Archivio per dicembre 2009

Roberto Bettega siede alla destra di Blanc.

dic242009

 

 

 

 

 

 

 

Alla faccia di chi lo voleva far passare dalla porta secondaria, di chi ipotizzava che solo la sua collaborazione o le sue consulenze potessero gettare una macchia sulla limpidezza del nuovo corso; alla faccia di chi giudicava tutta la triade come un tumore da asportare e da dimenticare, di chi considerava Moggi, Giraudo e Bettega il male del calcio. Altro che consulente di mercato o semplice consigliere di Ferrara! Roberto Bettega ritorna in grande stile nella Juventus, con il ruolo di vice direttore generale.

Nessuno poteva ipotizzare un ruolo così importante e di alto incarico per l’ex attaccante bianconero, ma questo prova diverse cose: in primo luogo che tutto l’operato della triade non era proprio da buttar via come Blanc e Cobolli Gigli cercavano di dimostrare. Di conseguenza quindi, il fallimento della gestione Blanc sotto questo aspetto, che ha lasciato vacante un ruolo fondamentale, salvo poi rimediare con la rimpatriata di Bettega. C’è comunque da riconoscere una certa umiltà e riconoscenza da parte dell’attuale presidente juventino, che è di fatto tornato sui passi della stessa società che da Calciopoli in poi ha sempre mosso i suoi passi nella direzione opposta dei tre ex.  Non ultimo appunto gli argomenti di “autorevolezza ed esperienza” sottolineati da Blanc per motivare la scelta di “Bobby-gol“, quegli stessi fattori che noi tutti tifosi juventini abbiamo sempre criticato a questa gestione.

Chi infatti ride sarcastico sui rimpianti dell’era Moggi, non si rende conto che molto spesso il tifoso bianconero accusa solamente la mancanza di quelle caratteristiche che un dirigente deve obbligatoriamente possedere per guidare una società come la Juventus, e che invece riscontrava magnificamente negli artefici di tante vittorie juventine. ”Autorevolezza ed esperienza” (ma anche competenza e personalità), sono alla base di un aspirante dirigente, per non parlare di chi ricopre addirittura tre cariche!

Se pensiamo all’ultima apparizione ufficiale di Bettega, lo ricordiamo il giorno del nostro ultimo scudetto, a Bari, con la squadra di Capello che festeggiava in campo il tricolore, e lui che piangeva in tribuna per l’emozione, per la tensione, per tutta la sofferenza verso quelle cose che si stava portando dentro e che avrebbero di lì a poco causato alla Juve un colpo mortale. Perciò, proprio ricordando quei precisi momenti, ci sentiamo di salutare il nuovo vice direttore della Juventus, solamente con queste parole: “Alla grande, Roberto!”.

Il commento alla diciassettesima giornata di Campionato.

dic212009

Rinviati per campi impraticabili i due anticipi di sabato (Fiorentina-Milan e Bologna-Atalanta), il campionato offre comunque importanti spunti di riflessione. Stavolta partiamo “dal fondo”, per sottolineare il lavoro di Ranieri che ha fatto riprendere alla Roma il passo della grande squadra. Vittoria sul Parma che mette i giallorossi in condizione di lottare seriamente per un posto in Champions League. Il tecnico romano rischiava di uscire con le ossa rotte anche dall’esperienza capitolina, e invece ne esce (per il momento) come un allenatore rigenerato sotto tutti i punti di vista, prendendosi anche qualche rivincita nei confronti dei sui vecchi tifosi juventini e della dirigenza Blanc.

Sull’altra sponda romana, si può dire che la Lazio ha venduto cara la pelle a San Siro, ma l’impegno di questi tempi non è sufficiente per battere l’Inter in casa. Così sono addirittura nove i punti che separano in classifica i nerazzurri dalla Juventus, e nonostante le scaramanzie di Mourinho, la squadra milanese vincerà anche lo scudetto 2009/2010. A questo punto della stagione se fossi in Moratti proverei a tenere in tribuna il tecnico portoghese per qualche domenica, mandando in panchina il fido Baresi. Dato che la squadra vince e fa punti indipendentemente da chi dirige la squadra, vale la pena di spendere 12 milioni di euro per l’ingaggio di Mourinho? Magari l’anno prossimo potrebbero risparmiare puntando sul suo vice. Logico che è una provocazione, ma qualcosa da dire sui nerazzurri bisogna pur inventarselo.

Chi invece ha bisogno di una guida salda della squadra è senza dubbio la Juve. Incertezza nella dirigenza, incertezza nell’allenatore, incertezza sul mercato e sui giocatori attuali. I prossimi mesi saranno momenti cruciali non tanto per la stagione in se’ (ormai compromessa), quanto proprio per il futuro della Juventus, che sta scivolando sempre più verso il basso, così come fece il Torino. Il paragone sembra assurdo, ma anche i granata erano una squadra molto forte, prima di sbagliare acquisti, dilapidare soldi, prendere allenatori incapaci, affidarsi a presidenti incompetenti…… Una storia che ha molti elementi di attualità.

Buon Natale a tutti.

Le pagelle di Juventus – Catania.

dic202009

Manninger n.g.: non viene praticamente mai impegnato. Subisce gol solo su rigore e su un contropiede su cui non può nulla. 
Cannavaro 6: una giornata del tutto tranquilla per il capitano azzurro, che svolge le sue mansioni senza faticare troppo, ma con la consueta cura e attenzione.
Legrottaglie 6: gli attaccanti del Catania non fanno paura, perciò non viene chiamato a interventi strepitosi, limitandosi a presidiare la sua zona senza troppi affanni.
Grosso 5,5: il baricentro basso degli avversari gli permette una maggiore libertà di spinta offensiva, che però non si concretizza in nulla di buono, infatti i suoi cross latitano e il gioco della squadra ne risente.
Caceres 5,5: forse provato dalle numerose partite giocate ultimamente, non spinge a sufficienza sulla fascia destra privando la squadra di buone soluzioni offensive e purtroppo i risultati sono lampanti.
Felipe Melo 4,5: una mezz’ora decisamente incolore per lui. Speriamo che le spiagge brasiliane gli chiariscano le idee.
Salihamidzic 6,5: entrato al posto di Melo, dà grinta e compattezza alla squadra e coi suoi inserimenti mette in apprensione la difesa del Catania, infatti prima sfiora il gol e poi realizza l’illusorio pareggio. La sua determinazione non basta ad evitare l’ennesima figuraccia.
Marchisio 6: nel ruolo di Melo, rende decisamente meglio del brasiliano, in quanto compie un’ottima azione di filtro, tuttavia deve rinunciare alla sua spinta offensiva e naufraga assieme a tutta la squadra.
Tiago 5: non riesce a impostare né a concludere nulla di positivo, anzi si rende protagonista di un fallo ingenuo che costa il rigore che dà il via alla sconfitta.
Giovinco n.g.: qualche buona accelerazione, che però non basta per evitare la sconfitta.
Diego 5,5: non riesce proprio a inserirsi nel gioco della squadra e nonostante il suo impegno non combina nulla di buono. L’unico sussulto ce l’ha quando mette Salihamidzic, solo davanti al portiere per siglare il pareggio.
Amauri 5: lotta come un leone, ma non riesce a conquistarsi palloni giocabili, perciò risulta piuttosto evanescente.
Del Piero n.g.: in campo solo venti minuti, non riesce a cambiare le sorti del match.
Trezeguet 5,5: vaga per il fronte offensivo alla ricerca di un pallone da buttare in porta, ma nell’unica occasione propizia, fallisce miseramente tirando in bocca ad Andujar.

Juventus – Catania 1-2. L’incubo continua.

dic202009

 

 

 

 

 

 

 

Quando nel commento alla partita l’aspetto del tifo e dei tifosi ha più importanza della cronaca dell’incontro, allora si può capire quale sia la situazione della Juventus in questo momento. E’ successo davvero di tutto, ed oggi è stata scritta una delle pagine più nere della storia juventina, sia per risultati sportivi, sia per eventi che riguardano il tifo bianconero. Ma andiamo per ordine.

La Juve si era presentata in campo con Manninger al posto di Buffon (per la nota operazione al menisco di Gigi), confermando Caceres a destra e Legrottaglie al posto di Chiellini, mentre a metà campo Marchisio, Melo e Tiago proteggono Diego e le due punte Amauri e Trezeguet. Squadra con molta trazione anteriore, visto che oltre alle punte e a Diego, le attitudini di Marchisio e Tiago assicurano sempre buoni inserimenti e suggerimenti in avanti. Probabilmente Ferrara voleva un primo tempo d’assalto, confidando nella rabbia dei giocatori bianconeri e forse nella pochezza del Catania.

Ma i piani di Ferrara non trovano evidentemente riscontro nella squadra, che affronta la partita in modo tutt’altro che rabbioso, quasi lezionso in alcune circostanze. Così, senza colpo ferire, il Catania inizia a guadagnare qualche metro, e poi a presentarsi davanti alla porta con Morimoto, che viene anticipato proprio sul tiro da Legrottaglie che rischia persino l’infortunio. Pericolo scampato solo per pochi minuti, quando Tiago sfila letteralmente la maglia di un avversario all’interno della nostra area di rigore, causando il giusto calcio di rigore che punisce l’inconsistenza dei bianconeri fino a quel momento.

Siamo solo al 23′ del primo tempo e già la situazione è molto complicata per via del fatto che oltre allo svantaggio la squadra finisce in bambola: Diego continua a non azzeccarne una, peggio di lui fa Felipe Melo (che viene sostituito alla mezz’ora sotto i fischi di tutto l’Olimpico), Grosso non riesce a mettere un cross sfruttabile, e le punte sono “spuntate”. Ovviamente i tifosi in questo caso non possono far altro che manifestare il loro disappunto; pazienza ne hanno già avuta abbastanza, e la contestazione inscenata subito dopo la rete di Martinez è seria e decisa. Tanti fischi ma anche tanti cori in favore di Andrea Agnelli e Pavel Nedved, nonchè diversi striscioni tra cui quello che evidenzia come Blanc & Soci stiano dilapidando gli investimenti della Famiglia Agnelli.

Si legge chiaramente sul volto di Blanc e Secco la tensione per il risultato di svantaggio, ma sopratutto per la discesa minacciosa dei tifosi della curva Nord fino ai bordi della zona campo, senza però superare le barriere di recinzione (possibili sanzioni per la società in arrivo). Così come è palpaile la tensione e la frustrazione di Buffon e Del Piero che osservano inerti la disfatta della loro Juventus.

Ciro prende il coraggio a due mani e come abbiamo anticipato sopra, sostituisce Felipe Melo per Salihamidzich alla mezzora del primo tempo. La scelta è “coraggiosa” perchè facendolo in quel momento è consapevole di esporre il giocatore ai fischi dei tifosi, e sopratutto di “servirlo” in pasto come capro espiatorio. Ma il brasiliano ha già avuto le sue chances, ed è giusto che adesso si prenda le sue responsabilità.

Primo tempo che scivola via senza nessuna grossa occasione per la Juventus, che oggi spaventa anche per la sua sterilità, al contrario di altre volte che pur uscendo sconfitta riusciva a creare almeno qualche occasione. Bisogna aspettare il 16′ del secondo tempo per vedere una parata del portiere del Catania sulla pericolosissima conclusione di Amauri, perfettamente assistito da Trezeguet. Buon momento per la Juve che sfiora ancora il gol con Salihamidzich dopo soli due minuti dalla stessa posizione di Amauri. Ma è questione di una manciata di secondi per vedere il gol del pareggio: palla di Diego in area, dove si fa trovare smarcato il bosniaco che batte il portiere in uscita: uno a uno, con dedica a Ferrara.

Il tifo riprende vigore, sopratutto quando Ciro inserisce Giovinco per Tiago al 20′, e quindi molto prima dei soliti dieci minuti finali. E i supporters gradiscono anche la sostituzione che toglie Amauri in favore di Alex Del Piero, che come per magia riesce a mettere Trezeguet di testa davanti alla porta al primo pallone toccato, ma il francese viene anticipato dal portiere uscito a valanga. Brutto colpo alla testa per entrambi che rimangono a terra per molto tempo prima di poter riprendere il gioco. David a Andujar riprendono la loro posizione in campo, ma si trovano ancora uno contro l’altro dopo due minuti, quando l’estremo difensore riesce ad opporsi ancora al bomber che batte a rete quasi a colpo sicuro. Ancora il francese ci prova poi tesata ma la sua conclusione è alta. Niente da fare.

Il duello tra i due viene interrotto da un ottimo contropiede del Catania, che con tre passaggi porta Izco davanti a Manninger che batte con sicurezza a rete. Due a uno per il Catania al 42′.

Domani forse l’ufficializzazione di Roberto Bettega nel ruolo di consulente di mercato, a due anni dalla sua esclusione dalla società Juventus. Questo è sicuramente l’unico regalo di Natale che i bianconeri possono darci in questo momento. Auguri a tutti.

Sorteggi Europa League: la Juve pesca l’Ajax.

dic182009

C’è sempre qualcosa di piacevole nell’incontrare l’Ajax… sfida che non può non rievocare la vittoriosa finale di Champions League, vinta dalla Juventus ai calci di rigore. Ma se vogliamo un ricordo meno clamoroso possiamo pensare alla vittoria all’Amsterdam Arena della squadra condotta da Marcello Lippi, con Vieri e Amaruso a farla da padroni per tutto l’incontro. Oppure ancora il bel gol di Pavel Nedved, sempre in Olanda, che d’esterno destro mise la palla all’incrocio dei pali. Frammenti indelebili di storia juventina.

Oggi purtroppo non possiamo paragonare quelle vittorie ad una ipotetica vittoria nei confronti di una squadra che, come noi, milita in Europa League. L’urna ci ha riservato l’Ajax, sicuramente un sorteggio non proprio benevolo, così come le altre italiane nelle competizioni europee. Considerando la pausa invernale, la Juve dovrà far tesoro di questa opportunità per mettere da parte panettoni e cioccolati, per lavorare sodo in vista della ripresa. Oltre infatti ai numerosi problemi legali alla forma, agli infortuni, al modulo, ecc… , Ferrara dovrà tener conto di inanellare subito un buon numero di vittorie, fintanto che non si tornerà a giocare in Europa, dove sicuramente, tra un infortunio e l’altro, pagheremo dazio (ormai la malasorte la diamo per scontata). Andata 18 febbraio ad Amsterdam, ritorno 25 febbraio a Torino. C’è da aspettarsi che i tifosi juventini aspetteranno prima di fare la corsa ai botteghini.

Intanto, John Elkann e Andrea Agnelli si sono trovati ai campi di allenamento per fare i consueti auguri di Natale alla squadra. Sarebbe stato un buon regalo per i tifosi l’ufficialità del rientro di Roberto Bettega nello staff juventino. Peccato, occasione persa.

“Dramma” Camoranesi: l’infortunio è molto serio, rischia il Mondiale.

dic162009

 

 

 

 

 

 

 

Altro che recupero! Una vera e propria sciagura sportiva rischia di abbattersi su Mauro German Camoranesi, che vede profilarsi il rientro a fine stagione, con la probabile esclusione dal giro della nazionale per i Mondiali africani. Ma come si è arrivati a tutto ciò?

Incredibile l’evoluzione di quella che sembrava una semplice ginocchiata subita contro il Bari, e quindi un normale trauma contusivo. I medici dello staff juventino non si sono accorti che il tensore della fascia lata aveva subito una lesione tale da causare un ematoma che sarebbe peggiorato drasticamente nelle ore immediatamente successive, mettendo addirittura in preventivo un intervento chirurgico al fine di drenare l’ematoma e permettere al giocatore di recuperare in tempi minori. Una vera “beffa” per il giocatore, che oltre ad essere stato impiegato solo negli ultimi dieci minuti di una partita sfortunata, ha subìto oltre tutto un infortunio molto brutto. Più polemico del giocatore però è apparso il suo procuratore Sergio Fortunato, che ha accusato apertamente i medici juventini sul modus operandi dello staff, senza contare che i medici argentini da lui interpellati non sono proprio ritenuti dei luminari a livello internazionale.

Chiudiamo dicendo che i tempi di recupero sono ancora approssimativi, certo è che visti i precedenti e le numerose ricadute, sarebbe meglio iniziare a tenere d’occhio il mercato anche per la fascia destra. Chissà se Marchionni ha voglia di ritornare… 

Il commento alla sedicesima giornata di campionato.

dic142009

Un’altra domenica pro Inter, che riesce a guadagnare punti persino quando viene fermata in casa sul pareggio. Ma non è tutto oro quello che luccica. I nervi tesi del tecnico Mourinho, sempre più insofferente verso i giornalisti o chiunque si metta ad eccepire sul suo punto di vista, rischiano di trasmettere tale nervosismo anche ai giocatori, che sicuramente non brillano con il massimo splendore pur riuscendo quasi sempre a vincere. Bocche cucite in casa nerazzurra dopo l’incontro… chissà cosa sarebbe successo in caso di sconfitta. Il gol di Tiribocchi a dieci minuti dalla fine deve aver fatto perdere la testa al tecnico nerazzurro, che è sceso pure dal pullman della squadra per mettere le mani addosso ad un giornalista, che forse tentava solo di trovare qualcosa da scrivere. Si può dire senza timore di essere smentiti, che se Mourinho non sopporta più l’Italia, siamo sicuri che l’Italia è già molto tempo che non sopporta più Mourinho.

Per la serie “suicidi d’autore“, iniziamo a parlare del Milan prima di passare alla nostra Juventus. Secca sconfitta per due a zero in casa con il Palermo. I rosanero non sono insoliti a certi exploit, ma dal Milan non ci si aspettava una partita così povera. Il logorìo degli uomini impiegati troppo spesso e la mancanza di ricambi all’altezza iniziano a manifestarsi con decisione. Poco servono gli ingressi di Inzaghi e Pato per riequilibrare una situazione compromessa e per contrastare la velocità ed il bel gioco del Palermo. Galliani conferma di essere già sul mercato per cercare un difensore (Zambrotta sempre più parabola discendente) e un attaccante esterno di sinistra, oltre al ritorno di Beckham. Vedremo poi chi dovrà rimanere fuori tra Ronaldinho, Pato, Borriello, Huntelaar, ecc…..

La situazione della Juve è invece diversa. E’ vero che c’è solo un punto che separa i rossoneri dai bianconeri, ma la cocente eliminazione dalla Champions pesa molto sul bilancio dell’operato di Ferrara & C. Le parole di Lapo Elkann sono l’immagine del clima che si respira all’interno della società (“Mi piacerebbe vedere una squadra combattiva e cazzuta“) il che dimostra che la situazione è tutt’altro che sotto controllo. Pare chiaro che nessun tifoso può chiedere alla Juventus di quest’anno di vincere lo scudetto, ma certamente le parole di Lapo colgono nel segno quello che tutti vorremmo dire alla nostra squadra, indipendentemente dal risultato. La voglia che si è vista a Bari però dimostra che non sempre si vince solo con la grinta, ma ripetiamo, vedere una squadra che combatte e perde con onore rende la sconfitta certamente meno amara.

Dietro la Juve troviamo il Parma dei miracoli. Guidolin sta facendo un ottimo lavoro, così come altre volte in passato. La sua squadra gioca bene e affronta gli avversari senza paura. Non so fino a quando potrà tenere questo passo, ma per il momento è una delle squadre che fa divertire di più lo spettatore.

Scivolone di Fiorentina e Genoa che mollano il colpo, mentre Sampdoria e Roma firmano un pareggio che forse avrebbero sottoscritto anche alla vigilia. Come dire, “è Natale, volemose bene“.

Le pagelle di Bari – Juventus.

dic132009

Buffon 6: non ha grandi responsabilità sui gol, anzi riesce spesso a salvare la propria porta, facendo bene fronte ai veloci contropiedi avversari.
Molinaro 5: s’impegna moltissimo riuscendo spesso a contrastare la velocità di Alvarez, ma in fase offensiva non riesce a incidere, anche perchè spesso i suoi cross sono ridicoli.
Grosso n.g.: si procura un rigore ma nulla più. Troppo poco per meritarsi un voto.
Cannavaro 5,5: fatica molto contro i veloci attaccanti baresi, ma riesce a cavarsela con giocate di esperienza che evitano il naufragio della squadra. Forse sull’episodio del rigore poteva fare di meglio, ma la velocità di Alvarez l’ha colto alla sprovvista.
Legrottaglie 5,5: alcune ottime chiusure, ma anche alcune situazioni di preoccupanti insicurezze difensive, che per fortuna non incidono sul risultato. Sceglie benissimo il tempo dello stacco su un calcio d’angolo, ma la fortuna non lo assiste e la palla lambisce solo l’incrocio. 
Caceres 6,5: macina chilometri sulla fascia, proponendosi con puntualità e fornendo importanti cross agli attaccanti che però non riescono a capitalizzare il grande lavoro del terzino uruguaiano. L’ex Barcellona si sta rivelando uno dei migliori acquisti stagionali, ma la sua verve non sembra riuscire a trascinare i compagni.
Poulsen 6: tanta quantità e molti palloni recuperati, tuttavia si fa spesso saltare dai centrocampisti baresi, che si trovano così in superiorità numerica e in grado di far male. Arriva due volte alla conclusione, ma Gilet è super e gli nega la gioia della segnatura.
Tiago 5: non riesce a creare gioco, in quanto ha un atteggiamento molle e svogliato, perciò la mancanza di cattiveria gli impedisce d’imporre la sua classe a centrocampo. La scarsa concentrazione non gli permette di realizzare due facili reti, che pesano molto sull’economia della squadra. Appare incredibile come il portoghese non abbia ancora segnato una rete in tre stagioni in bianconero.
Camoranesi n.g.: solo 10 minuti e poi s’infortuna.
Giovinco n.g.: chi riuscirà a convincere Ferrara che la formica atomica può cambiare le sorti di un match e forse meriterebbe di più di pochi miseri minuti a partita?
Marchisio 5,5: risulta leggermente estraneo alla manovra e fatica a trovarsi una posizione e un ruolo preciso in questa partita convulsa e tesa, perciò viene spesso fermato nei suoi inserimenti e non riesce nelle sue percussioni devastanti.
Diego 4,5: il rigore fallito in un momento così importante pregiudica enormemente la sua prestazione generale, ma il malessere del brasiliano va oltre il campo, infatti non riesce ad esprimersi e a fare quello che sa fare meglio: giocare a calcio; perciò sbaglia troppi passaggi e non riesce a mettere i compagni in condizione di segnare. La squadra deve aiutarlo in questo momento psicologicamente difficile.
Amauri 5: ha sulla testa due o tre buone occasioni, ma non riesce mai a centrare lo specchio della porta, facendo rimpiangere ai tifosi il bomber spaziale che solo un anno fa imperversava nelle aree avversarie con una puntualità impressionante. L’impegno è sicuramente da premiare, ma la squadra ha bisogno dei suoi gol e della sua concretezza.
Trezeguet 6,5: timbra il cartellino come fa ogni mattina un metalmeccanico, riuscendo a impattare una partita che sembrava volgere al peggio. Compie ottimi movimenti sul fronte offensivo cercando di mettere in condizione Amauri di colpire, ma in questa serata l’intesa non funzione e il suo lavoro viene spesso vanificato.

Bari – Juventus 3-1. Dimissioni di Ferrara? Secco osserva.

dic132009

E per l’ennesima volta ci troviamo a parlare di sconfitta. Davvero inspiegabile il periodo “sfortunato” dei bianconeri, anche se la causa dei nostri mali siamo per primi noi stessi. Marchisio in settimana si era detto disposto a barattare il suo gol con l’Inter per poter rigiocare la partita col Bayern. Tieniti il tuo bellissimo gol, caro Claudio, con questa Juve perderesti il gol e nuovamente la partita.

Al Sant’Elia largo alle seconde linee: Poulsen, Tiago, Molinaro, Legrottaglie, Trezeguet. La “prima linea” invece è rappresentata da Diego, che fa girare tutta la squadra e tutti i moduli intorno a sè, punto inamovibile dell’undici di Ferrara, e, purtroppo, il triste specchio delle prestazioni juventine. Renderebbe meglio Del Piero pur non essendo nel suo ruolo? Di questi tempi forse si, ma abbiamo capito che per Ciro Alex è “cotto”, e questa è la spiegazione delle tante panchine del capitano.

Dopo i primi minuti interlocutori, il Bari passa in vantaggio al 6′, grazie ad una dormita colossale del duo Cannavaro-Marchisio che, “rinvia tu che rinvio io”, si fanno soffiare la palla al limite dell’area da Meggiorini che non ci pensa due volte a sparare in porta; tiro deviato dallo stesso Marchisio che spiazza Buffon nella più classica delle autoreti: Bari 1, Juventus 0.

I giocatori bianconeri cercano di organizzarsi in campo, sfruttando anche le pause di gioco per parlare tra di loro e trovare il giusto assetto (e l’allenatore cosa ci sta a fare??). Ma la reazione non è così veemente, tanto che la combinazione Amauri-Marchisio-Amauri che porta il brasiliano davanti al portiere (tiro da dimenticare), è più un fatto sporadico che il frutto della rabbia messa in campo. Tant’è che la difficoltà degli uomini di Ferrara si rispecchia anche in un giallo preso da Tiago per un intervento certamente evitabile. La Juve infatti gioca in modo molto “tiepido”, permettendo ancora al Bari un’enorme occasione per il raddoppio; stavolta è Buffon a sbagliare incredibilmente l’uscita su un cross da sinistra, ma altrettanto incredibilmente Bonucci riesce ad alzre sopra la traversa il colpo di testa a porta vuota!

Per fortuna ogni tanto vale ancora la legge del “gol sbagliato, gol subito” e i nostri riescono a passare di lì a poco, con una bella percussione centrale di Diego che resiste ad una carica e tira in porta in modo non irresistibile, impegnando il portiere in una deviazione che si trasforma in assist per il grandissimo Trezeguet che non sbaglia l’ennesima marcatura: pareggio importantissimo giunto al 23′ che permette di affrontare gran parte del tempo con più fiducia nei propri mezzi.

Tatticamente la Juve non è mal messa in campo, con Cannavaro che dirige bene la difesa, Caceres che spinge come un treno ed è autore di cross che sono sempre occasioni da gol (finalmente un terzino di spinta degno di questo nome!), Poulsen (si, proprio lui) a recuperare molti preziosi palloni, e le due punte molto mobili e pronte a colpire. Eppure, mentre la squadra si sta esprimendo in modo più sciolto e meno contrato (mettendo alle corde il Bari), ecco che Cannavaro viene lasciato nell’uno contro uno in area con Barreto, sicuramente più veloce di lui: intervento falloso del nostro difensore che causa il calcio di rigore che trasforma lo stesso Barreto per il nuovo vantaggio dei baresi. Un rigore che per qualcuno lascia molti dubbi, mentre ad altri (come il sottoscritto) appare piuttosto chiaro, in quanto l’attaccante, pur accentuando la caduta, viene ostacolato dalla gamba del difensore che si frappone tra il giocatore e la palla quando questa è già passata. 

Primo tempo che termina con un 1-2 immeritato per quanto si è visto in campo, pur non essendo una partita ricca di occasioni da rete per entrambe le parti. Juve che inizia rischiando di farsi segnare subito, come nel primo tempo, ma poi è assalto bianconero alla porta barese, con Diego e Trezeguet rimpallati davanti al portiere, Amauri anticipato di un soffio di testa, e Diego che non riesce per l’ennesima volta a tirare nello specchio della porta una ghiotta punizione. E’ sconcertante proprio quest’ultimo dato, con il brasiliano nominato due volte miglior giocatore della Bundesliga, che non riesce a tirare una punizione in porta.

Ma la mancanza di tranquillità dei nostri giocatori prende il sopravvento, mandando i nostri letteralmente in bambola, in diverse occasioni. Tragicomica l’azione che vede il Bari protagonista di un bel contropiede che per pochissimo non porta a 3 le reti avversarie, con Cannavaro a rinviare una palla vagante direttamente a colpire la testa di Molinaro, causando un rimpallo pericolosissimo davanti alla porta di Buffon.

Partita apertissima con la Juve a spingere, il Bari a lasciar giocare dando la possibilità ai nostri di crossare e tirare, ma prontissimi a sfruttare ogni contropiede in modo micidiale. Tiro di Poulsen fuori, colpo di testa di Tiago alto…. la palla sembra non voler proprio entrare. Fuori Molinaro per Grosso, sostituzione quanto mai benedetta. Prima discesa di Grosso e fallo in area sul nostro difensore: è rigore! Anche qui, i dubbi possono starci, ma se valeva il discorso a favore del Bari, a maggior ragione questo intervento pare ancora più netto. Diego si presenta sul dischetto e la palla finisce in curva. Che occasione buttata! E che importanza aveva questo gol! Uno squarcio nel cuore dei tifosi juventini che sicuramente è stato aperto dal brasiliano dopo un rigore tirato in modo così irresponsabile, alzando il tiro oltre il lecito.

Dentro Camoranesi per Tiago, cambio giusto anche se non sufficiente, perchè ad un Diego sfiduciato si potrebbe preferire la velocità e la freschezza di Giovinco.

Altra occasione di Legrottaglie che alza di testa di un soffio un calcio d’angolo. Ma è Almiron che pesca il jolly da lontano, con un siluro che si insacca nell’angolo alla sinistra di Buffon. Tre a uno per il Bari! E complimenti ad Almiron che in bianconero non ne ha azzeccata una, ma che passando davanti a Ferrara dopo il gol ha letteralmente chiesto scusa per la situazione che gli stava causando. Questa è signorilità. Onore all’uomo Almiron che non ha nemmeno esultato nonostante avesse motivazioni di rivalsa. Chapeau.

Fuori Camoranesi per infortunio, dentro Giovinco, ma ormai è l’86′. La “formica atomica” fa vedere però quanto sarebbe cambiata la partita con lui in campo. Juve con tanto cuore nel secondo tempo, ma solo quello, purtroppo. Bari che nel finale spreca altri due gol fatti, e la partita finisce con “soli” tre gol da portare a Torino, e con la posizione di Ferrara sempre più decisa. Ciro ha respinto ogni rumor sulle sue presunte o future dimissioni, ma quest’oggi, per la prima volta, Alessio Secco è andato in panchina. E questo vuol dire che la società ha messo l’occhio vigile sull’operato dell’allenatore.

Elkann conferma Ferrara. Ai tifosi juventini non basta.

dic102009

All’indomani della cocente sconfitta casalinga col Bayern Monaco (che ha sancito l’eliminazione dalla Champions League), si sono scatenate, come giusto, le più feroci critiche a tutta la sfera Juventus. Nessuno si senta immune da un capo d’accusa. Allenatore, giocatori, società, come dice Del Piero “le colpe vanno sempe distribuite fra tutti”. Ma a questo punto nessun tifoso juventino sopporta più di continuare questo strazio senza che si prendano delle decisioni anche drastiche. La gente vuole che qualcuno paghi, magari anche per tutti. In altre parole, un capro espiatorio come fu Ranieri, che non sarà stato un grande allenatore, ma che con il suo esonero ha fatto da parafulmine alla società e a tanti giocatori che non avevano fatto il loro dovere in campo.

La soluzione più immediata (e comoda) che tutti pensano è quella del cambio di allenatore. John Elkann ha smentito invece ogni voce sul cambio di panchina, assicurando Ciro fino alla fine dell’anno. E questa, comunque la si voglia vedere, è una conferma temporale. Avanti con questo progetto, anche se sono molti gli scontenti. Non si può sapere se questa sarà la decisione giusta, ma si può pensare anche a ciò che in passato sono state le fortunate vicende di Arrigo Sacchi e Marcello Lippi, transitate da momenti iniziali difficili e contestati. Sacchi fu addirittura eliminato in Coppa Italia dal Parma, e salvato letteralmente dalla nebbia di Belgrado mentre veniva eliminato dalla Coppa Campioni ad opera della Stella Rossa. Casi rari, ma pur sempre fatti che possono dare conforto ad una tesi.

Quella forse più difficile è quella di mettere mano alla rosa. Senza i soldi della Champions e con parecchi giocatori che non intendono muoversi per motivi di ingaggio, la Juve si trova a dover “raschiare il barile”, puntando spesso su calciatori che possono fare il boom o il flop, a seconda della fortuna (Tiago e Poulsen su tutti). Se poi aggiungiamo che questo lavoro di talent scout viene affidato al giovane Alessio Secco (che non ha nessuna competenza ed esperienza in merito), allora ecco che i risultati possono essere devastanti. Tra gli indiziati numero uno, oltre a quelli già citati, possiamo mettere senza dubbio Amauri (che in due anni ha inciso in modo determinante in non più di cinque o sei partite), Molinaro (promosso titolare per tutta una stagione con risultati disastrosi), e forse Felipe Melo, che nonostante la poca permanenza nella Juventus ha già dimostrato la sopravvalutazione del suo cartellino. E questo dei soldi al tifoso pesa parecchio, quasi fossero i suoi.

Infine il discorso società. Andrea J, il nostro lettore, ha risposto bene ieri sera nei commenti del tracollo col Bayern. La società è la cosa più difficile da cambiare. Non puoi trovare un dirigente competente, serio ed esperto in modo così semplice. C’è anche un discorso di simbiosi con il resto dello staff tecnico e di rappresentazione, di immagine della società e della squadra. Una figura molto importante che manca troppo ai bianconeri, e che pensiamo sia un po’ la chiave di tutto. Ecco perchè tutti gli indizi portano al ritorno sempre più probabile di Lippi in bianconero, magari accompagnato, perchè no, dal grande Roberto Bettega, rigenerato dalla sentenza di assoluzione per le plusvalenze di bilancio. Se il quadro dovesse essere questo, la società avrebbe contorni molto solidi in termini di competenza e “juventinità”.

Ma intanto, c’è sempre da tenere duro.