Archivio per gennaio 2010

Juventus – Lazio 1-1. Un punto… di partenza.

gen312010

 

 

 

 

 

 

 

Non poteva esserci curiosità per la prima formazioni stilata da Alberto Zaccheroni, neo allenatore juventino al suo esordio al Comunale di Torino. Le scelte che erano imposte a Ferrara dalle situazioni contingenti, sono le stesse che costringono Zaccheroni a schierare il 4-3-1-2, dove Candreva ricopre il ruolo di centro sinistra così come nella partita infrasettimanale con l’Inter. Unica “novità”, se vogliamo, la fiducia immediata a Del Piero, schierato dal primo minuto come seconda punta, a dialogare con Diego ed Amauri per maggiori soluzioni offensive; si può dire che l’idea ha funzionato, considerato le tante occasioni da gol e la mobilità in attacco che era uno dei più giganteschi nei della gestione Ferrara.

La coppia Del Piero – Diego confeziona la prima grande palla gol già al 4′ minuto, quando il capitano libera al tiro il brasiliano dal limite dell’area, che incredibilmente appoggia al portiere con una scialba conclusione centrale. La manovra bianconera dei minuti iniziali è macchinosa, ma la costante pressione dei bianconeri permette di creare comunque problemi alla Lazio, che fatica a ripartire perchè la squadra si tiene prudentemente in copertura, non accompagnando il contropiede.

La Juve invece incontra difficoltà perchè contro le squadre che si difendono occorre avere la capacità di saltare l’uomo (che noi non abbiamo), oppure saper giocare la palla in velocità, di prima intenzione; i bianconeri riescono a farlo raramente), se non per iniziative singole come quelle che portano Del Piero a sfiorare l’incrocio da posizione molto angolata, e a Diego di tirare stavolta in modo decisamente più pericoloso di prima (tiro comunque parato dal portiere.

La prima azione corale pericolosa viene innescata intorno alla mezzora da un colpo di tacco di Sissoko che serve la palla a Del Piero in area, che pur scivolando riesce a passare il pallone con un altro colpo di tacco verso Diego, anticipato con un intervento al limite della regolarità. La supremazia territoriale della squadra di Zac è netta, ma la Lazio cerca di beffare i padroni di casa con un tiro lento ma angolatissimo che costringe Manninger a distendersi in tutta la sua lunghezza.

Ultima occasione del primo tempo per Candreva, che spara alto dal limite dell’area, nonostante avesse tutto il tempo di prendere la mira per calciare in porta. Quarantacinque minuti di buona Juve nella prima frazione, anche se la Lazio non ha osato impensierire la nostra retroguardia come le sarebbe convenuto, visto il periodo. L’avvio di ripresa, vede un Diego particolarmente ispirato, che prima coglie il palo esterno dopo un dribbling al limite dell’area, poi guadagna un’ottima punizione dal limite dopo essere stato steso in un veloce gioco di gambe che lo avrebbe liberato nuovamente al tiro. Alex però non è ancora in condizioni ottimali e non riesce a monetizzare l’occasione, sciupando anche il tiro seguente dal vertice dell’area di rigore.

Una Juve che non gioca un calcio spumeggiante, ma che attacca tantissimo sfruttando diverse soluzioni, dalla spinta di De Ceglie alla vivacità di Diego, dalle conclusioni di Candreva alle preziose sponde di Amauri, che sembra rigenerato nel giro di tre giorni. Il “premio” per il tanto lavoro svolto, arriva intorno al 70′, quando l’arbitro fischia un rigore inesistente su Del Piero, che batte in modo impeccabile e porta in vantaggio la Juventus: uno a zero per noi.

Le squadre si riorganizzano, ma mentre la Lazio inserisce Rocchi per esigenze tattiche, Zaccheroni deve mettere Caceres al posto di Felipe Melo infortunato. Il modulo a tre punti premia il coraggio di Ballardini, perchè i suoi uomini riescono subito a riequilibrare la partita con il tiro di Mauri pescato benissimo in area da Zarate. Pareggio biancoazzuro.

La Juve smarrisce la sua verve, pur non rinunciando a spingere in avanti, chiaro sintomo che la mentalità pare effettivamente aver ricevuto una spinta nella giusta direzione. Zaccheroni inserisce Paolucci al posto di Del Piero ma il risultato non cambia. L’esordio di Zac è vincente solo ai punti, anche se va considerato che la Juve avrebbe meritato di più, pur avendo usufruito di un rigore praticamente regalato. Questo risultato infatti non giova alla classifica, ma è un punto di partenza su cui costruire una squadra “normale”.

In definitiva, fischi finale arrivavano a Ciro, fischi finali sono arrivati per Alberto.

Il commento alla ventiduesima giornata di campionato.

gen312010

C’è voluta la neve per riuscire a fermare l’Inter, sempre più lanciata verso lo scudetto. Al Tardini infatti, partita rinviata a causa neve, ma non per impraticabilità di campo, bensì delle tribune. Come in questi casi, la polemica si apre obbligatoriamente. Possibile rinviare questi incontri per una disorganizzazione che non è assolutamente degna di una competizione tra le più importanti al mondo? Dicono che a seguito di un sopralluogo il Prefetto abbia deciso che l’inagibilità delle vie di fuga rendesse impossibile la manifestazione. Posto che a Parma non ci risulti essere caduto un metro di neve, l’incontro avrebbe solamente potuto essere posticipato di qualche ora, giusto il tempo di permettere agli addetti di sgomberare la valanga giunta al Tardini. Questa è l’Italia.

Se fino ad oggi i nerazzurri aveva trovato nel Milan l’unica rivale che riuscisse a rallentare la sua corsa inarrestabile, ecco che clamorosamente i rossoneri si giocano le loro chances di vittoria nel giro di una settimana. Prima la sconfitta nel derby, poi il pareggio casalingo con il Livorno, e in mezzo anche la brutta eliminazione dalla Tim Cup ad opera dell’Udinese. Ovviamente l’Inter dovrebbe vincere a Parma per chiudere il discorso scudetto, ma i rossoneri hanno buttato alle ortiche tutto quanto fatto di buono negli ultimi mesi. Un “tracollo” inspiegabile quello della squadra di Leonardo, che non ha alibi non riconducibili alle proprie responsabilità, come per esempio infortuni gravi o decisioni arbitrali clamorose. Vedremo se questa mini crisi continuerà, oppure se è stata solamente una settimana di pura follia.

Intanto, in punta di piedi è arrivata la Roma di Claudio Ranieri ad affiancare in classifica il Milan. Sarebbe più giusto dire “in punta di tacco“, visto che il gol segnato dal partente Okaka (destinazione Fulham), è arrivato proprio come il cacio sui maccheroni, a sbloccare, di tacco, una situazione che sembrava inchiodata in parità per merito del portiere senese Curci. Due squadra quindi a pari merito alle spalle dell’Inter, ma certamente con due stati d’animo diversi. I giallorossi sono al settimo cielo e vivono un momento decisamente magico. I rossoneri invece devono cercare di ritrovarsi quanto prima per non essere raggiunta anche dal Napoli, a soli tre punti di distanza.

Aspetto mentale importantissimo quindi, su cui verte anche il teorema Zaccheroni per la rinascita di questa Juventus. “Le potenzialità ci sono, è solamente questione della tenuta mentale”, questo in sintesi la sua analisi alla prima conferenza stampa bianconera. Sarà principalmente qui che dovremmo vedere il lavoro di Zac, per cui mi aspetto una Juve grintosa, per niente rinunciataria, e che non molla fino alla fine. Insomma, quello che aveva sempre dichiarato e voluto Ferrara dai giocatori juventini. Mai i tifosi come reagiranno in caso di ennesimo fallimento? Penso che allora pure Blanc potrebbe saltare. 

Ufficiale: Zaccheroni alla Juventus al posto di Ferrara.

gen292010

Zaccheroni batte Gentile uno a zero. Ma quell’unico punto permette al tecnico romagnolo di poter guidare la Juventus da oggi fino al termine della stagione, quando (si spera) dovrebbe arrivare un tecnico di spessore. Basta esordienti, basta scommesse, basta allenatori in disgrazia che cercano di rimettersi in mostra sulle spalle della Vecchia (e già decrepita) Signora.

La scelta caduta sul tecnico di Meldola, si può motivare da una maggior esperienza nelle squadre di club rispetto a quella di Claudio Gentile, maturata solamente in ambiente azzurro. Inoltre, cosa non da poco, il neo bianconero ha “nelle corde” la padronanza del 3-4-3, un modulo che ha fatto la fortuna di Zac già all’epoca udinese, e che potrebbe risultare utile con l’organico al completo. Questo sistema di gioco, tuttaltro che spregiudicato come lo si vuol dipingere, sarebbe uno dei pochissimi mai tentati da Ferrara. Faremo una disamina i questo metodo in commento a parte, anche se non è poi detto che sia questa l’idea del nuovo mister.

In bocca al lupo…. Alberto! Scusate il gioco di parole. 

Le pagelle di Inter – Juventus.

gen292010

Buffon 6,5: non bastano le sue parate e i suoi guizzi tra i pali per evitare un’altra sconfitta senza appello. Il nostro portierone non festeggia nel migliore dei modi il suo trentaduesimo compleanno, ma anche dalle sue parate deve partire la risalita.
Grygera 5: come al solito non sembra inserirsi nel match, infatti non si sovrappone mai sulla fascia destra e spesso si fa saltare o trovare impreparato in difesa consentendo facili azioni agli attaccanti nerazzurri, che alla fine riescono a sfondare.
Chiellini 7: regge praticamente da solo il reparto difensivo, mostrandosi sempre puntuale e preciso su Balotelli, tuttavia non viene aiutato dai compagni e non riesce a infondere loro la sua fiducia e la sua calma, così deve infine arrendersi. Punge anche in zona offensiva, colpendo un palo che avrebbe potuto concludere anzitempo la contesa.
Cannavaro 5: non si fa notare molto per i suoi interventi difensivi, infatti è spesso in affanno contro gli attaccanti dell’Inter e lascia pericolosi spazi in centro alla difesa, che vengono ampiamente sfruttati da Balotelli e Pandev.
Grosso 5: arriva una volta sul fondo a crossare e puntualmente scaturisce qualcosa di positivo, anche se pare inspiegabile il motivo per cui il gioco della squadra si sviluppi così poco sulle fasce e crei così poche occasioni pericolose. La colpa non è da attribuire solamente ai terzini, tuttavia Grosso ci mette ampiamente del suo, in quanto si sovrappone pochissimo e fatica a saltare il diretto avversario. Al contrario nella metà campo avversaria si fa spesso saltare e mette in grossa difficoltà tutti i suoi compagni di reparto.
Sissoko 6: la partita del maliano parte subito male, con un infortunio alla spalla che lo condiziona per il resto dell’incontro, Momo però è di ferro e riesce a reggere sulle sue spalle tutto il reparto mediano, recuperando tantissimi palloni e facendo ripartire l’azione. Gli interisti fanno girare bene palla e lui ne soffre, infatti spesso insegue la sfera senza riuscire a conquistarla. Come purtroppo accade spesso ultimamente col suo calo fisico naturale, cala anche il rendimento di tutta la squadra e la diga difensiva cade.
Felipe Melo 5: vicino a Sissoko, riesce a esprimersi su buoni livelli, ma non riesce a incidere e sembra un oggetto vagante all’interno del terreno di gioco, se non fosse per un netto intervento di mano in area degno di un campione di pallavolo che per fortuna l’arbitro non vede e che permette ai bianconeri di chiudere il primo tempo in vantaggio. Nel secondo tempo sparisce definitivamente di scena, riapparendo solo per compiere un fallo al limite dell’area, da cui nasce il pareggio interista. Il brasiliano è anche sfortunato, ma appare sempre meno concentrato e sempre più propenso ad errori grossolani, che possono costare molto alla squadra.
Candreva 6: gioca quasi una buona partita, mettendo grinta e impegno al servizio della squadra con le sue giocate sulla fascia destra, sia in fase di ripiegamento che in fase di proposizione. Essendo arrivato alla Juventus da poco tempo, non riesce ancora ad essere decisivo e ha bisogno di ambientarsi, ma può costituire una buona alternativa per il futuro.
De Ceglie 5: cerca di proporsi sulla fascia sinistra, ma viene poco servito e si produce solo in qualche cross, che Amauri potrebbe sfruttare meglio. Non fa molto per mettersi in mostra e si spegne nel corso del match, fallendo la tecnica del fuorigioco che permette a Balotelli di siglare il gol partita, che elimina i bianconeri.
Paolucci n.g.: entra solo per pochi minuti.
Diego 6: prestazione nel complesso positiva, in quanto il brasiliano va dai compagni a prendersi la palla e imposta le azioni bianconere che se pericolose, portano la sua firma. Riesce anche a togliersi la soddisfazione personale del gol del vantaggio, che purtroppo non basta. Purtroppo non riesce ancora ad essere decisivo, ma se trovasse continuità potrebbe essere la vera chiave di volta della squadra.
Amauri 5: altra partita impalpabile per lui, che si ritrova solo e abbandonato in attacco, perciò non riesce mai a ricevere un pallone giocabile. Il momento del centravanti rispecchia quello della squadra e ormai ci sono poche parole da spendere o ragioni da trovare per spiegare questa situazione critica.

Inter – Juventus 2-1. Qualcuno getti la spugna.

gen292010

Ultima partita di Ferrara? Ormai il destino di Ciro era ed è segnato, indipendentemente dal risultato di questa gara. Ma Inter – Juve è sempre stata più di una curiosità legata a questo o a quell’allenatore. Per la Juventus di quest’anno poi, vincere questa partita rappresenta la possibilità di trovare un percorso piuttosto favorevole per arrivare in finale di Coppa Italia (o Tim Cup), e poter in qualche modo “salvare la stagione“. Solo che Inter – Juve di oggi è come vedere Davide contro Golia, senza che Davide però abbia almeno la fionda per scagliare un sasso contro il gigante nemico. Insomma, un massacro.

Come al solito non si può cominciare il commento alla gara dalla disamina della formazione messa in campo da Ferrara. Le scelte dell’allenatore sono ormai obbligate da tempo, con la sola variante del modulo dove il nostro mister è sempre stato maestro di alternanza. L’idea iniziale di Ferrara non è male, considerato il momento: 4-4-2 a maggior solidità della squadra, con De Ceglie e Candreva sugli esterni ed i due corazzieri Felipe Melo – Sissoko in mezzo. Ovviamente il modulo prevede il sacrificio di Diego che deve fungere da seconda punta di fianco ad Amauri, in un ruolo che chiaramente non può essere suo e che lo porta di fatto a non aiutare il centravanti in nulla. Infatti i suoi movimenti in avanti non sono mai di profondità ma di manovra, come quello che al 10′ minuto porta in vantaggio in modo completamente occasionale la Juve: Diego si libera bene al limite dell’area e tira debolmente verso le gambe di Toldo, che colpevolmente lascia passare il tiro sotto lo stupore dei tifosi interisti e anche juventini: uno a zero Juve!

La partita si mette quindi sul binario del treno-Inter che inizia la sua corsa verso la rimonta, e la Juve a difendere il difendibile, alla bell e meglio, con affanno e con l’acqua alla gola come se fossero già nei minuti finali. Balotelli già dopo venti minuti prendi i fischi di tutti, dagli juventini che lo accusano (giustamente) di simulare colpi mortali ad ogni minimo contatto con l’avversario, e dai tifosi nerazzurri che lo punzecchiano per le sue giocate troppo precipitose e talvolta troppo superficiali.

Partita tecnicamente non bella in questa prima parte, che vive delle iniziative dei singoli più che su organizzazione di gioco che porta a delle azioni corali. Maicon è uno di quelli che accendono la gara quando accelera, e solo il suo egoismo permette alla Juve di non subire il pareggio, arrivando quasi sulla linea dell’out e sparando alto verso Buffon. Ma l’undici di Ferrara fa di tutto per complicarsi la vita nella difficoltà, regalando palloni con tutti gli uomini, anche con quelli solitamente più affidabili nel giocare la palla (Sissoko, Cannavaro, Chiellini, Buffon), e oltretutto le poche opportunità di contropiede non vengono sfruttate dai nostri, troppo impegnati a rallentare il ritmo di gioco più che a proporsi in azioni che possano portare al raddoppio. Curioso infatti il ritmo gara dei bianconeri, che trotterellano per il campo senza mai sapere cosa fare esattamente.

L’unica possibilità di pungere arriva da una ghiotta punizione al limite dell’area, letteralmente telefonata da Diego, con il tiro più facile e lento del mondo, che anche il Toldo di questa sera può facilmente parare. I nerazzurri invece spingono molto sopratutto nel finale, quando Felipe Melo intercetta con la mano in area di rigore un cross di Maicon, che avrebbe meritato il penalty da qui all’eternità. Grandi polemiche di tutto lo staff interista, che aspetta letteralemente la terna arbitrale alla fine del primo tempo per chiedere spiegazioni “inspiegabili”.

Secondo tempo con l’Inter che si butta a testa bassa nella partita, iniziando a macinare gioco, occasioni e conclusioni. Pandev e Sneijder fanno il tiro al bersaglio verso la porta difesa da Buffon e i bianconeri sono sempre sul punto di capitolare. Sembra incredibile come il momento del pareggio venga sempre rimandato per un niente, così come sembra quasi incredibile il palo colpito da Chiellini in anticipo su Lucio colpendo di testa su calcio d’angolo.

Mourinho toglie un po’ a sorpresa Cambiasso per Milito; il cambio sembra strano perchè il tecnico portoghese preferisce tenere in campo quattro difensori contro Amauri, e togliere un centrocampista poliedrico come l’argentino.

Buffon salva la rete su un forte tiro di Balotelli, mentre Felipe Melo si guadagna il giallo quotidiano che genera una pericolosa punizione dal limite dell’area. La barriera è folta, e il tiro di Sneijder si infrange su di essa, spiazzando Buffon e mettendo in condizioni Lucio di anticipare Chiellini e spingere il pallone in gol. Pareggio interista.

Anche Cannavaro viene ammonito per aver allontanato il pallone (uno di quelle ammonizioni a cui io riserverei una multa esorbitante al giocatore, se fossi un dirigente juventino), mentre Candreva fa un buon tiro dalla distanza che conclude di fatto la gara della Juve in avantiL’Inter invece sembra aver appena cominciato, come un diesel che si scalda lentamente e che poi prende a viaggiare a pieno regime. Milito para su Buffon, mentre Chiellini rischia più volte il secondo giallo. Gigi chiude ancora la saracinesca sulla seconda punizione deviata, ma non può nulla in occasione del tiro di Thiago Motta che riesce a respingere ma non a contenere, tanto che irrompe il liberissimo Balotelli a ribadire in rete al 44′ minuto del secondo tempo. Come contro la Roma.

Disperato cambio di Ferrara che mette Paolucci per De Ceglie, ma questo ovviamente è solo per la cronaca. La Juve è stata la solita squadra, che perde anche in modo sfortunato dopo che per tutta la partita non ha fatto quasi nulla per vincere. Persino Mourinho a fine gara si risparmia qualsiasi frecciata contro i “nemici” (pur avendo argomenti di discussione stasera), difendendo a spada tratta Ferrara e dicendo che la Juve ha giocato in modo ben organizzato.

Con Moggi eravamo diventati antipatici e odiati, con Blanc stiamo simpatici pure a Mourinho. E questa la dice lunga.

Il commento alla ventunesima giornata di Campionato.

gen252010

L’Inter dimostra tutta la sua forza, vincendo un derby strano, su un Milan che non ha demeritato in modo così netto da quanto possa far sembrare il risultato. Un derby bello, appassionante, teso al punto giusto, e con tanti episodi da moviola. L’espulsione di Sneijder sarà tra gli argomenti più discussi tra i salotti sportivi di questa sera. Anche il mani e l’espulsione di Chivu nel finale faranno gridare Oriali al complotto. Ma noi diciamo che se le regole esistono bisogna farle rispettare in modo più rigido e coerente possibile. Solo così si eviteranno interpretazioni e difformità decisionale tra arbitri. L’Inter ha segnato con i suoi due bravissimi attaccanti, che oltre al gol hanno fatto un grande lavoro in avanti. E pensare che manca il più forte! Milito ha sfruttato il primo errore di Abate, mentre Pandev ha colto di sorpresa Dida che stava dormendo mentre l’ex laziale calciava.

Forte e solida nonostante l’espulsione, la squadra di Mourinho si è difesa in modo ordinato e ha contrattaccato sempre, cogliendo anche un palo e mancando un’enorme occasione con Maicon nel finale, che avrebbe potuto rendere il risultato ancora più rotondo. Il Milan ha giocato bene nel primo tempo, perdendosi col passare dei minuti e buttando al vento l’occasione che avrebbe potuto far sperare i tifosi rossoneri nel finale (rigore sbagliato da Ronaldinho). Paradossalmente l’uomo in meno ha giovato all’Inter, che si è chiusa maggiormente togliendo ogni varco agli uomini di Leonardo.

Vedendo le due milanesi, vien solo da piangere pensando alla Juve. Nessuno dei nostri ha i piedi vellutati di Ronaldinho, la spinta di Maicon, la velocità d’esecuzione di Milito, i cross di Beckam…. nella nostra squadra non c’è un giocatore che possa eccellere in qualcosa, se togliamo Buffon e Chiellini che non possono certo andare a segnare. In giornata si era sparsa la voce sul possibile esonero di Ferrara, ma è ancora troppo presto. Penso che per arrivare all’allontanamento di Ciro, i bianconeri dovrebbero perdere martedì in Coppa Italia con l’Inter e domenica prossima nel posticipo con la Lazio. Arrivati a nove sconfitte consecutive pensiamo che la società potrebbe prendere finalmente la decisione. Persino Ciro, che fino a poche domeniche fa ribadiva il suo no assoluto alle dimissioni, è sembrato ora più possibilista, schiacciato decisamente dai risultati, dalla sfiducia di tutti i tifosi juventini, e forse anche di tutti i giocatori. Non si spiegherebbe infatti come si possano ottenere risultati così catastrofici consecutivamente. E’ forse questa presa di coscienza (la terra bruciata in ogni direzione) che potrebbe indurre il tecnico a rinunciare al suo incarico. Non avrebbe più senso guidare una squadra di ammutinati, se non per attirarsi ancor di più l’ira dei tifosi, che da eroe juventino lo sta già facendo passare per sciagura. Spiace molto vedere il crollo di una bandiera bianconera, ma se dobbiamo guardare al bene della Juve non vedo come si potrebbe decidere di tenere questo allenatore.

Intanto, dopo aver gentilmente ceduto la terza piazza alla Roma, e la quarta al Napoli, oggi è stato il turno del Palermo, che ci ha scavalcato vincendo sulla Fiorentina con un sonoro 3 a 0. I viola sono a pochi punti da noi, non attraversano un buon momento, ma entro un paio di giornate si può prevedere l’aggancio sui bianconeri (sempre che non arrivino prima Genoa e Cagliari). Chi ha due soldi per le scommesse può andare a colpo sicuro.

Le pagelle di Juventus – Roma.

gen242010

Buffon 6: difende bene i pali della porta bianconera, rispondendo presente quando chiamato in causa, ma è costretto a subire la rete di Totti dal dischetto e a salvare come può su Riise lanciato a rete; questo intervento gli costa l’espulsione che fa presagire l’ennesimo naufragio.
Manninger n.g.: resta in campo solo pochi minuti, ma subisce la rete di Riise, sul cui colpo di testa non appare molto reattivo.
Grygera 5: non offre una grande prestazione sulla fascia destra, lasciando spesso spazio agli avanti romanisti per affondare. Compie qualche buon cross, ma nulla di più, perciò nel finale è costretto a lasciare il posto a Candreva.
Candreva n.g.: se il buongiorno si vede dal mattino, questo non è stato un grande acquisto, infatti l’emozione della prima partita in bianconero è comprensibile, ma su di lui grava il fatto di aver lasciato liberissimo di colpire Riise, all’ultimo minuto, che ha così sancito la nona sconfitta in undici partite di campionato per la squadra di Ferrara. I tifosi sperano di poterlo vedere crescere e migliorare con la maglia della Juventus, nonostante l’inizio non confortante.
Legrottaglie 5: non ha offerto una grande prestazione, risultando spesso in ritardo o fuori posizione durante gli attacchi giallorossi. Le sue incertezze hanno portato di frequente la Roma ad avere ghiotte occasioni da rete. L’intesa con Chiellini non ha funzionato in quest’occasione, perciò la squadra ne ha risentito e s’è dovuta arrendere ancora una volta. Paradossalmente si rende più pericoloso in attacco, con un colpo di testa che sfiora il bersaglio grosso.
Chiellini 5: stranamente Giorgione s’è reso protagonista di una prova mediocre e decisamente sotto i suoi standard, infatti la mancata intesa con Legrottaglie ha regalato grossi spazi agli avanti romanisti, che vi si sono infilati come se fossero stati invitati a nozze. Che la sua serata fosse proprio da dimenticare lo s’è capito quando ha perso palla sulla trequarti, un errore decisamente non da lui, scatenando così l’azione del rigore del pareggio giallorosso.
Grosso 5: in quest’occasione è apparso più pimpante in zona offensiva, arrivando più spesso del solito al cross da fondo campo. Le sue discese hanno favorito la costruzione di buone palle gol, che però gli attaccanti non sono riusciti a trasformare in rete; insistiamo col dire che se si fanno i cross dal fondo le occasioni ci sono, e questa potrebbe essere una chiave di svolta. La buona prova viene però macchiata da un ineccepibile fallo da rigore su Taddei, che l’aveva completamente saltato come un birillo.
Sissoko 6,5: la sua presenza in campo si vede e si sente, infatti il franco-maliano è indispensabile per questa squadra in quanto riesce a recuperare tantissimi palloni, a far ripartire le azioni e a non far ragionare gli avversari. Il suo lavoro consente uno stabile predominio territoriale ai bianconeri, che per lunghi tratti della gara non appaiono una squadra senza idee e spaesata. La sua copertura permette alla difesa di dormire a sonni tranquilli e non apparire un colabrodo, come mostrato nelle ultime uscite. Il fatto che Momo non abbia i novanta minuti nelle gambe è normale, e tutta la squadra ne risente, naufragando ancora. Marchisio 6: s’impegna molto e cerca di creare buone azioni offensive che meriterebbero migliore sorte. Tatticamente svolge bene il suo lavoro, ma in questo momento la squadra necessiterebbe di una situazione più armonica per poter far esprimere il giovane torinese al meglio delle sue possibilità, tuttavia Claudio sta continuando per la sua strada, con impegno e dedizione.
Salihamidzic 5,5: mette anima e corpo in tutto quello che fa, tuttavia la qualità non è molta e quando cala fisicamente appare in netta difficoltà. Da appuntare qualche cattiva gestione dela palla, come nel primo tempo quando anziché servire due compagni meglio posizionati sparacchia alto da fuori area.
Diego 5,5: è ancora un oggetto misterioso e non si riesce ad inserire nei meccanismi della squadra, in quanto non fa niente di quello che gli viene chiesto e viene continuamente ingabbiato dagli avversari con estrema facilità. La tanto attesa svolta tarda ad arrivare; quanto tempo gli si può ancora dare per ritornare ad essere all’altezza della sua fama. Primo tempo comunque sufficiente.
Del Piero 6: solo una prodezza degna di un campione del suo nome, che fa sognare il pubblico bianconero e tutti i tifosi, ma poco più. Questa la partita del capitano, che è sembrato a tratti spaesato e non integrato nei meccanismi di gioco della squadra. Tutti sperano in una sua ennesima resurrezione, ma Alex non appare al momento in grado di traghettare da solo la squadra fuori da questo incubo.
Amauri 5: da lodare il consueto impegno e la volontà di trovare spazi e andare a concludere. In questa partita viene anche servito spesso con palloni invitanti, soprattutto di testa, ma il bomber brasiliano sembra aver perso la sua mira e non riesce più a inquadrare la porta, affrontando una situazione tragica, che va contro ogni statistica possibile.
Paolucci n.g.: entra solo per pochi minuti.

Juventus – Roma 1-2. Che c’è di strano?

gen242010

E’ inutile nascondersi dietro l’evidenza dei fatti. Anche durante la manifestazione di oggi dei tifosi juventini, intesa a protestare contro la società e la squadra, serpeggiava la certezza di quella che sarebbe stata l’ennesima disfatta. Vorrei capire se c’è ancora qualcuno che crede in una ripresa della squadra ai livelli delle prime vittorie di campionato. Gli acquisti che avrebbero dovuto rinforzare la rosa di Ferrara si sono ridotti a Paolucci e Candreva, pertanto non ci rimane altro che aspettare il rientro degli infortunati, e continuare a contare le sconfitte. Già però con Sissoko la squadra è cambiata, come abbiamo detto molte volte; ma ciò non è sufficiente. Occorre trovare poi un assetto, un modulo, e iniziare a vincere, e poi a metterne in fila due, tre, quattro…. tenendo presente che le squadre che ci contendono al Champions non si fermeranno ad aspettarci.

E’ bastato vedere Del Piero al tiro (alto) dopo solo un minuto, per far sperare e pensare ad una partita completamente diversa dalle altre, come a voler scacciare immediatamente il grande problema della Juve, l’assenza di iniziativa e quindi di tiri in porta. Ma già nei primi minuti esce Toni per infortunio, costringendo la Roma a giocare in dieci per la non immediata disponibilità di Totti. In questo frangente si apprezza ancora meglio quello che sarà un buon possesso palla della Juve, unita alla discreta circolazione di palla, interrotta solo per alcune imprecisioni elementari dei nostri in fase di palleggio. All’8′ la Juve ha una fulminea ripartenza, che meriterebbe più della conclusione alta di Salihamidzich che poteva fare decisamente meglio senza la pressione diretta di alcun avversario.

Risponde la Roma con Vucinic, che conclude a lato da posizione defilata, ma sono i bianconeri ad insistere in avanti, con un tiro-cross di Marchisio su cui Amauri non arriva davvero per un soffio. I giallorossi sembrano più impegnati nel contropiede piuttosto che nel contenimento, di conseguenza la squadra di Ferrara è più libera di giocare e di esprimere le qualità di Diego in fase di impostazione.

Uno scellerato colpo di tacco di Legrottaglie libera Totti in area di rigore, ma fortunatamente “er pupone” conclude altissimo. Le occasioni migliori sono comunque marchiate bianconero, con Grygera che mette un bellissimo cross in area che Amauri non riesce a deviare nel migliore dei modi a due passi dalla porta. Sulla fascia opposta è Grosso ad offrire una bellissima palla al nostro centravanti, ma il brasiliano mette fuori di testa, pur battendosi molto bene in area. Anche Legrottaglie fa valere i suoi centimetri su calcio d’angolo, colpendo di testa ma senza segnare.  

I giallorossi finiscono in avanti, ma ciò non toglie il bel primo tempo della squadra di Ferrara che ha creato tante occasioni quante in tutto il girone di andata. Passi avanti anche nel gioco e nella mentalità, oltre che nel progresso dei singoli, guidati benissimo dal monumentale Sissoko a metà campo, che gioca bene in copertura su Totti e supera spesso l’uomo creando grossi problemi ai mediani avversari.

Roma che riparte con buon piglio, con Totti che in area tenta la deviazione, rimpallata bene da un attento Legrottaglie. I giallorossi cercano di portarsi stabilmente nella metà campo bianconera, ma nel miglior momento degli ospiti arriva quasi a sorpresa il gol di Alex Del Piero! Triangolazione al limite dell’area Diego – Amauri – Del Piero, con il brasiliano che serve un pallone alto al capitano in posizione molto angolata; la conclusione di Del Piero è tanto precisa quanto efficace: uno a zero per la Juve! Un gol che solo Alex poteva fare.

Ci riprova il capitano al 16′ su punizione, ma non sono più le micidiali pennellate di Pinturicchio. Partita che cala di intensità, con le squadre quasi a studiarsi nuovamente, ma è un suicidio di Chiellini e Grosso a rompere l’equilibrio del momento, quando Giorgione regala, ahimè, la palla alla Roma e Grosso che mettendo il braccio su Taddei lo invita letteralmente alla caduta. Calcio di rigore trasformato da Totti per il pareggio giallorosso

Juve che reagisce ma rischia in un paio di contropiedi, su uno dei quali avviene l’espulsione di Buffon che aggancia Riise lanciato a rete da solo. Espulsione giustissima, ma senza nessuna colpa per Gigi, messo alle strette dalla situazione di gioco. Esce Del Piero per far posto a Manninger, lasciando Amauri unica punta in avanti. Ferrara ridisegna ancora la squadra dopo qualche minuto, facendo esordire Candreva al posto di Grygera, con Brazzo che retrocede in difesa e l’ex livornese a prendere la fascia destra.

Ultimo colpo di testa del centravanti (conclusione parata) su cross del debuttante bianconero, dopo un bellissimo slalom di Sissoko (migliore in campo), e il brasiliano esce per lasciare posto a Paolucci nei minuti finali. Ma a tempo ormai scaduto, il micidiale Riise si avventa su un cross di Pizarro su cui Candreva non copre per niente bene: è la beffa, due a uno per la Roma e partita finita.

Nell’anniversario della scomparsa di Gianni Agnelli è proprio il caso di dire: “Una Juve che sarebbe DISpiaciuta all’Avvocato“.

Candreva alla Juve. E’ un affare?

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Dopo l’ennesima sceneggiata di Spinelli, che dichiarava a tutto il mondo calcistico che la Juventus aveva fatto i conti senza l’oste (cioè lui), in men che non si dica i bianconeri si sono aggiudicati i servigi dell’ex giocatore del Livorno, riuscendo ad accordarsi anche con l’Udinese, comproprietaria del cartellino. La formula di cessione è quella del prestito oneroso (500 mila euro), con diritto di riscatto fissato a 7 milioni di euro. Questo solo per avere la metà del Livorno.

Le qualità di Antonio Candreva, sono quelle di un giovane emergente, già messosi in luce sia con la nazionale Under 21, che in una formazione impegnata a non retrocedere. Il profilo assomiglia molto a quello di un altro gioiellino, che risponde al nome di Sebastian Giovinco. Anzi, a dire la verità, il neo acquisto juventino gioca pure nello stesso ruolo della “formica atomica”, che pur approdato alla corte di Blanc con tutta l’entusiasmo di questo mondo, e avendo possibilità di rimanere a Torino per diverso tempo, non è mai riuscito a giocare o a ritagliarsi lo spazio necessario. Senza contare che quest’anno c’è pure Diego che DEVE giocare per tutta una serie di motivi.

E’ qui che si pone l’interrogativo dell’acquisto di Candreva (che vestirà la maglia numero 26). Dove sta l’utilità di acquistare un giocatore che avrebbe davanti a lui tre compagni nel suo stesso ruolo? Abbiamo visto che nonostante tutte le emergenze, gli infortuni, e i problemi di attacco, Giovinco non è mai stato preso in considerazione negli ultimi due mesi. Se poi consideriamo che se il rendimento dovesse essere altalenante, o se il giocatore dovesse essere poco utilizzato da Ferrara, la Juve si troverebbe a dover valutare un riscatto di 7 milioni di euro per la metà spettante al Livorno, senza sapere poi quale dovrebbe essere l’impegno con l’Udinese.

Se poi la Juve lo ha preso solamente per riuscire a schierare undici giocatori domenica, è un altro conto….

Crisi Juve? Forse una soluzione c’è.

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Quando le cause di una crisi sono troppe, è difficile capire quale sia stata quella scatenante. Tutti noi additiamo alla società la poca organizzazione, la mancanza di polso, la scarsa lungimiranza e la competenza più che approssimativa. Eppure, tornando indietro all’estate 2009 non c’era nessuno che avesse avanzato dubbi tanto pesanti sul mercato bianconero, compatibilmente con le casse della società, ovviamente.

E che dire di Ferrara, accolto come il salvatore della patria che scacciò l’infedele Ranieri dalla Terra Santa di Torino. Ci ricordiamo bene quando sentir parlare Ciro di modulo a tre punte, rombo o trequartista, pareva di udire una musica celestiale, tanto eravamo rimasti nauseati da quel 4-4-2 che veniva usato anche per salire sul pullman.

E infine i giocatori, che sulla carta sono Campioni con la “C” maiuscola, ma in campo so un’altra cosa, con la “C” maiuscola. Altro che mondiali, o Champions League, o scudetto… gli stimoli erano maggiori in serie B o quando si giocava per il quarto posto, che non quando si dovrebbe lottare per il vertice.

Ma, appunto, si diceva che quando la nave ha troppe falle non si può certo fermarsi a pensare quale sia stata la prima mentre si sta affondando. Bisogna agire e cercare di salvare il salvabile, tamponando il buco più grande. La crisi juventina tocca tutti i lati tecnici, tattici e societari, ma un aspetto ovviamente prevale in modo gigantesco su tutti gli altri, così come abbiamo da tempo sottolineato: la squadra non gioca a calcio. Questo non è da intendersi come crisi di gioco in senso stretto, ma proprio nel senso più elementare del termine. La Juventus non ha un modulo su cui si basa tutta la teoria e tattica calcistica; non ha un’organizzazione anche minima, per sapere come gestire le varie fasi di una partita; non ha mentalità vincente e personalità per ambire a qualsiasi risultato; infine, non si muove mai come una squadra compatta, offrendo sempre il fianco agli avversari.

Considerando che queste cose vengono insegnate nelle giovanili, si capisce chiaramente come, smarriti totalmente questi “dettagli”, la Juve abbia cominciato ad avere una media da retrocessione. Come fare quindi a recuperare la mentalità e l’organizzazione di gioco quando non puoi permetterti di cambiare allenatore e quando devi preparare il terreno per il successore? No, non assumi l’ennesimo traghettatore che porterebbe solo ulteriore confusione (i soli nomi di Zoff e Trapattoni mi mettono i brividi….), occorre assumere una sorta di “consulente tecnico” che sappia indirizzare o affiancare sul campo il lavoro di Ferrara nel dare una identità e una organizzazione alla squadra.

Il nome di questo “consulente”? Arrigo Sacchi.