Qualcosa di azzurro.

feb112011

Nell’attesa del derby d’Italia, questa è stata anche la settimana delle nazionali. Una settimana che ha sorriso ai colori azzurri, dopo davvero tanto tempo. Non accadeva da molto, infatti, che, sia a livello di under 21, ma soprattutto a livello di nazionale maggiore, l’Italia non si sentisse sullo stesso piano delle grandi squadre europee e mondiali, e che non vivesse i complessi della propria inferiorità. La crisi del calcio italiano non è certamente finita, ma comunque è in atto un importante progetto di rinnovamento; si sta cercandando di dare più fiducia possibile ai giovani, valorizzandoli sul campo. Se questo percorso non darà i suoi frutti nei prossimi anni, le cause del fallimento non saranno comunque né dell’allenatore, né dei giocatori stessi, ma semplicemente di un sistema di calcio italiano ancora troppo arretrato, che non dà fiducia alle nuove leve e non dà loro la possibilità di esprimersi nel tempo. Passi da gigante, comunque, dopo il punto più basso toccato la scorsa estate, si sono visti: la squadra quantomeno c’è, è giovane, ha una grande forza di volontà, e comincia a mostrare un minimo di gioco. Prandelli ha iniziato quel processo di rinnovamento che Lippi aveva rimandato, pagandone le conseguenze, e sta ottenendo soddisfacenti risultati: il talento infatti in Italia non cesserà mai di esistere, e le difficoltà sono dovute al fatto che siamo in una fase di transizione, tra la fine di un ciclo e l’inizio di un altro.

Questa settimana è iniziata col piede giusto, grazie alla under 21 (da sempre tra le più forti in assoluto) dei 90’ e dei 91’; non solo ha tenuto testa all’Inghilterra degli 88’ e 89’ (nonché una delle nazionali più forti al momento), ma è riuscita addirittura a vincere nel modo che più dà fastidio agli inglesi: all’italiana. Ecco perché il successo della squadra di Ferrara vale davvero tanto, anche se si tratta solo di un’amichevole. Pur non avendo giocatori di grande esperienza, o affermati, o dal talento già confermato, la squadra ha mostrato capacità di soffrire, grande compattezza e, soprattutto, grande cinismo. E’ questa la nazionale di Pinsoglio, primavera Juventus (portiere dai grandi riflessi, ora titolare in C), di Santon (capitano e giocatore con più esperienza, viste anche le presenze in Champions con l’Inter), di Camporese (titolare nella Fiorentina), di Soriano, D’Alessandro e Fabbrini (talenti della serie B), ma soprattutto di Checco Macheda e di Niccolò Giannetti (bomber della primavera juventina con qualche presenza anche con la squadra grande in questa stagione).

A conferma della tradizione, c’è molta Juve in quest’under, considerando anche il ct Ciro Ferrara, così come c’è sempre molta Juve anche nella nazionale maggiore, ieri capace addirittura di vedersela alla pari con una delle nazionali più forti del momento: la Germania di Joachim Loew. Vedere l’Italia allo stesso livello dei tedeschi non è mai stata una sorpresa, ma, considerando la crisi attuale del calcio italiano, or ora rappresenta una novità e motivo di soddisfazione. I teutonici, anch’essi costretti ad avere a che fare con molti “anzianotti” prima dei mondiali, hanno deciso di ricominciare daccapo, facendo affidamento su gente giovane, di grande talento, multietnica (tanti sono i cosiddetti ‘oriundi’) e capace di giocare bene a calcio. Ed ora sono stimati in tutto il mondo, tanto da aver modificato anche la loro stessa natura: non più squadra solo fisica, ma soprattutto dinamica, veloce e spettacolare nel contropiede. In sostanza lo stesso cammino che vuole ripercorrere anche la nostra nazionale, e questo è stato un importante banco di prova, per lo più superato. Nonostante tutto, era facile pronosticare un pareggio (perché la Germania è più forte e gioca in casa, ma comunque non batte gli azzurri da 15 anni), e una partita bella ma a ritmi non velocissimi come è successo; su questi ritmi gli azzurri possono tenere botta se la mettono sull’intensità. Ma anche noi abbiamo qualche arma su cui puntare: il talento di Cassano e di Balotelli (anche se ora infortunato), la crescita di Pazzini, Matri, Borriello, Quagliarella (anche lui infortunato) e Giuseppe Rossi, il ritorno ad alti livelli di giocatori come Thiago Motta, Aquilani e Marchisio, l’esperienza di campioni del calibro di De Rossi, Pirlo, Buffon e Chiellini…

Chiusa felicemente la parentesi nazionale, però, da oggi si ritorna alla vita di tutti i giorni, si ritorna al campionato, ed ad un match non qualsiasi: Juve-Inter. Fortunatamente, per i bianconeri la situazione infortuni non è peggiorata in seguito a queste amichevoli internazionali. E questa è già una notizia super positiva.

Inter – Juventus 2-1. Qualcuno getti la spugna.

gen292010

Ultima partita di Ferrara? Ormai il destino di Ciro era ed è segnato, indipendentemente dal risultato di questa gara. Ma Inter – Juve è sempre stata più di una curiosità legata a questo o a quell’allenatore. Per la Juventus di quest’anno poi, vincere questa partita rappresenta la possibilità di trovare un percorso piuttosto favorevole per arrivare in finale di Coppa Italia (o Tim Cup), e poter in qualche modo “salvare la stagione“. Solo che Inter – Juve di oggi è come vedere Davide contro Golia, senza che Davide però abbia almeno la fionda per scagliare un sasso contro il gigante nemico. Insomma, un massacro.

Come al solito non si può cominciare il commento alla gara dalla disamina della formazione messa in campo da Ferrara. Le scelte dell’allenatore sono ormai obbligate da tempo, con la sola variante del modulo dove il nostro mister è sempre stato maestro di alternanza. L’idea iniziale di Ferrara non è male, considerato il momento: 4-4-2 a maggior solidità della squadra, con De Ceglie e Candreva sugli esterni ed i due corazzieri Felipe Melo – Sissoko in mezzo. Ovviamente il modulo prevede il sacrificio di Diego che deve fungere da seconda punta di fianco ad Amauri, in un ruolo che chiaramente non può essere suo e che lo porta di fatto a non aiutare il centravanti in nulla. Infatti i suoi movimenti in avanti non sono mai di profondità ma di manovra, come quello che al 10′ minuto porta in vantaggio in modo completamente occasionale la Juve: Diego si libera bene al limite dell’area e tira debolmente verso le gambe di Toldo, che colpevolmente lascia passare il tiro sotto lo stupore dei tifosi interisti e anche juventini: uno a zero Juve!

La partita si mette quindi sul binario del treno-Inter che inizia la sua corsa verso la rimonta, e la Juve a difendere il difendibile, alla bell e meglio, con affanno e con l’acqua alla gola come se fossero già nei minuti finali. Balotelli già dopo venti minuti prendi i fischi di tutti, dagli juventini che lo accusano (giustamente) di simulare colpi mortali ad ogni minimo contatto con l’avversario, e dai tifosi nerazzurri che lo punzecchiano per le sue giocate troppo precipitose e talvolta troppo superficiali.

Partita tecnicamente non bella in questa prima parte, che vive delle iniziative dei singoli più che su organizzazione di gioco che porta a delle azioni corali. Maicon è uno di quelli che accendono la gara quando accelera, e solo il suo egoismo permette alla Juve di non subire il pareggio, arrivando quasi sulla linea dell’out e sparando alto verso Buffon. Ma l’undici di Ferrara fa di tutto per complicarsi la vita nella difficoltà, regalando palloni con tutti gli uomini, anche con quelli solitamente più affidabili nel giocare la palla (Sissoko, Cannavaro, Chiellini, Buffon), e oltretutto le poche opportunità di contropiede non vengono sfruttate dai nostri, troppo impegnati a rallentare il ritmo di gioco più che a proporsi in azioni che possano portare al raddoppio. Curioso infatti il ritmo gara dei bianconeri, che trotterellano per il campo senza mai sapere cosa fare esattamente.

L’unica possibilità di pungere arriva da una ghiotta punizione al limite dell’area, letteralmente telefonata da Diego, con il tiro più facile e lento del mondo, che anche il Toldo di questa sera può facilmente parare. I nerazzurri invece spingono molto sopratutto nel finale, quando Felipe Melo intercetta con la mano in area di rigore un cross di Maicon, che avrebbe meritato il penalty da qui all’eternità. Grandi polemiche di tutto lo staff interista, che aspetta letteralemente la terna arbitrale alla fine del primo tempo per chiedere spiegazioni “inspiegabili”.

Secondo tempo con l’Inter che si butta a testa bassa nella partita, iniziando a macinare gioco, occasioni e conclusioni. Pandev e Sneijder fanno il tiro al bersaglio verso la porta difesa da Buffon e i bianconeri sono sempre sul punto di capitolare. Sembra incredibile come il momento del pareggio venga sempre rimandato per un niente, così come sembra quasi incredibile il palo colpito da Chiellini in anticipo su Lucio colpendo di testa su calcio d’angolo.

Mourinho toglie un po’ a sorpresa Cambiasso per Milito; il cambio sembra strano perchè il tecnico portoghese preferisce tenere in campo quattro difensori contro Amauri, e togliere un centrocampista poliedrico come l’argentino.

Buffon salva la rete su un forte tiro di Balotelli, mentre Felipe Melo si guadagna il giallo quotidiano che genera una pericolosa punizione dal limite dell’area. La barriera è folta, e il tiro di Sneijder si infrange su di essa, spiazzando Buffon e mettendo in condizioni Lucio di anticipare Chiellini e spingere il pallone in gol. Pareggio interista.

Anche Cannavaro viene ammonito per aver allontanato il pallone (uno di quelle ammonizioni a cui io riserverei una multa esorbitante al giocatore, se fossi un dirigente juventino), mentre Candreva fa un buon tiro dalla distanza che conclude di fatto la gara della Juve in avantiL’Inter invece sembra aver appena cominciato, come un diesel che si scalda lentamente e che poi prende a viaggiare a pieno regime. Milito para su Buffon, mentre Chiellini rischia più volte il secondo giallo. Gigi chiude ancora la saracinesca sulla seconda punizione deviata, ma non può nulla in occasione del tiro di Thiago Motta che riesce a respingere ma non a contenere, tanto che irrompe il liberissimo Balotelli a ribadire in rete al 44′ minuto del secondo tempo. Come contro la Roma.

Disperato cambio di Ferrara che mette Paolucci per De Ceglie, ma questo ovviamente è solo per la cronaca. La Juve è stata la solita squadra, che perde anche in modo sfortunato dopo che per tutta la partita non ha fatto quasi nulla per vincere. Persino Mourinho a fine gara si risparmia qualsiasi frecciata contro i “nemici” (pur avendo argomenti di discussione stasera), difendendo a spada tratta Ferrara e dicendo che la Juve ha giocato in modo ben organizzato.

Con Moggi eravamo diventati antipatici e odiati, con Blanc stiamo simpatici pure a Mourinho. E questa la dice lunga.

Chievo – Juventus 1-0. La Juve si dissangua….

gen172010
Cambiano gli interpreti, cambia il modulo, ma la Juve è sempre la stessa. Qualcuno mi aveva domandato come mai non avessi scritto nulla riguardo al ritorno di Paolucci, che in questa gara parte addirittura titolare al posto di Amauri. Ebbene, la delusione era massima. Blanc e Bettega avevano detto di tornare sul mercato per rinforzare la squadra… e il risultato è Paolucci? Un fondamentale rinforzo dovrebbe essere una riserva del Siena? Forse c’è qualcosa che non va nella testa dei nostri dirigenti.
Il ritorno al rombo di centrocampo fa parte della caotica gestione del modulo da parte di Ferrara. Non si capisce mai cosa cosa ci sia alla base dell’una o dell’altra scelta, visto che le varianti non dipendono mai dall’avversario o dai giocatori a disposizione. Ciro ripropone quindi il centrocampo composto da Felipe Melo come vertice basso, Marchisio e De Ceglie sugli esterni, con Diego ad assistere Del Piero e Paolucci di punta.
 
Ritmo già indiavolato nei primi minuti, dove il Chievo arriva al tiro dopo 40 secondi (parato benissimo da Buffon), e con la Juve a rispondere immediatamente con un contropiede finalizzato in modo pessimo da Grosso che produce una conclusione da dimenticare. C’è qualche attimo per tirare il fiato in occasione dell’infortunio al naso di Grygera, ma poi si riprende subito a mille, con i gialli a portarsi in area juventina e Grosso a scivolere contro l’avversario creando un episodio molto dubbio che farà discutere.
I veronesi arretrano leggermente il loro baricentro, assestandosi sulla tattica del controllo e dell’immediata ripartenza. La Juve invece riconquista bene la sfera a metà campo e riesce a fare una buona circolazione di palla, ma è assolutamente priva di idee in aventi, perdendosi prima ancora di arrivare in zona pericolosa. Le folate e la velocità del Chievo fanno soffrire a tratti i bianconeri, che perdono letteralmente l’uomo in queste occasioni, come già sottolineato nei vari commenti; da uno di questi inserimenti improvvisi rischiamo lo svantaggio al 24′, dove è bravo Felipe Melo ad anticipare l’avversario e Buffon stesso, spazzando il pallone. Pochi minuti e la rete bianconera si gonfia per un’autorete di Chiellini, ma Giorgione ha deviato nella propria porta per effetto di una vistosa trattenuta di un’avversario.
Esce Grygera per gli effetti dell’infortunio di prima (frattura del setto nasale e lieve commozione celebrale, giusto per non farsi mancre nulla), e dentro il reddivivo Zebina. Altra sostituzione che potrebbe essere utile alla Juve è  quella di Felipe Melo, che continua a sbagliare cose elementari; se solo in panchina ci fosse un valido sostituto….
Dai e poi dai, e il Chievo passa in vantaggio con Sardo; il tiro è da posizione lontana, ed è pure molto lento, ma passando in mezzo ad una selva di gambe si rende quasi imprendibile per Buffon, che evidentemente non lo vede partire: 1 a 0 per i padroni di casa.
Ed ecco la reazione della Juve, ci verrebbe da scrivere in automatico, invece non avviene assolutamente nulla nella metà campo avversaria, anzi, è il Chievo a comandare ancora il gioco fino ai minuti finali del primo tempo, dove i nostri cercano di sfruttare qualche calcio piazzato o di fare un po’ di pressione, ma lo squallore della manovra rende impossibile qualsiasi possibilità concreta di pareggiare. I fischi sono il giusto tributo a questa squadra che esce dal campo senza aver mai tirato in porta, mentre il Chievo oltre al gol può vantare un rigore dubbio e diverse azioni pericolose. Svantaggio giustissimo.
La pressione nella metà campo scaligera avviene nel secondo tempo, anche perchè l’ingresso di Salihamidzich al posto di un Grosso inconcludente aggiunge un giocatore a metà campo che può tornare utile in fase di spinta. Ma l’intervento più importante del portiere è uscire di pugno su una punizione calciata da Diego. E’ proprio lui che causa qualche problemino alla difesa gialloblù, con la sua mobilità, con la sua rapidità, e con la sua posizione così scomoda, tra le due linee veronesi. Al 20′ infatti sono costretti a stenderlo appena fuori area, ma la punizione di Del Piero non è degna di lui.
Intanto, anche Zebina è costretto a ricorrere alle cure dello staff medico juventino per una gomitata alla testa che sporca ancora la maglia bianconera di sangue, dopo l’episodio di Grygera. E poi, ancora sangue sulla faccia di Cannavaro che subisce un calcio involonario al naso in un’azione di gioco. I nostri difensori vengono comunque “precettati” per rimanere in campo. Nel finale dentro anche Immobile al posto di Marchisio, ma la Juve non cambia le sorti del suo destino. Finisce con la sconfitta anche questa domenica, sicuri che se la partita fosse durata una settimana, non saremmo mai riusciti a segnare nemmeno un gol, dal momento che il tabellino segna in modo inflessibile “zero tiri nello specchio” e “zero tiri fuori dallo specchio”.
I bianconeri hanno giocato una partita disastrosa; il sangue che ha tinto di rosso le proprie maglie è la raffigurazione di una squadra che sta facendo harakiri, rinunciando a giocare e a fare il minimo che si possa pretendere da chi gioca a calcio, lasciando pur stare il discorso dell’onorare la maglia, che non deve nemmeno essere affrontato con questi giocatori.
Qualcuno getti la spugna.

Juventus – Napoli 3-0. Next stop Milano….

gen132010

 

 

 

 

 

 

 

Il consiglio di amministrazione della Juventus ha rinnovato prima della gara la fiducia al presidente Blanc, che a sua volta ha confermato Ciro Ferrara alla guida della squadra. E’ un po’ diverso dal dire che il CDA ha confermato l’allenatore dei bianconeri. Dal momento che Blanc è (l’unico) convinto della sua scelta, il consiglio avrebbe dovuto sfiduciare il presidente e la Famiglia (leggasi Agnelli) che lo ha investito di ampi poteri, creando di fatto il caos più totale. La fiducia è quindi una sorta di “atto dovuto” rispetto ad una situazione contingente che solo John Elkann può cambiare.

Pertanto, tutto come prima, con la solita palpabile “ansia da prestazione”, e il solito terrore di giocare la partita. Infatto, quello che parte forte è il Napoli, tanto che dopo tre minuti si sentono già i primi fischi per qualche passaggio sbagliato e per la supremazia territoriale degli azzurri nella nostra metà campo. Al 5′ il Napoli ha già tirato due volte verso la porta difesa da Manninger, mettendo i brividi a tutti i tifosi juventini che intravedono le basi di un’ennesima disfatta, tanto che sulle tribune la parte idiota del tifo bianconero inizia a dare dimostrazione della sua “forza”: esplosione di petardi e bengala, lancio di fumogeni, incendio di carta e seggiolini…. nonchè nella rievocazione canora delle hit più gettonate, inneggiando a Pavel Nedved, insultando Cannavaro, e cantando in favore della morte di Balotelli. Niente male come “sciopero del tifo”, che doveva solo lasciare il vuoto nelle curve ed accogliere con un “assordante” silenzio la lettura delle formazioni.

La Juve nel suo disordine tattico e nella sua disorganizzazione di gioco riesce comunque a non prendere gol, e il Napoli inspiegabilmente molla la presa. Forse la squadra di Mazzarri si spaventa un po’ per il gol annullato ai bianconeri per fuorigioco di Del Piero, tant’è che le squadre proseguono col fronteggiarsi in modo molto blando e poco convinto. La Juve sblocca il risultato al 24′, quando Diego riesce a schiacciare in porta una corta respinta della difesa napoletana: uno a zero per i bianconeri! Grandi polemiche per la rete del brasiliano, “viziata” da un “infortunio” di Datolo, rimasto a terra mentre l’azione proseguiva. Proteste davvero inspiegabili, visto che si parla sempre di regole poco chiare nel modo del calcio, ma quando queste ci sono si vorrebbe non rispettarle! Il gioco DEVE essere fermato dall’arbitro! E pensare che c’è persino chi perde la testa per una norma che è convinto non sia così: Contini calpesta letteralemnte e volontariamente la testa di Del Piero a terra! Un comportamento da espulsione…. a vita!

E’ proprio Alex a controllare bene un pallone in area, ma sciupa tutto con un tiro debole e centrale che avrebbe dovuto avere sorte migliore. Finisce il primo tempo con davvero poche occasioni da entrambe le parti. Secondo tempo invece più spumeggiante, grazie anche all’intraprendenza del Napoli costretto a dover ribaltare il risultato. Ferrara lascia Grosso negli spogliatoi, mettendo Grygera sulla corsia di sinistra (molto probabilmente non un cambio tattico per evidenti motivi), che lascia subito vedere i suoi limiti su Zuniga, che nei primi minuti è un miracolo se non la mette due volte nel sacco.

Alex cerca il supergol di tacco, ma è un po’ troppo. Nel Napoli iniziano ad entrare i “big” (dentro Hamsik) e gli azzurri iniziano a guadagnare campo e anche qualche occasione importante: Cigarini invoca un calcio di rigore per un tocco di mano di Felipe Melo in area di rigore, e anche qui, indipendentemente dalla volontarietà, le regole sono chiare. Bel tiro di De Ceglie ribattuto dal portiere, ma è Diego ad andare più vicino al raddoppio colpendo il palo a portiere battuto. Adesso è un piacevole botta e risposta che diverte il pubblico di entrambe le parti. Hamsik risponde al palo di Diego con una botta dalla lunga distanza che fa tremare la traversa.

Mazzarri tenta anche la carta Quagliarella, ma subito dopo è Del Piero a portare a due le reti juventine! Cross di Caceres dalla destra, che viene raccolto da Alex che batte a rete a colpo sicuro. Lingua? Maglia tolta? Il capitano non sa come esultare e si accontenta di un bel “porca p……” liberatorio, visto che si tratta del primo gol stagionale dopo tanta panchina.

Si prepara Zebina (toh, chi si rivede..) ad entrare per Caceres che ha qualche problema muscolare, ma non c’è tempo di intimorirsi per qualche “zebinata”, che subito arriva il terzo gol della Juve: scatto di Diego che dalla trequarti arriva in area e subisce l’intervento di Contini che causa il calcio di rigore e finisce sotto la doccia per somma di ammonizioni. Diego cede la battuta a Del Piero che batte in modo imparabile: tre a zero e doppietta di Alex!

Partita finita e vittoria meritata anche se non convincente fino in fondo. Il Napoli privo di Hamsik e Quagliarella non può essere paragonato alla squadra che ci equivale nella classifica del campionato. Gli stimoli erano profondi, ma la reazione e l’approccio alla gara non è stato ancora quello adatto. Non si sono visti progressi dal punto di vista tattico o organizzativo, oppure la furia agonistica che può sopperire a molte carenze. D’altro canto questi aspetti non si migliorano a distanza di tre giorni o di una partita, e forse nemmeno il ritorno al mercato (annunciato ufficialmente nella giornata di oggi), potrà cambiare radicalmente le sorti di questa stagione. I partenopei ci hanno dato una grossa mano a giocare rinunciando alle sue punte di diamante, ma diciamo che almeno in questa occasione siamo riusciti a concretizzare le nostre occasioni.

Per riassumere, il gioco non salva Ferrara, ma tre gol si!

Juventus – Milan 0-3. Il capolinea di Ciro e del “progetto” di Blanc.

gen112010

 

 

 

 

 

 

 

C’è un meccanismo psicologico per cui quando le cose vanno male si arriva quasi ad augurarsi che vadano peggio perchè si pensa in quel modo di poter innescare una qualsiasi reazione che possa dare la spinta per risalire. Sicuramente nessuno di noi all’inizio si augurava di perdere, ma quanti di noi hanno pensato alla fine che piuttosto di uscire sconfitti per un solo gol di scarto, si sono detti che sarebbe stato meglio una sconfitta dura e secca? Tre a zero in casa è una sconfitta abbastanza dura per mettere ormai la società nelle condizioni di non potersi più sottrarre alle responsabilità decisionali che le competono. 

La partita si sviluppa con un inizio arrembante e determinato della Vecchia Signora, che riesce a mettere alle corde il Milan per i primi dieci minuti abbondanti, grazie a grinta, pressing e ritmo alto. L’assedio dura paradossalmente fino a quando la Juve riesce a concludere verso la porta con Diego, che non riesce però ad imprimere il giusto effetto alla palla finita a lato. Da lì in poi è un progressivo calare della concentrazione e del dinamismo. Quest’ultimo infatti è determinante in una squadra che schiera una sola punta, come nel caso di Amauri. La mancanza di Caceres si sente eccome, così come l’assenteismo di Grosso e Marchisio sulla sinistra, che bloccano di fatto il centrocampo su situazioni prettamente di contenimento, lasciando a Diego ed Amauri l’incombenza di inventare qualcosa.

I due brasiliani però non giocano affiancati, e pertanto l’unico terminale offensivo (Amauri) fatica a farsi trovare in ogni posizione dell’attacco. Anche Salihamidzich non si spinge più di tanto in avanti, preoccupato forse più da compiti di copertura che di ala vera e propria. La Juve comunque tiene bene il campo, senza concedere nulla in fase difensiva. Alla mezzora però la svolta che accende la gara: da un innocuo calcio d’angolo rossonero (quello che nessun tifoso vorrebbe vedere, e cioè un calcio basso sul primo palo), Felipe Melo liscia letteralemente il pallone, facendolo transitare per tutta l’area di rigore fino a trovare il colpo decisivo di Nesta che batte in rete a porta vuota: uno a zero per il Milan.

La Juve accusa il colpo e per qualche minuto non trova letteralmente il pallone, fatto girare benissimo dalla squadra di Leonardo, che avrà pure i suoi limiti ma sicuramente può vantare dei giocatori che nel possesso palla hanno una marcia in più dei bianconeri. L’occasione più grossa per i nostri arriva a 5 minuti dalla fine quando in mischia Chiellini riesce ad anticipare Gattuso in scivolata ed indirizzare il pallone verso Dida che si trova letteralmente la sfera tra le braccia. Primo tempo che termina con grande delusione per la scarsa reazione dei bianconeri al vantaggio milanista.

Ferrara evidentemente non è ancora convinto che la Juve debba cambiare, tanto che aspetta un quarto d’ora prima di mettere Del Piero per Salihamidzich. Felipe Melo continua con le sua amnesie, sbagliando passaggi elementari, tanto che ci si chiede per quale motivo questo giocatore non può fare panchina (forse per contratto?); Marchisio e Poulsen al centro, con Brazzo e De Ceglie sulle fasce, sarebbe una soluzione sufficientemente intelligente per mandare il brasiliano a riflettere sui suoi errori. Lo schema si propone con l’infortunio di Poulsen in uno scontro di gioco, dove entra De Ceglie prendendola posizione di Marchisio che si sposta in posizione centrale.

Ma la Juve non c’è e non crea nessun pericolo. “Paura di giocare“, questo sembra risaltare da ogni prestazione degli uomini di Ferrara, sia contro le piccole che contro le grandi. Nonostante la necessità di ribaltare il risultato, la Juve non arriva mai nei pressi dell’area avversaria, ma di contro rischia anche poco. La disattenzione fatale e decisiva arriva al 72′ su calcio d’angolo, quando Ronaldinho prima e De Ceglie poi, deviano la sfera alle spalle di Manninger per il due a zero che chiude la gara.

I tifosi juventini in curva lasciano lo stadio, e quelli rimasti bruciano striscioni e seggiolini, causando una tossica coltre fumosa che sicuramente avrà ripercussioni dal punto di vista disciplinare sulla società. Nella nebbia dei fumogeni e tra lo scoppio dei petardi, Ronaldinho si diverte a fare il tre a zero, senza dubbio immeritato, ma che premia la squadra che ha attaccato di più.

E’ questo il motivo più grande di recriminazione dei tifosi bianconeri, al di là dei moduli, dei giocatori, della società…. è proprio l’atteggiamento remissivo e rinunciatario, il carattere del coniglio anzichè quello del leone, la paura di dimostrare il proprio valore, la mancanza di orgoglio e di personalità. In poche parole, non avere il DNA della grande squadra e lo spirito Juve.

Il progetto Juve è fallito perchè questa NON è la Juve. 

Juventus – Catania 1-2. L’incubo continua.

dic202009

 

 

 

 

 

 

 

Quando nel commento alla partita l’aspetto del tifo e dei tifosi ha più importanza della cronaca dell’incontro, allora si può capire quale sia la situazione della Juventus in questo momento. E’ successo davvero di tutto, ed oggi è stata scritta una delle pagine più nere della storia juventina, sia per risultati sportivi, sia per eventi che riguardano il tifo bianconero. Ma andiamo per ordine.

La Juve si era presentata in campo con Manninger al posto di Buffon (per la nota operazione al menisco di Gigi), confermando Caceres a destra e Legrottaglie al posto di Chiellini, mentre a metà campo Marchisio, Melo e Tiago proteggono Diego e le due punte Amauri e Trezeguet. Squadra con molta trazione anteriore, visto che oltre alle punte e a Diego, le attitudini di Marchisio e Tiago assicurano sempre buoni inserimenti e suggerimenti in avanti. Probabilmente Ferrara voleva un primo tempo d’assalto, confidando nella rabbia dei giocatori bianconeri e forse nella pochezza del Catania.

Ma i piani di Ferrara non trovano evidentemente riscontro nella squadra, che affronta la partita in modo tutt’altro che rabbioso, quasi lezionso in alcune circostanze. Così, senza colpo ferire, il Catania inizia a guadagnare qualche metro, e poi a presentarsi davanti alla porta con Morimoto, che viene anticipato proprio sul tiro da Legrottaglie che rischia persino l’infortunio. Pericolo scampato solo per pochi minuti, quando Tiago sfila letteralmente la maglia di un avversario all’interno della nostra area di rigore, causando il giusto calcio di rigore che punisce l’inconsistenza dei bianconeri fino a quel momento.

Siamo solo al 23′ del primo tempo e già la situazione è molto complicata per via del fatto che oltre allo svantaggio la squadra finisce in bambola: Diego continua a non azzeccarne una, peggio di lui fa Felipe Melo (che viene sostituito alla mezz’ora sotto i fischi di tutto l’Olimpico), Grosso non riesce a mettere un cross sfruttabile, e le punte sono “spuntate”. Ovviamente i tifosi in questo caso non possono far altro che manifestare il loro disappunto; pazienza ne hanno già avuta abbastanza, e la contestazione inscenata subito dopo la rete di Martinez è seria e decisa. Tanti fischi ma anche tanti cori in favore di Andrea Agnelli e Pavel Nedved, nonchè diversi striscioni tra cui quello che evidenzia come Blanc & Soci stiano dilapidando gli investimenti della Famiglia Agnelli.

Si legge chiaramente sul volto di Blanc e Secco la tensione per il risultato di svantaggio, ma sopratutto per la discesa minacciosa dei tifosi della curva Nord fino ai bordi della zona campo, senza però superare le barriere di recinzione (possibili sanzioni per la società in arrivo). Così come è palpaile la tensione e la frustrazione di Buffon e Del Piero che osservano inerti la disfatta della loro Juventus.

Ciro prende il coraggio a due mani e come abbiamo anticipato sopra, sostituisce Felipe Melo per Salihamidzich alla mezzora del primo tempo. La scelta è “coraggiosa” perchè facendolo in quel momento è consapevole di esporre il giocatore ai fischi dei tifosi, e sopratutto di “servirlo” in pasto come capro espiatorio. Ma il brasiliano ha già avuto le sue chances, ed è giusto che adesso si prenda le sue responsabilità.

Primo tempo che scivola via senza nessuna grossa occasione per la Juventus, che oggi spaventa anche per la sua sterilità, al contrario di altre volte che pur uscendo sconfitta riusciva a creare almeno qualche occasione. Bisogna aspettare il 16′ del secondo tempo per vedere una parata del portiere del Catania sulla pericolosissima conclusione di Amauri, perfettamente assistito da Trezeguet. Buon momento per la Juve che sfiora ancora il gol con Salihamidzich dopo soli due minuti dalla stessa posizione di Amauri. Ma è questione di una manciata di secondi per vedere il gol del pareggio: palla di Diego in area, dove si fa trovare smarcato il bosniaco che batte il portiere in uscita: uno a uno, con dedica a Ferrara.

Il tifo riprende vigore, sopratutto quando Ciro inserisce Giovinco per Tiago al 20′, e quindi molto prima dei soliti dieci minuti finali. E i supporters gradiscono anche la sostituzione che toglie Amauri in favore di Alex Del Piero, che come per magia riesce a mettere Trezeguet di testa davanti alla porta al primo pallone toccato, ma il francese viene anticipato dal portiere uscito a valanga. Brutto colpo alla testa per entrambi che rimangono a terra per molto tempo prima di poter riprendere il gioco. David a Andujar riprendono la loro posizione in campo, ma si trovano ancora uno contro l’altro dopo due minuti, quando l’estremo difensore riesce ad opporsi ancora al bomber che batte a rete quasi a colpo sicuro. Ancora il francese ci prova poi tesata ma la sua conclusione è alta. Niente da fare.

Il duello tra i due viene interrotto da un ottimo contropiede del Catania, che con tre passaggi porta Izco davanti a Manninger che batte con sicurezza a rete. Due a uno per il Catania al 42′.

Domani forse l’ufficializzazione di Roberto Bettega nel ruolo di consulente di mercato, a due anni dalla sua esclusione dalla società Juventus. Questo è sicuramente l’unico regalo di Natale che i bianconeri possono darci in questo momento. Auguri a tutti.

Bari – Juventus 3-1. Dimissioni di Ferrara? Secco osserva.

dic132009

E per l’ennesima volta ci troviamo a parlare di sconfitta. Davvero inspiegabile il periodo “sfortunato” dei bianconeri, anche se la causa dei nostri mali siamo per primi noi stessi. Marchisio in settimana si era detto disposto a barattare il suo gol con l’Inter per poter rigiocare la partita col Bayern. Tieniti il tuo bellissimo gol, caro Claudio, con questa Juve perderesti il gol e nuovamente la partita.

Al Sant’Elia largo alle seconde linee: Poulsen, Tiago, Molinaro, Legrottaglie, Trezeguet. La “prima linea” invece è rappresentata da Diego, che fa girare tutta la squadra e tutti i moduli intorno a sè, punto inamovibile dell’undici di Ferrara, e, purtroppo, il triste specchio delle prestazioni juventine. Renderebbe meglio Del Piero pur non essendo nel suo ruolo? Di questi tempi forse si, ma abbiamo capito che per Ciro Alex è “cotto”, e questa è la spiegazione delle tante panchine del capitano.

Dopo i primi minuti interlocutori, il Bari passa in vantaggio al 6′, grazie ad una dormita colossale del duo Cannavaro-Marchisio che, “rinvia tu che rinvio io”, si fanno soffiare la palla al limite dell’area da Meggiorini che non ci pensa due volte a sparare in porta; tiro deviato dallo stesso Marchisio che spiazza Buffon nella più classica delle autoreti: Bari 1, Juventus 0.

I giocatori bianconeri cercano di organizzarsi in campo, sfruttando anche le pause di gioco per parlare tra di loro e trovare il giusto assetto (e l’allenatore cosa ci sta a fare??). Ma la reazione non è così veemente, tanto che la combinazione Amauri-Marchisio-Amauri che porta il brasiliano davanti al portiere (tiro da dimenticare), è più un fatto sporadico che il frutto della rabbia messa in campo. Tant’è che la difficoltà degli uomini di Ferrara si rispecchia anche in un giallo preso da Tiago per un intervento certamente evitabile. La Juve infatti gioca in modo molto “tiepido”, permettendo ancora al Bari un’enorme occasione per il raddoppio; stavolta è Buffon a sbagliare incredibilmente l’uscita su un cross da sinistra, ma altrettanto incredibilmente Bonucci riesce ad alzre sopra la traversa il colpo di testa a porta vuota!

Per fortuna ogni tanto vale ancora la legge del “gol sbagliato, gol subito” e i nostri riescono a passare di lì a poco, con una bella percussione centrale di Diego che resiste ad una carica e tira in porta in modo non irresistibile, impegnando il portiere in una deviazione che si trasforma in assist per il grandissimo Trezeguet che non sbaglia l’ennesima marcatura: pareggio importantissimo giunto al 23′ che permette di affrontare gran parte del tempo con più fiducia nei propri mezzi.

Tatticamente la Juve non è mal messa in campo, con Cannavaro che dirige bene la difesa, Caceres che spinge come un treno ed è autore di cross che sono sempre occasioni da gol (finalmente un terzino di spinta degno di questo nome!), Poulsen (si, proprio lui) a recuperare molti preziosi palloni, e le due punte molto mobili e pronte a colpire. Eppure, mentre la squadra si sta esprimendo in modo più sciolto e meno contrato (mettendo alle corde il Bari), ecco che Cannavaro viene lasciato nell’uno contro uno in area con Barreto, sicuramente più veloce di lui: intervento falloso del nostro difensore che causa il calcio di rigore che trasforma lo stesso Barreto per il nuovo vantaggio dei baresi. Un rigore che per qualcuno lascia molti dubbi, mentre ad altri (come il sottoscritto) appare piuttosto chiaro, in quanto l’attaccante, pur accentuando la caduta, viene ostacolato dalla gamba del difensore che si frappone tra il giocatore e la palla quando questa è già passata. 

Primo tempo che termina con un 1-2 immeritato per quanto si è visto in campo, pur non essendo una partita ricca di occasioni da rete per entrambe le parti. Juve che inizia rischiando di farsi segnare subito, come nel primo tempo, ma poi è assalto bianconero alla porta barese, con Diego e Trezeguet rimpallati davanti al portiere, Amauri anticipato di un soffio di testa, e Diego che non riesce per l’ennesima volta a tirare nello specchio della porta una ghiotta punizione. E’ sconcertante proprio quest’ultimo dato, con il brasiliano nominato due volte miglior giocatore della Bundesliga, che non riesce a tirare una punizione in porta.

Ma la mancanza di tranquillità dei nostri giocatori prende il sopravvento, mandando i nostri letteralmente in bambola, in diverse occasioni. Tragicomica l’azione che vede il Bari protagonista di un bel contropiede che per pochissimo non porta a 3 le reti avversarie, con Cannavaro a rinviare una palla vagante direttamente a colpire la testa di Molinaro, causando un rimpallo pericolosissimo davanti alla porta di Buffon.

Partita apertissima con la Juve a spingere, il Bari a lasciar giocare dando la possibilità ai nostri di crossare e tirare, ma prontissimi a sfruttare ogni contropiede in modo micidiale. Tiro di Poulsen fuori, colpo di testa di Tiago alto…. la palla sembra non voler proprio entrare. Fuori Molinaro per Grosso, sostituzione quanto mai benedetta. Prima discesa di Grosso e fallo in area sul nostro difensore: è rigore! Anche qui, i dubbi possono starci, ma se valeva il discorso a favore del Bari, a maggior ragione questo intervento pare ancora più netto. Diego si presenta sul dischetto e la palla finisce in curva. Che occasione buttata! E che importanza aveva questo gol! Uno squarcio nel cuore dei tifosi juventini che sicuramente è stato aperto dal brasiliano dopo un rigore tirato in modo così irresponsabile, alzando il tiro oltre il lecito.

Dentro Camoranesi per Tiago, cambio giusto anche se non sufficiente, perchè ad un Diego sfiduciato si potrebbe preferire la velocità e la freschezza di Giovinco.

Altra occasione di Legrottaglie che alza di testa di un soffio un calcio d’angolo. Ma è Almiron che pesca il jolly da lontano, con un siluro che si insacca nell’angolo alla sinistra di Buffon. Tre a uno per il Bari! E complimenti ad Almiron che in bianconero non ne ha azzeccata una, ma che passando davanti a Ferrara dopo il gol ha letteralmente chiesto scusa per la situazione che gli stava causando. Questa è signorilità. Onore all’uomo Almiron che non ha nemmeno esultato nonostante avesse motivazioni di rivalsa. Chapeau.

Fuori Camoranesi per infortunio, dentro Giovinco, ma ormai è l’86′. La “formica atomica” fa vedere però quanto sarebbe cambiata la partita con lui in campo. Juve con tanto cuore nel secondo tempo, ma solo quello, purtroppo. Bari che nel finale spreca altri due gol fatti, e la partita finisce con “soli” tre gol da portare a Torino, e con la posizione di Ferrara sempre più decisa. Ciro ha respinto ogni rumor sulle sue presunte o future dimissioni, ma quest’oggi, per la prima volta, Alessio Secco è andato in panchina. E questo vuol dire che la società ha messo l’occhio vigile sull’operato dell’allenatore.

Elkann conferma Ferrara. Ai tifosi juventini non basta.

dic102009

All’indomani della cocente sconfitta casalinga col Bayern Monaco (che ha sancito l’eliminazione dalla Champions League), si sono scatenate, come giusto, le più feroci critiche a tutta la sfera Juventus. Nessuno si senta immune da un capo d’accusa. Allenatore, giocatori, società, come dice Del Piero “le colpe vanno sempe distribuite fra tutti”. Ma a questo punto nessun tifoso juventino sopporta più di continuare questo strazio senza che si prendano delle decisioni anche drastiche. La gente vuole che qualcuno paghi, magari anche per tutti. In altre parole, un capro espiatorio come fu Ranieri, che non sarà stato un grande allenatore, ma che con il suo esonero ha fatto da parafulmine alla società e a tanti giocatori che non avevano fatto il loro dovere in campo.

La soluzione più immediata (e comoda) che tutti pensano è quella del cambio di allenatore. John Elkann ha smentito invece ogni voce sul cambio di panchina, assicurando Ciro fino alla fine dell’anno. E questa, comunque la si voglia vedere, è una conferma temporale. Avanti con questo progetto, anche se sono molti gli scontenti. Non si può sapere se questa sarà la decisione giusta, ma si può pensare anche a ciò che in passato sono state le fortunate vicende di Arrigo Sacchi e Marcello Lippi, transitate da momenti iniziali difficili e contestati. Sacchi fu addirittura eliminato in Coppa Italia dal Parma, e salvato letteralmente dalla nebbia di Belgrado mentre veniva eliminato dalla Coppa Campioni ad opera della Stella Rossa. Casi rari, ma pur sempre fatti che possono dare conforto ad una tesi.

Quella forse più difficile è quella di mettere mano alla rosa. Senza i soldi della Champions e con parecchi giocatori che non intendono muoversi per motivi di ingaggio, la Juve si trova a dover “raschiare il barile”, puntando spesso su calciatori che possono fare il boom o il flop, a seconda della fortuna (Tiago e Poulsen su tutti). Se poi aggiungiamo che questo lavoro di talent scout viene affidato al giovane Alessio Secco (che non ha nessuna competenza ed esperienza in merito), allora ecco che i risultati possono essere devastanti. Tra gli indiziati numero uno, oltre a quelli già citati, possiamo mettere senza dubbio Amauri (che in due anni ha inciso in modo determinante in non più di cinque o sei partite), Molinaro (promosso titolare per tutta una stagione con risultati disastrosi), e forse Felipe Melo, che nonostante la poca permanenza nella Juventus ha già dimostrato la sopravvalutazione del suo cartellino. E questo dei soldi al tifoso pesa parecchio, quasi fossero i suoi.

Infine il discorso società. Andrea J, il nostro lettore, ha risposto bene ieri sera nei commenti del tracollo col Bayern. La società è la cosa più difficile da cambiare. Non puoi trovare un dirigente competente, serio ed esperto in modo così semplice. C’è anche un discorso di simbiosi con il resto dello staff tecnico e di rappresentazione, di immagine della società e della squadra. Una figura molto importante che manca troppo ai bianconeri, e che pensiamo sia un po’ la chiave di tutto. Ecco perchè tutti gli indizi portano al ritorno sempre più probabile di Lippi in bianconero, magari accompagnato, perchè no, dal grande Roberto Bettega, rigenerato dalla sentenza di assoluzione per le plusvalenze di bilancio. Se il quadro dovesse essere questo, la società avrebbe contorni molto solidi in termini di competenza e “juventinità”.

Ma intanto, c’è sempre da tenere duro.

Juventus – Bayern Monaco 1-4. Dopo lo scudetto, anche la Champions.

dic82009

Modulo che vince non si cambia, così Ferrara ripropone Del Piero a fianco della prima punta, nella partita più importante fino a questo punto della stagione. In palio il passaggio del turno, e ancora di più l’onore e il premio di qualificazione, indispensabile per la campagna di rafforzamento del prossimo anno.

La partita non fatica a decollare, infatti la partenza sparata della Juventus fa entrare la partita subito nel vivo. Si capisce immediatamente quale sarà il tema di questo primo tempo; la Juve ha fretta, troppa fretta di segnare, cedendo il fianco ai pericolosi contropiedi dei tedeschi. Dopo cinque minuti sono già tre le azioni di rimessa del Bayern, contro nessuna occasione per i nostri. E al decimo minuto è il palo a fermare ancora la squadra in maglia rossa. Troppo poco il filtro di centrocampo, che risente enormemente della mancanza di Sissoko (in tribuna insieme allo spettatore Nedved), anche se Camoranesi fa bene il suo compito, che però non può essere uguale a quello di Momo.

Per fortuna Marchisio è bravo a vedere e pescare Trezeguet, che dal limite dell’area colpisce al volo battendo a rete in modo imparabile: Uno a zero per la Juve! Ma il Bayern non ci sta e risponde dopo nemmeno un minuto con un gran tiro di Schweinsteiger, e dopo poco con un colpo di testa di Olic finito alto. Troppi pericoli per i bianconeri che in venti minuti rischiano più di quanto hanno rischiato con l’Inter per tutto l’incontro.

A furia di spingere e di entrare in area, ecco che l’arbitro fischia a Caceres il rigore non gli era stato fischiato con l’Inter. Un intervento tanto stupido quanto scomposto che non lascia adito a recriminazioni, se non nei confronti del nostro difensore. Sul dischetto si presenta il portiere Butt che non sbaglia il penalty: uno pari.

I bianconeri accusano il colpo e il Bayern ha ancora altre due grosse occasioni di testa e di piede, con Olic e Schweisteiger, ma la mira fortunatamente non è precisa. L’assedio è totale e la Juve non vede palla, incapace di scrollarsi di dosso i tedeschi che fanno letteralmente il tiro al bersaglio. Fortunatamente, ma con atroci sofferenze, il primo tempo termina con un confortante 1 a 1; confortante solo perchè con un pari la Juve sarebbe qualificata, non certamente per la crescita che la squadra avrebbe dovuto mantenere dopo la partita con l’Inter.

E’ sufficiente sottolineare i cori dei tifosi juventini che inneggiano a Marcello Lippi alla fine del primo tempo (quantomeno ingeneroso per Ferrara che al momento è qualificato). Per cercare di arginare la furia bavarese, Ciro sacrifica Del Piero per Poulsen, rinunciando di fatto ad una partita d’attacco e puntando dritto al pareggio.

Cinque minuti e i tedeschi passano in vantaggio con Olic, che mettendo in gol una corta (ma miracolosa) respinta di Buffon su colpo di testa ravvicinato: due a uno per gli ospiti. Bianconeri in ginocchio sia psicologicamente che fisicamente, sovrastati dal gioco e dalla velocità del Bayern. E i fischi iniziano a farsi sentire con più insistenza, perchè la Signora è timida e rinunciataria, soprattutto nei suoi uomini chiave, quelli che dovrebbero prendere per mano la squadra in questi momenti: Diego (un fantasma), Felipe Melo (venticinque milioni di euro buttati), Del Piero (sostituito), Camoranesi (disperso).

Ferrara decide di sostituire finalemente Diego per Amauri, restituendo (per necessità) l’assetto offensivo che deve per forza tenere da qui in poi. Caceres (buone le sue incursioni offensive), conquista una buona palla sulla trequarti e mette una bellissimo assist in area per Trezeguet che tutto solo spreca un’occasione gigantesca che potrebbe valere molto. Momento di forcing bianconero da attribuire più al rifiatare delle ”furie rosse” piuttosto che a meriti nostri.

Fuori anche Felipe Melo tra i fischi dell’Olimpico e dentro Giovinco a dieci minuti dalla fine…. non sarà troppo presto? Corner dei tedeschi e palla che carambola tra palo e Buffon, ribadita in rete da Gomez: Tre a uno per gli ospiti e arrivederci alla Champions. La Juve deve solo prendersela con sè stessa, perchè non è uscita per qualche motivazione esterna, per qualche decisione arbitrale o per sfortunate vicende. La squadra esce dalla Champions perchè in tutte le partite non è mai riuscita a giocare da Juve.

E mentre scrivo questo commento arriva anche il quarto gol che chiude definitivamente la disfatta. Che i fischi siano con voi.

Juve – Inter: i bianconeri si preparano al rombo.

dic52009

I rumors dicono che stavolta è stata la squadra a parlare a Ferrara, e non viceversa. Tant’è che la Juventus pare proprio che si appresti ad affrontare i nerazzurri giocando con il rombo anzichè con 4-2-3-1. Pre-tattica? Depistaggi? Le indicazioni in merito sono state piuttosto chiare, non per ultime quelle di Del Piero, il capitano che sta riconquistando il suo posto da titolare più sulle prime pagine dei giornali sportivi che sul campo. Quella che pare una retromarcia di Ferrara rispetto al modulo, può anche non essere interpretata come un segno di debolezza, in quanto se davvero Alex dovesse essere schierato dal primo minuto, si esprimerebbe sicuramente meglio da seconda punta piuttosto che da rifinitore. Ecco quindi che si può già ipotizzare la formazione che scenderà in campo contro l’Inter, con un centrocampo a tre (Poulsen, Sissoko e Camoranesi), e Diego dietro le due punte Amauri – Del Piero.

Juventus – Inter è sempre stata una delle partite di Alex Del Piero. Però questa potrebbe essere molto più importante delle altre come crocevia della sua carriera. Se il capitano dovesse fare una prestazione davvero mediocre, potrebbe rischiare veramente di accelerare la sua parabola discendente. A quel punto infatti Ferrara si troverebbe ad un passo dall’esonero, e con tutta la pressione di chi non aspetta altro per scaricare tutte le colpe su Ciro accusandolo di far giocare i suoi “figliocci”. Comunque non è il caso di fasciarsi la testa prima ancora di essersela rotta, anche se la Juve di cose ne ha già rotte fin troppe fino a questo momento. Da juventini dobbiamo sempre cercare di essere fiduciosi, perchè la forza deve nascere solamente vedendo la scritta “JUVENTUS“.

Il Presidente Blanc si è augurato un tifo caldo e sportivo, senza ricadere nei soliti errori. Sono sicurissimo che ci sarà un tifo molto caldo. Altro non so. Buona partita a tutti.