Categoria: Società

Alcune considerazioni sull’intervista a Delneri.

Set72010

 

 

 

 

 

 

 

E’ un Delneri prudente, ma allo stesso tempo positivo e ottimista. In qualunque circostanza il mister non lesina a buttare acqua sul fuoco delle critiche verso la campagna acquisti e verso le carenze qualitative della squadra. Una formazione rivoluzionata nel modulo e negli uomini, per alcuni incompleta, soprattutto in attacco, dove manca quel giocatore in grado di fare davvero la differenza. Le scelte di mercato sono prese in sintonia con le decisioni di Marotta, ma ciò non deve ingannare. Per “sintonia” intendiamo che il tecnico accetta di buon grado ciò che gli viene dato o tolto, tant’è che nel caso di Diego si legge tra le righe che la cessione non è stata fatta per un aspetto tecnico - tattico (quindi derivato da sue valutazioni), ma che l’operazione è un aspetto economico - societario (quindi leggasi Marotta - Agnelli). Fabio Capello non lo avrebbe mai permesso.

Delneri ha avuto un approccio molto propositivo alla nuova avventura. Innanzi tutto perchè la Juventus rappresenta l’occasione della vita per tutti, e poi perchè l’allenatore è uno che crede nel lavoro e nella possibilità di plasmare la squadra e i giocatori secondo il proprio credo calcistico. E qui alla Juve il lavoro da fare non manca. Lo scetticismo che lo circonda infatti, sembra non scalfirlo neppure quando sono gli stessi tifosi a storcere il naso; ma lui pensa “solo a lavorare a testa bassa”, perchè alla lunga il lavoro paga (quasi) sempre. Così come rimbalza lo scetticismo che aleggia intorno alla squadra, dicendo che “i suoi giocatori non li cambierebbe con nessun altro”.

Piace molto il valore che Delneri vuole ridare alla maglia bianconera, all’importanza e al rispetto che tutti devono avere indossando o affrontando la casacca della Juve. Fa scalpore infatti come diversi giocatori abbiano rinunciato troppo facilmente al corteggiamento di Marotta (Borriello, Di Natale…), anche se il tecnico pone giustamente l’accento su fattori legati a questioni non riconducibili ad un “no” riferito solo alla destinazione del giocatore. Così come piace anche la volontà di recuperare la mentalità vincente che è stata nel DNA di questa squadra fino alle note vicende di Calciopoli.

Alcune perplessità le riscontriamo invece sulla questione difesa, dove a proposito di Traoré e Rinaudo, risponde che servivano i giocatori giusti per completare il reparto senza alterare le gerarchie esistenti; ma se il discorso sembra scorrere bene per Rinaudo (comunque quarta scelta), non si può certo dire la stessa cosa per Traorè, per il quale si tratta di una scommessa in un ruolo che però esigeva una certezza, visto che sono 5 anni che i tifosi della Juventus stanno “sopportando” i vari Balzaretti, Molinaro, Grosso e De Ceglie. E in effetti lo stesso Delneri cade in contraddizione quando dice “che si sarebbe aspettato in quel ruolo Kolarov”, che sicuramente non avrebbe fatto panchina a favore di De Ceglie. 

Poi il discorso vira anche su Martinez esterno in un 4-4-2: si tratta del giocatore giusto nel ruolo giusto e nel momento giusto? In altre circostanze forse sì, ma puntare su un giocatore discontinuo, impiegandolo in un ruolo troppo difensivo per le sue caratteristiche, non sembra una decisione così illuminata, sopratutto in virtù del prezzo per cui è stato acquistato. Ci trova più concordi invece la soluzione tattica con Aquilani e Marchisio (che possono coesistere benissimo almeno nelle partite casalinghe), e il tentativo di strenue di recuperare Felipe Melo (almeno per venderlo ad un prezzo decente).

Capitolo Del Piero: non sarà il Diego della Juventus, ma sul fatto che può dare (se al top e se sfruttato a dovere) ancora tanto alla Juventus non c’è nessun dubbio. Il giocatore è uno dei pochi che si è salvato dai grossi infortuni in questi anni. Il fatto di avere un preparatore personale è stato sicuramente un vantaggio, per questo speriamo che l’avvento di uno staff che, a detta di Delneri “non ha mai avuto giocatori con infortuni muscolari”, possa debellare questa piaga in attesa di trovare la vera causa di questi incidenti.

Intervista a tutto campo a Gigi Delneri. Mercato, rivali e …..

Set32010

 

 

 

 

 

 

 

Un’interessante intervista al nostro mister, Luigi Delneri, chiarisce alcuni aspetti oscuri della campagna acquisti bianconera, anche se a dire il vero, qulche dubbio rimane ancora. In alcuni momenti appare quasi imbarazzante la difesa d’ufficio che l’allenatore debba fare nei confronti della società, pur avendo ben chiara la situazione economica in cui deve lavorare Marotta. Ad ogni modo vi riportiamo il testo integrale che successivamente commenteremo.

Delneri, dica la verità: aspettava qualche rinforzo migliore nell’ultimo giorno di mercato? “La società ha fatto quello che poteva fare, tenendo conto degli aspetti tecnici ed economici. E a me va bene così perché ho una squadra giovane con ricambi in ogni reparto”. Nessuna invidia per le operazioni del Milan? “Il Milan ha preso campioni che nessuno immaginava, ma soltanto il tempo dirà chi ha fatto bene e chi no. Io ricordo che un anno fa tutti elogiavano la campagna acquisti della Juventus. Dopo le prime partite sembrava in grado di competere con l’Inter, poi sappiamo come è finita”. Chiellini, però, ha detto che le milanesi partono davanti a voi… “Sono d’accordo, perché avevano già una buona struttura. Noi partiamo dietro, ma ce la giocheremo ogni partita”. A mercato chiuso, qual è il reale obiettivo della Juventus? “Dobbiamo raggiungere un posto per la Champions in qualsiasi maniera, perché lo esige la storia della Juventus“. Però non è un bel segno ricevere tanti rifiuti: Di Natale, Borriello, Kaladze… “Calma. Nessuno ha rifiutato la Juve. Di Natale aveva già rifiutato il Napoli per una scelta di vita perché voleva rimanere a Udine, Borriello ha preferito un’altra squadra per motivi contrattuali, mentre per Kaladze il discorso è diverso. Ma tutti gli altri sono venuti di corsa, come Quagliarella, dimostrando di amare questa maglia”. Rinaudo e Traoré sono rinforzi da Juve? “Sono le alternative che cercavamo in difesa per completare l’organico senza creare problemi ai titolari, perché oggi il titolare a sinistra è De Ceglie, mentre al centro avevamo già Bonucci e Chiellini, due nazionali”. Nessun rimpianto, quindi, per chi non è arrivato? “Pensavo che arrivasse Kolarov, ma non è stato possibile e quindi ripeto che sono contentissimo dei giocatori che ho. Per me sono i migliori e non li cambierei con nessuno“. Non era meglio prendere due campioni in più e qualche gregario in meno? “Ma chi ci assicura che un campione avrebbe risolto tutti i problemi? E poi la qualità l’abbiamo già visto che siamo pieni di nazionali. Senza dimenticare Aquilani, che in Nazionale ci può tornare”. Non teme, invece, di rimpiangere chi è partito, come Diego? “Il discorso su Diego è più ampio, riguarda anche l’aspetto economico e coinvolge la società. Ma siamo tutti allineati”. Diego ha attaccato Marotta, aggiungendo che lei vuole una Juve con uomini ordinati, impegnati a giocare semplice… “Tocca alla società rispondere. Io dico soltanto che Diego è un ottimo giocatore e gli auguro di avere successo in Germania, ma con Quagliarella abbiamo più presenza in area di rigore. E poi il nostro Diego si chiama Del Piero“. Ma Del Piero non ha più l’età di Diego… “Che cosa c’entra? Doni a 35 anni con me ha giocato 30 partite nell’Atalanta e ha segnato 12 gol”. Vuol dire che Del Piero parte titolare? “Io non assicuro il posto a nessuno. Del Piero è un giocatore della Juve e l’importante è che stia bene, poi si vedrà”. I tifosi, però, lo invocano sempre: può essere un problema lasciarlo fuori? “Io non tolgo i sogni ai tifosi. E’ giusto che invochino Del Piero, come hanno invocato Trezeguet, ma nessuno mi può condizionare. Io non mi sposto dalle mie idee, perché non ho paura di niente”. Ma se lei avesse Platini, lo ingabbierebbe nel 4-4-2? “Io non ho Platini e quindi il discorso è inutile. Purtroppo nel calcio esistono le etichette e i luoghi comuni. E infatti dopo tanti anni c’è ancora chi pensa che Rocco sia stato un catenacciaro, mentre il suo Milan giocava con 5 attaccanti”. Lei non prevede deviazioni dal 4-4-2? “Il 4-4-2 è la base, ma in corsa può diventare 4-2-4 o 4-1-3-2. L’importante non è il modulo ma la mentalità della Juventus, e quella non deve cambiare mai, a prescindere dai giocatori in campo”. Le dà fastidio lo scetticismo che la circonda? “Anche Mandela era diffidente quando fu liberato, perché temeva ancora di essere ammazzato. Per la verità, io ho avvertito molto calore attorno a me. Ma a chi è scettico, dico che ha ragione perché ci dobbiamo conoscere, anche se i numeri della mia carriera sono dalla mia parte: in particolar modo l’anno scorso quando non sono arrivato ultimo, ma 12 punti davanti alla Juventus“. Quindi non ha paura di pagare per tutti, com’è successo nelle ultime due stagioni a Ranieri e Ferrara? “Io non penso mai a queste cose, sennò farei un altro mestiere”. A mente fredda, come spiega la falsa partenza a Bari? “Con una parola: affaticamento. Avevamo giocato troppe partite in pochi giorni con molti viaggi e qualcuno ha pagato, dopo i primi 25′ buoni. All’inizio ci sta, ma i conti si fanno alla fine. Nel calcio può capitare quello che pensano in tanti, ma può capitare anche quello che pensano in pochi. E ritorno al campionato scorso quando la Roma, dopo una rimonta incredibile, quasi sicuramente avrebbe soffiato lo scudetto all’Inter, se non avesse perso in casa contro la mia Sampdoria“. La preoccupa la serie di infortuni? “No, perché con il mio staff in tre anni non abbiamo mai avuto infortuni muscolari. Per la ripresa dovrebbero essere tutti pronti, spero anche Amauri. L’unico fuori è Martinez, ma perché ha preso una botta a Bari“. Perché ha voluto Martinez per farlo giocare esterno nel 4-4-2? “Perché è un giocatore con grandi qualità che diventerà importante. E poi nella sua nazionale giocava già esterno a quattro”. Aquilani e Marchisio potrebbero giocare insieme? “Prima o poi sì, perché sono due ottimi giocatori che possono integrarsi benissimo in mezzo al campo. Ma io punto molto anche su Felipe Melo che vorrei recuperare perché non mi sembra un disperato coi piedi”. L’Europa League è un peso o un obiettivo? “Se fosse un peso, saremmo già usciti. Basta guardare le squadre che partecipano, dal Liverpool al Manchester City, per capire che non è una coppetta”.

Una Juve tutto Pepe.

Giu42010

 

 

 

 

 

 

 

Il primo colpo della gestione Marotta si chiama Simone Pepe, centrocampista dell’Udinese e già nel giro della nazionale di Lippi. Centrocampista che ama arrivare fino alla conclusione, Pepe è uno degli esterni ricercatissimi da Del Neri, che con questo piccolo colpo inizia con il piede giusta la campagna di rafforzamento di cui si sta occupando anche Andrea Agnelli in prima persona (bravo Andrea!). Non più giovanissimo (27 anni), il giocatore ha comunque davanti a sè almeno altri quattro anni buoni per dare tutto quello che ha alla casacca bianconera, così come fece l’inesauribile predecessore Pavel Nedved, ma per favore non facciamo paragoni.

Il contratto non è ancora stato firmato, ma si tratta davvero di una mera formalità. Si parla di un quadriennale da 1,4 milioni a stagione, mentre il costo del cartellino si aggira intorno ai 12 milioni di euro (e non sono pochi….), più il prestito di Immobile ed Ekdal. Nell’affare rietrerebbe anche il riscatto di Candreva, che come sapete è per metà dell’Udinese. La cifra di riscatto era fissata per 7 milioni di euro, una somma ritenuta troppo alta dalla Juve, che però potrebbe spendere qualora l’Udinese lo mettesse come condizione sin equa non per concludere l’accordo di Pepe

Quello che i giornali non dicono.

Giu32010

Ancora una volta la Juve è stata vittima delle invenzioni dei media. Purtroppo, a causa della disinformazione provocata dai maggiori quotidiani sportivi, molti sono convinti che la manifestazione organizzata il 29 maggio dal popolo bianconero contro la società, coincida con la protesta non civile degli ultras davanti alla sede, sfociata nel lancio di fumogeni, nello scoppio di petardi e nello scandire di cori razzisti, proprio nel giorno del ricordo dell’Heysel. Non stiamo dicendo che ciò che è successo di negativo non corrisponda a verità, ma occorre sottolineare anche altri aspetti.

La manifestazione è durata ben otto ore, e solamente nell’ultima ora è accaduto ciò di cui parlano tutti i giornali. Ora, è chiaro che il comportamento degli ultras è fortemente condannabile, ma non si possono trascurare sette ore di corteo e protesta pacifica. E non c’è tuttavia nessun legame con l’Heysel. Il solito gruppo di ultras si è ribellato villanamente davanti alla sede, rovinando la cerimonia religiosa precedente, lanciando numerose bombe carta e attirando la digos, il tutto come conseguenza alla decisione della società di non accogliere la manifestazione. Il vero intento della manifestazione era far sentire la delusione dei tifosi, stanchi dell’incompetenza presenza della società, ma la solita costola estremista ha distrutto come sempre la voce seria ed educata di migliaia di supporter juventini.  La giornata, in realtà, si è sviluppata partendo dalla chiesa che già alle ore undici iniziava a radunare numerosi partecipanti, composti da giovani e anziani, famiglie e bambini. Dopo la celebrazione, i 39 ritocchi di campana che hanno ricordato i morti di quella strage, mentre la folla che stazionava nel piazzale antistante la chiesa cercava di prendere parte come poteva, visto che si contavano ben cinquemila persone! Una manifestazione che era riuscita anche a far riconciliare le due curve (da sempre lontane) dopo tanti anni. Ma questi ovviamente non sono argomenti altisonante per i giornali. Poi il via al corteo, durato due ore, e che ha colorato un’intera città di bianconero. Una coda di dieci minuti, alla faccia delle duemila persone! Sicuramente la conclusione negativa è stata “incoraggiata” anche dal comportamento della società, di totale chiusura verso i propri sostenitori. Sarebbe bastato un solo Gianluca Pessotto a parlare con i tifosi per rendere tutto più semplice.

Chi ha vissuto questa manifestazione può realmente essere orgoglioso di quanto organizzato. Purtroppo molti di quelli che non hanno potuto partecipare non lo saranno, per via di quell’informazione che in Italia comanda solo quando c’è da seminare zizzania e cacciare allenatori.

Del Neri si presenta e parla chiaro.

Mag212010

La nuova Juve riparte (o meglio, ricomincia) dal centro sportivo di Vinovo, dove ieri il presidente Andrea Agnelli ha dato la speranza al popolo juventino di poter cominciare il cammino giusto per portare i bianconeri di nuovo alla gloria (che manca ormai da sei anni). E la rivoluzione, per essere efficace, doveva partire dalle fondamenta: via Bettega, Secco e Castagnini, la nuova società sarà composta da un Agnelli presidente, da Marotta nuovo direttore generale, Fabio Paratici direttore sportivo, e Blanc “ridotto” (ma comunque fortemente indebolito) alla carica di amministratore delegato. Lui stesso aveva iniziato il progetto di ricostruzione, clamorasamente fallito con l’andare del tempo.

L’erede di Alberto Zaccheroni, invece, sarà l’uomo dei miracoli sampdoriani: Gigi Del Neri. Con una dirigenza forte alle spalle, e una buona campagna acquisti, toccherà a lui far fare il salto di qualità sul campo alla squadra. Ma la sua figura è anche quella che più lascia i tifosi titubanti. Il mister tuttavia non si scompone e, anzi, promette grandi cose: “Questa squadra deve far sognare…” parole forti che nessuno prima di lui aveva osato dire, puntando sempre molto sulla “praticità” dei risultati piuttosto che sui “voli pindarci” del calcio spettacolo. Niente da obiettare (i conti si fanno sempre alla fine), ma per fare ciò la Juve deve lavorare molto tatticamente, per recuperare quanto perso durante il caos della gestione Ferrara, per poter vedere in campo una squadra ordinata e allo stesso tempo compatta e piena di orgoglio. “Mi impegnerò per dare la fisionomia giusta a questa squadra, voglio una formazione compatta e ottenere dei risultati”, ha continuato in conferenza stampa, tuttavia sa che la pressione è alta, e che su di lui ricadono le speranze di proprietà e tifosi: “Lavorerò con il massimo impegno, voglio risultati e soddisfazione per tifosi. Devo convincere la società che questa è stata la chiamata giusta: la Juventus ha deciso di puntare su uno staff che ha fatto bene in passato.”

Ma ciò che non convince i tifosi è la carriera di Gigi Del Neri: a 60 anni è un allenatore di esperienza e con un’ottima reputazione, autore anche di veri e propri miracoli sportivi, come l’impresa col Chievo dalla B all’Europa in due anni e quella con la Samp da una stagione deludente alla Champions in un solo anno. Tuttavia non ha mai vinto niente, anche se in sua difesa possiamo dire che pure Lippi, Ancelotti, Capello e Trapattoni furono allenatori ancora più inesperti di Del Neri, ma poi hanno stravinto facendo valere le loro qualità. Le sue esperienze in grandi squadre ci sono state, ma, per un motivo o un altro, sono durate davvero poco: poche settimane al Porto, pochi mesi alla Roma. E’ chiaro che l’accostare il suo nome ad una grande squadra è un po’ sinonimo di fallimento, ma proprio per la brevità della sua permanenza preferiamo parlare di coincidenze.  Questa nuova avventura alla Juve infatti lo riempie di voglia di riscatto, proprio come se fosse la prima volta in un top team: “Quando si è chiamati ad allenare la Juve è normale che ci sia un po’ di emozione all’esordio ma di sicuro so quello che devo fare. Questa è una sfida importante, la più importante della mia carriera. Ma ho vinto altre sfide, questa per me rappresenta un’ulteriore crescita.” Crescita però decisiva, perché la Juve è la Juve, e sbagliare o far bene in una piazza del genere può decidere tutta una carriera, soprattutto in relazione alle circostanze attuali: “Guido un club vincente, devo ricreare una mentalità di gioco vincente, per permettere alla Juve di tornare ad essere sé stessa. Metto a disposizione la mia esperienza per dare un’identità precisa alla squadra. Lavorerò sodo”.

Ok, ci hai fatto sognare; adesso al lavoro….

Del Neri o Delneri? Comunque sia, in bocca al lupo.

Mag182010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La stagione più triste e più deludente della Juve degli ultimi trent’anni è appena finita. A partire da oggi, 17 maggio, si guarda avanti per iniziare un altro progetto. Progetto che potrà essere vincente o meno, ma sicuramente che parte da basi totalmente differenti. L’anno scorso eravamo tutti strafelici per la campagna acquisti, salvo poi arrivare settimi; quest’anno potrebbe accadere il contrario: rivoluzione solo in campo societario, campagna acquisti scarsa, e poi giudizi diversi sul campo. Tendenzialmente  c’è molto più scetticismo rispetto agli anni precedenti. Scetticismo giustificato dal fatto che troppi giocatori devono essere sostituiti, troppi uomini sono a fine carriera, troppe facce nuove che devono ricomporre uno zoccolo duro che ormai non esiste più. Oltre a questo, ovviamente il discorso dell’allenatore, del modulo, della preparazione da iniziare già a luglio, ecc…

Quest’anno, però, il nuovo presidente Andrea Agnelli ha deciso di affidarsi al blocco Sampdoria, almeno per quanto riguarda lo staff societario: nuovo dg Beppe Marotta, nuovo direttore sportivo Paratici, nuovo allenatore Gigi Del Neri (scelto proprio da Marotta e avallato da Andrea Agnelli). Le opinioni dei tifosi bianconeri sull’allenatore sono contrastanti, e molti, che si aspettavano Benitez, sono già delusi.

Beppe Marotta, classe 1957, è sicuramente uno dei dg più competenti in circolazione. Non è uno alla Moggi, che in 3 mosse ti conduce allo scudetto, ma certamente un dirigente su cui poter basare un progetto e sperare di vederlo realizzato. Dopo gli esordi nel Varese, nel Como, nel Monza e nel Ravenna, nel 1995 approda per un quinquennio al Verona, portando con i suoi acquisti la squadra ad una storica promozione in A. Nel 2000 va all’Atalanta, dove ancora una volta fa buoni risultati. Ma il suo miracolo sportivo lo compie a Genova sponda blucerchiata, dove, approdando nel 2002, porta la squadra dalla Serie B alla Champions di quest’anno, grazie ad una perfetta rivoluzione dello staff societario, e a due grandi colpi: Cassano (pagato zero dal Real Madrid) e Pazzini. Si spera che alla Juve non perda questa acume.

Nella società bianconera assumerà l’incarico di direttore generale, come abbiamo detto; incarico momentaneamente vagante dopo l’arrivo di Andrea Agnelli che ha ridimensionato subito i poteri di Blanc e lasciando nuovamente in disparte Bettega. Per questo si potrebbe parlare di incompatibilità con l’ex vice presidente. Questi, arrivato a gennaio, era stato accolto come il salvatore della patria, ma si è visto quanto poco potesse fare a stagione in corso. Così, dalla Juve 2010-11 “organizzata da Bettega” si potrebbe passare ad un ennesimo addio di quest’ultimo. Sicura sarà invece la partenza di Secco (probabilmente al Genoa), il quale ormai si era dimostrato da tempo incompetente per prendere il posto di Moggi: al suo posto infatti arriverà Fabio Paratici (l’uomo di fiducia di Marotta), nuovo ds con il compito di osservatore e scopritore di nuovi talenti.

Diverso è il discorso per Del Neri (o Delneri, non si è ancora capito bene). Sessant’anni, ex centrocampista, ha giocato fino in serie B; non è più giovanissimo e da allenatore non ha vinto granchè, ma c’è da dire che non ha mai avuto squadre competitive e dove è andato a fatto sempre bene o addirittura benissimo (vedi Chievo e Samp). Dopo i suoi esordi come allenatore in squadre poco rilevanti, nel 1996 gli viene affidata la Ternana, che conduce dalla C2 alla B. Nel ‘98 viene chiamato dall’Empoli in B, dove a causa di problemi, si dimette prima dell’esordio in campionato. Richiamato a stagione in corso dalla Ternana (in difficoltà) non riesce in una nuova impresa e viene esonerato. Nel 2000 viene però ingaggiato dal Chievo, che porta in A il primo anno, in Europa (quinto posto) il secondo anno, al settimo posto il terzo anno e al nono il quarto. Per tutti è già l’allenatore del futuro.

Nel 2004 viene allora ingaggiato niente di meno che dal Porto, ma la sua esperienza non dura neanche un mese per dissapori con lo spogliatoio. A settembre dello stesso anno va alla Roma, ma dopo risultati negativi si dimette a stagione in corso, ma anche qui sono i problemi di spogliatoio a determinarne l’addio. Poi nell’anno successivo l’infelice rapporto col Palermo e con Zamparini: a causa di risultati deludenti e di diatribe col presidente viene, infatti, esonerato ancora. Nel 2006 allora viene richiamato dal Chievo, nel tentativo di riportare la squadra alla gloria come era successo qualche anno prima, ma non riesce a ripetersi, e la squadra scende in B. Nel 2007 va per due anni all’Atalanta, dove riesce a dare alla squadra una giusta collocazione a metà classifica e due semplici salvezze (quando se ne andrà lui, l’Atalanta scenderà in B). Tutti parlano di un tecnico bravo e competente che però non riesce a gestire i tumulti dello spogliatoio, rendendolo incompatibile così con i grandi club. Ma ecco il miracolo di questa stagione alla Samp, con la qualificazione Champions ed un cavallo pazzo come Cassano gestito in modo esemplare.

Il suo marchio di fabbrica (4-4-2 o 4-4-1-1) è un modulo che la Juve ben conosce, tanto è vero che abbandonatolo in questa stagione si sono visti risultati scadenti. Garantisce solidità, copertura, gioco sulle fasce e contropiede. Alcuni giocatori (come Sissoko e Melo) potrebbero trovarsi a loro agio, altri (come Candreva, Giovinco e Diego) potrebbero trovare una collocazione solamente dietro l’unica punta, perchè difficilmente si adatterebbero a giocare sulle fasce. Del Neri sarebbe l’allenatore ideale, che incarna perfettamente lo stile Juve in campo: pressing, solidità e quantità. Resta da vedere se a 60 anni riuscirà a togliersi l’etichetta di allenatore non vincente, che se ci pensiamo, era il grande cruccio di un altro nostro ex….

Processo di Napoli: Moggi vince a mani basse il primo round!

Apr132010

 

 

 

 

 

 

 

E’ stato fin troppo facile per i legali di Lucky Luciano irridere il tenente colonnello Auricchio e l’impianto accusatorio che vedeva il nostro ex d.g. imputato di associazione a delinquere. Non ci si è dovuti spingere troppo nella dialettica, è bastato far parlare le intercettazioni sbobinate dalla difesa, che si è fatta carico di una mole di lavoro abnorme, che sarebbe dovuta essere svolta dagli inquirenti stessi (e questo è un altro aspetto scandaloso di tutta la vicenda).

Succulenti alcuni passaggi che riportiamo di seguito.

Innanzi tutto il giudice Teresa Casoria smentisce subito la non rilevanza del materiale presentato (come ha sostenuto fino ad oggi la parte nerazzurra), rivolgendosi al PM Narducci dicendo che al contrario, “sembrano rilevanti“.

Poi si passa a sentire Auricchio, che confessa candidamente che non solo Facchetti telefonava ai designatori, ma che si sono sicuramente incontrati a Collesalvetti, “non di certo per prendere un the”! L’interrogatorio prosegue sottoponendo al tenente colonnello una intercettazione dove Facchetti e Bergamo parlano di griglie e l’ex presidente nerazzurro chiede espressamente di inserire Collina. A questo punto i legali di Moggi chiedono per quale motivo non fosse stata presa in considerazione questa telefonata, e l’ufficiale si difende dicendo che era stata trascritta ma giudicata “non così rilevante”, scatenando l’ilarità di molti presenti! Addirittura l’avvocato Trofino si lascia andare ad una battuta constatando che invece erano state ritenute rilevanti le conversazioni della moglie di Bergamo che disquisiva sui menu delle cene con le signore ospiti. Un grande.

Altra tesi dell’accusa smontata: Moggi non sapeva prima di altri le terne ed i sorteggi di arbitri e assistenti, anzi, è stato provato che in alcuni casi ne veniva a conoscenza addirittura un giorno dopo Inter e Milan (tabulati telefonici alla mano).

Per finire, la presunta combine arbitrale a favore dei bianconeri nella partita scudetto Milan - Juve. A parte che non ci furono episodi pro Juventus in quell’incontro, e poi lo stesso Auricchio non ha potuto far altro che confermare che tutti i membri della terna arbitrale non possono essere considerati amici della Juve in quanto mai si è manifestata una certa tendenza di parte bianconera. Così come De Santis, uno dei grandi accusati di affiliazione alla cupola (…), a cui non sono imputabili nè telefonate, nè decisioni arbitrali favorevoli. Sulla dimostrazione contraria di questo ultimo punto, il militare risponde con un eloquentissimo “Ehm……..”.

La Juventus cambia l’erba.

Mar42010

Dunque è deciso: la Juventus metterà mano all’annoso problema dei campi di allenamento di Vinovo, forse (e sottolineamo forse) la causa dell’incredibile numero di infortuni capitati ai bianconeri da qualche anno a questa parte. Storicamente fu il preparatore Pintus (agli ordini di Deschamps), ad avanzare i primi dubbi sulla bontà del terreno di Vinovo. Poi il discorso andò un po’ nel dimenticatoio, finchè sotto la gestione Ranieri non si verificò quella catena incredibile di defezioni, a cui bisognava per forza dare una spiegazione. Proprio questa “necessità forzata” di motivare gli infortuni, unita anche alle pressioni esterne, aveva incoraggiato lo staff bianconero a porre l’accento su questa caratteristica dei campi: fondo troppo duro per alcuni, mentre per altri troppo melmoso. Idee un po’ confuse, ma che hanno come comun denominatore il fatto di essere poco adatti alla preparazione quotidiana dei calciatori.

Il ripetersi continuativo di questa drammatica catena anche in questa annata, ha finalmente convinto i dirigenti ad approfondire la problematica, programmando il rifacimento del campo A e del campo B, solitamente destinati agli allenamenti della prima squadra. La domanda sorge spontanea: ma negli anni 2000 non si sa ancora quali tipi di terreno sono adatti ai calciatori? 

Il carnevale della Signora.

Feb172010

 

 

 

 

 

 

 

 

In questo periodo dove tengono banco le Olimpiadi, il Festival di Sanremo, le corna di Terry, e i soliti scandali di corruzione politica, noi juventini doc abbiamo altro a cui pensare. Avevamo scritto in un precedente articolo una sorta di provocazione, dal titolo: “La Juve ad un bivio: vincere o “perdere”? ”. In quello stesso scritto si portava a riflettere su quanto i pessimi risultati di quest’anno rischiavano di minare tutta la programmazione futura, andando a colpire anche la “parte buona” della società, e cioè il settore giovanile. La Primavera infatti, ha dimostrato per l’ennesima volta quanto di buono sia stato fatto dal settore giovanile in questi anni, portando alla ribalta giocatori come De Ceglie, Marchisio, Palladino, Molinaro, Criscito, Giovinco, Ariaudo e in ultimo Marrone, Yago (o Iago) Falque Silva e Immobile, le tre promesse tanto attese. La “supremazia” dei giovani bianconeri è continua da un certo numero di anni, ciò significa che siamo in presenza di una struttura che funziona, che dimostra competenza e garantisce vittorie (oltre che rifornire la prima squadra di talenti). Va sopratutto ricordato che il settore giovanile è un prodotto ereditato dalla gestione Moggi (e forse per questo perfettamente funzionante), studiato apposta per poter “sfornare” ogni anno un paio di campioncini da far debuttare in prima squadra (modello Arsenal, insomma).

Il torneo di Viareggio, così come il campionato Primavera sono gli appuntamenti importanti in cui i giovani juventini non sfigurano mai al confronto con i loro pari età. Esiste quindi la possibilità che la Juventus si fondi realmente sul un sostentamento del suo vivaio? L’Ajax che affronteremo domani sera ne è un secondo esempio. Ma prima che la Juve arrivi ad avere una squadra intera composta da prodotti del vivaio, passeranno ancora degli anni. Molinaro infatti ha deluso alla grande, Palladino è stato ”più bello che utile” (parafrasando l’Avvocato), Giovinco occupa una posizione che in Italia puoi ricoprire solo se arrivi dal Brasile, Criscito si è un po’ perso per strada, e via dicendo. Siamo leggermente in ritardo sulla tabella di marcia.

Ma quello che forse non si è ancora capito è se la società vuole puntare realmente sul vivaio, oppure se lo tiene solo per monetizzare. I tifosi della Juve, benchè ne dicano, hanno già espresso il loro parere negativo. Nessuno è disposto ad aspettare che una squadra di giovani diventi vincente. Tutti sono favorevolia dare più spazio ai giovani, salvo poi criticare la società se punta su Giovinco invece di Diego, o se promuove titolare Marchisio invece che investire su un Diarra o qualche altro grande nome. Ma così il lavoro fatto nel settore giovanile non trova la naturale continuità nel futuro, e i talenti finiscono per marcire in panchina nonostante abbiano dimostrato di saper prendere in mano una squadra (vedi Giovinco ad Empoli).

I tifosi la loro scelta l’hanno già fatta, ma la società che politica intende attuare? Noi non l’abbiamo ancora capito. I tornei di Viareggio servono solo per ampliare la bacheca dei trofei ed allietare il periodo di carnevale?

Juve, getta la maschera!

Ufficiale: Zaccheroni alla Juventus al posto di Ferrara.

Gen292010

Zaccheroni batte Gentile uno a zero. Ma quell’unico punto permette al tecnico romagnolo di poter guidare la Juventus da oggi fino al termine della stagione, quando (si spera) dovrebbe arrivare un tecnico di spessore. Basta esordienti, basta scommesse, basta allenatori in disgrazia che cercano di rimettersi in mostra sulle spalle della Vecchia (e già decrepita) Signora.

La scelta caduta sul tecnico di Meldola, si può motivare da una maggior esperienza nelle squadre di club rispetto a quella di Claudio Gentile, maturata solamente in ambiente azzurro. Inoltre, cosa non da poco, il neo bianconero ha “nelle corde” la padronanza del 3-4-3, un modulo che ha fatto la fortuna di Zac già all’epoca udinese, e che potrebbe risultare utile con l’organico al completo. Questo sistema di gioco, tuttaltro che spregiudicato come lo si vuol dipingere, sarebbe uno dei pochissimi mai tentati da Ferrara. Faremo una disamina i questo metodo in commento a parte, anche se non è poi detto che sia questa l’idea del nuovo mister.

In bocca al lupo…. Alberto! Scusate il gioco di parole.