
La Juve delude alla grande i propri tifosi, che nelle ultime ore avevano affollato i botteghini, galvanizzati dalle riaccese speranze Champions, dovute alle sconfitte di Lazio e Udinese. Cinque erano i punti che ci separavano dalla zona dell’Europa “che conta”, fino a dieci minuti dalla fine, anche se le prestazioni e le poche vittorie bianconere non sembrano mai di caratura “internazionale”, ma molto spesso sembrano quelle di una semplice squadra di mezza classifica, a cui ogni tanto “gira bene” perchè le riescono gli schemi tanto provati in allenamento. Juve non diversa dalle altre volte, con Catania rinunciatario finchè ha capito chi aveva davanti. Basta guardare dopo l’80′ minuto, quando i siciliani hanno deciso di premere il piede sull’acceleratore: panico. La peggior difesa casalinga di serie A (quella della Juve, non quella del Catania!), rischia pochissimo per gran parte della partita, più per demerito degli ospiti che per un impeccabile atteggiamento dei padroni di casa, che, anzi, ogni qualvolta si debba vincere, appaiono al contrario, svuotati. A questi giocatori bisogna credere chi credeva nella Champions e chi no.
Passano soli 40 secondi e arriva il solito, stupidissimo giallo di Motta, che Delneri spesso difende e nomina “uno dei migliori in campo”, solo perchè il suo diretto avversario abbia fatto cento cross ma non sia riuscito a segnare nessuna rete. Juve attendista che non riesce a sciogliere le gambe, come se fosse in campo per difendere già un risultato acquisito. La partita cambia al 18′, quando un fallo di mano che nessuno ha visto, viene fischiato nell’area del Catania: è il calcio di rigore che trasforma magistralmente Del Piero, per l’1 a 0 juventino.
Il gioco latita come al solito, e come spesso succede sopratutto in casa, quando la Juve deve costruire e proporre, evidenziando tutti i limiti tecnico, tattici ed organizzativi. Le punte agiscono troppo distanti tra di loro, spesso per ricoprire zone del campo che non sono presidiate dai compagni, col risultato che spesso si vedono cambi gioco larghi, anzichè scambi stretti in velocità per andare in porta. Ma la buona sorte aiuta i bianconeri al 37′, quando Krasic mette un invitante pallone basso in area, che carambola prima sui piedi di un difensore, e poi sul busto di Del Piero, che devìa in rete in uno dei più classici gol alla … Pippo Inzaghi. Due a zero e, verrebbe da dire, massimo risultato col minimo sforzo!
Il Catania mette i brividi solo al 38′, con una traversa micidiale che salva la porta di Buffon. Ma il nostro portiere non è l’unico a preocuparsi, perchè Andujar è costretto a deviare una difficile punizione… indovinate di chi? Proprio del capitano. Secondo tempo decisamente più vivace; Sorensen sostituisce Motta (causa di forza maggiore, visto il cartellino giallo). Il Catania inizia ad affacciarsi timidamente nella nostra metà campo, con Bonucci salva che è costretto a fare gli straordinari sulle prime palle tese che arrivano dalle fasce. Dall’altra parte Alex illumina il gioco con colpi di classe esaltanti, ma la luce abbagli anche i compagni, che non riescono a seguire i suoi suggerimenti. In particolare Aquilani appare annebbiato per il numero di passaggi sbagliati ed il poco dinamismo che dà alla manovra. Distratto dalle sirene di mercato? La fragilità di un piccolo giocatore. Al 66′ esce un Matri poco lucido, per Luca Toni. Buffon respinge intanto un altro tiro di Gomez…
Incredibile azione del Catania: Sorensen e Grosso lasciano passare Berghessio e Gomez che fuggono sulle fasce e accorciano le distanze all’80′. Due a uno che mette la paura addosso alla Juve. Le gambe che tremano si vedono due minuti più tardi, quando i bianconeri sbagliano il contropiede decisivo, quattro contro uno! Il tiro finale viene rimpallato a Pepe, ma la colpa più grande è di Krasic, che invece di rimanere largo per allontanare l’unico difensore dai compagni, si stringe verso il centro portando di fatto l’avversario vicino ai compagni. Più passa il tempo e più penso che Krasic sia assolutamente sopravvalutato.
Ma in pieno recupero, ecco la beffa: punizione dal limite ripetuta per un fallo di mano inesistente di Felipe Melo, e pallone che finisce in rete. Triplice fischio finale e Juve sempre più in basso.