Archivio per maggio 2010

Una Juve USA e getta.

mag292010

La stagione è appena finita, e subito i bianconeri sono pariti per la tournee americana per scopi esclusivamente economici. Ogni partita infatti ha fruttato ben un milione di euro. Soldi che sicuramente fanno comodo alle casse della società, che continua a perdere introiti a causa degli “scarsi” risultati ottenuti. Tuttavia, chi può dire quanto servano ai giocatori queste partite? Non sono un ulteriore rischio di allungamento della catena di infortuni? Sopratutto quando gli stessi giocatori dichiarano di voler “onorerare al massimo l’impegno” (come indicavano Del Piero e Diego) e quindi senza “togliere la gamba” dai contrasti. Ma non temete, naturalmente non è andata così. O meglio, sono stati onorati nella stessa misura in cui è accaduto in tutta la stagione.

Prima l’umiliante sconfitta per 3-1 contro i Red Bulls di New York (di certo con una tradizione calcistica e con un talento non superiore al nostro), poi la sconfitta di misura contro la Fiorentina. I bianconeri sono subito partiti forte, con un Padoin molto vivace, e con un Diego vero ispiratore: è suo il pallone da spingere in porta, ma che Amauri non ha voluto sfruttare. Da quel momento in poi si riprende la Fiorentina, che si porta in vantaggio grazie a Jovetic, resistendo fino alla fine agli attacchi juventini di Candreva (traversa da calcio d’angolo), Paolucci e Salihamidzic. E così si conclude definitivamente (e finalmente) questa disgraziata stagione. Due sconfitte tanto per chiudere in bellezza, che possono essere “salutari” solamente per convincere ancora di più Del Neri e Marotta della situazione attuale (sempre che ce ne fosse bisogno).

Chi si aspettava anche un minimo di orgoglio e di reazione da parte della squadra, anche se solo in amichevole, è rimasto, ancora una volta, deluso. Ma il vero valore della Juve 2009-2010 è proprio questo? Felipe Melo, Amauri, Diego, … sono davvero scarsi oppure hanno vissuto semplicemente una stagione no? Quello che ha colpito maggiormente è che la squadra è addirittura peggiorata, come dimostra la sconfitta con la Fiorentina, contro la quale perlomeno ci si poteva vantare durante la stagione di non aver mai perso, nè all’andata nè al ritorno.

E allora ci convinciamo sempre di più che gli stimoli abbiano giocato un ruolo fondamentale, “campioni” che non hanno avuto voglia di vincere e che non sono stati motivati nel giusto modo. La condizione fisica scadente, l’assenza di schemi tattici e alcuni limiti tecnici, hanno fatto il resto, condizionando anche alcuni giocatori che, pur motivati avrebbero potuto dare di più con qualche punto i riferimento maggiore sul campo.

Cannavaro a Playboy.

mag252010

Uno dei difensori italiano più forti degli ultimi venti anni (assieme a Maldini, Baresi  e Ferrara) volge al tramonto. Il campione del mondo (pallone d’oro 2006), tra breve tempo passerà da capitano della nazionale e titolare nella Juve, a disoccupato iscritto alle liste di collocamento di Coverciano. E’ questo il destino di Fabio Cannavaro. Che la Juve non avesse intenzione di puntare su di lui come titolare per la prossima stagione era naturale e ovvio; questione di età e di cambio generazionale, ma sopratutto di rendimento, vivisto che un altro vecchietto come J. Zanetti corre anche il doppio del nostro difensore. E’ stato comunque lo stesso giocatore a sottolineare ai microfoni si Sky che “l’opzione per il rinnovo del contratto è scaduta e non è stata esercitata dalla società bianconera”. Niente male per il capitano di una nazionale che sta per affrontare il torneo più importante del mondo. Ad un osservatore non esperto verrebbe da pensare: o sono scemi alla Juve, oppure è scemo Lippi. Preferiamo lasciare a voi la risposta.

In realtà questo problema si era già concretizzato l’anno scorso, allorquando arrivò la Juventus a strapparlo da quegli ingrati di Madrid che non ne vedevano più un giocatore all’altezza (tzè! che incompetenti..). Ora tutto si ripropone in maniera più evidente, visto l’imminente inizio del campionato in Sudafrica. Tuttavia il Cannavaro rifiutato anche dal “suo” Napoli, nel frattempo giocherà il suo quarto Mondiale consecutivo; cosa riuscita solo a pochi. Qui c’è però una netta differenza tra il Cannavaro azzurro (che chiuderà la carriera dopo questo Mondiale, in grande stile) e quello del club, fischiato e criticato fin dal primo giorno del suo ritorno. D’altra parte, farsi superare da un Matri qualunque non è di certo una scena che giustifica il prezzo del biglietto (salvo che tu non sia un tifoso avversario).
E ora che nessuno vuole più adottare il nostro difensore, rimangono due sole strade: o cercare di accasarsi nuovamente a Parma (sua terza famiglia dopo Napoli e Torino), ripercorrendo così le tappe della sua carriera al contrario (tornerà anche a giocare nei pulcini?), oppure, visto che per tutto l’anno lo abbiamo visto più pimpante da nudo, mentre si rade, piuttosto che in campo, direi che il suo futuro può proseguire in pianta stabile sulle carte patinate o ancora testimonial di qualche prodotto. Dal momento che la propensione a spogliarsi è netta, consigliamo le pagine di Playboy, che in fondo possono far dimenticare in fretta anche i campi di calcio. Adriano docet…

La Champions nerazzurra: diciamo la verità…

mag242010

L’Inter è campione d’Europa. Il verdetto, incubo per tutti i tifosi bianconeri, è arrivato nella stagione peggiore della Juventus. La vittoria in finale col Bayern Monaco, sancita da una splendida (bisogna dirlo) doppietta di Milito, e da una superiorità tecnica e tattica nei confronti della squadra bavarese, ha fatto cadere l’ultimo appiglio rimasto su cui i tifosi juventini reggevano ancora i loro sfottò. Infatti, proprio la squadra che in Europa non vinceva mai, capace di uscire agli ottavi e di fare figuracce contro Anorthosis e Dinamo Kiev, è riuscita addirittura a vincere questa competizione, grazie anche ad un allenatore, che ha tatticamente messo in riga squadre come Chelsea, Barcellona e Bayern. E’ dura ammetterlo, ma bisogna fare i complimenti al gruppo, al mister e a tutti i giocatori, anche se (come sempre quando si parla di Inter) sono presenti alcuni inequivocabili “ma”.

La Champions la vince la squadra più forte e più fortunata, ma quando si racconta lo straordinario cammino della squadra nerazzurra, evidenziando le imprese contro Chelsea e Barcellona, è inevitabile parlare anche dell’arbitraggio decisamente a favore: fallo di mano di T. Motta in area e entrata da dietro di Samuel su Kalou nell’andata col Chelsea; rigore su Drogba al ritorno e gol di Milito in fuorigioco; rigore non dato per fallo su Dani Alves all’andata col Barca e gol ingiustamente annullato a Bojan al ritorno. Questo tanto per dare l’idea… Se gli arbitri non avessero falsato con i loro errori le partite, l’Inter né sarebbe approdata ai quarti, né tantomeno in finale. Tuttavia questa è la loro festa, e lo staff nerazzurro (come spesso accade) di questo non vuol sentir parlare. Certo, in fin dei conti queste rimangono “chiacchere da bar”, perchè non cambiano e non cambieranno mai ciò che rimarrà invece indelebile negli annali. Ma quando poi a Materazzi viene concesso di sollevare uno striscione con su scritto “Godetevi anche questo”, oppure di indossare una maglietta con scritto “Rivolete anche questa?”, allora ci sentiamo di puntualizzare come stanno le cose, anche se toccherebbe agli ”onesti” fare ammenda. 

Chiusa questa parentesi, la speranza che l’Inter possa finire quanto prima il suo ciclo vincente possono essere rappresentate da qualche fattore: giocatori a fine carriera o in calo di rendimento (J. Cesar, Chivu, Lucio, Samuel, Zanetti), altri demotivati dopo il raggiungimento del traguardo massimo (Stankovic, Eto’o), altri che non si ripeteranno a questi livelli (Pandev), altri ancora che potrebbero salutare (Balotelli, Maicon, Milito). Senza dimenticare l’addio di Mourinho, il vero uomo in più (tatticamente e moralmente) di questa Inter, di sicuro futuro allenatore del Real. Sarà certamente una grande perdita per l’Inter, e la scelta di uno inesperto come Mihajlovic si rivelerebbe una vera e propria scommessa per Moratti.

Nonostante queste speranze però, la nostra sensazione è che, seppure il vento dovesse girare a nostro favore, il tormento di questo trofeo vinto lo sentiremo ancora per molti anni. E per ora non possiamo far altro che accettare e aspettare.

Del Neri si presenta e parla chiaro.

mag212010

La nuova Juve riparte (o meglio, ricomincia) dal centro sportivo di Vinovo, dove ieri il presidente Andrea Agnelli ha dato la speranza al popolo juventino di poter cominciare il cammino giusto per portare i bianconeri di nuovo alla gloria (che manca ormai da sei anni). E la rivoluzione, per essere efficace, doveva partire dalle fondamenta: via Bettega, Secco e Castagnini, la nuova società sarà composta da un Agnelli presidente, da Marotta nuovo direttore generale, Fabio Paratici direttore sportivo, e Blanc “ridotto” (ma comunque fortemente indebolito) alla carica di amministratore delegato. Lui stesso aveva iniziato il progetto di ricostruzione, clamorasamente fallito con l’andare del tempo.

L’erede di Alberto Zaccheroni, invece, sarà l’uomo dei miracoli sampdoriani: Gigi Del Neri. Con una dirigenza forte alle spalle, e una buona campagna acquisti, toccherà a lui far fare il salto di qualità sul campo alla squadra. Ma la sua figura è anche quella che più lascia i tifosi titubanti. Il mister tuttavia non si scompone e, anzi, promette grandi cose: “Questa squadra deve far sognare…” parole forti che nessuno prima di lui aveva osato dire, puntando sempre molto sulla “praticità” dei risultati piuttosto che sui “voli pindarci” del calcio spettacolo. Niente da obiettare (i conti si fanno sempre alla fine), ma per fare ciò la Juve deve lavorare molto tatticamente, per recuperare quanto perso durante il caos della gestione Ferrara, per poter vedere in campo una squadra ordinata e allo stesso tempo compatta e piena di orgoglio. “Mi impegnerò per dare la fisionomia giusta a questa squadra, voglio una formazione compatta e ottenere dei risultati”, ha continuato in conferenza stampa, tuttavia sa che la pressione è alta, e che su di lui ricadono le speranze di proprietà e tifosi: “Lavorerò con il massimo impegno, voglio risultati e soddisfazione per tifosi. Devo convincere la società che questa è stata la chiamata giusta: la Juventus ha deciso di puntare su uno staff che ha fatto bene in passato.”

Ma ciò che non convince i tifosi è la carriera di Gigi Del Neri: a 60 anni è un allenatore di esperienza e con un’ottima reputazione, autore anche di veri e propri miracoli sportivi, come l’impresa col Chievo dalla B all’Europa in due anni e quella con la Samp da una stagione deludente alla Champions in un solo anno. Tuttavia non ha mai vinto niente, anche se in sua difesa possiamo dire che pure Lippi, Ancelotti, Capello e Trapattoni furono allenatori ancora più inesperti di Del Neri, ma poi hanno stravinto facendo valere le loro qualità. Le sue esperienze in grandi squadre ci sono state, ma, per un motivo o un altro, sono durate davvero poco: poche settimane al Porto, pochi mesi alla Roma. E’ chiaro che l’accostare il suo nome ad una grande squadra è un po’ sinonimo di fallimento, ma proprio per la brevità della sua permanenza preferiamo parlare di coincidenze.  Questa nuova avventura alla Juve infatti lo riempie di voglia di riscatto, proprio come se fosse la prima volta in un top team: “Quando si è chiamati ad allenare la Juve è normale che ci sia un po’ di emozione all’esordio ma di sicuro so quello che devo fare. Questa è una sfida importante, la più importante della mia carriera. Ma ho vinto altre sfide, questa per me rappresenta un’ulteriore crescita.” Crescita però decisiva, perché la Juve è la Juve, e sbagliare o far bene in una piazza del genere può decidere tutta una carriera, soprattutto in relazione alle circostanze attuali: “Guido un club vincente, devo ricreare una mentalità di gioco vincente, per permettere alla Juve di tornare ad essere sé stessa. Metto a disposizione la mia esperienza per dare un’identità precisa alla squadra. Lavorerò sodo”.

Ok, ci hai fatto sognare; adesso al lavoro….

Del Neri o Delneri? Comunque sia, in bocca al lupo.

mag182010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La stagione più triste e più deludente della Juve degli ultimi trent’anni è appena finita. A partire da oggi, 17 maggio, si guarda avanti per iniziare un altro progetto. Progetto che potrà essere vincente o meno, ma sicuramente che parte da basi totalmente differenti. L’anno scorso eravamo tutti strafelici per la campagna acquisti, salvo poi arrivare settimi; quest’anno potrebbe accadere il contrario: rivoluzione solo in campo societario, campagna acquisti scarsa, e poi giudizi diversi sul campo. Tendenzialmente  c’è molto più scetticismo rispetto agli anni precedenti. Scetticismo giustificato dal fatto che troppi giocatori devono essere sostituiti, troppi uomini sono a fine carriera, troppe facce nuove che devono ricomporre uno zoccolo duro che ormai non esiste più. Oltre a questo, ovviamente il discorso dell’allenatore, del modulo, della preparazione da iniziare già a luglio, ecc…

Quest’anno, però, il nuovo presidente Andrea Agnelli ha deciso di affidarsi al blocco Sampdoria, almeno per quanto riguarda lo staff societario: nuovo dg Beppe Marotta, nuovo direttore sportivo Paratici, nuovo allenatore Gigi Del Neri (scelto proprio da Marotta e avallato da Andrea Agnelli). Le opinioni dei tifosi bianconeri sull’allenatore sono contrastanti, e molti, che si aspettavano Benitez, sono già delusi.

Beppe Marotta, classe 1957, è sicuramente uno dei dg più competenti in circolazione. Non è uno alla Moggi, che in 3 mosse ti conduce allo scudetto, ma certamente un dirigente su cui poter basare un progetto e sperare di vederlo realizzato. Dopo gli esordi nel Varese, nel Como, nel Monza e nel Ravenna, nel 1995 approda per un quinquennio al Verona, portando con i suoi acquisti la squadra ad una storica promozione in A. Nel 2000 va all’Atalanta, dove ancora una volta fa buoni risultati. Ma il suo miracolo sportivo lo compie a Genova sponda blucerchiata, dove, approdando nel 2002, porta la squadra dalla Serie B alla Champions di quest’anno, grazie ad una perfetta rivoluzione dello staff societario, e a due grandi colpi: Cassano (pagato zero dal Real Madrid) e Pazzini. Si spera che alla Juve non perda questa acume.

Nella società bianconera assumerà l’incarico di direttore generale, come abbiamo detto; incarico momentaneamente vagante dopo l’arrivo di Andrea Agnelli che ha ridimensionato subito i poteri di Blanc e lasciando nuovamente in disparte Bettega. Per questo si potrebbe parlare di incompatibilità con l’ex vice presidente. Questi, arrivato a gennaio, era stato accolto come il salvatore della patria, ma si è visto quanto poco potesse fare a stagione in corso. Così, dalla Juve 2010-11 “organizzata da Bettega” si potrebbe passare ad un ennesimo addio di quest’ultimo. Sicura sarà invece la partenza di Secco (probabilmente al Genoa), il quale ormai si era dimostrato da tempo incompetente per prendere il posto di Moggi: al suo posto infatti arriverà Fabio Paratici (l’uomo di fiducia di Marotta), nuovo ds con il compito di osservatore e scopritore di nuovi talenti.

Diverso è il discorso per Del Neri (o Delneri, non si è ancora capito bene). Sessant’anni, ex centrocampista, ha giocato fino in serie B; non è più giovanissimo e da allenatore non ha vinto granchè, ma c’è da dire che non ha mai avuto squadre competitive e dove è andato a fatto sempre bene o addirittura benissimo (vedi Chievo e Samp). Dopo i suoi esordi come allenatore in squadre poco rilevanti, nel 1996 gli viene affidata la Ternana, che conduce dalla C2 alla B. Nel ’98 viene chiamato dall’Empoli in B, dove a causa di problemi, si dimette prima dell’esordio in campionato. Richiamato a stagione in corso dalla Ternana (in difficoltà) non riesce in una nuova impresa e viene esonerato. Nel 2000 viene però ingaggiato dal Chievo, che porta in A il primo anno, in Europa (quinto posto) il secondo anno, al settimo posto il terzo anno e al nono il quarto. Per tutti è già l’allenatore del futuro.

Nel 2004 viene allora ingaggiato niente di meno che dal Porto, ma la sua esperienza non dura neanche un mese per dissapori con lo spogliatoio. A settembre dello stesso anno va alla Roma, ma dopo risultati negativi si dimette a stagione in corso, ma anche qui sono i problemi di spogliatoio a determinarne l’addio. Poi nell’anno successivo l’infelice rapporto col Palermo e con Zamparini: a causa di risultati deludenti e di diatribe col presidente viene, infatti, esonerato ancora. Nel 2006 allora viene richiamato dal Chievo, nel tentativo di riportare la squadra alla gloria come era successo qualche anno prima, ma non riesce a ripetersi, e la squadra scende in B. Nel 2007 va per due anni all’Atalanta, dove riesce a dare alla squadra una giusta collocazione a metà classifica e due semplici salvezze (quando se ne andrà lui, l’Atalanta scenderà in B). Tutti parlano di un tecnico bravo e competente che però non riesce a gestire i tumulti dello spogliatoio, rendendolo incompatibile così con i grandi club. Ma ecco il miracolo di questa stagione alla Samp, con la qualificazione Champions ed un cavallo pazzo come Cassano gestito in modo esemplare.

Il suo marchio di fabbrica (4-4-2 o 4-4-1-1) è un modulo che la Juve ben conosce, tanto è vero che abbandonatolo in questa stagione si sono visti risultati scadenti. Garantisce solidità, copertura, gioco sulle fasce e contropiede. Alcuni giocatori (come Sissoko e Melo) potrebbero trovarsi a loro agio, altri (come Candreva, Giovinco e Diego) potrebbero trovare una collocazione solamente dietro l’unica punta, perchè difficilmente si adatterebbero a giocare sulle fasce. Del Neri sarebbe l’allenatore ideale, che incarna perfettamente lo stile Juve in campo: pressing, solidità e quantità. Resta da vedere se a 60 anni riuscirà a togliersi l’etichetta di allenatore non vincente, che se ci pensiamo, era il grande cruccio di un altro nostro ex….

Le pagelle di Milan – Juventus.

mag162010

Buffon 6: come per tutta la stagione non ha colpe sui gol subiti, infatti si trova spesso a tu per tu con gli attaccanti rossoneri e fermarli non è facile. Gigi onora comunque l’impegno e fa del suo meglio, ma quando al difesa non regge i risultati non possono che essere disastrosi. Dev’essere uno dei punti della rifondazione.
Manninger 6: anche lui fa quello che può, compiendo alcuni buoni interventi, ma è costretto a subire una rete da Ronaldinho.
Cannavaro 4: è sempre più statico in mezzo alla difesa, infatti non sa bene da che parte girarsi e si fa infilare continuamente dagli avanti avversari, che affondano come un coltello nel burro. Se Cannavaro sarà questo anche ai mondiali saranno guai per gli azzurri.
Chiellini 4: purtroppo viene risucchiato dalla pochezza della difesa e si dimostra impotente di fronte al tracollo generale. Involuzione pericolosa per la spedizione azzurra. 
Grosso 4: si comporta come un dilettante, commettendo errori banali e da principiante che rendono vita facile agli avversari. S’è rivelato uno degli acquisti peggiori degli ultimi anni. per lui non si tratta di involuzione, am soltanto di conferma.
Zebina 4: confusionario e senza alcuna idea, vaga per la fascia destra, cercando di creare qualcosa di buono, ma senza criterio; nella fase difensiva è assolutamente imbarazzante, poiché non copre mai sulle ali avversarie e lascia praterie alle incursioni dei milanisti.
Caceres n.g.: entra a giochi ormai fatti.
Poulsen 4: è assolutamente inconcludente e gioca una partita davvero scialba in cui non chiude mai sugli avversari e li lascia sempre liberi di ragionare e impostare il gioco, perciò il Milan appare sereno e tranquillo e in totale controllo delle operazioni.
Marchisio 6: è come al solito uno dei più attivi, poiché cerca di creare da solo gioco sulla fascia e quando i compagni non lo aiutano si costruisce delle occasioni pericolose, infatti arriva due volte alla conclusione, senza avere fortuna. È un punto da cui ripartire per la prossima stagione.
Salihamidzic 5: gioca fino all’ultima goccia di sudore, ma non dà molto alla squadra, in quanto la tanta quantità non è supportata da una buona qualità. Ha l’occasione per segnare, ma tenta un tocco di fino che non è proprio il suo forte.
Camoranesi n.g.: entra, ma non incide.
Candreva 5: non riesce a trovare l’esatta collocazione in campo, infatti non riesce a creare gioco e a dialogare con i compagni, ma si estranea pian piano dal match.
Del Piero 5: è il ritratto di questa Juventus malata, infatti ha molta voglia di fare, ma poca lucidità. Sulla classe non si discute, ma quando la testa funziona meglio delle gambe, le cose che vuoi fare non riescono, per questo il capitano ha solo qualche lampo in un mare di nullità.
Iaquinta 5: cerca di creare occasioni e di mettere in apprensione la difesa del Milan. In alcune occasioni riesce nel suo intento, ma quando ha la chance per segnare, la spreca malamente con un tiraccio in diagonale, che termina fuori.

Milan – Juventus 3-0. Finalmente è finita.

mag162010

 

 

 

 

 

 

 

E’ stata definita “la partita degli addii”, quella giocata stasera da Juventus e Milan, e c’è da scommettere che Zaccheroni e Leonardo non saranno gli unici ad essere “tagliati” a fine stagione. Ovviamente molte di più saranno le epurazioni in casa Juventus, come è giusto che sia visti i risultati (o meglio, gli insuccessi) ottenuti in questa annata. La partita col Milan è stata un po’ lo specchio della stagione: una squadra che talvolta è partita bene, smarrendosi puntualamente per strada e finendo inesorabilmente a subire l’avversario in modo imbarazzante. Se quindi Leonardo è uscito tra gli applausi ed il saluto commosso dei suoi tifosi (senza contare il risultato positivo di stasera), Zaccheroni se ne va con tutta l’amarezza che può avere un comandante impotente davanti all’affondamento della propria nave.

I bianconeri iniziano con buon piglio, quando già al terzo minuto portano alla conclusione Iaquinta che spara fuori. Ma al 13′ una serie incredibile di errori difensivi mettono Antonini sull’autostrada verso Buffon: a tu per tu il giovane difensore rossonero non sbaglia la conclusione: uno a zero per il Milan. Doccia fredda a San Siro, anche se Salihamidzich ha sui piedi l’occasione per il pareggio, ma stranamente cerca la conclusione di fino che non è nelle sue corde. Non è difficile per il Milan affondare le proprie “lame” nella difesa juventina; Pato e Ronaldinho sono in forma “mondiale”, ed è proprio quest’ultimo a colpire nuovamente l’incolpevole Buffon con un rasoterra che non lascia scampo: due a zero per i padroni di casa, grazie alla complicità decisiva di Fabio Grosso, che regala letteralmente il pallone al brasiliano. Povero Lippi.

La Juve non riesce a ritrovarsi nel gioco e nella compattezza, alla faccia della richiesta di Zaccheroni che alla vigilia si augurava che i propri uomini fossero semplicemente “in partita”. Nel secondo tempo Manninger rileva Buffon per un lieve problema muscolare che rischiava di peggiorarecon la permanenza di Gigi in campo. Camoranesi invece prende il posto di Salihamidzich nella solita corsia di destra.

Cambiano gli uomini ma non la sostanza, con la ripresa sulla farsa riga della prima frazione di gioco, e la Juventus a sbilanciarsi in avanti ma con un ritmo partita ancora più basso rispetto al primo tempo. La diretta conseguenza di questo sciagurato comportamento è il rischio di subire ogni volta il contrattaco pericoloso dell’avversario, che mette la sconfitta sui binari di una disfatta. I nostri difensori sembrano statuine davanti alla moblità degli avanti rossoneri, tanto che spesso il fallo pare essere l’unico appiglio per fermare l’azione del Milan (Fabio Grosso ne sa qualcosa).
Pato scalda i guanti di Manninger calciando una punizione violenta ad inizio ripresa, lasciando presagire il leit motiv da qui al 90′, anche perchè gli uomini che possono trascinare la squadra scompaiono dal campo come fantasmi: parlo di Del Piero, di Camoranesi, di Iaquinta, di Candreva…

Torello del Milan nella fase centrale del secondo tempo, che fa girare bene la palla al cospetto di una squadra ormai ferma sulle gambe. L’immagine della staticità la fornisce benissimo Poulsen, che non attaccando il possesso di palla di Ronaldinho, permette al brasiliano di piazzare con tutta tranquillità il pallone del tre a zero alle spalle di Manninger.
Partita sostanzialmente finita, con il Milan a sfiorare nuovamente la rete senza riuscire a concretizzare solamente per difetto di precisione.

Sostituzioni finali per i rossoneri mirate solamente al saluto degli ormai ex Dida e Favalli, e alla standing ovation per Ronaldinho che esce e per Inzaghi che entra. Tutti sotto la doccia e via, per le meritate (??!!!) vacanze, con le nostre quindici sconfitte in campionato. Un finale in linea con le aspettative.

La battaglia di Juve – Parma.

mag112010

E’ vergognoso essere costretti ad associare ancora una volta il termine calcio al termine inciviltà. Ed è ancora più vergognoso doverlo fare quando di mezzo c’è la parola Juventus. Oltre che di inciviltà sarebbe più giusto parlare di cieca violenza per quanto avvenuto domenica a Torino. Inutile nascondersi dietro il buonismo che ormai non ha più effetto: ciò che accomuna i tifosi italiani di qualsiasi fede (soprattutto tra quelli che vanno allo stadio), è l’odio per i tifosi avversari. C’è chi lo fa per motivi politici, chi per motivi razzisti, chi per “semplice” odio sportivo… il risultato non cambia. Ieri durante il primo tempo di Juventus-Parma, non si è visto di certo il lato più affascinante e più bello del nostro calcio: tifosi bianconeri che lanciavano petardi verso il settore gialloblù, e viceversa; bombe carta che avrebbero potuto colpire chiunque; spettatori costretti a fuggire sotto il lancio di qualsiasi oggetto. Gesto davvero inaccettabili, se si pensa che esattamente due settimane fa, seppure in tono minore, era capitata esattamente la stessa cosa con i tifosi baresi.

Domenica la partita è stata sospesa per ben sei minuti, e c’è voluto (giusto per capire la gravità del fatto) addirittura l’intervento dei due capitani, Del Piero e Morrone, per placare gli animi. Chissà che cosa avranno detto ai loro tifosi? Questo perchè le forze di polizia (tra l’altro) erano praticemente assenti, e gli unici incaricati dell’ordine interno, nulla potevano fare con i loro caschi da impresari edili. Ma la cosa più incomprensibile sta nel motivo per cui si sia arrivati a tutto ciò. La partita infatti era una di quelle classiche di fine stagione, con le due squadre non avevano nessun obiettivo, e il clima in campo era di assoluta sportività. D’accordo che c’era il precedente di un morto investito dal pullman juventino che cercava di scampare alla solita aggressione all’autogrill, ma non si può prendere a pretesto un reale incidente per giustificare simili reazioni. E come pensare ad una forma di protesta dei tifosi bianconeri verso il rendimento dei proprio giocatori in campo, dato che il disappunto si è sempre sviluppato diversamente, con cori e striscioni più o meno civili. Ma che senso avrebbe gettare questi petardi in campo, sapendo che la partita può essere sospesa e che le sanzioni a carico della società non fanno altro che togliere soldi altrimenti destinati ad un rafforzamento della squadra?

Rafforzamento che passa anche attraverso gli introiti di spettatori e abbonati, che certamente a Torino non potranno usufruire di uno stadio “per famiglie”, in quanto con questo clima le famiglie non frequenteranno di certo la struttura sportiva. Ed è automatico andare con la mente alla Premier League, in Inghilterra, dove una volta c’erano gli Hooligans e dove domenica il Chelsea si giocava lo scudetto, su un campo privo di recinzioni e con i tifosi a ridosso dei giocatori in campo. Lì andare allo stadio è sinonimo di divertimento, svago, come per noi andare al parco o al cinema; ed è per questo che ci vanno tutti: famiglie, donne, bambini, giovani, adulti, anziani, e anche ultras. Ma petardi non scoppiano, di poliziotti non c’è bisogno, e situazioni come quelle che accadono qui in Italia non ce ne sono, perchè c’è un sistema che fa rispettare le regole e mette realmente in galera chi lo merita.

Tornerà mai ad essere lo sport più bello del mondo?

Il commento alla 37a giornata di campionato.

mag92010

Tutto rimandato all’ultima giornata, o almeno per quanto riguarda l’assegnazione dello scudetto. Roma e Inter vincono entrambe in rimonta, dopo aver subìto il brivido dello svantaggio iniziale. Paura molto breve per quanto riguarda i nerazzurri, che hanno pareggiato praticamente dopo un minuto, dilagando poi col proseguimento della gara, e segnando gol di pregevole fattura. Continua il silenzio stampa di Mourinho (sciolto solo dagli attacchi a Ranieri), che dimostra quanto il campionato italiano gli stia sempre più… sulle scatole. E’ questo che alimenta le voci di un suo possibile addio a fine stagione, che per quanto si può constatare, potrebbe nuocere ad entrambi. Non sarebbe facile sostituire il portoghese, ma sicuramente il suo successore si troverebbe una signora squadra da allenare.

Anche i giallorossi rimontano una difficile partita interna con il Cagliari. Altra vittoria coi denti, che continua ad evidenziare la fatica con cui questi uomini rimangono attaccati allo scudetto come una pulce cerca di rimane attaccata ad un cane che si scuote. Adesso non importa più il gioco, le partite precedenti, e tutto ciò che è avvenuto fino ad ora; è la prossima la partita che si deve vincere a tutti i costi, e se Dio vuole, la Roma può anche farcela. La fatal Verona del Milan, la piscina di Perugia per la Juve, il 5 maggio dell’Inter, sono solo alcuni esempi di risultati clamorosi che si sono concretizzati. Possiamo solo sperare.

Speranza che non è più legata in nessun modo alla squadra della Juventus, che ormai ha perso tutto ciò che poteva perdere, salvo i gloriosi preliminari di Europa League che le permetteranno di iniziare col piede sbagliato anche la prossima stagione. Ricordiamo che i preliminari inizierebbero subito dopo i mondiali in Sud Africa, e quindi coi giocatori già belli spremuti. C’è da dire però che con la squadra che si ritrova Lippi, non si dovrebbe protrarre a lungo la nostra permanenza nella competizione calcistica più importante. Detto questo, oggi è stato tempo di addii a Torino, dove Trezeguet (e forse anche Camoranesi e Buffon) ha salutato con una sconfitta il proprio pubblico. Al contrario dell’Inter, chi si troverà ad allenare la Juventus avrà anche il compito di ricostruire una squadra, di creare un modulo, e di ridare autostima ad un gruppo ormai finito. Mi viene in mente la figura di Delio Rossi, che tutte queste cose le ha fatte benissimo col Palermo, arrivando a lottare fino all’ultimo per la Champions. Ma un “verace” come lui non potrà mai allenare la Juventus.

Amaro anche l’addio di Leonardo che con la sconfitta di Genova rende meno triste il suo addio, aumentando i sostenitori del cambio di panchina. In Inghilterra hanno persino quotato a 25 la carica di allenatore a Silvio Berlusconi. Va bene che adesso fa anche il ministro dell’economia, ma trovare il tempo per andare a Milanello ad allenare è qualcosa che si avvicina ad una barzelletta molto più di quello che potrebbe sembrare a prima vista. 

Le pagelle di Juventus – Parma.

mag92010

Buffon 6: gioca praticamente da libero perché oggi la difesa sembra non essere in campo; tuttavia, nonostante la sua immensa classe è costretto ad incassare altre tre reti.
Cannavaro 4: è sempre fuori posizione e si fa saltare con una regolarità degna di un ragazzino della primavera. Vede spuntare gli attaccanti gialloblù ovunque e non sa dove mettersi per tappare i buchi.
Chiellini 4: in questa occasione non riesce ad incidere, e si fa trascinare nella spirale negativa di tutti i suoi compagni di reparto, e quando si spinge in avanti rientra in maniera fiacca e svogliata. La sua prestazione e quella di Cannavaro non sono certo di buon auspicio per gli imminenti mondiali. Concediamogli l’attenuante di una stagione comunque ad alto livello.
Caceres 4: al rientro dopo mesi, ha tanta voglia ma scarsa lucidità. Spinge bene sulla sua fascia creando qualche occasione discreta, ma lascia spesso i compagni in inferiorità numerica e i risultati purtroppo sono palesi.
De Ceglie 4: anche lui si dedica principalmente alla fase offensiva, anche con discreti risultati, ma va a completare la disfatta della difesa, uniformandosi al comportamento tattico dei suoi tre compagni di reparto che portano a maturare l’ennesima sconfitta stagionale.
Grosso n.g.: entra quando ormai non c’è più nulla da fare e non cambia certo il volto alla partita.
Felipe Melo 6: continua il suo rendimento altalenante, infatti in questa occasione risulta uno dei migliori in campo, poiché riesce a recuperare un po’ di palloni e ad incunearsi nella difesa avversaria con delle percussioni centrali che creano qualche grattacapo agli emiliani (come in occasione dell’iniziale vantaggio di Del Piero). Nonostante la buona vena del brasiliano, la squadra non ne approfitta.
Poulsen 5: sembra un oggetto misterioso in mezzo al campo, in quanto si estranea dal gioco e compie più giocate negative che positive, infatti la sua copertura alla difesa è pressoché nulla e gli attaccanti del Parma si divertono come se fossero in allenamento.
Trezeguet: n.g.: solo pochi minuti per lui a risultato ormai compromesso. Giusto il tempo per un saluto ai suoi (ex) tifosi.
Marchisio 5,5: non riesce ad esprimersi ancora una volta, in quanto non trova spazio e si estranea via via dal gioco senza riuscire ad incidere. Mezzo punto in più per aver recuperato e servito il pallone del secondo gol juventino.
Diego 5: ennesima prestazione anonima del brasiliano che ogni tanto lancia qualche segnale di vita con ottime giocate che creano situazioni pericolose, ma dieci minuti di lucidità e buon gioco non bastano a salvare la squadra.
Candreva n.g.: entra solo per cercare di migliorare la situazione, ma non crea molto.
Iaquinta 6: trova un meritatissimo gol in pieno recupero, in quanto si danna l’anima per tutto il match cercando di ottenere palloni giocabili e creare spazio per l’inserimento dei compagni.
Del Piero 6: timbra il cartellino e si dimostra ancora una volta il più in forma degli attaccanti. Peccato non abbia più dimestichezza con i calci piazzati.