Categoria: Coppa Italia

Le pagelle di Inter - Juventus.

Gen292010

Buffon 6,5: non bastano le sue parate e i suoi guizzi tra i pali per evitare un’altra sconfitta senza appello. Il nostro portierone non festeggia nel migliore dei modi il suo trentaduesimo compleanno, ma anche dalle sue parate deve partire la risalita.
Grygera 5: come al solito non sembra inserirsi nel match, infatti non si sovrappone mai sulla fascia destra e spesso si fa saltare o trovare impreparato in difesa consentendo facili azioni agli attaccanti nerazzurri, che alla fine riescono a sfondare.
Chiellini 7: regge praticamente da solo il reparto difensivo, mostrandosi sempre puntuale e preciso su Balotelli, tuttavia non viene aiutato dai compagni e non riesce a infondere loro la sua fiducia e la sua calma, così deve infine arrendersi. Punge anche in zona offensiva, colpendo un palo che avrebbe potuto concludere anzitempo la contesa.
Cannavaro 5: non si fa notare molto per i suoi interventi difensivi, infatti è spesso in affanno contro gli attaccanti dell’Inter e lascia pericolosi spazi in centro alla difesa, che vengono ampiamente sfruttati da Balotelli e Pandev.
Grosso 5: arriva una volta sul fondo a crossare e puntualmente scaturisce qualcosa di positivo, anche se pare inspiegabile il motivo per cui il gioco della squadra si sviluppi così poco sulle fasce e crei così poche occasioni pericolose. La colpa non è da attribuire solamente ai terzini, tuttavia Grosso ci mette ampiamente del suo, in quanto si sovrappone pochissimo e fatica a saltare il diretto avversario. Al contrario nella metà campo avversaria si fa spesso saltare e mette in grossa difficoltà tutti i suoi compagni di reparto.
Sissoko 6: la partita del maliano parte subito male, con un infortunio alla spalla che lo condiziona per il resto dell’incontro, Momo però è di ferro e riesce a reggere sulle sue spalle tutto il reparto mediano, recuperando tantissimi palloni e facendo ripartire l’azione. Gli interisti fanno girare bene palla e lui ne soffre, infatti spesso insegue la sfera senza riuscire a conquistarla. Come purtroppo accade spesso ultimamente col suo calo fisico naturale, cala anche il rendimento di tutta la squadra e la diga difensiva cade.
Felipe Melo 5: vicino a Sissoko, riesce a esprimersi su buoni livelli, ma non riesce a incidere e sembra un oggetto vagante all’interno del terreno di gioco, se non fosse per un netto intervento di mano in area degno di un campione di pallavolo che per fortuna l’arbitro non vede e che permette ai bianconeri di chiudere il primo tempo in vantaggio. Nel secondo tempo sparisce definitivamente di scena, riapparendo solo per compiere un fallo al limite dell’area, da cui nasce il pareggio interista. Il brasiliano è anche sfortunato, ma appare sempre meno concentrato e sempre più propenso ad errori grossolani, che possono costare molto alla squadra.
Candreva 6: gioca quasi una buona partita, mettendo grinta e impegno al servizio della squadra con le sue giocate sulla fascia destra, sia in fase di ripiegamento che in fase di proposizione. Essendo arrivato alla Juventus da poco tempo, non riesce ancora ad essere decisivo e ha bisogno di ambientarsi, ma può costituire una buona alternativa per il futuro.
De Ceglie 5: cerca di proporsi sulla fascia sinistra, ma viene poco servito e si produce solo in qualche cross, che Amauri potrebbe sfruttare meglio. Non fa molto per mettersi in mostra e si spegne nel corso del match, fallendo la tecnica del fuorigioco che permette a Balotelli di siglare il gol partita, che elimina i bianconeri.
Paolucci n.g.: entra solo per pochi minuti.
Diego 6: prestazione nel complesso positiva, in quanto il brasiliano va dai compagni a prendersi la palla e imposta le azioni bianconere che se pericolose, portano la sua firma. Riesce anche a togliersi la soddisfazione personale del gol del vantaggio, che purtroppo non basta. Purtroppo non riesce ancora ad essere decisivo, ma se trovasse continuità potrebbe essere la vera chiave di volta della squadra.
Amauri 5: altra partita impalpabile per lui, che si ritrova solo e abbandonato in attacco, perciò non riesce mai a ricevere un pallone giocabile. Il momento del centravanti rispecchia quello della squadra e ormai ci sono poche parole da spendere o ragioni da trovare per spiegare questa situazione critica.

Inter - Juventus 2-1. Qualcuno getti la spugna.

Gen292010

Ultima partita di Ferrara? Ormai il destino di Ciro era ed è segnato, indipendentemente dal risultato di questa gara. Ma Inter - Juve è sempre stata più di una curiosità legata a questo o a quell’allenatore. Per la Juventus di quest’anno poi, vincere questa partita rappresenta la possibilità di trovare un percorso piuttosto favorevole per arrivare in finale di Coppa Italia (o Tim Cup), e poter in qualche modo “salvare la stagione“. Solo che Inter - Juve di oggi è come vedere Davide contro Golia, senza che Davide però abbia almeno la fionda per scagliare un sasso contro il gigante nemico. Insomma, un massacro.

Come al solito non si può cominciare il commento alla gara dalla disamina della formazione messa in campo da Ferrara. Le scelte dell’allenatore sono ormai obbligate da tempo, con la sola variante del modulo dove il nostro mister è sempre stato maestro di alternanza. L’idea iniziale di Ferrara non è male, considerato il momento: 4-4-2 a maggior solidità della squadra, con De Ceglie e Candreva sugli esterni ed i due corazzieri Felipe Melo - Sissoko in mezzo. Ovviamente il modulo prevede il sacrificio di Diego che deve fungere da seconda punta di fianco ad Amauri, in un ruolo che chiaramente non può essere suo e che lo porta di fatto a non aiutare il centravanti in nulla. Infatti i suoi movimenti in avanti non sono mai di profondità ma di manovra, come quello che al 10′ minuto porta in vantaggio in modo completamente occasionale la Juve: Diego si libera bene al limite dell’area e tira debolmente verso le gambe di Toldo, che colpevolmente lascia passare il tiro sotto lo stupore dei tifosi interisti e anche juventini: uno a zero Juve!

La partita si mette quindi sul binario del treno-Inter che inizia la sua corsa verso la rimonta, e la Juve a difendere il difendibile, alla bell e meglio, con affanno e con l’acqua alla gola come se fossero già nei minuti finali. Balotelli già dopo venti minuti prendi i fischi di tutti, dagli juventini che lo accusano (giustamente) di simulare colpi mortali ad ogni minimo contatto con l’avversario, e dai tifosi nerazzurri che lo punzecchiano per le sue giocate troppo precipitose e talvolta troppo superficiali.

Partita tecnicamente non bella in questa prima parte, che vive delle iniziative dei singoli più che su organizzazione di gioco che porta a delle azioni corali. Maicon è uno di quelli che accendono la gara quando accelera, e solo il suo egoismo permette alla Juve di non subire il pareggio, arrivando quasi sulla linea dell’out e sparando alto verso Buffon. Ma l’undici di Ferrara fa di tutto per complicarsi la vita nella difficoltà, regalando palloni con tutti gli uomini, anche con quelli solitamente più affidabili nel giocare la palla (Sissoko, Cannavaro, Chiellini, Buffon), e oltretutto le poche opportunità di contropiede non vengono sfruttate dai nostri, troppo impegnati a rallentare il ritmo di gioco più che a proporsi in azioni che possano portare al raddoppio. Curioso infatti il ritmo gara dei bianconeri, che trotterellano per il campo senza mai sapere cosa fare esattamente.

L’unica possibilità di pungere arriva da una ghiotta punizione al limite dell’area, letteralmente telefonata da Diego, con il tiro più facile e lento del mondo, che anche il Toldo di questa sera può facilmente parare. I nerazzurri invece spingono molto sopratutto nel finale, quando Felipe Melo intercetta con la mano in area di rigore un cross di Maicon, che avrebbe meritato il penalty da qui all’eternità. Grandi polemiche di tutto lo staff interista, che aspetta letteralemente la terna arbitrale alla fine del primo tempo per chiedere spiegazioni “inspiegabili”.

Secondo tempo con l’Inter che si butta a testa bassa nella partita, iniziando a macinare gioco, occasioni e conclusioni. Pandev e Sneijder fanno il tiro al bersaglio verso la porta difesa da Buffon e i bianconeri sono sempre sul punto di capitolare. Sembra incredibile come il momento del pareggio venga sempre rimandato per un niente, così come sembra quasi incredibile il palo colpito da Chiellini in anticipo su Lucio colpendo di testa su calcio d’angolo.

Mourinho toglie un po’ a sorpresa Cambiasso per Milito; il cambio sembra strano perchè il tecnico portoghese preferisce tenere in campo quattro difensori contro Amauri, e togliere un centrocampista poliedrico come l’argentino.

Buffon salva la rete su un forte tiro di Balotelli, mentre Felipe Melo si guadagna il giallo quotidiano che genera una pericolosa punizione dal limite dell’area. La barriera è folta, e il tiro di Sneijder si infrange su di essa, spiazzando Buffon e mettendo in condizioni Lucio di anticipare Chiellini e spingere il pallone in gol. Pareggio interista.

Anche Cannavaro viene ammonito per aver allontanato il pallone (uno di quelle ammonizioni a cui io riserverei una multa esorbitante al giocatore, se fossi un dirigente juventino), mentre Candreva fa un buon tiro dalla distanza che conclude di fatto la gara della Juve in avanti. L’Inter invece sembra aver appena cominciato, come un diesel che si scalda lentamente e che poi prende a viaggiare a pieno regime. Milito para su Buffon, mentre Chiellini rischia più volte il secondo giallo. Gigi chiude ancora la saracinesca sulla seconda punizione deviata, ma non può nulla in occasione del tiro di Thiago Motta che riesce a respingere ma non a contenere, tanto che irrompe il liberissimo Balotelli a ribadire in rete al 44′ minuto del secondo tempo. Come contro la Roma.

Disperato cambio di Ferrara che mette Paolucci per De Ceglie, ma questo ovviamente è solo per la cronaca. La Juve è stata la solita squadra, che perde anche in modo sfortunato dopo che per tutta la partita non ha fatto quasi nulla per vincere. Persino Mourinho a fine gara si risparmia qualsiasi frecciata contro i “nemici” (pur avendo argomenti di discussione stasera), difendendo a spada tratta Ferrara e dicendo che la Juve ha giocato in modo ben organizzato.

Con Moggi eravamo diventati antipatici e odiati, con Blanc stiamo simpatici pure a Mourinho. E questa la dice lunga.

Le pagelle di Juventus - Napoli.

Gen142010

Manninger 6: risponde “presente” quando viene chiamato in causa, perciò la sua porta rimane inviolata. Fortunato sulla traversa di Hamsik.
Grosso 5: gioca un primo tempo molto opaco, non spingendo sulla sua fascia di competenza e privando l’attacco bianconero di buone soluzioni in avanti. Viene sostituito nell’intervallo, per infortunio e forse anche per demerito.
Grygera 6: inizia con grande affanno su Zuniga, probabilmente anche perché schierato dall’altra parte rispetto al suo ruolo abituale, poi però prende le misure agli attaccanti napoletani e il muro bianconero regge.
Legrottaglie 6: partita di ordinaria amministrazione per lui, che appare sicuro e preciso negli interventi che lo vedono protagonista. Qualche piccola sbavatura che non causa nessun grosso problema.
Chiellini 7: il suo peso al centro della difesa si sente, infatti è principalmente merito suo se il Napoli non passa, poiché giorgione si rende protagonista di ottime chiusure e dove c’è da mettere una pezza lui c’è sempre. È una sicurezza per tutti i compagni e sicuramente il giocatore più in forma della squadra.
Caceres 7: il suo ritorno, dà vitalità alla fascia destra, infatti le azioni più pericolose della squadra arrivano dalla sua parte e quando i palloni arrivano al centro dell’area diventa tutto più facile. La sua grande spinta permette alla manovra bianconera di fare un salto di qualità.
Zebina n.g.: rientra in campo per pochi minuti.
Felipe Melo 6,5: è giusto criticarlo quando sbaglia, ma è anche giusto lodarlo quando lo merita, infatti in questo frangente è apparso molto concentrato e decisivo con la sua azione di filtro davanti alla difesa. Si è dimostrato grintoso e determinato in ogni zona del campo, spingendosi anche in avanti e creando pericoli alla difesa azzurra.
Salihamidzic 6: svolge il suo compito con estrema diligenza ed è sempre un fattore in mezzo al campo per la sua puntualità negli interventi e la sua grinta che infonde anche ai compagni.
De Ceglie 6,5: si comporta bene nel rombo di centrocampo, inserendosi correttamente tra le maglie della difesa azzurra. Partecipa ottimamente alla manovra contribuendo alla sua fluidità. Da rivedere con più frequenza.
Diego 7,5: è sembrato un altro giocatore rispetto alle ultime uscite, infatti è stato pimpante e tonico per tutto il corso dell’incontro, in crescendo sopratutto nel secondo tempo dove colpisce il palo e si procura il rigore del 2 a 0. Se il giocatore brasiliano gira, funziona anche tutto il resto della squadra e la netta vittoria ne è la testimonianza. Il fantasista si prende la soddisfazione di siglare il primo gol dell’incontro, che funge da importante iniezione di fiducia per il suo morale. I tifosi si augurano che Diego resti questo per tutto il resto della stagione. Ottima la convivenza con Del Piero.
Del Piero 7,5: Alex sembra tornato quello di una volta e quando il capitano è in gran forma, la squadra gira a mille. I campioni si vedono nei momenti difficili e il numero 10 risponde sempre presente, infatti al primo incontro stagionale da titolare firma una prestazione maiuscola condita da due gol e una rete annullata, oltre a una serie di preziose giocate che permettono alla manovra bianconera di fluire liscia e armonica. Con Diego possono fare grandi cose. 
Amauri 6: con l’aiuto di Diego e Del Piero, non deve reggere da solo il peso del reparto offensivo, perciò ha più libertà di muoversi e possibilità di colpire. Non va in gol, ma appare comunque tonico e con una gran voglia di mettersi in mostra. Anche da parte sua una prova confortante per il proseguo della stagione e per cercare di uscire da questo periodo difficile.
Immobile n.g.: solo qualche minuto per lui.

Juventus - Napoli 3-0. Next stop Milano….

Gen132010

 

 

 

 

 

 

 

Il consiglio di amministrazione della Juventus ha rinnovato prima della gara la fiducia al presidente Blanc, che a sua volta ha confermato Ciro Ferrara alla guida della squadra. E’ un po’ diverso dal dire che il CDA ha confermato l’allenatore dei bianconeri. Dal momento che Blanc è (l’unico) convinto della sua scelta, il consiglio avrebbe dovuto sfiduciare il presidente e la Famiglia (leggasi Agnelli) che lo ha investito di ampi poteri, creando di fatto il caos più totale. La fiducia è quindi una sorta di “atto dovuto” rispetto ad una situazione contingente che solo John Elkann può cambiare.

Pertanto, tutto come prima, con la solita palpabile “ansia da prestazione”, e il solito terrore di giocare la partita. Infatto, quello che parte forte è il Napoli, tanto che dopo tre minuti si sentono già i primi fischi per qualche passaggio sbagliato e per la supremazia territoriale degli azzurri nella nostra metà campo. Al 5′ il Napoli ha già tirato due volte verso la porta difesa da Manninger, mettendo i brividi a tutti i tifosi juventini che intravedono le basi di un’ennesima disfatta, tanto che sulle tribune la parte idiota del tifo bianconero inizia a dare dimostrazione della sua “forza”: esplosione di petardi e bengala, lancio di fumogeni, incendio di carta e seggiolini…. nonchè nella rievocazione canora delle hit più gettonate, inneggiando a Pavel Nedved, insultando Cannavaro, e cantando in favore della morte di Balotelli. Niente male come “sciopero del tifo”, che doveva solo lasciare il vuoto nelle curve ed accogliere con un “assordante” silenzio la lettura delle formazioni.

La Juve nel suo disordine tattico e nella sua disorganizzazione di gioco riesce comunque a non prendere gol, e il Napoli inspiegabilmente molla la presa. Forse la squadra di Mazzarri si spaventa un po’ per il gol annullato ai bianconeri per fuorigioco di Del Piero, tant’è che le squadre proseguono col fronteggiarsi in modo molto blando e poco convinto. La Juve sblocca il risultato al 24′, quando Diego riesce a schiacciare in porta una corta respinta della difesa napoletana: uno a zero per i bianconeri! Grandi polemiche per la rete del brasiliano, “viziata” da un “infortunio” di Datolo, rimasto a terra mentre l’azione proseguiva. Proteste davvero inspiegabili, visto che si parla sempre di regole poco chiare nel modo del calcio, ma quando queste ci sono si vorrebbe non rispettarle! Il gioco DEVE essere fermato dall’arbitro! E pensare che c’è persino chi perde la testa per una norma che è convinto non sia così: Contini calpesta letteralemnte e volontariamente la testa di Del Piero a terra! Un comportamento da espulsione…. a vita!

E’ proprio Alex a controllare bene un pallone in area, ma sciupa tutto con un tiro debole e centrale che avrebbe dovuto avere sorte migliore. Finisce il primo tempo con davvero poche occasioni da entrambe le parti. Secondo tempo invece più spumeggiante, grazie anche all’intraprendenza del Napoli costretto a dover ribaltare il risultato. Ferrara lascia Grosso negli spogliatoi, mettendo Grygera sulla corsia di sinistra (molto probabilmente non un cambio tattico per evidenti motivi), che lascia subito vedere i suoi limiti su Zuniga, che nei primi minuti è un miracolo se non la mette due volte nel sacco.

Alex cerca il supergol di tacco, ma è un po’ troppo. Nel Napoli iniziano ad entrare i “big” (dentro Hamsik) e gli azzurri iniziano a guadagnare campo e anche qualche occasione importante: Cigarini invoca un calcio di rigore per un tocco di mano di Felipe Melo in area di rigore, e anche qui, indipendentemente dalla volontarietà, le regole sono chiare. Bel tiro di De Ceglie ribattuto dal portiere, ma è Diego ad andare più vicino al raddoppio colpendo il palo a portiere battuto. Adesso è un piacevole botta e risposta che diverte il pubblico di entrambe le parti. Hamsik risponde al palo di Diego con una botta dalla lunga distanza che fa tremare la traversa.

Mazzarri tenta anche la carta Quagliarella, ma subito dopo è Del Piero a portare a due le reti juventine! Cross di Caceres dalla destra, che viene raccolto da Alex che batte a rete a colpo sicuro. Lingua? Maglia tolta? Il capitano non sa come esultare e si accontenta di un bel “porca p……” liberatorio, visto che si tratta del primo gol stagionale dopo tanta panchina.

Si prepara Zebina (toh, chi si rivede..) ad entrare per Caceres che ha qualche problema muscolare, ma non c’è tempo di intimorirsi per qualche “zebinata”, che subito arriva il terzo gol della Juve: scatto di Diego che dalla trequarti arriva in area e subisce l’intervento di Contini che causa il calcio di rigore e finisce sotto la doccia per somma di ammonizioni. Diego cede la battuta a Del Piero che batte in modo imparabile: tre a zero e doppietta di Alex!

Partita finita e vittoria meritata anche se non convincente fino in fondo. Il Napoli privo di Hamsik e Quagliarella non può essere paragonato alla squadra che ci equivale nella classifica del campionato. Gli stimoli erano profondi, ma la reazione e l’approccio alla gara non è stato ancora quello adatto. Non si sono visti progressi dal punto di vista tattico o organizzativo, oppure la furia agonistica che può sopperire a molte carenze. D’altro canto questi aspetti non si migliorano a distanza di tre giorni o di una partita, e forse nemmeno il ritorno al mercato (annunciato ufficialmente nella giornata di oggi), potrà cambiare radicalmente le sorti di questa stagione. I partenopei ci hanno dato una grossa mano a giocare rinunciando alle sue punte di diamante, ma diciamo che almeno in questa occasione siamo riusciti a concretizzare le nostre occasioni.

Per riassumere, il gioco non salva Ferrara, ma tre gol si!

Juventus - Lazio 1-2. Fischi per tutti.

Apr232009

 

 

 

 

 

 

 

Avevamo tanto criticato lo spettacolo offerto da Juve e Inter nella partita più importante dell’anno (almeno per noi), ma finchè la Juve non si è trovata sotto di due gol (e quindi obbligata a riversarsi totalmente in avanti per portare almeno a casa la pelle dalle grinfie dei propri tifosi), si è assistito ad uno spettacolo ben peggiore. La Lazio che aveva dalla sua il risultato utile dell’andata, e che trovandosi a giocare fuori casa, per di più con una Juve “ferita” nell’orgoglio, avrebbe dovuto pensarci due volte prima di passare la metà campo, ha dominato la Juventus per quasi tutto il primo tempo, attirandosi i fischi dei tifosi bianconeri ancor prima che la qualificazione fosse compromessa. Che dire poi di Ranieri e di tutte le sue formazioni sempre diverse…. stavolta non c’ha azzeccato nulla. Gli innesti di De Ceglie, Mellberg, Ariaudo, Giovinco e Trezeguet hanno cambiato solamente gli interpreti di un copione ultimamente sempre uguale.

Uguale come tutti gli inizi juventini, quindi con la Vecchia Signora ad aspettare l’avversario con la coda tra le gambe, con la paura di chissà quale imbattibile compagine. Ma quando una squadra è convinta dei propri mezzi e gioca con determinazione sembra sempre più forte di quella che non si batte. Così è la Lazio, che vuole passare il turno dimostrando di scendere in campo per fare la partita, mentre la Juve cerca di esprimersi solo in contropiede, e nemmeno in modo efficace. Dopo circa 15 minuti l’unica nota di merito è un giallo a Marchisio… ma se vogliamo essere generosi nel contare le “occasioni” di questa partita, possiamo annotare una girata a lato di Zarate nella nostra area, un’incursione di Mellberg che quasi colpisce la palla di testa su calcio d’angolo, Giovinco che procura un giallo a Matuzalem per fallo sulla trequarti, e una combinazione Iaquinta - Trezeguet conclusa dal francese con un forte tiro angolato, parato dal portiere laziale.

Oltre a questa sequela degna di un film horror, troviamo “solo” il gol della Lazio. Anche se questo a dire il vero è quasi da cineteca: Zarate ferma un buon pallone sui 30 metri, e da posizione piuttosto centrale mira esattamente l’incrocio. Tiro non forte ma angolato quanto basta per non far arrivare Buffon. Lazio meritatamente in vantaggio e tutti negli spogliatoi a schiarirsi le idee.

Ranieri nell’intervallo si ravvede e cerca di cambiare il ritmo sulle fasce, quelle che aveva cercato di “stimolare” invertendo gli esterni nel primo tempo. Dentro Camoranesi e Nedved (tatticamente la stessa disposizione se non addirittura più difensiva), e fuori Marchionni e Giovinco. Il tempo di vedere Trezeguet che colpisce bene di testa rischiando di segnare (bella la parata di Muslera), ed ecco che la Lazio raddoppia; stavolta è un tiro da fuori area di Kolarov che rimpallando sul polpaccio di Grygera fa nascere una traiettoria imparabile per Buffon. Dalle bestemmie che si leggono sul labiale del portierone si capisce quanto la Juve sia stata sfortunata oltre tutto.

E’ qui che appunto la Juve per salvarsi le ossa (dai tifosi) deve reagire. Iaquinta prima di essere sostituito gira di testa una palla che sfiora il palo. Entra Del Piero per Vincenzo, ma a ben guardare sarebbe dovuto uscire Trezeguet. Probabilmente in questo frangente Ranieri ha preferito tenere in campo tutta la vecchia Juve, giocando di fatto con Camoranesi, Nedved, Del Piero e Trzeguet in avanti. La Juve in campo rispecchia la situazione attuale dei suoi giocatori: grande classe ma grande decadimento. Alex segna subito un bel gol, e Pavel di testa mette la sfera sul palo, ma il decadimento si vede in Camoranesi, che rovina la partita con l’ennesima espulsione per somma di ammonizioni (una per fallo, l’altra per protesta, nel giro di 10 secondi), chiudendo nel peggiore dei modi il discorso Coppa Italia.

E come ogni fallimento che si rispetti arrivano tanti, fragorosi e sonori fischi. Quei fischi che i tifosi juventini non risparmiano a nessuno: giovani e senatori, dirigenti o allenatore. Persino le nostre azioni in attacco vengonoo accompagnate da fischi costanti. Fischi e cori, mentre la partita era ancora in gioco, ma la gente già lasciava gli spalti.

Arrivederci Campionato, arrivederci Champions, arrivederci … Roma.

Lazio - Juventus 2-1. Quando Mourinho porta sfiga.

Mar42009

Per raccontare questa partita ci vorrebbero 90 minuti, da tante azioni ci sono state. Una partita tutt’altro che prevedibile, a dispetto di un certo allenatore dell’Inter che si diceva già sicuro di sapere che la Juve avrebbe vinto e con qualche regalo arbitrale. Tutto al contrario. La sconfitta c’è stata e il nervosismo di Ranieri a fine gara è stato molto palpabile. Ma andiamo con ordine.

Formazione con Manninger a dare il cambio a Buffon, davanti a lui la linea Grygera, Mellberg, Chiellini e Molinaro, a centrocampo Marchionni, Sissoko, Tiago e Nedved, in attacco Iaquinta e Amauri. I bianconeri stavolta partono davvero bene, imponendo un buon ritmo e mostrando che la Coppa Italia non è un obiettivo secondario. Iaquinta subitissimo potrebbe regalarci il vantaggio con un movimento ad anticipare su un’ottima “palla veloce” di Marchionni, ma la sfera finisce a lato di un niente. La squadra gioca bene perchè l’iniziativa e lo spirito sono ben diversi da quelli mostrati in avvio col Chelsea. Quello che sopratutto cambia è la voglia di giocare la palla, di farla girare con intelligenza, per non lasciare il tempo agli avversari di organizzarsi e nel frattempo di farli correre di più.

Paura per Amauri dopo soli 10 minuti, quando si avvicina alla panchina per delle cure al ginocchio; fortunatamente riprenderà a giocare. La partita è spumeggiante ma deve ancora decollare; una buona azione Tiago - Nedved - Iaquinta (con tiro parato di quest’ultimo) è un buon trampolino di lancio. A Vincenzo risponde Rocchi, che da gran campione qual è non si fa pregare quando ha l’occasione di girare al volo in area (tiro fortunatamente debole e centrale). Dal canto suo, Iaquinta da gran campione di cartellini gialli qual è, non si fa pregare quando gli capita l’occasione per fare uno stupido fallo a centrocampo e beccarsi l’ammonizione. Ricordate la sua espulsione per doppio giallo col Catania?

La piovra Sissoko ruba palla nella trequarti laziale smistando per Tiago, assist favoloso dentro l’area per Iaquinta che trafigge in uscita Muslera. Il gol della Juve è regolare ma viene annullato per fuorigioco (capito Mourinho?). La Lazio nonostante subisca l’iniziativa bianconera riesce comunque a rispondere colpo su colpo: il tiro di Matuzalem viene fortunatamente deviato. Per un giocatore che dimostra la sua evoluzione, un altro mostra la sua involuzione: Tiago smista molti palloni e si sacrifica con ottimi risultati, Iaquinta deve capire che il gioco del calcio si basa anche sul saper controllare la palla. Rocchi invece conferma tutte le sue qualità: basta vedere i suoi movimenti senza palla per capiere quanto sia forte questo giocatore.

Cross di Molinaro messo fuori molto male dalla difesa biancoazzurra, arriva sulla respinta Marchionni la cui conclusione è deviata in porta da un difensore. Stavolta il gol è convalidato: 1a 0 per la Juventus. Rocchi non interrompe la sua attrazione verso la nostra porta, liberandosi di Mellberg e calciando a rete: Manninger fa il Buffon. Dopo Iaquinta e Grygera arriva anche il giallo per Sissoko (un altro immancabile socio del Club) che salterà così il ritorno a Torino. Ledsma da lontano cerca di trasformare una punizione, ma ancora Manninger fa un lavoro strepitoso. Altro brivido Lazio con Grygera tagliato fuori da un lancio in profondità (come era già successo altre volte in passato) e Rocchi che si trova da solo in area, ma l’altruismo di questo ragazzo lo porta a cercare un compagno e a sbagliare la misura del passaggio. Alla termine dei primi 45 minuti le squadre vanno a riposo con un vantaggio meritato della Juventus.

Nel secondo tempo Delio Rossi inverte gli esterni da subito, tentando di cambiare le carte in tavola e di dare la scossa alla sua squadra. Mossa azzeccata visto che nella seconda parte della gara sarà quasi soltanto Lazio. E’ sempre Rocchi l’anima e il cuore dei nostri avversari; stavolta in anticipo sui nostri due centrali non riesce a centrare la porta da posizione molto ravvicinata. Il ritmo è sempre alto come nel primo tempo, e Ranieri decide di mettere forze fresche: dentro Marchisio per Sissoko (già ammonito). Ma la Lazio continua a premere e noi abbiamo un passo inferiore. Pandev pareggia i conti girando nella nostra porta una palla rimasta in area dopo la precedente conclusione di Lichsteiner parata miracolosamente ancora da Manninger.

La Juve ha una timida reazione, portando Amauri al tiro dal limite dell’area, ma il pallone viene ribattuto facilmente. Da qui in poi solo Lazio. Manninger si esibisce nell’unico tipo di parata che non ha ancora fatto alzando un tiro di Foggia sulla traversa. Ranieri sostituisce Tiago con Poulsen… un cambio che sa di poco anche se per il tecnico sa di Maginot. Traversa di Foggia su punizione. I bianconeri appaiono confusi: da una parte avrebbero l’occasione e gli spazi per far male in contropiede (avendo anche gli uomini veloci in avanti per poterlo fare), dall’altra il nostro allenatore si sbraccia per rallentare il gioco e tenere la palla…. La squadra di Delio Rossi ringrazia per potersi dedicare solamente alla nostra metà campo, e così, dopo i gialli a Chiellini e Marchisio ci tocca anche subire il raddoppio laziale: Pandev lancia Rocchi che vince di velocità e potenza il duello con Chiellini (mica uno qualsiasi) riuscendo a battere in gol.

Entra Trezeguet per Amauri. Altro cambio a mio parere discutibile visto che Iaquinta era ammonito e che la coppia Trezeguet - Amauri offre di gran lunga più garanzie rispetto a Trezeguet - Iaquinta. E poi, dopo aver tolto Tiago chi darà i palloni alle punte?? Infatti nessuna delle punte toccherà palla se non per giocarla all’indietro, dimostrando così che le sostituzioni di Ranieri non solo hanno tolto fiducia alla squadra, ma hanno praticamente isolato ancora di più i reparti, senza dare la possibilità alla squadra di avere una propria identità e di uscire dalla morsa biancoazzurra con qualche iniziativa pericolosa.

Di fatto le nostre punte non hanno combinato nulla se togliamo un paio di azioni di Iaquinta nei primi minuti (tra cui il gol annullato). E nel bel mezzo della stagione, vedere che ancora non si sono ancora trovate soluzioni di gioco per servire le nostre punte in modo efficace, fa veramente sperare poco nel futuro.

Se come è vero le due squadre stasera si sono divise i due tempi (primo tempo Juve, secondo Lazio), si potrebbe pensare in prima battuta che un pareggio sarebbe stato più giusto. In realtà, mentre nel primo tempo di supremazia bianconera la Lazio riusciva comunque ad esprimere un suo gioco in attacco e a far concludere diverse volte le sue punte, nel secondo tempo la squadra romana non ha quasi mai fatto fatto passare la metà campo ai nostri, veramente schiacciati anche dal punto di vista atletico.

E per fortuna che in settimana il Professor Capanna (responsabile della preparazione fisica dei bianconeri) aveva dichiarato: “La Juve correrà sempre più forte“. All’indietro? 

Juventus - Napoli 4-3. La lotteria premia la Juve.

Feb52009

 

 

 

 

 

 

 

L’equilibrio perfetto è quando due forze uguali si contrappongono. Juventus e Napoli sono state lì lì per vincere o per capitolare, fino all’ultimo rigore. Poteva essere un commento all’ennesima sconfitta e invece l’approdo alla semifinale di Coppa Italia ci dà l’emozione di un ”traguardino” che speriamo sia di buon auspicio per altre conquiste più importanti. Di sicuro la Juve ha giocato meglio nel finale, e questo può dimostrare la tendenza a tener duro fino alla fine, ma il fatto di non tenere mai in mano la partita (anche in altri incontri), è un aspetto che deve far preoccupare e riflettere.

Squadra assolutamente inedita con la difesa composta da Grygera, Mellberg, Legrottaglie e De Ceglie; centrocampo con Marchionni, Poulsen, Sissoko, e Giovinco; in attacco Del Piero e Iaquinta. Due punte e mezza quindi, con Poulsen che rientra dal primo minuto e De Ceglie che arretra la sua posizione abituale. Potrebbe essere una formazione incisiva, con Iaquinta che dà profondità, mentre Giovinco, Del Piero e Marchionni sono delegati alla fantasia. Invece proprio nel gioco “arretrato” si fatica parecchio. Le azioni della prima parte della gara sono molto spezzerttate, poichè entrambe le formazioni non riescono a sviluppare una manovra fluida preferendo la frenesia e l’aggressività. Oltretutto Iaquinta non facilita l’inserimento dei centrocampisti, perchè non fa mai il lavoro di sponda o di “venir incontro” alla palla. Ciò costringe la Juve a giocare sulle fasce (e sarebbe un’ottima cosa!) se non fosse che i pochi cross che ne escono fanno letteralmente ridere.

Si fa presto a scoprire la tattica del Napoli: nei minuti pari adotta il contropiede, e nei minuti dispari anche. Ma il gioco del Napoli non è un insulto al calcio, cerca di sfruttare al meglio le carenze della nostra difesa e lanciare negli spazi i suoi bravissimi attaccanti. Proprio per evitare una pericolosissima ripartenza, De Ceglie si immola con un intervento bellissimo in scivolata, rimediando però una contusione alla cassa toracica che lo costringerà ad uscire in barella lasciando il posto a Molinaro. Nessuno tra i medici delle Molinette si scandalizza più quando vede un giocatore della Juve arrivare, ma forse in questo caso il giocatore ha fatto preoccupare un po’ tutti. Per lui solo una forte botta.

Giovinco, che resta spesso fuori dal gioco, guadagna una buona punizione dal limite che Del Piero manda sulla barriera. Poco dopo, sempre Alex che entra in area dalla destra e scarica per Marchionni, il cui tiro viene contrato da un difensore. Giovinco capisce che stando sulla fascia non è determinante, così prova ad accentrarsi e svariare, cambiando addirittura fascia; il risultato è che la squadra cambia volto quando lui è in mezzo. Il suo gioco è veloce e imprevedibile, sempre con palla a terra incollata ai piedi. E’ uno spettacolo vedere che finalmente Del Piero può parlare la stessa lingua con qualcuno che gli sta di fianco. Per tutta risposta Ranieri (che evidentemente si sentiva escluso da questo dialogo), ricorda a Giovinco che l’ha schierato per fare l’ala, e quindi che deve rimanere esterno. Fate voi. Così quando il Napoli si chiude non ci sono idee.  

Il secondo tempo inizia con maggior piglio per entrambe le squadre, ma il tema è sempre quello. La Juve rischia molto nelle ripartenze e il Napoli reclama anche un calcio di rigore, ma il contatto tra Lavezzi e Molinaro è troppo leggero per anche nel campionato dei pulcini. Entra finalmente Trezeguet per Iaquinta (facendo crescere il rammarico dell’affare sfumato con lo Zenit), e anche se dal punto di vista della sostanza non cambia nulla, per lo meno sai che il francese gioca così e non ti stai nemmeno a preoccupare. Giovinco in questa fase sembra l’unico ad inventare qualcosa e prima di essere sostituito (appunto….), inventa un passaggio filtrante per Marchionni che entra in area e mette in mezzo per Del Piero solissimo davanti alla porta napoletana: Alex sfortunatamente scivola ancor prima di calciare, mentre stava già tirando fuori la linguaccia. Entra quindi Nedved al posto di Sebastian, dando più peso al centrocampo ma togliendo di fatto velocità e fantasia. Forse mettendo Nedved centrale al posto di Poulsen sarebbe stato meglio. Il ceco in mezzo al campo è un mio pallino da quando l’ho visto ricoprire questo ruolo quel paio di volte per necessità. E più passa il tempo (e più lui diventa lento), e più mi convinco che quella dovrebbe essere la sua posizione. Anche perchè, dicendola tutta, in queste partite il cambio passo dovrebbe arrivare dal mezzo. Poulsen? Sapete quando l’allenatore all’inizio ti dice di “giocar facile” per prendere confidenza con la squadra? Ecco, lui lo sta facendo tuttora. E alla lettera.

Bruttissimo (o bellissimo) contropiede del Napoli che arriva dentro la nostra area: Grygera, che si era fatto tagliar fuori come spesso gli succede ultimamente, riesce a recuperare facendo un intervento tanto bello quanto pulito. Bravo Legrottaglie ad aspettare l’arrivo del suo compagno e a non fare la diagonale scoprendo la posizione centrale come nelle due azioni cagliaritane di domenica. Ma Grygera, che è un grande campione, vuol far vedere che il recupero non è stata una coincidenza, offrendo un’altra occasione agli azzurri; Zalayeta tira fuori. Il Napoli capisce che la generosità della Juve è grande e cerca di approfittarne. Terza azione da gol, stavolta con due attaccanti che guardano la palla attraversare tutto lo specchio della porta a tre metri di distanza. Clamoroso. I bianconeri sono stanchi e si vede. Fine secondo tempo.

Giusto il tempo di digerire il gatorade che Sissoko lo brucia tutto in un paio di recuperi a modo suo; da uno di questi, Nedved spara un tiro che viene ribattuto dal portiere del Napoli, si avventa Del Piero a colpo sicuro ma il suo tiro è anch’esso ribattuto dall’avvento di un difendente. Quando più si vedeva che i nostri fossero undici zombie in campo, ecco che invece iniziano ad uscire alla distanza. Del Piero è l’anima, Sissoko il combattente e Molinaro il maratoneta. Quanto ha corso Molinaro in questa partita… veramente instancabile. Vedendolo sul campo non si può fare a meno di capire quale sia il suo sport preferito: sbagliare i cross. Fine tempi supplementari.

Lotteria dei calci di rigore: estratti sulla ruota di Torino: Del Piero, Trezeguet, Nedved, Marchionni, Sissoko, Legrottaglie. A questo punto mio padre esce con un’affermazione illuminante: “Adesso chi è più capace a tirare i rigori vince”. Come non dargli torto…

Ecco la sequenza completa che ci porta alla vittoria: Del Piero, gol; Hamsik, gol. Trezeguet, gol; Bogliacino, gol. Nedved, parato; Denis, gol. Marchionni, gol; Lavezzi, parato. Sissoko, fuori; Contini, fuori. Legrottalgie, gol; Gargano, fuori.   

Tutti a letto, domani si lavora.

Juventus - Catania 3-0. Tiro al bersaglio.

Gen152009

Marchionni, Giovinco e Del Piero, questi i marcatori del rotondo risultato nei confronti dell’Oratorio Catanese, schierato in sostituzione della squadra siciliana rimasta al sud per paura del freddo. L’arbitro Banti, più volte tentato a fischiare la fine anticipata per manifesta superiorità juventina, è stato invitato dai suoi assistenti a proseguire la direzione del match fino al novantesimo, pena il mancato pagamento della trasferta da parte dell’AIA. Scherzi a parte, non mi ricordo una partita recente di così ampia e netta superiorità, con il Catania privo di spirito agonistico, venuto a Torino solamente per far presenza.

Si inizia con una sorpresa: la formazione di Ranieri è tutt’altro che priva di campioni: la solita difesa, con Ariaudo e De Ceglie al posto di Chiellini e Molinaro, con a centrocampo Zanetti nel ruolo di Marchisio e Giovinco come vice Nedved; in avanti i soliti due. E da qui già si capisce l’impronta che il mister vuole dare alla gara. La Juve parte forte e iniziano a fioccare subito le occasioni; i tre davanti si intendono a meraviglia, e così faranno per tutto l’incontro. Da una discesa sul fondo di De Ceglie nasce il primo gol della Juve: cross del valdostano, testa di Del Piero, irrompe Marchionni sulla respinta-papera del portiere e insacca. Un gol “da manuale” per come è stato preparato, dicesa fino alla linea di fondo e tanta gente in area ad aspettare il pallone; una rarità se consideriamo che molto spesso i cross arrivano dalla trequarti e il solo Amauri deve saltare in mezzo a due o tre difensori.

Marchionni merita ampiamente il gol segnato, non tanto riferendosi alla partita di ieri (che era appena iniziata al momento della sua rete), ma per tutto quello che ha dato in questi mesi alla squadra senza far rimpiangere uno come Camoranesi. Parliamo di umiltà, di corsa, ma anche di tecnica e di tanti assist ai compagni, sempre in punta dei piedi, consapevole del suo ruolo di “secondo”. La sua posizione in campo ieri sera è stata molto particolare agli occhi dei più attenti; partendo dalla solita fascia destra, si è trovato più volte a svariare verso il centro e addirittura a sinistra. Questo perchè quando Giovinco avanzava, si creava di fatto uno schieramento a 3 davanti, con Del Piero che scalava dal centro-sinistra verso il mezzo (lasciando posto a Sebastian), e Amauri che andava ad agire sul lato destro con Marchionni che arretrava leggermente alle spalle degli attaccanti, in posizione quasi da rifinitore. Con questi quattro giocatori che continuamente si intercambiavano, si sovrapponevano, si alternavano nell’azione, non c’erano veramente punti di riferimento per i catanesi, più che mai frastornati da movimenti tanto fantasiosi.

Di fatto, i bianconeri fanno ciò che vogliono e dopo il vantaggio iniziano a giocare “sulle uova”, come si suol dire. La squadra perde mordente e le tante occasioni non vengono sfruttate a dovere. Amauri è bravo nella gestione e difesa della palla, ma sotto porta non ha la freddezza e l’infallibilità di Trezeguet; il francese avrebbe fatto almeno tre gol nel primo tempo. Si va quindi al riposo soltanto con un gol di vantaggio. Ma nella ripresa, dopo che Ranieri nell’intervallo avrà fatto notare che contro l’Oratorio Catania si poteva chiudere il discorso qualificazione, la Juve ricomincia l’assalto. Uno-due Giovinco-Del Piero e la palla finisce ancora in gol. Altro cross di Marchionni dalla linea di fondo e Del Piero arpiona il pallone in area e girandosi su se stesso lascia partire un tiro che non dà scampo al portiere avversario: siamo a tre.

Il fatto che i cross più importanti partano dal fondo non è un caso. La Juve ha un potenziale d’attacco enorme, e ha diversi giocatori che possono saltare l’uomo e creare superiorità numerica, ma questa potenzialità si riduce del 50% quando gente come Del Piero, Giovinco, Marchionni e Amauri vengono serviti spalle alla porta. Ecco perchè è importante che ci sia l’intraprendenza nel saltare l’uomo sulla fascia per cercare di andare sul fondo. In questo modo gli attaccanti ricevono il cross frontalmente alla porta, al contrario dei difensori che si troverebbero nella posizione a loro meno congeniale. Queste cose si insegnano di solito nelle scuole calcio e talvolta pare molto strano come certi professionisti possano non farne tesoro.

Nel finale, spazio al giovane Esposito, a Poulsen e qualche minuto di rodaggio per Mellberg in vista di domenica con la Lazio. Amauri e Del Piero in campo fino alla fine, scelta secondo me discutibile, visto il risultato acquisito e la possibilità di farli rifiatare o di preservarli dagli infortuni. Ancora una buona gara di Ariaudo, mentre per Buffon rientro inoperoso. Da Torino è tutto, linea allo studio.