Archivio per febbraio 2011

Le pagelle di Juventus – Bologna.

feb272011

Storari 6: è incolpevole sui gol, come al solito. Tocca pochissimi palloni. Voto politico.
Chiellini 5: è sempre e comunque il miglior difensore della squadra, ma alle volte è costretto a rincorrere un avversario libero a molti metri di distanza, non riuscendo ad arrivare ovunque.
Grygera 4: si fa saltare come sempre con estrema facilità e non riesce mai a spingere in attacco con sufficiente pressione.
Barzagli 4: sbaglia spesso il fuorigioco e non è mai puntuale sulle chiusure. Dimostra tutti gli anni che ha, annaspando dietro agli avversari.
Bonucci 4: fa meglio in attacco che in difesa, sfiorando in un paio di occasioni la segnatura, peccato che il suo ruolo non sia quello di segnare, ma di evitare i gol.
Pepe n.g.: entra a risultato ormai compromesso, facendosi vedere solo per un paio di traversoni innocui.
Marchisio 4: ennesima prestazione deludente del torinese, in un anno di preoccupante involuzione tecnico-tattica. Non recupera mai palloni e rincorre invano gli avversari.
Felipe Melo 4: parte molto bene, ma poi si spegne nel corso del match facendo passare da ogni parte gli avversari e lasciando sempre sguarnita la difesa.
Krasic 5: molto attivo ed esuberante nel primo tempo, viene inspiegabilmente isolato dai compagni nella ripresa e il gioco della squadra ne risente. Deve imparare molto in fase difensiva.
Martinez 4: non ne fa una giusta né in fase d’attacco, né in copertura, meritando una giusta sostituzione.
Del Piero 6: sufficienza di stima per il capitano, che anche in un momento così buio, dà il suo esempio sostenendo la squadra con lucidità all’interno del campo, tuttavia non è decisivo.
Matri 5: si muove molto nel primo tempo, ma si affloscia con l’andare dei minuti, sparendo progressivamente dalla partita.
Toni 5: lotta molto e cerca di smistare palloni giocabili ai compagni, ma è lento, impacciato e confuso.
Iaquinta 5: uno sfortunatissimo palo e tanti tentativi di rendersi utile, falliti miseramente con falli commessi e palloni banalmente persi.

Juventus – Bologna 0-2. Se questa era una finale….

feb272011

Dovevano essere dodici finali, tutte da vincere; ma sapevamo bene che era un’utopia. Lo avevamo detto ieri nel nostro prepartita, concludendo l’intervento con un laconico “questa volta conviene essere pessimisti”. L’illusione di un traguardo passa da piccole certezze che devono poi concretizzarsi e riconfermarsi nel tempo, ma l’unica realtà di questa squadra è la mediocrità della posizione in classifica che occupa. Non si riesce nemmeno a quantificare le colpe di Delneri, così come dei suoi predecessori, perchè un allenatore può plasmare una squadra ma non può trasformare dei giocatori anch’essi mediocri. Un Felipe Melo, un Pepe, un Bonucci, sono elementi che posti in un sistema che funziona possono dare il loro contributo, ma non sono assolutamente giocatori a cui si può affidare il compito di far fare il salto di qualità alla Juventus. E allora ci chiediamo di chi è la colpa, se della società che ha creduto negli uomini sbagliati, oppure se dei tifosi juventini, rei di aver anticipato per l’ennesima volta i tempi della rinascita. E poi, ci chiediamo che ne sarà di Delneri, perchè a questo punto non possiamo pensare che il mister goda ancora della massima fiducia di Agnelli e della squadra. I tifosi lo hanno già messo nel mazzo dei “perdenti”, insieme a Ferrara, Zac, Ranieri. Sarà l’ennesima settimana di fuoco, ma con molta, molta benzina in più.

Difesa tipo per i bianconeri, con Grygera a destra e Chiellini a sinistra, mentre a centrocampo la “rivoluzione” di Delneri porta Martinez e Krasic sulle fasce (e allora?), e MarchisioFelipe Melo nel mezzo. In attacco, a sorpresa, Iaquinta dal primo minuto insieme a Matri. L’organizzazione della Juve si vede quando i lacci delle scarpe di Chiellini si rompono, e il nostro difensore deve andare negli spogliatoi a prenderseli, lasciando la squadra in dieci uomini. Pazzesco!

Matri viene servito da Chiellini in area di rigore, ma il tiro al volo dell’attaccante è completamente sbagliato. Tira invece nello specchio della porta Felipe Melo, ma la conclusione è parata facilmente dal portiere. E’ una partita lenta e monotona che non riesce mai ad entrar nel vivo, merito del Bologna che riesce a spezzare bene le trame bianconere, e demerito della Juve che non riesce a giocare a due tocchi per diventare meno prevedibili. Sembra incredibile saltare fino al 43′ per trovare qualcosa di interessante da segnalare, allorquando Iaquinta colpisce il palo girando un difficile pallone in area. E’ l’ultima azione pericolosa del primo tempo e anche l’ultima per il nostro giocatore, che nell’intervallo lascia il posto a Luca Toni, mentre Del Piero prende il posto di Martinez sulla sinistra, mai in grado di saltare l’uomo o di proporre un cross valido. 

Ci vogliono solo tre minuti di gioco nel secondo tempo per sbloccare  Marco Di Vaio, che non segnava da ben quattro giornate: scatto in dubbia posizione di fuorigioco e conclusione deviata dal piede di Chiellini che non riesce ad evitare il clamoroso vantaggio bolognese. Zero a uno shock a Torino. Juve moscia, incapace di reagire come si dovrebbe; Krasic scompare, la manovra è lenta come al solito e gli attaccanti sono sempre spalle alla porta: sembra la ricetta di una sconfitta sicura. Ma il Bologna è talmente poca cosa da riuscire ugualmente a concedere delle palle gol ai bianconeri. Bonucci di testa mette di pochissimo a lato, e poi, sempe il difensore, si trova sulla linea di porta la palla da spingere in rete, am sulla linea salva Portanuova.

Ma mentre la squadra di casa pensa ad attaccare, nessuno pensa a difendere, perchè Di Vaio riesce a fare ciò che vuole in mezzo a quattro difensori bianconeri che restano letteralmente imbambolati davanti al bomber emiliano, che al 66′ mette in rete il secondo gol. Due a zero pazzesco per la squadra di Malesani.

Esce subito Grygera per Pepe: difesa a tre, con Pepe e Krasic sulle fasce e Del Piero dietro le due punte. Non cambia praticamente nulla a livello di gioco, e la timida reazione porta solamente ad un tiro di Barzagli sul fondo e ad una conclusione di Toni respinta sulla linea. Finisce due a zero, sotto i fischi impietosi ma giusti, dei tifosi.

Prepartita Juventus – Bologna. Formazioni e curiosità.

feb262011

E’ incredibile quello che è accaduto alla nostra Primavera nel Torneo di Viareggio. Era già clamorosamente eliminata, dopo la sconfitta 2-4 contro il Varese, o almeno così sostenevano i giornali, i giocatori, lo stesso allenatore e la voce ufficiale della Juventus, e così come sentenziava nella pratica anche la matematica, in base alla quale vi erano tre combinazioni su cento con le quali la Juve poteva ancora qualificarsi. Per giunta, queste combinazioni erano anche difficilissime da realizzarsi, sia perché le squadre interessate erano davvero tante, sia perché, nel calcio le motivazioni sono spesso il fattore più importante, e in questo caso le motivazioni hanno giocato contro chi ci si aspettava le avesse.

Doveva praticamente accadere che la Juve vincesse, lo stesso facesse il Varese (già qualificato) contro il Bruges (in lotta per il secondo posto), e che Torino, Pergogrema, Cesena, Vicenza, e le altre squadre, tutte scese in campo per passare il turno come seconde, giocando contro squadre già eliminate o qualificate, non vincessero. Incredibilmente è accaduto. Un miracolo. Così come un miracolo è quello che serve anche alla squadra maggiore, per raggiungere l’obiettivo minimo dichiarato ad inizio fine stagione. Serve un miracolo nel vero senso della parola, perché come la Primavera, anche la prima squadra è in sostanza fuori dai giochi, e non dipende solo da lei risorgere. Recuperare sette punti dalla quarta in classifica sarebbe un’impresa davvero ardua, considerando che tra Juve e Lazio c’è anche l’Udinese che sembra non avere alcun segno di cedimento, e considerando anche che vicino ai bianconeri ci sono Roma
e Palermo, tra i loro problemi, il grande organico e la voglia di riscatto. Nel calcio, è vero, nulla è impossibile, e lo dimostrano sia quello che è successo alla nostra squadra giovanile, sia quello che riuscì a compiere esattamente un anno fa Delneri con la Samp: 12 partite, 8 vittorie, 3 pareggi e solo 1 sconfitta, che gli valsero l’incredibile qualificazione in Champions. Un po’ quello che è chiamato a fare lo stesso allenatore quest’anno, ma in una situazione un bel po’ diversa, perché la Samp di certo non soffre la
pressione nervosa e l’aspettativa di milioni di tifosi. E’ anche vero però, che questa Juve le ha provate davvero tutte, e non ha mai dato segnali di guarigione: non iniziamo a sognare dunque, ma guardiamo la realtà; vediamo di limitare i danni e soprattutto pensiamo a ripartire l’anno prossimo col piede giusto.

Nel frattempo c’è il Bologna, squadra che sta facendo un campionato davvero al di là delle aspettative (nonostante i punti di penalizzazione e i problemi societari), che è quasi vicina alla salvezza, grazie all’eterno capitano Di Vaio, bomber infinito, ex juventino, ma che, parole sue, vivrà questa partite come tutte le altre. All’andata finì con un inspiegabile 0-0, e fu il primo segno del sorgere della crisi. Delneri, rispetto alle ultime partite, sembra intenzionato a conservare il modulo, ma a stravolgere (in parte) la formazione: in porta tornerà Storari, vista la squalifica di Buffon. Davanti a lui tornerà Grygera (comunque in ballottaggio con Sorensen e Motta), e nonostante altre ipotesi, verrà riproposto il trio Barzagli-Bonucci-Chiellini (alternativa Traorè, con Chiellini al centro e Bonucci out). A centrocampo certo l’impiego di Krasic a destra, a sinistra ritornerà Martinez (favorito su Pepe), mentre al centro tornerà a giocare Marchisio. La scelta su chi lasciare fuori tra Melo e Aquilani si è rivelata più semplice del previsto: per l’ex Liverpool si teme uno stiramento all’adduttore, e non è stato convocato come Rinaudo e Sissoko: per entrambi la stagione si è conclusa perché saranno operati, l’uno al tendine d’Achille, l’altro alla cartilagine del ginocchio. E si conclude, presumibilmente, anche la loro avventura in bianconero. In attacco, infine, dubbi sono tanti. Delneri probabilmente, alla fine opterà per Matri-Del Piero, con Toni tuttavia pronto, e Iaquinta sempre più in disparte.

C’è però un fattore che accentua le difficoltà del raggiungimento dell’obiettivo Champions. La Juve dovrà essere più forte delle altre squadre, più forte degli infortuni, e degli errori arbitrali. Per una volta “conviene” essere pessimisti.

Il commento alla 26a giornata di campionato.

feb212011

La “fatal Verona” non è stata poi così fatale quest’anno ai rossoneri. Tutt’altro, il gol di Robinho del vantaggio rossonero lascia più di qualche dubbio sulla regolarità dell’azione, ma più di una certezza su quanto possa girare bene al Milan in questa giornata. Un piccolo aiutino e uno straordinario gol di Pato lanciano sempre più i rossoneri verso la vetta, sopratutto quando di domenica in domenica avvengono cedimenti e defezioni importanti nelle retrovie. La più clamorosa riguarda la Roma, che abbandona definitivamente ogni velleità e mette in serio dubbio la permanenza di Ranieri fino alla fine della stagione. Dilapidando tre gol di vantaggio, ed uscendo sconfitti dal Marassi, i giallorossi dimostrano una fragilità psicologica che già in coppa aveva condannato la squadra di Ranieri ad essere in balia dello Shaktar per tutto il primo tempo.

Altrettanto clamoroso è il risultato di Via Del Mare, dove il Lecce ha sconfitto la Juventus con un due a zero che non lascia recriminazione, se non per i leccesi che possono rimpiangere molte altre occasioni sprecate. L’inaspettata sconfitta dopo la grande partita con l’Inter, lascia molta rabbia nei tifosi che vivono una vera e propria altalena d’umore ogni maledetta domenica. Che non sia un problema di Delneri credo sia evidenziato dal fatto che qualsiasi giocatore in campo ci mette del suo per far naufragare il progetto. Che sia un problema di acquisti è una cosa risaputa. Nessuno si aspettava di vincere lo scudetto, ma almeno di fare un campionato molto più equilibrato e qualitativamente migliore rispetto ai precedenti. Invece siamo ancora qui, con una squadra da rifare ed un allenatore su cui non siamo del tutto sicuri.

C’è tutta invece la squadra di Mazzarri, anche oggi straordinaria interprete di una partita di cuore e generosità, vincendo in casa con il Catania nonostante l’errore dal dischetto di Cavani, che stavolta “tradisce” il pubblico del San Paolo. Importante il successo di oggi, dal momento che settimana prossima vedremo il grande big match MilanNapoli che potrebbe portare gli azzurri ad affinacare i rossoneri in classifica contro ogni pronostico di inizio campionato.

Fortunatamente solo pari per l’Udinese che non scappa più di tanto, mentre la Lazio tiene botta vincendo di misura grazie ad un indemoniato Hernanes.

Le pagelle di Lecce – Juventus.

feb202011

Buffon n.g.: compie alcuni ottimi interventi prima di essere costretto ad uscire alla disperata su Di Michele, colpendo il pallone con le mani fuori area.
Storari 6,5: incolpevole sui due gol, ne evita molti altri.
Chiellini 5: è il giocatore che si propone più a livello offensivo e che cerca di creare qualche pericolo, tuttavia in fase difensiva è inguardabile poiché sbaglia una serie spaventosa di fuorigioco,proprio nella settimana in cui era stato proposto di dargli la maglia numero 6 di Scirea.
Bonucci 4: fa fatica nei disimpegni e fallisce una serie di chiusure, che permettono ai leccesi di muoversi a piacimento attorno alla porta bianconera.
Barzagli 4: una netta flessione dopo le ottime ultime uscite, infatti il difensore fallisce disimpegni e chiusure banali, oltre ad essere sempre fuori posizione, lasciando in affanno i compagni.
Sorensen 4,5: brutta prestazione per il danese, che sbaglia qualche posizionamento di troppo e si fa troppo spesso sorprendere alle spalle, mettendo gli avversari in condizione di battere facilmente a rete.
Iaquinta n.g.: entra per l’assalto finale ma combina ben poco. Ormai quasi un ex giocatore.
Aquilani 6: è forse il migliore in campo, infatti è l’unico che cerca di dare ordine e disciplina al gioco, smistando molti palloni e cercando di dare profondità alla manovra bianconera. Passa dai suoi piedi la maggior parte dei palloni giocabili, tuttavia i suoi compagni non riescono a far tesoro dei suoi suggerimenti.
Felipe Melo 5: trotterella al centro del campo, cercando di mettere una pezza agli enormi buchi, che si vengono a creare, ma non ottiene grossi risultati, diventando così un fattore nullo nel match.
Marchisio 5: è un fattore nullo del match, infatti cerca di spingere e di farsi vedere, ma vi riesce solo sporadicamente, risultando quindi ininfluente. Evanescende in copertura e in proposizione.
Krasic n.g.: una buona accelerazione ad inizio contesa, che fa ben sperare, tuttavia è costretto subito a lasciare il posto a Storari.
Del Piero 5: cerca di dare vivacità alla manovra, ma la sua azione viene sempre stroncata sul nascere, per questo anche il campitano si confonde nella mediocrità della squadra.
Matri 5: fa molto movimento e si sacrifica per la squadra, ma non combina molto, non arrivando mai al tiro e sbagliando anche i cross più elementari.
Toni 5: anche lui cerca di rendersi utile, ma i rifornimento da dietro sono veramente pochi e con essi anche le occasioni che lo vedono protagonista.

Lecce – Juventus 2-0. E poteva essere peggio.

feb202011

 

 

 

 

 

 

 

Cosa trasforma una squadra da attenta e combattiva a molle e e svogliata? Il carattere che non c’è, la poca fame di vittorie, in sintesi la superbia. La domanda è: ma chi si crede di essere la Juventus? E’ forse vincendo una gara grazie ad una traversa a porta vuota dell’avversario che si crede di essere diventati d’incanto una squadra con la “s” maiuscola? I bianconeri la ”s” non ce l’hanno proprio, nè maiuscola nè minuscola. Si può vincere o pedere ma ci sono più modi per fare le cose, e l’undici di Delneri riesce molto spesso a farlo nel peggiore dei modi. Con un Lecce decimato dalle assenze (ben quattro i giocatori out per De Canio), il problema principale, come sottolineato nel nostro prepartita, stavo proprio nella concentrazione, nell’affrontare un avversario decisamente inferiore, con la stessa mentalità e motivazione che aveva fatto definire un’altra Juve – Inter anche a Delneri. Ordine e applicazione, niente di più; e si sarebbe avuto un risultato decisamente diverso. Questa è la risposta dei “campioni”? Questa è la squadra che punta ai grandi traguardi? Per arrivare a vincere qualcosa devi fare trenta partite da “Juve – Inter“, una sola non basta. 

Juve versione letargo nei minuti iniziali, priva della corrente nervosa che deve essere innescata al fisco iniziale. Disattenzioni difensive, poca corsa, palla troppo lenta, così i bianconeri affrontano la partita che deve valere tre punti fondamentali in classifica. Grossmuller fallisce al 10 ‘ il vantaggio tirando alto da pochissimi passi da Buffon; Gigi ipnotizza l’avversario ma non riesce a fare altrimenti su Di Michele lanciato a rete, bloccando la palla con le mani fuori area, per una delle più classiche espulsioni per un portiere. Juve in dieci uomini già al 12′! Delneri toglie di conseguenza Krasic per giocare con il 4-3-2. Scelta assolutamente condivisibile, visto anche lo stato di forma del serbo. I padroni di casa hanno nel lancio lungo la tattica prevalente in fase offensiva, e questo in un certo senso agevola i bianconeri, che non devono tenere troppi difensori arretrati, permettendo a Chiellini di avanzare sulla linea di centrocampo, coprendo di fatto il vuoto lasciato da Krasic in mediana. Paradossalmente la Juve si mette meglio in campo, più quadrata e propositiva rispetto ai primi minuti, anche se le amnesie difensive continuano, visto che il Lecce punta al lancio sistematico in profondità, giocando sul filo del fuorigioco che non riesce mai ad essere attuato dalla nostra retroguardia. Infatti, poco dopo la mezz’ora è Chiellini a sbagliare il fuorigioco consentendo a Mesbah di presentarsi davanti a Storari e battere a rete. Uno a zero per il Lecce.

Non dà segni di risveglio la squadra che di Delneri, troppo leziosa e addirittura svogliata nella manovra, che regala palloni anche in disimpegno difensivo, palesando una inspiegabile e criminale involuzione caratteriale rispetto alla gara di sette giorni fa con l’Inter. Allora alla fine del primo tempo il mister mette Del Piero (445 partite che superano le presenze di Boniperti) per Toni, cercando di dare più personalità con l’ingresso del capitano trascinatore. Ma è ancora la difesa a soffrire tremendamente sulla sponda aerea di Di Michele per Bertolacci che buca ancora Storari per il due a zero.

Non basta al Lecce che vuole chiudere la partita, e sopratutto approfittare allo sbandamento totale della squadra juventina: tre contropiedi pazzeschi che arrivano davanti a Storari, ma il nostro portiere si conferma in due occasioni all’altezza del n.1 Buffon, mentre nella terza è Grossmuller che spara a lato a porta vuota! Entra anche Iaquinta per Sorensen, in uno spregiudicato 3-3-3 che ormai non ha nessuna necessità difensiva, ma solo di cercare di raggiungere un improbabile pareggio. Improbabile perchè la confusione e l’imprecisione dei bianconeri sono la migliore arma difensiva dei leccesi. Se non fosse per il secondo giallo di Vives al 70′ (due cartellini in un minuto), il forcing degli ospiti nei 20 minuti finali non avrebbe neanche potuto attiarsi, benchè sterile ed improduttivo. Una sola occasione in mischia per la Juventus, quando Iaquinta devia con la coscia una punizione di Del Piero, con la sfera che termina di poco a lato.

Per il resto è solo una piccola, piccola Juve.  

Prepartita Lecce – Juventus. Formazioni e curiosità.

feb202011

Il calcio è bello proprio perché è vario. Ci sono partite difficili per il valore dell’avversario, forse più forte di te, e quindi dal risultato aperto; ma ci sono anche partite difficili perché è vietato sbagliare, soprattutto in momenti come questi. E anche se la squadra si chiama Lecce, che quindi milita nelle parti basse della classifica, il risultato è tutt’altro che scontato e per ottenere i tre punti bisogna sudare davvero. Nonostante l’abissale divario in classifica, e nonostante tutti si siano affrettati a dire che “la Juve è ritornata”, noi juventini sappiamo che la beffa è dietro l’angolo. Il Lecce gioca in casa, ha bisogno assolutamente di punti per salvarsi, sarà una squadra molto tosta da battere, e per di più ha già gli animi piuttosto agitati per i torti arbitrali delle scorse partite. In aggiunta, la Juve in questa stagione non è ancora riuscita ad ottenere tre vittorie consecutive. Delneri quindi, rischia di cadere in una trappola: una vittoria risulterebbe un altro dovuto, un passo falso, invece, potrebbe significare la resa finale. Perché è vero che, riuscendo a vincere domani, ed eventualmente domenica prossima contro il Bologna in casa, e poi affrontando il Milan all’Olimpico, la Juve si potrebbe rilanciare in chiave Champions, ma è anche vero che, un pareggio o una sconfitta di oggi, sarebbe il segnale ultimo di una Juve malata, e che, almeno per quest’altra stagione, le possibilità di guarire sarebbero vicine allo zero.

Due punti a nostro vantaggio potrebbero essere i precedenti (nel girone d’andata finì 4-0, con tanto di goleada e di festa per il gol con cui Del Piero aveva raggiunto Boniperti) e i problemi in casa Lecce, che avrà a che fare, per questa partita, con 4 squalificati: l’ex Oliveira, Gustavo, Ferrario e il capitano Giacomazzi. Quattro assenze pesanti, di quattro giocatori titolari, che, in una squadra che lotta per la salvezza, non possono non essere ininfluenti. Ma questo, siamo sicuri, spingerà il Lecce a dare qualcosa in più delle loro possibilità, dato che anche loro sono chiamati ad affrontare la partita della vita, quasi un’ultima spiaggia per evitare la retrocessione. E, considerata anche la partita di domenica scorsa a Catania, sembrerebbero una squadra tutt’altro che in crisi. Pericoli maggiori potrebbero arrivare da Jeda, bomber della squadra, e da Di Michele.

D’altro canto, la Juve, per quanto riguarda gli infortunati, può finalmente dire dall’inizio della stagione di non avere gravi problemi: gli infortunati (ad eccezione di Quagliarella, De Ceglie e Traorè) stanno recuperando tutti quanti, e Delneri per la prima volta avrà l’imbarazzo della scelta, non solo in attacco. Eppure sembrerebbe almeno inizialmente orientato e riproporre la stessa formazione che ha vinto contro l’Inter, con Buffon in porta, i confermatissimi Sorensen, Barzagli, Bonucci e Chiellini in difesa, Melo, Aquilani e Marchisio a centrocampo, Toni e Matri (che ce l’ha fatta a recuperare dalla botta al costato) in attacco. L’unico dubbio sta nello scegliere tra Krasic (che ha bisogno di riposo, dal momento che non si ferma praticamente dalla scorsa stagione) e Martinez, con il primo comunque favorito.

Panchina, invece, per Del Piero e Iaquinta. Quest’ultimo è stato al centro di forti critiche in settimana, per via dell’atteggiamento in campo di domenica scorsa contro l’Inter, molto superficiale. Abbiamo trascurato questo argomento precedentemente perché eravamo ancora nell’euforia per la vittoria, ma ora è giusto che venga affrontato: Iaquinta non è più il giocatore umile ed esplosivo di qualche anno fa; è diventato più lento, meno propenso al sacrificio, ed è anche calato tecnicamente. Deve capire che certi atteggiamenti da lui non sono concessi, perché è tutt’altro che un campione, o un fuoriclasse; è semplicemente un attaccante che fino ad ora ha molto, molto deluso. Se non gli va bene, le porte per andarsene sono sempre aperte.

Pirlo alla Juve? Perchè no?

feb192011

 

 

 

 

 

 

 

 

Qualche mese fa nessuno avrebbe avuto alcun dubbio: Alberto Aquilani è assolutamente un giocatore da Juve, che sarà riscattato da Marotta, anche a costo di dover spendere un bel po’ di soldi. Del resto, lo stesso dg della Juventus aveva confermato l’esborso di 16 milioni per riscattare il cartellino del giocatore del Liverpool, e addirittura si pensava che la sessione di mercato di gennaio sarebbe potuta essere quella decisiva a tal proposito. Ora la situazione è leggermente cambiata. Non tanto per l’opinione della società su Aquilani, che resta sempre la stessa (anche se, in realtà, negli ultimi due mesi ha avuto un certo calo di rendimento, soprattutto a livello fisico), quanto per via delle nuove condizioni che si stanno delineando. La Juve non è più quel bel giocattolo che è stato fino a dicembre; vi sono difficoltà in tutti i reparti, compreso il centrocampo, e per la prossima stagione non si può pensare a non rinforzare la squadra. Una trattativa vera, al contrario di quanto sostenevano i giornali nelle settimane scorse, non è stata ancora iniziata, e se ne riparlerà solo la prossima estate. Nonostante le rassicurazioni  di Marotta, non sarà una trattativa facile, ma aperta e in cui potrà accadere tutto: infatti, a differenza degli altri prestiti, come quelli di Pepe e Quagliarella, non c’è già un accordo tra le due parti, o una promessa da parte bianconera per l’obbligo del riscatto, e le intenzioni del Liverpool non sarebbero comunque quelle di lasciar partire il romano troppo facilmente, o comunque di svenderlo ai bianconeri. La conferma della difficoltà della trattativa la si può ben comprendere anche dalle parole dello stesso Aquilani, mai così incerto sul suo futuro come ora: “L’anno prossimo alla Juve? Il diritto di riscatto è molto alto, e non è facile”.

Quindi da Marotta deve gioco forza guardarsi intorno, senza scartare nessuna ipotesi. E proprio l’ipotesi concretizzatasi nelle ultime ore, si chiama Andrea Pirlo. Sì proprio lui, il 33enne regista milanista, uno degli interpreti più forti della storia nel suo ruolo, in scadenza di contratto con il Milan, che fino ad ora non ha mostrato alcun interesse ad avviare la trattativa per il rinnovo. Sarebbe dunque un doppio colpo: giocatore forte, e gratis.

Tuttavia, bisognerebbe valutare alcuni aspetti. Dire chi è più forte tra Pirlo e Aquilani non risolverebbe i problemi. Sicuramente Pirlo è stato ineguagliabile come regista, ma ha 33 anni, e sta cominciando ad essere meno integro anche dal punto di vista fisico. Aquilani, invece, è un interprete diverso del ruolo: più mezz’ala dai piedi buoni, che regista. E lui, a differenza di Pirlo, sta finalmente smettendo di soffrire di problemi fisici dopo anni infelici, e sta iniziando a trovare una certa continuità. Chi si ritiene deluso dalle sue ultime prestazioni, sbaglia, perché si tratta di un semplice calo fisiologico di un giocatore che fino ad ora non ha mai avuto, a causa di infortuni, la possibilità di giocare 30-40 partite consecutive in un anno.

Scegliere quindi non è facile, davanti a due giocatori che probabilmente si passeranno le consegne del ruolo di regista della nazionale Italiana. Ma a questo punto, perché non tutti e due? In fondo, la Juve già a gennaio era alla ricerca di un vice Aquilani, e a giugno partirà anche Sissoko, che porterà 5-6 mln alle casse dei bianconeri, con l’obbligo però di cercare un altro centrocampista per completare il reparto. Uno sforzo economico, quindi, si sarebbe dovuto comunque fare. E se la prospettiva fosse di acquistare il vice Aquilani scegliendo tra PoliCigarini (giocatori giovani, ma non ancora affermati e privi di esperienza), perché non prendere proprio Pirlo a parametro zero? Avremmo così, con Melo, affiancato uno dei centrocampi più forti d’Europa, sopratutto se si dovesse giocare con il 4-3-3, con Pirlo vertice basso e Aquilani e Marchisio (o Felipe Melo) interni, perché Pirlo e Aquilani non si escludono, ma si completano.

La staffetta o l’utilizzo concomitante di questi due giocatori, quindi, potrebbe essere una soluzione vincente nell’immediato  per la Juventus.

Il commento alla 25a giornata di campionato.

feb142011

Prima di passare al piatto forte (il derby d’Italia), vediamo cosa è successo sui principali campi di serie A. La giornata è stata molto significativa per quanto riguarda la parte alta della classifica. I risultato a mio avviso più clamoroso è stata la vittoria del Napoli a Roma. Grazie ad altre due reti di Cavani, i biancazzurri consolidano il loro secondo posto in classifica, affossando la Roma nelle retrovie e chiudendo di fatto la carriera di Ranieri nella capitale. Il calcio è questo, talvolta ingeneroso e spietato, che non riconosce il merito dell’ex tecnico bianconero, capace di dare nuova linfa alla squadra lasciata da Spalletti, portandola ad un soffio dallo scudetto 2009/2010. Al suo posto il già designato Carlo Ancelotti, ormai in rotta definitiva col Chelsea. Sicuramente un passo indietro per il tecnico emiliano, che passa da una società di primissima fascia, con risorse economiche tra le più importanti, ad un club che proprio nell’assetto societario è tutto un terno al lotto. Cosa che non è propria del Napoli, ormai sempre più attaccato al suo presidente De Laurentiis, che non vuole pronunciare la parola scudetto, ma che sotto sotto ci crede non poco. Certo che se Cavani dovesse mollare qualche partita, vorrei vedere chi si carica sulle spalle la squadra.

Chi invece non ha proprio nessun problema in quanto a colonne portanti, questi è il Milan. Si fa veramente fatica ad identificare un interprete principale, poichè quando dici Ibrahimovic, segna Robinho, quando ammiri Pato, ti arriva Cassano, quando segui Seedorf scopri Vam Bommel. Altro turno da incorniciare per i rossoneri che vincono per quattro a zero, continuando la marcia che allontana l’Inter dalla vetta della classifica. Senza parlare poi dei meriti di Allegri, forse maggiori per aver tenuto insieme tanti campioni senza generare malumori (trovando la famosa amalgama che non è mai un fattore secondario), piuttosto che per stilare un elenco di undici uomini che domenicalmente deve scendere in campo.

Continuano anche altri cammini importanti, seppur con obiettivi minori, per Udinese e Lazio. La prima continua a vincere, sospinta dal bomber Di Natale che si fa sepre più rimpiangere dai tifosi juventini; Champions nel mirino per la squadra di Guidolin, che potrebbe essere la vera sorpresa della stagione. La seconda invece, non è più una sorpresa ma rimane una bella realtà che mira anch’essa ad un posto di prestigio europeo. una cosa è certa: quest’anno la sfida per la Champions sarà veramente agguerrita.

E veniamo all’attesissima partita tra Juventus e Inter, due squadre non in vetta alla classifica, ma capaci di creare un’attesa come pochissimi altri incontri. Tanti anche gli assenti da entrambe le parti, ma il fascino di questa sfida non si perde, così come hanno testimoniato gli scontri avvenuti durante la gara sugli spalti. Tanto corretto il match in campo (un solo ammonito nel finale), tanto gli spettatori si sono affrontati con petardi e lanci di oggetti da un settore all’altro. Ma a parte il pessimo spettacolo sugli spalti, sul terreno di gioco lo spettacolo si è visto solo nella ripresa, perchè nel primo tempo le occasioni sono un po’ mancate da entrambe le parti. L’Inter è mancata proprio sotto l’aspetto caratteriale, della spinta, del coraggio. La Juve invece ha giocato una delle migliori partite della stagione, quello che serviva per poter battere l’odiata squadra di Moratti. La traversa di Eto’o trema acnora adesso, ma precedentemente la Juve aveva avuto altre tre clamorose occasioni per chiudere l’incontro. Pertanto si può dire che il successo è meritato. Può essere una tappa importante per entrambe le squadre, perchè per i nerazzurri può essere uno stop importante che peserà sull’economia della rincorsa al Milan (anche dal punto di vista psicologico), mentre per i bianconeri può essere l’inizio di una risalita difficilissima verso la Champions.

Le pagelle di Juventus – Inter.

feb142011

Buffon 7: monumentale in un paio di occasioni, salva letteralmente il risultato e mette un grande contributo alla vittoria bianconera. Sempre attento e vigile.
Chiellini 7: fa un po’ di tutto sia in fase difensiva, che in fase offensiva. La lunga assenza da questo ruolo non sembra averne pregiudicato l’attitudine. Molto meglio a sinistra rispetto alle ultime apparizioni come centrale.
Bonucci 6,5: sempre più leader della difesa, blocca molti attacchi interisti e riesce a mettere sempre una pezza in caso di difficoltà. Ottimo affiatamento con Barzagli.
Barzagli 6,5: mette la sua esperienza ancora una volta al servizio della squadra, con interventi puliti e precisi, che bagnano le polveri avversarie. Che si sia ritagliato il posto da titolare?
Sorensen 6: prova di maturità per il giovane danese, che blocca le avanzate di Maicon e fronteggia con grande grinta Eto’o. Ottimo l’assist per la rete di Matri. Meriterebbe un bel 7 se non fosse per le occasioni di Eto’o al 90′ che rischiano di compromettere la partita. 
Marchisio 6: come al solito compie il lavoro sporco, proponendo molti palloni per i compagni e cercando di dare profondità alla manovra con buoni risultati. Per lui l’Inter è sempre motivo di esaltazione.
Pepe n.g.: entra nel periodo di maggiore sofferenza della squadra, ma ci mette comunque del suo per contribuire alla vittoria.
Aquilani 6: regge bene il confronto col forte centrocampo dell’Inter, ingabbiandolo con classe e disciplina tecnico-tattica.
Felipe Melo 6: lotta come un gladiatore e recupera molti palloni, correndo per tutto il tempo. Lascia il campo a corto di energie.
Sissoko n.g.: mantiene solidità e freschezza nel centrocampo, durante l’assedio finale degli avversari.
Krasic 6,5: ottimi spunti e grandi giocate sulla fascia, infatti sulla velocità salta quasi sempre il suo diretto avversario, ma poi i cross sono poco precisi.
Matri 7: un gran gol che regala tre punti fondamentali e molte buone occasioni fallite, un po’ per sfortuna, un po’ per disattenzione. Gli va comunque riconosciuto il merito di aver timbrato una prestazione egregia.
Toni 6,5: fa molto movimento e porta via numerosi avversari favorendo di conseguenza gli inserimenti dei centrocampisti e dando grande spazio e Matri per colpire. Una egregia prova al servizio della squadra.
Iaquinta n.g.: entra in campo nervoso, ma con la consueta voglia di fare, anche se conclude ben poco.