Lecce – Juventus 2-0. E poteva essere peggio.
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Cosa trasforma una squadra da attenta e combattiva a molle e e svogliata? Il carattere che non c’è, la poca fame di vittorie, in sintesi la superbia. La domanda è: ma chi si crede di essere la Juventus? E’ forse vincendo una gara grazie ad una traversa a porta vuota dell’avversario che si crede di essere diventati d’incanto una squadra con la “s” maiuscola? I bianconeri la ”s” non ce l’hanno proprio, nè maiuscola nè minuscola. Si può vincere o pedere ma ci sono più modi per fare le cose, e l’undici di Delneri riesce molto spesso a farlo nel peggiore dei modi. Con un Lecce decimato dalle assenze (ben quattro i giocatori out per De Canio), il problema principale, come sottolineato nel nostro prepartita, stavo proprio nella concentrazione, nell’affrontare un avversario decisamente inferiore, con la stessa mentalità e motivazione che aveva fatto definire un’altra Juve – Inter anche a Delneri. Ordine e applicazione, niente di più; e si sarebbe avuto un risultato decisamente diverso. Questa è la risposta dei “campioni”? Questa è la squadra che punta ai grandi traguardi? Per arrivare a vincere qualcosa devi fare trenta partite da “Juve – Inter“, una sola non basta.Â
Juve versione letargo nei minuti iniziali, priva della corrente nervosa che deve essere innescata al fisco iniziale. Disattenzioni difensive, poca corsa, palla troppo lenta, così i bianconeri affrontano la partita che deve valere tre punti fondamentali in classifica. Grossmuller fallisce al 10 ‘ il vantaggio tirando alto da pochissimi passi da Buffon; Gigi ipnotizza l’avversario ma non riesce a fare altrimenti su Di Michele lanciato a rete, bloccando la palla con le mani fuori area, per una delle più classiche espulsioni per un portiere. Juve in dieci uomini già al 12′! Delneri toglie di conseguenza Krasic per giocare con il 4-3-2. Scelta assolutamente condivisibile, visto anche lo stato di forma del serbo. I padroni di casa hanno nel lancio lungo la tattica prevalente in fase offensiva, e questo in un certo senso agevola i bianconeri, che non devono tenere troppi difensori arretrati, permettendo a Chiellini di avanzare sulla linea di centrocampo, coprendo di fatto il vuoto lasciato da Krasic in mediana. Paradossalmente la Juve si mette meglio in campo, più quadrata e propositiva rispetto ai primi minuti, anche se le amnesie difensive continuano, visto che il Lecce punta al lancio sistematico in profondità , giocando sul filo del fuorigioco che non riesce mai ad essere attuato dalla nostra retroguardia. Infatti, poco dopo la mezz’ora è Chiellini a sbagliare il fuorigioco consentendo a Mesbah di presentarsi davanti a Storari e battere a rete. Uno a zero per il Lecce.
Non dà segni di risveglio la squadra che di Delneri, troppo leziosa e addirittura svogliata nella manovra, che regala palloni anche in disimpegno difensivo, palesando una inspiegabile e criminale involuzione caratteriale rispetto alla gara di sette giorni fa con l’Inter. Allora alla fine del primo tempo il mister mette Del Piero (445 partite che superano le presenze di Boniperti) per Toni, cercando di dare più personalità con l’ingresso del capitano trascinatore. Ma è ancora la difesa a soffrire tremendamente sulla sponda aerea di Di Michele per Bertolacci che buca ancora Storari per il due a zero.
Non basta al Lecce che vuole chiudere la partita, e sopratutto approfittare allo sbandamento totale della squadra juventina: tre contropiedi pazzeschi che arrivano davanti a Storari, ma il nostro portiere si conferma in due occasioni all’altezza del n.1 Buffon, mentre nella terza è Grossmuller che spara a lato a porta vuota! Entra anche Iaquinta per Sorensen, in uno spregiudicato 3-3-3 che ormai non ha nessuna necessità difensiva, ma solo di cercare di raggiungere un improbabile pareggio. Improbabile perchè la confusione e l’imprecisione dei bianconeri sono la migliore arma difensiva dei leccesi. Se non fosse per il secondo giallo di Vives al 70′ (due cartellini in un minuto), il forcing degli ospiti nei 20 minuti finali non avrebbe neanche potuto attiarsi, benchè sterile ed improduttivo. Una sola occasione in mischia per la Juventus, quando Iaquinta devia con la coscia una punizione di Del Piero, con la sfera che termina di poco a lato.
Per il resto è solo una piccola, piccola Juve. Â









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