Tonino Carino, (non più) da Ascoli.
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Si è spento lunedì sera, dopo lunga malattia, il giornalista sportivo Tonino Carino, diventato famoso negli anni 70-80 per i suoi collegamenti da Ascoli durante la trasmissione 90° minuto. E così, dopo Paolo Valenti (il conduttore di quella straordinaria trasmissione), se ne va un altro pezzo di storia calcistica. Non stiamo esagerando come solitamente si fa nei confronti di chi passa a miglior vita, ma chissà perchè le trasmissioni di allora sono nel cuore di tutti gli appassionati di calcio, nonostante i collegamenti saltassero spesso e volentieri, nonostante le immagino fossero di pessima qualità , nonostante le moviole si limitavano ad una solo inquadratura, nonostante i cronisti non parlassero di “sciabolate” o non scandissero a memoria tutti i soprannomi dei calciatori.
E proprio parlando di moviola e di cambiamenti non si può non dare cenno al “NO” secco imposto dagli alti vertici del calcio, circa l’utilizzo della tecnologia applicata sui campi di gioco. L’assurdità di tale rinuncia mette in luce un gravissimo problema che vede il calcio moderno scontrarsi proprio con la vetustà delle regole d’un tempo. Che senso ha, mi chiedo, rivedere all’infinito le immagini di un’azione senza far in modo di poterle utilizzare a vantaggio della trasparenza e della correttezza? Tanto vale allora tornare al calcio di Tonino Carino, che io amo definire “di pane e acqua“; non quello dei poveri, ma di quello semplice e genuino, fatto di passione, di scudetti vinti sul campo, di presidenti che non quotavano le squadre in borsa per poi farle fallire, di immagini viste e discusse una volta sola, e poi tutti a parlare solo e soltanto del risultato.
Tonino Carino era così, un uomo semplice in un calcio semplice che tutti noi rimpiangiamo e rimpiangeremo, da Ascoli e da tutta Italia.



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