Forse inizia la svolta: Blanc si è dimesso.

mag112011

La Juve è arrivata al momento più delicato del dopo calciopoli. No, non è la rincorsa all’ennesimo sogno Champions, bensì la programmazione della prossima annata, quella che dovrebbe portare finalmente ad una campagna di rafforzamento concreta. Via Delneri (solo questione di giorni per l’ufficialità), via molti brocchi comprati a suon di soldoni, ed inizio della ristrutturazione societaria. Jean Claud Blanc, già direttore generale e amministratore delegato in una delle gestioni più fallimentari della storia della Juventus, porge le dimissioni dall’attuale carica societaria, per dedicarsi a tempo pieno al progetto del nuovo stadio. Quale notizia migliore di rinnovamento! L’ultimo residuato della nuova triade Cobolli Gigli – Secco – Blanc, si è arreso alla propria coscienza, togliendosi dal quadro operaivo della Juventus, relegandosi ad un ruolo marginale, più vicino all’aspetto amministrativo che sportivo.

Il dubbio se la scelta sia stata fatta proprio da Blanc, oppure se siano state dimissioni “indotte”, non ci è dato sapere, e forse non si saprà mai. Quello che conta è che in questo momento servono più Nedved e meno Blanc, più competenza e meno “aria fritta”, più voglia di vincere che pubbliche relazioni.

Roberto Bettega siede alla destra di Blanc.

dic242009

 

 

 

 

 

 

 

Alla faccia di chi lo voleva far passare dalla porta secondaria, di chi ipotizzava che solo la sua collaborazione o le sue consulenze potessero gettare una macchia sulla limpidezza del nuovo corso; alla faccia di chi giudicava tutta la triade come un tumore da asportare e da dimenticare, di chi considerava Moggi, Giraudo e Bettega il male del calcio. Altro che consulente di mercato o semplice consigliere di Ferrara! Roberto Bettega ritorna in grande stile nella Juventus, con il ruolo di vice direttore generale.

Nessuno poteva ipotizzare un ruolo così importante e di alto incarico per l’ex attaccante bianconero, ma questo prova diverse cose: in primo luogo che tutto l’operato della triade non era proprio da buttar via come Blanc e Cobolli Gigli cercavano di dimostrare. Di conseguenza quindi, il fallimento della gestione Blanc sotto questo aspetto, che ha lasciato vacante un ruolo fondamentale, salvo poi rimediare con la rimpatriata di Bettega. C’è comunque da riconoscere una certa umiltà e riconoscenza da parte dell’attuale presidente juventino, che è di fatto tornato sui passi della stessa società che da Calciopoli in poi ha sempre mosso i suoi passi nella direzione opposta dei tre ex.  Non ultimo appunto gli argomenti di “autorevolezza ed esperienza” sottolineati da Blanc per motivare la scelta di “Bobby-gol“, quegli stessi fattori che noi tutti tifosi juventini abbiamo sempre criticato a questa gestione.

Chi infatti ride sarcastico sui rimpianti dell’era Moggi, non si rende conto che molto spesso il tifoso bianconero accusa solamente la mancanza di quelle caratteristiche che un dirigente deve obbligatoriamente possedere per guidare una società come la Juventus, e che invece riscontrava magnificamente negli artefici di tante vittorie juventine. ”Autorevolezza ed esperienza” (ma anche competenza e personalità), sono alla base di un aspirante dirigente, per non parlare di chi ricopre addirittura tre cariche!

Se pensiamo all’ultima apparizione ufficiale di Bettega, lo ricordiamo il giorno del nostro ultimo scudetto, a Bari, con la squadra di Capello che festeggiava in campo il tricolore, e lui che piangeva in tribuna per l’emozione, per la tensione, per tutta la sofferenza verso quelle cose che si stava portando dentro e che avrebbero di lì a poco causato alla Juve un colpo mortale. Perciò, proprio ricordando quei precisi momenti, ci sentiamo di salutare il nuovo vice direttore della Juventus, solamente con queste parole: “Alla grande, Roberto!”.

A Ferrara una panchina “biennale”.

giu52009

 

 

 

 

 

 

 

Ormai certa la conferma di Ciro Ferrara alla guida della Juventus per la stagione 2009 / 2010, sopratutto dopo che i vari concorrenti si sono tutti autoesclusi dal ballottaggio. Gasperini si trova bene a Genova, Conte si è stufato di aspettare (giustamente), Marcello Lippi aveva già detto no a suo tempo, Spalletti non si muove da Roma finchè lo pagano così…..

Gioco-forza quindi confermare Ferrara. Ma non è detto che stavolta la decisione debba essere comunque sbagliata. Ciro ha tutte le carte in regola per essere l’allenatore rivelazione del prossimo campionato: giovane, gran lavoratore, proveniente dal calcio moderno, in sitonia perfetta col gruppo e con la società, ben voluto da squadra, stampa e tifosi e pagato anche poco. Cos’altro si potrebbe pretendere? Forse un pizzico di esperienza in più in panchina non sarebbe male, ma Pep Guardiola, Sacchi e Capello insegnano……

A parte la pagliacciata dell’annuncio ufficiale (suspance degna di un thriller di quart’ordine, visto che non ci sono rimasti più candidati!), il buon Ciro sottoscriverà (o magari avrà già sottoscritto) sicuramente un contratto biennale, sapendo benissimo che ciò non significa avere il posto fisso per due anni consecutivi.

Attendiamo quindi che Blanc e Cobolli Gigli si accorgano che questo è il momento per pensare al mercato.

Juve, di chi è la colpa? Ecco la verità.

apr242009

 

 

 

 

 

 

 

 

Mai sentito la frase “salire sul carro dei vincitori“? Ebbene, quando si vince sono tutti pronti ad attribuirsi meriti e lodi, questo si sa. Quando invece si perde regna il caos più totale. Nessuno è mai in grado di stabilire colpe precise, chirurgiche. Eppure le società oggigiorno dovrebbero essere organizzate in modo impeccabile (con tutti quei “responsabile tecnico”, “team manager”, “dirigente accompagnatore”, “direttore sportivo”, “consulente di mercato”, e via di seguito), ma il vecchio cameratismo di spogliatoio impone che si dica sempre: “si perde in undici“. Non sono d’accordo.

Se solo le società pensassero realmente in modo così globale, non saprebbero nemmeno individuare i punti dove una squadra andrebbe rinforzata. Ma queste sono tutte considerazione che sappiamo benissimo non essere possibili. Più comodo nascondersi dietro affermazioni nebulose invece che indicare chiaramente le cause che hanno generato il tracollo. Forse l’allenatore non può andare in conferenza stampa a dire che il tal calciatore col le sue espulsioni ha condizionato l’andamento di “tot” gare, mentre quell’altro non ha mai fornito prestazioni consone al prezzo sborsato dalla società per il suo acquisto. Ma non ho mai sentito che un CDA non debba rendere conto agli azionisti, che sono poi anche tifosi. E nessun CDA ha mai fatto discorsi di rendimento dei giocatori, o di responsabilità particolarmente riconducibili a determinati soggetti, allenatori o direttori sportivi che siano.

Il problema, e le colpe della Juve stanno proprio in questo. Nessuno per esempio sa di preciso chi sia il responsabile del mercato, perchè a detta loro le decisioni vengono prese di concerto: benissimo, Secco o Blanc si presentino a dire che su Poulsen hanno fatto una pessima valutazione. Nessuno ha ancora capito se la Juventus debba puntare su giovani talenti o sulla vecchia guardia(Giovinco deve giocare o no??) si presenti Ranieri e dica quale tipo di giocatori intende impiegare e con quale modulo. Nessuno ha mai visto dopo strigliare la squadra dopo sconfitte imbarazzanti: Cobolli Gigli dica chiaramente quello che pensa (se pensa qualcosa), prima alla squadra (come faceva Moggi) e poi in assemblea soci. Qualcuno ci metta la faccia.

Alla Juventus è diventata consuetudine non assumersi le responsabilità. Questo aspetto della gestione, non solo produce gravi ripercussioni anche sui giocatori (che si non si sentono in dovere verso nessuno), ma crea certamente a lungo andare il caos organizzativo. Sembrerà strano, ma in questi anni la Juve sta ancora raccogliendo e vivendo su tutto quello che Lucianone ha creato: una società quadrata, un settore giovanile florido, un importante peso in campo internazionale, il culto della disciplina, ecc… Ma tutte queste cose si stanno a poco a poco sfaldando. Cosa ne sarà della grande Juve tra qualche anno? Vi ricordate cos’era il Torino all’epoca di Moggi e cos’è diventato ai nostri giorni?

Non fatico a pensare che i dirigenti siano come calciatori che vadano disciplinati ove non lo facciano autonomamente. Per questo mi convinco ogni giorno di più che il vero colpevole di tutto sia proprio chi non abbia mai fatto nulla: John Elkann. Il palpabile disinteresse della proprietà non è soltanto simbolo di complicità, ma anche di notevole superficialità verso chi non sta facendo assolutamente girare le cose come si conviene. Non è andando a vedere quelle due o tre partite che si dimostra la volontà di far tornare grande la maglia bianconera. Se le capacità manageriali e decisionali non si possono coltivare sul terrazzo, è anche vero che possono essere ricercate altrove, se uno non le ha. Per la Fiat John Elkann ha trovato il suo “Moggi” in Marchionne, che con il suo polso ha saputo metterci anche la faccia e fare scelte impopolari, difficilissime e molto spesso contestate, anche in seno alla stessa Fiat. Scelte che i suoi predecessori non avevano saputo fare (Avvocato Agnelli incluso). Ma lui è andato avanti per la sua strada, assumendosi tutte le responsabilità di ciò che faceva ed agendo con trasparenza, serietà, determinazione e “voglia di vincere“.

La Juve avrà ancora un suo “Moggi” prima che sia troppo tardi?

Blanc conferma Ranieri “in ogni caso”.

apr172009

Gli ultimi deludenti risultati inanellati dalla Juventus sia in campionato che in Champions League, non hanno scalfito le certezze della dirigenza bianconera in fatto di guida tecnica della squadra: Ranieri rimarrà almeno fino alla scadenza del contratto nel 2010, e forse anche di più. La domanda sorge spontanea: fiducia o necessità? E sopratutto, la responsabilità di questi risultati è solo e soltanto colpa dei giocatori? Sono interrogativi che si pongono d’obbligo, anche perchè il rischio di trasformare un’evoluzione in una involuzione è palpabile come non mai.

Al di là degli obiettivi “di facciata“, per la dirigenza juventina è sempre stato importante soltanto fare meglio dell’anno precedente. Da un certo punto di vista il discorso può essere anche coerente con il percorso di ricostruzione societaria. Dall’altro lato ci sono i fatti tangibili che tutti noi conosciamo: la gestione della squadra e delle sostituzioni, gli infortuni, il modo di accontentarsi sempre delle prestazioni deludenti…. che gestiti in altro modo avrebbero veramente tenuto la Juve alle costole dell’Inter fino alla fine.

Impossibile pensare che questi aspetti (che noi e voi sottolineamo da tempo) sfuggano completamente alla considerazione di Blanc, Cobolli Gigli e di tutto il CDA. Ecco che allora torniamo alla prima domanda: fiducia o necessità? Forse può essere che in società abbiano valutato rischioso un passaggio di consegne con una squadra che ancora deve trovare un suo assetto. Magari il cambio di allenatore sarà più giustificato quando si potrà affiancare un grande allenatore ad un grande gruppo. Resta il fatto che le porte della panchina juventina sono al momento sbarrate.

Le perplessità ovviamente sono molteplici in tutti i tifosi juventini. Più che altro insospettisce che la conferma venga data “a prescindere“, indipendentemente quindi se Ranieri migliori o meno il risultato dello scorso anno, se arrivi terzo o secondo, se disputi un buon finale di Coppa Italia, e se sia poi sempre ben visto dai giocatori.

Per questo a noi di “Juventus Supporters” la conferma incondizionata di Blanc suona più come conveninza che come fiducia. 

Amauri e la nazionale: perchè stiamo con Cobolli.

feb12009

La Juventus ci ha messo due anni per ricostruirsi un’immagine pulita agli occhi di tutti, e non è stata soltato questione di tempo. Ci sono stati anche scudetti revocati, processi (televisivi e giudiziari), l’onta della serie B, l’azzeramento della dirigenza, la diaspora dei giocatori, ecc….

Quello che il mondo del calcio imputava alla famosa Triade, non era solo il sistema del controllo (a loro dire) di arbitri e risultati, ma anche il clima di terrore e di arroganza che Moggi e Giraudo in primis si erano cuciti addosso.  Le cose dovevano andare come dicevano loro, sempre e comunque, perchè questa era la legge del più forte. Ovviamente stiamo riportando parole che non ci appartengono, ma questa era l’immagine della nostra dirigenza. Per collegare il passato al presente, e cioè per trovare un nesso tra la nota Triade e l’attuale presidente Giovanni Cobolli Gigli attraverso il caso Amauri, dobbiamo pensare all’eco mediatico della convocazione di Amauri per la Selecao, dopo che per due anni interi la domanda finale di ogni intervista era “nazionale brasiliana o italiana?”. Arrivata la convocazione in tarda serata di ieri (appena prima della partita), si è subito capito che la patata bollente era nelle mani della società Juventus. Rifiutare o acconsentire alla convocazione?

Ritengo impossibile che Amauri e la Juventus non abbiano mai parlato di cosa fare nell’eventualità di una chiamata di Dunga. Ecco perchè Cobolli Gigli avrà chiesto già da tempo ad Amauri quale fosse la sua decisione in fatto di nazionale. Il fatto che Amauri dichiari candidamente che la decisione spetta alla società, è come una bugìa “bianca”. Infatti, se la nazionale verdeoro fosse stata la massima aspirazione del giocatore, e il nostro presidente si fosse opposto, come avrebbe reagito il ragazzo? Quali dichiarazioni e reazioni si sarebbero avute? Come ne sarebbe uscita la società da questa “querelle”? Sicuramente si sarebbe detto “riecco la prepotenza bianconera”. Ecco perchè qualcosa non quadra, o meglio, quadra sotto un altro punto di vista. La scelta della società Juve è certamente figlia di una decisione presa dal giocatore e avallata da piazza Crimea senza nessuna nessuna pressione verso il giocatore. Ecco perchè nalla scelta di Cobolli Gigli, che si è preso la responsabilità decisionale, va letta (a nostro avviso) la volontà di Amauri e sopratutto la signorilità della nostra dirigenza che si è esposta in prima persona.

Ben fatto Giuan!   

Il significato di Inter – Juventus.

nov182008

Cari lettori e tifosi juventini, accolgo con molto piacere il vostro invito ad esprimere un parere circa la sfida di sabato con l’Inter. Noto anche come per la scorsa partita con il Genoa non ci sono stati commenti da parte vostra, mentre ora mi si richiede persino in anticipo di intervenire. Questo la dice lunga sul polso della situazione, che per chi non l’avesse ancora capito, è bollente.

Voi sapete come sia consuetudine di questo blog stemperare gli animi e tenere le discussioni in un tono mai urlato e o fuori dalle righe. Ma Inter – Juve, o Juve – Inter, che dir si voglia, è sempre un’occasione per concedersi qualche licenza verbale. Penso che l’Inter, dopo aver accettato i due scudetti di cartone ed essere diventata vincente ed antipatica, sia di gran lunga la squadra meno sopportata da tutti i tifosi italiani. L’Inter con i suoi ridicoli sperperi, con i suoi anni a rincorrere tutto e tutti senza cavare un ragno dal buco, l’Inter dei suoi esoneri assurdi, dei suoi scudetti vinti “sotto l’ombrellone”, del suo arraffare titoli vaganti, assegnati da sentenze clamorose quanto ridicole. L’Inter che in tutto questo pensa di essere meglio di Juve o Milan, e che non si rende conto della sua lucida follìa…

Non ci sarà altro modo per far abbassare la cresta a questo “gallo impazzito”, se non quello di farlo ritornare nei posti che gli competono (ovvero a non vincere più nulla come al solito), se non quello di riempirlo di mazzate. Sportive, s’intende.

Per questo mi sento di prendere ad esempio le parole di Cobolli Gigli “A San Siro non cerchiamo vendette sportive ma solo di fare il risultato, bisogna guardare avanti e lasciarsi il passato alle spalle“, per dire che tu, caro Presidente, nonostante la stima che ognuno possa avere per te e per la società, questa volta hai sbagliato.

QUESTA PER NOI E’ UNA VENDETTA! E sarà completa solamente quando torneremo Campioni d’Italia. Quel giorno sarà uno dei più memorabili nella storia juventina. Ricordati, Presidente, della maglietta rosa nella foto e di quello che abbiamo subìto. Questa non può non essere vendetta.

Protesta SI, protesta NO

lug232008
Si è letto e sentito in questi giorni di una protesta organizzata dai tifosi juventini nei confronti della dirigenza, principalmente per motivi legati alla campagna acquisti.
Il malumore serpeggia da tempo, ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il mancato acquisto di Xabi Alonso in favore di Poulsen, e il tentativo di acquistare l’interista Dejan Stankovic, così inviso a tutti i supporters bianconeri.
Ci sono buoni motivi sia per protestare che per aspettare. Ve ne proponiamo alcuni come motivo di riflessione, e poi deciderete se partecipare alla protesta oppure no.
PROTESTA SI
  1. La dirigenza si è dimostrata non all’altezza di gestire le campagne acquisti, Tiago e Almiron per cominciare e Poulsen per finire
  2. Secco, Blanc e Cobolli Gigli sono spesso stati in disaccordo tra loro, dichiarando cose diverse alla stampa in merito a domande precise sul calciomercato
  3. Gli investimenti non sono adeguati alle aspirazioni della società
  4. Il tasso tecnico dei giocatori rimane sempre inferiore rispetto alle concorrenti. In campionato la squadra può reggere, ma in Champions il divario tecnico è troppo e verremo travolti

PROTESTA NO

  1. Tiago e Almiron erano stati giudicati ottimi acquisti da tutti gli addetti ai lavori, senza dimenticare che il portoghese è stato “preteso” da Ranieri, che però non ha subìto critiche altrettanto feroci
  2. Secco, Blanc e Cobolli Gigli si stanno facendo le ossa e non hanno l’esperienza di Moggi, Giraudo e Bettega, se proprio vogliamo fare il paragone. Qualche errore ci sta, come del resto lo ha fatto anche la Triade (leggi Henry)
  3. La Juventus è l’unica società che non ottiene finanziamenti dai suoi “magnati”e l’auto-finanziamento viene gestito secondo bilancio. Non dimentichiamo inoltre che gli introiti legati agli spettatori sono di 1/3 inferiori a quelli di Inter e Milan, e che il tracollo della serie B ha privato la Juve dei ricavi della Champions, dei diritti tv, degli sponsor, ecc.. E che oltre a tutto ciò si sta costruendo uno stadio nuovo.
  4. La Juventus ha vinto scudetti e coppe mettendo in campo anche Torricelli, Porrini, Juliano, Dimas, Zenoni, Amoruso, Esnaider, Zalayeta, il primo Legrottaglie….

Cosa cambia con Poulsen.

lug152008

Al di là della favola della volpe e l’uva raccontata ancora oggi dal Presidente Cobolli Gigli (“Poulsen è arrivato perchè ci serviva un incontrista, mentre Xabi Alonso è un architetto“), l’arrivo del centrocampista danese dà un volto nuovo alla squadra e ci sono delle considerazioni anche tattiche che vanno fatte.

La prima sensazione che mi dà l’acquisto di Poulsen è che Ranieri abbia voluto aggiungere grinta alla grinta. La squadra di per sè ha carattere, anche in mezzo al campo; Sissoko, Camoranesi, Nedved e Zanetti non sono certo soliti togliere il piede nei contrasti. Ma allora perchè preferire la quantità alla qualità? Mi viene il sospetto (e anche il sollazzo se devo essere sincero) che il mister quest’anno voglia azzardare ancora di più il tridente… perchè se hai Sissoko, Poulsen e Camoranesi in mezzo al campo lo puoi fare, mentre se hai Xabi Alonso già cominci ad arrancare. L’anno scorso siamo stati il secondo miglior attacco del campionato, qualcosa vorrà pur dire. Quest’anno il patrimonio è stato arricchito con un altro pezzo da 90 (Amauri) e la tentazione di scendere in campo con i 3 davanti è sempre più grande. Credo e spero, e tutti i tifosi vogliono, che Ranieri abbia ragionato in questi termini. Si, perchè il tridente piace eccome. Vuoi perchè è un modulo che dà spettacolo, vuoi perchè ci ricorda le vittorie lippiane, vuoi perchè spesso nella passata stagione è stato interpretato molto bene dalla squadra. Insomma, da questo bisogna ripartire. A questa Juve riesce bene attaccare se diventasse un po’ più spregiudicata.
Se la passata stagione siamo stati bravi in fase realizzativa, dobbiamo parimenti bilanciare la nostra bravura anche nel reparto difensivo, che seppur ha fatto esplodere definitivamente Chiellini nel ruolo di centrale e rilanciato alla grandissima Legrottaglie, deve sicuramente migliorare in concentrazione ed esperienza, sopratutto sulla fascia sinistra dove si individua il nostro vero punto debole. Avendo questo squilibrio di forze tra attacco e difesa, spesso nel 4-3-3 il centrocampo è costretto al lavoro disumano di appoggio agli attaccanti, di prima copertura e di ripiegamento difensivo. Ecco quindi la necessità di avere tre infaticabili, tre mastini che riprendano subito palla e che seminino il panico in mezzo al campo.
Nel centrocampo a 4 invece, i due esterni avrebbero sempre compiti più dinamici, ma i due “pitbull” centrali rimarrebbero sempre. Questa convinzione tattica basata sull’importanza dell’asse centrale mi riporta la mente alla Juve di Capello. Vi ricordate quando si diceva che la squadra vinceva perchè aveva una spina dorsale di giganti? Allora c’erano Buffon in porta, Thuram e Cannavaro centrali difensivi ed Emerson-Vieira interni di mediana.
Mi sbaglierò ma secondo me Ranieri sta ricostruiendo quel modulo. Se segnamo quanto l’anno scorso e prendiamo qualche gol in meno… beh, ci sarà da ridere. Anche con Poulsen.

A cena con la Signora

lug62008
Importante iniziativa benefica della Juventus, che anche dal ritiro di Pinzolo non trascura l’aspetto sociale e la generosità che la contraddistingue.

Domani, lunedì 7 luglio, la società ha organizzato una cena il cui ricavato verrà devoluto alla “Fondazione Crescere Insieme al Sant’Anna”, e per l’occasione saranno presenti: Gianluca Pessotto, Pavel Nedved, Vincenzo Iaquinta, il Mister Claudio Ranieri ed il Presidente Giovanni Cobolli Gigli.

La cena avrà un costo di partecipazione di euro 60,00 ma al termine della serata verrà effettuata una lotteria con dei premi davvero eccezionali; si va dai gadgets autografati direttamente dai giocatori, fina alla crociera per due persone fornita dalla Costa.

Davvero un’occasione dove l’importante è partecipare. Prenotatevi!