
Londra, Stamford Bridge, Chelsea – Juventus, ottavi di finale di Champions League: una delle partite che ogni calciatore vorrebbero giocare prima di finire la carriera. Due formazion che hanno molto da farsi perdonare dai loro tifosi. Due allenatori che per molti versi hanno molto da dimostrare davanti al pubblico inglese. Bianconeri contro blues, a viso aperto, tanto che gli inglesi non esitano a mettersi a “tre” là davanti, con quella sorta di tridente “sporco” Anelka – Drogba – Kalou. La Juve invece risponde con un assetto quadrato, pronta a reggere l’urto dell’avversario, con l’unica sorpresa di Mellberg al posto di Grygera (meno utile per la spinta, ma più in fase aerea).
L’inizio è di studio, con le squadre impegnate a trovare la loro posizione, come un piede che si sistema ai primi passi in una scarpa nuova. La Juve sembra tenere una linea di difesa piuttosto alta, ben coperta però da quella mediana, che avvicinandosi riesce a creare un buon muro di sostegno. Il centrocampo cerca più di limitare che di costruire (e questo sarà il nostro limite per tutta la gara), facendone fare le spese all’attacco, che nelle prime battute sembra voler nascondersi piuttosto che dettare il passaggio o proporsi in appoggio.
Su questa difficoltà ad uscire, e con la maggior reattività nei primi minuti, il Chelsea costruisce pian piano il suo predominio territoriale. Una superiorità che prende sempre più piede, iniziando con un colpo di testa di Anelka (alto a due metri dalla porta!), arrivando poi all’azione del vantaggio inglese: palla
centrale filtrante nella nostra voragine difensiva, e Drogba che schiaccia la palla in rete. Solito gol, con le solite modalità. La loro tattica è quella di spingere subito a tutta, e si vede: corner, e altro colpo di testa di Drogba che mi chiedo ancora come abbia fatto a sbagliare. Stavolta ci salviamo.
La Juve è impietrita, ma non si è ancora capito se per il gol o se deve ancora entrare in campo con la testa. L’assedio che subiamo è simile a tratti a quello subìto in occasione della trasferta con l’Arsenal anni fa. Nessuno sa cosa debba fare con la palla, e la mancanza di organizzazione e di personalità è quasi imbarazzante. Persino i disimpegni difensivi sono spesso fatti alla “viva il parroco“ e di uscirne con un po’ di lucidità non c’è proprio speranza, regalando di fatto sempre la palla ai nostri rivali.
Ma come succede spesso, quando si spende troppo, prima o poi bisogna anche risparmiare. E così, una volta raggiunto il vantaggio, il Chelsea comincia a calare, poco a poco, ma in modo costante. E la Juve inizia a mettere il naso fuori dalla propria metà campo. Amauri fa sponda per Tiago di testa che serve in profondità Del Piero, girata di Alex e Cech devìa a lato con una gran parata. Sull’angolo, Amauri di testa fallisce sul primo palo; da fucilare sul posto! Molinaro scende sulla fascia, dal contrasto con due avversari esce una palla vagante per Camoranesi che spara verso la porta, ma il tiro è deviato da un difensore.
Ora è il Chelsea che appare in imbarazzo, e forse è stato proprio Hiddink a voler cercare il tutto per tutto per aspettarci poi nella loro metà campo come si fa nel basket dopo aver segnato un canestro. Tant’è che la Juve è molto più libera di avanzare, ma lo fa non nel modo scriteriato a cui forse l’allenatore olandese aveva pensato, piuttosto tenendo la squadra equilibrata e anzi, spesso col baricentro colpevolmente più basso del dovuto. La partita è bella ed aperta.
Camoranesi spazia per tutto il centrocampo e questo è sinonimo di una certa sicurezza della nostra forza, ma quello che riusciamo a reggere dal punto di vista fisico, non riusciamo a sostenere alla pari da un punto di vista tecnico; molte azioni di contropiede e moltissime palle a metà campo vengono letteralmente buttate al vento dai nostri. Molto spesso è il pressing del Chelsea a non farci ragionare, ma nella maggior parte dei casi c’è come minimo un concorso di colpa. Lo stesso Camoranesi, Tiago o Sissoko, spesso sbagliano appoggi elementari, per non parlare di Molinaro, tanto encomiabile nell’impegno a raggiungere il fondo, quanto inguardabile nella finalizzazione dell’azione.
Il primo tempo si chiude quindi con lo svantaggio per 1 a 0, ma con un dato curioso: la Juve pur perdendo ha fatto più possesso palla dei blues, in casa loro. Un possesso sterile anche se significativo e che deve sicuramente aver fatto riflettere la squadra nell’intervallo, visto che nel secondo tempo non partiamo timidi come nel primo, creando subito un paio di occasioni molto pericolose. Ad una decina di minuti dall’inizio del secondo tempo si fa male Camoranesi; non penso che ci sia una parte di lui che quest’anno non abbia subìto infortuni, ma se ce ne fosse una gli consigliamo di assicurarla. Entra come di logica Marchionni.
La Juve fatica sempre a raggiungere gli attaccanti, e questo lo abbiamo detto, a causa delle pecche del
centrocampo. Ma il fatto di avere un giocatore di peso in avanti come Amauri, dovrebbe darti in questi frangenti la possibilità di sfruttare il lancio lungo e la sponda per l’inserimento di un’ala o della seconda punta; oppure come contro il Palermo, di sfruttare la fisicità e la potenza del brasiliano nell’uno contro uno; o ancora, guadagnare delle buone punizioni per far salire la squadra o far calciare Alex in porta. Stranamente però la Juve non gioca mai sul suo centravanti, anche se nelle poche occasioni si rivela molto pericoloso per la difesa di Hiddink. Il tecnico ringrazia.
Due rigori discutibili, uno per parte, vengono richiesti da Drogba e Amauri, ma per entrambi l’arbitro ha fatto bene a fischiare “all’inglese“. Entra Marchisio al posto di Tiago; Ranieri fa bene a mettere una forza fresca in mezzo e a sfruttare il tiro da fuori del giovane bianconero. Primo segnale del nostro mister che non vuole mollare.
Marchionni dalla posizione di ala si accentra e lascia partire un siluro che finisce una spanna sopra la traversa. Altra palla di Marchionni sulla testa di Alex che conclude debolmente. Il nostro esterno destro entrato dalla panchina ha fatto in 15 minuti più di quanto avesse fatto Camoranesi in un’ora. Ma chi avrebbe avuto il coraggio di lasciare l’argentino in panchina? A Ranieri nulla è imputabile in questa partita. Show di Amauri che in pochi minuti riesce a piazzare un pericoloso colpo di testa e a bersi due difensori avversari con un numero d’alta scuola, purtroppo senza altrettanto degna conclusione. Peccato non averlo sfruttato di più fin dall’inizio!
Dal 70′ in poi è un crescendo di Juve, che fisicamente sovrasta il Chelsea mettendolo sotto. L’immagine di questa squadra è Chiellini che vince spesso di spalla nientemeno che con Drogba: colosso! Secondo grande messaggio di Ranieri: esce Sissoko ed entra Trezeguet! Se questa non è la mossa di uno che vuole vincere, ditemi voi! Bravo Mister, ma mancano solo 5 minuti. L’occasione David ce l’ha eccome, tirando al volo dal limite dell’area un pallone giratogli a memoria da Del Piero, ma il francese prende male la
sfera.
E quando nei convulsi 3 minuti di recupero Nedved tira una rasoiata deviata di 1 centimetro a lato, con l’illusione ottica del gol, direi che sono i tifosi della Juve a recriminare per non aver portato a casa qualcosa in più in questa trasferta. E forse a poter pensare che a Torino i blues si possano fare “black”.