Il punto sul mercato della Juve.

mag182011

Esattamente due anni fa, nel magio 2009, scrivemmo su queste pagine “Antonio Conte vicinissimo alla Juve“. Non era l’ennesima bufala di mercato, ma l’ex capitano era stato veramente ad un passo dalla panchina bianconera, salvo poi essere scartato all’ultimo istante da Blanc. Ma dopo i vari Benitez, Capello, van Gall, Spalletti e Mazzarri, è ancora lui il nome più caldo per giudare la Juventus la prossima stagione. La storia di Antonio Conte e della Juventus è destinata prima o poi ad incrociarsi, per un sacco di motivi. Il giovane tecnico mi sembra l’uomo giusto per guidare la squadra, visto anche l’appoggio incondizionato di tutta la tifoseria, al contrario di tutti i precedenti mister. Bisognerà però attendere la fine del campionato per avere delle certezze, dal momento che la società pare abbottonata nel suo silenzio, per rispettare il lavoro di Gigi Delneri.

Ad ogni modo, possiamo sperare dopo tanti anni, di riavere un campione vero in campo l’anno prossimo. Marotta aveva detto che quest’anno avremmo fatto un mercato come si deve: meno giocatori, più qualità. E così sarà: Pirlo, Ziegler e Pazienza (tre svincolati) non fanno parte dei campioni promessi da Marotta, ma sono ottimi rinforzi. I colpi di mercato saranno altri. Bastos, ormai bianconero, aspetta solo il passaporto francese per poi firmare con la Juve. Beck e Lichtsteiner per la difesa, con Montolivo o Aquilani per il centrocampo (se il riscatto di quest’ultimo si ridurrà sensibilmente). Il vero sforzo economico sarà fatto in attacco: si seguono Benzema e Aguero, senza dimenticarsi di Tevez; ieri i dirigenti bianconeri al completo, hanno incontrato in sede il procuratore di Aguero e Sissoko. Non serviva certamente un summit per trattare la cessione del maliano, al contrario invece dell’acquisto dell’argentino, per il quale bisogna trovare un’alternativa alla clausola di rescissione fissata intorno ai 45 milioni di euro.

Qualche giorno fa Marotta ha incontrato anche il presidente del Real Madrid, e tra i due è nata un’alleanza che non può altro che farci piacere: al Real interessano Sissoko, Melo, Amauri e Chiellini. Niente da fare per Chiello, che resterà alla Juventus, per gli altri invece glieli possiamo portare anche a piedi. Le richieste juventine invece sono dirottate verso Karim Benzema, Diarra e Gago. Perez vorrebbe trattenere Benzema, ma Mourinho non ha intenzione di puntare su di lui a causa di limiti caratteriali; per questo motivo potrebbe essere ceduto. Diarra e Gago sarebbero molto utili, visto che con l’arrivo di Pirlo avremmo bisogno di un grande incontrista in mezzo al campo. Nel frattempo Marchisio ha rinnovato fino al 2016, sperando di vederlo giocare qualche partita nel suo ruolo ideale anzichè sempre più relegato sulla fascia. 

La carne al fuoco c’è, speriamo che qualche bistecca venga cotta.

Chiellini firma lo stile Juve.

nov252010

 

 

 

 

 

 

 

Il rinnovo del contratto firmato da Giorgio Chiellini fino al 2015, segna una tappa importante per la Juventus (che fa di Giorgione il futuro capitano bianconero), per il giocatore (che concluderà la sua carriera ad alto livello a Torino), e sopratutto per il mondo del calcio (che per quanto riguarda i contratti dei calciatori non sarà più lo stesso). Esagerati? Forse, ma non troppo.

Ma facciamo un passo indietro, per chi non fosse ancora al corrente dei dettagli. Il difensore juventino ha firmato il rinnovo accettando clausole mai incluse fino ad oggi nel contratto di un calciatore. Dettagli vincolanti sotto l’aspetto del comportamento (partecipazioni o presenze agli eventi da concordare con la società), dell’immagine (look elegante o al massimo casual sportivo), dell’impegno ad allenarsi anche fuori dal gruppo, dell’ingaggio a rendimento (che prevede la decurtazione del 30% in caso di retrocessione e del 10% in caso di non rispetto delle suddette clausole. Roba forte, per dirla con uno slang molto giovanile. Si può essere d’accordo oppure no, ma non si può non essere “sorpresi della sorpresa”, in quanto i dettagli non sono mai trapelati prima dell’ufficializzazione, e sopratutto non si può non concordare che tutto questo porterà a rivedere le trattative tra giocatori e società, equiparando i calciatori a veri e propri dipendenti dei loro datori di stipendio, a cui devono rendere conto nel comportamento, nel rendimento e nell’immagine.

Dicevamo che si può anche non essere d’accordo e considerare queste misure troppo restrittive della libertà dell’uomo al di fuori del terreno di gioco, nella sua sfera privata e nelle sue scelte personali, ma con quale coraggio poi potremmo lamentarci di questo o quel giocatore che si attarda ogni domenica sera nelle discoteche più in voga della sua città, che esulti dopo un gol facendo il saluto fascista (alla Di Canio) o il pugno chiuso (alla Lucarelli),  che si presenti davanti agli sponsor con orecchino, braccia tatuate, maglia aderente, infradito e magari anche un po’ brillo! La professionalità non si manifesta solamente nel rettangolo di gioco, e questo finalmente si comincia a capire! Già Luciano Moggi aveva ripreso la bonipertiana usanza di far tagliare i capelli e di esigere un comportamento decoroso e disciplinato da parte dei sui ragazzi, ma Marotta è andato ancora oltre. Big Luciano aveva metodi più bruschi e risolutori dell’attuale Direttore Generale, lui imponeva con la voce e se non andava bene finivi fuori rosa. Marotta invece alza poco la voce, ma mette tutto nero su bianco, cosicchè si creino all’interno della squadra delle regole chiare che tutti debbano rispettare. L’intervento della società nel vagliare anche le proposte di collaborazione tra sponsor e calciatori, così come “obbligare” gli stessi a frequentare più attivamente l’area sportiva di Vinovo (pranzo e colazione al centro sportivo), rappresenta un grosso passo in avanti per far capire ai giocatori quale sia la loro dimensione lavorativa, concentrandosi maggiormente sulla squadra anzichè sulle numerose distrazioni rappresentate dalle luci della ribalta.

Forse non saremo alla sentenza Bosman per quanto riguarda il clamore e la rivoluzione in campo europeo sui contratti dei calciatori, ma senza dubbio vedrete che le società non si attarderanno a prendere esempio da quello che, con il rinnovo di Chiellini, torna ad essere il grande stile Juventus.

Juventus – Lech Poznan 3-2. EuroAlex non basta.

set162010

 

 

 

 

 

 

 

Ogni tanto mi chiedo se il turnover sia così utile o se non sia il caso che le riserve rimangano ad allenarsi duramente a Vinovo, per essere poi veramente pronti quando vengono chiamati in causa. Ora sappiamo che la Juve non può contare sui ricambi se vuole dare un turno di riposo ai titolari, sperando anche di vincere la partita. O l’una, o l’altra. Troppa la differenza di rendimento, di passo, di concentrazione da chi solitamente va in campo e chi no. Se poi contiamo che anche i titolari molto spesso fanno delle prove sconcertanti, allora ci chiediamo quale sia il livello di giocatori come Grygera (la cui involuzione aumenta di anno in anno), di Legrottaglie (su cui pesa la carta d’identità), Lanzafame (che incespica sempre su sè stesso), e Felipe Melo, che non abbiamo ancora capito se sarà o meno titolare, ma che attualmente merita un posto fisso in panca. Al di là delle qualità tecniche che sono evidentemente diverse per ogni singolo, esiste una caratteristica che ogni giocatore che indossa la casacca bianconera deve avere: la grinta e la voglia di vincere. Non si capisce come ci siano giocatori come quelli citati sopra, che non arrivino alla partita con la determinazione e la mentalità vincente per affrontare una partita di Europa League, e per mostrare all’allenatore il loro valore. In Europa non si scherza, sbagli l’approccio e puoi pagarla cara già in pochi minuti. E così fu.

Partita lenta in avvio, molle da parte bianconera mentre guardinga da parte polacca. L’avversario ci studia, sa come colpirci e aspetta il momento migliore per avventarsi sulla preda. E’ la difesa il punto debole della Juve, tutto il mondo lo sa! E quando i bianconeri attaccano, le retrovie sono ancora più sguarnite, perchè Chiellini, Legrottaglie e De Ceglie, sono giocatori naturalmente portati ad accompagnare l’azione di attacco, sopratutto sui calci da fermo. Alla prima occasione il Lech Poznan affonda nella retroguardia come una lama nel burro. Imbarazzante poi l’intervento di Felipe Melo che causa il calcio di rigore per i nostri avversari: pochi minuti e la Juve è già sotto di un gol.

Non basta questa scossa per far svegliare i bianconeri; la manovra rimane imprecisa, la palla gira lenta e alta, i giocatori sono fermi sulle gambe. Iaquinta al 22′ resiste a due difensori e riesce a tirare, ma è facile preda del portiere. Non c’è altra iniziativa prima del raddoppio ospite, che vede la complicità delle belle statuine juventine, che perdono tre palle vaganti in area di rigore, rimanendo in balia delle continue iniziative degli avversari. Due a zero alla mezzora del primo tempo, con la line adifensiva composta da Legrottaglie, Grygera, De ceglie e Chiellini completamente da rivedere, nell’occasione coadiuvati nel ripegamento dall’utile apporto di Lanzafame.

Proprio quest’ultimo avrebbe di lì a poco l’occasione per tirare in porta, ma svirgola clamorosamente da buona posizione. Il primo tempo è agli sgoccioli, e per non farsi mancare nulla arriva anche l’infortunio di De Ceglie, sostituito da Motta con Grygera che passa a sinistra. Paradossalmente questo nuovo assetto darà maggior sicurezza al reparto. Ma quando la prima frazione sembrava conclusa, ecco che sbuca dalla mischia Girgione Chiellini che di testa corregge in rete portando la Signora su un 1 a 2 carico di speranza.

Le squadre rientrano in campo, ed alla prima occasione ecco ancora Chiellini, il più pericoloso dei nostri attaccanti, a mettere la zampata che porta al pareggio dei bianconeri. Ma che grande cuore questo giocatore! Grande Giorgio, futuro capitano della Vecchia Signora!

Ora è tutta un’altra gara; la juve cerca di alzare il ritmo ed inizia a credere nella rimonta, anche in concomitanza dell’ingresso di Pepe e alla crescita di Krasic che forniscono più mobilità sulle fasce laterali. Il “biondo” è encomiabile quando non trova soluzioni in avanti e si preoccupa di liberarsi del marcatore e di andare anche al tiro. Un giocatore che con la sua voglia di fare conquisterà il cuore dei tifosi (sempre che non lo abbia già fatto!).

E quando c’è la torta ma manca solo la ciliegina, ecco che non ci può essere guarnizione migliore di una perla di Alex Del Piero. Gran bomba da lontano che si infila in porta dopo aver scavalcato il portiere. Grandissimo eurogol del capitano, accentuato dal fatto di aver tirato anche col piede sinistro! Una magia che fa esplodere lo stadio in una standing ovation assolutamente meritata: 3 a 2! 

La Juve controlla la gara ma non rinuncia all’attacco, sfiorando anche la quarta rete al 90′ con Motta, ma è nei due minuti dopo lo scadere che si concretizza la beffa, con un altro eurogol di Rudnevs che segna la sua personale tripletta scagliando un tiro imparabile da fuori area.

Finisce con la beffa quando ancora negli occhi avevamo la magia di Alex.

Il legame Juve – Nazionale.

set92010

Da sempre Italia significa Juve e Juve significa Italia. Non che nella squadra bianconera non ci siano stati (e non ci siano tutt’ora) stranieri che sono stati campioni militanti nelle loro nazionali, ma il legame azzurri – bianconeri è sempre stato molto forte e coincidente con i più grandi successi azzurri. Persino la seconda maglia della Juventus di quest’anno porta il tricolore al centro del petto! La Juve è stata “fornitrice” della nazionale nei momenti felici, nelle Italie Mondiali del dopoguerra, dell’82 e del 2006, e nei momenti tristi, come nelle sfortunate esperienze di Donadoni e di Lippi bis. Spesso una forte Juve significava una forte nazionale, una modesta Juve un’umile nazionale. E per ricominciare dopo la pessima annata, Marotta ha deciso di creare una squadra che ha come probabili titolari otto o nove italiani su undici. Del resto, anche la sua Samp era composta da dieci italiani. Anche nelle ultime due apparizioni per le qualificazioni europee del nuovo corso di Prandelli, ne sono stati convocati solo quattro, anche se bisogna ricordare che ci sono stati degli infortunati (dal capitano Buffon a Marchisio ed Amauri), e che il blocco Juve resta comunque un gruppo di  ben oltre dieci giocatori. Quattro juventini possono sembrare pochi rispetto al passato, soprattutto pensando che solamente due (la coppia centrale Bonucci-Chiellini) partono titolari fissi, e che l’esterno di centrocampo Pepe (che ha raccolto la pesante eredità di Causio, Bruno Conti, Domenghini, Donadoni e Camoranesi), non si è mai dimostrata all’altezza, tant’è nella prima partita contro l’Estonia è stato bocciato da Prandelli. La consolazione arriva appunto dal duo Bonucci-Chiellini che salvo sorprese dovrebbero essere la nuova coppia centrale del futuro. Di Chiellini si è già detto molto: giocatore giovane ma già esperto nel suo ruolo. L’ex giocatore del Bari invece si sta confermando, oltre che calciatore dai piedi buoni e dalla grande personalità, anche goleador, con due reti in cinque apparizioni azzurre e un gol con la maglia bianconera. Numeri da attaccante.

E infine, un altro timbro della presenza juventina è arrivato da Fabio Quagliarella. Il neo bianconero (che non parte però mai titolare), è riuscito con un tocco sottoporta a realizzare il gol del 4-0. Sicuramente Fabio sarà un pezzo importantissimo per Prandelli, in quanto il giocatore è molto poliedrico e può risultare utile in molte situazioni tattiche.

Insomma, dopo la figuraccia del mondiale, con i giocatori di Zaccheroni alla pubblica gogna, i bianconeri sono ora come sempre il nuovo punto di partenza per ridare vigore alla nazionale e al calcio italiano.

Parma – Juventus 1-2. Una Juve con la grinta di capitan Chiellini.

gen62010

 

 

 

 

 

 

 

Nella giornata in cui Bettega ritrova il suo posto sul pullman della squadra, la Juve ritrova sè stessa sull’insidiosissimo terreno di Parma. Difficile la partita del Tardini, sia per le qualità dei parmensi, sia per il periodo negativo dei bianconeri, con la conseguente possibilità di esonero di Ferrara in caso di sconfitta. Ma la Juve vista oggi non è quella delle ultime partite, anche se c’è moltissimo ancora da fare. Presto per dire se la presenza quotidiana di Bettega abbia dato quella scossa e quella partecipazione della società all’interno della squadra, tanto da infondere fiducia e nello stesso tempo richiamo all’impegno. Oppure, e forse con maggior probabilità, il ritorno al 4-4-2 con Salihamidzich a destra e Marchisio a sinistra ha dato maggior solidità al centrocampo juventino, stringendo le maglie a metà campo e riportando Melo e Poulsen a compiti decisamente meno onerosi e dispendiosi.

Teoricamente anche Diego giocando come “seconda punta” (o comunque appena dietro a Trezeguet), dovrebbe avere maggiore libertà di offendere e di affiancare il francese in attacco, ma dalla prestazione ancora sottotono del brasiliano si capisce che il suo problema non è legato nè alla posizione in campo, nè ad un fattore fisico, ma bensì a qualcosa di psicologico.

4-4-2 che ripara di conseguenza anche la difesa, priva nell’occasione di Cannavaro e meglio protetta da Felipe Melo e Poulsen, con Legrottaglie a sostituire il capitano azzurro e Chiellini che giocherà anche gran parte della gara da capitano. Ma passiamo a raccontare la gara nel suo andamento.

La Juve parte senza dubbio meglio del Parma, passando già dopo tre minuti in vantaggio con Salihamidzich, che corregge sottoporta un colpo di testa di Chiellini sugli sviluppi di un calcio d’angolo. Uno a zero Juve! Sempre importante questo giocatore per i gol pesanti segnati in questi anni e per il grande apporto in termini quantitativi nel gioco bianconero.

La squadra di Guidolin ci mette un po’ a reagire, e concede ai bianconeri di condurre le danze con una certa sicurezza. Sono le conclusioni del velocissimo Biabiany che mettono lo scompiglio nella difesa bianconera, e causando grandi problemi a Manninger, costretto a salvarsi in angolo con un intervento impegnativo. Al 20′ finisce la partita di David Trezeguet, che lascia il posto ad Amauri per una distorsione alla caviglia destra. Non c’è pace per i nostri ragazzi con gli infortuni.

Al 25′ la vivacità del Parma inizia a mettere in difficoltà la Juve; cross dalla sinistra e colpo di testa impeccabile di Amoruso che anticipa Legrottaglie insaccando in rete. Pareggio del Parma con il nostro difensore che si fa battere nettamente sul suo stesso punto forte: il colpo di testa. Pareggio dei padroni di casa, che adesso attaccano con più decisione, grazie anche a Nick “piede caldo” Amoruso che approfitta del sole contrario a Manninger per cercare la beffa dalla lunga distanza, sventata molto bene dal nostro portiere.

Partita che diventa equilibrata, con poche occasioni da gol, fino alla sfortunata (o fortunata) deviazione di Castellini nella sua porta, che rimette la Juve in vantaggio prima della conclusione della prima frazione di gioco. Gli allenatori non cambiano nulla e ripresentano i medesimi schieramenti anche nel secondo tempo, dove gli uomini di Guidolin prendono in mano le redini del gioco con piglio diverso rispetto all’inizio della prima frazione.

E’ un dominio “sterile” che però impedisce alla squadra di Ferrara di portarsi nella metà campo avversaria e di non creare alcuna difficoltà o alcuna palla giocabile ad Amauri. Marchisio becca il giallo per gioco scorretto, ma fortunatamente non era diffidato e quindi non salterà la sfida di domenica col Milan. Grande sussolto al 65′ per la punizione di Diego che finisce di pochissimo alta sopra l’incrocio dei pali; continua l’astinenza al gol del brasiliano che non riesce a realizzare in nessun modo, nemmeno con la tranquillità di un calcio piazzato.

Juve costretta a giocare in dieci uomini negli ultimi venti minuti, quando Caceres si cerca il secondo giallo con un brutto fallo a metà campo, su cui Rizzoli non può non sorvolare: cartellino rosso giustissimo. Ferrara corre immediatamente ai ripari togliendo Diego per inserire Grygera (altra decisione ineccepibile vista anche la verve del nostro centrocampista).

Ciro intuisce che c’è bisogno di avere la massima energia in vista dell’assalto parmense e decide di togliere Salihamidzich per De Ceglie, e la Maginot juventina regge gli attacchi dei padroni di casa senza fa rischiare nulla a Manninger e, anzi, su contropiede di Amauri l’atterramento del nostro attaccante lanciato a rete in solitaria meritava qualcosa in più di un semplice giallo.

Juve che vince con spirito di squadra, ma col Milan non basterà solo questo.

Messi vince il Pallone d’Oro 2009.

dic12009

 

 

 

 

 

 

 

 

Ognuno ha la “formica atomica” che si merita. Così, mentre il nostro Giovinco fa la spola tra il campo e la panchina, l’altro piccoletto (quello del Barça) sbaraglia la concorrenza dei più grandi campioni del calcio europeo, mettendo in fila dietro di sè gente come Cristiano Ronaldo, Xavi ed Iniesta, e vincendo l’edizione 2009 del Pallone d’Oro. Non a caso un plebiscito di giocatori che militano nel calcio spagnolo, se consideriamo anche un certo Ibrahimovic. E come non riconoscere il premio a Lionel Messi, che oltre alle luci della ribalta dovute alla sua bravura, può contare anche sul palcoscenico di questo straordinario Barcellona, capace di comandare con straordinaria semplicità sia in campo nazionale che internazionale (l’ultimo termine non è un casuale riferimento ai nerazzurri).   

L’anno scorso, in concomitanza con l’assegnazione del premio a Cristiano Ronaldo, avevamo scritto un commento che voleva essere anche un augurio, inserendo le foto di Buffon e Chiellini che ci pareva potessero essere dei validi candidati anche in controtendenza con il ruolo di attaccante che la fa da padrone in ogni edizione. Purtroppo sappiamo bene com’è andata, anche se di fatto, se togliamo l’ultima prestazione di Cagliari, Gigi ha davvero fatto la differenza in questo 2009. Sicuramente, per quanto si può pronosticare, la Juventus non potrà vantare per lungo tempo tra le sue fila un vincitore del Pallone d’Oro. Questo perchè i campioni bisogna pagarli troppo, o prenderli a tempo debito.

In entrambi i casi questa dirigenza non nè ha i mezzi.

Il naso di Giorgio Chiellini.

mar172009

 

 

 

 

 

 

 

 

I tifosi juventini possono stare tranquilli, l’intervento effettuato per ridurre la frattura al setto nasale del nostro fortissimo difensore, è pienamente riuscito, pertanto potremmo continuare a godere del suo bellissimo profilo. Già nell’allenamento di domani Giorgione potrebbe svolgere il consueto lavoro col gruppo, evitando la sola partitella per non incorrere in ulteriori pericoli alla zona operata. C’è ancora qualche dubbio precauzionale per la sfida di sabato con la Roma, ma c’è ottimismo per il recupero, ovviamente subordinato all’utilizzo della maschera protettiva al volto.

Sono ancora da valutare invece le condizioni di altri tre giocatori importanti: Nedved, Marchionni e Legrottaglie. Tutti e tre potrebbero recuperare il loro posto, anche se Nedved potrebbe anche fare con calma………………..

Più importante invece sarebbe la presenza di Legrottaglie (più forte di Mellberg sulle palle alte) e di Marchionni, che nonostante sia stato ben sostituito da Salihamidzich nella partita col Bologna, garantisce maggiore spinta e fantasia rispetto a Brazzo. Vedremo poi se Ranieri continuerà a dare fiducia a Giovinco nonostante il recupero di Nedved, o se preferirà vanificare i minuti da lui giocati fino ad ora.

Trezeguet ancora fermo. Con la Samp Del Piero e Amauri.

feb152009

E’ un affaticamento la causa della scelta precauzionale che ha convinto Ranieri a non rischiare il francese. Niente di grave, per fortuna, ma pur sempre qualcosa che continua ad incepparsi nel lunghissimo cammino di recupero degli infortunati.

La buona notizia viene da Chiellini, che potrebbe partire titolare dal primo minuto, anche se, per uno che entra un altro che esce: Nicola Legrottaglie lamenta un dolore fastidioso alla schiena e la sua presenza è ancora in dubbio.

Ci vediamo allo stadio.

Chiellini, Zanetti e gli infortuni maledetti.

feb32009

 

 

 

 

 

 

Il regista della difesa e il regista del centrocampo di nuovo fermi. Ci vorrebbe il Santo Graal per guarirci da tutti i mali, ma Indiana Jones è ancora lontano dalla sua scoperta, e il dottor Agricola non tova tra le erbe mediche quella mericolosa.

Il centrocampista ha avuto un infortunio completamente diverso da quello precedente, quindi non si tratta di ricaduta come è stato erroneamente scritto da qualche parte. Lo stiramento del bicipite, di cui è stato vittima Cristiano, lo scostringerà ad uno stop quantificato di circa un mese e mezzo. Tale tempistica risulta leggermente stretta se pensiamo che comunque il giocatore non aveva ancora la muscolatura completamente rigenerata. Campionato finito? Si vedrà.

Discorso diverso per Chiellini che dovrebbe recuperare per la sfida con il Chelsea, anche se rientrare in Champions League in una partita così delicata e agonistica non dev’essere la cosa migliore.

Continuano i progressi di Trezeguet, che col Napoli in Coppa Italia dovrebbe partire titolare. Forse in campo anche Tiago dal primo minuto, per la prima volta dopo l’infortunio.

Assegnato Pallone d’Oro 2008, pensiamo al 2009.

dic22008

Ci permettiamo una piccola divagazione sul tema Juve, per discutere dell’assegnazione del Pallone d’Oro avvenuta ufficialmente oggi, ma ufficiosamente da almeno un mese.

Il vincitore è Cristiano Ronaldo. Giusto? Sbagliato? Ognuno ha la propria opinione in merito. Non sempre infatti le votazioni hanno un risultato “plebiscitario” e molto spesso si è votato “il meno peggio”. Ovviamente Cristiano Ronaldo non è il “meno peggio”, ma se consideriamo il significato del Pallone d’Oro, dobbiamo pensare a quei giocatori che non solo si apprezzano dal punto di vista tecnico, o dal fatto che siano molto prolifici, o che vincano qualche trofeo con la nazionale o con la squadra di club. Dobbiamo certamente valutare quanto un giocatore possa essere decisivo nelle prestazioni, quanto sia incisivo nel gioco della squadra e la continuità con cui esprime tali qualità. Dal mio punto di vista il fatto che un giocatore possa vincere il Pallone d’Oro superando un suo concorrente solamente perchè abbia vinto qualcosa in più del rivale, mi pare decisamente assurdo. Così come il fatto che un attaccante venga sempre privilegiato nei confronti di un centrocampista, di un difensore o addirittura di un portiere. Il fatto di incidere sul risultato di una gara, o rifacendosi alla tanto amata frase “risolvere in ogni momento la partita”, può essere giusto anche per un difensore che non lascia toccare palla al fenomeno di turno. E ci siamo dimenticati di quante volte ci si chiede “quanti gol ha salvato Buffon”?

Ci sono grandi giocatori (così come anche in Cristiano Ronaldo), che posseggono qualità introvabili in altri calciatori al mondo. E ogni giocatore ”super” ha le sue qualità riferite al suo ruolo e alle sue caratteristiche. Se però il trofeo di France Football deve premiare il giocatore che NELL’ARCO DI UN ANNO si è saputo esprimere meglio degli altri, allora è innegabile che sia imprescindibile la continuità delle prestazioni, oltre a tutto ciò che abbiamo detto. 

Quindi, cari giurati, va benissimo che quest’anno il premio sia stato dato a Cristiano Ronaldo, ma l’anno prossimo scegliete il vincitore tra quei due nelle foto sopra.