Juventus – Napoli 2-2. Finalmente è finita.

mag222011

 

 

 

 

 

 

 

Ultima partita di campionato. La partita dei rimpianti, delle delusioni, dei tradimenti, delle promesse non mantenute, dei desideri irrealizzati, la partita delle condanne. La partita anche degli addii, mai come quest’anno tanto graditi. Già l’ha ufficialmente dato Delneri, ritenendosi “con la coscienza a posto per il lavoro fatto”. Lo daranno, giocatori mai amati dai tifosi: Motta, Grygera, Rinaudo, Traorè, Martinez, Salihamidzich, Grosso. Forse anche qualche giocatore più prestigioso, come Iaquinta, Aquilani, Melo, ma questo si vedrà. Sulla carta sarebbe ancora la partita dell’Europa: di fatto, sperando in un clamoroso tonfo della Roma contro la Samp già retrocessa. Formazione inattesa, l’ultima schierata da Delneri, che concede la passerella finale a Salihamidzich nel ruolo di esterno difensivo a destra, e a Toni che prende il posto di Matri. A sinistra spazio a Chiellini, che cede la zona centrale al duo Barzagli – Bonucci. All’andata il mister tentò di sorprendere i partenopei puntando molto sul gioco aereo, e la scelta di Toni continua in questa direzione, tant’è che già al 4′ minuto l’attaccante sfiora il palo proprio con una deviazione aerea, dimostrando di essere secondo a pochissimi sulle palle alte. La fiammata bianconera continua ancora al 7′, quando Del Piero colpisce la traversa con un tiro dalla lunga distanza. Ma il Napoli fa male quando risponde alla Juve con Lucarelli, che pareggia il computo delle traverse, sbagliando un gol già fatto, a due metri dalla porta! Importantissima la deviazione d’istinto di Buffon, che mette la palla sul palo trasversale. Cresce la squadra di Mazzarri, che al 21′ riesce a passare in vantaggio con un colpo di testa di Maggio, che si smarca da Salihamidzich e mette in rete. Uno a zero per il Napoli.

I bianconeri si bloccano e diventano nervosi, i fischi iniziano a scendere inesorabili sui giocatori, tra cui Krasic uno tra i più presi di mira. Delneri rimane seduto in panchina, e la squadra non trova una fonte di gioco o una reazione che porti ad una svolta. E’ sempre Alex che cerca di caricarsi la squadra sulle spalle: punizione dalla sinistra e palla di nuovo sulla traversa! Juventus anche sfortunata in questa partita. Finisce la prima frazione di gioco sotto i fischi dell’Olimpico. Ci vorrebbe un portafortuna per la Vecchia Signora, e allora dentro Boniperti al posto di Pepe.

Sembra funzionare l’amuleto di Delneri, perchè dopo due minuti della ripresa, Chiellini “ciabatta” in mischia un pallone che caracolla in rete: pareggio di sparanza per i bianconeri, che vedono anche la Roma faticare in casa con la Sampdoria. Rinvigoriti dalla rete, i bianconeri sembrano trasformati nello spirito; Barzagli, grintoso come non mai, si spinge in avanti e tenta la conclusione da fuori area, impegnando il portiere in una difficile respinta. Tiene bene il campo la formazione di casa, che al 56′ rischia di perfezionare la rimonta addirittura con Boniperti, che viene anticipato all’ultimo istante, mentre caricava il tiro davanti al portiere. Ma la doccia fredda arriva al minuto 70, quando Lucarelli colpisce di testa indirizzando il pallone ad accarezzare il palo e terminare la corsa in rete. Napoli ancora in vantaggio, e gelo che scende all’Olimpico.

Entra De Ceglie per Krasic, sostituzione doverosa per la partita insipida del serbo, sempre più deludente. Per effetto della sostituzione, Chiellini si sposta al centro e Bonucci si posiziona a destra, liberando Salihamidzich nel ruolo di ala pura. La Juve è combattuta tra lo spingersi in avanti cercando di recuperare lo svantaggio, o coprire il fianco ai veloci contropiedi di Lavezzi. Ci vuole una prodezza di Matri (subentrato al posto di Toni), per arrivare al pareggio: fuga sul filo del fuorigioco e sangue freddo davanti alla porta. Due a due, ma intanto la Roma chiude i conti con la Sampdoria….

E al 91′ è ancora La vezzi a presentarsi davanti a Buffon, che dimostra di essere il numero 1 con una parata di gigante. Gigi esulta, evidentemente perchè non vuole lasciare il campo e lo stadio Olimpico con una sconfitta. Grinta Gigi, classe Alex, da voi dobbiamo ripartire, come nel 2006, così ancora oggi.

Prepartita Juventus – Napoli. Formazioni e curiosità.

mag222011

Con la partita di oggi finisce il campionato, e finisce anche l’avventura di Delneri alla Juventus. E’ stata sì un’avventura, nel senso che tutto ci si aspettava, tranne che peggiorare i risultati delle precedenti annate. La mia previsione era quella di un campionato da quarto posto, con risultati alternanti che alla fine avrebbero messo la società di fronte ad un bivio, tra la conferma di un progetto zoppicante e l’incognita di un ennesimo cambiamento. Alla fine la scelta è stata molto semplice, anzi, direi proprio obbligata. Quello che grava negativamente sulla testa del mister, sono state alcune decisioni tattiche, la continua difesa della squadra anche di fronte a risultati umilianti, le scusanti arbitrali tirate in ballo troppo spesso, e sopratutto, la mancanza di risultati, anche i minimi richiesti. La società ha comunicato mercoledì a Delneri, una scelta che era chiara già a tutti, e quindi il commiato del nostro allenatore, avverrà davanti al pubblico dell’Olimpico, in occasione della partita contro il Napoli. Pochi saranno gli applausi, nemmeno uno gli “arrivederci”.

La squadra di Mazzarri arriverà a Torino senza nessuno stimolo concreto, dopo il raggiungimento dell’obiettivo Champions, già ampiamente festeggiato col “biscotto” del San Paolo con l’Inter. La Juve invece, lotta ancora per un posto in Europa League assieme alla Roma, ma non illudiamoci che questo possa essere un motivo di impegno maggiore, visto che i nostri hanno perso cento treni prima di questo, giocando sempre con sufficienza. Juventus – Napoli rievoca sfide memorabili. Inutile ricordare gli anni in cui Maradona e Platini incrociavano le spade, forse gli anni più belli per entrambe le squadre. Adesso le due compagini non ruotano più intorno a due fuoriclasse (anche se gli azzurri possono contare su un Cavani molto forte, ma a parer mio ancora un po’ acerbo), sono due formazioni costruite sulla forza del gruppo, l’una (la Juventus) cercando l’organizzazione di gioco (mai trovata), l’altra invece, cercando la grinta e la compattezza di squadra. Può uscirne senza dubbio una buona partita.

I bianconeri schiereranno in porta Buffon, linea difensiva all’insegna delle novità, composta da Sorensen, Barzagli, Chiellini e il rientrante De Ceglie, dopo sei mesi di assenza dai campi di gioco; a centrocampo Krasic, Felipe Melo, Marchisio e Pepe; in avanti la coppia Del Piero e Matri.

Prepartita Juventus – Chievo. Formazioni e curiosità.

mag92011

Vi ricordate la “pazza Inter“? Ebbene, le somiglianze con i peggiori periodi nerazzurri si ritrovano in questa Juventus, che può essere definita pazza non tanto per il suo valore e le sorprendenti prestazioni (queste purtroppo ci sono, ma in negativo), quanto per il fatto che, nonostante le tante umiliazioni e sconfitte della stagioni, continui a mantenere sempre viva quella sottile speranza del sogno Champions (come lo chiamano alcuni, io lo considero semplicemente un obiettivo minimo!). Riesce a mantenere sempre questa striscia di continuità nella discontinuità più totale, risultando capace di vincere le partite più difficili e di perdere quelle più facili. La speranza è che questo trend sia diverso questa sera, dove i bianconeri affronteranno in casa un Chievo ormai quasi salvo e privo di alte ambizioni, oltre che sazio per la positiva annata. Nessuna partita la si può considerare facile, soprattutto per la Juve di questa stagione, anche se questa è tutt’altro che proibitiva. Ma io credo che la vittoria di questa partita significherebbe per la Juve attuale un’impresa, dato che ogni successo da qui alla fine del campionato deve essere visto come qualcosa di particolare, visto che la squadra nell’arco di una stagione è riuscita solo una volta ad incanalare tre vittorie di fila. Sull’11 che scenderà in campo, pare non ci siano dubbi: Buffon, Motta, Barzagli, Chiellini, Grosso, Krasic, Aquilani, Melo, Pepe, Del Piero, Matri; ma la grande novità della conferenza stampa di vigilia è stata offerta comunque da Delneri: “al 100% sarò l’allenatore della Juventus della prossima stagione”, lasciando tutti di stucco e quantomai sorpresi, dal momento che neppure la società ha ben chiare le idee sul suo futuro.

Con Capello si può sognare.

mar112011

 

 

 

 

 

 

 

 

Che la Juve stia cercando un nuovo allenatore, è ormai fuori discussione. Delneri non sarà l’allenatore bianconero nella prossima stagione; e così, quello che sembrava un progetto a lungo raggio, destinato ad una certa stabilità, sarà invece un’altra estate di tormentoni. Resta da chiarire, però, se il cambio allenatore avverrà da subito (Delneri è inadeguato, le sue scelte ed i risultati lo dimostrano), con Gentile e Vialli in prima fila per il ruolo di traghettatore, oppure semplicemente a giugno. Tante le possibilità di scelta, anche se non tutte percorribili, sia per problemi economici, sia per difficoltà di gradimento da parte dei prescelti. Si parla di Spalletti (il nome ideale per iniziare di nuovo un progetto), di Conte (nome legato alla Juve, che potrebbe essere affiancato da un ds esperto), di Deschamps (un altro juventino nel sangue), fino ad arrivare alla suggestione Van Gaal (il ferreo olandese che a giugno lascerà per certo il Bayern). Tutte soluzioni appetibili ed importanti, di sicuro gradimento al popolo bianconero. Ma ce ne sarebbe una per la quale si sarebbe disposti ad abbandonare qualsiasi altra trattativa, a rinunciare a qualsiasi altro progetto: sarebbe quella di Fabio Capello.

L’attuale ct inglese (che tuttavia in Inghilterra non viene ben visto soprattutto dopo il fallimento mondiale), sarebbe la soluzione ideale, la più affascinante, in tutti i sensi. Innanzitutto perché Capello è uno degli
allenatori più bravi in circolazione, e sicuramente tra gli allenatori italiani più vincenti di tutti i tempi. Dovunque è stato (sempre in squadre forti, va sottolineato), ha sempre vinto; a partire dal Milan “galacticos”, poi al Real, poi addirittura alla Roma, poi ancora nella nostra Juventus (quanti bei ricordi), e per finire di nuovo al Real, dove la sua grande colpa fu quella di non vincere la Champions (mica cosa facile, eh), ma che nonostante tutto fece vincere due campionati spagnoli, cosa che, comunque, le merengues del dopo Capello non sono più riuscite a fare. Il tecnico friulano ha in più un’esperienza che qualsiasi allenatore al mondo gli potrebbe invidiare. E’ stato un grande giocatore, un grande allenatore e anche un manager polivalente al Milan. Lo stile è ineguagliabile, rude e deciso, ma certamente in grado di gestire tutti i momenti, quelli felici ma, soprattutto, quelli non facili. L’ultima sua sfida in Inghilterra, poi, non è che sia un fallimento totale: ha comunque riportato la nazionale inglese ai vertici del calcio mondiale, vincendo tutte le partite del girone di qualificazione, e lo stesso sta facendo per le qualificazioni agli Europei. I mondiali possono essere considerati come un passo falso, con un sacco di attenuanti; dalla stanchezza dei giocatori (tutti titolari nei loro rispettivi club), al periodo di scarsa forma di elementi fondamentali (come Rooney), dalla mancanza di un portiere adeguato, alle decisioni arbitrali che hanno clamorosamente penalizzato la squadra inglese.

Un altro motivo potrebbe essere il fatto che Capello è fortemente legato al 4-4-2, modulo che la Juve conosce benissimo: col 4-4-2 giocava proprio la scudettata Juve di Capello, quella di Deschamps in B, e poi quella di Ranieri nei due anni successivi, fino ad arrivare, dopo la parentesi Ferrara/Zaccheroni, al 4-4-2 Delneriano, anche se in realtà gli interpreti sono sempre stati diversi. Capello consentirebbe di iniziare una nuova rifondazione, partendo però su basi tattiche già provate e collaudate, il che non sarebbe un dato da trascurare, perché la Juve di Ferrara, dei brasiliani e del trequartista Diego è fallita anche per questo motivo: la squadra non era abituata a giocare con questo modulo dai tempi di Zidane, e serviva un periodo di adattamento. Molto dipenderà comunque dalla campagna acquisti di Marotta e delle caratteristiche che assumerà il parco giocatori a disposizione.

Infine, non dobbiamo dimenticare il passato di Capello alla Juventus. Stagioni 2004-06, una delle squadre più forti di sempre, una delle formazioni più forti al mondo in quegli anni, un insieme di campioni che giocavano e si sacrificavano per la squadra. Poi, al nome Capello, non puoi non collegarti a quello di Luciano Moggi, che con lui potrebbe ricostruire una nuova triade. Ma forse ci stiamo già spingendo oltre….

Prepartita Udinese. Formazioni e curiosità.

gen292011

La delicatissima partita con l’Udinese giunge proprio in un momento difficile per la Juve, come testimonia anche la conferenza stampa di Agnelli, necessaria a spegnere i primi focolai accesi dai tifosi contro società ed allenatore. La formazione di Guidolin in questo momento è forse la squadra più in forma del momento, mentre i bianconeri sono tra quelle peggiori. Ma ad animare la vigilia c’è la consapevolezza che questi potrebbero essere giorni decisivi per l’intera stagione. Potrebbe sembrare una cosa di poco conto, ma non lo è: il Genoa si è fatto vivo per Amauri, chiedendo il giocatore in prestito gratuito con diritto di riscatto fino alla fine della stagione. E, per la prima volta, sia la Juve che il giocatore, hanno dato la disponibilità a trattare. Soprattutto Amauri, dopo l’ennesima partita infelice e la dura contestazione dei tifosi rivolti contro di lui, forse ha iniziato a sentirsi come un capro espiatorio della situazione negativa, e, per avere più serenità, sembra aver deciso di farsi da parte. Le possibilità che l’affare possa andare in porto iniziano ad aumentare, e potrebbe essere la prima volta che una cessione in prestito di un giocatore possa essere considerata come il più grande colpo di una sessione di mercato (e non solo). Infatti, visti gli infortuni anche di Toni (per un mese), Quagliarella (4 mesi), gli acciacchi di Martinez, l’età di Del Piero e la nuova indisponibilità di Iaquinta (ha avuto problemi al tendine rotuleo già operato), potrebbero costringere la dirigenza a cercare una nuova punta che non sia un ripiego. Anzi, è quasi certo che, vista la penuria che il calciomercato offre in questo momento, se si decidesse di cedere Amauri sarebbe perchè Marotta abbia già un giocatore in pugno. Il nome, però, ancora non si sa. Si stanno formulando solo ipotesi, con i soliti Huntelaar, Matri, Klose, Zarate. Anche se la conferenza stampa indetta da Agnelli e Marotta non ha annunciato neesun cambiamento di progetto.

Per quanto riguarda la partita di domani, inutile dire che l’Udinese in questo momento è al top. Esattamente un girone fa finì 4-0 per i bianconeri, ma la squadra di Guidolin era ancora in fase di rodaggio e addirittura ultima in classifica a zero punti; oggi, invece, si trova a ridosso della Juve e della zona Champions, forte del 4-4 col Milan e del 3-1 contro l’Inter. Può puntare su un attacco super, con l’eterno Di Natale a firmare magie, ed “el nino maravilla” Sanchez ad ispirare la manovra. A centrocampo inoltre, conta sulla solidità di Inler e sulla corsa di giocatori come Armero, Isla e Asamoah; anche la difesa è un mix di esperienza e qualità, per non parlare del portiere Handanovic. Insomma, al di là di tutto, domani sarà a dir poco difficile portare i tre punti a casa, nonostante si giochi al Comunale di Torino. Anche perché, come sempre, la Juve è vincolata dal problema infortuni, e a differenza della partita di giovedì, Delneri dovrà fare a meno di Amauri e Motta (queste due, forse assenze positive, visto il loro rendimento), ma anche di Iaquinta e Pepe, oltre ai soliti lungodegenti.

Ecco perché rivedremo sicuramente il ritorno di Buffon tra i pali e di Sorensen come terzino destro, con Grygera spostato a sinistra e Bonucci-Chiellini al centro della difesa (sarà rinviato l’esordio dal primo minuto di Barzagli, comunque convocato); a centrocampo, invece, Delneri potrebbe provare una suggestione: Sissoko-Melo muraglia davanti alla difesa, ma esente da compiti di regia affidata ad Aquilani, che potrebbe agire come trequartista in linea con Krasic a destra e col rispolverato Marchisio a sinistra, a sostegno di Del Piero (o Martinez) come unica punta. L’alternativa, invece, sarebbe privarsi di un mediano (Sissoko favorito su Melo) ed abbassare Aquilani nella linea dei quattro centrocampisti, per far spazio in avanti sia a Del Piero che a Martinez.

I tre punti servono come il pane, e, per questa volta, non interessa il come.

Il punto sul mercato di gennaio.

gen192011

Dopo due settimane dall’inizio del mercato di riparazione, il borsino ed il resoconto per la Juve è molto semplice: un acquisto (Toni), ed una cessione (Lanzafame). Zero soldi spesi, e zero soldi guadagnati. Considerando che l’infortunio di Quagliarella significa di fatto l’indisponibilità del giocatore fino alla fine della stagione, potremmo ipotizzare che il nostro bomber sia partito in prestito per sei mesi. La Juve quindi non si è rinforzata ma, anzi, si è indebolita. Il modo di guardare la stagione, il campionato, l’anno appena iniziato, è radicalmente cambiato dopo i primi 10-15 minuti della partita col Parma. Si è passati da una sensazione di ottimismo, dall’obiettivo scudetto, al ritorno del pessimismo cronico e della speranza di raggiungere quantomeno la Champions a fine stagione. A scandire questo drastico passaggio, due pesanti sconfitte e due vittorie stentate, rispettivamente col Catania B e con il Bari, ultima in classifica.

Ecco perché, dopo i buoni presagi di inizio stagione, e i primi problemi di gennaio (a proposito: vi siete chiesti perché la crisi della Juve è ricominciata dopo l’infortunio di Quagliarella?), ci si aspettava nella finestra di mercato, qualche colpo a sorpresa in grado di entusiasmare i tifosi juventini e sopratutto di far vedere quanto fosse determinata la società a non mollare gli obiettivi che si potevano concretizzare. Fino ad ora, invece, è stato fatto un solo “affare”, tra l’altro un mezzo giocatore senza più stimoli, ormai a carriera finita. Ma è anche vero che i calcoli, come sempre, bisogna farli alla fine, e sopratutto rapportarli al budget a disposizione. Che Marotta & C. stiano tenendo da parte il denaro per il colpo grosso? Ne dubitiamo, dal momento che si sono fatti scappare pure Dzeko dopo averlo inseguito per sei mesi buoni. Ma, nel frattempo, la dirigenza deve risolvere anche altri problemi già esistenti in seno alla rosa. La scelta “difficile” tra Buffon e Storari per esempio; l’uno, il portiere più forte al mondo, l’altro, il più in forma del momento. Non è sorprendente che il secondo lasci i bianconeri a gennaio, pur avendo ben chiaro il suo ruolo dall’inizio, ma lui ha sempre sfruttato al meglio le occasioni che il mercato gli ha concesso. Tuttavia, se Storari partirà, la Signora guadagnerebbe almeno 4 milioni di euro, oro puro in un momento come questo, dove la società è di fatto senza un centesimo. Soldi che potrebbero diventare di più in caso di partenze di altri due giocatori, il cui destino, però, è tutt’altro che segnato. Stiamo parlando di Sissoko ed Amauri. Il primo sembrava essere destinato ad andarsene, perché non giocava ed era in rotta con la società; invece, la società stessa lo ha momentaneamente tolto dal mercato per via della squalifica di Melo, e lui ha ripreso a giocare come ai vecchi tempi. Se qualcosa si muoverà in vista di una sua cessione, lo sapremo solo negli ultimissimi giorni di mercato.

Diversa invece la situazione di Amauri. Diciamoci la verità: chi se lo piglia? Il giocatore, oramai, è in rotta con i tifosi, stanchi e stufi di dover aspettare ancora il primo gol in Serie A di quest’anno (che sarebbe (tra l’altro il settimo in due anni). Tuttavia è consapevole che andando via dalla Juve non troverebbe un’altra squadra del suo prestigio e, soprattutto, che gli darebbe garanzie anche economiche. Ecco perché, nonostante tutto, non si vuole muovere da Torino. Ma se quel miracolo dovesse arrivare (e sarebbe la conferma autentica dell’esistenza della provvidenza divina), allora la Juve potrebbe accumulare un bel tesoretto da spendere, magari per un altro attaccante. Quello che manca in questo momento è un sostituto degno di Quagliarella, in grado di essere utile anche la prossima stagione. Identikit perfetto: Luis Fabiano del Siviglia. Di regola servirebbero almeno 10 mln per portarlo a Torino, ma la sensazione è che Marotta si sia davvero inventato qualcosa e che lo stia per portare davvero alla corte di Delneri, basta vedere come si è sbilanciato il giocatore su Twitter: “manca poco, spero andrà tutto per il meglio“. Se non è un’ufficialità, poco ci manca.

Juventus – Catania. Formazioni e curiosità.

gen132011

C’è qualcosa che rende speciale una partita normale. Al di là dell’importanza dell’obiettivo Coppa Italia, sottolineato con forza da Marotta forse più per evitare ulteriori figuracce piuttosto che per una reale convinzione di vittoria, il ritorno di Gianluigi Buffon tra i pali chiude una parentesi negativa per il più forte numero uno bianconero della storia. Tanti mesi di stop, tante voci di mercato, tanti botta e risposta a distanza con società e allenatore, una crisi depressiva…. e sullo sfondo un “numero due” che (fortuna per la Juve) si è messo a parare come Gigi faceva. Insomma, peggio di così non poteva essere per Buffon. Ma sappiamo bene che nel silenzio della sua riservatezza, il giocatore si è allenato duramente per tornare ancora più forte di prima, e stasera, per la prima volta dopo quell’ultima partita disputata a San Siro (era il 15 maggio, contro il Milan), Superman ha la possibilità di ritornare a volare. Basta piscine, basta massaggi, basta palestra, questo è il mometo del campo e del pallone.

L’appuntamento casalingo di stasera è valido per la qualificazione agli ottavi di Coppa Italia. Una partita da non sottovalutare, perchè dopo due sconfitte consecutive (ed un pareggio a Verona col Chievo), questa Juve ha solo bisogno di rialzare la testa e riprendere un po’ il morale. Senza entusiasmo e senza autostima non c’è nessuno schema che possa funzionare. Anche il Catania proviene da due sconfitte consecutive, anche se la situazione dei siciliani è ben diversa, visto che le due sconfitte sono maturate contro Inter e Roma, per di più in modo immeritato; quindi effettuando sempre buone prestazioni contro grandi avversari.

Delneri potrebbe decidere di dare largo spazio ai “rientranti”: parliamo di Iaquinta, Martinez, Traoré e ovviamente Gigi Buffon già sicuro. Nel computo va sicuramente tenuto in considerazione il fatto che più giocatori siano utilizzati subito dal primo minuto, e più si avrà la necessità di procedere a delle sostituzioni nella ripresa. Le continue ricadute di Sissoko, Iaquinta, Traoré e Martinez, non garantiscono tenuta fisica e atletica per 90′. Luca Toni invece, risulta pienamente recuperato e potrà essere certamente della partita. Frattura al setto nasale invece per Amauri, che non ha potuto nemmeno essere convocato. Questa la probabile formazione della Juve: Buffon; Sorensen, Legrottaglie, Chiellini, Traoré; Krasic, Sissoko, Melo, Martinez; Toni, Iaquinta.

L’appuntamento è per questa sera, allo Stadio Olimpico ore 9,00.

Napoli – Juventus 3-0. Altra batosta.

gen92011

 

 

 

 

 

 

 

Se la partita di oggi è finita “solo” 3 a 0, lo è per merito del Napoli. Cavani, Lavezzi  ed Hamsik avrebbero potuto affondare ancora di più il galeone di Delneri (o forse è meglio dire la “bagnarola”), ma ad un certo punto del secondo tempo, gli azzurri hanno evitato di infierire sulla nostra retroguardia inerme. E’ un commento troppo severo? Non credo proprio. Talvolta bisogna essere semplicemente cinici e realisti nelle valutazioni. Il progetto di Delneri sta fallendo per un semplice motivo: sta perdendo la fiducia dei giocatori. Credo che questo risultato sia maturato più per lo scarso impegno dei giocatori che non per un’effettivo divario delle due squadre. Del Piero, Pepe, Sissoko e Buffon sono gli esempi dei giocatori che già ora sono scontenti dei metodi, delle scelte o del trattamento di Delneri. Così si arriva a non correre, a non lottare, a non dare l’anima per questa maglia, arrivando quindi a sprofondare come sprofondò la Juve di Ferrara dopo che perse il polso dello spogliatoio, in modo ahimè irreversibile. Ovviamente sarò il primo ad essere contento di sbagliarmi, ma è indubbio che Delneri debba ripartire prima dallo spogliatoio anzichè dalla tattica.

Grande novità nelle formazioni; Delneri mischia le carte e schiera a sorpresa Traorè e sopratutto Amauri insieme a Toni, creando una coppia di attacco che nessuno si sarebbe mai aspettato alla vigilia. La presenza di Pepe e Krasic sulle fasce fanno sperare ad un modulo studiato per creare problemi aerei ad una difesa non proprio insuperabile. Sorpresa anche per il ritorno di Grygera al posto di Sorensen, che paga le ultime prestazioni un po’ deludenti.
Parte bene la Juve, che costringe a tratti il Napoli nella sua metà campo, sfruttando bene le ripartenze e la vivacità di toni in attacco. Attimi di gioco confuso delle due squadre, che si affrontano a centrocampo senza riuscire a creare una limpida azione di gioco. Ci pensano i partenopei a sbrogliare la matassa, quando Cavani appoggia in rete un precisissimo cross dalla destra. Vantaggio del Napoli, per opera del suo miglior giocatore.

La partita si accende in mosìdo incredibile, tanto che tra il 19′ e il 21′ assistiamo a tre conclusioni in porta ed un gol annullato. Due di queste sono opera del Napoli (un tiro deviato sul fondo e uno respinto da Storari), mentre l’occasione grossa è per Amauri che si libera bene e batte sull’angolo lontano, costringendo il portiere alla difficile deviazione. Il colpo di testa di Toni su calcio d’angolo invece, finisce in rete ma l’arbitro annulla per un dubbio fallo sul portiere. Ma dal possibile pareggio si passa in fretta al raddoppio dei padroni di casa, grazie ad un’altra rete dell’imprendibile Cavani, che ancora una volta svetta di testa in mezzo alla nostra difesa. Due a zero Napoli, che beffardamente applica la stessa tattica che forse cercava di attuare Delneri con il duo Amauri – Toni. La Juve dovrebbe essere una tigre ferita, ma invece si limita ad una manovra lenta, come se volesse controllare il gioco. Krasic e Pepe inesistenti sulle fasce, Marchisio e Aquilani non riescono né a filtrare né ad impostare, Grygera in difesa è un disastro. Paradossalmente sono le due punte a giocare meglio, sopratutto con Toni che riesce a tenere bene la palla ed impegnare la difesa di Mazzarri. Finisce il primo tempo sul 2 a 0, certamente troppo severo per la Juve, che può sperare in un calo fisico degli azzurri che hanno speso molto interpretando un primo tempo molto generoso.

I tifosi juventini pensano già ad un ingresso di Del Piero insieme alle due punte, magari al posto di Krasic che lamenta un fastidioso dolore al polso, invece la novità è Grosso al posto di Traoré, che purtroppo lamenta un altro ennesimo problema fisico. Juve senza dubbio più concreta nel secondo tempo, con un colpo di testa di Toni che fa gridare al gol prima che il portiere tolga letteralmente la palla dalla rete. Un altro contropiede velocissimo di Krasic che in tre contro tre non riesce a mettere in area in modo preciso per le due torri. Entra Del Piero al posto di Amauri, non in grado di reggere fisicamente tutta la partita. Ma è il Napoli ad insegnare cos’è la concretezza. Ennesima azione sulla fascia, cross di Hamsik per il solito Cavani che spunta alle spalle di Grygera ed incorna la sua personale tripletta alla Juventus. Tre gol di testa per uno che è fortissimo di piede è un dato eccezionale che ne fa un attaccante tra i migliori del nostro campionato.

I bianconeri combinano poco in avanti, nonostante vi si riversino a testa bassa, e il Napoli ottiene buoni spazi per il contropiede. Lavezzi si beve tutta la nostra difesa e invece di tirare appoggia per l’accorrente Cavani, ma l’assist è troppo laterale e l’azione sfuma in un nulla di fatto. Delneri sostituisce Pepe, più attivo di Krasic, per inserire Motta. Simone non la prende bene e lascia subito la panchina. Il cambio in effetti non sortisce alcun cambiamento, poichè i nostri si imbrigliano da soli nella loro ragnatela, evitando al Napoli qualsiasi guaio e permettendogli di amministrare fino al 90′ minuto, senza dover ricorrere alla famosa zona Mazzarri.

C’è chi mangia il panettone e chi no.

dic242010

Quest’estate se ci avessero detto che Benitez non sarebbe durato fino a Natale, probabilmente non ci saremmo stracciati le vesti dallo scandalo. Ma che venisse sostituito da un rossonero doc come Leonardo, crediamo possa essere una sorpresa talmente inaspettata che anche qualche interista non riesce e non riuscirà a digerire. Se quindi il tecnico con la squadra “più forte del mondo” è riuscito a sfasciare tutto in soli quattro mesi, rimproverando alla società di non aver abbastanza campioni per il suo progetto, i meriti di Delneri appaiono senza dubbio decuplicati. Nessuno può recriminare sugli infortuni quanto la Juve, e nessuno può dire di lavorare in un ambiente difficile quanto quello bianconero. L’aspettativa intorno alla squadra che in un anno ha azzerato i desideri dei suoi tifosi vincendo praticamente tutto, è nulla confronto a quello che i tifosi juventini bramano in quanto a rivincita e riscatto. Se nel primo caso infatti non si può pensare in nessun caso di bissare l’anno 2010, nel secondo si pretende di fare almeno il doppio. Senza se, e senza ma.

A Delneri la società ha chiesto di rifondare una squadra nel suo carattere, nel suo gioco, nel suo spirito, nella sua juventinità (cosa non da poco). A Delneri invece i tifosi hanno chiesto di fare tutto questo, di farlo subito e di vincere immediatamente. All’inizio siamo tutti lucidi nel constatare che ci vuole pazienza, ma poi, ai primi scricchiolii, ai primi pareggi stentati o alla prima delusione, ecco che diamo subito del perdente al nostro allenatore. La storia di Benitez deve essere un insegnamento (l’ennesimo) sul lavoro di un allenatore. Non è sempre così facile allenare una squadra, anche se piena di campioni, e la storia lo ha dimostrato centinaia di volte. A maggior ragione non è facile ottenere dei risultati mentre stai costruendo ancora qualcosa. Nessuno si sente arrivato, sia chiaro, ma la Juve appare ben diversa dagli altri anni, e in tutta onestà va riconosciuto al nostro mister la bontà del suo lavoro.

Il panettone che non mangerà Benitez, sia dato quindi a Delneri. Buon Natale, Gigi, buona Natale Juve, buon Natale tifosi juventini.

La crescita della Juve.

ott72010

 

 

 

 

 

 

 

 

Sembrerebbe un assurdo, ma solo per chi non conosce il mondo del calcio. Fino ad un mese fa la Juve era vista come una squadra con tante, troppe difficoltà; un cantiere aperto, destinato a protrarsi oltre ogni legittima previsione di “fine lavori”. Ora, dopo solo due pareggi, è quasi maturata la convinzione che questa squadra sia capace di giocarsela con chiunque, e su ogni obiettivo. Da un lato c’è da considerare che sono solo due pareggi, dall’altro invece bisogna contare che sono arrivati in due trasferte come ManchesterMilano, non due squadre qualunque. La convinzione di questo presunto salto di qualità è dovuta a due aspetti principalmente: la dimostrazione di poter giocare a viso aperto e alla pari con squadre più forti, e soprattutto il netto miglioramento della difesa, che da peggiore del campionato, è stata capace di non soccombere contro gente come Tevez, A. Jonsohn, Adebayor, Milito, Eto’o, Snejider. Fatto non di poco conto.

La maturazione della squadra di Delneri è stato frutto di un (almeno per ora) attento registro della fase difensiva. Il solo innesto delle seconde linee ha paradossalmente portato miglioramenti. Grygera ad esempio (non un campione, ma un umile gregario), ha dato meno spinta ma più copertura. Perfino Rinaudo (anche sfortunato, è stato operato alla spalla, starà fuori 3 mesi) è riuscito a contribuire in questa fase della

stagione al miglioramento difensivo. La presenza di Chiellini invece, sta facendo crescere Bonucci trasmettendogli tranquillità, ma anche grinta e determinazione.

Il maggiore salto di qualità è però avvenuto a centrocampo. Krasic, dopo le primissime battute a vuoto, si è rivelato come l’arma in più di questa squadra. Marotta aveva visto molto bene. Aquilani è davvero in grande crescita: la Juve può aver trovato il regista che le mancava da 5 anni, condizione fisica permettendo. Pepe e Marchisio sono fondamentali per gli equilibri, e anche Sissoko, dalla prova di Manchester sembra essere tornato quello di un tempo. Ma la vera sorpresa di inizio stagione è stata Felipe Melo: mai a questi livelli, neanche a Firenze o con la Nazionale. E nessuno se lo sarebbe mai aspettato. Saggezza tattica, buona tecnica, un sacco di palloni recuperati, pochi cartellini gialli e le solite incursioni centrali, sempre devastanti se fatte al momento giusto. Il merito di questa rinascita è suo, ma anche di Delneri che lo ha fatto uno dei punti fermi della sua linea mediana.

E l’attacco? In questo avvio di stagione alla Juve è successo quello che non ti aspettavi. Il reparto formato da Iaquinta, Amauri, Del Piero e Quagliarella sembrava tra i più mediocri, invece ha smentito tutti a suon di fatti, gol e prestazioni: Amauri, tra mille acciacchi, ha dimostrato (nelle uniche due partite di campionato giocate), di entrare in campo con uno spirito completamente diverso rispetto alla passata stagione; Iaquinta forse non ha più la corsa e lo scatto di un tempo, ma ha già segnato 3 gol in pochissime apparizioni; Quagliarella, pur segnando pochissimo, ha svolto un lavoro poco appariscente ma molto utile tatticamente, facendo da raccordo tra centrocampo ed attacco. E Del Piero? Il capitano, a quasi 36 anni suonati, è ancora il più in forma, e forse l’unico “insostituibile” della squadra. Non se questo possa essere un motivo di vanto o una mancanza per la Juve, fatto sta che, vedere che dopo 17 anni il capitano è ancora il più decisivo, dev’essere motivo di grandissimo orgoglio per lui.

Capita in questi giorni di leggere o sentire attraverso i media le lodi della Juve di delneriana fattura. Tutti (come noi) descrivono i miglioramenti dei giocatori, sottolineano le soluzioni tattiche del mister, fanno previsioni sui possibili traguardi, e così via. Nessuno però che abbia evidenziato un aspetto fondamentale di questo avvio: una incidenza “normale” degli infortuni nell’andamento della squadra bianconera. Quello di cui ha beneficiato Delneri è stata fino ad ora una buona disponibilità dei suoi uomini; la possibilità di lavorare con continuità sui giocatori, per insegnare tecniche, movimenti e nuova mentalità, è qualcosa di fondamentale per una squadra che vanta molti nuovi innesti. Inoltre, la possibilità di avere sempre delle alternative valide, porta il mister a fare delle vere scelte tecnico – tattiche, contrariamente a quanto avveniva con Ferrara, Ranieri e Zaccheroni che si trovavano spesso a fare delle scelte forzate. Schierare Marchisio al posto di Pepe nelle partita con l’Inter, è stato possibile sopratutto perchè entrambi i giocatori erano a disposizione, relegando in panchina nientemeno che Sissoko!

Tutti si devono ricordare che anche il calcio risponde sì ai valori dei singoli, ma anche all’applicazione degi giocatori e al lavoro che essi riescono a sviluppare in allenamento. Per questo gli allenatori si lamentano spesso della dipartita dei loro campioni nelle diverse partite con le rispettive nazionali. Il lavoro sul campo è fondamentale, in misura sempre maggiore se non ti chiami Eto’o, Ibrahimovich, Messi, ecc….