Archivio per dicembre 2008

Atalanta – Juventus 1-3. Oro, incenso e mirra.

dic222008

Alex Del Piero, Nicola Legrottaglie e Amauri: questi i nomi dei tre Re Magi che portano la Juve a festeggiare un sereno Natale ed un meritato riposo. Sarebbe da dire, “tre a uno e buon Natale a tutti“. Invece ciò che toglie semplicità a questo commento è il modo con cui l’Atalanta ha preso la sconfitta. Tutto nasce dal gol di Del Piero che sfrutta un assist di Marchionni in leggerissima posizione di fuorigioco. L’offside è talmente minimo che pur rivedendo le prime tre o quattro volte le immagini di Sky, si ha ancora qualche dubbio. Ma per Del Neri tutto è chiaro e tutto sembra organizzato ad hoc per penalizzare l’Atalanta. Parla di errori “pacchiani”, di guardalinee che mangiano troppi panettoni, di sudditanza psicologica. Veramente Signor Del Neri, non se ne può più.

Ne abbiamo abbastanza di gente come lei che si riempie la bocca di parole come “fair play”, “signorilità”, “rispetto”, ma che non perde occasione per dimostrare quello che veramente pensa e ciò che davvero vale. Il “fair play”, la “signorilità” e il ”rispetto”, glielo ha mostrato quest’oggi il Signor Claudio Ranieri, cha ha avuto l’onestà di presentarsi davanti alle telecamere ed ammettere chiaramente che quel gol è stato viziato da fuorigioco. Nessuno può parlare in questi ultimi due anni di sudditanza psicologica quando gioca la Juve, visto che prima di fischiarci un rigore deve passarci sopra un carrarmato. Nessuno può parlare di favori arbitrali continui per i bianconeri, poichè se andassimo a vedere i gol o i fuorigioco che ci sono stati fischiati a svantaggio…..

Tutto ciò è talmente ridicolo quanto disgustoso. E il Signor Del Neri dovrebbe ripensare al suo personale show quando poi ci sono cinquecento tifosi dell’Atalanta che aspettano i tifosi bianconeri fuori dallo stadio. E qualcuno spieghi all’allenatore dei bergamaschi che non li aspettavano per fargli gli auguri di buone feste. Ranieri, che noi critichiamo spesso per altri motivi, ha sempre avuto il nostro (e non solo nostro) massimo rispetto per quanto riguarda i commenti alle decisioni arbitrali. Il suo pensiero è che l’episodio in sè stesso ci può stare a favore e contro, e gli arbitri sbaglieranno sempre; oggi a te e domani a me. Quello che sfugge all’Atalanta è che non hanno perso uno a zero, ma tre a uno, con gol valido annullato anche a Chiellini! Non è colpa dell’arbitro se Legrottaglie prima e Amauri poi sono saltati più in alto di tutti e hanno messo il pallone in rete. O se il loro portiere ha clamorosamente bucato l’uscita in occasione del nostro vantaggio….

Ad ogni modo, la vittoria di oggi è stata molto importante; a parte il mero accumulo dei tre punti, fondamentali per la rincorsa all’Inter, non dobbiamo dimenticare che l’Atalanta fino ad oggi aveva totalizzato in cASA gli stessi punti della Juve. per questo Ranieri aveva ripetuto in settimana di non volere distrazioni, di mantenere alta la concentrazione e di giocare con lo spirito giusto. Infatti non lo hanno minimamente ascoltato. I venti minuti iniziali sono stati in mano ai bergamaschi, e la Juventus ha sofferto il dinamismo avversario rischiando di prendere gol in almeno due (grosse) occasioni. Passato il pericolo la “vecchia signora” ha ripreso piano piano il pallino del gioco, alzando progressivamente il baricentro fino a portarsi in vantaggio con Del Piero e a raddoppiare con Legrottaglie (inspiegabilmente sotto tono nonostante il riposo di domenica scorsa). Ma l’Atalanta è stata sempre in partita, poichè anche sullo 0 a 2 la nostra difesa concedeva comunque qualcosa. Tant’è che Vieri ha potuto riaprire la partita sorprendendo di testa la nostra difesa. Bravo lui o addormentati noi?

Poco importa, ci pensa Amauri con l’undicesimo gol in questa stagione. Impressionante la sua media e la sua importanza per la squadra. Stavolta il nostro capitan Alex non è stato incisivo come al solito, ma Amauri pur non brillando, ha comunque fatto un lavoro importante. In generale la squadra ha fatto una buona partita, ma deve crescere molto in continuità all’interno della stessa gara; troppa discontinua l’azione dei bianconeri e troppi cali di concentrazione. Anche singolarmente, spesso chi fa una buona partita non riesce a ripeterla la volta dopo, vero Molinaro?

C’è ancora molto da lavorare, ma ora è il momento delle “vacanze”. Buon Natale e buone feste a tutti.

Chi ha paura del Chelsea?

dic192008

Terrificanti titoli dai maggiori organi di informazione. Le squadre italiane vittime dei carnefici inglesi. Eppure quando discutiamo delle nostre squadre nazionali si sprecano gli aggettivi come “invincibile”, “corazzata” o “inaffondabile”. Così come per i campioni che vi giocano: Del Piero, Amauri, Buffon, Camoranesi, Chiellini, Nedved, solo per citare gli juventini. E sempre ne viene elogiato il carattere, la voglia di vincere, la mentalità da “provinciale”, la forza del gruppo che vince spesso sulla classe dei singoli….

Però quando arriva il momento del confronto, tutti a cautelarsi dietro la difficoltà del sorteggio, il blasone dell’avversario, la soggezione di questo e quello stadio. Io dico, “ci è toccato il Chelsea, e allora?”. Siamo o non siamo la Juve? Di chi dobbiamo aver paura se non di noi stessi? Ranieri parla molto bene quando dice che l’avversario non è molto importante, ciò che è fondamentale è arrivare in forma all’appuntamento. Se vuoi vincere la Champions non puoi pretendere di arrivare in finale giocando sempre con Villareal e Atletico Madrid. E sopratutto una squadra vincente non può e non deve aver paura delle sue rivali. Questo è l’errore in cui ricade continuamente il nostro calcio. La nostra mentalità non è mai quella di imporre il gioco (anche in trasferta), di farsi rispettare e di giocare a proprio modo tra le mura amiche così come sotto i fischi dell’Old Trafford. La mentalità italiana è quella di “mettere le mani avanti” elogiando l’avverario oltre misura, di presentarsi timorosi e rinunciatari in trasferta, cercando di rischiare il meno possibile e sperando di segnare il golletto della speranza, giocandosi il tutto per tutto nella partita casalinga. Si, perchè già l’andata da giocarsi in trasferta rappresenta quasi un un ostacolo insormontabile.

I tifosi bianconeri stiano tranquilli, l’andata la giocheremo a Londra. Io sono convinto che anche il Chelsea un po’ di paura ce l’ha.

Trezeguet – Amauri: chi sarà titolare?

dic182008

Forse non tutti se ne sono accorti, ma ormai di Trezeguet non importa più a nessuno. Eppure, non molto tempo fa, quando il francese fu operato alla spalla, non passava giorno senza che si facesse il conto alla rovescia sul suo recupero. “Trezeguet” indispensabile”, “Trezeguet vitale”, “Trezeguet importantissimo”, erano le espressioni usate per definire la dipendenza della Juve dal suo campione. Stranamente sono le stesse definizioni che oggi vengono usate per Amauri. A questo punto il dubbio sorge spontaneo: non è che Amauri sia diventato, zitto zitto, il centravanti titolare?

In questo momento tutti esaltano a ragione il brasiliano, e sottolineano le qualità e i valori che si è portato in dote (potenza, progressione, fisicità…), cambiando di fatto il gioco della Juventus. Fino ad oggi si era sempre detto che chi arrivava in questa società doveva adattarsi per prima cosa alla squadra e al suo gruppo, non il contrario. Lo strapotere espresso da Amauri sul campo, ha segnato così profondamente il gioco della Juve che di fatto nessuno si è accorto come sia stato lui, invece, a far cambiare la squadra. Ovviamente in meglio.

L’impalpabilità di Trezeguet fino alla trequarti campo, la sua difficoltà di manovra e di possesso palla, costringevano i bianconeri a giocare in dieci uomini fino all’area avversaria (anche se poi sottoporta il magrebino si moltiplicava per tre!). Con Amauri invece, molto spesso si verifica il contrario. Con la squadra in sofferenza, il brasiliano tiene palla per far salire la squadra, favorendo l’avanzata dei compagni ed innescando nuove azioni d’attacco.

Posto che Del Piero rimane inamovibile per il gioco di Ranieri (che già si priva del rifinitore); considerato che nessuno ha la qualità e la completezza di Alex, sia come seconda punta che come assist man (oltre che ad essere il capitano della squadra); chi sceglierà secondo voi Ranieri per il ruolo di titolare? Ci troveremo di fronte ad una avvincente competizione interna? Oppure la staffetta stancherà entrambi? Il tridente potrebbe essere la soluzione giusta in alcune partite, ma resta comunque il fatto che limitare l’azione di Amauri per non pestare i piedi a Trezeguet, sarebbe come vedere un leone in gabbia. Ecco che la scelta si impone. 

A favore di Trezeguet gioca la carriera straordinaria, l’immenso repertorio di gol e la fenomenale continuità nelle marcature. Per Amauri invece conta la giovane età, il sorprendente modo di migliorare la squadra e le sicure prospettive future. Secondo voi se quest’estate la Juventus dovesse ricevere l’ennesima offerta del Barcellona, rifiuterà in modo così netto come in passato?      

Juventus – Milan 4-2. Una signora partita.

dic152008

Adesso si che si è vista la mentalità vincente. Vi ricordate le nostre (e le vostre) critiche all’atteggiamento della Juve nella partita con l’Inter? Squadra senz’anima, incapace di imporsi e senza voglia di lottare; ieri sera non è stato così. Ben altra Juve, anche se il Milan parecchie colpe le ha. Molte “partite” nella “partita”, con diversi episodi che hanno condizionato l’andamento della gara. Certo è che il Milan si è trovato sempre ad inseguire, e questo la dice lunga sulla voglia di attaccare dei bianconeri.

I rossoneri partono a mille aggredendo la Juve e costringendola nella sua metà campo per il primo quarto d’ora, tanto che Marchisio (spesso all’inizio tagliato fuori dal gioco), Nedved (non in perfette condizioni) e Amauri sembrano tre fantasmi. La squadra di Ranieri riesce a resistere agli urti avversari, ritrovando pian piano manovra e compattezza. Proprio da questa compattezza nasce il primo gol binaconero: il Milan, pressato, perde palla a centrocampo e subito viene innescato Del Piero, che in area viene steso da Jankulowski. Senza scampo il rigore trasformato da Alex. Il Milan si ributta in avanti riuscendo a manovrare in modo tanto fluido quanto veloce. Da una percussione di Ronaldinho sulla sinistra (suicida in questo caso la posizione di Grygera), nasce un bellissimo assist per Pato, rimasto solo a centro area; pareggio milanista. Altra reazione Juve: stavolta è Chiellini ad essere lasciato solo a centro area, libero di infilare Abbiati su cross da calcio d’angolo. Esce Nedved per guai muscolare ed entra De Ceglie, adesso si gioca in undici contro undici, e si vede; bravo stavolta Ranieri a non mettere Giovinco! La Juve adesso non molla, vuole affondare ancora il colpo, come un predatore che non molla la sua preda. Altra palla recuperata a centrocampo, ed è proprio uno splendido De Ceglie a mettere in mezzo per Amauri, che di testa è imbattibile: 3 a 1 per noi e fine primo tempo! Milan più bello e molto tecnico, Juve più forte e più aggressiva. 

Il Milan torna in campo con uno Sheva in più, ma i bianconeri crescono e non hanno intenzione di mollare, nonostante il gol fortuito di Ambrosini, che riesce ad infilare Manninger dopo ben due deviazioni: siamo al 3-2. Ma De Ceglie, veramente strepitoso, stasera è imprendibile: fuga sulla sinistra, punta il fischiatissimo Zambrotta e lo supera; l’ex juventino lo stende prima di entrare in area di rigore: secondo giallo sacrosanto e Milan in 10. Sulla punizione seguente mani clamoroso e volontario di Seedorf, ma quasi nessuno se ne accorge. Ancelotti sta ancora pensando a come cambiare il Milan e decide di non togliere una punta e tenere la difesa a tre. La presunzione (o la disperazione) del nostro ex allenatore porta i milanesi ad essere troppo sbilanciati, giocando con un rischiosissimo 3-3-3, ma davanti a questa Juve è veramente da non fare. Ora i bianconeri fanno quello che vogliono. Sissoko e Amauri duettano al limite dell’area, il brasiliano controlla un pallone non facile ed entra in area di potenza, freddando Abbiati sul primo palo. Incontenibile.

Il Milan ora non ne ha davvero più: sotto di due gol, in sofferenza in ogni reparto e con davanti una Juve dilagante. Ancelotti per salvare la faccia mette (finalmente per lui) un difensore, ma ormai è troppo tardi. Palo di Del Piero dopo l’ennesima azione dilagante juventina. E non sarà l’unica occasione per il quinto gol.

Nel finale spazio anche a Zanetti e Iaquinta e standing ovation per Sissoko e Amauri. I due subentrati dimostrano l’uno quanto è ancora importante per questa squadra (Zanetti) e l’altro il perchè Ranieri lo tiene così tanto in panchina. Clamoroso il gol che si divora senza nemmeno trovare la porta. La potenza è nulla senza il controllo, caro Vincenzo.

E’ stata una partita di un’intensità rara, vissuta di continui motivi di gioia e di tensione, fino all’esaltazione degli ultimi dieci-quindici minuti. In relatà il Milan ha giocato molto bene nel primo tempo e determinante è stata l’espulsione di Zambrotta. Ma la vittoria della Juventus non è assolutamente da discutere e anzi, è stra meritata. In questa Juve c’è molto del carattere della Juve Lippiana, con un qualcosa in più: i giovani. Questa squadra può crescere enormemente se pensiamo che gli stessi artefici della vittoria sono poco più che ragazzini: il monumentale Marchisio (corsa, tiro, geometrie), Sissoko (l’instancabile arpiona-palloni), De Ceglie (sempre più bravo e sempre più vice Nedved), Molinaro (sempre più puntuale in difesa), Chiellini (per lui non ci sono più aggettivi, e ricordatevi che ha solo 23 anni!) e Giovinco (ieri sera in panchina). Una menzione particolare va anche a Marco Marchionni, perchè in queste partite non è facile non rimpiangere un campione come Camoranesi, e lui lo ha fatto dimenticare.

Nessuno invece ha dimenticato Ale e Ricky, i due ragazzi delle giovanili scomparsi il 15 dicembre di due anni fa: la società ha distribuito 20.000 bandierine con il loro nome. Sicuramente anche a loro sarà piaciuta questa Juve.

Juventus – Bate Borisov 0-0. Primi col minimo sforzo.

dic112008

Detto, fatto. Avevamo bacchettato Ranieri nel precedente post per la probabile formazione di stasera ed ecco che il mister, attento lettore di “Juventus Supporters”, ha cambiato le carte in tavola (lasciatecelo almeno credere): dentro Mellberg, De ceglie, e Giovinco, fuori Chiellini, Marchisio e Del Piero. “Difficile in queste partite trovare gli stimoli giusti“, avrà pensato l’allenatore, e quindi spazio a chi deve mettersi più in mostra o chi più semplicemente debba riprendere il ritmo gara in vista di domenica. Mi sento di poter dire che l’obiettivo è stato raggiunto, al di là del risultato. Di solito una partita  conclusa a reti bianche può far pensare ad una noia mortale, considerando il fatto che entrambe le formazioni avevano poco o nulla per cui lottare, invece proprio il fatto di affrontarsi a viso aperto ha creato i presupposti per una gara piacevole, seppur senza troppe occasioni da gol.

Nella Juve si è visto ciò che chiedeva Ranieri alla vigilia: concentrazione, impegno e possibilmente vittoria. Ci siamo riusciti solo per due terzi, ma se pensiamo al rigore sparato alto da Giovinco, capiamo quanto siamo stati vicini anche alla vittoria. Sopratutto nel primo tempo la squadra è apparsa veramente ben messa in campo, lasciando pochissimi spazi al Bate ed imponendo il proprio gioco ora con azioni corali, ora con ficcanti spunti individuali. Amauri in particolare ha fatto il diavolo a quattro per mettere in gol qualsiasi pallone gli arrivasse in area. Marcato a uomo in modo davvero arcigno, è riuscito comunque a creare occasioni per i compagni ed a esibire un paio di numeri di alta scuola. Fisicamente ha dimostrato di essere pronto per la supersfida col Milan. Avvincente il duello col suo diretto marcatore a suon di “sportellate” e colpi più o meno proibiti. Questo è il calcio e va bene così.

Ma nel primo tempo giocano bene un po’ tutti; Sacchi direbbe che è merito del gioco che esalta i singoli… molto spesso è vero il contrario. Molinaro si prende i suoi applausi, così come Marchionni e il grande Zanetti (finalmente sulla via del completo recupero), che quando c’è, cambia, a mio parere, il volto della squadra. Con lui in campo la squadra trova geometrie, velocità, profondità e ordine. Magari domani non avrà voti altisonanti in pagella, ma credetemi che è il vero regista della Juve. Sarà lui il nostro grande acquisto di gennaio.

Nel secondo tempo le squadre perdono un po’ di vivacità, anche se Amauri nei primi minuti sfodera l’ennesima galoppata e crossa per Marchionni che di testa prende il palo pieno. Rivedo l’azione credendo di essermi sbagliato: è proprio Amauri che crossa per Marchionni il nano, e non il contrario! A parti invertite il brasiliano avrebbe sfondato la rete colpendo di testa quel pallone. Comunque la Juve c’è e un sacrosanto rigore per fallo di mano in area ci porge sul vassoio d’argento l’occasione del vantaggio. Sul dischetto va Giovinco. Se segnasse sarebbe il secondo gol in una settimana (uno in campionato e uno in Champions) regalando due vittorie alla Juventus e diventando decisivo come il suo capitano. I titoli dei giornali che già vede all’orizzonte gli appannano la vista: tiro sopra la traversa. Col senno di poi, meglio così, lo avrebbero osannato troppo.

Entra Del Piero per Amauri e la formica svaria per l’intero fronte d’attacco, fiancheggiando Alex ora a destra, ora a sinistra, dimostrando quanto sia importante non limitarlo alla corsia di sinistra, ma quanto può dare e crescere muovendosi tra le linee (vero Ranieri?). Ora le squadre sono un po’ lunghe e in questa fase sono i bianconeri a rischiare qualcosa in più: due occasioni per il Bate nel finale, un colpo di testa di Del Piero per noi.

Triplice fischio finale e appuntamento al 19 dicembre (per la Champions) in occasione dei sorteggi del prossimo turno. Ora si comincia a fare sul serio.

L’uomo che non sapeva cambiare: Ranieri.

dic102008

 

 

 

 

 

 

 

Non capirò mai il nostro mister. Questa è la conclusione a cui sono giunto oggi, dopo che per l’ennesima volta mi sono trovato basito leggendo la probabile formazione di domani contro il Bate Borisov: Manninger, Grygera, Legrottaglie, Chiellini, Molinaro, Marchionni, Marchisio, Zanetti, Amauri, Del Piero. Sia chiaro, io stimo molto Ranieri, anche se qualche volta non sembra proprio. Il punto è che non capisco le scelte degli uomini e le sostituzioni. E, direte voi, non è poca cosa per un allenatore. Ma nonostante questo ritengo comunque Ranieri un allenatore capace.

Ma se fosse davanti a me in questo momento, gli chiederei per lo meno cosa lo spinge a schierare Chiellini (che già non salta una partita), quando abbiamo Mellberg a cui farebbe solo bene togliersi un po’ di ruggine in vista di domenica (Legrottaglie squalificato) e mettere qualche kilometro nelle gambe. Oltretutto lo svedese, che gioca già poco, farebbe un bel ripassino sul fuorigioco, che proprio stando in panchina non è che se ne diventi padroni.

Poi chiederei al nostro allenatore il perchè di Nedved dal primo minuto. Abbiamo De Ceglie fresco, che Ranieri stesso vuole far crescere nel ruolo di ala, che ha bisogno di fare esperienza internazionale: perchè preferire lo stanchissimo Pavel? Forse perchè vuole risparmiare De Ceglie per il Milan al posto del ceco? Dio mio, no…

Infine, sarei curioso di capire se Giovinco debba stare perennemente in panchina anche quando: 1) gioca bene e trascina la squadra 2) Del Piero non deve rischiare infortuni per il Milan 3) non ci sono altri attaccanti di ruolo che potrebbero sostituire Alex se si infortunasse.

Va bene l’importanza del primo posto, ma tra questa partita (con la qualificazione già in pugno) e la sfida col Milan (se perdiamo ciao Inter), voi cosa avreste privilegiato? Non credo che proprio tutti i tifosi della Juve la pensino come il mister.

Lecce – Juventus 1-2. Aggrappàti alla formica.

dic72008

In settimana avevamo anticipato senza saperlo tutti i motivi legati alla presenza di Giovinco in una squadra senza Del Piero, discutendo con voi quale sarebbe stato il ruolo più giusto, se Ranieri avesse dovuto cambiare modulo, quali fossero le caratteristiche da esaltare del giovane juventino.  Mai “post” fu più azzeccato. Nella giornata in cui Del Piero rimane a Torino, Iaquinta si infortuna al collo e Nedved indossa la fascia di capitano, Giovinco riesce finalmente a ritagliarsi la sua chance debuttando nella formazione titolare e lasciando il suo posto in panchina al rientrante Cristiano Zanetti. La formazione iniziale non aveva sorprese particolari, se non quelle già menzionate, con un centrocampo a 4 dove Marchionni ricopre il ruolo di Camoranesi fino alla sfida col Milan. Ma la curiosità forte era quella di veder giocare Sebastian in una partita vera, partendo dal primo minuto e con i tre punti da conquistare assolutamente. E questa era la partita giusta. Altro motivo di interesse era la posizione che avrebbe occupato in campo, come avrebbe interagito con Amauri e come si sarebbe integrato nell’impianto della squadra. Ranieri lo ha messo seconda punta, in un ruolo che non può essere il suo ma la necessità ”imponeva” di ricoprire.

Diciamo che nel primo tempo la Juve è rimasta in letargo e così pure a livello individuale. Ritmo blando, pochissime occasioni da gol e nessun tiro in porta. L’impalpabilità di Amauri e la poca velocità di manovra, non agevolavano di certo le giocate di Giovinco, ancora troppo giovane per caricarsi sulle spalle la squadra come Del Piero, e quindi ancora troppo dipendente dal resto della squadra. Solo qualche giocata, qualche sprazzo di brillantezza di un diamante ancora un po’ grezzo. E così, “tutti a bere un the caldo” sullo zero a zero, come direbbe il buon Caressa.

Ma ecco la magìa nel secondo tempo: punizione all’incrocio e palla in rete; bianconeri in vantaggio. Giovinco sotto la curva che si batte il petto, i compagni lo portano in trionfo, i supporters già vedono l’erede di Del Piero. Ecco il campione che con la giocata risolve la partita; solo lui poteva trasformare quella punizione e in quel modo. La partita si anima e sale il ritmo. Due occasioni colossali portano il Lecce vicino al gol e una di queste viene trasformata. La Juve non ci sta e butta il cuore oltre l’ostacolo: cross di De Ceglie negli in area e incornata prepotente di Amauri: 2-1 e tutti a casa.

Che bello avere due giocatori così decisivi. La Juve è stata soltanto questa.

Clamoroso Nedved: “Sono stanco!”

dic42008

Non era mai successo, ma prima o poi doveva accadere. Alla tenera età di 36 anni, Pavel Nedved ha terminato ieri in anticipo il primo allenamento della sua enorme carriera. Mezz’ora in meno rispetto ai compagni, che hanno proseguito senza di lui la seduta agli ordini di Ranieri. “Solo stanchezza”, ha commentato l’entourage bianconero, quindi nessun infortunio o nessun problema grave per il ceco. Certo è che sentire di un Nedved tanto stanco da non riuscire a finire l’allenamento, apre con preoccupazione il discorso sulla “successione” dell’ex Pallone d’Oro.

Posto che Giovinco non è il suo erede naturale, e che nessuno nella rosa juventina si avvicina in questo momento alle sue caratteristiche, mette anche Ranieri di fronte ad un grosso bivio: puntare ancora su questo modulo sperando che Pavel regga ancora un anno, oppure iniziare a svezzare Giovinco come trequartista in un forse più probabile 4-3-1-2? La formica atomica, benchè ne dica Ranieri, non è un centrocampista; non ha il fisico, la resistenza, il contrasto per questo tipo di ruolo. Non è un attaccante; non ha velocità, altezza e oportunismo sufficiente. E’ un trequartista perfetto, perchè ha geometrie, senso del gioco, precisione, piedi sublimi. 

Quindi se la Juve vuole puntare forte su di lui, come ha più volte dichiarato, non può costringerlo a snaturare le sue caratteristiche. Diciamolo chiaramente: fino ad ora Giovinco non ha Giocato perchè sarebbe dovuto stare fuori Nedved. E chi lo tiene in panchina uno così? Ed inoltre si sarebbe dovuto cambiare il modulo, che forse sarebbe anche stato nei piani di Ranieri quando accennava ad una Juve “camaleontica”, ma che è stato poi reso impossibile dagli infortuni e dalla precarietà dei risultati in molte prestazioni. A Ranieri serviva quindi trovare ”la quadra”, non poteva permettersi di sperimentare.

Ma l’anno prossimo il “problema” si porrà ancora più in risalto. Ranieri dovrà prendere il coraggio a due mani per stravolgere la squadra ed il modulo. Per far giocare Giovinco la Juve dovrà affrontare grandi cambiamenti. E la campagna acquisti sarà più importante che mai. E’ bene che questo si sappia da subito.  

Assegnato Pallone d’Oro 2008, pensiamo al 2009.

dic22008

Ci permettiamo una piccola divagazione sul tema Juve, per discutere dell’assegnazione del Pallone d’Oro avvenuta ufficialmente oggi, ma ufficiosamente da almeno un mese.

Il vincitore è Cristiano Ronaldo. Giusto? Sbagliato? Ognuno ha la propria opinione in merito. Non sempre infatti le votazioni hanno un risultato “plebiscitario” e molto spesso si è votato “il meno peggio”. Ovviamente Cristiano Ronaldo non è il “meno peggio”, ma se consideriamo il significato del Pallone d’Oro, dobbiamo pensare a quei giocatori che non solo si apprezzano dal punto di vista tecnico, o dal fatto che siano molto prolifici, o che vincano qualche trofeo con la nazionale o con la squadra di club. Dobbiamo certamente valutare quanto un giocatore possa essere decisivo nelle prestazioni, quanto sia incisivo nel gioco della squadra e la continuità con cui esprime tali qualità. Dal mio punto di vista il fatto che un giocatore possa vincere il Pallone d’Oro superando un suo concorrente solamente perchè abbia vinto qualcosa in più del rivale, mi pare decisamente assurdo. Così come il fatto che un attaccante venga sempre privilegiato nei confronti di un centrocampista, di un difensore o addirittura di un portiere. Il fatto di incidere sul risultato di una gara, o rifacendosi alla tanto amata frase “risolvere in ogni momento la partita”, può essere giusto anche per un difensore che non lascia toccare palla al fenomeno di turno. E ci siamo dimenticati di quante volte ci si chiede “quanti gol ha salvato Buffon”?

Ci sono grandi giocatori (così come anche in Cristiano Ronaldo), che posseggono qualità introvabili in altri calciatori al mondo. E ogni giocatore ”super” ha le sue qualità riferite al suo ruolo e alle sue caratteristiche. Se però il trofeo di France Football deve premiare il giocatore che NELL’ARCO DI UN ANNO si è saputo esprimere meglio degli altri, allora è innegabile che sia imprescindibile la continuità delle prestazioni, oltre a tutto ciò che abbiamo detto. 

Quindi, cari giurati, va benissimo che quest’anno il premio sia stato dato a Cristiano Ronaldo, ma l’anno prossimo scegliete il vincitore tra quei due nelle foto sopra.