Categoria: Giocatori e Moduli di gioco

Alcune considerazioni sull’intervista a Delneri.

Set72010

 

 

 

 

 

 

 

E’ un Delneri prudente, ma allo stesso tempo positivo e ottimista. In qualunque circostanza il mister non lesina a buttare acqua sul fuoco delle critiche verso la campagna acquisti e verso le carenze qualitative della squadra. Una formazione rivoluzionata nel modulo e negli uomini, per alcuni incompleta, soprattutto in attacco, dove manca quel giocatore in grado di fare davvero la differenza. Le scelte di mercato sono prese in sintonia con le decisioni di Marotta, ma ciò non deve ingannare. Per “sintonia” intendiamo che il tecnico accetta di buon grado ciò che gli viene dato o tolto, tant’è che nel caso di Diego si legge tra le righe che la cessione non è stata fatta per un aspetto tecnico - tattico (quindi derivato da sue valutazioni), ma che l’operazione è un aspetto economico - societario (quindi leggasi Marotta - Agnelli). Fabio Capello non lo avrebbe mai permesso.

Delneri ha avuto un approccio molto propositivo alla nuova avventura. Innanzi tutto perchè la Juventus rappresenta l’occasione della vita per tutti, e poi perchè l’allenatore è uno che crede nel lavoro e nella possibilità di plasmare la squadra e i giocatori secondo il proprio credo calcistico. E qui alla Juve il lavoro da fare non manca. Lo scetticismo che lo circonda infatti, sembra non scalfirlo neppure quando sono gli stessi tifosi a storcere il naso; ma lui pensa “solo a lavorare a testa bassa”, perchè alla lunga il lavoro paga (quasi) sempre. Così come rimbalza lo scetticismo che aleggia intorno alla squadra, dicendo che “i suoi giocatori non li cambierebbe con nessun altro”.

Piace molto il valore che Delneri vuole ridare alla maglia bianconera, all’importanza e al rispetto che tutti devono avere indossando o affrontando la casacca della Juve. Fa scalpore infatti come diversi giocatori abbiano rinunciato troppo facilmente al corteggiamento di Marotta (Borriello, Di Natale…), anche se il tecnico pone giustamente l’accento su fattori legati a questioni non riconducibili ad un “no” riferito solo alla destinazione del giocatore. Così come piace anche la volontà di recuperare la mentalità vincente che è stata nel DNA di questa squadra fino alle note vicende di Calciopoli.

Alcune perplessità le riscontriamo invece sulla questione difesa, dove a proposito di Traoré e Rinaudo, risponde che servivano i giocatori giusti per completare il reparto senza alterare le gerarchie esistenti; ma se il discorso sembra scorrere bene per Rinaudo (comunque quarta scelta), non si può certo dire la stessa cosa per Traorè, per il quale si tratta di una scommessa in un ruolo che però esigeva una certezza, visto che sono 5 anni che i tifosi della Juventus stanno “sopportando” i vari Balzaretti, Molinaro, Grosso e De Ceglie. E in effetti lo stesso Delneri cade in contraddizione quando dice “che si sarebbe aspettato in quel ruolo Kolarov”, che sicuramente non avrebbe fatto panchina a favore di De Ceglie. 

Poi il discorso vira anche su Martinez esterno in un 4-4-2: si tratta del giocatore giusto nel ruolo giusto e nel momento giusto? In altre circostanze forse sì, ma puntare su un giocatore discontinuo, impiegandolo in un ruolo troppo difensivo per le sue caratteristiche, non sembra una decisione così illuminata, sopratutto in virtù del prezzo per cui è stato acquistato. Ci trova più concordi invece la soluzione tattica con Aquilani e Marchisio (che possono coesistere benissimo almeno nelle partite casalinghe), e il tentativo di strenue di recuperare Felipe Melo (almeno per venderlo ad un prezzo decente).

Capitolo Del Piero: non sarà il Diego della Juventus, ma sul fatto che può dare (se al top e se sfruttato a dovere) ancora tanto alla Juventus non c’è nessun dubbio. Il giocatore è uno dei pochi che si è salvato dai grossi infortuni in questi anni. Il fatto di avere un preparatore personale è stato sicuramente un vantaggio, per questo speriamo che l’avvento di uno staff che, a detta di Delneri “non ha mai avuto giocatori con infortuni muscolari”, possa debellare questa piaga in attesa di trovare la vera causa di questi incidenti.

Intervista a tutto campo a Gigi Delneri. Mercato, rivali e …..

Set32010

 

 

 

 

 

 

 

Un’interessante intervista al nostro mister, Luigi Delneri, chiarisce alcuni aspetti oscuri della campagna acquisti bianconera, anche se a dire il vero, qulche dubbio rimane ancora. In alcuni momenti appare quasi imbarazzante la difesa d’ufficio che l’allenatore debba fare nei confronti della società, pur avendo ben chiara la situazione economica in cui deve lavorare Marotta. Ad ogni modo vi riportiamo il testo integrale che successivamente commenteremo.

Delneri, dica la verità: aspettava qualche rinforzo migliore nell’ultimo giorno di mercato? “La società ha fatto quello che poteva fare, tenendo conto degli aspetti tecnici ed economici. E a me va bene così perché ho una squadra giovane con ricambi in ogni reparto”. Nessuna invidia per le operazioni del Milan? “Il Milan ha preso campioni che nessuno immaginava, ma soltanto il tempo dirà chi ha fatto bene e chi no. Io ricordo che un anno fa tutti elogiavano la campagna acquisti della Juventus. Dopo le prime partite sembrava in grado di competere con l’Inter, poi sappiamo come è finita”. Chiellini, però, ha detto che le milanesi partono davanti a voi… “Sono d’accordo, perché avevano già una buona struttura. Noi partiamo dietro, ma ce la giocheremo ogni partita”. A mercato chiuso, qual è il reale obiettivo della Juventus? “Dobbiamo raggiungere un posto per la Champions in qualsiasi maniera, perché lo esige la storia della Juventus“. Però non è un bel segno ricevere tanti rifiuti: Di Natale, Borriello, Kaladze… “Calma. Nessuno ha rifiutato la Juve. Di Natale aveva già rifiutato il Napoli per una scelta di vita perché voleva rimanere a Udine, Borriello ha preferito un’altra squadra per motivi contrattuali, mentre per Kaladze il discorso è diverso. Ma tutti gli altri sono venuti di corsa, come Quagliarella, dimostrando di amare questa maglia”. Rinaudo e Traoré sono rinforzi da Juve? “Sono le alternative che cercavamo in difesa per completare l’organico senza creare problemi ai titolari, perché oggi il titolare a sinistra è De Ceglie, mentre al centro avevamo già Bonucci e Chiellini, due nazionali”. Nessun rimpianto, quindi, per chi non è arrivato? “Pensavo che arrivasse Kolarov, ma non è stato possibile e quindi ripeto che sono contentissimo dei giocatori che ho. Per me sono i migliori e non li cambierei con nessuno“. Non era meglio prendere due campioni in più e qualche gregario in meno? “Ma chi ci assicura che un campione avrebbe risolto tutti i problemi? E poi la qualità l’abbiamo già visto che siamo pieni di nazionali. Senza dimenticare Aquilani, che in Nazionale ci può tornare”. Non teme, invece, di rimpiangere chi è partito, come Diego? “Il discorso su Diego è più ampio, riguarda anche l’aspetto economico e coinvolge la società. Ma siamo tutti allineati”. Diego ha attaccato Marotta, aggiungendo che lei vuole una Juve con uomini ordinati, impegnati a giocare semplice… “Tocca alla società rispondere. Io dico soltanto che Diego è un ottimo giocatore e gli auguro di avere successo in Germania, ma con Quagliarella abbiamo più presenza in area di rigore. E poi il nostro Diego si chiama Del Piero“. Ma Del Piero non ha più l’età di Diego… “Che cosa c’entra? Doni a 35 anni con me ha giocato 30 partite nell’Atalanta e ha segnato 12 gol”. Vuol dire che Del Piero parte titolare? “Io non assicuro il posto a nessuno. Del Piero è un giocatore della Juve e l’importante è che stia bene, poi si vedrà”. I tifosi, però, lo invocano sempre: può essere un problema lasciarlo fuori? “Io non tolgo i sogni ai tifosi. E’ giusto che invochino Del Piero, come hanno invocato Trezeguet, ma nessuno mi può condizionare. Io non mi sposto dalle mie idee, perché non ho paura di niente”. Ma se lei avesse Platini, lo ingabbierebbe nel 4-4-2? “Io non ho Platini e quindi il discorso è inutile. Purtroppo nel calcio esistono le etichette e i luoghi comuni. E infatti dopo tanti anni c’è ancora chi pensa che Rocco sia stato un catenacciaro, mentre il suo Milan giocava con 5 attaccanti”. Lei non prevede deviazioni dal 4-4-2? “Il 4-4-2 è la base, ma in corsa può diventare 4-2-4 o 4-1-3-2. L’importante non è il modulo ma la mentalità della Juventus, e quella non deve cambiare mai, a prescindere dai giocatori in campo”. Le dà fastidio lo scetticismo che la circonda? “Anche Mandela era diffidente quando fu liberato, perché temeva ancora di essere ammazzato. Per la verità, io ho avvertito molto calore attorno a me. Ma a chi è scettico, dico che ha ragione perché ci dobbiamo conoscere, anche se i numeri della mia carriera sono dalla mia parte: in particolar modo l’anno scorso quando non sono arrivato ultimo, ma 12 punti davanti alla Juventus“. Quindi non ha paura di pagare per tutti, com’è successo nelle ultime due stagioni a Ranieri e Ferrara? “Io non penso mai a queste cose, sennò farei un altro mestiere”. A mente fredda, come spiega la falsa partenza a Bari? “Con una parola: affaticamento. Avevamo giocato troppe partite in pochi giorni con molti viaggi e qualcuno ha pagato, dopo i primi 25′ buoni. All’inizio ci sta, ma i conti si fanno alla fine. Nel calcio può capitare quello che pensano in tanti, ma può capitare anche quello che pensano in pochi. E ritorno al campionato scorso quando la Roma, dopo una rimonta incredibile, quasi sicuramente avrebbe soffiato lo scudetto all’Inter, se non avesse perso in casa contro la mia Sampdoria“. La preoccupa la serie di infortuni? “No, perché con il mio staff in tre anni non abbiamo mai avuto infortuni muscolari. Per la ripresa dovrebbero essere tutti pronti, spero anche Amauri. L’unico fuori è Martinez, ma perché ha preso una botta a Bari“. Perché ha voluto Martinez per farlo giocare esterno nel 4-4-2? “Perché è un giocatore con grandi qualità che diventerà importante. E poi nella sua nazionale giocava già esterno a quattro”. Aquilani e Marchisio potrebbero giocare insieme? “Prima o poi sì, perché sono due ottimi giocatori che possono integrarsi benissimo in mezzo al campo. Ma io punto molto anche su Felipe Melo che vorrei recuperare perché non mi sembra un disperato coi piedi”. L’Europa League è un peso o un obiettivo? “Se fosse un peso, saremmo già usciti. Basta guardare le squadre che partecipano, dal Liverpool al Manchester City, per capire che non è una coppetta”.

Marotta, l’attacco non… “Quaglia”.

Ago272010

Amauri, Iaquinta e Del Piero. Quali tra questi tre attaccanti può arrivare in doppia cifra? Con le cessioni di Diego e Trezeguet, la Juve ridimensiona il suo parco attaccanti, definendo in extremis anche il prestito di Quagliarella dal Napoli. Un’operazione simile a quella di Aquilani, tutt’altro che da disdegnare: giocatore “in prova” per un anno e poi se ne valuterà l’acquisto a tempo debito. Complimenti a Marotta! Ma il problema dell’attacco juventino non è mai stato nè “numerico”, nè economico. Una squadra che punta ad un piazzamento “onorevole” deve avere almeno due giocatori che riescano a passare i 10 gol cadauno. Se consideriamo gli infortuni, e se pensiamo che un giocatore come Iaquinta (che pare il più prolifico dei tre), non potrà giocare tutte le partite vista anche la carta d’identità, appare evidente come i limiti di questa squadra fossero anche nel reparto avanzato, vero e proprio fiore all’occhiello fino all’inizio della stagione scorsa.

Il neo “acquisto” Quagliarella, è un ottimo giocatore, però non garantisce tutti i gol che servirebbero alla Signora. Il suo record personale è di 14 reti, risalente all’ultima stagione di Udine, e a Napoli non si è ripetuto. Ovviamente il grafico del rendimento di un campione non può essere sempre ascendente, ma anche per caratteristiche tecnico tattiche possiamo affermare che il napoletano non ha proprio le fattezze di chi si può definire un “bomber di razza”, pur annoverando tra i suoi gol autentiche perle da fuoriclasse.  Sicuramente la presenza ingombrante di un giocatore come Amauri pesa, sia sul campo che nelle strategie di mercato. Un “armadio” come lui ti vincola a preferire giocatori veloci, di profondità, oppure di manovra. Una formazione con Iaquinta - Amauri per esempo sarebbe da preferire alla coppia Amauri - Quagliarella? Ne dubito. Però mettere Iaquinta e Quagliarella non sarebbe male se gli stessi riuscissero a non cercare la profondità nello stesso momento, allungando troppo la squadra e creando il buco tra i reparti.

Una constatazione però mi pare doverosa. Nonostante le ottime prestazioni di questo inizio stagione da parte di Del Piero, la sua destinazione inevitabile sarà la panchina. Per la prima volta dopo decenni (ricordiamo Platini, Baggio, Del Piero, e in ultimo Diego), non avremo in campo un giocatore che sfrutti i calci piazzati come arma micidiale, che possa dare la svolta ad una gara che non si sblocca o che ti raddrizzi una partita storta. Di questo , ne sono sicuro, la squadra ne soffrirà tantissimo.

Juventus - Sturm Graz 1-0. Una vittoria alla Del Piero.

Ago262010

 

 

 

 

 

 

 

Un campione infinito. Non ci sono più aggettivi per descrivere quanto ha dato e cos’è Alessandro Del Piero per la Juventus. Il capitano, all’alba dei suoi 36 anni, raccoglie l’opportunità della cessione di Diego per dimostrare ancora di essere un giocatore importantissimo per questa squadra. Non si parla certamente di un ruolo simbolico, morale, di capitano non giocatore, perchè stasera Alex ha fatto vedere che anche dal punto di vista atletico il fisico c’è, eccome. Novanta minuti di classe e di corsa, senza risparmiarsi e senza togliere la gamba, mai.

Lo Sturm Graz era arrivato a Torino con la concentrazione necessaria per mettere in difficoltà i bianconeri. Grande pressing iniziale, sopratutto a centrocampo per spezzare la nostra manovra, e buona fisicità nel contrasto mettevano in difficoltà la nostra linea mediana, che non riusciva ad organizzare il gioco e di conseguenza non poteva alzare il ritmo partita per incanalare la gara su un binario più consono alle nostre caratteristiche di gioco. Juve quindi un po’ “imbambolata” come già sottolineato nei commenti delle precedenti partite. Ne approfittava il nostro avversario che cogliendo l’ingenuità di Motta sulla fascia destra per far arrivare un giocatore davanti a Storari: il palo ci dava una mano salvandoci dallo svantaggio. Sofferenza anche sui calci piazzati, dove forse la difesa a zona di Delneri non riesce ad essere assimilata nei meccanismi dei calci d’angolo. Ma Del Piero inizia a scaldarsi e va vicinissimo al gol in due occasioni, cogliendo un palo che pareggia il computo dei legni. Sul finire del primo tempo leggero infortunio per Amauri che viene sostituito in via precauzionale. E’ Martinez che entra a fare la prima punta, comportandosi (fuori ruolo) decisamente meglio che in altre occasioni.

La Juve inizia il secondo tempo con una marcia in più, rubata evidentemente allo Sturm Graz che cala alla distanza. I bianconeri iniziano a macinare palle gol, tra cui quella di Lanzafame che in area si trasforma in ”mangiafame” per l’imprecisione con cui spedisce a lato una clamorosa opportunità davanti alla porta. La delusione dura veramente poco, allorchè Del Piero riceve un pallone sulla destra che addomestica perfettamente e dopo aver fintato due volte sull’avversario lascia partire un tiro che si insacca all’incrocio dei pali. Un grandissimo gol che ricorda molto gli albori del grande campione, anche per la posizione da cui ha lasciato partire il tiro imparabile. Grande ovazione di tutto lo stadio che riconosce in Alex il condottiero di questa partita.

Ma a Pinturicchio non basta, e continua a sciorinare giocate e assist per i compagni; Pepe si mangia il passaggio del capitano che lo mette da solo in area, così come poco dopo quando lo stesso spreca un bellissimo contropiede innescato dalla cavalcata di De Ceglie sulla sinistra. Anche Chiellini stasera si sente generoso e grazia lo Sturm Graz all’82′ non riuscendo a deviare in rete una “palla sporca” scaturita da un calcio d’angolo.

Applausi finali per tutti e grande festa, anche per Felipe Melo. E questo è tutto dire.

Aquilani e Krasic: che colpi!

Ago202010

“Aquilani??? Ma davvero?”. Chi di voi non lo avrà pensato o sentito da qualcuno vicino a lui quando la notizia è piombata come un fulmine a ciel sereno. Ebbene si, Alberto Aquilani, ex Liverpool e sopratutto ex pupillo romanista, approda alla corte bianconera con la formula del prestito con diritto di riscatto. Delneri e Marotta hanno visto benissimo, individuando nel giovane centrocampista un’operazione a costo zero ma che potrebbe fare le fortune della linea mediana bianconera. Sedici o diciassette i milioni che la Juve dovrà sborsare tra un anno per il suo cartellino, altrimenti il pacco sarà restituito al mittente e tanti saluti.

Certo è che in un centrocampo a quattro, con due ali “obbligatorie”, i posti di centrali rimangono due, con uno tra Marchisio, Sissoko e Aquilani destinati alla panchina. Peccato non poterli vedere mai assieme! Sarebbe stato interessante un modulo 4-3-1-2 con Diego dietro le due punte, ma diamo fiducia al nostro tecnico che a questo punto inizia ad avere una rosa piuttosto ampia anche a metà campo. Pepe, Lanzafame e sopratutto Martinez (vedi commento della partita di ieri) non devono aver convinto del tutto il nostro allenatore, visto che per la fascia è stato preso Milos Krasic, venticinquenne serbo proveniente dal CSKA. Krasic non è un’ira di Dio, come si è visto ai mondiali, però offre alternativa e sopratutto competizione all’interno del reparto, che sicuramente è ciò che serve per alti gli stimoli di un giocatore. Anche qui infatti, quattro giocatori per due posti, e penso che sarà difficile portare tutta questa rosa fino alla fine della stagione; probabilmente ci sarà uno sfoltimento con la formula del prestito, almeno nel mercato di gennaio.

Chiuso (per quest’anno) il capitolo Dzeko, a questo punto bisognerebbe guardare alla difesa. Sì sono arrivati Motta e Bonucci, ma certamente non basta. Ci saranno squalifiche, turnover, e sopratutto infortuni! Mancano dei sostituti o addirittura dei giocatori ancora migliori di quelli attualmente titolari. Come non sottolineare che a sinistra per esempio non convince De Ceglie, sempre più portato ad offendere che non a difendere. Ma che nessuno parli di Molinaro, per piacere. Altrimenti chiudo il blog e arrivederci.

Assegnati i numeri di maglia.

Lug102010

Eccovi i numeri di tutti i nostri giocatori, partendo come di consueto dal numero uno, che non può essere che lui….

1 Buffon
2 Motta
3 Chiellini
4 Felipe Melo
5 Sissoko
6 Grosso
7 Salihamidzic
8 Marchisio
9 Iaquinta
10 Del Piero
11 Amauri
13 Manninger
14 Giovinco
15 Zebina
16 Camoranesi
17 Trezeguet
18 Poulsen
19 Bonucci
20 Lanzafame
21 Grygera
23 Pepe
24 Pasquato
25 Martinez
27 Ekdal
28 Diego
29 De Ceglie
30 Tiago
31 Costantino
32 Storari
33 Legrottaglie
34 Alcibiade
39 Marrone

M&M: ovvero, Mondiali e Mercato.

Giu212010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Per tutti gli amanti del calcio, l’estate non significa soltanto calciomercato, ma ogni quattro anni significa anche (e sopratutto) Campionati del Mondo. E quelli di quest’anno, in corso di svolgimento in Sudafrica, sono tra i più interessanti e originali degli ultimi tempi. In tutti i sensi: dalle vuvuzelas al “Waka Waka eh eh”, da Nelson Mandela, a Maradona. La grande novità di questi Mondiali non sta tanto nel calcio spettacolare e nel bel gioco, quanto nell’equilibrio che caratterizza le squadre partecipanti, che porta all’assenza delle cosiddette “squadre materasso”, e anche al ridimensionamento delle “big”. Ne sanno qualcosa tutte le top nazionali, ad eccezione (fino ad ora) di Olanda e Argentina. Livellamento verso l’alto o verso il basso?

Ma naturalmente i Campionati del Mondo si collegano molto facilmente al calciomercato, e quindi alla nostra Juve. Tanti sono i giocatori seguiti dalla Juventus che si stanno mettendo in mostra in questa competizione, il cui prezzo può lievitare in base alle prestazioni correnti. Molti potrebbero essere anche gli spunti ispiratori di Marotta e Paratici: per fare un esempio, nella prima partita Sudafrica-Messico, si è rimesso in mostra (dopo la Confederations cup) un certo Tshabalala, esterno sinistro (quello che serve alla Juve), che potrebbe essere acquistato per pochissimi spiccioli.

Parlavamo della crisi delle grandi squadre: la Francia (di Gallas), ritenutasi fortunata al sorteggio, ha totalizzato un punto in due partite, ed è già con un piede fuori dal Mondiale. La Spagna è stata vittima del clamoroso tonfo iniziale ad opera della Svizzera, dove giocano i terzini Lichsteiner e Ziegler. L’Inghilterra di Sir Fabio ha fatto solo due pareggi, e rischia anche lei. Germania, Portogallo e Costa d’Avorio sono incostanti e giovani. Il tutto rivaluta il pareggio dell’Italia col Paraguay, che non sarebbe quindi da considerarsi un fallimento, ma non quello con la Nuova Zelanda, quello sì che non ha attenuanti. L’Italia ha dimostrato fino ad ora un’ottima condizione atletica, prendendo gol negli unici tiri in porta avversari. Il grosso limite della squadra, ad oggi, sembrerebbe la pochezza in attacco e la mancanza di idee. Ma ci sono anche dei giocatori che, oltre a Pirlo non stanno dando il contributo sperato, per diversi motivi: Buffon si è fatto male alla schiena e si dovrà operare dopo il Mondiale, Cannavaro ha dimostrato di essere quello di questa stagione, Iaquinta non è ancora al top e Marchisio è spaesato in un ruolo non suo. In compenso hanno invece impressionato le prestazioni di Criscito e Montolivo (giocatori seguiti dalla Juve), e quella di Pepe, che invece è già ufficialmente bianconero. Bene ha fatto anche Chiellini.

A gioire, per ora, sono dunque solo Argentina (che abbiamo ho sempre considerato la favorita, perché la storiella di uno squadrone senza allenatore è una favola, Maradona è forse non bravo come tattico, ma è un grande motivatore e uomo di grinta e carisma), l’Olanda (perché non prendere Van Der Wiel sulla destra?), l’Uruguay di Oscar Washinton Tabarez (Forlan è un grande attaccante) e il Brasile di Dunga. Qui vorrei fare una precisazione su Felipe Melo. Forse non avrà giocato neanche l’altro giorno una grande partita (in confronto alle sue potenzialità), ma l’applicazione e la concentrazione che dimostra nel Brasile alla Juve non esistono, e io mi chiedo ancora il perché: gioca semplice, recupera palloni, s’inserisce e si propone. Questo Felipe Melo potrebbe essere molto utile per la Juve.

L’altro grande nome dal “calciomercato mondiale”, è infine Milos Krasic. L’esterno serbo del CSKA Mosca, voluto dalla Juventus, ha deluso nella prima partita, impressionato nella seconda. E’ un giocatore che a me piace, ma purtroppo la trattativa per portarlo alla Juve è sfumata per questione economiche: questo per dimostrare che non sempre i Mondiali servono per avvicinare un giocatore ad una squadra di club, anzi. Infatti, nonostante la pessima prima partita il prezzo non è sceso, e nonostante l’ottima seconda la Juve non ha più voluto sferrare l’assalto decisivo, preferendo al serbo Martinez.

Buona continuazione di Mondiale a tutti.

Cannavaro a Playboy.

Mag252010

Uno dei difensori italiano più forti degli ultimi venti anni (assieme a Maldini, Baresi  e Ferrara) volge al tramonto. Il campione del mondo (pallone d’oro 2006), tra breve tempo passerà da capitano della nazionale e titolare nella Juve, a disoccupato iscritto alle liste di collocamento di Coverciano. E’ questo il destino di Fabio Cannavaro. Che la Juve non avesse intenzione di puntare su di lui come titolare per la prossima stagione era naturale e ovvio; questione di età e di cambio generazionale, ma sopratutto di rendimento, vivisto che un altro vecchietto come J. Zanetti corre anche il doppio del nostro difensore. E’ stato comunque lo stesso giocatore a sottolineare ai microfoni si Sky che “l’opzione per il rinnovo del contratto è scaduta e non è stata esercitata dalla società bianconera”. Niente male per il capitano di una nazionale che sta per affrontare il torneo più importante del mondo. Ad un osservatore non esperto verrebbe da pensare: o sono scemi alla Juve, oppure è scemo Lippi. Preferiamo lasciare a voi la risposta.

In realtà questo problema si era già concretizzato l’anno scorso, allorquando arrivò la Juventus a strapparlo da quegli ingrati di Madrid che non ne vedevano più un giocatore all’altezza (tzè! che incompetenti..). Ora tutto si ripropone in maniera più evidente, visto l’imminente inizio del campionato in Sudafrica. Tuttavia il Cannavaro rifiutato anche dal “suo” Napoli, nel frattempo giocherà il suo quarto Mondiale consecutivo; cosa riuscita solo a pochi. Qui c’è però una netta differenza tra il Cannavaro azzurro (che chiuderà la carriera dopo questo Mondiale, in grande stile) e quello del club, fischiato e criticato fin dal primo giorno del suo ritorno. D’altra parte, farsi superare da un Matri qualunque non è di certo una scena che giustifica il prezzo del biglietto (salvo che tu non sia un tifoso avversario).
E ora che nessuno vuole più adottare il nostro difensore, rimangono due sole strade: o cercare di accasarsi nuovamente a Parma (sua terza famiglia dopo Napoli e Torino), ripercorrendo così le tappe della sua carriera al contrario (tornerà anche a giocare nei pulcini?), oppure, visto che per tutto l’anno lo abbiamo visto più pimpante da nudo, mentre si rade, piuttosto che in campo, direi che il suo futuro può proseguire in pianta stabile sulle carte patinate o ancora testimonial di qualche prodotto. Dal momento che la propensione a spogliarsi è netta, consigliamo le pagine di Playboy, che in fondo possono far dimenticare in fretta anche i campi di calcio. Adriano docet…

Juventus - Genoa 3-2. Rinasce la Juve, risorge Alex!

Feb142010

 

 

 

 

 

 

 

 

All’andata aveva tenuto banco la discussione tra Ferrara e Gasperini sulla legittimità per Ciro di sedere sulla panchina della gloriosa Juventus senza aver fatto nessuna gavetta come allenatore. Quest’oggi gli interessi della sfida si sono fortunatamente spostati su qualcosa di più interessante, dato che di fatto si tratta di “spareggio Champions” che sa di ultima spiaggia, anche se la matematica ovviamente non condanna ancora nessuno. Zaccheroni sceglie di confermare (a ragione) la difesa a tre, con un’unica variante tattica, quella di Zebina nell’insolita posizione centrale al posto di Cannavaro. Davanti alla difesa nulla cambia, con Caceres, Sissoko e De Ceglie in mediana, con Diego, a supportare Amauri e Del Piero. Proprio Alex viene premiato da Bettega prima della partita, con targa commemorativa delle sue 445 partite in maglia bianconera, superando di fatto un mito bianconero come Giampiero Boniperti. Complimenti Alex!

Ma quella che era cominciata appunto come una festa per il capitano e per il popolo juventino, viene subito a scontrarsi con la dura realtà della crisi di gioco e di risultati che ci trascina verso il baratro. Il Genoa controlla la fase iniziale, facendo intravedere già al terzo minuto quanto possano far male certe incursioni fulminee, in questo caso Zebina si esalta nel recupero. In dieci minuti la squadra di Gasperini produce altre due azioni pericolose, colpendo pure il palo con Marco Rossi, a Buffon battuto. Ma il nostro Gigi non può nulla nemmeno in occasione dell’ennesima azione da manuale dei rossoblù che arrivano davanti alla porta facendo girare la palla di prima, come fanno le grandi squadre: Rossi spiazza Buffon portando in vantaggio gli ospiti.

La reazione dei bianconeri avviene solo sugli spalti, perchè in campo la Juve non produce nulla. Petardi, lancio di oggetti, fumogeni….. la reazione più sbagliata che un tifoso denna fare all’interno di uno stadio. Solo una punizione di Alex (debole e centrale) riesce a sbloccare dallo zero lo score dei tiri nello specchio della porta genoana, ma la squadra è inchiodata nel suo immobilismo di idee e di iniziativa. Ma verso la fine del primo tempo Caceres riesce a superare due uomini sulla fascia destra e a crossare in area, dove Amelia sbaglia il tempo dell’uscita e Amauri è libero di incornare a rete: uno pari! Bella esultanza di Zaccheroni che ha sempre puntato sulla necessità di maggior rifornimenti al brasiliano, e di Amari che espone una maglia con dedica sbiandita, evidentemente per averla indossata così tanto tempo senza poterla esporre….

Squadre negli spogliatoi dopo un primo tempo poco giocato da entrambe le parti. Nella ripresa i bianconeri partono più convinti, sfoderando già nei primi minuti una conclusione da fuori area di Caceres e una di Diego deviata in angolo. Zaccheroni impone una Juve d’attacco, spostando evidentemente il baricentro della suadra in avanti, pur senza effettuare nessuna sostituzione. Il coraggio è ripagato dalla caparbietà di Del Piero che conquista palla sulla trequarti offrendola a Diego al limite dell’area che la restituisce di tacco al capitano che batte Amelia cogliendolo in controtempo: grandissimo gol e grande combinazione tra i due fuoriclasse juventini. Due a uno per noi!

Ma non passa nemmeno un minuto che Buffon non riesce a trattenere un cross basso, su cui si avventa ancora Marco Rossi che insacca per il pareggio beffa. Due a due. Dal labiale di Buffon ci sarebbe una prova televisiva valida per una lunghissima squalifica in ambito della lotta alla blasfemia e alle bestemmie sui campi di gioco.

E’ il tempo di un centrocampo più tosto, e Zac decide di inserire Marchisio al posto di Candreva, partito benino nei primi minuto ma poi sparito col passare del tempo. Il gol di Alex ha sbloccato il nostro capitano che ora è la fiamma che anima la rincorsa verso la vittoria. Così, intorno alla mezzora il nostro Del Piero lanciato verso la porta sembra toccato da dietro da un difensore e cade all’interno dell’area: fallo poco chiaro e comunque avvenuto abbondantemente fuori area, ma l’arbitro concede il penalty che Del Piero stesso trasforma. Tre a due per noi!

Esce Diego per Salihamidzich, cambio facilmente intuibile per compattare il centrocampo senza rinunciare alle due punte. Bravo Zac! Brivido al 40′ per un cross che attraversa tutta l’area senza che nessuno intervenga, e Buffon ancora poco lucido su questo pallone che poteva essere suo (siamo in “zona Juve“).

Infortunio per Amauri a tempo scaduto (in dubbio per l’Europa League) che lascia il posto a Giovinco per gli ultimi brividi finali, che però non cambiano il risultato.

Grazie Alex, grazie Mazzoleni…..

La Juve ad un bivio: vincere o “perdere”?

Feb102010

 

 

 

 

 

 

 

 

L’attuale posizione in classifica della Juve non lascia scampo a giudizi teneri e comprensivi: stagione fallimentare, qualsiasi cambiamento positivo possa portare la gestione Zaccheroni. Se anche i bianconeri tornassero ad avere un passo vincente e regolare (cosa impossibile), arriverebbero sicuramente dietro a Inter, Milan e Roma, che già la staccano di diversi punti. Un quarto posto equivarrebbe ad una partecipazione alla Champions, ma ovviamente dobbiamo pensare agli obiettivi di inizio stagione, che erano la lotta per lo scudetto fino all’ultima giornata e migliorare il cammino europeo ben oltre la fase a gironi.

L’analisi che vogliamo proporre in questo periodo, va un po’ contro corrente rispetto a quella proposta dalla maggior parte dei commentatori. Tutti (o quasi) si limitano a dire quanto quel giocatore o quell’allenatore abbia deluso le aspettative del tifo bianconero, e di chi sono le colpe di questo fallimento. Considerazioni che devono senza dubbio essere fatte, e su cui si devono fare riflessioni profonde per il domani a venire. Ma ora la Juventus si trova in una situazione perticolare, se vogliamo ad un bivio cruciale della propria stagione e del proprio futuro: cercare di vincere oggi per ottenere la Champions, ma rischiando anche di non riuscire a raggiungerla, oppure “abbandonare” idealmente ogni assillo di vittoria per puntare ad un progetto di rifondazione che implichi ad esempio la sperimentazione di un nuovo modulo e l’inserimento dei giovani nella formazione titolare?

In prima battuta tutti noi diremmo che non esiste una Juventus che scende in campo per non vincere, e anche questo è un punto di vista giusto; ma con una riflessione più attenta, come si potrebbe affrontare la prossima annata con un modulo ancora da inventare, con dei giocatori che non si sa come sostituire, con i soliti dubbi legati al Giovinco di turno, con un allenatore che non si può giudicare perchè non ha avuto la possibilità di lavorare pienamente al suo sistema di gioco? Si, avremmo la qualificazione alla Champions, e allora? Non sarebbe forse meglio essere fuori dalla bagarre europea ma riuscire a farsi valere in ambito nazionale? Non dobbiamo pensare che il nostro obiettivo è il quarto posto, e conquistato quello vivremo di rendita per anni e anni; il nostro obiettivo è molto più grande, è quello di riuscire a ricostruire una squadra che abbia la dignità di portare il nome JUVENTUS.

L’anno prossimo, i vari Cannavaro, Grosso, Camoranesi, Trezeguet e Del Piero, che hanno rappresentato l’ossatura bianconera, potranno essere (chi più chi meno) venduti a peso a qualche mercato rionale di Torino. Senza contare che pure Amauri, Salihamidzich, Legrottaglie e Zebina non sono assolutamente dei giovincelli. Non c’è quindi un solo reparto che non risentirà di questa smobilitazione in modo molto pesante. E’ giusto quindi cercare di ottenere una qualificazione Champions ignorando l’enorme lavoro di ricostruzione e di sperimentazione che si dovrebbe fare in vista della prossima stagione?

Molti pensano che il modulo di gioco per esempio sia secondario; non è così. Lo è per l’Inter che è talmente forte da permettersi di giocare ogni domenica come gli pare. Più una squadra è debole e lacunosa, e più il sistema di gioco diventa importante e determinante. La nostra Juve aveva dei problemi legati agli infortuni, e l’assenza di una identità tattica ha fatto letteralmente perdere la bussola a tutto il gruppo, creando una sorta di black out psicologico che ha determinato la situazione attuale. In presenza di un modulo collaudato e di ruoli ben precisi, la squadra si sarebbe ripresa anche a fatica. Senza nessuna base tattica, i giocatori non hanno nessun punto di riferimento.

E’ quello che potrebbe succedere l’anno prossimo.