Juventus - Lazio 2-0. Arrivederci Pavel.
Al di là di tutto quello che è successo in questi ultimi due mesi e mezzo, e cioè dell’andamento “altalenante” della squadra, delle polemiche, dell’esonero di Ranieri, e della panchina affidata a Ferrara, bisogna riconoscere con tutta onestà che la Juventus ha nonostante tutto centrato la il suo obiettivo stagionale riguardante il campionato. D’accordo, a Ranieri si era chiesto di cominciare a vincere qualcosa (e quel “qualcosa” non poteva che essere la Coppa Italia), ma il crollo verticale dei bianconeri è coinciso proprio con il momento delle “finali”, considerando anche la partita col Chelsea una vera e propria “finale”. E lo si voglia o no, il secondo posto in classifica non può essere solo frutto della “cura Ferrara“, visto che 6 punti in classifica pesano molto meno di tutti gli altri conquistati precedentemente. Questo indipendentemente dall’opinione che si possa avere su uno o l’altro allenatore, anche perchè Ciro ha potuto recuperare giocatori importanti per questo rush finale (oggi giocava pure Salihamidzic!). Certo è che se ogni anno la Juve deve puntare sempre più in alto, l’anno prossimo non ci si può presentare senza un obiettivo diverso dalla conquista dello scudetto.
Intanto la partita di oggi ha visto l’addio di un giocatore che avrebbe senz’altro contribuito ancora a far crescere la squadra il prossimo anno; sappiamo tutti che parliamo di Pavel Nedved. Di lui si è ormai detto tutto, per cui non ci ripetiamo col rischio di essere noiosi e scontati. Quello che è importante sottolinare di questo “addio”, è che forse non è un “addio al calcio” ma un “addio alla Juventus“. Dopo otto anni consecutivi ad essere il cuore e l’anima dei bianconeri, il nostro Pavel potrebbe diventare protagonista con un’altra maglia, e il bello è che di questa situazione potrebbe esserne lui stesso inconsapevole. La questione gira tutta intorno a Mino Rajola, il suo procuratore. Infatti, alla vigilia della partita contro la Lazio, la Juventus ha chiesto ufficialmente a Pavel di tornare sui suoi passi e di prolungare di un altro anno, prendendo poi un posto da dirigente. La risposta negativa di Nedved ha chiuso le porte ad ulteriori discussioni sui termini del contratto, quindi per la società ha organizzato il suo addio al calcio. Il suo procuratore invece, che intravede ancora un anno di calcio ad alto livello per il suo assistito, ha già dichiarato che continuerà ad insistere affinchè il ceco possa continuare la carriera, ma a questo punto non necessariamente nella squadra bianconera. Se Rajola dovesse trovare un accordo con una grandissima squadra europea, dando a Nedved la possibilità di vincere la Champions (seppure come “attore non protagonista”), abbiamo la sensazione che il giocatore potrebbe accettare questa possibilità, nel nome della Champions. La nostra opinione è che sicuramente molto dipenderà anche dal prossimo allenatore della Juve, anche se fare poi uno, due, tre, “addi al calcio” non sarebbe una cosa molto in linea con lo stile Juve.
Ma ora veniamo alla partita di oggi: Juve- Lazio, la prima e (forse) l’ultima squadra italiana di Pavel Nedved. Era questo il leit-motiv dell’ultima giornata di campionato qui a Torino. I biancoazzurri non avevano più nulla da giocarsi, i bianconeri dovevano mantenere il secondo posto guardandosi dal Milan impegnato a Firenze. Partita rivelatasi piuttosto semplice in virtù del gol segnato da Iaquinta dopo soli due minuti e mezzo di gioco, sfruttando un bellissimo lancio di Marchisio e una bellissima papera del portiere laziale che esce troppo presto dalla porta e si fa passare la palla tra le gambe.
Partita “facile” anche perchè la Lazio non alza mai i ritmi e Ferrara può contare, come detto in precedenza, su una buona forma dei propri giocatori, sopratutto del tandem Camoranesi-Zebina sulla destra, vera e propria “ira di Dio“ su quella fascia. “Archiviati” Poulsen e Tiago, Marchisio e Zanetti riprendono le redini del centrocampo, aspettando anche un certo Sissoko. Del Piero e Iaquinta in attacco fanno faville, con una media gol veramente impressionante del friulano che ha iniziato a decollare paradossalmente nel momento più difficile della Vecchia Signora.
Primo tempo che ha visto i nostri meritare pienamente il vantaggio, grazie ad un paio di occasioni da gol molto importanti, tra le quali da segnalare, oltre al gol, la rovesciata che Del Piero ha mandato poco sopra la traversa alla fine della prima frazione di gioco. Gli spunti più importanti si vedono nella ripresa, dove la la Juve continua la sua pressione nei primi 10 minuti in modo sempre più convinto, e Ciro Ferrara per assecondare la squadra decide di mettere il tridente togliendo Zanetti e inserendo Amauri, portando Nedved in quella posizione di centro-sinistra dove a nostro avviso può rendere ancora molto. Due volte il tridente su due partite “dirette” da Ferrara, un atteggiamento che piace molto ai tifosi che storicamente hanno sempre rimproverato ai suoi allenatori atteggiamenti più ”cauti” che “propositivi”.
Tridente + nuova posizione di Nedved = gol. Raddoppio dei bianconeri grazie ad un pallone rubato dal ceco che fornisce un assist perfetto per Iaquinta smarcandolo nuovamente davanti al portiere; gioco facile il 2 a 0. Come se non bastasse, dentro anche Giovinco (e non al posto di Del Piero, alla faccia di Ranieri!), ma stavolta al posto di una punta: standing ovation per Iaquinta.
Ma la standing ovation più importante avviene nei 10 minuti finali, con il saluto di Pavel davanti a tutto il suo pubblico, con tutto l’affetto e la commozione che si dedica ad una grande “bandiera”. Ogni riferimento ai tifosi rossoneri NON è puramente casuale.












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