Juventus – Napoli 0-2. Peccato.

mag202012

Chiudiamo “male” la stagione con la sconfitta in Coppa Italia, pur conservando una stagione straordinaria. Una Juve che nel complesso non ha giocato male, ma che ha avuto davanti il Napoli migliore della stagione. La squadra di Conte è stata compatta e viva solamente dopo lo svantaggio, e questo riduce il rammarico per la sconfitta. Molti uomini non hanno dato il contributo sperato: da Estigarribia a Vidal, da Borriello a Del Piero. Troppi per questo Napoli, forse più motivato, oppure solamente più in forma per i pochi festeggiamenti fatti.

Nemmeno il tempo di rompere il fiato, che subito Zuniga prova i guanti di Storari andando a colpire di testa, fortunatamente da posizione molto angolata. Il Napoli sorprende per la sua velocità nell’inserirsi nelle maglie della difesa a tre, mettendo in seria difficoltà la retroguardia bianconera, sopratutto nell’occasione di Lavezzi, che sfiora il palo sinistro di Storari. Il Napoli pressa alto, è molto aggressivo e non permette ai nostri di ragionare, il suo baricentro molto alto è la chiave per mettere la nostra difesa in difficoltà ed in inferiorità numerica, correndo il rischio di scoprire il fianco al contropiede. Ma le ripartenze della Juve sono quasi inesistenti in questi primi venti minuti, perchè la squadra e troppo attendista, quasi timida e spaventata davanti ad un Napoli molto spregiudicato e deciso.

Il calo fisiologico dei partenopei arriva dopo il 20′, e subito Marchisio impegna De Santis con un tiro forte ma poco angolato. Soliti problemi di sterile prevalenza territoriale per i bianconeri, che non riescono ad arrivare a conclusioni importanti, tantè che Borriello ci prova dalla distanza senza precisione. Il primo tempo finisce così a reti bianche, non privo però di emozioni e di vivacità.

La ripresa vede il Napoli riprendere l’iniziativa del gioco, con Cavani che non arriva su un pericoloso diagonale da sinistra. La retroguardia della Juve non è così impenetrabile, forse poco protetta dal centrocampo, che lascia spesso i difensori a tu per tu con gli attaccanti. Da una di queste indecisioni arriva il rigore su Lavezzi, causata da un’uscita sbagliata di Storari. Trasforma Cavani per il vantaggio partenopeo.

Dentro Vucinic, Pepe e Quagliarella, per Del Piero, Lichtsteiner e Borriello, disegnando uno schema molto spregiudicato. Ora la partita si fa veramente bellissima, con l’attacco a testa bassa degli uomini di Conte, e i capovolgimenti di fronte di quelli di Mazzarri. Bonucci ci prova anche dalla distanza, impegnando De Santis in tuffo, così come Pepe che dopo un’azione stratosferica vede il suo tiro finire per caso sui piedi del portiere. Ma nel migliore momento della Juve, arriva in contropiede il raddoppio di Hamsik che chiude partita e risultato. Nel finale, cartellino rosso per Quagliarella, che reagisce alle trattenute di Aronica.

Pre partita Juventus – Napoli. Formazioni e curiosità.

mag202012

L’ultimo atto di una stagione a dir poco esaltante, sarà giocato tra poche ore allo stadio Olimpico di Roma, per la finale di Coppa Italia tra Juventus e Napoli. Inutile ricordare i temi a margine di questa sfida: l’ultima partita di Del Piero, la voglia di proseguire l’imbattibilità per la Juve, il primo trofeo per gli azzurri da quando nel 2006 è iniziata la risalita dalla serie B. Nel mezzo, ci sta la decima Coppa Italia da mettere nella bacheca del nuovissimo Juventus Museo, inaugurato da poco più di una settimana e già sulla bocca di tutti. I temi invece secondari, che inquinano il giusto clima pre partita, arrivano dalla “gola profonda” Carrobbio, che forse è talmente profonda da raccontare cose che sono state troppo facilmente smentite. Parliamo ovviamente dello scandalo scommesse, in cui l’ex calciatore ha coinvolto l’allenatore della Juve Antonio Conte, reo secondo lui di aver organizzato una combine all’epoca del Siena. Basta vedere di che pasta è fatto il capitano (scusate l’ironica espressione), per capire quanto di vero ci possa essere nelle sue parole.

Ma veniamo al calcio giocato. Il mister è rimasto molto riservato come al solito per quanto riguarda la formazione, dicendo che avrebbe deciso solamente all’ultimo. Il fatto di aver usato per la prima volta a Napoli il 3-5-2 (con ottimi risultati), fa pensare che lo schema di gioco potrebbe essere proprio quello. Probabili quindi due giocatori di fascia posizionati alti nello schieramento (potrebbero essere per esempio Lichtsteiner ed Estigarribia), con l’impiego forzato di Caceres a causa dell’infortunio di Chiellini e De Ceglie, mentre in avanti Borriello o Matri affiancheranno Del Piero. Sicura infatti la partecipazione del capitano, che la Nike ha voluto tributare con una speciale maglia, munita di uno scudetto nero, con rappresentate le date della prima e dell’ultima partita (rispettivamente contro Foggia e Napoli), e la scritta “one love“. Sarà uno stimolo in più per i bianconeri affrontare la finale con questo particolare significato.

Alex e Conte si sono presentati assieme in conferenza stampa, per ribadire che i festeggiamenti, peraltro giusti, devono essere dimenticati per ritrovare subito la concentrazione necessaria per questo impegno. Lo stadio ricorda una finale vittoriosa, speriamo che la tradizione sia dalla nostra parte.

Juventus – Atalanta 3-1. La giornata di Alex.

mag132012

La partita Juventus – Atalanta è durata fino al 12′ del secondo tempo, minuto in cui Antonio Conte ha concesso a Del Piero la giusta standing ovation da parte di tutti i tifosi juventini. Un attestato d’affetto mai visto su nessun campo di calcio, un’esplosione di emozioni che raramente si vedrà ancora per un giocatore. Il giro di campo che Alex ha fatto per salutare il suo pubblico, è durato circa venti minuti, durante lo svolgimento della partita che nessuno in quel momento stava guardando, neppure Buffon, che a bordo campo ha osservato tutto lo spettacolo, con visibile commozione. Questa è la Juve, grandi giocatori, grande squadra, grandi tifosi, tutti vincenti.

Tante le novità nell’undici titolare, più di quelle anticipate nel nostro pre partita. Compreso il modulo sembra abbia influenzato Conte nell’intento di far giocare più uomini possibili tra quelli che hanno giocato meno durante la stagione, Cominciando da Storari in porta  Estigarribia sulla linea di difesa a quattro, pronto a spingersi fino in fondo all’out di sinistra; Giaccherini e Padoin ad affiancare Pirlo in mezzo al campo; Marrone e Borriello le punte che completano il tridente d’attacco insieme a Del Piero.

Partenza col brivido quando Denis anticipa Bonucci di testa e prova la reattività di Storari. Risponde Borriello sparando fuori da ottima posizione, su assist di Alex Del Piero, che inizia a scaldare le polveri. Non è però il capitano a portare in vantaggio i bianconeri, bensì la novità Marrone, dal futuro juventino sicuro. Il goal di vantaggio mette ancora più tranquillità ai padroni di casa, che giocano in scioltezza, pur non forzando i ritmi di gioco, in vista anche della finale di Coppa Italia. Ma quando il pallone arriva a Del Piero al limite dell’area, ecco che Alex quasi in surplace, mette il pallone di giustezza nell’angolo basso, alla destra del portiere. E’ il raddoppio che fa esplodere di gioia lo Juventus Stadium. L’Atalanta si esprime soltanto attraverso le iniziative di Denis, che prima della fine del tempo si beve la difesa ma tira inspiegabilmente alto.

Si chiude così la prima frazione di gioco, e al rientro delle squadre, l’attenzione è tutta rivolta al tributo da riservare ad Alex Del Piero, a cui Conte concede al 12′ minuto, gli applausi di tutto lo stadio. Un pezzo di storia che lascia la maglia bianconera, una storia d’amore che finisce e che lascia dietro di sè ricordi indimenticabili ed ineguagliabili.

Il racconto della partita finisce qui, perchè dopo l’addio di Alex Del Piero, è giusto fermarsi e pensare che dopo quasi vent’anni la domenica non sarà più come le altre volte.

Juventus – Lazio 2-1. Alex a 700 all’ora!

apr122012

C’è sempre qualcosa che non ti aspetti di Antonio Conte. Quando pensi che la squadra imporrà il proprio gioco e il prorio modulo, costringendo l’avversario ad adattarsi, ecco che l’ex capitano sorprende tutti, cambiando la formazione dopo aver visto gli uomini di Reja nel riscaldamento. Segno di debolezza? Chi ha visto la partita non può ipotizzare un timore di Conte o della squadra nei confronti dell’avversario, perchè l’evidenza del gioco, delle occasioni, della superiorità atletica e tecnica, non lascia adito a dubbi. E così, dopo aver iniziato a fare il riscaldamento con gli uomini per il 3-5-2 con De Ceglie in campo, ecco il cambio del valdostano con Pepe, per un 4-3-3 che dà uguali garanzie. Il tridente dei bianconeri funziona egregiamente, visto che nel primo tempo tutte le pedine d’attacco rispondono “presente” alla chiamata di Conte. Ma è la grande pressione dell’intera squadra a mettere spalle al muro la Lazio per tutto il primo tempo. Al di là dei tatticismi e dei moduli di gioco, l’atteggiamento e la determinazione dei bianconeri fanno veramente la differenza. Una fame assoluta di goal e di gioco d’attacco, non sempre spettacolare, va detto, ma nonostante questo capace di produrre diverse occasioni, con il passare dei minuti. Dai piedi di Vucinic e Pirlo partono suggerimenti importanti per gli inserimenti arretrati e le imbucate per le due punte. E’ Simone Pepe ad avere la prima grandissima palla goal davanti a Marchetti, ma il suo diagonale ravvicinato è debole, ed il portiere molto reattivo. L’attaccante si fa subito perdonare quando Andrea Pirlo lo pesca in mezzo all’area con  il solito passaggio radiocomandato: lo stop di petto è la preparazione, la rovesciata è invece la conclusione vincente (e spettacolare) che porta meritatamente in vantaggio la Juve. E come Pepe ha avuto la sua parte di gloria, adesso tocca a Quagliarella salire in cattedra dimostrando il suo valor, non prima di aver gustato un tiro dalla lunghissima distanza di Vidal che rischia di far prendere a Marchetti il goal della domenica, ma il portiere si salva. Così come si salva miracolosamente per una conclusione ravvicinata di Quagliarella, su cui deve compiere un’autentica prodezza d’istinto per evitare il raddoppio.

Juve sprecona, ma anche a tratti spettacolare, quando anche Vucinic e Vidal si divertono a fare il tiro a segno verso la porta laziale. Ma come succede spesso nel calcio, chi troppo sbaglia, subisce. E così, dopo aver guardato i bianconeri giocare per tutto il primo tempo, la Lazio approfitta dell’unica occasione a disposizione, per punire i bianconeri e pareggiare il conto delle reti, grazie al colpo di testa di Mauri, indisturbato in mezzo ai nostri centrali. Si va dunque a riposo con una certa delusione per il risultato, ma non certo per il gioco. La fiducia cresce al 52′ quando Vucinic si divora un’altra occasione da rete, dando però la sensazione di poter fare della Lazio un sol boccone.

Invece la Juve inizia a tirare un po’ il fiato e a bloccarsi sotto il profilo del gioco. La sensazione è quella che serve una scossa o un tocco risolutore di qualche campione. Per questo Conte opera due cambi immediati: Matri per Pepe e Del Piero per Vucinic. E’ proprio Alex il campione che porta la luce nell’oscurità, illuminando con la sua parabola la porta laziale, con una magica punizione che sorprende Marchetti sul suo stesso palo. Settecento volte Alex in bianconero ed ennesima rete decisiva del nostro campione. Nel finale concitato, due espulsioni per la Lazio, tra cui il mister Edy Reja, che però riconosce sportivamente la superiorità bianconera. E come avrebbe potuto fare altrimenti…

Le pagelle di Juventus – Milan.

mar212012

Storari 6: incolpevole sui due gol rossoneri, è impeccabile quando viene chiamato in causa.

Bonucci 6: nel primo tempo annulla Ibrahimovic con una difesa asfissiante, poi soffre un po’ di più la velocità di Maxi Lopez ed El Shaarawy, dimostrandosi in difficoltà in alcune occasioni.
Chiellini 6: roccioso come sempre si batte alla grande su ogni pallone. Si fa colpevolmente aggirare da Maxi Lopez in occasione dell’1-2 del Milan.
Lichsteiner 6: decisivo in occasione del primo gol della Juve, si dimostra sempre intraprendente sulla sua fascia. L’unico errore lo commette non intendendosi con Pepe e lasciando Mesbah libero di colpire a rete.
Caceres 6,5: s’inserisce benissimo nel match dando lucidità e corsa a tutta la squadra.
De Ceglie 6,5: instancabile corre da una parte all’altra del campo senza sosta. Fondamentale in alcune giocate difensive.
Pirlo 6,5: rende semplici le cose più difficili, trattando il pallone con un’eleganza estrema. Pecca saltuariamente di leziosità.
Giaccherini 6: molto volenteroso, cerca gli inserimenti costantemente e si sacrifica alla grande in difesa. Sbagli da solo davanti ad Amelia una colossale occasione.
Pepe 6: è sempre molto attivo, dando parecchi grattacapi alla difesa del Milan con la sua mobilità. Commette un errore grave lasciandosi sorprendere da Mesbah ed esce poso dopo.
Vidal 6,5: è l’uomo ovunque della squadra, infatti lotta su ogni pallone dando una grossa mano sia in difesa che in attacco. Il suo apporto è determinante.
Marchisio 6: ottimo anche il suo apporto in corsa, grazie alla continua voglia di proporsi e di fare male.
Vucinic 8: sembra risorto come una fenice, infatti un mese fa pareva un fantasma che si barcamenava per il campo senza meta. Ora corre, salta l’uomo e segna, rivelandosi il vero asso nella manica della squadra di Conte. Questa sera riesce sempre a creare superiorità numerica con la sua velocità. Sigilla una partita perfetta con una prodezza che manda la Juventus a giocarsi una finale dopo otto anni.
Del Piero 7: il capitano è sempre presente all’appello, infatti timba il cartellino con il primo gol della gara e con una prestazione da vecchio leone che ha perfettamente il controllo delle operazioni e sa tutto ciò che gli accade intorno.
Borriello 5: da premiare solo la volontà dell’attaccante, che fa fatica ad agganciare i palloni proposti dai compagni e sbaglia un gol clamoroso che avrebbe potuto evitare i supplementari. Accetta le provocazioni di Mexes ingaggiando un duello tanto stupido quanto inutile.

Trofeo Berlusconi: vince il Milan, la Juve si sveglia tardi.

ago222011

Si potrebbe dire “un tempo a testa”, anche perchè è difficile per qualsiasi squadra reggerne due ad alto ritmo in questo periodo e con questo caldo. Ma l’approccio alla partita dei bianconeri è stato sbagliato. Primo tempo da mettersi le mani nei capelli, dove la determinazione ha lasciato spazio alla leziosità, mentre il Milan si rendeva protagonista di due reti che portavano i rossoneri in meritato vantaggio. Due reti che lasciano qualche dubbio sulla reattività di Buffon, che non è apparso così sicuro tra i pali. Sulla bellissima conclusione al volo di Boateng è apparso sorpreso, mentre sulla punizione di Seedorf la barriera forse non era impeccabile; troppo fermo poi sulle gambe, senza nemmeno tentare un tuffo disperato. Ma questi sono dettagli, rispetto all’atteggiamento della squadra, che ha lasciato l’iniziativa in mano agli avversari, subendone la freschezza atletica, il movimento senza palla e la velocità di esecuzione. Tutte cose che dovevano essere il marchio di fabbrica della Juve targata Antonio Conte, tant’è che il tecnico non ha digerito l’atteggiamento dei suoi uomini, impartendo disposizioni ben precise nell’intervallo, quando evidentemente qualcosa è cambiato.
Si, l’ingresso di Del Piero per Matri infortunato ha cambiato l’assetto della squadra, ma qui si aprono diverse considerazioni:

- la Juve è ancora Del Piero dipendente?
- Vucinic e Matri sono compatibili?
- la coppia formata da questi ultimi due non risulta troppo lenta?

Il gol che accorcia le distanze è una chiara dimostrazione come forse la Juve debba giocare con un rifinitore che giri alle spalle del montenegrino, per poi dargli il pallone giusto al momento giusto. Quasto è il lavoro (egregio) del capitano. Non può essere quello di Matri per ovvie caratteristiche techiche e fisiche. In questo momento quindi mi sento di dire che si, la Juve dipende ancora dal grande Alex, pur a mezzo servizio, ma sicuramente con tanto da dare in termini di qualità.
Vucinic e Matri possono sicuramente affinare la loro intesa, ma a tratti sembrano essere troppo ingombranti l’uno con l’altro. E’ vero che non stiamo parlando di due “Ibrahimovic” che monopolizzano tutto il fronte d’attacco, ma è anche vero che se Ibrahimovic svaria per tutto il campo alla ricerca del pallone, lascia anche lo spazio per l’inserimento degli altri compagni. Matri e Vucinic sono due prime punte che difficilmente si decentrano per fare un lavoro di uomo assist, pertanto Conte dovrà studiare dei validi schemi offensivi per ovviare a questo problema. Un esempio potrebbe essere valorizzare maggiormente il gioco sulle fasce, per permettere alle due punte di concentrarsi sulla fase conclusiva.
Questo dovrebbe permettere di superare parzialmente i problemi di incompatibilità e di manovra, sfruttando così la velocità sulle fasce anzichè per vie centrali. Krasic sarebbe ottimo per questo ruolo, peccato che non lo è altrettando per la fase di rifinitura. A sinistra potrebbe essere una grande sorpresa Pasquato, riproposto continuamente da Antonio Conte.

Alex e il rinnovo.

apr292011

La dirigenza continua a posticipare il rinnovo del contratto di Alessandro Del Piero, e il capitano, per il momento, non ha la certezza che il matrimonio con la sua Signora possa durare. Davvero imbarazzante che a 36 anni, 18 dei quali passati onorando la squadra della famiglia Agnelli, non abbia ancora firmato per il rinnovo, nonostante abbia ribadito più volte la volontà di restare alla Juventus. Un capitano con 673 presenze e 283 goal con la stessa maglia, apprezzato per le sue qualità umane, per la sua educazione e per il senso di responsabilità che lo ha sempre contraddistinto, non può “elemosinare” il rinnovo del contratto. L’ultimo incontro con Marotta è servito solo a scambiare alcuni documenti, ma la situazione sembra pian piano trovare una via di uscita; Alex ha voglia di continuare a giocare con l’unica maglia da lui sempre amata e, per farlo, sarebbe disposto anche a firmare in bianco. Infinito Alex!

L’accordo sembra trovato: un milione a stagione (da raddoppiare in caso di scudetto), e l’infinita storia d’amore con la Vecchia Signora potrà continuare per almeno un altro anno. La dirigenza però non ha gradito il videomessaggio del capitano, a differenza dei tifosi, che invece si sono sentiti ancora più fieri del loro capitano. Inspiegabile questa telenovela che invece dovrebbe essere un vanto vero e proprio per una squadra che annovera un giocatore unico nel panorama nazionale e addirittura mondiale. Ecco infatti i record detenuti dal capitano bianconero, destinati ad aggiornarsi domenica dopo domenica:

Record di presenze in partite ufficiali in assoluto: 673
Record di presenze in campionati italiani: 486
Record di presenze in Serie A: 451
Record di presenze nelle competizioni UEFA per club: 129
Record di presenze nelle competizioni internazionali per club: 130
Record di marcature in partite ufficiali in assoluto: 284
Record di marcature in campionati italiani: 204
Record di marcature in Serie A: 184
Record di marcature in Serie B: 20
Record di marcature nelle competizioni UEFA per club: 53
Record di marcature nelle competizioni internazionali per club: 54
Record di marcature in una singola edizione della UEFA Champions League: 10
Record di marcature in nazionale come giocatore della Juventus Football Club: 27
Record di stagioni da capitano della Juventus Football Club: 10

Se questo è poco….

Juventus – Lech Poznan 3-2. EuroAlex non basta.

set162010

 

 

 

 

 

 

 

Ogni tanto mi chiedo se il turnover sia così utile o se non sia il caso che le riserve rimangano ad allenarsi duramente a Vinovo, per essere poi veramente pronti quando vengono chiamati in causa. Ora sappiamo che la Juve non può contare sui ricambi se vuole dare un turno di riposo ai titolari, sperando anche di vincere la partita. O l’una, o l’altra. Troppa la differenza di rendimento, di passo, di concentrazione da chi solitamente va in campo e chi no. Se poi contiamo che anche i titolari molto spesso fanno delle prove sconcertanti, allora ci chiediamo quale sia il livello di giocatori come Grygera (la cui involuzione aumenta di anno in anno), di Legrottaglie (su cui pesa la carta d’identità), Lanzafame (che incespica sempre su sè stesso), e Felipe Melo, che non abbiamo ancora capito se sarà o meno titolare, ma che attualmente merita un posto fisso in panca. Al di là delle qualità tecniche che sono evidentemente diverse per ogni singolo, esiste una caratteristica che ogni giocatore che indossa la casacca bianconera deve avere: la grinta e la voglia di vincere. Non si capisce come ci siano giocatori come quelli citati sopra, che non arrivino alla partita con la determinazione e la mentalità vincente per affrontare una partita di Europa League, e per mostrare all’allenatore il loro valore. In Europa non si scherza, sbagli l’approccio e puoi pagarla cara già in pochi minuti. E così fu.

Partita lenta in avvio, molle da parte bianconera mentre guardinga da parte polacca. L’avversario ci studia, sa come colpirci e aspetta il momento migliore per avventarsi sulla preda. E’ la difesa il punto debole della Juve, tutto il mondo lo sa! E quando i bianconeri attaccano, le retrovie sono ancora più sguarnite, perchè Chiellini, Legrottaglie e De Ceglie, sono giocatori naturalmente portati ad accompagnare l’azione di attacco, sopratutto sui calci da fermo. Alla prima occasione il Lech Poznan affonda nella retroguardia come una lama nel burro. Imbarazzante poi l’intervento di Felipe Melo che causa il calcio di rigore per i nostri avversari: pochi minuti e la Juve è già sotto di un gol.

Non basta questa scossa per far svegliare i bianconeri; la manovra rimane imprecisa, la palla gira lenta e alta, i giocatori sono fermi sulle gambe. Iaquinta al 22′ resiste a due difensori e riesce a tirare, ma è facile preda del portiere. Non c’è altra iniziativa prima del raddoppio ospite, che vede la complicità delle belle statuine juventine, che perdono tre palle vaganti in area di rigore, rimanendo in balia delle continue iniziative degli avversari. Due a zero alla mezzora del primo tempo, con la line adifensiva composta da Legrottaglie, Grygera, De ceglie e Chiellini completamente da rivedere, nell’occasione coadiuvati nel ripegamento dall’utile apporto di Lanzafame.

Proprio quest’ultimo avrebbe di lì a poco l’occasione per tirare in porta, ma svirgola clamorosamente da buona posizione. Il primo tempo è agli sgoccioli, e per non farsi mancare nulla arriva anche l’infortunio di De Ceglie, sostituito da Motta con Grygera che passa a sinistra. Paradossalmente questo nuovo assetto darà maggior sicurezza al reparto. Ma quando la prima frazione sembrava conclusa, ecco che sbuca dalla mischia Girgione Chiellini che di testa corregge in rete portando la Signora su un 1 a 2 carico di speranza.

Le squadre rientrano in campo, ed alla prima occasione ecco ancora Chiellini, il più pericoloso dei nostri attaccanti, a mettere la zampata che porta al pareggio dei bianconeri. Ma che grande cuore questo giocatore! Grande Giorgio, futuro capitano della Vecchia Signora!

Ora è tutta un’altra gara; la juve cerca di alzare il ritmo ed inizia a credere nella rimonta, anche in concomitanza dell’ingresso di Pepe e alla crescita di Krasic che forniscono più mobilità sulle fasce laterali. Il “biondo” è encomiabile quando non trova soluzioni in avanti e si preoccupa di liberarsi del marcatore e di andare anche al tiro. Un giocatore che con la sua voglia di fare conquisterà il cuore dei tifosi (sempre che non lo abbia già fatto!).

E quando c’è la torta ma manca solo la ciliegina, ecco che non ci può essere guarnizione migliore di una perla di Alex Del Piero. Gran bomba da lontano che si infila in porta dopo aver scavalcato il portiere. Grandissimo eurogol del capitano, accentuato dal fatto di aver tirato anche col piede sinistro! Una magia che fa esplodere lo stadio in una standing ovation assolutamente meritata: 3 a 2! 

La Juve controlla la gara ma non rinuncia all’attacco, sfiorando anche la quarta rete al 90′ con Motta, ma è nei due minuti dopo lo scadere che si concretizza la beffa, con un altro eurogol di Rudnevs che segna la sua personale tripletta scagliando un tiro imparabile da fuori area.

Finisce con la beffa quando ancora negli occhi avevamo la magia di Alex.

Alcune considerazioni sull’intervista a Delneri.

set72010

 

 

 

 

 

 

 

E’ un Delneri prudente, ma allo stesso tempo positivo e ottimista. In qualunque circostanza il mister non lesina a buttare acqua sul fuoco delle critiche verso la campagna acquisti e verso le carenze qualitative della squadra. Una formazione rivoluzionata nel modulo e negli uomini, per alcuni incompleta, soprattutto in attacco, dove manca quel giocatore in grado di fare davvero la differenza. Le scelte di mercato sono prese in sintonia con le decisioni di Marotta, ma ciò non deve ingannare. Per “sintonia” intendiamo che il tecnico accetta di buon grado ciò che gli viene dato o tolto, tant’è che nel caso di Diego si legge tra le righe che la cessione non è stata fatta per un aspetto tecnico – tattico (quindi derivato da sue valutazioni), ma che l’operazione è un aspetto economico – societario (quindi leggasi Marotta – Agnelli). Fabio Capello non lo avrebbe mai permesso.

Delneri ha avuto un approccio molto propositivo alla nuova avventura. Innanzi tutto perchè la Juventus rappresenta l’occasione della vita per tutti, e poi perchè l’allenatore è uno che crede nel lavoro e nella possibilità di plasmare la squadra e i giocatori secondo il proprio credo calcistico. E qui alla Juve il lavoro da fare non manca. Lo scetticismo che lo circonda infatti, sembra non scalfirlo neppure quando sono gli stessi tifosi a storcere il naso; ma lui pensa “solo a lavorare a testa bassa”, perchè alla lunga il lavoro paga (quasi) sempre. Così come rimbalza lo scetticismo che aleggia intorno alla squadra, dicendo che “i suoi giocatori non li cambierebbe con nessun altro”.

Piace molto il valore che Delneri vuole ridare alla maglia bianconera, all’importanza e al rispetto che tutti devono avere indossando o affrontando la casacca della Juve. Fa scalpore infatti come diversi giocatori abbiano rinunciato troppo facilmente al corteggiamento di Marotta (Borriello, Di Natale…), anche se il tecnico pone giustamente l’accento su fattori legati a questioni non riconducibili ad un “no” riferito solo alla destinazione del giocatore. Così come piace anche la volontà di recuperare la mentalità vincente che è stata nel DNA di questa squadra fino alle note vicende di Calciopoli.

Alcune perplessità le riscontriamo invece sulla questione difesa, dove a proposito di Traoré e Rinaudo, risponde che servivano i giocatori giusti per completare il reparto senza alterare le gerarchie esistenti; ma se il discorso sembra scorrere bene per Rinaudo (comunque quarta scelta), non si può certo dire la stessa cosa per Traorè, per il quale si tratta di una scommessa in un ruolo che però esigeva una certezza, visto che sono 5 anni che i tifosi della Juventus stanno “sopportando” i vari Balzaretti, Molinaro, Grosso e De Ceglie. E in effetti lo stesso Delneri cade in contraddizione quando dice “che si sarebbe aspettato in quel ruolo Kolarov”, che sicuramente non avrebbe fatto panchina a favore di De Ceglie. 

Poi il discorso vira anche su Martinez esterno in un 4-4-2: si tratta del giocatore giusto nel ruolo giusto e nel momento giusto? In altre circostanze forse sì, ma puntare su un giocatore discontinuo, impiegandolo in un ruolo troppo difensivo per le sue caratteristiche, non sembra una decisione così illuminata, sopratutto in virtù del prezzo per cui è stato acquistato. Ci trova più concordi invece la soluzione tattica con Aquilani e Marchisio (che possono coesistere benissimo almeno nelle partite casalinghe), e il tentativo di strenue di recuperare Felipe Melo (almeno per venderlo ad un prezzo decente).

Capitolo Del Piero: non sarà il Diego della Juventus, ma sul fatto che può dare (se al top e se sfruttato a dovere) ancora tanto alla Juventus non c’è nessun dubbio. Il giocatore è uno dei pochi che si è salvato dai grossi infortuni in questi anni. Il fatto di avere un preparatore personale è stato sicuramente un vantaggio, per questo speriamo che l’avvento di uno staff che, a detta di Delneri “non ha mai avuto giocatori con infortuni muscolari”, possa debellare questa piaga in attesa di trovare la vera causa di questi incidenti.

Intervista a tutto campo a Gigi Delneri. Mercato, rivali e …..

set32010

 

 

 

 

 

 

 

Un’interessante intervista al nostro mister, Luigi Delneri, chiarisce alcuni aspetti oscuri della campagna acquisti bianconera, anche se a dire il vero, qulche dubbio rimane ancora. In alcuni momenti appare quasi imbarazzante la difesa d’ufficio che l’allenatore debba fare nei confronti della società, pur avendo ben chiara la situazione economica in cui deve lavorare Marotta. Ad ogni modo vi riportiamo il testo integrale che successivamente commenteremo.

Delneri, dica la verità: aspettava qualche rinforzo migliore nell’ultimo giorno di mercato? “La società ha fatto quello che poteva fare, tenendo conto degli aspetti tecnici ed economici. E a me va bene così perché ho una squadra giovane con ricambi in ogni reparto”. Nessuna invidia per le operazioni del Milan? “Il Milan ha preso campioni che nessuno immaginava, ma soltanto il tempo dirà chi ha fatto bene e chi no. Io ricordo che un anno fa tutti elogiavano la campagna acquisti della Juventus. Dopo le prime partite sembrava in grado di competere con l’Inter, poi sappiamo come è finita”. Chiellini, però, ha detto che le milanesi partono davanti a voi… “Sono d’accordo, perché avevano già una buona struttura. Noi partiamo dietro, ma ce la giocheremo ogni partita”. A mercato chiuso, qual è il reale obiettivo della Juventus? “Dobbiamo raggiungere un posto per la Champions in qualsiasi maniera, perché lo esige la storia della Juventus“. Però non è un bel segno ricevere tanti rifiuti: Di Natale, Borriello, Kaladze… “Calma. Nessuno ha rifiutato la Juve. Di Natale aveva già rifiutato il Napoli per una scelta di vita perché voleva rimanere a Udine, Borriello ha preferito un’altra squadra per motivi contrattuali, mentre per Kaladze il discorso è diverso. Ma tutti gli altri sono venuti di corsa, come Quagliarella, dimostrando di amare questa maglia”. Rinaudo e Traoré sono rinforzi da Juve? “Sono le alternative che cercavamo in difesa per completare l’organico senza creare problemi ai titolari, perché oggi il titolare a sinistra è De Ceglie, mentre al centro avevamo già Bonucci e Chiellini, due nazionali”. Nessun rimpianto, quindi, per chi non è arrivato? “Pensavo che arrivasse Kolarov, ma non è stato possibile e quindi ripeto che sono contentissimo dei giocatori che ho. Per me sono i migliori e non li cambierei con nessuno“. Non era meglio prendere due campioni in più e qualche gregario in meno? “Ma chi ci assicura che un campione avrebbe risolto tutti i problemi? E poi la qualità l’abbiamo già visto che siamo pieni di nazionali. Senza dimenticare Aquilani, che in Nazionale ci può tornare”. Non teme, invece, di rimpiangere chi è partito, come Diego? “Il discorso su Diego è più ampio, riguarda anche l’aspetto economico e coinvolge la società. Ma siamo tutti allineati”. Diego ha attaccato Marotta, aggiungendo che lei vuole una Juve con uomini ordinati, impegnati a giocare semplice… “Tocca alla società rispondere. Io dico soltanto che Diego è un ottimo giocatore e gli auguro di avere successo in Germania, ma con Quagliarella abbiamo più presenza in area di rigore. E poi il nostro Diego si chiama Del Piero“. Ma Del Piero non ha più l’età di Diego… “Che cosa c’entra? Doni a 35 anni con me ha giocato 30 partite nell’Atalanta e ha segnato 12 gol”. Vuol dire che Del Piero parte titolare? “Io non assicuro il posto a nessuno. Del Piero è un giocatore della Juve e l’importante è che stia bene, poi si vedrà”. I tifosi, però, lo invocano sempre: può essere un problema lasciarlo fuori? “Io non tolgo i sogni ai tifosi. E’ giusto che invochino Del Piero, come hanno invocato Trezeguet, ma nessuno mi può condizionare. Io non mi sposto dalle mie idee, perché non ho paura di niente”. Ma se lei avesse Platini, lo ingabbierebbe nel 4-4-2? “Io non ho Platini e quindi il discorso è inutile. Purtroppo nel calcio esistono le etichette e i luoghi comuni. E infatti dopo tanti anni c’è ancora chi pensa che Rocco sia stato un catenacciaro, mentre il suo Milan giocava con 5 attaccanti”. Lei non prevede deviazioni dal 4-4-2? “Il 4-4-2 è la base, ma in corsa può diventare 4-2-4 o 4-1-3-2. L’importante non è il modulo ma la mentalità della Juventus, e quella non deve cambiare mai, a prescindere dai giocatori in campo”. Le dà fastidio lo scetticismo che la circonda? “Anche Mandela era diffidente quando fu liberato, perché temeva ancora di essere ammazzato. Per la verità, io ho avvertito molto calore attorno a me. Ma a chi è scettico, dico che ha ragione perché ci dobbiamo conoscere, anche se i numeri della mia carriera sono dalla mia parte: in particolar modo l’anno scorso quando non sono arrivato ultimo, ma 12 punti davanti alla Juventus“. Quindi non ha paura di pagare per tutti, com’è successo nelle ultime due stagioni a Ranieri e Ferrara? “Io non penso mai a queste cose, sennò farei un altro mestiere”. A mente fredda, come spiega la falsa partenza a Bari? “Con una parola: affaticamento. Avevamo giocato troppe partite in pochi giorni con molti viaggi e qualcuno ha pagato, dopo i primi 25′ buoni. All’inizio ci sta, ma i conti si fanno alla fine. Nel calcio può capitare quello che pensano in tanti, ma può capitare anche quello che pensano in pochi. E ritorno al campionato scorso quando la Roma, dopo una rimonta incredibile, quasi sicuramente avrebbe soffiato lo scudetto all’Inter, se non avesse perso in casa contro la mia Sampdoria“. La preoccupa la serie di infortuni? “No, perché con il mio staff in tre anni non abbiamo mai avuto infortuni muscolari. Per la ripresa dovrebbero essere tutti pronti, spero anche Amauri. L’unico fuori è Martinez, ma perché ha preso una botta a Bari“. Perché ha voluto Martinez per farlo giocare esterno nel 4-4-2? “Perché è un giocatore con grandi qualità che diventerà importante. E poi nella sua nazionale giocava già esterno a quattro”. Aquilani e Marchisio potrebbero giocare insieme? “Prima o poi sì, perché sono due ottimi giocatori che possono integrarsi benissimo in mezzo al campo. Ma io punto molto anche su Felipe Melo che vorrei recuperare perché non mi sembra un disperato coi piedi”. L’Europa League è un peso o un obiettivo? “Se fosse un peso, saremmo già usciti. Basta guardare le squadre che partecipano, dal Liverpool al Manchester City, per capire che non è una coppetta”.