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La stesura di questo commento è la perfetta integrazione del commento precedente (se non lo avete letto, fatelo). Non è per sembrare immodesti, ma il peso dell’assenza di Del Piero (sia per la delicatezza della gara, sia per la pochezza della nostra rosa), era stato ampiamente previsto da “Juventus Supporters”. Ci chiedevamo se fosse la partita giusta, se il nostro attacco fosse davvero all’altezza, se Giovinco potesse rendere giocando affiancato ad Amauri, se già alla fine del primo tempo non potesse esserci un cambio in attacco (Iaquinta ha iniziato a scaldarsi al 40′ del primo tempo). Ovviamente sapevamo quali fossero le risposte, ma speravamo di sbagliarci. D’altro canto, meglio far giocare Del Piero contro il Monaco, piuttosto che portarlo ad Udine anche solo in panchina…..
Voler minimizzare le colpe della Juve alla sola scelta di non convocare Del Piero, non è però cosa giusta. La squadra non deve comunque perdere identità , spirito e personalità , neppure quando manca il suo capitano. E se lo spirito bianconero è quello di non mollare mai, allora è chiaro che nessuno (se non forse Buffon), sia sceso in campo motivato per vincere questa partita. Dai primi minuti e fino alla mezz’ora del primo tempo, la Juventus è completamente fuori giri, come un cavaliere che rimbalza in sella al cavallo senza prenderne il ritmo del trotto.  Sballottata ora a destra, ora a sinistra, ogni tanto al centro, la squadra non riesce a trovare le misure dell’Udinese, come se avesse una coperta troppo corta che lascia sempre una parte senza protezione.
Dopo un primo miracoloso salvataggio di Buffon, che respinge un pallone di piede senza neanche sapere dove fosse, i friulani passano in vantaggio grazie ad una terrificante indecisione di Legrottaglie, cheaddormentandosi in area viene anticipato da Quagliarella che insacca. L’Udinese ha una marcia in più e la Juve non vede mai la palla. Giovinco fa un break rubando palla sulla trequarti e serve Amauri, che tutto solo fa un tiro talmente pessimo da dover chiudere gli occhi ai bambini per non impressionarli. Il polso della partita lo si tasta dopo circa una trentina di minuti, quando la squadra di casa deve per forza calare il ritmo per via dell’acidosi muscolare, e sorprendentemente i nostri non riescono ugualmente a combinare nulla. Anzi, è sempre Buffon a salvare la nostra porta e a permetterci di poter giocare il secondo tempo con solo un gol di svantaggio.
A questo punto Ranieri deve cambiare qualcosa per forza, o a Torino verrà linciato. Con grande combattimento interiore, e contrariamente al suo credo religioso,  riesce ad operare un cambio. Il prescelto è Iaquinta, che entra al posto di Marchionni. Si gioca col tridente quindi; 4-3-1-2 con Giovinco leggermente più arretrato. Marchionni in realtà non è stato uno dei peggiori, ma togliere un centrale non avrebbe avuto senso, anche se Marchisio e Sissoko non ne hanno azzeccata una nè in fase di copertura nè in quella di proposizione. Anche per questo motivo le punte non hanno mai avuto grosse opportunità . Ma sopratutto una difesa già molto disattenta non ha saputo dare la giusta copertura al reparto arretrato, tanto da concedere all’Udinese di tirare in porta ancora due volte dall’interno della nostra area di rigore. La grossa pecca della serata sta proprio nel fatto che pur esaurita la vivacità degli avversari, la Juve non ha saputo mettere in campo nulla di veramente determinante. Le loro azioni d’attacco, concluse sistematicamente in fuorigioco, erano ormai inesistenti, ma mettere in campo solo un po’ di grinta non era certo sufficiente.
Nonostante mancassero lucidità , fantasia, geometrie, capacità di saltare l’uomo (e tutte le altre caratteristiche riconducibili stranamente ad Alex Del Piero), Ranieri decide comunque di non cambiare nessuno, tenendo la partita imbrigliata su un binario che la porta a non riuscire ad essere mai pericolosa. Tant’è che pure l’Udinese si rende conto di potersi permettere ancora di attaccare, e Di Natale, da gran giocatore qual è, fa vedere cosa vuol dire avere i giocatori in forma nelle partite che contano anzichè in coppa Italia o nelle amichevoli: gran scatto sulla sinistra, finta ubriacante su Grygera e tiro imparabile all’incrocio. Due a zero meritato.
La speranza di riacciuffare l’Udinese arriva con un rigore su Grygera (giustissimo) trasformato da Iaquinta, ma mancano soltanto dieci minuti. Siamo nella “zona Ranieri”, e il tecnico si sente libero ora di fare le sue sostituzioni: entra Trezeguet (ha toccato un pallone e ha fatto un fallo, questa è stata tutta la sua “partita”), e dopo cinque minuti Poulsen (qualche passaggio sbagliato e niente più). Due cambi negli ultimi 5-10 minuti, niente male per una squadra che ne ha avuti a disposizione quaranta in più. Peccato che l’assalto finale sia una vera comica. Una via di mezzo tra “Sturm Truppen” e “L’armata Brancaleone”.
Torna in riga Juventus!