Lecce – Juventus 2-0. E poteva essere peggio.

feb202011

 

 

 

 

 

 

 

Cosa trasforma una squadra da attenta e combattiva a molle e e svogliata? Il carattere che non c’è, la poca fame di vittorie, in sintesi la superbia. La domanda è: ma chi si crede di essere la Juventus? E’ forse vincendo una gara grazie ad una traversa a porta vuota dell’avversario che si crede di essere diventati d’incanto una squadra con la “s” maiuscola? I bianconeri la ”s” non ce l’hanno proprio, nè maiuscola nè minuscola. Si può vincere o pedere ma ci sono più modi per fare le cose, e l’undici di Delneri riesce molto spesso a farlo nel peggiore dei modi. Con un Lecce decimato dalle assenze (ben quattro i giocatori out per De Canio), il problema principale, come sottolineato nel nostro prepartita, stavo proprio nella concentrazione, nell’affrontare un avversario decisamente inferiore, con la stessa mentalità e motivazione che aveva fatto definire un’altra Juve – Inter anche a Delneri. Ordine e applicazione, niente di più; e si sarebbe avuto un risultato decisamente diverso. Questa è la risposta dei “campioni”? Questa è la squadra che punta ai grandi traguardi? Per arrivare a vincere qualcosa devi fare trenta partite da “Juve – Inter“, una sola non basta. 

Juve versione letargo nei minuti iniziali, priva della corrente nervosa che deve essere innescata al fisco iniziale. Disattenzioni difensive, poca corsa, palla troppo lenta, così i bianconeri affrontano la partita che deve valere tre punti fondamentali in classifica. Grossmuller fallisce al 10 ‘ il vantaggio tirando alto da pochissimi passi da Buffon; Gigi ipnotizza l’avversario ma non riesce a fare altrimenti su Di Michele lanciato a rete, bloccando la palla con le mani fuori area, per una delle più classiche espulsioni per un portiere. Juve in dieci uomini già al 12′! Delneri toglie di conseguenza Krasic per giocare con il 4-3-2. Scelta assolutamente condivisibile, visto anche lo stato di forma del serbo. I padroni di casa hanno nel lancio lungo la tattica prevalente in fase offensiva, e questo in un certo senso agevola i bianconeri, che non devono tenere troppi difensori arretrati, permettendo a Chiellini di avanzare sulla linea di centrocampo, coprendo di fatto il vuoto lasciato da Krasic in mediana. Paradossalmente la Juve si mette meglio in campo, più quadrata e propositiva rispetto ai primi minuti, anche se le amnesie difensive continuano, visto che il Lecce punta al lancio sistematico in profondità, giocando sul filo del fuorigioco che non riesce mai ad essere attuato dalla nostra retroguardia. Infatti, poco dopo la mezz’ora è Chiellini a sbagliare il fuorigioco consentendo a Mesbah di presentarsi davanti a Storari e battere a rete. Uno a zero per il Lecce.

Non dà segni di risveglio la squadra che di Delneri, troppo leziosa e addirittura svogliata nella manovra, che regala palloni anche in disimpegno difensivo, palesando una inspiegabile e criminale involuzione caratteriale rispetto alla gara di sette giorni fa con l’Inter. Allora alla fine del primo tempo il mister mette Del Piero (445 partite che superano le presenze di Boniperti) per Toni, cercando di dare più personalità con l’ingresso del capitano trascinatore. Ma è ancora la difesa a soffrire tremendamente sulla sponda aerea di Di Michele per Bertolacci che buca ancora Storari per il due a zero.

Non basta al Lecce che vuole chiudere la partita, e sopratutto approfittare allo sbandamento totale della squadra juventina: tre contropiedi pazzeschi che arrivano davanti a Storari, ma il nostro portiere si conferma in due occasioni all’altezza del n.1 Buffon, mentre nella terza è Grossmuller che spara a lato a porta vuota! Entra anche Iaquinta per Sorensen, in uno spregiudicato 3-3-3 che ormai non ha nessuna necessità difensiva, ma solo di cercare di raggiungere un improbabile pareggio. Improbabile perchè la confusione e l’imprecisione dei bianconeri sono la migliore arma difensiva dei leccesi. Se non fosse per il secondo giallo di Vives al 70′ (due cartellini in un minuto), il forcing degli ospiti nei 20 minuti finali non avrebbe neanche potuto attiarsi, benchè sterile ed improduttivo. Una sola occasione in mischia per la Juventus, quando Iaquinta devia con la coscia una punizione di Del Piero, con la sfera che termina di poco a lato.

Per il resto è solo una piccola, piccola Juve.  

Il punto sul mercato di gennaio.

gen192011

Dopo due settimane dall’inizio del mercato di riparazione, il borsino ed il resoconto per la Juve è molto semplice: un acquisto (Toni), ed una cessione (Lanzafame). Zero soldi spesi, e zero soldi guadagnati. Considerando che l’infortunio di Quagliarella significa di fatto l’indisponibilità del giocatore fino alla fine della stagione, potremmo ipotizzare che il nostro bomber sia partito in prestito per sei mesi. La Juve quindi non si è rinforzata ma, anzi, si è indebolita. Il modo di guardare la stagione, il campionato, l’anno appena iniziato, è radicalmente cambiato dopo i primi 10-15 minuti della partita col Parma. Si è passati da una sensazione di ottimismo, dall’obiettivo scudetto, al ritorno del pessimismo cronico e della speranza di raggiungere quantomeno la Champions a fine stagione. A scandire questo drastico passaggio, due pesanti sconfitte e due vittorie stentate, rispettivamente col Catania B e con il Bari, ultima in classifica.

Ecco perché, dopo i buoni presagi di inizio stagione, e i primi problemi di gennaio (a proposito: vi siete chiesti perché la crisi della Juve è ricominciata dopo l’infortunio di Quagliarella?), ci si aspettava nella finestra di mercato, qualche colpo a sorpresa in grado di entusiasmare i tifosi juventini e sopratutto di far vedere quanto fosse determinata la società a non mollare gli obiettivi che si potevano concretizzare. Fino ad ora, invece, è stato fatto un solo “affare”, tra l’altro un mezzo giocatore senza più stimoli, ormai a carriera finita. Ma è anche vero che i calcoli, come sempre, bisogna farli alla fine, e sopratutto rapportarli al budget a disposizione. Che Marotta & C. stiano tenendo da parte il denaro per il colpo grosso? Ne dubitiamo, dal momento che si sono fatti scappare pure Dzeko dopo averlo inseguito per sei mesi buoni. Ma, nel frattempo, la dirigenza deve risolvere anche altri problemi già esistenti in seno alla rosa. La scelta “difficile” tra Buffon e Storari per esempio; l’uno, il portiere più forte al mondo, l’altro, il più in forma del momento. Non è sorprendente che il secondo lasci i bianconeri a gennaio, pur avendo ben chiaro il suo ruolo dall’inizio, ma lui ha sempre sfruttato al meglio le occasioni che il mercato gli ha concesso. Tuttavia, se Storari partirà, la Signora guadagnerebbe almeno 4 milioni di euro, oro puro in un momento come questo, dove la società è di fatto senza un centesimo. Soldi che potrebbero diventare di più in caso di partenze di altri due giocatori, il cui destino, però, è tutt’altro che segnato. Stiamo parlando di Sissoko ed Amauri. Il primo sembrava essere destinato ad andarsene, perché non giocava ed era in rotta con la società; invece, la società stessa lo ha momentaneamente tolto dal mercato per via della squalifica di Melo, e lui ha ripreso a giocare come ai vecchi tempi. Se qualcosa si muoverà in vista di una sua cessione, lo sapremo solo negli ultimissimi giorni di mercato.

Diversa invece la situazione di Amauri. Diciamoci la verità: chi se lo piglia? Il giocatore, oramai, è in rotta con i tifosi, stanchi e stufi di dover aspettare ancora il primo gol in Serie A di quest’anno (che sarebbe (tra l’altro il settimo in due anni). Tuttavia è consapevole che andando via dalla Juve non troverebbe un’altra squadra del suo prestigio e, soprattutto, che gli darebbe garanzie anche economiche. Ecco perché, nonostante tutto, non si vuole muovere da Torino. Ma se quel miracolo dovesse arrivare (e sarebbe la conferma autentica dell’esistenza della provvidenza divina), allora la Juve potrebbe accumulare un bel tesoretto da spendere, magari per un altro attaccante. Quello che manca in questo momento è un sostituto degno di Quagliarella, in grado di essere utile anche la prossima stagione. Identikit perfetto: Luis Fabiano del Siviglia. Di regola servirebbero almeno 10 mln per portarlo a Torino, ma la sensazione è che Marotta si sia davvero inventato qualcosa e che lo stia per portare davvero alla corte di Delneri, basta vedere come si è sbilanciato il giocatore su Twitter: “manca poco, spero andrà tutto per il meglio“. Se non è un’ufficialità, poco ci manca.

Juventus – Bari 2-1. Sulle ali dell’Aquilani.

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Pensavo ad inizio partita che se non si vinceva contro il Bari non si sapeva proprio con chi altro poter fare tre punti. Il risultato sembrava talmente scontato che l’attenzione della partita era totalmente rivolta al secondo ritorno di Buffon (dopo la Coppa Italia di giovedì), puttosto che sui temi tecnico tattici delle due squadre. Ma con la Juve di quest’anno non esistono risultati scontati, e sopratutto partite facili. I pericoli arrivano anche dal fatto di avere sempre gli uomini contati, visto che tutto sommato la squadra scesa in campo oggi è stata la medesima che ha giocato col Catania tre giorni fa. Questo è un momento difficile perchè chi viene messo in campo molto spesso non è al 100%, e nemmeno all’80. Il mister non ha la possibilità di lavorare su un gruppo completo e i giocatori non riescono a rifiatare. Gli infortuni sono sempre dietro l’angolo, andando a braccetto con la malasorte. E’ il momento di sostenere i nostri ragazzi, è il momento di far vedere il nostro attaccamento alla Juventus. Per fare i conti c’è ancora tempo.

Partita estremamante noiosa per almeno una mezz’ora, dove non succede assolutamente nulla; possesso palla sterile della Juventus che non trova sbocchi in attacco, nemmeno sui calci d’angolo dove le torri che salgono dalla difesa non riescono a trovare il pallone. Molti gli errori da entrambe le parti, da cui ne scaturisce un gioco spezzettato e molto frammentario. La prima “occasione” giunge al 30′ quando la conclusione di Sissoko viene ribattuta di testa da un difensore. Tre minuti dopo Del Piero tenta di sorprendere Gillet su calcio di punizione da posizione laterale, ma la conclusione è di poco alta sulla traversa. Molto mobile Krasic nei primi minuti, che viene come al solito troppo spesso ignorato dai compagni, finendo così per perdere entusiasmo nel gioco e spegnendosi col passare due minuti. E’ sempre il capitano ad illuminare la scena e a creare spettacolo, prendendo palla e puntando gli avversari come nei tempi migliori. E quando Alex si mette anche ad azzeccare le punizioni, allora il risultato è assicurato: palla all’incrocio e Juve in vantaggio: uno a zero per noi!

Squadre negli spogliatoi con un importante vantaggio bianconero che permette di pianificare meglio la seconda parte della gara. Delneri decide di non far entrare subito Martinez,che già si scaldava nel finale del primo tempo. Ma i bianconeri non si scuotono e continuano a giochicchiare in modo soporifero, permettendo al Bari di prendere coraggio e di portarsi in avanti alla ricerca del gol. Infatti, alla prima combinazione veloce dei baresi, ecco il pareggio di Rudolf, che mette in rete un retro passaggio di Alvarez.

Il Bari fa male in velocità, sopratuttto perchè alcuni uomini non riescono a tenere il passo di un ritmo che non sia quello tra scapoli e ammogliati; parliamo ad esempio di Sissoko, Sorensen, ( che prende il cartellino gillo alla sterza volta in cui viene saltato in velocità) e di Aquilani. Il momento di Martinez arriva al 60′, quando smette la tuta e prende il posto di un anonimo Giannetti. Delneri vede e capisce la difficoltà di Sorensen sulla corsia di sinistra, così sostituisce il giovane difensore con Marco Motta. Non cambiano le difficoltà su quella corsia, dove la squadra di Ventura continua ad infilarsi in modo pericolosissimo, replicando la stessa azione del pareggio, senza che  Okaka riesca a concretizzare davanti alla porta.

Ora la partita entra nel vivo, perchè i bianconeri spingono per arrivare al vantaggio e il Bari capisce che dietro non siamo irresistibili. Proprio la difesa è il reparto dove si concentra il nostro mister, andando a sostituire Traoré per Grygera. La svolta arriva al a dieci minuti dal 90′ quando Alex mette in area un pallone che la difesa del Bari respinge di testa al limite dell’area dove si avventa Aquilani che spara direttamente in rete: due a uno per la Juve!

I nostri si sbloccano psicologicamnete e le azioni diventano più ariose e ficcanti, anche se dobbiamo registrare una ennesima dubbia caduta di Krasic che va solo a danno del gicatore stesso.
La partita finisce a nervi tesi, con il Bari riversato in avanti con la forza della disperazione, e la Juve ad allontanare il pallone con la stessa disperazione di chi non ha altre armi da giocare.

Una bella nota meritano i tifosi juventini, che espongono lo striscione per Buffon: “Le tue parole dimostranoil tuo valore; Gigi campione vero, per sempre binaconero“; e poi, i cori giusti e meritati per Marco Storari. Questo è tifo.

Prepartita Juventus – Bari. Formazioni e curiosità.

gen162011

Non c’è pace per la Juve. Se non sono gli infortuni sono le polemiche, se non sono i risultati è il mercato; certamente non si corre il rischio di non trovare argomenti su cui scrivere, sopratutto in questo periodo. Buffon è rientrato, ha parato, ha dimostrato di essere ancora il numero uno. Viva Buffon! Ed ecco Storari che se ne vuole andare. Il sogno accarezzato dal “numero 2″, e cioè quello di soffiare il posto al grandissimo Gigi, non è durato nemmeno una partita. Già, perchè come è stato provato in Coppa Italia, Delneri ha deciso immediatamente di riconfermarlo per la sfida di campionato col Bari. Speriamo che quella di Storari sia solo una delusione momentanea, visto che non è escluso che Buffon possa aver ulteriori piccoli risentimenti per il più gravoso impegno sul campo.

In difesa il mister è costretto a sostituire l’infortunato Grosso con il fresco Grygera che verrà schierato a sinistra, una posizione dove spesso ha fatto meglio che a destra; Sorensen sarà chiamato a riprendere le buone prestazioni delle prime gare, mentre Chiellini e Bonucci presidieranno la zona centrale. Quest’ultimo vivrà la sfida del grande ex, visto che lasciò proprio i baresi per tentare il grande salto nella Juventus. A centrocampo Marchisio rimpiazzerà lo squalificato Felipe Melo, a cui mancano ancora due giornate da scontare, mentre Aquilani dovrà orchestrare una manovra che non dovrebbe essere così difficoltosa a metà campo. In grande spolvero Pepe sulla fascia sinistra, che da quando ha iniziato a sentire il fiato di Martinez sul collo, sembra un giocatore totalmente diverso da quello che si è presentato a Torino. Sulla fascia opposta ci sarà il solito Krasic, a cui si spera verranno offerti più palloni giocabili del solito. I suoi cross saranno preda di Amauri, recuperato in extremis dall’infortunio al setto nasale, mentre di Luca Toni ce ne possiamo dimenticare per almeno tre o quattro partite. A fianco del brasiliano l’instancabile Alex Del Piero, con il giovane Giannetti pronto a subentrare a partita in corso.

Il Bari si presenta all’Olimpico come ultimo in classifica, ma sicuramente non senza velleità di strappare qualche punto insperato, vista la generosità della Signora verso molte squadre bisognose. Indisponibile per i pugliesi una nostra vecchia conoscenza, il centrocampista Almiron che già come ex ci ha castigati precedentemente. In avanti l’insidioso duo Okaka – Kutuzov.

Juventus – Catania. Formazioni e curiosità.

gen132011

C’è qualcosa che rende speciale una partita normale. Al di là dell’importanza dell’obiettivo Coppa Italia, sottolineato con forza da Marotta forse più per evitare ulteriori figuracce piuttosto che per una reale convinzione di vittoria, il ritorno di Gianluigi Buffon tra i pali chiude una parentesi negativa per il più forte numero uno bianconero della storia. Tanti mesi di stop, tante voci di mercato, tanti botta e risposta a distanza con società e allenatore, una crisi depressiva…. e sullo sfondo un “numero due” che (fortuna per la Juve) si è messo a parare come Gigi faceva. Insomma, peggio di così non poteva essere per Buffon. Ma sappiamo bene che nel silenzio della sua riservatezza, il giocatore si è allenato duramente per tornare ancora più forte di prima, e stasera, per la prima volta dopo quell’ultima partita disputata a San Siro (era il 15 maggio, contro il Milan), Superman ha la possibilità di ritornare a volare. Basta piscine, basta massaggi, basta palestra, questo è il mometo del campo e del pallone.

L’appuntamento casalingo di stasera è valido per la qualificazione agli ottavi di Coppa Italia. Una partita da non sottovalutare, perchè dopo due sconfitte consecutive (ed un pareggio a Verona col Chievo), questa Juve ha solo bisogno di rialzare la testa e riprendere un po’ il morale. Senza entusiasmo e senza autostima non c’è nessuno schema che possa funzionare. Anche il Catania proviene da due sconfitte consecutive, anche se la situazione dei siciliani è ben diversa, visto che le due sconfitte sono maturate contro Inter e Roma, per di più in modo immeritato; quindi effettuando sempre buone prestazioni contro grandi avversari.

Delneri potrebbe decidere di dare largo spazio ai “rientranti”: parliamo di Iaquinta, Martinez, Traoré e ovviamente Gigi Buffon già sicuro. Nel computo va sicuramente tenuto in considerazione il fatto che più giocatori siano utilizzati subito dal primo minuto, e più si avrà la necessità di procedere a delle sostituzioni nella ripresa. Le continue ricadute di Sissoko, Iaquinta, Traoré e Martinez, non garantiscono tenuta fisica e atletica per 90′. Luca Toni invece, risulta pienamente recuperato e potrà essere certamente della partita. Frattura al setto nasale invece per Amauri, che non ha potuto nemmeno essere convocato. Questa la probabile formazione della Juve: Buffon; Sorensen, Legrottaglie, Chiellini, Traoré; Krasic, Sissoko, Melo, Martinez; Toni, Iaquinta.

L’appuntamento è per questa sera, allo Stadio Olimpico ore 9,00.

Juventus – Roma 1-2. Che c’è di strano?

gen242010

E’ inutile nascondersi dietro l’evidenza dei fatti. Anche durante la manifestazione di oggi dei tifosi juventini, intesa a protestare contro la società e la squadra, serpeggiava la certezza di quella che sarebbe stata l’ennesima disfatta. Vorrei capire se c’è ancora qualcuno che crede in una ripresa della squadra ai livelli delle prime vittorie di campionato. Gli acquisti che avrebbero dovuto rinforzare la rosa di Ferrara si sono ridotti a Paolucci e Candreva, pertanto non ci rimane altro che aspettare il rientro degli infortunati, e continuare a contare le sconfitte. Già però con Sissoko la squadra è cambiata, come abbiamo detto molte volte; ma ciò non è sufficiente. Occorre trovare poi un assetto, un modulo, e iniziare a vincere, e poi a metterne in fila due, tre, quattro…. tenendo presente che le squadre che ci contendono al Champions non si fermeranno ad aspettarci.

E’ bastato vedere Del Piero al tiro (alto) dopo solo un minuto, per far sperare e pensare ad una partita completamente diversa dalle altre, come a voler scacciare immediatamente il grande problema della Juve, l’assenza di iniziativa e quindi di tiri in porta. Ma già nei primi minuti esce Toni per infortunio, costringendo la Roma a giocare in dieci per la non immediata disponibilità di Totti. In questo frangente si apprezza ancora meglio quello che sarà un buon possesso palla della Juve, unita alla discreta circolazione di palla, interrotta solo per alcune imprecisioni elementari dei nostri in fase di palleggio. All’8′ la Juve ha una fulminea ripartenza, che meriterebbe più della conclusione alta di Salihamidzich che poteva fare decisamente meglio senza la pressione diretta di alcun avversario.

Risponde la Roma con Vucinic, che conclude a lato da posizione defilata, ma sono i bianconeri ad insistere in avanti, con un tiro-cross di Marchisio su cui Amauri non arriva davvero per un soffio. I giallorossi sembrano più impegnati nel contropiede piuttosto che nel contenimento, di conseguenza la squadra di Ferrara è più libera di giocare e di esprimere le qualità di Diego in fase di impostazione.

Uno scellerato colpo di tacco di Legrottaglie libera Totti in area di rigore, ma fortunatamente “er pupone” conclude altissimo. Le occasioni migliori sono comunque marchiate bianconero, con Grygera che mette un bellissimo cross in area che Amauri non riesce a deviare nel migliore dei modi a due passi dalla porta. Sulla fascia opposta è Grosso ad offrire una bellissima palla al nostro centravanti, ma il brasiliano mette fuori di testa, pur battendosi molto bene in area. Anche Legrottaglie fa valere i suoi centimetri su calcio d’angolo, colpendo di testa ma senza segnare.  

I giallorossi finiscono in avanti, ma ciò non toglie il bel primo tempo della squadra di Ferrara che ha creato tante occasioni quante in tutto il girone di andata. Passi avanti anche nel gioco e nella mentalità, oltre che nel progresso dei singoli, guidati benissimo dal monumentale Sissoko a metà campo, che gioca bene in copertura su Totti e supera spesso l’uomo creando grossi problemi ai mediani avversari.

Roma che riparte con buon piglio, con Totti che in area tenta la deviazione, rimpallata bene da un attento Legrottaglie. I giallorossi cercano di portarsi stabilmente nella metà campo bianconera, ma nel miglior momento degli ospiti arriva quasi a sorpresa il gol di Alex Del Piero! Triangolazione al limite dell’area Diego – Amauri – Del Piero, con il brasiliano che serve un pallone alto al capitano in posizione molto angolata; la conclusione di Del Piero è tanto precisa quanto efficace: uno a zero per la Juve! Un gol che solo Alex poteva fare.

Ci riprova il capitano al 16′ su punizione, ma non sono più le micidiali pennellate di Pinturicchio. Partita che cala di intensità, con le squadre quasi a studiarsi nuovamente, ma è un suicidio di Chiellini e Grosso a rompere l’equilibrio del momento, quando Giorgione regala, ahimè, la palla alla Roma e Grosso che mettendo il braccio su Taddei lo invita letteralmente alla caduta. Calcio di rigore trasformato da Totti per il pareggio giallorosso

Juve che reagisce ma rischia in un paio di contropiedi, su uno dei quali avviene l’espulsione di Buffon che aggancia Riise lanciato a rete da solo. Espulsione giustissima, ma senza nessuna colpa per Gigi, messo alle strette dalla situazione di gioco. Esce Del Piero per far posto a Manninger, lasciando Amauri unica punta in avanti. Ferrara ridisegna ancora la squadra dopo qualche minuto, facendo esordire Candreva al posto di Grygera, con Brazzo che retrocede in difesa e l’ex livornese a prendere la fascia destra.

Ultimo colpo di testa del centravanti (conclusione parata) su cross del debuttante bianconero, dopo un bellissimo slalom di Sissoko (migliore in campo), e il brasiliano esce per lasciare posto a Paolucci nei minuti finali. Ma a tempo ormai scaduto, il micidiale Riise si avventa su un cross di Pizarro su cui Candreva non copre per niente bene: è la beffa, due a uno per la Roma e partita finita.

Nell’anniversario della scomparsa di Gianni Agnelli è proprio il caso di dire: “Una Juve che sarebbe DISpiaciuta all’Avvocato“.

Messi vince il Pallone d’Oro 2009.

dic12009

 

 

 

 

 

 

 

 

Ognuno ha la “formica atomica” che si merita. Così, mentre il nostro Giovinco fa la spola tra il campo e la panchina, l’altro piccoletto (quello del Barça) sbaraglia la concorrenza dei più grandi campioni del calcio europeo, mettendo in fila dietro di sè gente come Cristiano Ronaldo, Xavi ed Iniesta, e vincendo l’edizione 2009 del Pallone d’Oro. Non a caso un plebiscito di giocatori che militano nel calcio spagnolo, se consideriamo anche un certo Ibrahimovic. E come non riconoscere il premio a Lionel Messi, che oltre alle luci della ribalta dovute alla sua bravura, può contare anche sul palcoscenico di questo straordinario Barcellona, capace di comandare con straordinaria semplicità sia in campo nazionale che internazionale (l’ultimo termine non è un casuale riferimento ai nerazzurri).   

L’anno scorso, in concomitanza con l’assegnazione del premio a Cristiano Ronaldo, avevamo scritto un commento che voleva essere anche un augurio, inserendo le foto di Buffon e Chiellini che ci pareva potessero essere dei validi candidati anche in controtendenza con il ruolo di attaccante che la fa da padrone in ogni edizione. Purtroppo sappiamo bene com’è andata, anche se di fatto, se togliamo l’ultima prestazione di Cagliari, Gigi ha davvero fatto la differenza in questo 2009. Sicuramente, per quanto si può pronosticare, la Juventus non potrà vantare per lungo tempo tra le sue fila un vincitore del Pallone d’Oro. Questo perchè i campioni bisogna pagarli troppo, o prenderli a tempo debito.

In entrambi i casi questa dirigenza non nè ha i mezzi.

Iaquinta: operazione al menisco ok. Per Buffon c’è tempo.

ott272009

Perfettamente riuscito l’intervento al menisco a cui è stato sottoposto Vincenzo Iaquinta nella mattinata di oggi. Ora non rimane altro che la riabilitazione. Quaranta giorni di stop, salvo complicazioni (e la precisazione non è casuale). A dicembre dovrebbe toccare anche a Buffon, ma il problema del portirone sembra non essere così urgente. I medici e i preparatori si esprimono in modo piuttosto positivo sulla tenuta del ginocchio di Gigi, dicendo che l’intervento chirurgico può essere tranquillamente rimandato in quanto il ruolo del n.1 non richiede quei movimenti così esplosivi come per esempio quelli di un attaccante e che pertanto Buffon può effetture sedute d’allenamento più leggere in questo senso.

Ma una considerazione sorge spontanea. A parte che l’esplosività si allena comunque nei portieri (ed è una dote fondamentale), ma a furia di non allenarla, quanto renderà Buffon in campo? Quante parate non riuscirà a fare per la poca esplosività? In quanto tempo andrà fuori forma?

Sono cose da non sottovalutare……

Juventus – Livorno 2-0. Super Buffon!!!

set192009

“Voglio una Juve spietata”, aveva detto Ferrara alla vigilia della partita di oggi con il Livorno, e se poi assieme alla concretezza ci si mette anche un portiere che sigilla letteralmente la porta, allora davvero non c’è partita! Gigi non ce le venga a raccontare, quando dice che l’anno scorso parava come quest’anno, la differenza c’è e tutti l’hanno notata. Probabilmente l’anno scorso mancavano le motivazioni, e forse anche lui non credeva fino in fondo nel progetto di Ranieri; può essere che il colloquio di questa estate con John Elkann abbia fatto scattare una molla nella testa di Buffon, fatto sta che in queste prime partite il nostro portierone è veramente insuperabile.

Suo il merito di questa vittoria, perchè nonostante i gol di Iaquinta e Marchisio, il numero 1 bianconero ha salvato non meno di sei gol del Livorno, e questo la dice lunga sul filtro della difesa. Retroguardia schierata con il rientrante Grygera, i centrali Legrottaglie – Chiellini, e Grosso a sinistra; centrocampo a tre con Camoranesi, Poulsen e Marchisio; in attacco Iaquinta e Trezeguet assistiti da Giovinco.

Avvio da far girare la testa, con Giovinco e Camoranesi al tiro già nel primo e nel quinto minuto, ma è già Buffon a salvare tra le nostre due occasioni. Il Livorno è venuto a Torino per giocare la sua partita, ma i bianconeri applicano alla lettera il volere di Ferrara, cercando di chiudere subito la partita: Iaquinta dimostra di essere uno degli attaccanti più in forma del campionato, e uno dei più forti di testa. Uno a zero per noi!

Amaranto tutt’altro che dimessi o demoralizzati, il loro gioco è decisamente ficcante e la nostra difesa soffre, concedendo tante, troppe occasioni per una squdra che lotta per la salvezza e che gioca in trasferta. Ma la partita è bella proprio per questo, e il ritmo è letteralmente indiavolato. Trezeguet tira alto finalizzando un bello schema di punizione. I livornesi rispondono con un diagonale fuori di pochissimo. Il genio di Camoranesi serve un pallone fantastico in profondità per Marchisio, che seppur in equilibrio precario riesce a battere il portiere con un colpo morbido. Grande gol o cross sbagliato? Poco importa: Due a zero per la Juve in meno di mezz’ora!  

Miracolo Gigi che sbarra la porta a Lucarelli, mentre la Juve cerca di affinare la sua manovra non troppo convincente. Camoranesi si muove su tutta la linea di centrocampo, come una sorta di fantasista alle spalle di Giovinco, mentre Poulsen ne è l’antitesi conclamata: mai nessuna iniziativa degna di segnalazione. Il primo tempo finisce con Iaquinta che spara sul portiere un buon assist di Giovinco su punizione.

In apertura di secondo tempo Iaquinta subisce un fallo da rigore in area, che non viene rilevato dall’arbitro seppur in buona posizione per valutare. Il Livorno non smette di giocare la sua partita, impegnando ancora Buffon nel salvare un pallonetto pericolosissimo a metà strada tra il tiro e il cross. Al quarto d’ora Ciro sostituisce Giovinco per De Ceglie, senza rinunciare al “suo” 4-3-1-2, affidando la “regìa dell’attacco” a Camoranesi. L’argentino però si rivela troppo stanco per questo compito fatto di brillantezza, corsa, fantasia, e velocità d’esecuzione. Di lì a poco viene sostituito con il giovane e bravissimo Marrone, prodotto del vivaio che ricalcherà le orme di Marchisio.

Camoranesi non era l’unico stanco, tant’è che i bianconeri sono un po’ sulle gambe, peccano di lucidità e di freschezza atletica, tanto da indurre Ciro a sostituire Trezeguet per Amauri nella speranza di tenere di più la palla in attacco, non prima di aver visto il francese sbagliare un gol clamoroso davanti al portiere. David esce comunque tra gli applausi dell’Olimpico.

La partita scivola verso un finale tranquillo (con il Buffon di stasera c’era proprio da essere rilassati), e i tifosi possono festeggiare la quarta vittoria consecutiva (sesta consecutiva sulla panchina della Juve per Ferrara).

Nel labiale di Buffon la lite Ranieri – Camoranesi.

mag42009

E’ scoppiata in serata la “bomba“, secondo la quale voci attendibili svelavano il perchè del rientro in campo anticipato di Buffon nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo. Una mossa che molti avevano dapprima interpretato come una voglia di ricominciare subito a giocare e far vedere quanto la Juve ci tenesse a riacciuffare il risultato. Ma in campo c’era solo Gigi, mentre la squadra era tutta negli spogliatoi. Un atteggiamente alquanto singolare che non aveva mai avuto precedenti in casa bianconera.

Poi, durante il riscaldamento qualcosa di diverso si intuiva dal labiale del nostro portiere. Tante imprecazioni (“porca t…” e “porca p…” le più gettonate) ripetute come una litanìa e in mezzo molte frasi “lette” a spezzoni. Certamente si è capito benissimo quel “se perdiamo non torniamo più a casa“, che racchiude tutto lo stato d’animo e la situazione psicologica che vivono giocatori e tifosi in questo momento. E alla fine della partita, dopo il gol del pareggio leccese, ecco ancora Gigi protagonista, dicendo “non ce la faccio più” e “non ne posso più“, dette correndo mentre guadagna lo spogliatoio.

Frasi pesanti, ben diverse da quelle distensive che il portierone ha sempre usato da quando è alla Juventus. Fin qui ciò che si era visto in campo. Quello che ovviamente i più non potevano sapere era la causa scatenante di tutto questo. Al rientro negli spogliatoi, Ranieri avrebbe comunicato a Del Piero e a Camoranesi la sua decisione di cambiarli. Se il capitano incassava da gentlemen la sostituzione, l’argentivo ribatteva al tecnico fino a portare la discussione a parole pesanti. E’ chiaro che nessuno può dire se sia stato Ranieri a mancare di rispetto al giocatore o viceversa, ma sicuramente Buffon ha visto che si erano passati i limiti. Limiti di rispetto reciproco ma anche per le posizioni occupate da entrambi.

Ecco quindi che Buffon, per lanciare un campanello di allarme, ha alzato i tacchi e se n’è tornato in campo. Ovviamente in settimana ci saranno particolari più precisi sulla questione, e forse anche un chiarimento tra i due. Ma la cosa fa capire che la squadra non è tutta con Ranieri. E la società non stia a guardare.