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La rincorsa alla qualificazione Champions (improbabile se non per grazia ricevuta), deve obbligatoriamante passare dalla sofferenza di ogni partita, dalla confusione tattica che in primis è il problema più grande di questa Juve (come già sottolineato anche domenica scorsa), dalle motivazioni che spesso mancano per un tempo intero, dal non sapere mai quali possano essere le proprie potenzialità . La classifica esprime soltanto cinque punti di distacco tra i bianconeri di Torino ed i bianconeri di Udine, alla seconda flessione consecutiva. Ciò vuol dire che la zona Champions è ancora potenzialmente alla portata. Vedere che la Juve vince da tre partite consecutive nella fase più calda del campionato, è sicuramente di buon auspicio, così come lo è pensare a quello che fece Del Neri lo scorso anno nella parte finale della stagione. D’altro canto, il black out della squadra juventina nel primo tempo è sintomatico di una squadra scesa in campo scarica prima ancora di cominciare. E una squadra scarica è una squadra che non ha motivazioni, che non lotta per un traguardo preciso, che non ha voglia di raggiungere una meta. Sembra che si stia parlando di due squadre diverse, invece la realtà è quella di una formazione a due facce. Se la Juve sia l’una o l’altra squadra, nessuno ancora l’ha capito, dall’allenatore alla società , dai tifosi agli stessi giocatori. Per questo dico che l’unico valore dei bianconeri lo può dare al momento soltanto la classifica.
Giocare in casa contro il Genoa, con un modulo ad una sola punta, dopo che si è professata fede incondizionata al 4-4-2, come unico modulo tattico da applicare, lascia un po’ perplessi alla lettura delle formazioni, quando ci si accorge che Delneri mette in panchina Toni per affidarsi ad un Krasic di raccordo tra Matri e la linea mediana. Krasic… un giocatore che tutto può avere tranne il piede fino di un rifinitore che detta l’ultimo passaggio. E così, dopo l’autorete di Bonucci al 5′, che regala il vantaggio ai genoani (nessuna colpa per il nostro centrale, ma solo la sfortuna di un rimpallo), la Juve inizia a dimostrare la sua incompatibilità con questo modulo. Manovra poco fluida, assoluta imprecisione nei passaggi, gioco improvvisato e scarso dinamismo. Potrebbe essere riduttivo pensare che il tutto sia dovuto dalla posizione di Krasic, ma certamente i movimenti da punta che mancano all’esterno serbo, fanno soffrire più di un reparto. Giocare a tre punte, non è come giocare a due, caro Gigi.Â
Per la maggior parte del tempo la Juve colleziona calci d’angolo e lanci lunghi, ma nulla di più, mentre il Genoa cerca di esprimersi in contropiede, fortunatamente senza nessun esito di rilievo. Arriviamo quindi al 38′ per vedere Bonucci che cerca di farsi perdonare dall’autoree, colpendo di testa nell’area piccola, ma facendosi parare la conclusione dal portiere. Ci prova anche Pepe, in grande ascesa, che il difensore arrivando alle spalle e colpisce il pallone di testa indirizzandolo di poco a lato. Genoa che rinuncia all’iniziativa permettendo ai bianconeri di creare almeno un paio di occasioni prima della fine del tempo.
Già si pensa alla contestazione, ma dopo soli 5′ arriva il benedetto autogol che pareggia il computo delle reti; stavolta è Marco Rossi a toccare per ultimo il colpo di testa di Simone Pepe. La Juve però capisce che si può vincere ed è Krasic a provare subito dopo da fuori area, peccato che i piedi non siano precisi quanto veloci. Sembra un ottimo momento per i padroni di casa, che scambiano in velocità inchiodando i rossoblù nella loro metà campo. Ma basta una disattenzione a permettere a Floro Flores di finalizzare uno dei pochi contropiedi riusciti alla squadra di Ballardini, riportando in vantaggio il Grifone a Torino. Incredibile.Â
Delneri capisce che è il momento di cambiare, altrimenti non si avrebbe più il tempo per raddrizzare la partita: dentro Luca Toni, fuori Felipe Melo. Non una bocciatura per il brasiliano, ma una esigenza tattica di togliere uno dei te centrali in campo, riportando Krasic sulla linea mediana e riposizionarsi con le due punte davanti. I frutti della trasformazione arrivano con il gran gol di Matri che riceve palla da Toni e dribbla il diretto avversario scaricando di potenza in rete. Questo è calcio! Due pari!
L’ingresso di Toni cambia volto alla squadra, che sfiora il vantaggio al 71′, sempre di testa ad opera del nostro attaccante. Partita apertissima a qualsiasi risultato, ed è proprio per questo che Pepe si rmmarica per un tiro deviatogli dal portiere che finisce di un niente sul fondo. E’ il preludio al vantaggio juventino, che si concretizza all’83′ con la rete di Toni (sempre lui) che scatta sul filo del fuorigioco, resiste all’attacco del difensore ed anticipa il portiere in uscita: 3 a 2!!!
Il vantaggio non chiude la partita, che offre ancora diverse emozioni nel festival del gol sbagliato: prima Floro Flores e Matri sbagliano due facili tap in in area di rigore, poi in pieno recupero è la Juventus ad orchestrare un perfetto contropiede Toni-Matri-Toni, che la nostra punta spreca malamente, mandando il pallone sul fondo.