Alcune considerazioni sull’intervista a Delneri.

set72010

 

 

 

 

 

 

 

E’ un Delneri prudente, ma allo stesso tempo positivo e ottimista. In qualunque circostanza il mister non lesina a buttare acqua sul fuoco delle critiche verso la campagna acquisti e verso le carenze qualitative della squadra. Una formazione rivoluzionata nel modulo e negli uomini, per alcuni incompleta, soprattutto in attacco, dove manca quel giocatore in grado di fare davvero la differenza. Le scelte di mercato sono prese in sintonia con le decisioni di Marotta, ma ciò non deve ingannare. Per “sintonia” intendiamo che il tecnico accetta di buon grado ciò che gli viene dato o tolto, tant’è che nel caso di Diego si legge tra le righe che la cessione non è stata fatta per un aspetto tecnico – tattico (quindi derivato da sue valutazioni), ma che l’operazione è un aspetto economico – societario (quindi leggasi Marotta – Agnelli). Fabio Capello non lo avrebbe mai permesso.

Delneri ha avuto un approccio molto propositivo alla nuova avventura. Innanzi tutto perchè la Juventus rappresenta l’occasione della vita per tutti, e poi perchè l’allenatore è uno che crede nel lavoro e nella possibilità di plasmare la squadra e i giocatori secondo il proprio credo calcistico. E qui alla Juve il lavoro da fare non manca. Lo scetticismo che lo circonda infatti, sembra non scalfirlo neppure quando sono gli stessi tifosi a storcere il naso; ma lui pensa “solo a lavorare a testa bassa”, perchè alla lunga il lavoro paga (quasi) sempre. Così come rimbalza lo scetticismo che aleggia intorno alla squadra, dicendo che “i suoi giocatori non li cambierebbe con nessun altro”.

Piace molto il valore che Delneri vuole ridare alla maglia bianconera, all’importanza e al rispetto che tutti devono avere indossando o affrontando la casacca della Juve. Fa scalpore infatti come diversi giocatori abbiano rinunciato troppo facilmente al corteggiamento di Marotta (Borriello, Di Natale…), anche se il tecnico pone giustamente l’accento su fattori legati a questioni non riconducibili ad un “no” riferito solo alla destinazione del giocatore. Così come piace anche la volontà di recuperare la mentalità vincente che è stata nel DNA di questa squadra fino alle note vicende di Calciopoli.

Alcune perplessità le riscontriamo invece sulla questione difesa, dove a proposito di Traoré e Rinaudo, risponde che servivano i giocatori giusti per completare il reparto senza alterare le gerarchie esistenti; ma se il discorso sembra scorrere bene per Rinaudo (comunque quarta scelta), non si può certo dire la stessa cosa per Traorè, per il quale si tratta di una scommessa in un ruolo che però esigeva una certezza, visto che sono 5 anni che i tifosi della Juventus stanno “sopportando” i vari Balzaretti, Molinaro, Grosso e De Ceglie. E in effetti lo stesso Delneri cade in contraddizione quando dice “che si sarebbe aspettato in quel ruolo Kolarov”, che sicuramente non avrebbe fatto panchina a favore di De Ceglie. 

Poi il discorso vira anche su Martinez esterno in un 4-4-2: si tratta del giocatore giusto nel ruolo giusto e nel momento giusto? In altre circostanze forse sì, ma puntare su un giocatore discontinuo, impiegandolo in un ruolo troppo difensivo per le sue caratteristiche, non sembra una decisione così illuminata, sopratutto in virtù del prezzo per cui è stato acquistato. Ci trova più concordi invece la soluzione tattica con Aquilani e Marchisio (che possono coesistere benissimo almeno nelle partite casalinghe), e il tentativo di strenue di recuperare Felipe Melo (almeno per venderlo ad un prezzo decente).

Capitolo Del Piero: non sarà il Diego della Juventus, ma sul fatto che può dare (se al top e se sfruttato a dovere) ancora tanto alla Juventus non c’è nessun dubbio. Il giocatore è uno dei pochi che si è salvato dai grossi infortuni in questi anni. Il fatto di avere un preparatore personale è stato sicuramente un vantaggio, per questo speriamo che l’avvento di uno staff che, a detta di Delneri “non ha mai avuto giocatori con infortuni muscolari”, possa debellare questa piaga in attesa di trovare la vera causa di questi incidenti.

Intervista a tutto campo a Gigi Delneri. Mercato, rivali e …..

set32010

 

 

 

 

 

 

 

Un’interessante intervista al nostro mister, Luigi Delneri, chiarisce alcuni aspetti oscuri della campagna acquisti bianconera, anche se a dire il vero, qulche dubbio rimane ancora. In alcuni momenti appare quasi imbarazzante la difesa d’ufficio che l’allenatore debba fare nei confronti della società, pur avendo ben chiara la situazione economica in cui deve lavorare Marotta. Ad ogni modo vi riportiamo il testo integrale che successivamente commenteremo.

Delneri, dica la verità: aspettava qualche rinforzo migliore nell’ultimo giorno di mercato? “La società ha fatto quello che poteva fare, tenendo conto degli aspetti tecnici ed economici. E a me va bene così perché ho una squadra giovane con ricambi in ogni reparto”. Nessuna invidia per le operazioni del Milan? “Il Milan ha preso campioni che nessuno immaginava, ma soltanto il tempo dirà chi ha fatto bene e chi no. Io ricordo che un anno fa tutti elogiavano la campagna acquisti della Juventus. Dopo le prime partite sembrava in grado di competere con l’Inter, poi sappiamo come è finita”. Chiellini, però, ha detto che le milanesi partono davanti a voi… “Sono d’accordo, perché avevano già una buona struttura. Noi partiamo dietro, ma ce la giocheremo ogni partita”. A mercato chiuso, qual è il reale obiettivo della Juventus? “Dobbiamo raggiungere un posto per la Champions in qualsiasi maniera, perché lo esige la storia della Juventus“. Però non è un bel segno ricevere tanti rifiuti: Di Natale, Borriello, Kaladze… “Calma. Nessuno ha rifiutato la Juve. Di Natale aveva già rifiutato il Napoli per una scelta di vita perché voleva rimanere a Udine, Borriello ha preferito un’altra squadra per motivi contrattuali, mentre per Kaladze il discorso è diverso. Ma tutti gli altri sono venuti di corsa, come Quagliarella, dimostrando di amare questa maglia”. Rinaudo e Traoré sono rinforzi da Juve? “Sono le alternative che cercavamo in difesa per completare l’organico senza creare problemi ai titolari, perché oggi il titolare a sinistra è De Ceglie, mentre al centro avevamo già Bonucci e Chiellini, due nazionali”. Nessun rimpianto, quindi, per chi non è arrivato? “Pensavo che arrivasse Kolarov, ma non è stato possibile e quindi ripeto che sono contentissimo dei giocatori che ho. Per me sono i migliori e non li cambierei con nessuno“. Non era meglio prendere due campioni in più e qualche gregario in meno? “Ma chi ci assicura che un campione avrebbe risolto tutti i problemi? E poi la qualità l’abbiamo già visto che siamo pieni di nazionali. Senza dimenticare Aquilani, che in Nazionale ci può tornare”. Non teme, invece, di rimpiangere chi è partito, come Diego? “Il discorso su Diego è più ampio, riguarda anche l’aspetto economico e coinvolge la società. Ma siamo tutti allineati”. Diego ha attaccato Marotta, aggiungendo che lei vuole una Juve con uomini ordinati, impegnati a giocare semplice… “Tocca alla società rispondere. Io dico soltanto che Diego è un ottimo giocatore e gli auguro di avere successo in Germania, ma con Quagliarella abbiamo più presenza in area di rigore. E poi il nostro Diego si chiama Del Piero“. Ma Del Piero non ha più l’età di Diego… “Che cosa c’entra? Doni a 35 anni con me ha giocato 30 partite nell’Atalanta e ha segnato 12 gol”. Vuol dire che Del Piero parte titolare? “Io non assicuro il posto a nessuno. Del Piero è un giocatore della Juve e l’importante è che stia bene, poi si vedrà”. I tifosi, però, lo invocano sempre: può essere un problema lasciarlo fuori? “Io non tolgo i sogni ai tifosi. E’ giusto che invochino Del Piero, come hanno invocato Trezeguet, ma nessuno mi può condizionare. Io non mi sposto dalle mie idee, perché non ho paura di niente”. Ma se lei avesse Platini, lo ingabbierebbe nel 4-4-2? “Io non ho Platini e quindi il discorso è inutile. Purtroppo nel calcio esistono le etichette e i luoghi comuni. E infatti dopo tanti anni c’è ancora chi pensa che Rocco sia stato un catenacciaro, mentre il suo Milan giocava con 5 attaccanti”. Lei non prevede deviazioni dal 4-4-2? “Il 4-4-2 è la base, ma in corsa può diventare 4-2-4 o 4-1-3-2. L’importante non è il modulo ma la mentalità della Juventus, e quella non deve cambiare mai, a prescindere dai giocatori in campo”. Le dà fastidio lo scetticismo che la circonda? “Anche Mandela era diffidente quando fu liberato, perché temeva ancora di essere ammazzato. Per la verità, io ho avvertito molto calore attorno a me. Ma a chi è scettico, dico che ha ragione perché ci dobbiamo conoscere, anche se i numeri della mia carriera sono dalla mia parte: in particolar modo l’anno scorso quando non sono arrivato ultimo, ma 12 punti davanti alla Juventus“. Quindi non ha paura di pagare per tutti, com’è successo nelle ultime due stagioni a Ranieri e Ferrara? “Io non penso mai a queste cose, sennò farei un altro mestiere”. A mente fredda, come spiega la falsa partenza a Bari? “Con una parola: affaticamento. Avevamo giocato troppe partite in pochi giorni con molti viaggi e qualcuno ha pagato, dopo i primi 25′ buoni. All’inizio ci sta, ma i conti si fanno alla fine. Nel calcio può capitare quello che pensano in tanti, ma può capitare anche quello che pensano in pochi. E ritorno al campionato scorso quando la Roma, dopo una rimonta incredibile, quasi sicuramente avrebbe soffiato lo scudetto all’Inter, se non avesse perso in casa contro la mia Sampdoria“. La preoccupa la serie di infortuni? “No, perché con il mio staff in tre anni non abbiamo mai avuto infortuni muscolari. Per la ripresa dovrebbero essere tutti pronti, spero anche Amauri. L’unico fuori è Martinez, ma perché ha preso una botta a Bari“. Perché ha voluto Martinez per farlo giocare esterno nel 4-4-2? “Perché è un giocatore con grandi qualità che diventerà importante. E poi nella sua nazionale giocava già esterno a quattro”. Aquilani e Marchisio potrebbero giocare insieme? “Prima o poi sì, perché sono due ottimi giocatori che possono integrarsi benissimo in mezzo al campo. Ma io punto molto anche su Felipe Melo che vorrei recuperare perché non mi sembra un disperato coi piedi”. L’Europa League è un peso o un obiettivo? “Se fosse un peso, saremmo già usciti. Basta guardare le squadre che partecipano, dal Liverpool al Manchester City, per capire che non è una coppetta”.

Marotta, l’attacco non… “Quaglia”.

ago272010

Amauri, Iaquinta e Del Piero. Quali tra questi tre attaccanti può arrivare in doppia cifra? Con le cessioni di Diego e Trezeguet, la Juve ridimensiona il suo parco attaccanti, definendo in extremis anche il prestito di Quagliarella dal Napoli. Un’operazione simile a quella di Aquilani, tutt’altro che da disdegnare: giocatore “in prova” per un anno e poi se ne valuterà l’acquisto a tempo debito. Complimenti a Marotta! Ma il problema dell’attacco juventino non è mai stato nè “numerico”, nè economico. Una squadra che punta ad un piazzamento “onorevole” deve avere almeno due giocatori che riescano a passare i 10 gol cadauno. Se consideriamo gli infortuni, e se pensiamo che un giocatore come Iaquinta (che pare il più prolifico dei tre), non potrà giocare tutte le partite vista anche la carta d’identità, appare evidente come i limiti di questa squadra fossero anche nel reparto avanzato, vero e proprio fiore all’occhiello fino all’inizio della stagione scorsa.

Il neo “acquisto” Quagliarella, è un ottimo giocatore, però non garantisce tutti i gol che servirebbero alla Signora. Il suo record personale è di 14 reti, risalente all’ultima stagione di Udine, e a Napoli non si è ripetuto. Ovviamente il grafico del rendimento di un campione non può essere sempre ascendente, ma anche per caratteristiche tecnico tattiche possiamo affermare che il napoletano non ha proprio le fattezze di chi si può definire un “bomber di razza”, pur annoverando tra i suoi gol autentiche perle da fuoriclasse.  Sicuramente la presenza ingombrante di un giocatore come Amauri pesa, sia sul campo che nelle strategie di mercato. Un “armadio” come lui ti vincola a preferire giocatori veloci, di profondità, oppure di manovra. Una formazione con Iaquinta – Amauri per esempo sarebbe da preferire alla coppia Amauri – Quagliarella? Ne dubito. Però mettere Iaquinta e Quagliarella non sarebbe male se gli stessi riuscissero a non cercare la profondità nello stesso momento, allungando troppo la squadra e creando il buco tra i reparti.

Una constatazione però mi pare doverosa. Nonostante le ottime prestazioni di questo inizio stagione da parte di Del Piero, la sua destinazione inevitabile sarà la panchina. Per la prima volta dopo decenni (ricordiamo Platini, Baggio, Del Piero, e in ultimo Diego), non avremo in campo un giocatore che sfrutti i calci piazzati come arma micidiale, che possa dare la svolta ad una gara che non si sblocca o che ti raddrizzi una partita storta. Di questo , ne sono sicuro, la squadra ne soffrirà tantissimo.

Trofeo TIM, pessima Juve.

ago132010

Già il fatto di giocare un torneo che sia organizzato dalla Telecom (!) mette l’orticaria al tifoso juventino… perdere poi entrambe le partite è proprio il massimo della depressione. La prima gara vedeva contrapposta la formazione di Delneri a quella di Benitez, sotto gli occhi del presidente Andrea Agnelli che certamente non sarà rimasto soddisfatto. Partita infatti con pochi spunti di rilievo, ma tutti di parte nerazzurra visto che i bianconeri non sono mai riusciti nemmeno a tirare in porta. L’attacco “leggero” (o per meglio dire “anzianotto”) formato da Del Piero e Trezeguet non può essere la scusante per una prestazione così opaca dei nostri giocatori. L’Inter ha dimostrato superiorità in ogni reparto e sotto ogni aspetto tecnico: possesso palla, occasioni da gol, copertura difensiva, fraseggio…. per questo cerchiamo di rifugiarci pensando ad una Juve “troppo brutta per essere vera”. Con un grandissimo gol di Sneijder dalla distanza, i nerazzurri hanno legittimato le occasioni di Maicon, Cambiasso e Pandev che fanno meritare l’undici milanese sia ai punti che nel risultato finale.

Questa la formazione juventina schierata con l’InterManninger, Grygera (39′ Motta), Chiellini, Bonucci, De Ceglie, Pepe, Melo, Sissoko, Lanzafame, Trezeguet, Del Piero.

Nella seconda partita (decisamente più alla nostra portata), mister Delneri tiene in campo ancora per 10 minuti Felipe Melo, per sostituirlo con Sissoko a partita in corso, uscito sotto la solita pioggia di fischi. Ma la Juve è decisamente un’altra: Diego e Lanzafame vengono fermati da un Amelia strepitoso, tanto che il gol sembra solo questione di secondi. Invece è la squadra di Allegri a passare in vantaggio, proprio con il suo uomo più atteso: Ronaldinho. Straordinario tiro a girare sul palo lungo su cui Storari non può nulla. Ma quanta disattenzione sulla nostra fascia destra!

Il pallino del gioco però è sempre in mano ai bianconeri che quando non riescono a costruire occasioni vengono pure aiutati dagli avversari, come nel caso in cui un pasticcio difensivo fa scontrare portiere e difensore milanista, mette Amauri davanti ad Amelia ormai fuori dai pali; il brasiliano non è capace di trasformare in gol nemmeno questa ghiotta occasione, pur essendo l’attaccante fino a quel momento più mobile e pericoloso del match. Ma proprio quando si teme che la palla non riesca ad entrare, che l’altro brasiliano della Juve si incunea di potenza in area e batte Amelia con una rasoiata imprendibile. Bel gol di Diego che gli fornisce la spinta emotiva anche per altre belle giocate successive.

Il risultato rimane comunque inchiodato sul pareggio, portando le due formazioni alla lotteria dei rigori che premia i rossoneri decisamente più precisi dei bianconeri. Questa la sequenza dal dischetto: Ronaldinho gol, Trezeguet gol, Borriello gol, Diego gol, Pirlo gol, Pepe parato, Nesta gol, Amauri parato.

Bari – Juventus 3-1. Dimissioni di Ferrara? Secco osserva.

dic132009

E per l’ennesima volta ci troviamo a parlare di sconfitta. Davvero inspiegabile il periodo “sfortunato” dei bianconeri, anche se la causa dei nostri mali siamo per primi noi stessi. Marchisio in settimana si era detto disposto a barattare il suo gol con l’Inter per poter rigiocare la partita col Bayern. Tieniti il tuo bellissimo gol, caro Claudio, con questa Juve perderesti il gol e nuovamente la partita.

Al Sant’Elia largo alle seconde linee: Poulsen, Tiago, Molinaro, Legrottaglie, Trezeguet. La “prima linea” invece è rappresentata da Diego, che fa girare tutta la squadra e tutti i moduli intorno a sè, punto inamovibile dell’undici di Ferrara, e, purtroppo, il triste specchio delle prestazioni juventine. Renderebbe meglio Del Piero pur non essendo nel suo ruolo? Di questi tempi forse si, ma abbiamo capito che per Ciro Alex è “cotto”, e questa è la spiegazione delle tante panchine del capitano.

Dopo i primi minuti interlocutori, il Bari passa in vantaggio al 6′, grazie ad una dormita colossale del duo Cannavaro-Marchisio che, “rinvia tu che rinvio io”, si fanno soffiare la palla al limite dell’area da Meggiorini che non ci pensa due volte a sparare in porta; tiro deviato dallo stesso Marchisio che spiazza Buffon nella più classica delle autoreti: Bari 1, Juventus 0.

I giocatori bianconeri cercano di organizzarsi in campo, sfruttando anche le pause di gioco per parlare tra di loro e trovare il giusto assetto (e l’allenatore cosa ci sta a fare??). Ma la reazione non è così veemente, tanto che la combinazione Amauri-Marchisio-Amauri che porta il brasiliano davanti al portiere (tiro da dimenticare), è più un fatto sporadico che il frutto della rabbia messa in campo. Tant’è che la difficoltà degli uomini di Ferrara si rispecchia anche in un giallo preso da Tiago per un intervento certamente evitabile. La Juve infatti gioca in modo molto “tiepido”, permettendo ancora al Bari un’enorme occasione per il raddoppio; stavolta è Buffon a sbagliare incredibilmente l’uscita su un cross da sinistra, ma altrettanto incredibilmente Bonucci riesce ad alzre sopra la traversa il colpo di testa a porta vuota!

Per fortuna ogni tanto vale ancora la legge del “gol sbagliato, gol subito” e i nostri riescono a passare di lì a poco, con una bella percussione centrale di Diego che resiste ad una carica e tira in porta in modo non irresistibile, impegnando il portiere in una deviazione che si trasforma in assist per il grandissimo Trezeguet che non sbaglia l’ennesima marcatura: pareggio importantissimo giunto al 23′ che permette di affrontare gran parte del tempo con più fiducia nei propri mezzi.

Tatticamente la Juve non è mal messa in campo, con Cannavaro che dirige bene la difesa, Caceres che spinge come un treno ed è autore di cross che sono sempre occasioni da gol (finalmente un terzino di spinta degno di questo nome!), Poulsen (si, proprio lui) a recuperare molti preziosi palloni, e le due punte molto mobili e pronte a colpire. Eppure, mentre la squadra si sta esprimendo in modo più sciolto e meno contrato (mettendo alle corde il Bari), ecco che Cannavaro viene lasciato nell’uno contro uno in area con Barreto, sicuramente più veloce di lui: intervento falloso del nostro difensore che causa il calcio di rigore che trasforma lo stesso Barreto per il nuovo vantaggio dei baresi. Un rigore che per qualcuno lascia molti dubbi, mentre ad altri (come il sottoscritto) appare piuttosto chiaro, in quanto l’attaccante, pur accentuando la caduta, viene ostacolato dalla gamba del difensore che si frappone tra il giocatore e la palla quando questa è già passata. 

Primo tempo che termina con un 1-2 immeritato per quanto si è visto in campo, pur non essendo una partita ricca di occasioni da rete per entrambe le parti. Juve che inizia rischiando di farsi segnare subito, come nel primo tempo, ma poi è assalto bianconero alla porta barese, con Diego e Trezeguet rimpallati davanti al portiere, Amauri anticipato di un soffio di testa, e Diego che non riesce per l’ennesima volta a tirare nello specchio della porta una ghiotta punizione. E’ sconcertante proprio quest’ultimo dato, con il brasiliano nominato due volte miglior giocatore della Bundesliga, che non riesce a tirare una punizione in porta.

Ma la mancanza di tranquillità dei nostri giocatori prende il sopravvento, mandando i nostri letteralmente in bambola, in diverse occasioni. Tragicomica l’azione che vede il Bari protagonista di un bel contropiede che per pochissimo non porta a 3 le reti avversarie, con Cannavaro a rinviare una palla vagante direttamente a colpire la testa di Molinaro, causando un rimpallo pericolosissimo davanti alla porta di Buffon.

Partita apertissima con la Juve a spingere, il Bari a lasciar giocare dando la possibilità ai nostri di crossare e tirare, ma prontissimi a sfruttare ogni contropiede in modo micidiale. Tiro di Poulsen fuori, colpo di testa di Tiago alto…. la palla sembra non voler proprio entrare. Fuori Molinaro per Grosso, sostituzione quanto mai benedetta. Prima discesa di Grosso e fallo in area sul nostro difensore: è rigore! Anche qui, i dubbi possono starci, ma se valeva il discorso a favore del Bari, a maggior ragione questo intervento pare ancora più netto. Diego si presenta sul dischetto e la palla finisce in curva. Che occasione buttata! E che importanza aveva questo gol! Uno squarcio nel cuore dei tifosi juventini che sicuramente è stato aperto dal brasiliano dopo un rigore tirato in modo così irresponsabile, alzando il tiro oltre il lecito.

Dentro Camoranesi per Tiago, cambio giusto anche se non sufficiente, perchè ad un Diego sfiduciato si potrebbe preferire la velocità e la freschezza di Giovinco.

Altra occasione di Legrottaglie che alza di testa di un soffio un calcio d’angolo. Ma è Almiron che pesca il jolly da lontano, con un siluro che si insacca nell’angolo alla sinistra di Buffon. Tre a uno per il Bari! E complimenti ad Almiron che in bianconero non ne ha azzeccata una, ma che passando davanti a Ferrara dopo il gol ha letteralmente chiesto scusa per la situazione che gli stava causando. Questa è signorilità. Onore all’uomo Almiron che non ha nemmeno esultato nonostante avesse motivazioni di rivalsa. Chapeau.

Fuori Camoranesi per infortunio, dentro Giovinco, ma ormai è l’86′. La “formica atomica” fa vedere però quanto sarebbe cambiata la partita con lui in campo. Juve con tanto cuore nel secondo tempo, ma solo quello, purtroppo. Bari che nel finale spreca altri due gol fatti, e la partita finisce con “soli” tre gol da portare a Torino, e con la posizione di Ferrara sempre più decisa. Ciro ha respinto ogni rumor sulle sue presunte o future dimissioni, ma quest’oggi, per la prima volta, Alessio Secco è andato in panchina. E questo vuol dire che la società ha messo l’occhio vigile sull’operato dell’allenatore.

Diego presenta le sue nuove scarpe a Milano.

nov92009

Nella cornice dell’Arena Civica di Milano, in occasione del lancio della PREDATOR X (la scarpa usata sia da calciatori che dai rugbisti), Adidas ancora una volta ha fatto incontrare i mitici All Blacks con grandi campioni del calcio per creare uno spettacolo unico e suggestivo.

Dan Carter, Jimmy Cowan, Zachary Guildford e Luke McAlister insieme a Diego Ribas da Cunha, Cristian Brocchi e Alessandro Matri sono stati protagonisti di un evento speciale per una dimostrazione delle qualità della PREDATOR X, creata da Adidas in collaborazione con la leggenda del calcio juventino e francese, Zinedine Zidane.
I giocatori, divisi in due squadre miste, capitanate da Dan Carter e Diego, si sono sfidate in una competizione molto spettacolare: l’obiettivo era colpire, dalla terrazza dell’Arena Civica, sia con il pallone ovale che con quello da calcio, un bersaglio posizionato al centro del campo.
“Potenza e controllo”, caratteristiche peculiari della PREDATOR X sono state le chiavi necessarie per riuscire a fare centro da 70 metri di distanza. Duecento bambini della scuola di Rugby di Milano hanno avuto la possibilità di assistere all’evento incontrando poi gli atleti per una sessione di autografi.

Speriamo che le nuove scarpe siano di buon auspicio al nostro campione juventino.

Atalanta – Juventus 2-5. E’ questo il modulo!

nov72009

 

 

 

 

 

 

 

Signori, la squadra ha un’anima. Ferrara fa visita all’amico Antonio Conte, applaudito all’inizio della gara da tutti i tifosi juventini presenti. ”Grazie mitico guerriero“, lo striscione esposto dai sostenitori bianconeri a testimoniare l’intramontabile affetto per l’ex capitano. Ma Ciro non può permettersi di fare “sconti” amichevoli, e deve schierare la formazione migliore che in questo momento è rappresentata dal 4-2-3-1, con gli stessi effettivi di mercoledì contro il Maccabi, ad esclusione di Legrottaglie rimpiazzato da Cannavaro.

La partita parte un po’ in sordina, ma cresce col passare dei minuti. La manovra bianconera è buona, proprio perchè l’intraprendenza di Giovinco, Diego e Camoranesi sono il vero motore di questa Juve a trazione anteriore. Fondamentale infatti la “fisarmonica” a cui sono chiamati i tre “rifinitori” che si alternano nello spalleggiare Trezeguet o nell’arretrare sulla linea di centrocampo in fase difensiva.

E’ comunque l’Atalanta a presentarsi davanti a Buffon dopo circa quindici minuti e a sprecare la prima grande occasione della partita. Anche Diego e Giovinco sparacchiano alto le loro opportunità, mentre Trezeguet segna con un metro di fuorigioco, giustamente segnalato dal guardalinee. Il vantaggio è solo rimandato di qualche minuto, quando Grosso (stranamente da destra) mette un pallone in area per la testa di Camoranesi che batte il portiere: 1 a 0 per la Juve! Peccato per la statura di questo giocatore, che gli permette sì maggiore rapidità, ma che gli toglie centimetri importanti per sfruttare maggiormente il colpo di testa in cui è veramente fortissimo.

Due minuti magici per Mauro, che fa girare il cronometro di 120 secondi prima di ricevere nuovamente palla al limite dell’area atalantina (rinvio corto della difesa, stile “Tiago contro il Napoli”) e scagliare la sfera in rete: doppio vantaggio juventino a Bergamo! Doppia prodezza di Camoranesi che evidenzia come i tre fantasisti possono sbilanciare a nostro favore un risultato non così meritato alla mezz’ora del primo tempo. Atalanta frastornata che punta ad entrare negli spogliatoi quanto prima per riorganizzare le idee, provando il colpaccio con un bel tiro di Guarente da fuori area (ben parato dall’attento Buffon) negli ultimi secondi di gioco.

Poche emozioni ma buone per i nostri colori, che si trasferiscono quasi subito nei colori nerazzurri, quando Guarente lancia Valdes in contropiede che passa alle spalle di Caceres e va a battere Buffon, non così impeccabile come in altre occasioni: 1 a 2…. e la partita si infiamma. Ma è la Juve a scaldarsi di più!  Segna subito Felipe Melo di testa, annullato per fuorigioco, e poi vai in gol anche Poulsen, ma è ancora offside. Non c’è nulla da fare invece per il secondo tentativo di Felipe Melo, che da fuori area piazza una sassata che gonfia la rete: 3 a 1 juventino! Gol importantissimo che spegne sul nascere il “ritorno di fiamma” bergamasco.

L’Atalanta ritorna all’inferno, ma è ancora Valdes a trascinare letteralmente la squadra, fino a dare il via all’azione fotocopia che porta Ceravolo a “tagliar fuori” Grosso (come lo stesso Valdes lo ha fatto con Caceres), e a battere Buffon riaprendo nuovamente la partita: 3 a 2 per la Juve, colpevole ancora di non chiudere la gara.

Ferrara toglie Giovinco per De Ceglie a venti minuti dalla fine, una scelta forse troppo anticipata visto che la necessità di rimonta nerazzurra può aprire buoni spazi per la velocità della “formica atomica”. Ma i bergamaschi non credono fino in fondo al recupero del risultato, e sopratutto i bianconeri non rinunciano ad attaccare, riuscendo a segnare subito con Diego e ristabilire le distanze dagli avversari! Bellissimo gol del brasiliano che abbina destrezza e precisione, controllando un difficile pallone in area facendolo passare tra le gambe di un difensore e piazzando la sfera alla destgra del portiere. Gol benedetto che speriamo sblocchi definitivamente il nostro campione.

Nemmeno il tempo di assaporare il ritorno al gol di Diego che subito Trezeguet raccoglie lo spirito d’attacco dei bianconeri segnando il gol del definitivo 5 a 2, che gli fa raggiungere Omar Sivori nei marcatori bianconeri di tutti i tempi, entrando ancora più fortemente nella grandissima storia juventina.

Camoranesi, Diego, Trezeguet, Felipe Melo: la vittoria passa dagli uomini importanti. E la mentalità fa il resto.

Bayern – Juve: Diego parte dalla panchina.

set302009

Si era rimproverato subito Ferrara dopo il pareggio col Bologna, reo di aver messo in campo troppi giocatori non ancora al 100%. Siamo d’accordo. Ma non tanto per Diego, che uno spezzone di gara comunque lo ha fatto discretamente, quanto piuttosto per Molinaro. Stasera però non è gara da rischiare il pareggio, men che meno la sconfitta. Ciro ha già detto che ci vuole una partita da “Juve vera“, e come tale ci vogliono giocatori da “Juve vera”. Il pareggio della prima partita di Champions League ci mette nelle condizioni di dover vincere, quasi per forza. Ecco perchè da subito il nostro allenatore vuole gente che combatta contro gli arcigni tedeschi del Bayern, e Diego non può garantire la sua fisicità. Il punto è: la può garantire Poulsen meglio di Diego?

Sinceramente penso che un De Ceglie schierato a sinistra in un 4-4-2 possa dare il giusto apporto e sopratutto dei buoni affondi nella difesa bavarese. Marchisio e Felipe Melo sarebbero un ottimo baluardo in mezzo al campo, e il poliedrico Camoranesi a destra potrebbe alternarsi tra la fascia e la zona tra le linee. Ma questa è solo la nostra idea. Sappiamo che Ferrara nel dubbio preferirà inserire Poulsen, anche se non ne capiamo il motivo, visto che ad inizio anno ci eravamo illusi che le intenzioni del nostro mister fossero state palesemente a favore della cessione del danese.

In attacco la coppia Iaquinta – Trezeguet dovrebbe garantire una buona resa. Buffon suona la carica: ” In Europa bisogna attaccare di più“. La ricetta per vincere la Champions….

Diego e Del Piero recuperano pienamente.

set262009

La partita casalinga col Bologna viene quasi snobbata come una semplice formalità. Si sa che la Juve a Torino non perde storicamente molti punti, e la condizione atletica mostrata col Genoa appare in crescita, così come l’organizzazione di gioco e la personalità. Se a questo aggiungiamo anche il recupero di due “pezzi da 90″, come Diego e Del Piero, sembra che la gara prenderà la via del tiro al bersaglio. Lo si intuisce dal fatto che si parli ancora molto della gara con il Genoa e molto poco di quella che sta arrivando, pur mancando un solo giorno al match.

Ma se il primo obiettivo della Juventus di Ferrara è quello di migliorare la Juventus di Ranieri, ecco che è proprio qui che la squadra deve trovare gli stimoli giusti che viceversa non ha bisogno di cercare nelle partite importanti. La squadra di Ranieri aveva perso un’infinità di punti con le piccole squadre (Chievo e Lecce per ricordarne solo un paio), e questo ha determinato il distacco così profondo tra le due squadre.

Si era parlato dello scontro con il Genoa come la prima grande prova che la Juve doveva superare per dimostrare il suo spessore. Ma il campionato italiano è troppo impegnaivo per non considerare ogni partita una prova, e le grandi squadre dimostrano proprio con le piccole di saper vincere tutte le partite trovando ogni volta le motivazioni. Lo spirito di rivalsa per i due punti lasciati a Genova farà il resto. 

Ferrara legge “Juventus Supporters”?

set242009

Il posticipo di questa sera con il Genoa, segna una tappa fondamentale per il cammino della Juventus. Qualcuno dice che è il primo impegno veramente importante per i bianconeri, forse dimenticandosi che tutti invece parlavano di inizio in salita riferendosi alle due trasferte romane, brillantemente superate dai nostri. Ciò non toglie che alla luce dei fatti, quella di Genova rappresenta una partita che inizierà a stabilire lo spessore della Juventus, sopratutto per l’atteggiamento, la mentalità e la voglia di vincere e di lottare che dovrà necessariamente mettere in campo se vorrà superare la squadra di Gasperini.

Detto questo, vi chiederete il perchè del nostro titolo, a prima vista fuori luogo rispetto a quanto argomentato. La chiave di lettura sta nel fatto che nelle precedenti partite avevamo commentato la debolezza del modulo 4-3-1-2 così caro a Ferrara, utilizzato con Giovinco o Camoranesi al posto di Diego. Posto che il brasiliano non è così facilmente sostituibile neppure da Giovinco che pure è il suo sostituto naturale, la debolezza della Juve si è vista anche e sopratutto nella fase difensiva, con la squadra che spesso si è fatta schiacciare senza riuscire a riprendere palla e ripartire immediatamente costringendo l’avversario ad un baricentro più basso.

L’avanzare del baricentro dei nostri avversari, porta di conseguenza più possibilità di contropiede alle nostre punte (cosa che si è apprezzata in queste gare), ma sopratutto l’assenza di filtro a centrocampo, frutto appunto delle defezioni di Felipe Melo, Sissoko e appunto Diego. Il lavoro del brasiliano infatti non è solo prezioso a sostegno delle punte, ma addirittura in ripiegamento, dove a dispetto della sua altezza può vantare una fisicità che tanto avevamo raccomandato a Giovinco di guadagnarsi.

Per la gara col Genoa, Ferrara sta pensando di tornare al 4-4-2, ufficialmente per risparmiare Giovinco in vista delle prossime partite (Palermo ma sopratutto Bayern), avendone giocate già tre consecutive; in realtà la nostra analisi tattica, e le vostre osservazioni dei giorni passati, hanno evidenziato in modo inconfutabile come in questo momento sia più utile abbandonare il 4-3-1-2 con Giovinco dietro le punte. La soluzione di mezzo potrebbe essere un Camoranesi che a seconda dell’andamento della partita possa accentrarsi o allargarsi di conseguenza. Di sicuro non giocherà Diego, seppur in grado di disputare almeno un tempo. Probabile il recupero di Felipe Melo dal primo minuto, che permetterebbe appunto la soluzione prospettata con Camoranesi a destra (o tra le linee), e Marchisio – Tiago sul lato opposto.