Buffon: riduzione stipendio? No, grazie.
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Ormai è diventato quasi di moda appellarsi sempre alla crisi qualunque cosa succeda. I prezzi calano perchè c’è la crisi, la gente non esce perchè c’è la crisi, persino le banche non ti danno più i soldi perchè c’è la crisi! Ma il mondo del calcio è anch’esso in crisi, oppure si discosta dal resto della società ?
Nei giorni scorsi il calciatore del Milan Rino Gattuso si è auto-decurtato lo stipendio perchè in questi tempi di “crisi” (e basta!), è giusto porsi dei limiti. Tutti ad applaudire l’iniziativa di Gattuso che va contro corrente rispetto a quelle che sono le aspirazioni di un certo sig. Ibrahimovic, che sta facendo il “prezioso” con la società che già gli paga 14 milioni di euro all’anno (quattordicimilioni/00), e anche di un certo sig. Buffon che ha spiazzato un po’ tutti tentennando su questa iniziativa. Se per il primo caso (quello dello svedese), nessuno aveva alcun dubbio in merito, sul portierone nazionale parecchi avrebbero scommesso un esito ben diverso della risposta di Gigi. Ma ci sono tre osservazioni da fare.
Punto primo: perchè Gattuso si taglia lo stipendio. A prima vista l’iniziativa del centrocampista del Milan poteva essere un caso isolato, ma se guardiamo indietro, possiamo ricordarci che lo stesso Beckham rinunciò al suo ingaggio per rimanere al Milan, senza contare che ora anche Ancelotti sembra voler intraprendere la strada di Ringhio. Tutta questa esplosione di “povertà “, potrebbe ricollegarsi alle parole di Enzo Ghigo del PdL, che avrebbe confidato l’intenzione di Berlusconi di passare la mano sulla presidenza del Milan (ovviamente rimanendo comunque in ambito famigliare). Uno scenario non fantascientifico, ma anzi, molto molto probabile. Questa idea del patron rossonero, potrebbe aver avuto ripercussioni su tutta la linea societaria dei rossoneri, toccando quindi budget, campagna acquisti e disponibilità a risanare eventuali passivi di bilancio. Tale decisione può aver costretto Galliani ad “invitare” molti giocatori (o forse anche tutto lo staff) a “rientrare” di una percentuale sull’ingaggio. Questo per iniziare a limitare le perdite di un’annata che si profila a dir poco disastrosa. Ed ecco appunto che un’operazione “dovuta” può essere mascherata come una iniziativa “personale” dei calciatori, evitando così il crollo del titolo in borsa e, non per ultimo, lo sputtanamento mondiale dei rossoneri.
Punto secondo: perchè Buffon NON si taglia lo stipendio. Contrariamente a quanto si poteva pensare, Gigi non è d’accordo sulle riduzioni dello stipendio. Innanzi tutto perchè, dice, “bisogna vedere il tuo valore, il tuo rendimento“. E fin qui come dargli torto? In secondo luogo “bisogna vedere i parametri del mercato, e cioè se il tuo ingaggio è sproporzionato o meno” . Altri due motivi li aggiungiamo noi, e cioè: bisogna vedere in quale squadra giochi e perchè ti è stato proposto precedentemente quell’ingaggio. Posto che Buffon, essendo un “numero 1″ (inteso non come portiere ma come “top player“), si senta assolutamente meritevole del suo stipendio (peraltro in linea con gli altri “numeri 1″ europei), e delle sue entrate, c’è anche da considerare la tendenza societaria opposta rispetto alla squadra milanese. La Juventus in questi anni di “collasso sportivo“, ha perso titoli conquistati, molti soldi, molta immagine e molti campioni. Ma in questa difficoltà ha messo le basi per un futuro solidissimo: ha fatto quadrare ancora di più i conti, ha puntato ancora di più sul settore giovanile, ha avviato il progetto del nuovo stadio rendendosi così totalmente indipendente sotto l’aspetto economico dalla proprietà . La Juve è a tutt’oggi la società economicamente più sana della serie A. Logico che ci sono squadre come Inter e Milan che dispongono di più denaro, ma in realtà questi non sono proventi delle entrate societarie, ma sono ricapitalizzazioni e immissioni di capitali delle proprietà , ad appianare debiti e operazioni spesso economicamente e finanziariamente suicide. Insomma, detto in poche parole, se Moratti e Berlusconi non fossero pronti ogni anno ad intervenire di tasca propria, le loro squadre sarebbero già fallite! Detto questo, il ragionamento di Buffon pare meno scandaloso; se un giocatore alla Juventus sa benissimo di guadagnare leggermente meno che da altre parti, sa anche che il suo stipendio è stato ben soppesato dalla società che glielo ha offerto. Ecco che quindi se entrambe le parti hanno un accordo da rispettare, è pur giusto che il contratto abbia un valore, nel bene e nel male.
Punto terzo: perchè il calcio deve comunque cambiare. Non è una questione di chi ha ragione, se Buffon o Gattuso, ma di cambiamento del sistema calcio. Una volta i giocatori venivano letteralmente schiavizzati dalle società , adesso si è passati all’estremo opposto. La verità sta sempre nel mezzo, e noi di “Juventus Supporters” abbiamo scritto ogni volta per avere un calcio basato su regole sempre più chiare, eque, trasparenti e credibili. Sia per i calciatori che per le società . A detta nostra, al di là dei banali discorsi di crisi o non-crisi, stiamo attraversando anni dove i tempi sono maturi per grossi cambiamenti nel mondo del calcio. Così come le barriere si abbattono, i popoli si avvicinano sempre di più e la società cambia e muta radicalmente in poco tempo, così anche il fenomeno sportivo che coinvolge milioni e milioni di persone non può rimanere fermo nella sua acqua stagnante. I punti che noi di J.S. riteniamo fondamentali, sono:
- istituire il tetto degli ingaggi, per definire la massima retribuzione dei “top player“ e livellare poi di conseguenza le altre retribuzioni
- redigere contratti a “gettone di presenza” o a rendimento, per permettere alle società di “assicurare” il loro investimento
- stop al mercato di riparazione a campionati in corso
Prima o poi ci arriveremo, ma intanto un applauso lo stesso a Gattuso, indipendentemente.
















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