Archivio per aprile 2009

Riapre al pubblico l’Olimpico di Torino!

apr302009

Clamorosa” quanto inaspettata decisione dell’Alta Corte di Giustizia del Coni, di annulare il provvedimento a giocare la partita con il Lecce a porte chiuse, a seguito del famoso “caso Balotelli“. La sanzione comminata alla Juventus, era già stata confermata dalla Corte di Giustizia Federale e quindi già validata in secondo grado. Secondo le prime motivazione apprese, a seguito del ricorso della Juve si sarebbe arrivati ad una sospensione (e non un annullamento!) fino al 14 maggio 2009, a cui farà seguito una nuova udienza dove la l’Alta Corte si esprimerà analizzando meglio la situazione (come si dice, “a mente fredda”), acquisendo anche le motivazioni della prima sentenza.

Ci potrebbe quindi essere una gara a porte chiuse in occasione della partita casalinga con l’Atalanta o con la Lazio.

Se la Juventus non piace a Giacomo Crosa.

apr282009

Rimbalza attraverso la voce di moltissimi tifosi juventini, lo sgomento e l’indignazione per le parole di Giacomo Crosa durante il TG5 di lunedì, sulle attuali prestazioni della Juventus. Le parole incriminate recitavano testualmente: “Ranieri è teneramente onesto quando afferma che tra infortuni ed altro questo è il valore della Juventus. Solo i fanatici del blasone non possono accorgersi della realtà. Per migliorare artificialmente il rendimento di una squadra restano farmaci, doping e condizionamenti arbitrali. E non sono certo pratiche da seguire“.

Il concetto espresso dall’eminente giornalista di Mediaset non fa una piega sotto il profilo etico-sportivo. Quello che disturba molto, è il continuo accostamento del nome JUVENTUS, a questioni legate alla giustizia sportiva, al doping, e ai brogli arbitrali. Tutte cose che la Juventus ha pagato oltre misura (a livello di immagine e a livello sportivo), senza nemmeno esserne colpevole. Oltretutto, se per ipotesi ci fosse stata colpevolezza o accondiscendenza verso questi comportamenti, le distanze prese dalla nuova dirigenza con quella precedente sono abissali (anche a proprio danno) parlano molto chiaro.

Quando Crosa dice che gli unici modi alternativi per vincere sarebbero “farmaci, doping e condizionamenti arbitrali” si sbaglia. La Roma ha vinto uno scudetto per aver potuto schierare Nakata (autore di un gol partita nello scontro diretto con i bianconeri), con una norma liberatoria fatta nel mezzo del campionato; e che dire dell’Inter e della vicenda passaporti? Beh, loro non hanno vinto comunque nulla, ma solo perchè sono l’Inter. E vogliamo tralasciare il doping amministrativo che tiene letteralmente in vita parecchie società altrimenti destinate al fallimento? Pensiamo allo scudetto vinto dalla Lazio a nostre spese, grazie all’acquisto di campioni pagati profumatamente con i soldi destinati all’Erario e mai versati da Cragnotti.

Se il lavoro di Crosa protende ad una dietrologìa tipica del giornalismo, è bene che ciò sia noto a tutti. Ma ci aspettiamo, per onore dell’obiettività, che ogni qualvolta debba commentare gli scarsi risultati di Milan, Inter, Lazio, Roma, Fiorentina, ecc… faccia le stesse basse allusioni che hanno accompagnato il suo servizio sulla nostra squadra. Oppure si scusi con tutti i milioni di tifosi juventini.

Ma tutte queste parole sono già state dette troppe volte, ed è il momento che la società faccia sentire la propria voce in sede giudiziaria nei confronti di tutti coloro che additano la Juve come perpetrante di quegli atti. Quella voce che ai tempi di Calciopoli è stata assente nelle aule dei tribunali, e che sempre di più i suoi sostenitori si augurano di sentire.

Il punto sulla 33a giornata del campionato di serie A.

apr272009

Forse era destino che il Napoli dovesse ritornare alla vittoria dopo ben quattordici turni di astinenza nella partita più difficile della stagione, ovvero contro i Campioni d’Italia dell’Inter. Infatti, così come lo scorso anno, la compagine neroazzurra è stata piegata con il medesimo risultato di dodici mesi orsono, e così come allora il marcatore che ha deciso le sorti dell’incontro è stato il “panteron” Zalayeta, regalando la prima vittoria a Donadoni da quando si trova alla guida tecnica dei partenopei. La nostra impressione è che l’Inter stia affrontando questa parte finale di torneo con un pizzico di sufficienza. Dopo i pareggi subiti in rimonta contro il Palermo (da 2 a 0 a 2 a 2) e la Juventus (vittoria sfuggita in pieno recupero), è giunta nel posticipo della 33a giornata la terza sconfitta in questo campionato ad opera del Napoli. Dire che il campionato è riaperto crediamo sia quantomeno azzardato, poichè il vantaggio accumulato dai i ragazzi di Mourinho è ancora considerevole, e a meno di clamorosi suicidi, difficilmente potremmo vivere lo stesso finale palpitante dello scorso anno.

Alle spalle dei “Campioni”, si affaccia prepotentemente il Milan, che anche contro il Palermo ha evidenziato un’ottima condizione fisica e psicologica, divenendo l’attacco più prolifico del torneo in virtù delle tre reti messe a segno. La squadra rossonera ha ormai recuperato a pieno regime tutti i suoi fuoriclasse, staccando con questo successo la Juventus di due lunghezze e stabilendosi al secondo posto in beata solitudine.

A proposito della Juventus, desta sconcerto il rendimento della formazione di Ranieri nelle ultime quattro gare. Infatti Del Piero & C. hanno racimolato solo tre punti, frutto di tre pareggi e una sconfitta, oltre ad essere reduci dall’eliminazione in Coppa Italia subita in settimana ad opera della Lazio. La squadra bianconera sembra incapace di reagire e l’atteggiamento assunto in campo dai calciatori è tipico di chi non vede l’ora che comincino le vacanze. Trentuno punti separavano la Reggina dai bianconeri, ma in campo tale differenza di valori non si è assolutamente notata. Alla fine dell’incontro, il mister juventino ha rilasciato delle dichiarazioni quanto mai indicative sul momento che stanno attraversando i suoi uomini, imputando questo tracollo ad una scarsa condizione atletica unita ad una mancanza di motivazioni, che evidentemente un semplice secondo posto non può fornire.

Cambio della guardia al quarto posto (valevole per la qualificazione ai preliminari di Champion’s), in quanto la Fiorentina dopo aver schiantato per 4 reti ad 1 una Roma ormai alla frutta, scavalca il Genoa a sua volta incappato nella seconda sconfitta consecutiva, questa volta ad opera del Bologna del nuovo capocannoniere Di Vaio. Ora la squadra viola vanta un punto di vantaggio nei confronti del Grifone rossoblù, rendendo sempre più incerta l’assegnazione dell’ultimo posto utile alla partecipazione dell’ex Coppa Campioni. La pesante sconfitta per la squadra giallorossa, oltre a pregiudicare inevitabilmente la lotta per la Champions, ha indotto la stessa società a prendere severi provvedimenti: da lunedì mattina gli uomini di Spalletti dovranno presentarsi in ritiro fino a nuovo ordine.

Da segnalare ancora in questa giornata il pareggio spettacolo tra Sampdoria e Cagliari con i primi gol del giovane attaccante blucerchiato Marilungo e la clamorosa sconfitta della Lazio all’Olimpico contro l’Atalanta.

Nella zona calda della classifica vincono tutte, ad eccezione della Reggina. Infatti i successi di Torino, Lecce e Bologna rendono la parte bassa della classifica più corta, risucchiando nel calderone anche il Chievo, dopo la sconfitta casalinga ad opera dell’Udinese nel primo anticipo di quest’ultima giornata.

Reggina – Juventus 2-2. Un inutile pareggio.

apr262009

 

 

 

 

 

 

 

 

Certo che la Juve sa sempre come stupirci. A pochi giorni dalla brutta sconfitta in Coppa Italia con la Lazio, i nostri amati beniamini avevano l’occasione per “riscattare” l’eliminazione dalla Tim Cup, facendo una buona prova in campionato. Ovviamente questo era quello che tutti si aspettavano, vuoi perchè c’era l’obbligo morale di regalare una vittoria ai tifosi che mercoledì avevano lasciato lo stadio fischiando, vuoi perchè la classifica esigeva di tenere il passo del Milan in splendida forma. Non per ultimo poi il fatto di avere di fronte la Reggina, che seppur affamata di punti per sfuggire alla retrocessione, è pur sempre l’ultima in classifica!

Per l’occasione Ranieri “sceglie” di schierare l’inedita coppia centrale difensiva Mellberg – Ariaudo, con Camoranesi e Nedved sulle fasce e il rientrante Zanetti ad affiancare Marchisio, mentre in avanti la solita coppia Del Piero – Iaquinta. Le novità sono rappresentate da Ariaudo che “sfrutta” l’indisponibilità di Chiellini e Legrottaglie, e da Zanetti che si ripresenta in cabina di regia. Ma forse la notizia più eclatante è la tribuna di Giovinco, su cui ancora ci sono degli aspetti oscuri. Decisamente una partita in cui valeva la pena vederlo in campo o quantomeno seduto in panchina a disposizione del mister.

La Juve parte leggermente più attenta delle precedenti gare, nel senso che non si fa trovare impreparata alla partenza degli avversari. La cosa è prontamente sminuita, visto che è proprio la Reggina a non avere la giusta verve per attaccare subito i bianconeri; e così i primi minuti trascorrono in un tranquillo torpore. Ci pensa Iaquinta a svegliare il Granillo, concludendo a lato un’ottima combinazione Del Piero - Nedved che pesca il friulano sulla linea dei difensori. Prima palla gol juventina.

Nonostante Zanetti sia piuttosto macchinoso nei primi minuti, perdendo qualche pallone di troppo e facendo qualche falletto in eccesso, la squadra di Ranieri prende campo e la pressione verso la porta di Puggioni si fa più costante. Nedved al volo prende l’esterno della rete, mentre Iaquinta recupera un buon pallone sulla trequarti amaranto e serve Del Piero fuori area che però preferisce la conclusione personale (alta sulla traversa). Dal canto suo, la Reggina si vede solo con due tiri fotocopia di Brienza da fuori area (alti), ma si sa che il calcio non si vince per sommatoria di occasioni da gol, ma per il numero di palloni entrati in porta. Lo sa bene la Reggina, che approfitta di una nostra amnesia difensiva per far colpire Barillà di testa, completamente solo, anche se forse Buffon (che prende gol sul suo palo) non è piazzato benissimo. Vantaggio casalingo, ma la sensazione è che la Juve possa riscattarsi presto.

E infatti l’occasione si presenta subito: Nedved tira forte ma centrale, il portiere respinge e sulla palla si avventa Del Piero che viene falciato in area. Peccato che l’arbitro giudichi questo intervento come un “nulla di fatto”, quando invece il rigore era sacrosanto. La Reggina può distendersi meglio in contropiede, ora che i nostri devono attaccare. “MaradonaCeravolo fa metà campo palla al piede e si presenta davanti a Buffon, ma fortunatamente il suo piede non quello del “pibe de oro“.

Fuori Marchisio e dentro Poulsen: per la Juve si tratta del 67° infortunio. Non so se ci sono statistiche o record annotati per gli infortuni nel calcio, ma di sicuro la Juve di quest’anno li avrebbe battuti sotto qualche aspetto. E dato lo stato di forma di Poulsen, sarebbe stato forse più giusto stringere al centro Nedved (o perchè no lo stesso Camoranesi) per inserire subito Amauri o De Ceglie.

Buon finale di tempo per la Juve e sopratutto per l’attivissimo Iaquinta: prima gira a lato di testa un cross di Grygera, poi sul lancio di Nedved arriva sul fondo e gira benissimo indietro per l’accorrente Camoranesi (conclusione scandalosa). Squadre a riposo con la Reggina in vantaggio, ma il periodo buono per Iaquinta ricomincia subito: rigore per la Juventus per atterramento di Vincenzo: sul dischetto, la solita classe e sicurezza del capitano.

Ancora Iaquinta protagonista di testa su cross di Camoranesi (la prestazione dell’oriundo è andata in crescendo), ma la conclusione non ha buona sorte. Juve un po’ sciupona e poco precisa in avanti. La Reggina invece, che non si è dannata poi molto l’anima a cercare il nuovo vantaggio, riesce comunque a massimalizzare gli sforzi grazie ad un tiro Halfredsson, liberissimo di calciare a rete: la conclusione finisce all’incrocio dei pali tra l’indignazione e l’incredulità di Buffon. Vantaggio reggino a 25 minuti dal novantesimo.

La squadra riparte all’attacco, ed il solito Iaquinta impegna il portiere avversario con una improvvisa girata da dentro l’area, ma poco dopo arriva anche il pareggio meritato dei nostri:  Cross di Camoranesi dalla destra, sponda aerea di Iaquinta per l’accorrente Zanetti che mette in scivolata per il 2 a 2. Ultime disperate mosse di Ranieri per acciuffare il risultato: Camoranesi in cabina di regia insieme a Zanetti e dentro Amauri per Del Piero. Le modifiche di squadra portano a due colpi di testa pericolosi delle nostre punte, ma il risultato è fisso sul pareggio.

Considerato che con Camoranesi centrale la Juve non ha giocato male e anzi il giocatore ha dimostrato senz’altro buone doti di personalità nel proporsi e nello smistare palloni, e considerato che anche Nedved in passato ha saputo coprire questo ruolo molto meglio di Poulsen, consigliamo a Ranieri di riflettere se la prossima volta sia proprio utile alla Juventus inserire un centrocampista centrale di ruolo che giochi senza dubbio peggio di altri uomini che ricoprano la medesima posizione solamente per necessità. Meglio avere in campo in questo periodo gente che voglia giocare e mettere carattere, non spettatori di un evento che gli scorre sotto gli occhi. Poulsen non è adatto alla Juventus e se Camoranesi o Nedved venissero al centro ad affiancare Marchisio o Zanetti, lasciando a Marchionni o Giovinco una delle due fasce, sicuramente la squadra avrebbe più corsa e più qualità in mezzo al campo.

Ovviamente il pareggio di oggi non è solo frutto dell’inserimento di Poulsen (peraltro a gara già iniziata), ma con tanti infortuni le scelte dei giocatori sono spesso obbligate e pertanto quelle tattiche risultano ancora più determinanti.

Juve, di chi è la colpa? Ecco la verità.

apr242009

 

 

 

 

 

 

 

 

Mai sentito la frase “salire sul carro dei vincitori“? Ebbene, quando si vince sono tutti pronti ad attribuirsi meriti e lodi, questo si sa. Quando invece si perde regna il caos più totale. Nessuno è mai in grado di stabilire colpe precise, chirurgiche. Eppure le società oggigiorno dovrebbero essere organizzate in modo impeccabile (con tutti quei “responsabile tecnico”, “team manager”, “dirigente accompagnatore”, “direttore sportivo”, “consulente di mercato”, e via di seguito), ma il vecchio cameratismo di spogliatoio impone che si dica sempre: “si perde in undici“. Non sono d’accordo.

Se solo le società pensassero realmente in modo così globale, non saprebbero nemmeno individuare i punti dove una squadra andrebbe rinforzata. Ma queste sono tutte considerazione che sappiamo benissimo non essere possibili. Più comodo nascondersi dietro affermazioni nebulose invece che indicare chiaramente le cause che hanno generato il tracollo. Forse l’allenatore non può andare in conferenza stampa a dire che il tal calciatore col le sue espulsioni ha condizionato l’andamento di “tot” gare, mentre quell’altro non ha mai fornito prestazioni consone al prezzo sborsato dalla società per il suo acquisto. Ma non ho mai sentito che un CDA non debba rendere conto agli azionisti, che sono poi anche tifosi. E nessun CDA ha mai fatto discorsi di rendimento dei giocatori, o di responsabilità particolarmente riconducibili a determinati soggetti, allenatori o direttori sportivi che siano.

Il problema, e le colpe della Juve stanno proprio in questo. Nessuno per esempio sa di preciso chi sia il responsabile del mercato, perchè a detta loro le decisioni vengono prese di concerto: benissimo, Secco o Blanc si presentino a dire che su Poulsen hanno fatto una pessima valutazione. Nessuno ha ancora capito se la Juventus debba puntare su giovani talenti o sulla vecchia guardia(Giovinco deve giocare o no??) si presenti Ranieri e dica quale tipo di giocatori intende impiegare e con quale modulo. Nessuno ha mai visto dopo strigliare la squadra dopo sconfitte imbarazzanti: Cobolli Gigli dica chiaramente quello che pensa (se pensa qualcosa), prima alla squadra (come faceva Moggi) e poi in assemblea soci. Qualcuno ci metta la faccia.

Alla Juventus è diventata consuetudine non assumersi le responsabilità. Questo aspetto della gestione, non solo produce gravi ripercussioni anche sui giocatori (che si non si sentono in dovere verso nessuno), ma crea certamente a lungo andare il caos organizzativo. Sembrerà strano, ma in questi anni la Juve sta ancora raccogliendo e vivendo su tutto quello che Lucianone ha creato: una società quadrata, un settore giovanile florido, un importante peso in campo internazionale, il culto della disciplina, ecc… Ma tutte queste cose si stanno a poco a poco sfaldando. Cosa ne sarà della grande Juve tra qualche anno? Vi ricordate cos’era il Torino all’epoca di Moggi e cos’è diventato ai nostri giorni?

Non fatico a pensare che i dirigenti siano come calciatori che vadano disciplinati ove non lo facciano autonomamente. Per questo mi convinco ogni giorno di più che il vero colpevole di tutto sia proprio chi non abbia mai fatto nulla: John Elkann. Il palpabile disinteresse della proprietà non è soltanto simbolo di complicità, ma anche di notevole superficialità verso chi non sta facendo assolutamente girare le cose come si conviene. Non è andando a vedere quelle due o tre partite che si dimostra la volontà di far tornare grande la maglia bianconera. Se le capacità manageriali e decisionali non si possono coltivare sul terrazzo, è anche vero che possono essere ricercate altrove, se uno non le ha. Per la Fiat John Elkann ha trovato il suo “Moggi” in Marchionne, che con il suo polso ha saputo metterci anche la faccia e fare scelte impopolari, difficilissime e molto spesso contestate, anche in seno alla stessa Fiat. Scelte che i suoi predecessori non avevano saputo fare (Avvocato Agnelli incluso). Ma lui è andato avanti per la sua strada, assumendosi tutte le responsabilità di ciò che faceva ed agendo con trasparenza, serietà, determinazione e “voglia di vincere“.

La Juve avrà ancora un suo “Moggi” prima che sia troppo tardi?

Juventus – Lazio 1-2. Fischi per tutti.

apr232009

 

 

 

 

 

 

 

Avevamo tanto criticato lo spettacolo offerto da Juve e Inter nella partita più importante dell’anno (almeno per noi), ma finchè la Juve non si è trovata sotto di due gol (e quindi obbligata a riversarsi totalmente in avanti per portare almeno a casa la pelle dalle grinfie dei propri tifosi), si è assistito ad uno spettacolo ben peggiore. La Lazio che aveva dalla sua il risultato utile dell’andata, e che trovandosi a giocare fuori casa, per di più con una Juve “ferita” nell’orgoglio, avrebbe dovuto pensarci due volte prima di passare la metà campo, ha dominato la Juventus per quasi tutto il primo tempo, attirandosi i fischi dei tifosi bianconeri ancor prima che la qualificazione fosse compromessa. Che dire poi di Ranieri e di tutte le sue formazioni sempre diverse…. stavolta non c’ha azzeccato nulla. Gli innesti di De Ceglie, Mellberg, Ariaudo, Giovinco e Trezeguet hanno cambiato solamente gli interpreti di un copione ultimamente sempre uguale.

Uguale come tutti gli inizi juventini, quindi con la Vecchia Signora ad aspettare l’avversario con la coda tra le gambe, con la paura di chissà quale imbattibile compagine. Ma quando una squadra è convinta dei propri mezzi e gioca con determinazione sembra sempre più forte di quella che non si batte. Così è la Lazio, che vuole passare il turno dimostrando di scendere in campo per fare la partita, mentre la Juve cerca di esprimersi solo in contropiede, e nemmeno in modo efficace. Dopo circa 15 minuti l’unica nota di merito è un giallo a Marchisio… ma se vogliamo essere generosi nel contare le “occasioni” di questa partita, possiamo annotare una girata a lato di Zarate nella nostra area, un’incursione di Mellberg che quasi colpisce la palla di testa su calcio d’angolo, Giovinco che procura un giallo a Matuzalem per fallo sulla trequarti, e una combinazione Iaquinta – Trezeguet conclusa dal francese con un forte tiro angolato, parato dal portiere laziale.

Oltre a questa sequela degna di un film horror, troviamo “solo” il gol della Lazio. Anche se questo a dire il vero è quasi da cineteca: Zarate ferma un buon pallone sui 30 metri, e da posizione piuttosto centrale mira esattamente l’incrocio. Tiro non forte ma angolato quanto basta per non far arrivare Buffon. Lazio meritatamente in vantaggio e tutti negli spogliatoi a schiarirsi le idee.

Ranieri nell’intervallo si ravvede e cerca di cambiare il ritmo sulle fasce, quelle che aveva cercato di “stimolare” invertendo gli esterni nel primo tempo. Dentro Camoranesi e Nedved (tatticamente la stessa disposizione se non addirittura più difensiva), e fuori Marchionni e Giovinco. Il tempo di vedere Trezeguet che colpisce bene di testa rischiando di segnare (bella la parata di Muslera), ed ecco che la Lazio raddoppia; stavolta è un tiro da fuori area di Kolarov che rimpallando sul polpaccio di Grygera fa nascere una traiettoria imparabile per Buffon. Dalle bestemmie che si leggono sul labiale del portierone si capisce quanto la Juve sia stata sfortunata oltre tutto.

E’ qui che appunto la Juve per salvarsi le ossa (dai tifosi) deve reagire. Iaquinta prima di essere sostituito gira di testa una palla che sfiora il palo. Entra Del Piero per Vincenzo, ma a ben guardare sarebbe dovuto uscire Trezeguet. Probabilmente in questo frangente Ranieri ha preferito tenere in campo tutta la vecchia Juve, giocando di fatto con Camoranesi, Nedved, Del Piero e Trzeguet in avanti. La Juve in campo rispecchia la situazione attuale dei suoi giocatori: grande classe ma grande decadimentoAlex segna subito un bel gol, e Pavel di testa mette la sfera sul palo, ma il decadimento si vede in Camoranesi, che rovina la partita con l’ennesima espulsione per somma di ammonizioni (una per fallo, l’altra per protesta, nel giro di 10 secondi), chiudendo nel peggiore dei modi il discorso Coppa Italia.

E come ogni fallimento che si rispetti arrivano tanti, fragorosi e sonori fischi. Quei fischi che i tifosi juventini non risparmiano a nessuno: giovani e senatori, dirigenti o allenatore. Persino le nostre azioni in attacco vengonoo accompagnate da fischi costanti. Fischi e cori, mentre la partita era ancora in gioco, ma la gente già lasciava gli spalti.

Arrivederci Campionato, arrivederci Champions, arrivederci … Roma.

Il caso Balotelli e il Moratti chiaccherone.

apr212009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Non c’è niente da fare, Moratti l’ha sparata ancora grossa. Dopo le frasi sugli “scudetti meritati” e tutto il resto, se ne è uscito con un’altra dichiarazione a cui non solo non crede nessuno, ma che lo fa diventare nuovamente lo zimbello dell’Italia calcistica. A cosa mi riferisco? Ovviamente all’intervento del presidente interista sul caso Balotelli, sui fischi, sui ”buu”, sui cori razzisti, ecc….

Posto che il proprio anti-razzismo non deve limitarsi alle comparsate in tv, dove il giocatore o il dirigente dicano soltanto che “sono cose su cui riflettere“, oppure che “bisogna impedire a certa gente di entrare allo stadio“. Tutte fesserie, date retta a me. Sono decenni che si riflette, ma le cose non cambiano mai e anzi, peggiorano! E poi, scusate, per quanto tempo si riflette? Fino al giorno dopo? Eh si, perchè poi c’è la Champions, e se non c’è quella ci sarà la Coppa Italia, o la Uefa, oppure la nazionale….

Moratti si unisce ancora una volta alla banda di chiaccheroni da tv (quelli che se gli togli la frase che “un giocatore può risolvere la partita in qualsiasi momento“, gli togli mezzo vocabolario), e avvolgendosi di retorica osa sentenziare che se lui fosse stato a Torino avrebbe ritirato la squadra. Ma ci faccia il piacere. Avrei proprio voluto vederlo mentre agitava il braccio in mezzo al campo invitando la squadra ad uscire (sperando poi magari di vincere a tavolino)….. Vi ricorda qualcuno? Che occasione abbiamo perso di vedere il Moratti fare la stessa figura barbina di Galliani….

Ma anche se fossi tifoso dell’Inter non farei fatica a chiedermi perchè tanto ardore nel difendere la causa di Balotelli quando i suoi tifosi nel derby di Champions col Milan spararono un razzo sulla testa di Dida! Forse perchè dire “negro di m….” sia più grave di sparare un razzo in faccia? Moratti cosa preferirebbe se fosse al posto della vittima? Oppure difende i suoi tifosi solamente perchè Dida non è nero quanto Balotelli? Ah ma allora il giudizio si basa sulla scala cromatica?

Che Sant’uomo questo presidente, che tralascia le risse scoppiate all’interno del suo stadio e delle famiglie scappate con i loro figli durante l’ultimo derby (proprio perchè vicino a loro altri tifosi interisti si picchiavano a sangue per mettere striscioni, bandiere e quant’altro), per abbracciare e difendere il figlio prediletto.

Ma quando finiremo di fare retorica e di essere pagliacci? Ma quando si vorrà veramente combattere il razzismo e la violenza, senza strumentalizzarla per apparire ciò che in realtà non si è? Comincia TU, Massimo Moratti (si, ti dò del tu perchè parlo da tifoso a tifoso), a non essere ridicolo con certe trovate buoniste. Comici LEI, presidente dell’Inter, a invocare un consiglio di Lega che stabilisca una volta per tutte che il modello inglese non deve essere solamente quello del merchandising, degli sponsor, degli stadi di proprietà…. ma che deve sopratutto essere quello di poter godere di una partita di calcio senza avere il diritto di rovinare la domenica a nessun altro. Giocatori e tifosi che siano.

Però, caro Moratti, che rammarico non averla potuta vedere ritirare la squadra. E magari perdere il tricolore per un solo punto. Altro che 5 maggio!

Fabio Cannavaro vicino alla Juve.

apr202009

Una voce quasi inaspettata che presto si è trasformata in qualcosa di più: Fabio Cannavaro è pronto a tornare alla Juventus. Oggi l’agente del giocatore ne ha dato la conferma, dopo che ieri Gigi Buffon aveva fatto capire la realtà della notizia. Molti di voi ci hanno già chiesto quale atteggiamento avremmo preso. Da una parte c’è la consapevolezza che si tratta sicuramente di un grande giocatore, ancora integro fisicamente ma un po’ avanti con l’età, che sicuramente non farà rimpiangere l’assenza di uno dei due centrali difensivi come spesso è accaduto quest’anno. Un giocatore neanche minimamente paragonabile a Mellberg, e assolutamente non paragonabile a Knezevic, che con la sua eperienza potrà far crescere Ariaudo, ma anche lo stesso Chiellini. Un giocatore che conosce l’ambiente e il calcio italiano oltre che essere il capitano della nazionale campione del mondo, nonché ultimo pallone d’oro italiano. Poi c’è il lato economico che alla Juve non si trascura mai. Sarebbe un acquisto a parametro zero, che nella peggiore delle ipotesi non graverebbe di molto sulle casse societarie.

Dall’altra parte c’è però la valutazione più importante. Cannavaro fu anche il primo giocatore ad abbandonare la Juve sotto i bombardamenti di Calciopoli; colui che i tifosi bianconeri vedono come il traditore numero 1, dopo ovviamente Zlatan Ibrahimovic. Per questo ci chiediamo se è giusto farlo tornare. Ognuno ha la propria idea. Ma se guardiamo la reazione verso chi non è mai venuto alla Juve, “tradendola” solo nelle parole, come il caso di Stankovic per esempio, allora si può capire cosa potrebbe succedere a Cannavaro che la maglia bianconera l’ha tradita coi fatti.

Il valore aggiunto dal difensore può valerne davvero la pena? Quanto può dare ancora in termini di rendimento? L’unica cosa che possiamo certamente dire è che Cannavaro da solo non basta. Può sicuramente essere un buon rinforzo o un buon rincalzo, dipenderà da lui; ma non può inserirsi tra i giocatori a cui Cobolli pensa quando sentenzia che “la Juve farà una grande campagna acquisti”. Temiamo invece che per il momento le idee di Alessio Secco (se è davvero lui il responsabile del mercato) per la difesa siano solamente queste, altrimenti ci sarebbero già state fughe di notizie in caso di trattative importanti (vedi ad esempio Diego). Ma quando si convincerà a cercare dei terzini all’altezza? Davvero è convinto di tornare grandi con Grygera e Molinaro? E a quando un grande centrocampista? L’esperienza dei 23 milioni spesi per Poulsen e Tiago deve insegnare qualcosa.

Piuttosto, il numero di Moggi lo conosce ancora, e di telefoni pubblici a Torino ce ne sono parecchi….

Il punto sulla 32a giornata del campionato di serie A.

apr202009

Se ci fossero ancora interrogativi sul perchè i club inglesi dominano ormai da diverse stagioni la Champion’s League, basterebbe guardare la partita di sabato sera tra le prime due del campionato per togliersi ogni interrogativo. La 32a giornata offriva nell’anticipo serale del sabato il “Derby d’Italia” tra Juventus e Inter. Un incontro per certi versi modesto sotto l’aspetto tecnico ed avaro di emozioni (in particolar modo nel primo tempo). Maggiormente godibile è risultata la ripresa, non solo per i due gol che hanno contrassegnato la “super sfida“, ma anche grazie ad una manovra da parte delle due squadre (merito sopratutto dell’Inter) meno scontata, oltre ad alcuni episodi che hanno fatto molto discutere. Va detto comunque subito che i dieci punti di margine in classifica tra le due contendenti ci sono tutti, infatti è sembrato netto il divario tecnico esistente oggi tra le due rivali di sempre, in particolar modo a centrocampo, settore peraltro in cui la Juventus accusava alcune pesanti assenze (leggi Sissoko, Zanetti e Camoranesi). La formazione Campione d’Italia si porta a casa quindi quel risultato che in pratica voleva fin dalla vigilia, anche se a causa di una distrazione difensiva non ha potuto far sua l’intera posta in palio, e festeggiare in anticipo la conquista del tricolore.

Dal canto suo la Juventus (intesa come dirigenza) deve meditare non solo su questo risultato, ma sopratutto su come colmare il “gap” che la divide dalla sua principale antagonista. Se i bianconeri vorranno ritornare quanto prima ad essere la squadra da battere, urgono almeno quattro innesti di un certo spessore, in special modo tra difesa e centrocampo, settori che in questa stagione hanno accusato i maggiori problemi. A tal proposito, è notizia di ieri il clamoroso ritorno da parte di Fabio Cannavaro alla corte di Ranieri. Ad ogni modo la stagione della Juventus potrebbe ancora riservare qualche modica soddisfazione, come ad esempio il raggiungimento (Lazio permettendo) della finale di Coppa Italia, la cui semifinale di ritorno è prevista per mercoledì sera all’Olimpico di Torino. Si partirà dal risultato dell’andata, ovvero dal 2 a 1 per i biancocelesti.

Intanto la Juventus (come da previsione), è stata raggiunta al secondo posto dal Milan, che a San Siro ha travolto con cinque reti un modesto Torino, grazie anche alla tripletta (seconda stagionale) di Filippo Inzaghi, grande protagonista del match.

Ritorna ad essere una questione a tre la lotta per la zona Champions, infatti una brutta Roma trascinata dal suo capitano Totti, ha avuto ragione di un combattivo Lecce, mediante un discusso quanto discutibile rigore che ha deciso le sorti dell’incontro a favore della squadra giallorossa. La compagine di Spalletti approfitta delle concomitanti sconfitte di Genoa e Fiorentina rispettivamente contro Lazio e Udinese (quest’ultima reduce dalla delusione europea patita in settimana con i tedeschi del Werder Brema).

Ottimo successo del Cagliari sul Napoli, la cui cura Donadoni sembra al momento non sortire alcun effetto. Ad oggi la squadra partenopea occupa la quattordicesima posizione, come sono quattordici le partite finite senza ottenere i tre punti.

Sicilia in festa per le vittorie di Palermo (su un Bologna che nonostante il terzo cambio di allenatore non riesce a dare una sterzata alla sua disgraziata stagione) e di Catania (che regola con il più
classico dei risultati la Sampdoria).

Per quanto riguarda la lotta per non retrocedere, colpacci esterni del Chievo in quel di Siena con un
Super Pellissier, e di una indomita Reggina a Bergamo, la quale festeggia il ritorno alla vittoria dopo ben diciotto turni.

Juventus – Inter 1-1. Prova d’orgoglio e prova scudetto.

apr192009

C’è tutta la nostalgia dei bei tempi, vedendo il tricolore numero 29 presidiare la curva dei tifosi juventini prima dell’inizio della partita. Alla fine invece,  possiamo dire che l’anno prossimo lo scudetto sarà cucito ancora sulle maglie nerazzurre. Ranieri preferisce Grygera a Zebina (per lo meno avremo più possibilità di finire la partita in undici), Marchionni prende la fascia destra, Poulsen e Tiago come frangiflutti, con Nedved a sinistra. Di punta Del Piero viene confermato al fianco di Iaquinta.

E’ stranamente l’Inter a partire nervosa e contratta, anche se i suoi dieci punti di vantaggio in classifica potrebbero permetterle di venire a Torino a giocare in pantofole. Questo è segno di una squadra che vuole sempre vincere e di un allenatore che riesce a trasmettere la sua mentalità ai giocatori. In questo dobbiamo riconoscere all’Inter di esserci superiore. La Juventus dal canto suo spinge e cerca di fare la partita, anche se la prima grossa occasione ce l’ha Balotelli, che partendo da destra si accentra scoccando un tiro che Buffon riesce solo a smorzare; fortunatamente Tiago è più veloce del pallone che rotola verso la porta, respingendo la sfera proprio sulla linea. Risponde la Juve con un corner deviato che fa terminare la palla a Grygera che preferisce colpire di testa in modo sbilenco.

In questa fase, la Juve cerca di spingersi in avanti con regolarità, ma la manovra appare macchinosa e troppo poco pungente. I due simboli di questa situazione di gioco, sono Poulsen e Del Piero. Il primo non riesce ad essere il baluardo che tutti si aspettano, e non esprimendo mai le qualità di combattente che lo avevano fatto conoscere al calcio italiano. Non solo, il suo appoggio alla squadra è pressochè nullo, o forse sarebbe meglio dire che è di forte ostacolo allo sviluppo di ogni azione, visto che il suo costante passaggio arretrato ottiene come risultato il rallentamento sistematico della palla e quindi della velocità di manovra. Del Piero invece mette frequentemente palloni morbidi in area anche quando avrebbe la possibilità di tentare la conclusione; questo può essere letto come una mancanza di fiducia del giocatore nei propri mezzi, sicuramente acuita anche dalle ultime prestazioni incolori. Ma è comunque a centrocampo che la squadra manca più di personalità, sia in fase di costruzione che in quella di impostazione.

Un altro aspetto organizzativo è legato ai calci d’angolo. Molto pericoloso è stato vedere Grygera marcare Ibrahimovic sui corner. Premesso che Grygera è il giocatore meno forte di testa della squadra, e che la differenza di statura con Ibrahimovic amplifica questo problema, cosa può aver spinto Ranieri ad impostare questa marcatura? Seconda osservazione: in più occasioni si è visto battere il calcio d’angolo indietro, verso la trequarti campo, con l’unico risultato che la palla non riusciva poi ad arrivare nemmeno in area. Che tipo di efficacia ci si può aspettare da uno schema che prevede di crossare la palla non più dalla sua posizione ideale (il fondo campo), ma da una posizione che costringe gli attaccanti a mettersi con le spalle alla porta? Iaquinta grazie alla sua fisicità riesce a girarsi anche in questo tipo di occasioni (la sua percussione su passaggio di Nedved è deviata in angolo), ma questo tipo di gioco non è sicuramente il più proficuo.

L’occasione più grande per la Juventus arriva con l’assist di Del Piero per Marchionni, che entrando in area si trova davanti a Julio Cesar; il nostro esterno si allunga troppo il pallone consentendo al portiere interista di chiudere lo specchio grazie anche ad un grande intervento da terra. Stankovic risponde con un tiro alto dal limite, sicuramente meno pericoloso.

Legrottaglie prende uno stupidissimo giallo per un fallo inutile su Ibrahimovic a metà campo. Fallo più di nervosismo che di qualsiasi altra causa. Figo ne dribbla due ed entra in area, ma Buffon esce molto bene. Si chiude il primo tempo consapevoli di poter fare meglio, sopratutto riuscendo ad utilizzare la tensione nervosa che ci blocca, nella giusta tensione agonistica che darebbe la svolta alla nostra partita.

Al rientro delle squadre, curioso ritardo di Balotelli che costringe i 21 giocatori e la terna arbitrale ad aspettare il suo rientro. Super Mario arriva con tutta la calma di questo mondo. Probabilmente al bar dello stadio c’era coda.

La Juve rientra con la stessa tensione sbagliata. Poulsen prende il giallo per non sentirsi dire che la sua partita è stata incolore. Ibrahimovic invece sceglie un modo migliore per lasciare il segno: colpo di testa parato ancora da Buffon. Ottima sostituzione di Ranieri: esce De Ceglie per Molinaro. Ma quando la Juve pensa a portarsi ancora maggiormente in avanti, trasforma un corner a favore in un contropiede micidiale dell’Inter che porta tre giocatori nerazzurri contro un difensore bianconero: Balotelli insacca facilmente su passaggio di Obinna per il vantaggio della squadra di Mourinho. Azione partita da un intervento molto dubbio di Chivu su Chiellini, ma la nostra retroguardia era piazzata davvero molto male. Lo show di Balotelli prosegue dopo poco con un “vaffa” ripetuto all’arbitro che gli sventola il cartellino giallo, graziandolo di fatto dall’espulsione.

La Juve ha preso lo schiaffo, e quindi può cominciare a giocare, alzando sopratutto il ritmo gara. Un altro corner comico regala all’Inter la possibilità dell’ennesimo contropiede e di chiudere definitivamente la partita, ma alla fine qualcosa va storto anche a loro. Trezeguet rileva Marchionni, riproponendo un tridente con Iaquinta spostato a destra nelle vesti di punta esterna. Con questo assetto la Juve dovrebbe riuscire a trovare la soluzione per potenziare i suoi attacchi. Invece ci pensa Tiago a ricambiare nuovamente le carte, facendosi espellere per un doppio fallo di frustrazione su Balotelli: rosso diretto meritato.

Stankovic vuol chiudere la gara ed impegna seriamente Buffon con un tiro dalla sinistra. Ranieri fa un cambio che forse andava fatto prima (prima della partita): Giovinco per Del Piero. La partita cambia qui. Con Sebastian e De Ceglie è tutta un’altra musica: il difensore innanzi tutto non perde tutti i palloni di Molinaro e riesce a restituire palle giocabili ai compagni, spingendo ugualmente sulla fascia. L’attaccante invece porta freschezza, luce, inventiva, velocità e originalità in attacco.. quello che fino ad ora era mancato alla Juve. Il cambio di Cruz per Figo nel finale è l’estremo tentativo di Mourinho di colpire ancora meglio in contropiede, ma è la Vecchia Signora a trovare il pari con un colpo di testa di Grygera su calcio d’angolo. Uno pari e tutti a casa.

Commento di Ranieri nel post partita? Ovviamente soddisfatto.