Categoria: Nazionale

Qualcosa di azzurro.

feb112011

Nell’attesa del derby d’Italia, questa è stata anche la settimana delle nazionali. Una settimana che ha sorriso ai colori azzurri, dopo davvero tanto tempo. Non accadeva da molto, infatti, che, sia a livello di under 21, ma soprattutto a livello di nazionale maggiore, l’Italia non si sentisse sullo stesso piano delle grandi squadre europee e mondiali, e che non vivesse i complessi della propria inferiorità. La crisi del calcio italiano non è certamente finita, ma comunque è in atto un importante progetto di rinnovamento; si sta cercandando di dare più fiducia possibile ai giovani, valorizzandoli sul campo. Se questo percorso non darà i suoi frutti nei prossimi anni, le cause del fallimento non saranno comunque né dell’allenatore, né dei giocatori stessi, ma semplicemente di un sistema di calcio italiano ancora troppo arretrato, che non dà fiducia alle nuove leve e non dà loro la possibilità di esprimersi nel tempo. Passi da gigante, comunque, dopo il punto più basso toccato la scorsa estate, si sono visti: la squadra quantomeno c’è, è giovane, ha una grande forza di volontà, e comincia a mostrare un minimo di gioco. Prandelli ha iniziato quel processo di rinnovamento che Lippi aveva rimandato, pagandone le conseguenze, e sta ottenendo soddisfacenti risultati: il talento infatti in Italia non cesserà mai di esistere, e le difficoltà sono dovute al fatto che siamo in una fase di transizione, tra la fine di un ciclo e l’inizio di un altro.

Questa settimana è iniziata col piede giusto, grazie alla under 21 (da sempre tra le più forti in assoluto) dei 90’ e dei 91’; non solo ha tenuto testa all’Inghilterra degli 88’ e 89’ (nonché una delle nazionali più forti al momento), ma è riuscita addirittura a vincere nel modo che più dà fastidio agli inglesi: all’italiana. Ecco perché il successo della squadra di Ferrara vale davvero tanto, anche se si tratta solo di un’amichevole. Pur non avendo giocatori di grande esperienza, o affermati, o dal talento già confermato, la squadra ha mostrato capacità di soffrire, grande compattezza e, soprattutto, grande cinismo. E’ questa la nazionale di Pinsoglio, primavera Juventus (portiere dai grandi riflessi, ora titolare in C), di Santon (capitano e giocatore con più esperienza, viste anche le presenze in Champions con l’Inter), di Camporese (titolare nella Fiorentina), di Soriano, D’Alessandro e Fabbrini (talenti della serie B), ma soprattutto di Checco Macheda e di Niccolò Giannetti (bomber della primavera juventina con qualche presenza anche con la squadra grande in questa stagione).

A conferma della tradizione, c’è molta Juve in quest’under, considerando anche il ct Ciro Ferrara, così come c’è sempre molta Juve anche nella nazionale maggiore, ieri capace addirittura di vedersela alla pari con una delle nazionali più forti del momento: la Germania di Joachim Loew. Vedere l’Italia allo stesso livello dei tedeschi non è mai stata una sorpresa, ma, considerando la crisi attuale del calcio italiano, or ora rappresenta una novità e motivo di soddisfazione. I teutonici, anch’essi costretti ad avere a che fare con molti “anzianotti” prima dei mondiali, hanno deciso di ricominciare daccapo, facendo affidamento su gente giovane, di grande talento, multietnica (tanti sono i cosiddetti ‘oriundi’) e capace di giocare bene a calcio. Ed ora sono stimati in tutto il mondo, tanto da aver modificato anche la loro stessa natura: non più squadra solo fisica, ma soprattutto dinamica, veloce e spettacolare nel contropiede. In sostanza lo stesso cammino che vuole ripercorrere anche la nostra nazionale, e questo è stato un importante banco di prova, per lo più superato. Nonostante tutto, era facile pronosticare un pareggio (perché la Germania è più forte e gioca in casa, ma comunque non batte gli azzurri da 15 anni), e una partita bella ma a ritmi non velocissimi come è successo; su questi ritmi gli azzurri possono tenere botta se la mettono sull’intensità. Ma anche noi abbiamo qualche arma su cui puntare: il talento di Cassano e di Balotelli (anche se ora infortunato), la crescita di Pazzini, Matri, Borriello, Quagliarella (anche lui infortunato) e Giuseppe Rossi, il ritorno ad alti livelli di giocatori come Thiago Motta, Aquilani e Marchisio, l’esperienza di campioni del calibro di De Rossi, Pirlo, Buffon e Chiellini…

Chiusa felicemente la parentesi nazionale, però, da oggi si ritorna alla vita di tutti i giorni, si ritorna al campionato, ed ad un match non qualsiasi: Juve-Inter. Fortunatamente, per i bianconeri la situazione infortuni non è peggiorata in seguito a queste amichevoli internazionali. E questa è già una notizia super positiva.

Il legame Juve – Nazionale.

set92010

Da sempre Italia significa Juve e Juve significa Italia. Non che nella squadra bianconera non ci siano stati (e non ci siano tutt’ora) stranieri che sono stati campioni militanti nelle loro nazionali, ma il legame azzurri – bianconeri è sempre stato molto forte e coincidente con i più grandi successi azzurri. Persino la seconda maglia della Juventus di quest’anno porta il tricolore al centro del petto! La Juve è stata “fornitrice” della nazionale nei momenti felici, nelle Italie Mondiali del dopoguerra, dell’82 e del 2006, e nei momenti tristi, come nelle sfortunate esperienze di Donadoni e di Lippi bis. Spesso una forte Juve significava una forte nazionale, una modesta Juve un’umile nazionale. E per ricominciare dopo la pessima annata, Marotta ha deciso di creare una squadra che ha come probabili titolari otto o nove italiani su undici. Del resto, anche la sua Samp era composta da dieci italiani. Anche nelle ultime due apparizioni per le qualificazioni europee del nuovo corso di Prandelli, ne sono stati convocati solo quattro, anche se bisogna ricordare che ci sono stati degli infortunati (dal capitano Buffon a Marchisio ed Amauri), e che il blocco Juve resta comunque un gruppo di  ben oltre dieci giocatori. Quattro juventini possono sembrare pochi rispetto al passato, soprattutto pensando che solamente due (la coppia centrale Bonucci-Chiellini) partono titolari fissi, e che l’esterno di centrocampo Pepe (che ha raccolto la pesante eredità di Causio, Bruno Conti, Domenghini, Donadoni e Camoranesi), non si è mai dimostrata all’altezza, tant’è nella prima partita contro l’Estonia è stato bocciato da Prandelli. La consolazione arriva appunto dal duo Bonucci-Chiellini che salvo sorprese dovrebbero essere la nuova coppia centrale del futuro. Di Chiellini si è già detto molto: giocatore giovane ma già esperto nel suo ruolo. L’ex giocatore del Bari invece si sta confermando, oltre che calciatore dai piedi buoni e dalla grande personalità, anche goleador, con due reti in cinque apparizioni azzurre e un gol con la maglia bianconera. Numeri da attaccante.

E infine, un altro timbro della presenza juventina è arrivato da Fabio Quagliarella. Il neo bianconero (che non parte però mai titolare), è riuscito con un tocco sottoporta a realizzare il gol del 4-0. Sicuramente Fabio sarà un pezzo importantissimo per Prandelli, in quanto il giocatore è molto poliedrico e può risultare utile in molte situazioni tattiche.

Insomma, dopo la figuraccia del mondiale, con i giocatori di Zaccheroni alla pubblica gogna, i bianconeri sono ora come sempre il nuovo punto di partenza per ridare vigore alla nazionale e al calcio italiano.