Archivio per novembre 2010

Il commento alla 14a giornata di campionato.

nov282010

Ben tre le autoreti decisive che cambiano una classifica che sarebbe potuta essere “interessante” (dal nostro punto di vista). La “pazza Inter“, così l’ha definita Benitez, vince per 5 a 2 contro il Parma, grazie a ben due autoreti su altrettanti tiri di Stankovic, senza contare le molte altre occasioni avute dalla squadra emiliana. Una squadra nerazzurra imbarazzante sotto l’aspetto difensivo, che fa ben sperare le future avversarie negli scontri immediati. Senza quelle autoreti la classifica dell’Inter avrebbe potuto subire un altro stop, a chissà con quele sorte per Benitez e per il prosieguo di tutta la stagione. Falso quindi il risultato così ampio che non cancella l’apprensione di Moratti verso il suo “giocattolo”.

Se c’è chi trae vantaggio dalle autoreti, c’è per forza chi ne trae svantaggio. La Juventus subisce il pareggio casalingo grazie ad una sfortunata autorete di Motta. Anche in questo caso il risultato è bugiardo, in quanto la Fiorentina non ha fatto molto per vincere la partita. Diciamo che i bianconeri hanno dovuto rincorre un risultato in un modo che non le è molto congeniale: quello della manovra e della organizzazione. Lasciamo perdere se in attacco c’era Iaquinta, o Del Piero o Quagliarella, le occasioni migliori sono arrivate nel finale, spesso grazie alla forza della disperazione che ad un cross fatto in modo degno. Quando c’è di mezzo la Juve si parla sempre di passo avanti se vince e passo indietro se perde (mezzo palso falso se pareggia); in realtà i bianconeri stanno facendo un cammino fatto di tanti passettini, che porterà a qualcosa che certamente non può essere chiamato scudetto. Chi ci considera da primo posto, attualmente lo fa senza guardare le partite evidentemente.

Tutto sommato il pareggio non ci ostacola più di tanto dal punto di vista della classifica. Pareggia anche il Milan in quel di Genova, raggiunto dal solito Pazzini che ormai deve abituarsi a giocare senza Cassano. Poca cosa la squadra rossonera, che passa in vantaggio con Robinho senza riuscire a mantenere la vittoria. Avrebbe potuto approfittarne la Lazio (anche lei fermata sul pareggio), ma i biancazzurri hanno addirittura rischiato di perdere con un ottimo Catania. Anche il Napoli avrebbe potuto guadagnare punti su tutte, ma viene addirittura sconfitto dall’Udinese, che sotto le feste rispolvera Di Natale. Tre gol per il bomber che rifiutò in estate la Juve per chiudere la carriera ad Udine.

E a proposito di clima “Di Natale“, rinviata oggi Bologna – Brescia causa neve. Auguri anticipati a tutti. E buon Palermo – Roma stasera.

Le pagelle di Juventus – Fiorentina.

nov282010

Storari 6: un’altra partita di riposo per lui, che deve intervenire solo all’ultimo minuto sulla punizione di D’Agostino.
Chiellini 6,5: chiude tutti gli spazi agli attaccanti avversari, intervenendo laddove i suoi compagni non riescono; in due o tre occasioni arrivano pericolosi palloni al centro dell’area, che vengono puntualmente allontanati dal difensore toscano. Si spinge spesso in attacco, ma Boruc è insuperabile.
Bonucci 6: dà una valida mano a Chiellini nell’arginare gli attaccanti viola e vi riesce perfettamente, anche se ciò non basta per vincere.
Motta 5: autogol a parte, non sembra molto lucido e concentrato sulla partita, infatti spinge poco e si fa saltare troppo spesso da Vargas, che risulta il maggior pericolo per la retroguardia bianconera.
Lanzafame n.g.: entra solo nel finale.
Grosso 5,5: si rende protagonista di una prestazione anonima, in quanto non riesce mai ad arrivare sul fondo per proporre cross interessanti e non eccelle nella fase di copertura.
Aquilani 5,5: si vede che non è fisicamente al meglio, infatti sembra risparmiarsi e pensare prima alla sua salute fisica, che al bene della squadra. Il gioco della Juventus ne risente leggermente, in quanto nonostante le numerose occasioni, la manovra appare piuttosto farraginosa. Delneri lo sostituisce giustamente.
Pepe 7: salva letteralmente i bianconeri dalla sconfitta, grazie alla sua verve che permette di dare vivacità alla fascia sinistra, laddove Marchisio ha finito le energie. La punizione del pareggio è una chicca balistica da ricordare.
Felipe Melo 5,5: fa lui da regista, ma purtroppo non ha la qualità di Aquilani, quindi ne esce un gioco maggiormente spezzettato e frammentario, che non gli permette di meritare la sufficienza.
Marchisio 6,5: si propone con interessanti tagli verso il centro dell’area avversaria che lo portano spesso alla conclusione. La fortuna però non lo assiste. Cala col passare dei minuti, venendo poi spostato verso il centro, dove offre maggiore copertura.
Krasic 6: fa fatica a superare i costanti raddoppi che Mihajlovic predispone su di lui, tuttavia il serbo è veramente potente e veloce di gambe, perciò riesce quasi sempre a creare qualcosa di pericoloso. Questa sera non è molto fortunato, quindi non ottiene nessun risultato.
Del Piero 6,5: prova in tutti modi a lasciare il segno in questa partita, mettendo a segno il suo dodicesimo gol personale alla Fiorentina; ancora una volta è l’attaccante più pericoloso della squadra, anche in veste di rifinitore.
Iaquinta 6: dà profondità al gioco della squadra, ma non riesce ad incidere sul risultato poiché ha a disposizione poche occasioni. L’unica ghiotta opportunità viene vanificata da un super Boruc.
Quagliarella 6: fa molto movimento, ma ha veramente poche occasioni tra i piedi, infatti non arriva praticamente mai alla conclusione.

Juventus – Fiorentina 1-1. Un passo indietro e due punti persi.

nov282010

 

 

 

 

 

 

 

Chi ha letto il nostro prepartita ha visto come pronunciare la parola “scudetto” sia stato spesso più deleterio che incoraggiante, sopratutto quando il diritto a parlare di vittoria del campionato sia ben lontano dalla realtà di una squadra che sì, lotta bene e migliora a vista d’occhio, ma deve ancora inanellare quella serie di vittorie che possano veramente cambiare gli obiettivi dei bianconeri, sicuramente non di vertice in questo momento. Quando poi il proprio portiere compie un solo intervento cinque minuti dopo il novantesimo, allora il rammarico aumenta inevitabilmente, visto anche la dimostrazione di forza che ha costretto per la Fiorentina nella sua metà campo per buona parte della partita, e la sensazione di poter segnare da un momento all’altro per tutta la gara.

Quattro minuti e nemmeno uno in più per il vantaggio degli ospiti, che con Vargas mettono in mezzo un cross teso che Motta devìa di testa nella nostra porta. Incredibile autorete juventina al primo affondo verso della Fiorentina. La Juve non cambia marcia e ci mette un bel po’ ad entrare in partita. Ritmo basso che non agevola le punte e il gioco di Krasic, costretto spesso ad accentrarsi per ricevere palla. E’ proprio il serbo che serve all’indietro Motta per il cross che permette a Marchisio di battere al volo: bel tiro ma troppo centrale. Non convince ancora l’approccio alla gara dei nostri ragazzi. L’occasione più ghiotta arriva però al 27′ quando Felipe Melo tira dal limite dell’area e la sua conclusione viene rimpallata dai difensori finendo sui piedi di Del Piero e Quagliarella, soli davanti al portiere. Il capitano è in posizione migliore, ma invece di servire l’ex napoletano per un facile appoggio in rete, tenta un difficile tiro al volo che termina completamente fuori dallo specchio della porta.

Punizione dal limite dell’area per Del Piero, posizione ideale per qualsiasi soluzione: Alex sceglie la potenza sul primo palo, ma il portiere non si sposta e respinge la conclusione in angolo. Scatenato ancora Del Piero che raccoglie in area un millimetrico lancio di Aquilani; stop, finta e assist per Marchisio che devia in corsa mettendo la palla di nuovo a lato. Assedio bianconero che costringe i viola nella loro metà campo per diversi minuti, ma il risultato non cambia.

Spinge subito a tutta la formazione di Delneri, arrivando vicinissima al pareggio dopo soli 5 minuti, con un diagonale di Del Piero che si spegne di poco a lato. Ancora Alex protagonista di una magistrale punizione che lambisce l’incrocio dei pali, prima del congedo che lo vede sostituito con Iaquinta, mentre Simone Pepe prende il posto di Aquilani, spostando Marchisio nel più consono ruolo di centrale. Sono i due nuovi entrati che cercano di trascinare i compagni con la loro freschezza atletica, anche se i viola riescono a difendersi con ordine rischiando molto poco. Il segreto di Mihajlovic è quello di raddoppiare sistematicamente i nostri esterni per chiudere totalmente il gioco sulle fasce ed obbligare la Juve a prevedibili lanci centrali. La contromossa di Delneri dovrebbe essere quella di far girare velocemente la palla per costringere la Fiorentina ad uno spreco di energie notevole, ma questa sera i ragazzi non riescono proprio ad ascoltarlo.

Si susseguono le mischie in area viola,con Chiellini e Bonucci che hanno due occasioni incredibili che non riescono a sfruttare. Esce il fischiatissimo Motta per Lanzafame; ultimi 10 minuti per la Juve. Ma quando la paura inizia a prendere il sopravvento, ecco che da una punizione sulla sinistra arriva il pareggio di Pepe che trasforma alla Del Piero mettendo all’incrocio dei pali. Uno pari!

Nel concitato finale, la partita diventa nervosa, e Felipe viene espulso per un brutto fallo su Krasic, anche se la decisione appare piuttosto severa. Con l’uomo in meno i viola appaiono addirittura più pericolosi, costringendo Storari all’unica parata della partita sulla punizione di D’Agostino al 95′ minuto.

Prepartita Juventus – Fiorentina. Formazioni e curiosità.

nov272010

Abbiamo dato varie motivazioni a tutte le partite della Juve da settembre fino ad oggi. Molte sono state le “partitè della verità”, altre le “prove del 9”, altre le partite “da vincere assolutamente”, altre quelle in cui “fare bella figura”. Questa può essere semplicemente definita come la partita “della conferma”. Sì, perché la svolta, più o meno esplicita, si è già verificata nelle partite precedenti. La Juve grazie alla continuità che sta trovando (non perde dalla partita in casa col Palermo), fa parte ormai di quella manciata di squadre che dominano il campionato. Serve, ora, partita per partita, confermarsi in quest’ambito, dimostrare ogni settimana di essere da scudetto. Proprio da scudetto; la parola magica, mai pronunciata fino ad ora per scaramanzia (ogni qualvolta è stata pronunciata nel passato, si è verificato un passo falso), ora inizia a trapelare nell’ambiente Juve, tanto che Delneri la cita pure in conferenza stampa. Il tabù sembra essere sfatato. Ma a ragione? Naturalmente ciò non deve assolutamente montare la testa alla squadra, anche se sappiamo già che comunque vada sarà almeno un passo avanti rispetto all’anno scorso.

Il match con la Fiorentina sembra cadere a pennello, nel momento giusto: si affronta, in casa, una squadra prestigiosa, in un classico della Serie A; la Fiorentina sta passando dei momenti sicuramente non brillanti come nelle stagioni passate: ecco perché vincere sarebbe (apparentemente) facile, ma sarebbe allo stesso tempo un risultato prestigioso che contribuirebbe a dare ancora più fiducia all’ambiente. La viola, eterna rivale bianconera, è una squadra che potrebbe tranquillamente essere la quinta forza del nostro campionato. Eppure, sembra essere una squadra logora, che soffre la mancanza di Mutu (sempre decisivo ma praticamente fermo da un anno), che sente il bisogno dei gol di Gilardino (unico terminale della squadra), che accusa molti infortuni (tra cui Jovetic), e che, infine, ha in alcuni giocatori chiave l’ombra di loro stessi (Marchionni, Vargas e Montolivo per esempio). I mesti gregari a cui si affida Mihajlovic (Donadel), divenuti punti-forza, o i talenti ancora acerbi (Cerci, Ljalic), oppure le eterne promesse (D’Agostino), continuano a deludere i tifosi.

La Juve, in quanto a infortuni non se la spassa meglio, nonostante pian piano si stiano recuperando tutti i pezzi: Grygera sarà disponibile per la panchina, Motta per essere titolare, affiancando Bonucci, Chiellini e il sorprendente Grosso. Il centrocampo è sempre lo stesso, quello titolare,  uno dei più forti d’Europa, con Krasic, Melo, Aquilani, Marchisio. In attacco, accanto all’insostituibile Quagliarella, ci sarà il ballottaggio (solito di questi tempi) Iaquinta-Del Piero. Probabile che parta dall’inizio Iaquinta, ma che a differenza di domenica scorsa non giocherà tutta la partita, lasciando un tempo a Del Piero (che poi sarà titolare in Europa League giovedì prossimo). Tuttavia, quello che in questo momento sembra avere in più la Juve rispetto alla Fiorentina, è l’entusiasmo, che in alcuni casi può essere l’arma in più di una squadra.

Tatticamente, il pericolo numero uno potrà essere proprio il 19enne serbo Ljalic, l’unico imprevedibile e in forma di questa squadra. Punti deboli saranno invece sicuramente la difesa, che vede l’esordio assoluto di Camporese (difensore centrale), e il centrocampo, in cui la spinta di Marchionni e di Vargas non è più quella di un tempo.

Buon Juventus – Fiorentina.

Chiellini firma lo stile Juve.

nov252010

 

 

 

 

 

 

 

Il rinnovo del contratto firmato da Giorgio Chiellini fino al 2015, segna una tappa importante per la Juventus (che fa di Giorgione il futuro capitano bianconero), per il giocatore (che concluderà la sua carriera ad alto livello a Torino), e sopratutto per il mondo del calcio (che per quanto riguarda i contratti dei calciatori non sarà più lo stesso). Esagerati? Forse, ma non troppo.

Ma facciamo un passo indietro, per chi non fosse ancora al corrente dei dettagli. Il difensore juventino ha firmato il rinnovo accettando clausole mai incluse fino ad oggi nel contratto di un calciatore. Dettagli vincolanti sotto l’aspetto del comportamento (partecipazioni o presenze agli eventi da concordare con la società), dell’immagine (look elegante o al massimo casual sportivo), dell’impegno ad allenarsi anche fuori dal gruppo, dell’ingaggio a rendimento (che prevede la decurtazione del 30% in caso di retrocessione e del 10% in caso di non rispetto delle suddette clausole. Roba forte, per dirla con uno slang molto giovanile. Si può essere d’accordo oppure no, ma non si può non essere “sorpresi della sorpresa”, in quanto i dettagli non sono mai trapelati prima dell’ufficializzazione, e sopratutto non si può non concordare che tutto questo porterà a rivedere le trattative tra giocatori e società, equiparando i calciatori a veri e propri dipendenti dei loro datori di stipendio, a cui devono rendere conto nel comportamento, nel rendimento e nell’immagine.

Dicevamo che si può anche non essere d’accordo e considerare queste misure troppo restrittive della libertà dell’uomo al di fuori del terreno di gioco, nella sua sfera privata e nelle sue scelte personali, ma con quale coraggio poi potremmo lamentarci di questo o quel giocatore che si attarda ogni domenica sera nelle discoteche più in voga della sua città, che esulti dopo un gol facendo il saluto fascista (alla Di Canio) o il pugno chiuso (alla Lucarelli),  che si presenti davanti agli sponsor con orecchino, braccia tatuate, maglia aderente, infradito e magari anche un po’ brillo! La professionalità non si manifesta solamente nel rettangolo di gioco, e questo finalmente si comincia a capire! Già Luciano Moggi aveva ripreso la bonipertiana usanza di far tagliare i capelli e di esigere un comportamento decoroso e disciplinato da parte dei sui ragazzi, ma Marotta è andato ancora oltre. Big Luciano aveva metodi più bruschi e risolutori dell’attuale Direttore Generale, lui imponeva con la voce e se non andava bene finivi fuori rosa. Marotta invece alza poco la voce, ma mette tutto nero su bianco, cosicchè si creino all’interno della squadra delle regole chiare che tutti debbano rispettare. L’intervento della società nel vagliare anche le proposte di collaborazione tra sponsor e calciatori, così come “obbligare” gli stessi a frequentare più attivamente l’area sportiva di Vinovo (pranzo e colazione al centro sportivo), rappresenta un grosso passo in avanti per far capire ai giocatori quale sia la loro dimensione lavorativa, concentrandosi maggiormente sulla squadra anzichè sulle numerose distrazioni rappresentate dalle luci della ribalta.

Forse non saremo alla sentenza Bosman per quanto riguarda il clamore e la rivoluzione in campo europeo sui contratti dei calciatori, ma senza dubbio vedrete che le società non si attarderanno a prendere esempio da quello che, con il rinnovo di Chiellini, torna ad essere il grande stile Juventus.

Il commento alla 13a giornata di campionato.

nov222010

“Dlin, dlon … è in partenza la prova tv diretta a Milano Centrale, sponda nerazzurra”. La testata di Eto’o in perfetto stile Materazzi (non punita dall’arbitro), è l’emblema della squadra nerazzurra che cade a picco sotto i colpi impietosi del Chievo, che approfitta delle disattenzioni di una squadra irriconoscibile per conquistare tre punti prestigiosissimi. Si profila un’altra settimana di processi a Benitez, alla campagna acquisti di Moratti e alla sicura squalifica di Eto’o che si è reso protagonista di una reazione da espulsione non vista dalla quaterna arbitrale. In questi casi la prova tv può e deve essere fondamentale, in quanto il camerunense segnerà una rete nel finale, quando nemmeno avrebbe dovuto essere in campo. Sono cose che devono far riflettere attentamente.

Bene invece tutte le altre squadre che occupano le posizioni alte. Iniziamo con la capolista Milan che ha faticato ad aver ragione di una Fiorentina che non riesce a trovare una continuità di risultati, palesando limiti che la ridimensionano pesantemente negli obiettivi. Per contro la squadra rossonera mantiene saldamente il favore dei pronostici, confermandosi attualmente la prima forza del campionato. Ibrahimovic mette nuovamente la sua firma sulla vittoria della squadra di Allegri, che ormai si identifica più nello svedese che nelle notti brave di Ronaldinho, sempre più scontento e ai margini della squadra. Sarà contento Berlusconi.

Tutti contenti invece a Torino sponda Juventus, che vincendo a Genoa ha confermato di poter vincere accontentando i tifosi anche senza grandi campioni, semplicemnte facendo una partita ordinata, diligente, senza rinunciare all’attacco. Due a zero che ha evidenziato le prove di molti singoli tra cui Aquilani, Felipe Melo e Krasic. Del Piero in panchina si è potuto risparmiare per il prossimo incontro, anche perchè i cambi sono stati praticamente obbligati. Non ci è dispiaciuto ancora una volta Sorensen, e a questo punto ci chiediamo se non sia il caso di puntare subito su di lui invece che sprecare puntualmente una sostituzione per farlo entrare a metà partita.

Perde due punti la Lazio che non va oltre il pareggio dopo essere addirittura passata in svantaggio. Non crediamo a queste posizioni della squadra di Reja, anche se fino ad ora i punti avuti sono stati tutti meritati. Troppo dipendente da Floccari e Zarate, e sopratutto troppa poca esperienza a gestire i grandi traguardi. Comunque, bravi.

Chiudiamo menzionando altre tre vittorie degne di nota: quella della Roma che si sta consolidando sempre più alle spalle della Juve, quella del Napoli che rifila quattro gol al Bologna, e infine quella del Palermo capace di qualsiasi cosa. Nel bene e nel male.  

Le pagelle di Genoa – Juventus.

nov212010

Storari 6,5: gli attaccanti rossoblu sono piuttosto imprecisi, in quanto creano molte occasioni ma centrano poco lo specchio della porta; quando vi riescono trovano un super ex-portiere doriano, che non fa passare nulla e restano così a bocca asciutta.
Bonucci 7: lotta su ogni pallone e si rende protagonista di ottimi interventi in chiusura. Sopporta bene la pressione e pieno regime degli avversari. È ormai maturo per diventare un perno della squadra bianconera.
Chiellini 7: annulla Toni, lasciandogli pochissimo spazio e non permettendogli praticamente mai di concludere. Ha occhi ovunque, infatti quando i suoi compagni hanno bisogno di lui chiude ogni varco possibile.
Grosso 6,5: la fiducia accordatagli da Del Neri nelle ultime uscite ha giovato all’ex terzino della nazionale, che appare molto concentrato e preciso, infatti compie interventi puliti e spinge con discreta continuità sulla sua fascia.
Motta 6: si dimostra forse il più timido della difesa, affondando stranamente poco dalla sua parte; tuttavia gioca una partita pulita e senza sbavature. È costretto ad abbandonare il campo per infortunio.
Sorensen 7: entra in campo nel momento di maggiore pressione da parte degli avversari e lascia subito la veste di giovane inesperto per indossare i panni del veterano. Aggredisce gli avversari come se giocasse da vent’anni. Si rivela una scommessa vincente e un buon asso nella manica da giocare nel futuro.
Aquilani 7: con lui in campo la squadra è decisamente quadrata, infatti il centrocampista romano dà precisione e geometria alla manovra bianconera, non sprecando praticamente nulla e dispensando lanci e palloni preziosi per i compagni. È sempre più fondamentale per il gioco di Del Neri.
Salihamidzic n.g.: entra a risultato ormai acquisito.
Felipe Melo 7: il brasiliano è estremamente concentrato e determinato nello sradicare più palloni possibili agli avversari. Con Aquilani forma una coppia perfetta, in quanto lui mette il fisico e il romano la precisione. La partita di Felipe risulta quindi impeccabile e senza errori.
Krasic 7: lo stop in seguito al recente infortunio non sembra aver inciso sul modo di giocare del serbo che si dimostra la solita furia sulla fascia destra dove fa impazzire gli avversari, dribblandoli come birilli e facendogli collezionare cartellini gialli. Torna anche al gol, concludendo una delle sue irresistibili discese.
Sissoko 6: entra negli ultimi venti minuti, ma riesce lo stesso a mettersi in mostra con alcuni buoni interventi, che mantengono solido ed impenetrabile il centrocampo.
Marchisio 7: devastante sulla fascia sinistra, il centrocampista sta prendendo sempre più confidenza col suo nuovo ruolo, infatti riesce a giocare sempre meglio sullo stretto e a fare molto male alle difese avversarie. Impreziosisce la prestazione odierna, siglando il gol del vantaggio. 
Quagliarella 6: fa tanto movimento e cerca di confondere la difesa avversaria, permettendo numerosi inserimenti ai centrocampisti, che risultano decisivi per il risultato. Si sacrifica in zona gol, ma è determinante per il successo della squadra.
Iaquinta 5: è sempre da lodare per l’impegno e la dedizione alla causa. Risulta decisivo nel creare spazio e favorire il gioco dei compagni, ma mi sento di punirlo nella valutazione per un paio di errori sotto porta che un giocatore come lui non dovrebbe commettere.

Genoa – Juventus 0-2. Camminando per le vie di Genova…

nov212010

 

 

 

 

 

 

Quello che poteva essere la trappola di Ballardini si è rivelata invece una sorta di “passeggiata” per l’undici di Delneri. Un risultato già messo al sicuro nel primo tempo ed amministrato fino alla fine della partita, pur con l’aiuto di due traverse. La squadra appare comunque in crescita costante, con il tandem Aquilani - Melo una spanna sopra tutti; sono loro i veri metronomi della Juve, da loro infatti passano il filtro e la luce che animano il gioco di difesa e d’attacco, posto che nessuno possa essere più incisivo di Krasic quando lo stesso decide di puntare l’avversario. Tre punti importanti che muovono la classifica e che permettono di avvicinrci al pieno recupero di giocatori importanti come lo stesso Krasic, Martinez e De Ceglie.

Juve che inizia piuttosto timida in avanti, tanto che dopo due minuti Storari deve uscire benissimo con i piedi su Luca Toni lanciato a rete, evitando che questi possa concludere verso la porta. Il Genoa è più reattivo a metà campo e recupera bene la palla grazie ad un pressing piuttosto dispendioso in avvio. La nostra manovra si ferma costantemente sulla trequarti, non riuscendo a trovare gli sbocchi giusti per arrivare davanti alla porta, non attraverso le iniziative spordiche di Krasic che però portano solamente a qualche bon cross. E’ un’azione molto prolungata e fortunosa a dare il vantaggio alla Juve, che fa girare la palla da un lato all’altro del campo prima di trovare il pallone alto per Quagliarella che di testa appoggia all’indietro per Marchisio il quale tira al volo in porta ed ottiene due deviazioni determinanti che concedono la rete ai bianconeri: uno a zero per noi! La sfortunata deviazione palo – portiere sorride al centrocampista juventino che non aveva tirato in modo così irresistibile.

Il Genoa accusa il colpo e non riesce ad ottenere una reazione degna di tale nome, così i bianconeri approfittano del buon momento con Krasic che salta Criscito per l’ennesima volta, entrando in area e facendo partire un tiro (non irresistibile) che il portiere riesce solo a deviare sul palo ma non ad impedire la carambola in rete. Due a zero per la Juve! Determinante l’ammonizione che Criscito ha subito poco prima, che non gli ha permesso di intervenire nuovamente su Krasic per evitare di farlo entrare in area di rigore. Cartellino giallo anche per Krasic che esultando si toglie la maglia.

Il difensore genoano cerca di farsi perdonare subito dopo, colpendo una clamorosa traversa che non si trasforma in gol. Ma dopo una mezz’ora a tutta birra i rossoblu iniziano a tirare il fiato, concedendo il possesso palla tranquillo degli ospiti, che laddove non trovano sbocco in avanti si affidano agli affondi di Krasic, così come ancora al 37′, laddove il serbo si beve ben due avversari mettendo un pallone veloce per Iaquinta che non riesce per pochi centimetri a deviare in maniera ottimale. Poco altro da segnalare fino alla conclusione del primo tempo.

Brivido ad inizio ripresa per una contusione al ginocchio per Bonucci, che fa pensare all’ennesimo infortunio stagionale, ma il nostro difensore riesce a rimanere in campo. Interessante soluzione tattica di Delneri che propone una sorta di baluardo difensivo formato dai due centrali di centrocampo che si stabilizzano davanti alla difesa per tamponare le avanzate offensive, rinunciando di fatto ad ogni proiezione di Melo e Aquilani in fase di costruzione della manovra.

Sostituzione di Motta per Sorensen dopo poco più di cinque minuti di gioco; bravo Delneri a non mettere Salihamidzich nel ruolo di terzino, preferendo dare continuità al giovane difensore juventino. Entra pure Sissoko per Krasic, reduce da un infortunio che deve ancora farlo recuperare pienamente. L’ingresso di Momo regala più solidità a centrocampo ma toglie iniziativa in avanti, affidandosi al contropiede di due punte ormai stanche che non possono dare quasi più nulla. Lo si vede molto bene quando Iaquinta si addormenta davanti al portiere pensando di aver commesso fallo sul difensore, mentre l’arbitro stava facendo proseguire.

Preme il Genoa sotto il sostegno del suo pubblico, mettendo in difficoltà la Juve che pensa ormai solo a difendere i due gol di vantaggio. La pressione degli uomini di Ballardini fa vacillare la nostra difesa, sopratutto quando Destro  di poco fuori manda di pochissimo a lato. Troppo statica la formazione di Delneri, così il mister decide di inserire Salihamidzich per Aquilani che inspiegabilmente nei secondi tempi ha sempre avuto un grosso calo fisico, pur non disputando mai un lavoro così dispendioso da giustificare la difficoltà del giocatore. Squadre stanche come Aquilani che si trascinano per il campo offrendo uno spettacolo poco emozionante: contropiede della Juve che porta cinque uomini contro quattro fino all’area genoana, ma il tiro di Marchisio è molto debole e viene facilmente parato.

Rosoblù più cattivi sotto porta con Kharja che coglie la seconda traversa proprio nel finale, e a tempo scaduto Storari compie la sua paratona di giornata andando a respingere un forte tiro di Destro.

Prepartita Genoa – Juventus. Formazioni e curiosità.

nov192010

Settimana calda, caldissima. Batti e ribatti tra Marotta e Galliani (conviene ad entrambi far pace), la parola “scudetto” che continua ad essere proposta (a sproposito) ai giocatori juventini, i nuovi infortuni, il mercato sempre più d’attualità…. E sullo sfondo l’incontro tra Genoa – Juventus, all’insolito orario delle 12,30. Le scaramucce tra Milan e Juve sono il termometro che l’importanza della squadra bianconera è cresciuta (e temuta), e nonostante non ci troviamo d’accordo con alcune uscite di Marotta e Delneri, siamo contenti di registrare comunque una inversione di tendenza tra chi non ha voluto difendere i nostri colori nemmeno in tribunale, e chi invece lo fa per ogni calcio di punizione assegnato contro. Ad ogni modo il caso sembra chiuso, con Marotta e Galliani che si sono ri-stretti la mano, pensando forse che per battere l’Inter fa comodo anche un’alleanza tra le due società, specialmente in vista di future collaborazioni di mercato.

Proprio questo è il tema più caro ai tifosi, che oggi hanno appreso dell’ennesimo infortunio in casa Juve. Amauri fermo per almeno tre mesi, causa infortunio al ginocchio sinistro, con interessamento del legamento collaterale mediale. Ora, sappiamo benissimo quanto Amauri (non) abbia inciso sul rendimento della squadra da molto tempo, ma in undici uomini bisogna pur scendere in campo, e con Iaquinta sempre a mezzo servizio e Del Piero che alla sua veneranda età è costretto a giocare tutte le partite, non si può andare lontani senza dover prima o poi attingere dalla primavera. Inutile soffermarsi sulla sfiga che regna sui campi di Vinovo, c’è da guardarsi intorno per trovare qualche soluzione in attacco per gennaio, e magari cercare di piazzare Amauri al primo che se lo prende, “visto e piaciuto” nelle condizioni in cui si trova.

Oddio, qualche buona notizia arriva ogni tanto: Milos Krasic recupera a tempo di record e sarà disponibile già per il Genoa. Il pericolo delle ricadute è sempre in agguato (ricordate quante ne fece Camoranesi?), ma l’esigenza di rimanere aggrappati al treno delle prime è predominante. Delneri quindi schiererà il biondo sulla destra, mentre dall’altra parte stazionerà Marchisio, anch’egli recuperato e testato nell’allenamento di oggi. A disposizione anche Grosso che dovrebbe riprendere la corsia di sinistra e cercare di confermare il buon avvio di stagione. Riprende il suo posto Marco Motta che ha scontato la giornata di squalifica e, lombalgia permettendo dovrebbe spingere sulla fascia destra, completando la linea di difesa con Chiellini e Bonucci. Il pur bravo Sorensen dovrebbe sedere in panchina, anche se Delneri lo ha costantemente tenuto sulla corda in questi giorni, facendo capire che il giovanissimo atleta è diventato tutt’altro che un comprimario. Vediamo come deciderà di usarlo il mister; non si escludono sorprese dell’ultimo minuto!

A centrocampo, oltre a Krasic e Marchisio di cui abbiamo già parlato, prenderà posto Aquilani in cabina di regia, affiancato da Felipe Melo che sembra imparare dal compagno una gestione più attenta e precisa del pallone.  In avanti, possibile la staffetta Del Piero - Iaquinta, stavolta con l’ex Udinese a subentrare nella ripresa, mentre Quagliarella dovrebbe disputare l’intera gara (infortuni permettendo).

Il Genoa che affronteremo sarà una squadra che arriva dall’esonero di Gasperini, e quindi con risultati certamente non all’altezza delle aspettative, ma con lo slancio portato in dote dal nuovo allenatore che ha già portato i frutti nella scorsa giornata, regalando i tre punti alla squadra genoana. Di solito infatti, la squadra che cambia allenatore ha una sferzata positiva che dura come un fuoco di paglia. Vedremo se la Juventus troverà solo il fumo o se brucerà nella fiamma ancora ardente.

Il commento alla 12a giornata di campionato.

nov152010

Veniamo senza fronzoli al piatto forte della domenica: il derby di Milano. Tanti, tantissimi gli argomenti di discussione. Ha vinto il Milan, tanto per cominciare. E’ stata una partita senza dubbio accesa, con tanti episodi che faranno parlare molto, e che hanno condizionato senza dubbio la gara. Gol di Ibrahimovic dopo 5 minuti, proprio sotto la curva dei suoi ex sostenitori nerazzurri. Il massimo della beffa. Poi, un Gattuso che ha rischiato di essere esplulso almeno due volte nel primo tempo, ed una espulsione invece ingiusta comminata ad Abate nel secondo tempo. Milan dunque che resiste al disordinato arrembaggio dei nerazzurri portando a casa la vittoria nel derby ed il primo posto in classifica. Ora tutti ad attaccare Benitez e a dire che i rossoneri sono i maggiori candidati allo scudetto. Ma suvvia, il divario è così esiguo che non sarebbe comunque determinante se mancassero solo 10 giornate. Certamente l’Inter non è quella degli altri anni, e noi lo sottolineamo da parecchio tempo, così come avevamo sottolineato fortemente che la sconfitta contro la Juve aveva evidenziato un potenziale offensivo degli uomini di Allegri che non era stato premiato solo per la scarsa vena di Ibrahimovic in avanti. 

Non ipotizzabile invece la lunga corsa della Lazio, che si conferma dopo due sconfitte consecutive, vincendo stavolta la difficilissima partita contro un Napoli altrettanto affamato. Due a zero all’inglese, anche se il Napoli può rammaricare su diverse occasioni da gol, specialmente con Cavani e Lavezzi. Continua quindi la fortunata sequela dei laziali che, grazie al pessimo ruolino di marcia di tutte le squadre, possono permettersi di perdere due gare e di rimanere aggrappati alla vetta, con uno splendido secondo posto. Ne beneficiano anche i giocatori singoli, come ad esempio Ledesma che viene convocato come oriundo da Prandelli per la partita di mercoledì.

A braccetto con l’Inter troviamo la Juventus, croce e delizia che si alternano di domenica in domenica. Buona la prova contro la Roma, ma ci sono sempre delle ingenuità determinanti. Una volta è un’espulsione, un’altra è farsi recuperare subito un gol di vantaggio, un’altra ancora è un fallo di mano in area… Crescerà questa squadra, e mi è piaciuto uno dei vostri commenti che diceva “ricordiamoci da dove veniamo“. Proprio analizzando da dove siamo partiti, non possiamo che vedere miglioramenti concreti. Certo, se a gennaio arrivasse ancora qualcuno sarebbe certamente meglio…

Per continuare la serie del “noi lo avevamo detto”, continuiamo a ricordare il valore di Pastore del Palermo. Ormai è un po’ come scoprire l’acqua calda, perchè davvero questo ragazzo si sta confermando sempre più un campione, domenica dopo domenica. Il suo Palermo ha vinto il derby col Catania, grazie ad una tripletta del fuoriclasse di Zamparini. Ma Pastore non è solo un giocatore che segna, ma è un uomo che gioca davvero a tutto campo. Lo vedi che si mette di punta, come unico terminale d’attacco, e poi lo vedi subito dopo prendere palla in posizione di centrocampo e fare il regista. Speriamo che Marotta se ne accorga.