Amauri e la nazionale: perchè stiamo con Cobolli.
La Juventus ci ha messo due anni per ricostruirsi un’immagine pulita agli occhi di tutti, e non è stata soltato questione di tempo. Ci sono stati anche scudetti revocati, processi (televisivi e giudiziari), l’onta della serie B, l’azzeramento della dirigenza, la diaspora dei giocatori, ecc….
Quello che il mondo del calcio imputava alla famosa Triade, non era solo il sistema del controllo (a loro dire) di arbitri e risultati, ma anche il clima di terrore e di arroganza che Moggi e Giraudo in primis si erano cuciti addosso.  Le cose dovevano andare come dicevano loro, sempre e comunque, perchè questa era la legge del più forte. Ovviamente stiamo riportando parole che non ci appartengono, ma questa era l’immagine della nostra dirigenza. Per collegare il passato al presente, e cioè per trovare un nesso tra la nota Triade e l’attuale presidente Giovanni Cobolli Gigli attraverso il caso Amauri, dobbiamo pensare all’eco mediatico della convocazione di Amauri per la Selecao, dopo che per due anni interi la domanda finale di ogni intervista era “nazionale brasiliana o italiana?”. Arrivata la convocazione in tarda serata di ieri (appena prima della partita), si è subito capito che la patata bollente era nelle mani della società Juventus. Rifiutare o acconsentire alla convocazione?
Ritengo impossibile che Amauri e la Juventus non abbiano mai parlato di cosa fare nell’eventualità di una chiamata di Dunga. Ecco perchè Cobolli Gigli avrà chiesto già da tempo ad Amauri quale fosse la sua decisione in fatto di nazionale. Il fatto che Amauri dichiari candidamente che la decisione spetta alla società , è come una bugìa “bianca”. Infatti, se la nazionale verdeoro fosse stata la massima aspirazione del giocatore, e il nostro presidente si fosse opposto, come avrebbe reagito il ragazzo? Quali dichiarazioni e reazioni si sarebbero avute? Come ne sarebbe uscita la società da questa “querelle”? Sicuramente si sarebbe detto “riecco la prepotenza bianconera”. Ecco perchè qualcosa non quadra, o meglio, quadra sotto un altro punto di vista. La scelta della società Juve è certamente figlia di una decisione presa dal giocatore e avallata da piazza Crimea senza nessuna nessuna pressione verso il giocatore. Ecco perchè nalla scelta di Cobolli Gigli, che si è preso la responsabilità  decisionale, va letta (a nostro avviso) la volontà di Amauri e sopratutto la signorilità  della nostra dirigenza che si è esposta in prima persona.
Ben fatto Giuan!  Â
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Questa chiave di lettura è interessante ma non sono sicuro che la juve lo abbia fatto solo per il giocatore. mi sembra ci sia un clima di esasperazione verso gli infortuni e di tutta questa situazione che si trascina. quindi privarsi anche di amauri sarebbe diventatato veramente un problema, visto anche come giocano i sostituti
Sono assolutamente dalla parte della società ,in quanto il calciatore viene stipendiato dal club e quindi forti anche di un regolamento che dà loro ragione credo che abbiano preso la giusta decisione,tenendo anche conto del momento che sta attraversando la squadra,ma sopratutto la juventus ha il forte interesse che Amauri scelga la nazionale italiana, in quanto il giocatore eviterebbe in futuro scomode trasferte e lunghissimi viaggi intercontinentali,e poi se vogliamo fanno un favore indiretto anche all’attuale CT,che è stato come tutti sanno un nostro grande allenatore.
da quando i calciatori hanno messo il denaro davanti a tutto, mi sembra giusto che anche le società lo facciano nei loro confronti. Quindi se la juve decide di non mandare i giocatori in questo periodo ha tutto il diritto di farlo. anche perchè non e’ mai capitato nella storia che una squadra avesse cosi’ tanti infortunati in un campionato.
Ma per un brasiliano la nazionale è tutto…A differenza della maglia azzurra…Sicuramente Dunga non lo reputa all altezza ma non vorrei che si incrinassero i rapporti tra lui e la juve…
PS:Per quanto riguarda la triade,a me manca…….Con i soldi che la Juve ha speso Moggi tirava sù una super-squadra
La triade manca a tutti. Quando entravano loro nello spogliatoio si creava il silenzio