Archivio per gennaio 2011

Le pagelle di Juventus – Udinese.

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Buffon 6: per sua fortuna gli avanti avversari hanno la mira scarsa, altrimenti avrebbe incassato ben più di due gol. Ce la mette tutta, ma non riesce a evitare la sconfitta. Uno dei pochi che la curva salva dai fischi.
Chiellini 5: vede arrivare gli avversari ovunque e cerca di arginarli come può, ma questa sera viene infilato troppo facilmente. Non può essere sempre il salvatore della patria.
Bonucci 4: un primo tempo accettabile, dove si rende anche pericoloso con un’ottima percussione centrale. Secondo tempo da dimenticare, quando rovina la sua prestazione con l’espulsione di chi non ha ancora la maturità per gestire certe situazioni.
Grygera 4,5: si fa saltare con regolarità e non riesce mai a trovare l’esatta posizione, così da far sviluppare senza disturbo la manovra avversaria. Inesistente in fase di spinta.
Grosso 4: anche lui non ne azzecca una, in quanto è lento e prevedibile e gli avversari fanno quello che vogliono sulla sua fascia. Non è un caso che i due gol nascono dalla sua fascia. F>orse è meglio mettere Grygera a sinistra e Sorensen a destra.
Marchisio 6,5: una prodezza balistica che maschera una prova ancora sotto tono. Ancora lontano da dai suoi standard abituali.
Libertazzi n.g.: pochi minuti per l’esordio del giovane primavera.
Felipe Melo 5: scadente rientro per il brasiliano, che parte con grinta e buona volontà, ma finisce col fiaccarsi, lasciando all’Udinese completa libertà di manovra. Non esce solamente perchè Aquilani cala più di lui.
Aquilani 5: il centrocampista romano non riesce più a gestire la squadra. I lanci di un tempo sono svaniti, così come pure le geometrie e il gioco a centrocampo. Se continuerà così ci sarà da valutare se sia il caso di riscattare un giocatore che gioca mezza partita e per di più in modo talvolta non sufficiente.
Sissoko 5: entra  a partita in corso e non può cambiare l’esito della gara.
Krasic 5,5: spesso ignorato dai compagni, non riesce ad essere incisivo e a proporre i suoi soliti perciolosi cross. Talvolta appare volontariamente ignorato dai compagni. Inspiegabile.
Del Piero 6: si dà molto da fare e rimane l’inossidabile faro dell’attacco bianconero. Manca talvolta di precisione ma non si può pretendere tutto dai suoi 36 anni.
Martinez 5: fa molto movimento, ma non è mai nel vivo della manovra. Non ci si può aspettare molto da un giocatore fuori ruolo.

Il commento alla 22a giornata di campionato.

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Giornata di campionato monopolizzata dalle due grandi imprese di Milan e Inter. Doveoso iniziare dalla capolista, che dopo aver subìto l’espulsione del nuovo acquisto Van Bommel, va a vincere per ben due a zero sul campo del Catania. Ancora protagonista Ibrahimovic, autore di una partita maiuscola, nonché della seconda rete rossonera. Sembra proprio l’anno della squadra di Allegri, che riesce a vincere anche quando semba che le cose siano messe veramente male. Vedremo poi quanto incideranno anche i nuovi acquisti di gennaio, tra cui il “nostro” Legrottaglie, dato per partente con destinazione Milano. Sicuramente Galliani non è stato a crogiolarsi al primo posto in classifica, ma ha fatto di tutto per rinforzare una squadra senza risparmiare le risorse.

Diversa invece “l’impresa” dell’Inter, che ha sì rimontato due gol al Palermo, ma possiamo dire tranquillamente che sono stati i rosanero i veri protagonisti della rimonta nerazzura. Due gol bellissimi, un palo colto da Pastore, un calcio di rigore sbagliato, tante occasioni buttate in modo veramente stupido. E così entra Pazzini e cambia tutta la partita. Incredibile come i palermitani abbiano buttato una partita già chiusa nel primo tempo, proprio con Pastore che è l’uomo più rappresentativo di questa squadra. Così la lotta per la Champions si fa sempre più dura, dal momento che i nerazzurri riescono a tenere un passo veramente invidiabile e sopratutto irresistibile per le squadre come la Juve.

Ancora deludente la squadra di Delneri, con sempre meno alibi sotto il profilo dell’impegno e della mentalità. La sensazione è che il mister stia perdendo il polso della squadra come i suoi predecessori, e la scelta della società di non dargli forze fresche con nuovo entusiasmo, contribuisce ad insistere su soluzioni e giocatori che hanno già dimostrato tutta la loro pochezza. Veramente difficile la situazione a Torino, e siamo sicuri che se Agnelli non si fosse appena apprestato a dare fiducia a Delneri, in settimana si sarebbe già iniziato a propore i nomi del prossimo sostituto del mister.
Chi invece se la passa proprio bene, è il Napoli di Mazzari, uscito dalla Coppa Italia in modo immeritato, ma dimostrando domenica dopo domenica la sua forza e il suo valore. A suon di gol Cavani ha fatto fare il salto di qualità ai partenopei, che sono in realtà una squadra veramente modesta se presa nei singoli giocatori. Ma la punta degli azzuri in questo momento è talmente forte da poter vincere da solo le partite, tanto per utilizzare una frase molto cara agli addetti ai lavori. Partita rinviata a Bologna, dove la Roma e i rossoblù hanno trovato nella neve un avversario superiore alle loro capacità.

Appuntamento al turno infrasettimanale, giusto per approfittare del buon momento della Juventus.

Juventus – Udinese 1-2. Questa è crisi!

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Dopo le parole decise di Agnelli (anche se non riusciamo a capire come si può promettere una grande squadra se non ci si può permettere nemmeno Pazzini), i tifosi juventini si aspettavano una partita in linea con la delusione e l’arrabbiatura del presidente; anche perchè questa è una settimana dove ci saranno ben tre partite fondamentali per la classifica (e il futuro) della Juventus. Quello che forse nessuno ha capito, è proprio che i tifosi vogliono vedere la squadra dare l’anima, prima ancora di vedere i risultati. Sappiamo tutti che gli infortuni di massa non possono garantire i medesimi risultati (basta vedere anche le difficoltà vissute dell’Inter, che più di noi potrebbe schierare due o tre squadre di titolari), ma in molte, troppe partite i giocatori non hanno mostrato carattere e voglia di vincere. Ebbene, la sconfitta di oggi, non fa altro che confermare tutto ciò che di negativo si temeva. Nessun miglioramento allo stato attuale rispetto agli anni precedenti. Nessun investimento societario verso giocatori di qualità. Nessuna mentalità differente, nessun attaccamento alla maglia dimostrato. La posizione di calssifica è sempre perggiore e la qualificazione alla Champions appare quasi del tutto compromessa, alla luce anche dell’andamento di squadre come Inter, Napoli, la stessa Udinese, la Roma.

Non si possono quasi mai commentare le decisioni di Delneri sulla formazione, dal momento che quasi sempre ci troviamo di fronte a scelte forzate, così come oggi l’utilizzo di Grygera a destra e Grosso a sinistra è stato dettato anche dall’indisponibilità di Motta, Traoré, e De Ceglie: coppia difensiva centrale composta dai titolari Bonucci e Chiellini, mentre il sostituto Legrottaglie viene convocato per l’ultima volta in maglia bianconera (per lui clamorosa cessione al Milan). A centrocampo Krasic, Felipe Melo, Aquilani e Marchisio, mentre di punta Del Piero e Martinez cercano di metterla sulla velocità.

Nelle prime batutte si vede subito che il problema della Juve in avanti è il frutto della manovra sterile e povera di idee, che costringe il capitano ad arretrare il suo raggio d’azione per poter lanciare Martinez, il quale però rimane di conseguenza solo in avanti contro due difensori. L’Udinese sembra indiavolato nei primi minuti, affondando facilmente sulla sinistra, grazie alle iniziative del sempre lodevole Sanchez. La prima azione pericolosa della Juventus arriva al 20′ grazie ad un anticipo di Bonucci su Di Natale, che apre la prateria davanti al nostro difensore, non altrettanto bravo a concludere verso la porta. Buon momento dei bianconeri ta il 20′ e il 40′, dove Del Piero cerca di sbloccare il risultato, prima su punizione (di poco alta), e poi su tiro dalla distanza (parato senza problemi da Handanovic). Il primo tempo è avaro di emozioni, ma l’ultimo sussulto è per l’undici di Guidolin che mette i brividi a Buffon che una grande manova d’attacco finalizzata da un tiro di Isla uscito di poco.

SI chiude sotto il segno dell’Udinese la prima frazione di gioco, ma si apre sotto il segno di Del Piero la ripresa; Alex parte dalla sinistra e si accentra palla al piede, facendo partire un tiro che gira sul palo lontano sfiornado la rete di pochissimo. E’ solo un fuoco di paglia, perchè gli ospiti iniziano a premere nella nostra metà campo, mettendo in fila palle gol in modo piuttosto facile: clamorosa quella di Di Natale che scatta sul filo del fuorigioco e supera Buffon con una conclusione che trotterella lenta verso la porta, ma uscendo a lato proprio di un niente. Quando i tifosi juventini iniziano a prendere paura, ecco che arriva come un fulmine a ciel sereno, il grandissimo gol di Marchisio: batti e ribatti in area sulla conclusione di Del Piero, palla che finisce a Claudio che non ci pensa due volte e sfodera una mezza rovesciata che si infila in rete imparabile. Uno a zero! Ma dura solo cinque minuti il vantaggio dei bianconeri, che vengono raggiunti da Zapata, che raccoglie una respinta di Buffon, oppostosi ad un tiro di Di Natale dalla destra. Pareggio degli arancioni.

E’ sempre e solo Alex a tentare di risollevare la squadra, senza nessuna idea sulla manovra di attacco: conclusione potente da lontano, di pochissimo sopra la traversa. Ma è sempre una piccola illusione, visto che anche dopo l’uscita di Di Natale, la squadra di Guidolin tiene sotto controllo la gara, e mette alle strette la Juventus evidenziandone tutti i limiti difensivi, organizzativi e di personalità. Sull’ennesima grande azione degli ospiti, l’erroe di Grosso che tiene in gioco Isla e poi non chiude su Sanchez, permette a quest’ultimo di battere Buffon per il vantaggio dell’Udinese.

Saltano i nervi e Bonucci viene espulso per un fallo su Sanchez a palla lontana, ma poco dopo anche l’udinese viene allontanato per somma di ammonizioni. Gli ultimi minuti sono solo l’opportunità per lanciare la protesta dei tifosi che continuerà per tutta la settimana, e state sicuri che non risparmierà nessuno!

Prepartita Udinese. Formazioni e curiosità.

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La delicatissima partita con l’Udinese giunge proprio in un momento difficile per la Juve, come testimonia anche la conferenza stampa di Agnelli, necessaria a spegnere i primi focolai accesi dai tifosi contro società ed allenatore. La formazione di Guidolin in questo momento è forse la squadra più in forma del momento, mentre i bianconeri sono tra quelle peggiori. Ma ad animare la vigilia c’è la consapevolezza che questi potrebbero essere giorni decisivi per l’intera stagione. Potrebbe sembrare una cosa di poco conto, ma non lo è: il Genoa si è fatto vivo per Amauri, chiedendo il giocatore in prestito gratuito con diritto di riscatto fino alla fine della stagione. E, per la prima volta, sia la Juve che il giocatore, hanno dato la disponibilità a trattare. Soprattutto Amauri, dopo l’ennesima partita infelice e la dura contestazione dei tifosi rivolti contro di lui, forse ha iniziato a sentirsi come un capro espiatorio della situazione negativa, e, per avere più serenità, sembra aver deciso di farsi da parte. Le possibilità che l’affare possa andare in porto iniziano ad aumentare, e potrebbe essere la prima volta che una cessione in prestito di un giocatore possa essere considerata come il più grande colpo di una sessione di mercato (e non solo). Infatti, visti gli infortuni anche di Toni (per un mese), Quagliarella (4 mesi), gli acciacchi di Martinez, l’età di Del Piero e la nuova indisponibilità di Iaquinta (ha avuto problemi al tendine rotuleo già operato), potrebbero costringere la dirigenza a cercare una nuova punta che non sia un ripiego. Anzi, è quasi certo che, vista la penuria che il calciomercato offre in questo momento, se si decidesse di cedere Amauri sarebbe perchè Marotta abbia già un giocatore in pugno. Il nome, però, ancora non si sa. Si stanno formulando solo ipotesi, con i soliti Huntelaar, Matri, Klose, Zarate. Anche se la conferenza stampa indetta da Agnelli e Marotta non ha annunciato neesun cambiamento di progetto.

Per quanto riguarda la partita di domani, inutile dire che l’Udinese in questo momento è al top. Esattamente un girone fa finì 4-0 per i bianconeri, ma la squadra di Guidolin era ancora in fase di rodaggio e addirittura ultima in classifica a zero punti; oggi, invece, si trova a ridosso della Juve e della zona Champions, forte del 4-4 col Milan e del 3-1 contro l’Inter. Può puntare su un attacco super, con l’eterno Di Natale a firmare magie, ed “el nino maravilla” Sanchez ad ispirare la manovra. A centrocampo inoltre, conta sulla solidità di Inler e sulla corsa di giocatori come Armero, Isla e Asamoah; anche la difesa è un mix di esperienza e qualità, per non parlare del portiere Handanovic. Insomma, al di là di tutto, domani sarà a dir poco difficile portare i tre punti a casa, nonostante si giochi al Comunale di Torino. Anche perché, come sempre, la Juve è vincolata dal problema infortuni, e a differenza della partita di giovedì, Delneri dovrà fare a meno di Amauri e Motta (queste due, forse assenze positive, visto il loro rendimento), ma anche di Iaquinta e Pepe, oltre ai soliti lungodegenti.

Ecco perché rivedremo sicuramente il ritorno di Buffon tra i pali e di Sorensen come terzino destro, con Grygera spostato a sinistra e Bonucci-Chiellini al centro della difesa (sarà rinviato l’esordio dal primo minuto di Barzagli, comunque convocato); a centrocampo, invece, Delneri potrebbe provare una suggestione: Sissoko-Melo muraglia davanti alla difesa, ma esente da compiti di regia affidata ad Aquilani, che potrebbe agire come trequartista in linea con Krasic a destra e col rispolverato Marchisio a sinistra, a sostegno di Del Piero (o Martinez) come unica punta. L’alternativa, invece, sarebbe privarsi di un mediano (Sissoko favorito su Melo) ed abbassare Aquilani nella linea dei quattro centrocampisti, per far spazio in avanti sia a Del Piero che a Martinez.

I tre punti servono come il pane, e, per questa volta, non interessa il come.

Le pagelle di Juventus – Roma.

gen282011

Storari 6: non viene impegnato molto, ma si fa trovare pronto evitando alcune segnature avversarie. Appare incerto sulla prima rete di Vucinic.
Chiellini 5: fatica a chiudere gli spazi e appare molto nervoso, beccandosi spesso con gli avversari. Si stacca colpevolmente da Taddei, in occasione del raddoppio.
Bonucci 5: il giovane difensore centrale pecca di discontinuità e stasera è incappato in una delle sue serate negative, sbagliando facili interventi e dimostrandosi molto insicuro.
Motta 4: non spinge a dovere e si fa trovare spesso impreparato di fronte alle avanzate avversarie. Combina ben poco di buono nell’ennesima occasione concessagli da Del Neri.
Grygera 4: non ci si può aspettare molto da lui, ma ogni volta i giocatori avversari lo saltano e lo portano a fare scuola. Il ceco non ci capisce molto e cede il fianco agli avanti romanisti.
Grosso 4: conferma la sua mediocrità e la sua poca concretezza, infatti nonostante una difesa sufficiente, persevera nei suoi cross dalla trequarti che vengono facilmente catturati dai difensori romanisti.
Felipe Melo 5: tanta irruenza e voglia di giocare, ma pochissime idee e giocate positive. La fotografia della sua partita è il tentativo di arrivare in porta palla al piede con quattro romanisti intorno.
Sissoko 5: corre a vuoto e recupera pochissimi palloni. Manca la sua azione di filtro a centrocampo, in quanto viene spesso saltato, sprecando energie per nulla.
Pepe 5,5: è come sempre il più vivace della squadra, ma stasera non ha molta verve e i compagni non lo seguono. È costretto a chiedere il cambio per un problema fisico.
Martinez 5: non si fa vedere praticamente mai e non riesce a esprimere il suo potenziale, che purtroppo nessun tifoso ha visto ancora.
Krasic 6: subito un cross e alcune ottime accelerazioni, ma poi si spegne con il resto della squadra. Sembra di un altro pianeta rispetto ai suoi compagni, ma non riesce più a cambiare le sorti dell’incontro.
Del Piero 6: come sempre il capitano è uno dei più attivi e pimpanti, nonostante la sua età. Cerca di saltare l’uomo e di proporre buone soluzioni ai compagni, che però spesso non ne capiscono le intenzioni. Subisce un fallo da rigore nel finale, quando cerca di mettersi in proprio, ma l’arbitro è di diverso avviso.
Amauri 4: cerca di correre e rendersi utile, ma non riesce a trovare un pallone giocabile che sia uno. Sembra la brutta copia del grande bomber ammirato a Palermo, ormai da troppo tempo.
Iaquinta n.g.: una mezz’ora scialba per il rientrante attaccante, che affonda insieme alla squadra.

Juventus – Roma 0-2. Non ci resta che piangere.

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La società voleva vincere almeno un trofeo quest’anno. La società non avrà un trofeo nemmeno quest’anno. Come ne escono i bianconeri da questa competizione? Male, nel senso più ampio del termine. Se in passato le squadre di Lippi riuscivano a colmare il gap tacnico con la grande determinazione, questa Juve non riesce nemmeno ad esprimere il carattere e la voglia di rivalsa. Delneri alla vigilia aveva promesso intensità per sopperire al divario qualitativo tra le due squadre. Le scelte di Sissoko al posto di Aquilani, e di Motta sulla fascia destra, dimostravano che il tecnico volesse spingere e pressare, forse rinunciando anche alla geometria pur di mettere in difficoltà l’avversario anche sul piano fisico. Questa tattica è naufragata fin da subito, ma non certo perchè non fosse concettualmente giusta.

La Juve parte nella metà campo giallorossa, dominando la partita per un buon quarto d’ora, anche se la Roma quando si sveglia fa subito male, andando ad impegnare Storari con un tiro da fuori area che non viene trattenuto dal portiere, mettendo i brividi a tutta la retroguardia bianconera. La squadra di Ranieri capisce le sue potenzialità e inizia a giocare con sempre maggiore sicurezza, spesso aspettando la Juventus nella sua metà campo per cercare di ripartire su spazi più ampi. L’intensità e la velocità cercata da Delneri sembrano solo una bella teorica che rimane tale davanti ad una squadra che non sta nemmeno facendo una grande partita. Un tiro di Alex disperato da lontano impegna Julio Sergio nella deviazione di un pallone che forse sarebbe uscito comunque, e questa è un po’ l’immagine di una squadra senza idee che non riesce a giocare con personalità e tranquillità psicologica, così come Motta ne è forse l’interprete principale, sbagliando sia in fase difensiva che in quella propositiva, prendendo il cartellino giallo per falli sistematici e sbagliando cross banali in occasione delle sue rare discese sulla destra.

Il primo tempo termina con fasi molto confuse e spezzettate, dove entrambe le formazioni non riescono ad esprimere le loro caratteristiche migliori, preoccupandosi più di interrompere la fase di costruzione avversaria anziché cercare una manovra fluida ed organizzata. La pochezza delle due squadre costringe i due allenatori a cercare di osare di più, quindi Delneri opta per l’ingresso di Krasic al posto di Amauri (ancora una volta un fantasma mai servito dai compagni), mentre Ranieri inserisce l’ariete Borriello per cercare di sfruttare anche la potenza aerea dell’ex milanista. Tatticamente nella Juve rimane più avanzato Martinez anziché Krasic. Strana scelta del mister che preferisce non puntare su Iaquinta in panchina. Ma il nuovo schieramento dura solo 15 minuti, quando Pepe chiede la sostituzione e al suo posto entra finalmente Vincenzo Iaquinta. I nuovi assetti non spostano più di tanto gli equilibri della partita, ma è la magìa di Vucinic a spostare nettamente l’ago della bilancia, violando la porta di Storari con precisione balistica, con un colpo quasi simile a quelli che resero famoso proprio Alex Del Piero. La Roma è in vantaggio.

La Juve accusa il colpo e prima di reagire concede un’altra grande occasione ai giallorossi che vanno vicinissimi alla rete con un colpo di testa di Mexes, che solo un intervento dello strepitoso  Storari evita un letale raddoppio. Delneri vorrebbe mettere Aquilani che già dismette la tuta a bordo campo, ma un’altra sostituzione forzata obbliga Alberto a rimanere in panchina. Ad entrare è Fabio Grosso al posto di Motta. La reazione rabbiosa dei bianconeri si fa sentire nella metà campo romanista, ma la grande pressione non porta nemmeno ad un tiro nella porta di Julio Sergio. Così, in pieno recupero, un’altro gol incredibile di Taddei (in semi rovesciata), porta a due le reti della Roma, che portano in semifinale il team di Claudio Ranieri.

Per la Juve solo il rimpianto di una reazione tardiva, di un carattere uscito troppo tardi e di un gioco che non è mai uscito in 90 minuti.

Prepartita Juventus – Roma. Formazioni e curiosità.

gen272011

La Coppa Italia propone un classico del calcio italiano, uno scontro tra due formazioni che hanno spadroneggiato in questa competizione, arrivando a vincere nove volte questo titolo nella loro storia. Ogni volta che ci troviamo davanti ad uno Juventus – Roma (e viceversa), non si può fare a meno di ritornare con la mente ai magici anni 80, alle sfide di Falcao e Platini, alle polemiche di Viola e Boniperti. E proprio su questa scia, sembrano ricrearsi puntualmente motivi di discussione, che ogni anno si rinnovano nel contenuto. Stavolta l’occasione si è creata con il sorteggio del campo, effettuato a luglio 2010 e contestato pochi giorni fa dall’entourage giallorosso. E’ comprensibile che giocare una partita secca in casa può essere un vantaggio, ma non è la Juventus ad aver inventato questo regolamento, nè tantomeno si è auto-sorteggiata nelle stanze della Lega. Ad ogni modo si giocherà all’Olimpico di Torino.

Finalmente sarà l’occasione buona per dare un turno di riposo a Milos Krasic, arrivato alla frutta, come si sul dire; Delneri non vedeva l’ora di tenerlo in panchina, rilanciando nel contempo il ritorno di Martinez, bisognoso di mettere qualche kilometro nelle gambe. Si vedrà anche Pepe, in uno schieramento che finalmente vede due ali di ruolo contemporaneamente in campo dal primo minuto, mentre al centro ci sarà il grande ex Aquilani, supportato dal rientrante Felipe Melo. Tornerà in campo anche Storari, che merita di giocarsi questa delicata fase della Coppa Italia per continuare a dimostrare le sue ottime qualità.

In difesa l’unico dubbio è rappresentato da Grygera e Sorensen, mentre gli altri tre dovrebbero essere confermati nelle persone di Bonucci, Chiellini e Grosso. Incertezza anche in avanti, dove Iaquinta e Del Piero dovrebbero alternarsi nel corso della partita, anche se Delneri non ha ufficializzato chi tra i due partirà per primo. Punta “fissa” in avanti, il brasilinao Amauri.

La Roma si schiererà con il 4-3-1-2, con Menez e Vucinic in avanti e Perrotta a posizionarsi tra le linee. Entrambe le squadre metteranno in campo la formazione migliore, e siamo sicuri che sarà una partita molto combattuta dal momento che la Tim Cup potrebbe rappresentare l’unico trofeo della stagione per bianconeri e giallorossi. Ranieri e Delneri sono due ex hanno entrambi seduto la panchina delle due squadre. L’anno scorso il nostro mister fece un bello scherzo nella capitale, andando a vincere all’Olimpico con i blucerchiati, togliendo di fatto lo scudetto che era già cucito sulle maglie dei capitolini.

Alex Del Piero ha nella Roma una delle sue vittime preferite. Dodici sono le volte in cui il nostro capitano ha punito i nostri avversari, superati solo da altre tre squadre.  

Il commento alla 21a giornata di campionato.

gen242011

Per tutta la settimana abbiamo assistito agli sfottò ai danni dei milanisti, sulle note di “attenti che l’Inter vi riprende”; tutti a cercare di mettere paura al Milan, più per il gusto di vederli “soffrire” che per una reale gioia di veder vincere i nerazzurri. Ma ecco che puntualmente l’Inter cade in quel di Udine, subendo una lezione di calcio dai padroni di casa. E come succede sempre in Italia, arrivano puntuali le prime assurde critiche a Leonardo. Ma per cortesia…. Nessuna obiettività in un senso e in un altro. Si poteva ipotizzare che al Friuli non sarebbe stato facile, ma la caduta dell’undici di Moratti è stata piuttosto pesante, anche perchè tre giocatori diffidati sono stati ammoniti, non potendo quindi disputare il prossimo turno di campionato. Complimenti alla squadra di Guidolin, che continua a stupire a suon di vittorie, bel gioco e tanti buovi talenti che porteranno gioia alla famiglia Pozzo. Forse molti si erano aggrappati al ritorno dell’Inter per mantenere vivo l’interesse di un torneo destinato a dire poco.

Il Milan infatti si mangia il Cesena con due gol che non lasciano spazio a recriminazioni. Segna ancora Ibrahimovic, che causa anche l’autorete del vantaggio rossonero. Tutto facile per la capolista, che ha trovato in un insolito umile Cassano, il terzo interprete del tridente che vedeva già in Ibrahimovic e Robinho gli altri due interpreti principali. Quasi timido il barese in campo, fin troppo diligente verso i compiti di Allegri… un giocatore irriconoscibile in senso positivo, così come è stato all’inizio in tutti i posti dove ha giocato. Lasciamo che Antonio si ambienti a dovere prima di dire che è cambiato definitivamente. Con Gattuso, Ibra e Ambrosini può trovare terreno fertile per la sua aggressività.

Non stupisce invece il pareggio tra Samp e Juve, due squadre che erano partite per volare alto ma che si sono un po’ perse per strada. Diciamo la verità: forse il pareggio sarebbe stato il risultato giusto fino a dieci minuti dalla fine, ma dopo quelle tre enormi occasioni da gol juventine ci stava stretto persino l’uno a zero! Abbiamo visto che con due ali di ruolo si può veramente essere un’altra squadra. Con il recupero di Martinez, Krasic potrà tirare il fiato per almeno una partita, cercando di recuperare le energie che al momento gli permettono di fare solamente un tempo. Anche Sissoko dà garanzie e alternative ad un centrocampo che a questo punto potrebbe vedere l’esclusione di Marchisio a favore del maliano, trasformandosi in uno schieramento a tre in mezzo. Una soluzione che abbiamo sempre caldeggiato anche in tempi non sospetti.

Continua il “miracolo” di Ranieri a Roma. Nonostante le vicissitudini societarie, il disaccordo con Totti e le critiche di una parte della tifoseria, i giallorossi non mollano il colpo e superano anche il Cagliari con un risultato rotondo. La risalita della Roma ed il Napoli che va a mille, sono i motivi di preoccupazioni maggiori per la lotta della Juve alla conquista di un posto in Champions League. Queste due squadre hanno una forza maggiore in quanto sono meno esposte alle continue critiche dei propri tifosi, e sopratutto non hanno gli infortuni che i bianconeri patiscono ogni settimana. Molti dicono che è il coraggio e l’entusiasmo di Mazzarri a spingere il Napoli ad un gioco spumeggiante. Togliete Cavani e Lavezzi al Napoli e vedrete quanto entusiasmo si può perdere.  

Le pagelle di Sampdoria – Juventus.

gen232011

Buffon n.g.: resta praticamente inoperoso per tutta la partita, infatti la Sampdoria ha una sola occasione con Pazzini che, ipnotizzato dal portiere, mette a lato.
Chiellini 6,5: risulta impenetrabile coi suoi interventi precisi e puntuali. Guida la difesa con autorità e sicurezza, mantenendola imbattuta. Rischia un calcio di rigore per una spallata forse un po’ vigorosa.
Motta 5,5: Delneri si dice contento della sua prestazione, ma il terzino non spinge molto sulle fascie, prendeun giallo e rischia l’espulsione due volte. Spesso è in affanno, ma questa era una partita dura.
Bonucci 6,5: affianca ottimamente Chiellini nella copertura del reparto arretrato che, anche grazie a lui, bagna le polveri di Pazzini e compagni.
Traorè n.g.: giornata sfortunatissima per il terzino, che è costretto a uscire dopo pochissimo tempo dal fischio iniziale.
Grosso 6: non eccelle nel corso del match, ma riesce comunque ad essere positivo con una prova attenta e corretta.
Krasic 6: buona la partita del serbo nel primo tempo, che scompare letteralmente nel secondo tempo. Problemi di stanchezza fisica che si trascinano dai mondiali scorsi. 
Del Piero 5,5: dà frizzantezza all’attacco bianconero con le sue accelerazioni e la sua verve, che permettono alla squadra di creare molte pericolose occasioni. A macchiare la sua prestazione un colossale errore, che avrebbe potuto risolvere la partita.
Aquilani 6: costruisce molto bene il gioco e le geometrie della squadra. Come settimana scorsa, ha sui piedi l’occasione della vittoria, ma l’esito risulta differente.
Martinez n.g.: entra solo per pochi minuti, ma sembra una furia che si abbatte sulla Sampdoria, sforndando un paio di assist che però gli avversari non capitalizzano.
Sissoko 6,5: prova grintosa del maliano che ingabbia la manovra doriana, costringendola a lanci lunghi e poco precisi, che infatti non danno frutti.
Marchisio 5: prova diligente per il torinese, che rimane a sinistra secondo i dettami di Delneri. Non ricopre però il ruolo all’altezza delle sue possibilità, finendo per vedere poco la palla.
Pepe 7: è il più pimpante della squadra e il migliore in campo della formazione bianconera con le sue accelerazioni, che mettono in difficoltà la difesa avversaria; tuttavia i suoi compagni non sfruttano adeguatamente i suoi inserimenti.
Amauri 5: si dà molto da fare, ma come al solito non riesce ad essere prolifico in zona gol, perciò rimane ancora a bocca asciutta e sopratutto non riesce a dare peso al nostro attacco. Dovrebbe essere la boa su cui si appoggia la Juve, invece è il masso che la fa colare a picco.

Sampdoria – Juventus 0-0. Stavolta sbaglia Alex.

gen232011

 

 

 

 

 

 

 

Nello svolgimento di una partita equilibrata, la Juve si mangia la vittoria nei minuti finali, non riuscendo a buttare dentro il pallone in almeno tre grandi occasioni nel finale. Questa la sintesi di una gara che ha acceso la miccia solamente nel secondo tempo, quando il grande ritmo delle due squadre ha iniziato ad aprire breccia nelle due barricate. Quello che è mancato alla Juve è semplice: scarsa spinta sulle fasce (sopratutto a sinistra con Grosso e Marchisio) e mancanza di un giocatore in campo, visto che Amauri è stato un fantasma assoluto. Prova ne è che dopo l’uscita del brasiliano, e con Pepe e Martinez sulle fasce, abbiamo confezionato tre palle gol clamorose. Sul piano della determinazione e del carattere, i bianconeri non hanno assolutamente demeritato, spingendo fino al 94′ e lottando su ogni pallone. Pepe si è dato un gran daffare ma l’ingresso di Del Piero ha cambiato notevolmente la manovra d’attacco, dandogli finalmente un senso compiuto. Questa partita è la dimostrazione che la teoria di Delneri sulla Juve competitiva quando è al completo, ha più di un fondamento di verità. La parola “pazienza” è quella che deve sempre e comunque rimbalzare nella nostra testa quando vediamo una formazione che non ha né capo né coda, parimente si deve avere nei risultati che sono la diretta conseguenza dei giocatori che vanno in campo.

Alex Del Piero viene bloccato ai box per l’influenza, quindi Delneri è costretto a reinventare Pepe come seconda punta di fianco ad Amauri. Centrocampo con Sissoko e Aquilani centrali, mentre Krasic e Marchisio presisdiano le fasce laterali. Sorpresa a sinistra dove il mister prova a proporre Traoré a sinistra, che quando viene impiegato lascia sempre buone sensazioni. Il problema è che il giocatore si infortuna subito, dopo soli due minuti di gioco. Al suo posto subentra Grosso.

Ritmo a mille all’ora in campo, e fa bene Delneri a cercare subito l’intensità, per cercare di stremare la Sampdoria reduce dalle fatiche dei 120 minuti giocati in Coppa Italia. Al 10′ Amauri pareggia il conto delle sostituzioni anticipate, mandando k.o. Lucchini con una gomitata al volto. Sissoko e Krasic sono l’anima della Juve; tutte le azioni partono dall’interdizione di Momo e dalle ripartenze di Milos, che purtroppo non trova mai un’adeguata presenza di maglie bianconere in avanti. Certo che è difficile tenere in panchina questo Sissoko! Fino alla mezz’ora i portieri non hanno ancora toccato la palla, e Bonucci cerca proprio di colpire “a freddo” Curci, quando di testa su calcio d’angolo impegna l’estremo difensore in un difficile intervento. Le due squadre mantengono ritmi molto elevati ma vanno al riposo senza produrre alcuna occasione da rete tranne quella di Bonucci su calcio d’angolo.
 
Pazzini si divora il vantaggio davanti a Buffon. Pepe slalom grandioso ma serve Krasic invece di tirare. Cambio “clamoroso” al 55′: entra Del Piero per Krasic. Sostituzione inattesa dal momento che Marchisio non è mai entrato in partita, mentre il serbo ha fatto parecchie buone accelerazioni sulla destra. Tatticamente Pepe arretra nella posizione di laterale destro, mentre Alex va ad affiancare l’inesistente Amauri. La Juve si muove bene a centrocampo ma purtroppo non riesce a trovare gli sbocchi giusti per arrivare al gol. Sissoko viene ammonito per troppa irruenza nelle entrate, sintomo di una grande voglia di giocare. Bella palla di Motta in mezzo all’area che crea il panico nell’area blucerchiata, ma Aquilani non è abbastanza “lungo” per la deviazione.

Nel momento di maggiore pressione doriana, Delneri decide di mettere Martinez al posto di Aquilani, spostando Marchisio al centro e Pepe a sinistra, lasciando la fascia destra al nuovo entrato. L’ingresso di Martinez è una mossa assolutamente doverosa per la velocità che può dare questo giocatore in una manovra d’attacco che risulta molto sterile. Infatti alla prima azione il nuovo entrato se ne va in serpentina servendo Del Piero in verticale che entra in area e calcia a botta sicura , ma Curci si supera in una parata strepitosa!

Siamo al 90′ e  la Juve ha le migliori occasioni: cross di Pepe, torre di Martinez per Amauri che da due passi viene anticipato dal diretto avversario. Ancora in contropiede i bianconeri, con Motta che arriva sul fondo e serve l’arretrato Del Piero che batte un rigore in movimento tirando però la palla altissima. Che occasione a tempo scaduto! Purtroppo è solo zero a zero.