Bologna - Juventus 1-2. Vittoria alla ceca.
Era importante vincere, per confermare i progressi delle ultime gare. Era importante fare punti, per tenere il passo delle grandi. Era importante crescere e continuare ad essere sempre più squadra. Era importante non mollare, nel momento in cui anche gli avversari perdono qualche colpo. E quando si tratta di non mollare, lui c’è sempre: Pavel Nedved, la furia ceca, l’anima della squadra, il pallone d’oro della grinta, il giocatore ideale che tutti gli allenatori vorrebbero in squadra. Infaticabile guerriero, ovunque lo metti lui gioca, corre e rincorre, “picchia”, tira, crossa, attacca e difende. Giocatore unico e straordinario, nessuno come lui in questo momento. La Juve deve molto stasera al suo campione, autore di due gol (splendido il primo, dopo aver dribblato due avversari nello stretto) e di tanti Kilometri macinati. Stasera Ranieri dandogli la fascia di capitano per l’assenza di Del Piero (fortunatamente soltanto a riposo), gli ha detto “oggi sei il capitano della Beretti (la primavera della Juventus ndr)“, perchè un trentaseienne che porta a spasso i ragazzini non si vede tutti i giorni.
Ma ad onor del vero bisogna riconoscere che la Juventus di tasera non è stata solo Pavel Nedved. Anche altri giocatori hanno fatto piuttosto bene, mi riferisco a Sissoko, Chiellini, Mellberg (ancora una buona gara sulla fascia destra per necessità ) ed il giovanissimo Ekdal. “Positivo” il ritorno di Tiago (si, “gioca” ancora nella Juve) che ha alternato una buona circolazione di palla ad imprecisioni talvolta banali. Nel complesso però si è visto un giocatore che ha messo impegno e buona personalità nel proporsi all’interno dell’impianto di gioco.
Diciamo chiaramente una cosa: per tre quarti di partita non c’è stata storia, e di questo bisogna tener conto nei giudizi. La Juve ha dominato la pochezza di un Bologna inguardabile, senza nessuna capacità di offendere e sopratutto senza nessun spirito di applicazione. Tanto che a risultato acquisito (e cioè a circa 25 minuti dalla fine), Ranieri ha pensato (giustamente) di far entrare Giovinco, a cui di solito riserva non più di un quarto d’ora. Niente poteva far pensare ad un gol dell’ex Di Vaio che incornava in mischia un cross da palla inattiva. Da lì la partita si è capovolta, con i padroni di casa ad attaccare a testa bassa e noi ad avere qualche stupido affanno di troppo. Scene già viste in tutte le partite dove la Juve sia passata in vantaggio.
Non è più un caso ormai se i bianconeri vincano sempre e solo con un gol di scarto. Ormai non si scappa: o è 1-0, o è 2-1. E mi lascia perplesso il fatto che nessuno degli addetti ai lavori abbia posto l’accento su questo aspetto. La Juve è una squadra che riesce quasi sempre a trovare il gol, ma fatica quasi sempre a difenderlo. Evidentemente c’è anche un limite di personalità o di mentalità nella squadra, che cede letteralmente l’iniziativa ogni qualvolta si trova in vantaggio. Stasera non è andata così per i demeriti di un Bologna troppo svogliato, ma appena lo spiraglio si è aperto con Di Vaio, ecco che la sofferenza è iniziata.
Questo è un gioco “borderline”, che tiene sempre le partite in bilico fino alla fine. Può andarti sempre bene, cara Vecchia Signora, ma ci sono partite già vinte che poi rischiano di finire con un pugno di mosche, come a Firenze. Molte volte i campionati, le qualificazioni, le coppe, si sono decisi sul filo di lana, e alla fine anche due o tre punti possono essere pesantissimi. Attenta, Vecchia Signora….










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