Archivio per gennaio 2009

Pronto? Qui linea verde, parla Kirev

gen312009

 

 

 

 

 

 

 

 Si chiama Mario Kirev il futuro portiere della Juventus, acquistato dallo Slavia Sofia e girato subito agli svizzeri del Grasshoppers. Stiamo parlando di un Under 21, e quindi di un giocatore che deve ancora masticare duro per farsi i denti; però Ranieri ha già avuto modo di farlo allenare a Vinovo per un breve periodo, e quindi di vagliarne le qualità prima di dare il suo placet all’acquisto. Contratto fino al 2013, anno di crocevia per la porta juventina, visto che guarda a caso si tratta della stessa scadenza di contratto per Buffon.

Prosegue quindi la linea verde iniziata da Moggi, che ha colto e che darà incredibili risultati alla Juventus. Prova ne è anche il prolungamento di Marchisio fino al 2014, avvenuto ieri. Guadagnerà circa 800 milioni annui, certamente una somma alla portata della società, anche se si prevede un congruo rialzo qualora Marchisio diventasse punto fermo del centrocampo juventino e raggiungesse la convocazione in nazionale.

I tifosi della Juve hanno dimostrato di condividere questa politica “verde” della Juventus, di sostenerla e di incoraggiarla. Certo è che vedere un campione in un ragazzino non è semplice; occorrono capacità, lungimiranza, e tanta esperienza. Vero, Secco?

Udinese – Juventus 1-2. No Ale, no party.

gen292009

 

 

 

 

 

 

 

 

La stesura di questo commento è la perfetta integrazione del commento precedente (se non lo avete letto, fatelo). Non è per sembrare immodesti, ma il peso dell’assenza di Del Piero (sia per la delicatezza della gara, sia per la pochezza della nostra rosa), era stato ampiamente previsto da “Juventus Supporters”. Ci chiedevamo se fosse la partita giusta, se il nostro attacco fosse davvero all’altezza, se Giovinco potesse rendere giocando affiancato ad Amauri, se già alla fine del primo tempo non potesse esserci un cambio in attacco (Iaquinta ha iniziato a scaldarsi al 40′ del primo tempo). Ovviamente sapevamo quali fossero le risposte, ma speravamo di sbagliarci. D’altro canto, meglio far giocare Del Piero contro il Monaco, piuttosto che portarlo ad Udine anche solo in panchina…..

Voler minimizzare le colpe della Juve alla sola scelta di non convocare Del Piero, non è però cosa giusta. La squadra non deve comunque perdere identità, spirito e personalità, neppure quando manca il suo capitano. E se lo spirito bianconero è quello di non mollare mai, allora è chiaro che nessuno (se non forse Buffon), sia sceso in campo motivato per vincere questa partita. Dai primi minuti e fino alla mezz’ora del primo tempo, la Juventus è completamente fuori giri, come un cavaliere che rimbalza in sella al cavallo senza prenderne il ritmo del trotto.  Sballottata ora a destra, ora a sinistra, ogni tanto al centro, la squadra non riesce a trovare le misure dell’Udinese, come se avesse una coperta troppo corta che lascia sempre una parte senza protezione.

Dopo un primo miracoloso salvataggio di Buffon, che respinge un pallone di piede senza neanche sapere dove fosse, i friulani passano in vantaggio grazie ad una terrificante indecisione di Legrottaglie, cheaddormentandosi in area viene anticipato da Quagliarella che insacca. L’Udinese ha una marcia in più e la Juve non vede mai la palla. Giovinco fa un break rubando palla sulla trequarti e serve Amauri, che tutto solo fa un tiro talmente pessimo da dover chiudere gli occhi ai bambini per non impressionarli. Il polso della partita lo si tasta dopo circa una trentina di minuti, quando la squadra di casa deve per forza calare il ritmo per via dell’acidosi muscolare, e sorprendentemente i nostri non riescono ugualmente a combinare nulla. Anzi, è sempre Buffon a salvare la nostra porta e a permetterci di poter giocare il secondo tempo con solo un gol di svantaggio.

A questo punto Ranieri deve cambiare qualcosa per forza, o a Torino verrà linciato. Con grande combattimento interiore, e contrariamente al suo credo religioso,  riesce ad operare un cambio. Il prescelto è Iaquinta, che entra al posto di Marchionni. Si gioca col tridente quindi; 4-3-1-2 con Giovinco leggermente più arretrato. Marchionni in realtà non è stato uno dei peggiori, ma togliere un centrale non avrebbe avuto senso, anche se Marchisio e Sissoko non ne hanno azzeccata una nè in fase di copertura nè in quella di proposizione. Anche per questo motivo le punte non hanno mai avuto grosse opportunità. Ma sopratutto una difesa già molto disattenta non ha saputo dare la giusta copertura al reparto arretrato, tanto da concedere all’Udinese di tirare in porta ancora due volte dall’interno della nostra area di rigore. La grossa pecca della serata sta proprio nel fatto che pur esaurita la vivacità degli avversari, la Juve non ha saputo mettere in campo nulla di veramente determinante. Le loro azioni d’attacco, concluse sistematicamente in fuorigioco, erano ormai inesistenti, ma mettere in campo solo un po’ di grinta non era certo sufficiente.

Nonostante mancassero lucidità, fantasia, geometrie, capacità di saltare l’uomo (e tutte le altre caratteristiche riconducibili stranamente ad Alex Del Piero), Ranieri decide comunque di non cambiare nessuno, tenendo la partita imbrigliata su un binario che la porta a non riuscire ad essere mai pericolosa. Tant’è che pure l’Udinese si rende conto di potersi permettere ancora di attaccare, e Di Natale, da gran giocatore qual è, fa vedere cosa vuol dire avere i giocatori in forma nelle partite che contano anzichè in coppa Italia o nelle amichevoli: gran scatto sulla sinistra, finta ubriacante su Grygera e tiro imparabile all’incrocio. Due a zero meritato.

La speranza di riacciuffare l’Udinese arriva con un rigore su Grygera (giustissimo) trasformato da Iaquinta, ma mancano soltanto dieci minuti. Siamo nella “zona Ranieri”, e il tecnico si sente libero ora di fare le sue sostituzioni: entra Trezeguet (ha toccato un pallone e ha fatto un fallo, questa è stata tutta la sua “partita”), e dopo cinque minuti Poulsen (qualche passaggio sbagliato e niente più). Due cambi negli ultimi 5-10 minuti, niente male per una squadra che ne ha avuti a disposizione quaranta in più. Peccato che l’assalto finale sia una vera comica. Una via di mezzo tra “Sturm Truppen” e “L’armata Brancaleone”.

Torna in riga Juventus!

Bianco, nero…… giallo.

gen282009

La sfida di domani in casa dell’Udinese non vedrà tra i protagonisti il nostro capitano. Normale turno di riposo, dice Ranieri, perfettamente concordato con il giocatore. In realtà la mancata convocazione di Alex Del Piero suona come qualcosa di sinistro. Se in campo scenderà la coppia Iaquinta - Amauri, sapendo benissimo quanto poco sia affidabile in questo momento Vincenzo, e quanto abbia giocato fino ad ora Amauri, è ipotizzabile che uno dei due possa essere sostituito magari già nell’intervallo. Se poi in panchina abbiamo Giovinco (che punta non è) e un certo Trezeguet, messo lì soltanto a respire il sudore dei compagni, non sarebbe stato utile portare Del Piero in panchina?

Programmare una staffetta o un turno in panchina è più che legittimo, ma due sono gli interrogativi: la convocazione non era forse più doverosa vista la carenza del reparto d’attacco? E sopratutto, era la partita giusta per programmare la pausa? L’Udinese, che non riesce più a vincere una partita dal … (chi se lo ricorda?), non sarà certamente più motivata e agguerrita di molte altre provinciali? Personalmente avrei fatto scelte diverse, magari destinando il riposo ad un turno casalingo. Rispettiamo però la scelta di Ranieri, che ha dichiarato di voler far rifiatare il giocatore dopo aver anche detto che giocando sempre ogni tre giorni sarebbe entrato maggiormente in condizione.

Orrori arbitrali? Abbiamo la soluzione….

gen272009

Errare umano est, che lo vogliate o no. Un errore arbitrale, seppur di misure millimetriche (vedi fuorigioco e gol fantasma), condizionerà sempre gli incontri di calcio in modo importante. Questo è il lato più fastidioso del calcio. E più il livello delle squadre è equilibrato, e più questi errori saranno importanti e decisivi. Nessuno può pretendere che un arbitro, che è uomo, non sbagli mai il giudizio su un rigore, o che non veda la palla entrare in porta anche solo di pochi centimetri, o peggio ancora che non veda il pugno di Adriano ad un suo avversario. PERO’, tutto questo si può facilmente evitare. Come? Impedendo semplicemente agli arbitri di sbagliare, o permettere di correggersi durante la gara. “Juventus Supporters” ha promosso tempo fa una petizione on line, dove vengono invocate urgenti modifiche ai regolamenti obsoleti del mondo del calcio. Siamo profondamente convinti che l’importanza assunta dagli incontri, in termini sportivi e finanziari, nonchè il cambiamento del modo di giocare le partite (tattica del fuorigioco sistematica, pressing che aumentano il numero dei falli, ecc…), necessitino una revisione totale del regolamento e del modo di arbitrare.  

Leggendo la petizione, che trovate anche nell’apposito riquadro del nostro blog, vi accorgerete quanti benefici potrebbero esserci in termini di regolarità e di trasparenza per il mondo del calcio. Vi invitiamo pertanto a leggerla, ma sopratutto a votarla! Solo così si dimostra quanto i tifosi tengono a vincere pulito. 

Juventus – Fiorentina 1-0. “Furto” legalizzato.

gen252009

Quando Fiornetina – Juventus della prima giornata di campionato terminò col risultato di pareggio, ottenuto negli ultimi istanti di gara e dopo che la Juve aveva stra meritato di vincere, tutti ci sentimmo derubati dei due punti lasciati sul campo, e questa beffa è ancora viva nella nostra memoria. Oggi però le cose si sono un po’ equilibrate, e a dire il vero sono proprio i viola a dover recriminare molto su questa partita, sia nei confronti dell’arbitraggio, ma anche nei confronti di loro stessi. Non che la Juve non abbia fatto nulla, questo no, ma la squadra di Prandelli è quella che nelle partite casalinghe ha saputo mettere maggiormente in difficoltà i bianconeri.

Poche idee e confuse quelle espresse dalla Juventus nella primissima parte della gara, subendo la velocità e la personalità viola, quasi che questi giocassero in casa anzichè fuori. Da una di queste azioni nasce il primo reclamo viola: Mellberg aggancia in area il piede di Jovetic e dalla moviola pare proprio rigore, ma per l’arbitro non è così. La Juve cerca di scuotersi, ma la difficoltà dei nostri sta proprio nell’impostare l’azione. L’evidenza dei fatti è rappresentata dai continui lanci lunghi su Amauri, perchè solo così riusciamo a saltare il centrocampo avversario. Del Piero trova un assist bellissimo per Marchisio che entra in area e mette alle spalle di Frey. Grandissimo passaggio di Del Piero, si dirà, ma Marchisio detta letteralmente l’azione al compagno col suo inserimento. La Juve sembra voler chiudere subito i giochi e mette il turbo per cogliere ancora impreparata la difesa gigliata, ma stavolta Nedved calcia malissimo un altro assist di Alex. La Fiorentina dopo il gol è tutt’altro che dimessa e reagisce alla grande: traversa su colpo di testa in area e successivo gol di Gilardino a cui viene fischiato un inesistente (e millimetrico) fuorigioco.

La nostra difesa è troppo distratta e il nostro centrocampo non riesce a fare filtro adeguatamente, tanto che i viola riescono ad arrivare nell’uno contro uno coi nostri difensori, costringendoli più volte al fallo o addirittura al cartellino. La partita è tutto un batti e ribatti, con i bianconeri che ci provano su punizione con Nedved (schema a sorpresa) e con uno strepitoso lancio di Del Piero che pesca Marchionni a tu per tu con Frey che lo ipnotizza letteralmente. Prima del riposo, altra occasione fiorentina con due giocatori che si ostacolano nel colpo di testa a due metri da Buffon.

Nel secondo tempo si rivede la trama della prima frazione di gioco: i viola riprendono la loro manovra veloce ed aggressiva, con la Juve a cercare il contropiede e a non riuscire a concretizzare le buone occasioni (come quelle con Marchionni e Grygera), rischiando di subire la dura legge del “gol sbagliato, gol subìto”. Tale legge però viene abrogata quando in porta c’è un certo Signor Buffon, l’unico portiere al mondo che su una conclusione al volo da tre metri di distanza, non si tuffa alla disperata, ma riesce ad intervenire sul pallone con precisione disumana.

Sorpresa, scandalo e choc al Comunale: Ranieri mette Giovinco a 15′ dal termine, ma è Alex a lasciargli il posto. Allo stadio i tifosi si dividono tra l’applauso a Sebastian e i fischi per l’uscita del capitano. La reazione di Del Piero in panchina fa capire tutta l’amarezza del giocatore, ma con questa Juve così in sofferenza serviva qualcuno di fresco in avanti, e Amauri stava facendo un duro quanto inestimabile lavoro al servizio della squadra. La scelta premia Ranieri, che vede il suo gioiello cambiare il volto all’attacco bianconero, anche se la “formica atomica” si mangia una rete da solo contro Frey e potrebbe gestire meglio un altro paio di azioni importanti. Nel finale entra Poulsen per Zanetti, ma ormai siamo davvero alla fine.

Oppure siamo solo ”all’inizio”? 

Comincia il mercato Juve. Aiuto….

gen232009

Nemmeno il tempo di commentare la trattativa per il rinnovo del contratto di Nedved, che subito siamo travolti dalle dichiarazioni di Ranieri e Secco sull’interesse a Diego come esterno sinistro di centrocampo. Un segreto di Pulcinella peraltro, che ha più volte posto dubbi tattici preoccupanti nel cuore di tutti noi tifosi. Talvolta infatti mi viene da pensare che Ranieri abbia le idee un po’ confuse su come organizzare la Juve del prossimo anno. Da una parte abbiamo la conferma del fatto che il brasiliano del Werder piace e molto; conferma derivata anche dalle dichiarazioni di Secco, e quindi quasi una conferma ufficiale dell’obiettivo primario di mercato (si parla di trenta milioni). Dall’altra troviamo un Ranieri che ogni qualvolta si esprime in termini positivi nei confronti del giocatore, aggiunge sempre un “si, però….”.

Se l’interesse a Diego è un segreto di Pulcinella, l’importanza per Ranieri del 4-4-2 non è mai stata proprio un segreto visto che mai come in questi giorni il tecnico continui a sbandierare la necessità per questa squadra di giocare con questo modulo di gioco. Forse tutti sanno che Diego è più un trequartista che un esterno, pertanto occorrerebbe cambiare totalmente il modulo, ma l’allenatore sostiene che il tridente, il rombo di centrocampo, ecc…, rapprensentano più ”eccezioni” che non un sistema di gioco da adottare in pianta stabile.

Se la società ha già aperto una trattativa col Werder (cosa che attualmente pare molto probabile), significa che ha ottenuto in precedenza l’ok di Ranieri. Mi chiedo cosa si siano detti quel giorno e se l’uno stesse ascoltando l’altro. Probabilmente uno dei due non aveva capito il nome del giocatore. La cosa certa è che cambiare totalmente questa squadra per far largo a Diego (che non è comunque “quel” Diego) sarebbe quantomeno una cosa scellerata, con l’aggravante di avere un allenatore che non ha mai usato altro modulo di gioco.  Anche se, un giocatore che a dispetto dell’altezza sia veloce, sappia battere le punizioni e sia un sicuro investimento per il futuro, potrebbe farci comodo.

Mmmm, con queste caratteristiche mi sembra proprio di ricordare qualcuno, ma ora non mi viene in mente chi possa essere…………………….. 

Pavel, giù il gettone, si gira!

gen222009

Accade un fatto curioso in questi giorni a Torino. La furia ceca, l’ultimo pallone d’oro juventino, il grande combattente, l’indistruttibile, l’animo indomito, l’uomo d’acciaio…… (abbiamo capito tutti di chi stiamo parlando), ha ricevuto un’offerta di rinnovo del contratto. Il fatto che la Juventus proponga il prolungamento ad un giocatore di 36 anni suonati, dal rendimento decisamente in caduta libera (come è normale che sia), fa onore a questa società, e forse anche a Ranieri che sicuramente crede che Nedved possa ancora essere molto utile. Sappiamo peraltro che il giocatore è già stato “prenotato” per l’inserimento nel quadro tecnico della società (settore giovanile), segno inequivocabile del legame tra i colori bianconeri e il nostro Pavel.

Le parti non hanno trovato un accordo in prima battuta. La Juventus proponeva un contratto a gettone di presenza, e cioè con remunerazione proporzionata all’utilizzo del calciatore durante la stagione. Il suo procuratore pretende invece che il contratto sia prolungato indipendentemente dai gettoni accumulati durante l’anno. Ma la curiosità sta nella chiave di lettura di questo rinnovo. La scaramuccia tra il procuratore Mino Raiola e la Juventus probabilmente verte sul fatto che Nedved non accetta di essere considerato “alla frutta”, oppure che il suo rendimento possa essere considerato minimo. L’idea di fare più panchina che partite non sembra piacergli molto, sopratutto adesso che la squadra inizia a dimostrarsi competitiva. Nedved, all’alba dei suoi 37 anni, si sente ancora protagonista e non rinuncerà facilmente al suo posto in squadra. Non ci sono giocatori che a quest’età lottino, vogliano e pretendano da loro stessi di continuare a giocare e a vincere come un tempo.

Per questi uomini c’è solo una definizione: IMMORTALI.

Buffon, la tua “city” è Torino.

gen212009

Usciamo un po’ dal nostro orticello per commentare più ampiamente le voci di mercato su Buffon, coinvolgendo anche il discorso Kakà. Molti di voi mi hanno scritto in questi giorni sollecitando un commento a proposito dello (squallido) affaire Milan – Manchester City. Solitamente non commentiamo le vicende delle altre squadre, ma dato che molti hanno paura della discesa araba in Italia, vediamo se riusciamo a mettere un po’ d’ordine.  

Il ridicolo di cui si è coperta la proprietà della squadra inglese (ma io ci metto anche il Milan), è stato quasi fantozziano. Scesi a Milano con la classica valigetta imbottita (di bigliettoni), erano convinti di chiudere in poco tempo la trattativa e tornarsene col giocatore impacchettato sotto il braccio. Rimasti isolati in una stanza d’albergo “senza cibo nè acqua” (parole dello stesso presidente del City), e senza la possibilità di vedere nè il giocatore, nè i dirigenti del Milan, hanno avuto tempo e modo per guardarsi le loro belle banconote e stirarsele una ad una.

Il Milan, dal canto suo, ha invitato l’ospite per ammazzare il vitello grasso (Kaka), riuscendo non solo ad evitare di esibire la lauta preda, ma rispedendo a casa i malcapitati, ancora con l’acquolina in bocca (ma con le banconote perfettamente stirate). Una messa in scena che poteva tranquillamente essere evitata con un minimo di organizzazione. Che figura meschina per entrambi!

Da questa storia possiamo capire due cose: innanzi tutto che non basta avere i soldi per essere una grande società, e di riflesso, che bastano pochi soldi per far perdere la testa ad una grande società. Insomma, tutti escono sconfitti, tranne Kakà, sempre più idolo e futuro capitano dei rossoneri.

Quanto sopra, per dire che lo smacco subito dal Manchester in questa occasione, ha avuto tanto clamore negativo quanto viceversa sarebbe stato (positivo) per l’acquisto del brasiliano del Milan. L’effetto boomerang creerà quindi una notevole insicurezza e sfiducia nell’ambiente dei giocatori “che contano”, tanto da considerare difficile o quantomeno azzardato il passaggio di un “pezzo da novanta” in una squadra che non offre garanzie di managerialità tali da assicurare la validità di un progetto come fu per esempio quello di Abramovic per il Chelsea.

Ecco perchè il futuro di Buffon sembra essere per il momento al sicuro.

Lazio – Juventus 1-1. La Juve che non ti aspetti.

gen192009

E’ stata una partita strana, quella di stasera. Una di quelle partite dove per un tempo non sai quale misteriosa macumba rimbambisca i giocatori della tua squadra, mentre per l’altra metà di gara, quando ti prepari psicologicamente ad un’altra “sofferenza”, ecco che magicamente lo spillone viene estratto dalla bambolina bianconera, e tutto ricomincia a funzionare. Ma regalare una frazione intera agli avversari è sempre tanta cosa. La Lazio infatti interpreta benissimo il primo tempo, attaccando in velocità sulle fasce senza dare respiro alla manovra bianconera, riuscendo ad essere efficace anche nella parte difensiva, dedicando ad Amauri ben due o talvolta tre marcatori insieme. Mellberg soffre troppo la scheggia impazzita Zarate e talvolta viene aiutato da Marchionni nel raddoppio, ma i due non riescono comunque ad arginare il laziale. Anche a sinistra la Lazio spinge con Pandev, ma Molinaro se la cava decisamente meglio. A centrocampo la Juve non azzecca un passaggio e viene imbrigliata sistematicamente nelle strette maglie celesti.

Fino al gol della Lazio, i nostri giocano con un baricentro scandalosamente basso. Non è solo un merito dei nostri avversari, perchè si vede che la Juve è frenata, anche psicologicamente. “Paura” è la parola che nessuno vuole dire ma che forse è la più attinente. Perchè la squadra ha avuto timore all’Olimpico? Mi viene da pensare che forse la mancanza di Grygera e Ariaudo abbiano influenzato il collettivo, togliendo sicurezza nei confronti del reparto arretrato, e da qui la paura di attaccare o di scoprirsi. Timore del tutto fuori luogo visto che la difesa è stato il reparto che ha risposto meglio alle aspettative! Oppure è stata semplice “ansia da prestazione”? Non lo sapremo mai, perchè i diretti interessati negherebbero.

Ad ogni buon conto, al vantaggio dei padroni di casa su papera di Manninger, la Juve inizia a sciogliersi e a giocare. Pochi minuti e per scaldare le polveri e Mellberg insacca di testa su calcio d’angolo. Lo schema è lo stesso del gol di Chiellini al Milan, palla sul dischetto e incornata solitaria. Lo schema verrà poi ripetuto con Legrottaglie a colpire, ma Nicola arriva male sulla palla e sarà una grande occasione sprecata.

Testata l’affidabilità difensiva, e sciolti i legacci psicologici, la Juve è pronta a cominciare la sua partita. Lo fa impegnando sopratutto Marchionni e Nedved, ma la manovra non è quasi mai fluida, e le occasioni paiono frutto di isolate vampate offensive piuttosto che di una crescita corale della squadra. Amauri e Del Piero infatti sono due ectoplasmi. La cosa era prevedibile, dato che nel nostro piccolo lo avevamo già sottolineato nel precedente articolo. E se lo sapevamo noi, Ranieri non era in grado di immaginarlo??? Le punte sono stanche e meritano un po’ di riposo, e talvolta alternarle a Giovinco non sarebbe proprio una brutta idea. Se non altro per evitare di giocare in nove quando meno te lo puoi permettere.

La Juve attacca, e la Lazio, che ormai ha già speso tanto, punta solo al contropiede. Ranieri cambia uno Zanetti sotto tono e mette Marchisio; è un buon cambio ma forse un po’ ritardatario visto che già nel primo tempo il regista non s’era visto. Così come non vedendosi nè Amauri nè Del Piero occorrerebbe mettere qualcuno di fresco. Il brasiliano fa due buone azioni di potenza e forse Ranieri si convince che ad uscire debba essere il capitano. Così Giovinco entra per Alex, ma è sempre troppo tardi, mancano solo dieci minuti alla fine e Sebastian tocca solo tre palloni. Giusto in tempo per vedere il palo di Legrottaglie a portiere battuto e Foggia che per pochissimo non ci infila a tempo scaduto.

Considerato l’atteggiamento e la mentalità del primo tempo si potrebbe pensare ad un punto guadagnato. Ma io guardo sempre alle potenzialità della squadra a quello che ha saputo far vedere nel secondo tempo, sopratutto nel reparto difensivo, con la coppia Legrottaglie – Ariaudo letteralmente perfetta, e con un Molinaro in grande crescita. Ciò aumenta il rammarico per non aver osato di più, o per non aver visto un briciolo di vivacità in avanti. Noi tifosi spesso siamo troppo esigenti, è vero; ma in questo caso, Ranieri, bastava davvero poco. Era sufficiente una “formica”………………………….   

Juventus – Catania 3-0. Tiro al bersaglio.

gen152009

Marchionni, Giovinco e Del Piero, questi i marcatori del rotondo risultato nei confronti dell’Oratorio Catanese, schierato in sostituzione della squadra siciliana rimasta al sud per paura del freddo. L’arbitro Banti, più volte tentato a fischiare la fine anticipata per manifesta superiorità juventina, è stato invitato dai suoi assistenti a proseguire la direzione del match fino al novantesimo, pena il mancato pagamento della trasferta da parte dell’AIA. Scherzi a parte, non mi ricordo una partita recente di così ampia e netta superiorità, con il Catania privo di spirito agonistico, venuto a Torino solamente per far presenza.

Si inizia con una sorpresa: la formazione di Ranieri è tutt’altro che priva di campioni: la solita difesa, con Ariaudo e De Ceglie al posto di Chiellini e Molinaro, con a centrocampo Zanetti nel ruolo di Marchisio e Giovinco come vice Nedved; in avanti i soliti due. E da qui già si capisce l’impronta che il mister vuole dare alla gara. La Juve parte forte e iniziano a fioccare subito le occasioni; i tre davanti si intendono a meraviglia, e così faranno per tutto l’incontro. Da una discesa sul fondo di De Ceglie nasce il primo gol della Juve: cross del valdostano, testa di Del Piero, irrompe Marchionni sulla respinta-papera del portiere e insacca. Un gol “da manuale” per come è stato preparato, dicesa fino alla linea di fondo e tanta gente in area ad aspettare il pallone; una rarità se consideriamo che molto spesso i cross arrivano dalla trequarti e il solo Amauri deve saltare in mezzo a due o tre difensori.

Marchionni merita ampiamente il gol segnato, non tanto riferendosi alla partita di ieri (che era appena iniziata al momento della sua rete), ma per tutto quello che ha dato in questi mesi alla squadra senza far rimpiangere uno come Camoranesi. Parliamo di umiltà, di corsa, ma anche di tecnica e di tanti assist ai compagni, sempre in punta dei piedi, consapevole del suo ruolo di “secondo”. La sua posizione in campo ieri sera è stata molto particolare agli occhi dei più attenti; partendo dalla solita fascia destra, si è trovato più volte a svariare verso il centro e addirittura a sinistra. Questo perchè quando Giovinco avanzava, si creava di fatto uno schieramento a 3 davanti, con Del Piero che scalava dal centro-sinistra verso il mezzo (lasciando posto a Sebastian), e Amauri che andava ad agire sul lato destro con Marchionni che arretrava leggermente alle spalle degli attaccanti, in posizione quasi da rifinitore. Con questi quattro giocatori che continuamente si intercambiavano, si sovrapponevano, si alternavano nell’azione, non c’erano veramente punti di riferimento per i catanesi, più che mai frastornati da movimenti tanto fantasiosi.

Di fatto, i bianconeri fanno ciò che vogliono e dopo il vantaggio iniziano a giocare “sulle uova”, come si suol dire. La squadra perde mordente e le tante occasioni non vengono sfruttate a dovere. Amauri è bravo nella gestione e difesa della palla, ma sotto porta non ha la freddezza e l’infallibilità di Trezeguet; il francese avrebbe fatto almeno tre gol nel primo tempo. Si va quindi al riposo soltanto con un gol di vantaggio. Ma nella ripresa, dopo che Ranieri nell’intervallo avrà fatto notare che contro l’Oratorio Catania si poteva chiudere il discorso qualificazione, la Juve ricomincia l’assalto. Uno-due Giovinco-Del Piero e la palla finisce ancora in gol. Altro cross di Marchionni dalla linea di fondo e Del Piero arpiona il pallone in area e girandosi su se stesso lascia partire un tiro che non dà scampo al portiere avversario: siamo a tre.

Il fatto che i cross più importanti partano dal fondo non è un caso. La Juve ha un potenziale d’attacco enorme, e ha diversi giocatori che possono saltare l’uomo e creare superiorità numerica, ma questa potenzialità si riduce del 50% quando gente come Del Piero, Giovinco, Marchionni e Amauri vengono serviti spalle alla porta. Ecco perchè è importante che ci sia l’intraprendenza nel saltare l’uomo sulla fascia per cercare di andare sul fondo. In questo modo gli attaccanti ricevono il cross frontalmente alla porta, al contrario dei difensori che si troverebbero nella posizione a loro meno congeniale. Queste cose si insegnano di solito nelle scuole calcio e talvolta pare molto strano come certi professionisti possano non farne tesoro.

Nel finale, spazio al giovane Esposito, a Poulsen e qualche minuto di rodaggio per Mellberg in vista di domenica con la Lazio. Amauri e Del Piero in campo fino alla fine, scelta secondo me discutibile, visto il risultato acquisito e la possibilità di farli rifiatare o di preservarli dagli infortuni. Ancora una buona gara di Ariaudo, mentre per Buffon rientro inoperoso. Da Torino è tutto, linea allo studio.