro gli attaccanti dell’Inter e lascia pericolosi spazi in centro alla difesa, che vengono ampiamente sfruttati da Balotelli e Pandev.
Grosso 5: arriva una volta sul fondo a crossare e puntualmente scaturisce qualcosa di positivo, anche se pare inspiegabile il motivo per cui il gioco della squadra si sviluppi così poco sulle fasce e crei così poche occasioni pericolose. La colpa non è da attribuire solamente ai terzini, tuttavia Grosso ci mette ampiamente del suo, in quanto si sovrappone pochissimo e fatica a saltare il diretto avversario. Al contrario nella metà campo avversaria si fa spesso saltare e mette in grossa difficoltà tutti i suoi compagni di reparto.
Sissoko 6: la partita del maliano parte subito male, con un infortunio alla spalla che lo condiziona per il resto dell’incontro, Momo però è di ferro e riesce a reggere sulle sue spalle tutto il reparto mediano, recuperando tantissimi palloni e facendo ripartire l’azione. Gli interisti fanno girare bene palla e lui ne soffre, infatti spesso insegue la sfera senza riuscire a conquistarla. Come purtroppo accade spesso ultimamente col suo calo fisico naturale, cala anche il rendimento di tutta la squadra e la diga difensiva cade.
Felipe Melo 5: vicino a Sissoko, riesce a esprimersi su buoni livelli, ma non riesce a incidere e sembra un oggetto vagante all’interno del terreno di gioco, se non fosse per un netto intervento di mano in area degno di un campione di pallavolo che per fortuna l’arbitro non vede e che permette ai bianconeri di chiudere il primo tempo in vantaggio. Nel secondo tempo sparisce definitivamente di scena, riapparendo solo per compiere un fallo al limite dell’area, da cui nasce il pareggio interista. Il brasiliano è anche sfortunato, ma appare sempre meno concentrato e sempre più propenso ad errori grossolani, che possono costare molto alla squadra.
Candreva 6: gioca quasi una buona partita, mettendo grinta e impegno al servizio della squadra con le sue giocate sulla fascia destra, sia in fase di ripiegamento che in fase di proposizione. Essendo arrivato alla Juventus da poco tempo, non riesce ancora ad essere decisivo e ha bisogno di ambientarsi, ma può costituire una buona alternativa per il futuro.
De Ceglie 5: cerca di proporsi sulla fascia sinistra, ma viene poco servito e si produce solo in qualche cross, che Amauri potrebbe sfruttare meglio. Non fa molto per mettersi in mostra e si spegne nel corso del match, fallendo la tecnica del fuorigioco che permette a Balotelli di siglare il gol partita, che elimina i bianconeri.
Paolucci n.g.: entra solo per pochi minuti.
Diego 6: prestazione nel complesso positiva, in quanto il brasiliano va dai compagni a prendersi la palla e imposta le azioni bianconere che se pericolose, portano la sua firma. Riesce anche a togliersi la soddisfazione personale del gol del vantaggio, che purtroppo non basta. Purtroppo non riesce ancora ad essere decisivo, ma se trovasse continuità potrebbe essere la vera chiave di volta della squadra.
Amauri 5: altra partita impalpabile per lui, che si ritrova solo e abbandonato in attacco, perciò non riesce mai a ricevere un pallone giocabile. Il momento del centravanti rispecchia quello della squadra e ormai ci sono poche parole da spendere o ragioni da trovare per spiegare questa situazione critica.

Inter - Juventus 2-1. Qualcuno getti la spugna.

Gen292010

Ultima partita di Ferrara? Ormai il destino di Ciro era ed è segnato, indipendentemente dal risultato di questa gara. Ma Inter - Juve è sempre stata più di una curiosità legata a questo o a quell’allenatore. Per la Juventus di quest’anno poi, vincere questa partita rappresenta la possibilità di trovare un percorso piuttosto favorevole per arrivare in finale di Coppa Italia (o Tim Cup), e poter in qualche modo “salvare la stagione“. Solo che Inter - Juve di oggi è come vedere Davide contro Golia, senza che Davide però abbia almeno la fionda per scagliare un sasso contro il gigante nemico. Insomma, un massacro.

Come al solito non si può cominciare il commento alla gara dalla disamina della formazione messa in campo da Ferrara. Le scelte dell’allenatore sono ormai obbligate da tempo, con la sola variante del modulo dove il nostro mister è sempre stato maestro di alternanza. L’idea iniziale di Ferrara non è male, considerato il momento: 4-4-2 a maggior solidità della squadra, con De Ceglie e Candreva sugli esterni ed i due corazzieri Felipe Melo - Sissoko in mezzo. Ovviamente il modulo prevede il sacrificio di Diego che deve fungere da seconda punta di fianco ad Amauri, in un ruolo che chiaramente non può essere suo e che lo porta di fatto a non aiutare il centravanti in nulla. Infatti i suoi movimenti in avanti non sono mai di profondità ma di manovra, come quello che al 10′ minuto porta in vantaggio in modo completamente occasionale la Juve: Diego si libera bene al limite dell’area e tira debolmente verso le gambe di Toldo, che colpevolmente lascia passare il tiro sotto lo stupore dei tifosi interisti e anche juventini: uno a zero Juve!

La partita si mette quindi sul binario del treno-Inter che inizia la sua corsa verso la rimonta, e la Juve a difendere il difendibile, alla bell e meglio, con affanno e con l’acqua alla gola come se fossero già nei minuti finali. Balotelli già dopo venti minuti prendi i fischi di tutti, dagli juventini che lo accusano (giustamente) di simulare colpi mortali ad ogni minimo contatto con l’avversario, e dai tifosi nerazzurri che lo punzecchiano per le sue giocate troppo precipitose e talvolta troppo superficiali.

Partita tecnicamente non bella in questa prima parte, che vive delle iniziative dei singoli più che su organizzazione di gioco che porta a delle azioni corali. Maicon è uno di quelli che accendono la gara quando accelera, e solo il suo egoismo permette alla Juve di non subire il pareggio, arrivando quasi sulla linea dell’out e sparando alto verso Buffon. Ma l’undici di Ferrara fa di tutto per complicarsi la vita nella difficoltà, regalando palloni con tutti gli uomini, anche con quelli solitamente più affidabili nel giocare la palla (Sissoko, Cannavaro, Chiellini, Buffon), e oltretutto le poche opportunità di contropiede non vengono sfruttate dai nostri, troppo impegnati a rallentare il ritmo di gioco più che a proporsi in azioni che possano portare al raddoppio. Curioso infatti il ritmo gara dei bianconeri, che trotterellano per il campo senza mai sapere cosa fare esattamente.

L’unica possibilità di pungere arriva da una ghiotta punizione al limite dell’area, letteralmente telefonata da Diego, con il tiro più facile e lento del mondo, che anche il Toldo di questa sera può facilmente parare. I nerazzurri invece spingono molto sopratutto nel finale, quando Felipe Melo intercetta con la mano in area di rigore un cross di Maicon, che avrebbe meritato il penalty da qui all’eternità. Grandi polemiche di tutto lo staff interista, che aspetta letteralemente la terna arbitrale alla fine del primo tempo per chiedere spiegazioni “inspiegabili”.

Secondo tempo con l’Inter che si butta a testa bassa nella partita, iniziando a macinare gioco, occasioni e conclusioni. Pandev e Sneijder fanno il tiro al bersaglio verso la porta difesa da Buffon e i bianconeri sono sempre sul punto di capitolare. Sembra incredibile come il momento del pareggio venga sempre rimandato per un niente, così come sembra quasi incredibile il palo colpito da Chiellini in anticipo su Lucio colpendo di testa su calcio d’angolo.

Mourinho toglie un po’ a sorpresa Cambiasso per Milito; il cambio sembra strano perchè il tecnico portoghese preferisce tenere in campo quattro difensori contro Amauri, e togliere un centrocampista poliedrico come l’argentino.

Buffon salva la rete su un forte tiro di Balotelli, mentre Felipe Melo si guadagna il giallo quotidiano che genera una pericolosa punizione dal limite dell’area. La barriera è folta, e il tiro di Sneijder si infrange su di essa, spiazzando Buffon e mettendo in condizioni Lucio di anticipare Chiellini e spingere il pallone in gol. Pareggio interista.

Anche Cannavaro viene ammonito per aver allontanato il pallone (uno di quelle ammonizioni a cui io riserverei una multa esorbitante al giocatore, se fossi un dirigente juventino), mentre Candreva fa un buon tiro dalla distanza che conclude di fatto la gara della Juve in avantiL’Inter invece sembra aver appena cominciato, come un diesel che si scalda lentamente e che poi prende a viaggiare a pieno regime. Milito para su Buffon, mentre Chiellini rischia più volte il secondo giallo. Gigi chiude ancora la saracinesca sulla seconda punizione deviata, ma non può nulla in occasione del tiro di Thiago Motta che riesce a respingere ma non a contenere, tanto che irrompe il liberissimo Balotelli a ribadire in rete al 44′ minuto del secondo tempo. Come contro la Roma.

Disperato cambio di Ferrara che mette Paolucci per De Ceglie, ma questo ovviamente è solo per la cronaca. La Juve è stata la solita squadra, che perde anche in modo sfortunato dopo che per tutta la partita non ha fatto quasi nulla per vincere. Persino Mourinho a fine gara si risparmia qualsiasi frecciata contro i “nemici” (pur avendo argomenti di discussione stasera), difendendo a spada tratta Ferrara e dicendo che la Juve ha giocato in modo ben organizzato.

Con Moggi eravamo diventati antipatici e odiati, con Blanc stiamo simpatici pure a Mourinho. E questa la dice lunga.

Il commento alla ventunesima giornata di Campionato.

Gen252010

L’Inter dimostra tutta la sua forza, vincendo un derby strano, su un Milan che non ha demeritato in modo così netto da quanto possa far sembrare il risultato. Un derby bello, appassionante, teso al punto giusto, e con tanti episodi da moviola. L’espulsione di Sneijder sarà tra gli argomenti più discussi tra i salotti sportivi di questa sera. Anche il mani e l’espulsione di Chivu nel finale faranno gridare Oriali al complotto. Ma noi diciamo che se le regole esistono bisogna farle rispettare in modo più rigido e coerente possibile. Solo così si eviteranno interpretazioni e difformità decisionale tra arbitri. L’Inter ha segnato con i suoi due bravissimi attaccanti, che oltre al gol hanno fatto un grande lavoro in avanti. E pensare che manca il più forte! Milito ha sfruttato il primo errore di Abate, mentre Pandev ha colto di sorpresa Dida che stava dormendo mentre l’ex laziale calciava.

Forte e solida nonostante l’espulsione, la squadra di Mourinho si è difesa in modo ordinato e ha contrattaccato sempre, cogliendo anche un palo e mancando un’enorme occasione con Maicon nel finale, che avrebbe potuto rendere il risultato ancora più rotondo. Il Milan ha giocato bene nel primo tempo, perdendosi col passare dei minuti e buttando al vento l’occasione che avrebbe potuto far sperare i tifosi rossoneri nel finale (rigore sbagliato da Ronaldinho). Paradossalmente l’uomo in meno ha giovato all’Inter, che si è chiusa maggiormente togliendo ogni varco agli uomini di Leonardo.

Vedendo le due milanesi, vien solo da piangere pensando alla Juve. Nessuno dei nostri ha i piedi vellutati di Ronaldinho, la spinta di Maicon, la velocità d’esecuzione di Milito, i cross di Beckam…. nella nostra squadra non c’è un giocatore che possa eccellere in qualcosa, se togliamo Buffon e Chiellini che non possono certo andare a segnare. In giornata si era sparsa la voce sul possibile esonero di Ferrara, ma è ancora troppo presto. Penso che per arrivare all’allontanamento di Ciro, i bianconeri dovrebbero perdere martedì in Coppa Italia con l’Inter e domenica prossima nel posticipo con la Lazio. Arrivati a nove sconfitte consecutive pensiamo che la società potrebbe prendere finalmente la decisione. Persino Ciro, che fino a poche domeniche fa ribadiva il suo no assoluto alle dimissioni, è sembrato ora più possibilista, schiacciato decisamente dai risultati, dalla sfiducia di tutti i tifosi juventini, e forse anche di tutti i giocatori. Non si spiegherebbe infatti come si possano ottenere risultati così catastrofici consecutivamente. E’ forse questa presa di coscienza (la terra bruciata in ogni direzione) che potrebbe indurre il tecnico a rinunciare al suo incarico. Non avrebbe più senso guidare una squadra di ammutinati, se non per attirarsi ancor di più l’ira dei tifosi, che da eroe juventino lo sta già facendo passare per sciagura. Spiace molto vedere il crollo di una bandiera bianconera, ma se dobbiamo guardare al bene della Juve non vedo come si potrebbe decidere di tenere questo allenatore.

Intanto, dopo aver gentilmente ceduto la terza piazza alla Roma, e la quarta al Napoli, oggi è stato il turno del Palermo, che ci ha scavalcato vincendo sulla Fiorentina con un sonoro 3 a 0. I viola sono a pochi punti da noi, non attraversano un buon momento, ma entro un paio di giornate si può prevedere l’aggancio sui bianconeri (sempre che non arrivino prima Genoa e Cagliari). Chi ha due soldi per le scommesse può andare a colpo sicuro.