Categoria: Violenza negli stadi

Quello che i giornali non dicono.

giu32010

Ancora una volta la Juve è stata vittima delle invenzioni dei media. Purtroppo, a causa della disinformazione provocata dai maggiori quotidiani sportivi, molti sono convinti che la manifestazione organizzata il 29 maggio dal popolo bianconero contro la società, coincida con la protesta non civile degli ultras davanti alla sede, sfociata nel lancio di fumogeni, nello scoppio di petardi e nello scandire di cori razzisti, proprio nel giorno del ricordo dell’Heysel. Non stiamo dicendo che ciò che è successo di negativo non corrisponda a verità, ma occorre sottolineare anche altri aspetti.

La manifestazione è durata ben otto ore, e solamente nell’ultima ora è accaduto ciò di cui parlano tutti i giornali. Ora, è chiaro che il comportamento degli ultras è fortemente condannabile, ma non si possono trascurare sette ore di corteo e protesta pacifica. E non c’è tuttavia nessun legame con l’Heysel. Il solito gruppo di ultras si è ribellato villanamente davanti alla sede, rovinando la cerimonia religiosa precedente, lanciando numerose bombe carta e attirando la digos, il tutto come conseguenza alla decisione della società di non accogliere la manifestazione. Il vero intento della manifestazione era far sentire la delusione dei tifosi, stanchi dell’incompetenza presenza della società, ma la solita costola estremista ha distrutto come sempre la voce seria ed educata di migliaia di supporter juventini.  La giornata, in realtà, si è sviluppata partendo dalla chiesa che già alle ore undici iniziava a radunare numerosi partecipanti, composti da giovani e anziani, famiglie e bambini. Dopo la celebrazione, i 39 ritocchi di campana che hanno ricordato i morti di quella strage, mentre la folla che stazionava nel piazzale antistante la chiesa cercava di prendere parte come poteva, visto che si contavano ben cinquemila persone! Una manifestazione che era riuscita anche a far riconciliare le due curve (da sempre lontane) dopo tanti anni. Ma questi ovviamente non sono argomenti altisonante per i giornali. Poi il via al corteo, durato due ore, e che ha colorato un’intera città di bianconero. Una coda di dieci minuti, alla faccia delle duemila persone! Sicuramente la conclusione negativa è stata “incoraggiata” anche dal comportamento della società, di totale chiusura verso i propri sostenitori. Sarebbe bastato un solo Gianluca Pessotto a parlare con i tifosi per rendere tutto più semplice.

Chi ha vissuto questa manifestazione può realmente essere orgoglioso di quanto organizzato. Purtroppo molti di quelli che non hanno potuto partecipare non lo saranno, per via di quell’informazione che in Italia comanda solo quando c’è da seminare zizzania e cacciare allenatori.

La battaglia di Juve – Parma.

mag112010

E’ vergognoso essere costretti ad associare ancora una volta il termine calcio al termine inciviltà. Ed è ancora più vergognoso doverlo fare quando di mezzo c’è la parola Juventus. Oltre che di inciviltà sarebbe più giusto parlare di cieca violenza per quanto avvenuto domenica a Torino. Inutile nascondersi dietro il buonismo che ormai non ha più effetto: ciò che accomuna i tifosi italiani di qualsiasi fede (soprattutto tra quelli che vanno allo stadio), è l’odio per i tifosi avversari. C’è chi lo fa per motivi politici, chi per motivi razzisti, chi per “semplice” odio sportivo… il risultato non cambia. Ieri durante il primo tempo di Juventus-Parma, non si è visto di certo il lato più affascinante e più bello del nostro calcio: tifosi bianconeri che lanciavano petardi verso il settore gialloblù, e viceversa; bombe carta che avrebbero potuto colpire chiunque; spettatori costretti a fuggire sotto il lancio di qualsiasi oggetto. Gesto davvero inaccettabili, se si pensa che esattamente due settimane fa, seppure in tono minore, era capitata esattamente la stessa cosa con i tifosi baresi.

Domenica la partita è stata sospesa per ben sei minuti, e c’è voluto (giusto per capire la gravità del fatto) addirittura l’intervento dei due capitani, Del Piero e Morrone, per placare gli animi. Chissà che cosa avranno detto ai loro tifosi? Questo perchè le forze di polizia (tra l’altro) erano praticemente assenti, e gli unici incaricati dell’ordine interno, nulla potevano fare con i loro caschi da impresari edili. Ma la cosa più incomprensibile sta nel motivo per cui si sia arrivati a tutto ciò. La partita infatti era una di quelle classiche di fine stagione, con le due squadre non avevano nessun obiettivo, e il clima in campo era di assoluta sportività. D’accordo che c’era il precedente di un morto investito dal pullman juventino che cercava di scampare alla solita aggressione all’autogrill, ma non si può prendere a pretesto un reale incidente per giustificare simili reazioni. E come pensare ad una forma di protesta dei tifosi bianconeri verso il rendimento dei proprio giocatori in campo, dato che il disappunto si è sempre sviluppato diversamente, con cori e striscioni più o meno civili. Ma che senso avrebbe gettare questi petardi in campo, sapendo che la partita può essere sospesa e che le sanzioni a carico della società non fanno altro che togliere soldi altrimenti destinati ad un rafforzamento della squadra?

Rafforzamento che passa anche attraverso gli introiti di spettatori e abbonati, che certamente a Torino non potranno usufruire di uno stadio “per famiglie”, in quanto con questo clima le famiglie non frequenteranno di certo la struttura sportiva. Ed è automatico andare con la mente alla Premier League, in Inghilterra, dove una volta c’erano gli Hooligans e dove domenica il Chelsea si giocava lo scudetto, su un campo privo di recinzioni e con i tifosi a ridosso dei giocatori in campo. Lì andare allo stadio è sinonimo di divertimento, svago, come per noi andare al parco o al cinema; ed è per questo che ci vanno tutti: famiglie, donne, bambini, giovani, adulti, anziani, e anche ultras. Ma petardi non scoppiano, di poliziotti non c’è bisogno, e situazioni come quelle che accadono qui in Italia non ce ne sono, perchè c’è un sistema che fa rispettare le regole e mette realmente in galera chi lo merita.

Tornerà mai ad essere lo sport più bello del mondo?

Juventus – Genoa 3-2. Rinasce la Juve, risorge Alex!

feb142010

 

 

 

 

 

 

 

 

All’andata aveva tenuto banco la discussione tra Ferrara e Gasperini sulla legittimità per Ciro di sedere sulla panchina della gloriosa Juventus senza aver fatto nessuna gavetta come allenatore. Quest’oggi gli interessi della sfida si sono fortunatamente spostati su qualcosa di più interessante, dato che di fatto si tratta di “spareggio Champions” che sa di ultima spiaggia, anche se la matematica ovviamente non condanna ancora nessuno. Zaccheroni sceglie di confermare (a ragione) la difesa a tre, con un’unica variante tattica, quella di Zebina nell’insolita posizione centrale al posto di Cannavaro. Davanti alla difesa nulla cambia, con Caceres, Sissoko e De Ceglie in mediana, con Diego, a supportare Amauri e Del Piero. Proprio Alex viene premiato da Bettega prima della partita, con targa commemorativa delle sue 445 partite in maglia bianconera, superando di fatto un mito bianconero come Giampiero Boniperti. Complimenti Alex!

Ma quella che era cominciata appunto come una festa per il capitano e per il popolo juventino, viene subito a scontrarsi con la dura realtà della crisi di gioco e di risultati che ci trascina verso il baratro. Il Genoa controlla la fase iniziale, facendo intravedere già al terzo minuto quanto possano far male certe incursioni fulminee, in questo caso Zebina si esalta nel recupero. In dieci minuti la squadra di Gasperini produce altre due azioni pericolose, colpendo pure il palo con Marco Rossi, a Buffon battuto. Ma il nostro Gigi non può nulla nemmeno in occasione dell’ennesima azione da manuale dei rossoblù che arrivano davanti alla porta facendo girare la palla di prima, come fanno le grandi squadre: Rossi spiazza Buffon portando in vantaggio gli ospiti.

La reazione dei bianconeri avviene solo sugli spalti, perchè in campo la Juve non produce nulla. Petardi, lancio di oggetti, fumogeni….. la reazione più sbagliata che un tifoso denna fare all’interno di uno stadio. Solo una punizione di Alex (debole e centrale) riesce a sbloccare dallo zero lo score dei tiri nello specchio della porta genoana, ma la squadra è inchiodata nel suo immobilismo di idee e di iniziativa. Ma verso la fine del primo tempo Caceres riesce a superare due uomini sulla fascia destra e a crossare in area, dove Amelia sbaglia il tempo dell’uscita e Amauri è libero di incornare a rete: uno pari! Bella esultanza di Zaccheroni che ha sempre puntato sulla necessità di maggior rifornimenti al brasiliano, e di Amari che espone una maglia con dedica sbiandita, evidentemente per averla indossata così tanto tempo senza poterla esporre….

Squadre negli spogliatoi dopo un primo tempo poco giocato da entrambe le parti. Nella ripresa i bianconeri partono più convinti, sfoderando già nei primi minuti una conclusione da fuori area di Caceres e una di Diego deviata in angolo. Zaccheroni impone una Juve d’attacco, spostando evidentemente il baricentro della suadra in avanti, pur senza effettuare nessuna sostituzione. Il coraggio è ripagato dalla caparbietà di Del Piero che conquista palla sulla trequarti offrendola a Diego al limite dell’area che la restituisce di tacco al capitano che batte Amelia cogliendolo in controtempo: grandissimo gol e grande combinazione tra i due fuoriclasse juventini. Due a uno per noi!

Ma non passa nemmeno un minuto che Buffon non riesce a trattenere un cross basso, su cui si avventa ancora Marco Rossi che insacca per il pareggio beffa. Due a due. Dal labiale di Buffon ci sarebbe una prova televisiva valida per una lunghissima squalifica in ambito della lotta alla blasfemia e alle bestemmie sui campi di gioco.

E’ il tempo di un centrocampo più tosto, e Zac decide di inserire Marchisio al posto di Candreva, partito benino nei primi minuto ma poi sparito col passare del tempo. Il gol di Alex ha sbloccato il nostro capitano che ora è la fiamma che anima la rincorsa verso la vittoria. Così, intorno alla mezzora il nostro Del Piero lanciato verso la porta sembra toccato da dietro da un difensore e cade all’interno dell’area: fallo poco chiaro e comunque avvenuto abbondantemente fuori area, ma l’arbitro concede il penalty che Del Piero stesso trasforma. Tre a due per noi!

Esce Diego per Salihamidzich, cambio facilmente intuibile per compattare il centrocampo senza rinunciare alle due punte. Bravo Zac! Brivido al 40′ per un cross che attraversa tutta l’area senza che nessuno intervenga, e Buffon ancora poco lucido su questo pallone che poteva essere suo (siamo in “zona Juve“).

Infortunio per Amauri a tempo scaduto (in dubbio per l’Europa League) che lascia il posto a Giovinco per gli ultimi brividi finali, che però non cambiano il risultato.

Grazie Alex, grazie Mazzoleni…..

Il giudice sportivo “chiude” la curva. E i tifosi juventini sbagliano i conti….

gen162010

 

 

 

 

 

 

 

Farsi chiudere la curva intitolata a Gaetano Scirea per motivi razzisti, è come pestare un nero in via Martin Luther King. Non v’è alcuna differenza se non quella che chi si macchia di un pestaggio può farlo indipendentemente dal luogo, senza una premeditazione precisa; invece, chi si reca allo stadio, e più precisamente nella curva sud dello stadio Olimpico di Torino, dedicata al grande Gaetano Scirea, non può in nessun modo pensare di non essere coerente con il posto in cui si trova, poichè ne conosce bene la storia e perchè sceglie di andare proprio lì per quel motivo. Ai tempi della costruzione del “Delle Alpi“, si era già pensato di chiamare quella struttura col nome del grande capitano juventino. Tutto naufragò perchè anche il Torino presentò le proprie candidature in proposito. Giusto. Ecco che allora si decise che almeno la parte che sarebbe stata sempre bianconera avrebbe potuto prendere il nome di Gaetano.

Ovviamente la nomination non fu casuale, ma avvenne proprio per l’esempio della correttezza, della lealtà e del rispetto degli avversari che aveva tenuto Scirea nella sua vita calcistica, e che avrebbe dovuto essere di esempio ai tifosi juventini. Ovviamente ciò non è successo, così come in altre occasioni precedenti (ma forse meno eclatanti), e la ”lunga mano” del giudice sportivo è arrivata, e ha colpito: chiusura della curva Sud nella partita Juventus – Roma di domenica 24 gennaio 2010.

 Si dice a Torino che i tifosi bianconeri abbiano volutamente continuare ad imperversare con petardi e cori razzisti durante la sfida di Coppa Italia con la Lazio, proprio perchè volevano in qualche modo “mettere in ginocchio la società” per punirla di una situazione calcisticamente disastrosa. Sicuramente i capi del tifo juventino non hanno fatto bene i conti: loro (e noi) staranno fuori dallo stadio, alla squadra mancherà il tifo in una partita molto importante, mentre la società non perderà nemmeno un euro visto che gli spettatori della curva sono tutti abbonati. Fate vobis…..

La Juve ritorna a porte chiuse.

mag152009

L’Alta corte di Giustizia del Coni, e cioè lo stesso organo che aveva sospeso la sentenza nei confronti della Juventus per il caso Balotelli, è tornata sui suoi passi confermando di fatto un turno a porte chiuse allo stadio Olimpico. Appoggiata quindi la decisione del Giudice Sportivo e respinto il ricorso che aveva generato la sospensione della sentenza, permettendo ai bianconeri di giocare la gara casalinga con il Lecce davanti al proprio pubblico (e si è visto con quale vantaggio…).

La Juventus ha preso atto della decisione dell’Alta Corte e continuerà a impegnarsi per diffondere i valori di tolleranza e rispetto che fanno parte della propria storia“, questa la nota ufficiale diramata dalla società a commento di quanto deciso dall’Alta Corte. Nessuna battaglia mediatica da parte dei nostri dirigenti, che in questo caso, saggiamente e signorilmente, non si spingono oltre, valutato anche che un turno a porte chiuse non è poi la fine del mondo e che una continua recriminazione potrebbe portare l’ “uomo della strada” a pensare che la Juve difenda i tifosi razzisti e incivili. Resta comunque l’amaro in bocca per questa sentenza, che vede un’altra volta la Giustizia Sportiva (sarà ancora il caso di scriverla in maiuscolo?) prendere di mira la nostra squadra applicando un diverso metro di valutazione rispetto ad altri casi analoghi.

Sicuramente questa sentenza è un caposaldo che sancisce uno spartiacque tra la tolleranza totale e la tolleranza zero. Con l’approvazione del nuovo codice di giustizia sportiva infatti, saranno sospese tutte le partite in cui si verificheranno cori, striscioni o manifestazioni razziste in genere. Sinceramente pensiamo che, vista la possibilità ormai di identificare i tifosi uno per uno, sarebbe più giusto e semplice colpire direttamente i responsabili, sicuramente con il provvedimento DASPO, e poi passando la pratica alla giustizia ordinaria per quanto di competenza.

Vedremo se il calcio si fermerà davanti al razzismo o se continuerà coprendo di banconote gli striscioni incivili.

Il caso Balotelli e il Moratti chiaccherone.

apr212009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non c’è niente da fare, Moratti l’ha sparata ancora grossa. Dopo le frasi sugli “scudetti meritati” e tutto il resto, se ne è uscito con un’altra dichiarazione a cui non solo non crede nessuno, ma che lo fa diventare nuovamente lo zimbello dell’Italia calcistica. A cosa mi riferisco? Ovviamente all’intervento del presidente interista sul caso Balotelli, sui fischi, sui ”buu”, sui cori razzisti, ecc….

Posto che il proprio anti-razzismo non deve limitarsi alle comparsate in tv, dove il giocatore o il dirigente dicano soltanto che “sono cose su cui riflettere“, oppure che “bisogna impedire a certa gente di entrare allo stadio“. Tutte fesserie, date retta a me. Sono decenni che si riflette, ma le cose non cambiano mai e anzi, peggiorano! E poi, scusate, per quanto tempo si riflette? Fino al giorno dopo? Eh si, perchè poi c’è la Champions, e se non c’è quella ci sarà la Coppa Italia, o la Uefa, oppure la nazionale….

Moratti si unisce ancora una volta alla banda di chiaccheroni da tv (quelli che se gli togli la frase che “un giocatore può risolvere la partita in qualsiasi momento“, gli togli mezzo vocabolario), e avvolgendosi di retorica osa sentenziare che se lui fosse stato a Torino avrebbe ritirato la squadra. Ma ci faccia il piacere. Avrei proprio voluto vederlo mentre agitava il braccio in mezzo al campo invitando la squadra ad uscire (sperando poi magari di vincere a tavolino)….. Vi ricorda qualcuno? Che occasione abbiamo perso di vedere il Moratti fare la stessa figura barbina di Galliani….

Ma anche se fossi tifoso dell’Inter non farei fatica a chiedermi perchè tanto ardore nel difendere la causa di Balotelli quando i suoi tifosi nel derby di Champions col Milan spararono un razzo sulla testa di Dida! Forse perchè dire “negro di m….” sia più grave di sparare un razzo in faccia? Moratti cosa preferirebbe se fosse al posto della vittima? Oppure difende i suoi tifosi solamente perchè Dida non è nero quanto Balotelli? Ah ma allora il giudizio si basa sulla scala cromatica?

Che Sant’uomo questo presidente, che tralascia le risse scoppiate all’interno del suo stadio e delle famiglie scappate con i loro figli durante l’ultimo derby (proprio perchè vicino a loro altri tifosi interisti si picchiavano a sangue per mettere striscioni, bandiere e quant’altro), per abbracciare e difendere il figlio prediletto.

Ma quando finiremo di fare retorica e di essere pagliacci? Ma quando si vorrà veramente combattere il razzismo e la violenza, senza strumentalizzarla per apparire ciò che in realtà non si è? Comincia TU, Massimo Moratti (si, ti dò del tu perchè parlo da tifoso a tifoso), a non essere ridicolo con certe trovate buoniste. Comici LEI, presidente dell’Inter, a invocare un consiglio di Lega che stabilisca una volta per tutte che il modello inglese non deve essere solamente quello del merchandising, degli sponsor, degli stadi di proprietà…. ma che deve sopratutto essere quello di poter godere di una partita di calcio senza avere il diritto di rovinare la domenica a nessun altro. Giocatori e tifosi che siano.

Però, caro Moratti, che rammarico non averla potuta vedere ritirare la squadra. E magari perdere il tricolore per un solo punto. Altro che 5 maggio!

Uno stadio all’inglese per la Juve.

mar52009

….. e dopo la partita, tutti a fare la spesa! E’ questo lo slogan che sembra leggersi tra le righe del discorso di Jean Claude Blanc per la presentazione dell’accordo tra la Juventus e il colosso dei supermercati Conad. L’azienda di distribuzione, come ormai saprete, ha acquistato gran parte dell’area esterna del nuovo stadio (che sorgerà sulle ceneri del Delle Alpi), acquisendo così tutti i diritti di gestione commerciale all’interno di questi spazi. Resterebbero poi altri 8000 metri quadrati da vendere separatamente ad altri acquirenti. Da questo “affaruccio”, la Juventus ha incassato (per ora) la bellezza di 20 milioni di euro (serviranno per comprare un nuovo Poulsen?), ma il vantaggio che ne ricaverebbe in termine di funzionalità dell’insieme e di immagine, potrebbe aumentare l’importanza dell’accordo in modo esponenziale. Sembra infatti che il progetto in accordo tra le parti, sia quello di sviluppare una struttura che vada al di là degli eventi singoli “calcio” - ”tempo libero” - ”shopping”, ma che le tre realtà debbano integrarsi senza alcun limite architettonico o pratico all’interno della stessa struttura.

La tua squadra perde 3 a o alla fine del primo tempo? Vai a farti una pizza pochi metri più in là. Nel secondo tempo prende altri 2 goal? Ecco che la birreria ti aspetta a braccia aperte. La tua ragazza si stufa allo stadio? Convincila a seguirti con la prospettiva di due passi tra le vetrine nel dopo partita. Ti ammazzi di lavoro alla catena di montaggio e non hai mai tempo di andare a fare la spesa? Ora tua moglie potrà dirti di prendere pasta e pelati dopo aver fischiato l’ennesima sostituzione sbagliata di Ranieri.

Insomma, sembra proprio che nessuno possa prendersi più una scusa per non andare allo stadio. Anche perchè, stando a quanti hanno visionato il progetto, si tratterebbe di creare il miglior stadio d’Italia e sicuramente uno dei primi in Europa, se non addirittura il primo in termini di innovazione e alternativa commerciale. Ma, se in ogni cosa c’è un lato oscuro, quale potrebbe essere il rovescio della medaglia in questo caso? 

In Italia, strutture calcistiche costruite recentemente come lo stadio Delle Alpi, furono studiate per rimanere ai margini della città, ufficialmente per motivi di viabilità, di parcheggio, di gestione degli afflussi. In realtà sappiamo bene che uno dei motivi di maggior preoccupazione è sempre stato quello di salvaguardare la città dagli gli atti vandalici, dalla violenza, e da tutta l’anarchia che gravita intorno al mondo del calcio. Sappiamo che il decreto Pisanu ha portato molta più tranquillità e controlli all’interno degli stadi, ma si può dire lo stesso per la sicurezza nelle aree adiacenti? Se comunque episodi di devastazione e saccheggio sono molto frequenti nelle aree di servizio autostradali (solo per fare un esempio simile ad un centro commerciale), come si può essere sicuri che questo non accadrà anche nel nuovo stadio? E con quali dimensioni nel caso di panico generale?

Il tifoso nella sua mentalità e nella sua persona deve crescere ancora molto. E non sono assolutamente d’accordo con chi ritiene che uno “stadio modello” possa portare “tifosi modello”. Se si vuole intraprendere la strada di strutture innovative senza barriere e polifunzionali, che possano essere divertimento per le famiglie come per i tifosi, non si può prescindere dalla sicurezza e da norme veramente severe per i troppi delinquenti comuni che frequentano questi ambienti.

Gli stadi saranno “all’inglese”, ma i tifosi di che nazione saranno?

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Vogliamo andare allo stadio.

set22008
Nessuno ha il diritto di vietare una trasferta di tifosi. Nemmeno il Ministro dell’Interno Maroni, il quale ha dichiarato testualmente: “Prenderemo decisioni drastiche”, sottintendendo che non solo ci saranno punizioni per i “tifosi” napoletani colpevoli dell’assalto al treno, ma anche per tutti i tifosi delle altre squadre, quale monito per le prossime giornate di campionato. I provvedimenti ovviamente riguarderebbero le sole trasferte, che potrebbero essere vietate per 2 o 3 giornate su tutti i campi della serie A.
Non si capisce per quale motivo il Ministro voglia punire anche i non colpevoli. Così facendo, non solo esaspera maggiormente il clima di tensione, ma oltretutto alimenta la rabbia e il disappunto dei tifosi verso governo ed istituzioni che negli stadi vengono rappresentati poi dalla Polizia. E sappiamo tutti quanto è difficile per un poliziotto prestare servizio negli stadi.
Il giro di vite che vuole Maroni è condivisibile come principio, sulla base del quale si deve garantire sicurezza ed eliminare “il marcio”. Quello che non è condivisibile è il modo di attuarlo.
In questi anni, ne abbiamo viste di tutti i colori: vietare gli striscioni, istituire il biglietto personale, cancellare trasferte, monitorare ogni centimetro delle tribune con le telecamere…… decisioni in alcuni casi grottesche, e nessuno di questi provvedimenti è servito ad ottenere ordine e controllo della situazione. Ciò significa che aumentare le limitazioni non è la strada giusta. Se non altro perchè non tutti coloro che vanno in trasferta fanno della violenza e del vandalismo la ragione del loro viaggio.
Le soluzioni vanno trovate altrove, perchè per “salvare il calcio” (quante volte abbiamo sentito questa espressione dai burocrati del calcio…) non possiamo togliere i tifosi dallo stadio. Quando sentiamo dire “partita di calcio”, a chi non viene in mente lo stadio pieno di gente? E chi non ricorda la sigla di 90° minuto con lo stadio che si riempiva velocemente di tifosi? E qual è il giocatore che non vede l’ora di segnare su questo o quel campo davanti a 50, 60, 70 mila spettatori? Questo perchè il calcio è tifo e perchè il tifo dà un senso al calcio.
Questa è da sempre una passione per chi gioca ma anche per chi guarda. E la passione di un calciatore talvolta può anche essere inferiore a quella di un tifoso. Per questo il Ministro Maroni non può permettersi di punire cento innocenti per educare un colpevole.