Le pagelle di Juventus – Lazio.

apr122012

Buffon n.g.: non viene praticamente mai chiamato in causa, in quanto gli avversari non si presentano quasi mai dalle sue parti.
Barzagli 6: chiude bene ogni spazio e gestisce come sempre con grande sicurezza la difesa. Meno vistoso del solito, è comunque una certezza.
Chiellini 6,5: sicuro in fase difensiva, spinge molto in fase offensiva, improvvisandosi spesso attaccante, senza però realizzare.
Bonucci 5,5: vive una serata di tutto riposo, ma pecca quando non chiude bene in occasione del gol di Mauri.
Lichsteiner 6: anche lui incerto sul gol di Mauri, si riscatta alla grande con una costante spinta sulla fascia sinistra, fornendo moltissimi palloni ai suoi compagni.
Pepe 7: penetra molto spesso nella difesa laziale, inventandosi un gol super che sblocca una partita difficile.
Pirlo 7: ha sempre la palla incollata al piede e inventa geometrie e passaggi filtranti che mettono i compagni sempre in occasioni favorevoli per colpire.
Marchisio 6,5: dialoga molto bene con i compagni e fa sempre un ottimo filtro non lasciando spazio agli attacchi laziali.
Vidal 7: grande tattica e disciplina con licenza d’inventare per il cileno, che cerca di sorprendere Marchetti con una super conclusione da metà campo, che il portiere laziale alza sopra la traversa.
Giaccherini 6: entra nell’ultimo spezzone di partita e svolge il compito assegnatogli da Conte.
Vucinic 6: non brillantissimo ha comunque molte occasioni da gol, che però non riesce a sfruttare al meglio.
Matri n.g.: entra nel secondo tempo, ma non incide molto.
Del Piero 8: segna uno dei gol più importanti di tutta la sua carriera con astuzia e furbizia. Un gol che riproietta la Juventus in testa alla classifica e che può rivelarsi decisivo per un’intera stagione.
Quaglirella 6,5: cerca sempre di rendersi pericoloso e fa tanto movimento. Super-Marchetti lo frena in più di un’occasione.

Juventus – Lazio 2-1. Alex a 700 all’ora!

apr122012

C’è sempre qualcosa che non ti aspetti di Antonio Conte. Quando pensi che la squadra imporrà il proprio gioco e il prorio modulo, costringendo l’avversario ad adattarsi, ecco che l’ex capitano sorprende tutti, cambiando la formazione dopo aver visto gli uomini di Reja nel riscaldamento. Segno di debolezza? Chi ha visto la partita non può ipotizzare un timore di Conte o della squadra nei confronti dell’avversario, perchè l’evidenza del gioco, delle occasioni, della superiorità atletica e tecnica, non lascia adito a dubbi. E così, dopo aver iniziato a fare il riscaldamento con gli uomini per il 3-5-2 con De Ceglie in campo, ecco il cambio del valdostano con Pepe, per un 4-3-3 che dà uguali garanzie. Il tridente dei bianconeri funziona egregiamente, visto che nel primo tempo tutte le pedine d’attacco rispondono “presente” alla chiamata di Conte. Ma è la grande pressione dell’intera squadra a mettere spalle al muro la Lazio per tutto il primo tempo. Al di là dei tatticismi e dei moduli di gioco, l’atteggiamento e la determinazione dei bianconeri fanno veramente la differenza. Una fame assoluta di goal e di gioco d’attacco, non sempre spettacolare, va detto, ma nonostante questo capace di produrre diverse occasioni, con il passare dei minuti. Dai piedi di Vucinic e Pirlo partono suggerimenti importanti per gli inserimenti arretrati e le imbucate per le due punte. E’ Simone Pepe ad avere la prima grandissima palla goal davanti a Marchetti, ma il suo diagonale ravvicinato è debole, ed il portiere molto reattivo. L’attaccante si fa subito perdonare quando Andrea Pirlo lo pesca in mezzo all’area con  il solito passaggio radiocomandato: lo stop di petto è la preparazione, la rovesciata è invece la conclusione vincente (e spettacolare) che porta meritatamente in vantaggio la Juve. E come Pepe ha avuto la sua parte di gloria, adesso tocca a Quagliarella salire in cattedra dimostrando il suo valor, non prima di aver gustato un tiro dalla lunghissima distanza di Vidal che rischia di far prendere a Marchetti il goal della domenica, ma il portiere si salva. Così come si salva miracolosamente per una conclusione ravvicinata di Quagliarella, su cui deve compiere un’autentica prodezza d’istinto per evitare il raddoppio.

Juve sprecona, ma anche a tratti spettacolare, quando anche Vucinic e Vidal si divertono a fare il tiro a segno verso la porta laziale. Ma come succede spesso nel calcio, chi troppo sbaglia, subisce. E così, dopo aver guardato i bianconeri giocare per tutto il primo tempo, la Lazio approfitta dell’unica occasione a disposizione, per punire i bianconeri e pareggiare il conto delle reti, grazie al colpo di testa di Mauri, indisturbato in mezzo ai nostri centrali. Si va dunque a riposo con una certa delusione per il risultato, ma non certo per il gioco. La fiducia cresce al 52′ quando Vucinic si divora un’altra occasione da rete, dando però la sensazione di poter fare della Lazio un sol boccone.

Invece la Juve inizia a tirare un po’ il fiato e a bloccarsi sotto il profilo del gioco. La sensazione è quella che serve una scossa o un tocco risolutore di qualche campione. Per questo Conte opera due cambi immediati: Matri per Pepe e Del Piero per Vucinic. E’ proprio Alex il campione che porta la luce nell’oscurità, illuminando con la sua parabola la porta laziale, con una magica punizione che sorprende Marchetti sul suo stesso palo. Settecento volte Alex in bianconero ed ennesima rete decisiva del nostro campione. Nel finale concitato, due espulsioni per la Lazio, tra cui il mister Edy Reja, che però riconosce sportivamente la superiorità bianconera. E come avrebbe potuto fare altrimenti…

Pre partita Juventus – Lazio. Formazioni e curiosità.

apr112012

Una Juve in formissima, al gran completo e più che mai motivata affronta questa sera la Lazio nel turno infrasettimanale di campionato. Le tre qualità che abbiamo attribuito ai bianconeri sono comunque ben lontane dai titoloni apparsi in questi giorni sui giornali, che ormai celebrano una squadra quasi scudettata. La banalità di certi giornalisti fa solamente sorridere, capaci di andare dove tira il vento, senza un minimo di analisi della situazione. Basterebbe solo ricordare quanti punti ci sono ancora in palio, per non considerare chiuso nessun gioco. Tant’è che il Milan è già ripassato in testa (seppur provvisoriamente), e se la Juve non dovesse vincere, ecco tutti a ricelebrare Allegri. Agli uomini di Conte non basterà fare una buona partita stasera. La Lazio è una squadra che non occupa il terzo posto per una casualità, e se consideriamo l’ambientino non proprio tranquillo in cui deve lavorare Reja, bisogna dare il massimo rispetto alla compagine biancoazzurra. Il tecnico dei romani, da anni uno dei migliori sulla piazza, ha ricordato che il 3-5-2 di Conte non è poi questa gran novità, visto che lui lo adottava già alla guida del Napoli. E infatti attribuire questo modulo ad un colpo di genio di Conte, è assolutamente fuori luogo, visto che anche noi (nel nostro infinitamente piccolo), avevamo ipotizzato proprio il 3-5-2 già dai tempi di Camoranesi & C., come modulo ideale per uscire dalla debolezza difensiva che sarebbe da lì a poco esplosa in tutto il suo fragore. Sarà interessante vedere quale delle due saprà applicare al meglio lo schema. Conte farà rientrare Lichtsteiner e De Ceglie sulle corsie esterne, mantenendo Bonucci nel trittico centrale. In avanti spazio alla forma di Quagliarella di fianco a Vucinic, ma c’è da scommettere che nel secondo tempo potrebbe entrare Alex Del Piero. Potrebbe essere una serata speciale per il capitano, che compirebbe 700 partite in maglia bianconera. Mica roba da poco.

Le pagelle di Lazio – Juventus.

nov272011

Buffon 8: para il parabile, e anche qualcosa in più. Oggi San Buffon ha fatto i miracoli nella città del Vaticano.
Liechtsteiner 7: pulito ed efficace, come ci si aspetta da un difensore di grande levatura. Quando spinge produce accelerazioni che spaccano la difesa avversaria.
Barzagli 7: di forza, di testa, sempre puntuale e corretto. Non si fa mai ammonire nonostante non tiri mai indietro il piede. Grande rivelazione.
Bonucci 6: il suo errorino quotidiano viene spesso perdonato, ma fino a quando? Deve mantenere la concentrazione per i 90 minuti.
Chiellini 6,5: si limita alla fase difensiva, con attenziiìone.
Pirlo 7: la sua calma olimpica mette ordine e dà respiro alla manovra. Stavolta la sua azione è risultata più utile nel disimpegno anzichè nello sviluppo del gioco. Non per questo meno utile.
Marchisio 6,5: prende un cartellino giallo che gli costa la sfida del San Paolo, ma la sua prova è di assoluto spessore. ormai è diventato un punto inamovibile del centrocamopo a tre.
Vidal 6,5: sempre più inserito nei meccanismi bianconeri, interpreta il suo ruolo diversamente dalla posizione di trequartista dell’inizio di campionato, visto che tre punte in avanti sono più che sufficienti. Copre la zona di destra, martellando e rilanciando. Fondamentale.
Pepe 7,5: corre fino alla sostituzione, bomber ormai non più “di scorta”, copre il ruolo di terza punta con entusiasmo ed eccezionali risultati. Merito di una condizione ineccepibile. E’ in un momneto di grazia.
Matri 7: centravanti atipico, non perchè abbia qualcosa in meno degli altri, ma proprio perchè questo giocatore sa fare tutto, molto più dei classici centravanti. Fenomenale anche in versione assist-man, nessuno avrebbe mai pensato che potesse essere così forte.
Vucinic 6: stavolta “l’anello debole” della catena d’attacco. Prova molte cose, ma gliene riescono pochissime. Poco incisivo.

La storia del 5 maggio.

mag52011

 

 

 

 

 

 

 

 

La stagione partì il 25 agosto 2001, con favorite le milanesi, le romane e la Juventus. La rinnovata squadra di Marcello Lippi, ritornato dopo le clamorose dimissioni del 1999, era la più attesa, quella considerata da molti un gradino sopra le altre contendenti al titolo, nonostante le partenze di Zidane e Pippo Inzaghi, sopperite dai faraonici ingaggi di Gianluigi Buffon, Lilian Thuram e Pavel Nedved. La Juve partì bene, alla terza giornata erano primi a punteggio pieno, anche se ci fu un sensibile calo durante la stagione invernale; ma la protagonista del girone d’andata fu il neopromosso Chievo di Luigi Delneri, che andò in testa alla classifica il 21 ottobre e ci rimase per l’intero mese di novembre. Il girone di ritorno vide l’allontanamento dalle zone di vertice del Milan e del Chievo e l’avvicinamento prepotente della Juventus, che come abbiamo detto prima, si era nel frattempo attardata. La lotta diventò così a tre con l’inserimento dell’Inter, e della Roma, e vide le contendenti alternarsi in vetta alla classifica domenica dopo domenica. Il 24 marzo,  battendo la Roma nello scontro diretto di San Siro, i nerazzurri andarono a +3 sui giallorossi e +4 sulla Juve. La domenica successiva, il distacco sui bianconeri arrivò a sei punti, quasi si potesse pensare che i giochi ormai erano fatti. Ma un’inopinata sconfitta casalinga dell’Inter contro l’Atalanta alla trentesima giornata riaprì a sorpresa tutti i giochi. Le tre squadre arrivarono all’ultima gara, il 5 maggio, in questa delicata situazione di classifica: Inter 69, Juventus 68, Roma 67.

La Juventus andò subito in goal con David Trezeguet e il capitano Alessandro Del Piero, mettendo subito in cassaforte il risultato della partita di Udine. Ma quando l’Inter andò in vantaggio per la seconda volta nel primo tempo – dopo una rete laziale – tutta Italia credette di assistere ad un copione scontato. Invece accadde l’impossibile: dapprima arrivò la seconda rimonta laziale, poi addirittura nella ripresa i nerazzurri crollarono sotto i colpi dei biancocelesti e la gara finì 4-2. A Udine scoppiò così la grande festa per il 26º scudetto bianconero, uno dei più sofferti e inattesi. Con la vittoria della Roma, l’Inter finì terza, lasciando l’ambiente nerazzurro tra le lacrime. Evviva.

Le pagelle di Lazio – Juventus.

mag32011

Buffon 7: solita paratona, solito risultato salvato. Passano gli anni ma lui rimane una certezza. Le voci di mercato sembrano dare nuovi stimoli. Grande Gigi.
Motta 5: ennesima prova incolore di uno dei terzini più sopravvalutati (sopratutto da Delneri). Potenzialmente potrebbe dare molto, ma sembra bloccato in un torpore che lascia poche attenuanti. Per certi versi ricorda l’involuzione di Felipe Melo lo scorso anno.
Salihamidzich ng: entra solo nel finale
Barzagli 6: regge piuttosto bene l’urto degli avanti laziali, dimostrando di essere uno dei più azzeccati acquisti di Marotta. Eccellente rapporto qualità – prezzo.
Chiellini 6,5: al suo rientro fa vedere a chi spetta il ruolo al centro della difesa. Mezzo punto in meno per l’intervento che rischia di causare il rigore su Floccari.
Grosso 6: davanti alle romane si rigenera. La sua spinta crea più pericoli di quella di Pepe. sarebbe quasi il caso di invertire il ruolo dei due giocatori.
Krasic 5,5: servito poco dai compagni, si ingarbuglia spesso da solo, non riuscendo ad azzeccarne una che sia una. Ogni tanto cambi qualche giocata, ormai lo sanno tutti che va sull’esterno…
Aquilani 5,5: per uno che deve essere il faro del centrocampo è un po’ pochino. Giocando in difesa si sacrifica in copertura, ma quando ha la palla tra i piedi non mostra giocate degne di un regista che pretende di essere.
Felipe Melo 6: anche lui poco appariscente in mezzo al campo, ma la sua fisicità gli permette di far valere essere un po’ più brillante di Aquilani. Con la sua accelerazione provoca l’espulsione di Ledesma.
Pepe 6: se non fosse per il gol meriterebbe un pessimo voto. Generoso ma evanescente, cerca di essere utile in tutti i modi, ma non trova il sistema giusto, che poi sarebbe quello più semplice. Mai pensato a fare i cross?
Del Piero 5,5: qualche buona apertura e i piedi buoni per smistare i palloni in mezzo ad una selva di gambe laziali. Non può far molto senza l’assistenza della squadra.
Matri 5: stesso discorso per Del Piero, ma senza le qualità del capitano. Partita da uomo invisibile.
Toni ng: entrato solo per esultare.

Lazio – Juventus 0-1. Il massimo col minimo.

mag22011

 

 

 

 

 

 

 

Prima della vigilia mi dicevo che stavolta avremmo potuto fare bene. Il rientro di Chiellini, una classifica che secondo Delneri lascia aperte le porte della Champions, un 4-4-2 con finalmente due ali di ruolo e un Marchisio sempre più anonimo in panchina, un Del Piero schierato nuovamente dal primo minuto… insomma, io ci credevo. Povero illuso. Lo spirito Champions molti giocatori non sanno nemmeno cosa sia, il 4-4-2 è un modulo come tanti altri, le ali sono inutili se poi le metti a giocare da terzini, Del Piero e Matri non possono fare molto se vengono lasciati soli, in mezzo ad un nugolo di avversari. La fortuna dei bianconeri è che la Lazio non era assolutamente in giornata. Così, tra una Juve imbambolata e una Lazio un po’ addormentata, ci siamo sorbiti un primo tempo assolutamente povero di emozioni, quase che le due squadre avessero già conquistato tutti gli obiettivi stagionali, e pensassero solo a portare sane le gambe fino all’ombrellone. E’ andata bene che Ledesma abbia deciso di fare la doccia anzitempo, e che un tiro dei pochissimi fatti sia stato deviato consentendoci di segnare. Se c’era un credito con la buona sorte, stasera lo abbiamo quasi azzerato.

Ci vogliono ben 25 minuti per vedere la prima azione da gol (nello specifico un’azione biancoceleste), ma la testa di Brocchi sembra quadrata, e il pallone termina mestamente sul fondo. Cinque minuti più tardi è Floccari ad impegnare Buffon in una difficile parata “alla Garella“, che fa intuire quanto i padroni di casa possano affondare il colpo in qualsiasi occasione. La realtà è che la superiorità della squadra di Reja è palese tanto quanto lo sia la poca voglia di vincere della Juventus. I nostri avversari cercano di sviluppare le loro trame, sfruttando la consueta velocità di Zarate ed Hernanez, oppure la sponda di Floccari per gli inserimenti dei centrocampisti. I bianconeri invece rimangono presidiare la loro area di rigore, lasciando che Del Piero e Matri cerchino di fare qualcosa in solitaria, forse per paura che se fossero usciti dalla propria metà campo, avrebbero potuto prendere goal in contropiede. Pur con questa mentalità, una palla gol grande, clamorosa quanto occasionale, quella che capita sui piedi di Matri (deviazione di un difensore che mette la palla sui piedi della nostra punta), ma il nostro centravanti pensa di essere in fuorigioco, e non riesce a rimanere concentrato quanto basta per superare il portiere. David lo avrebbe segnato.

Brutto primo tempo, che costringe i tanti tifosi bianconeri allo stadio a sorbirsi questo questa vergogna. Nell’intervallo Delneri non cambia nulla, e al rientro in campo la Juve appare un po’ più reattiva, ma è solamente un fuoco di paglia. Così è ancora Brocchi a sfiorare un gran gol colpendo di controbalzo in area e mandando il pallone di poco alto. Il mister aspetta di subire la superiorità territoriale degli uomini di Reja, fino al 70′ quando decide di far entrare Salihamidzich e Toni per Motta e Matri, puntando sul maggior dinamismo dei nuovi entrati. Ma la svolta non avviene per i cambi di Delneri, ma per l’espulsione di Ledesma, che prende il secondo giallo dopo aver atterrato Felipe Melo lanciato in contropiede.

E’ così che la Juve prende il coraggio per mettere il naso fuori dala metà campo, iniziando per lo meno a fare qualche timido cross. E’ uno di questi che finisce sui piedi di Simone Pepe, che non ci pensa due volte a far partire il diagonale che a pochi minuti dalla fine s’insacca alle spalle di Muslera, dopo una decisiva deviazione di un avversario. Non si poteva fare di meno e non si poteva avere di più.

Prepartita Lazio – Juventus. Formazioni e curiosità.

mag22011

La Juventus affrontsa la Lazio in uno dei big match di questo turno di campionato, anche se, i romani hanno molto di più da guadagnare e da perdere, rispetto ai bianconeri. Esattamente un girone fa, ci fu un sussulto esaltante, quel gol di Krasic che al 93′ che alimentò per l’ultima volta le speranze scudetto. Poi, buio profondo, pesto, e la Juve che da seconda si ritrova settima, in linea con le passate stagioni. L’unico obiettivo che potrebbe dare un senso a questa partita sulla carta “prestigiosa” (ma neanche tanto, le partite prestigiose erano ben altre, caro Chiellini), sarebbe cercare di non perdere la dignità, come ha invece detto giustamente Buffon, senza pretendere nulla più.

Del Neri continuerà ad affidarsi al solito 4-4-2: Buffon in porta, Motta confermato a destra (quasi certamente non sarà riscattato), Grosso a sinistra, mentre Chiellini tornerà al centro, prendendo il posto di Bonucci, ormai scavalcato nelle gerarchie da Barzagli. A centrocampo, vista l’indisponibilità di Marchisio, agiranno due ali vere, come Krasic e Pepe, mentre al centro ci sarà spazio alla solita coppia Aquilani-Melo. In avanti, gli unici due giocatori in rado di mantenere viva la speranza: Del Piero (in formissima, a 36 anni suonati) e Matri (a secco da due partite e con una grande voglia di gol). Toccherà a loro, quantomeno onorare la maglia, ed evitare le figuracce. Almeno questo lo possiamo pretendere.

Le pagelle di Juventus – Lazio.

dic132010

Storari 5: per la prima volta in questa stagione appare insicuro, e purtroppo la squadra paga dazio subendo il vantaggio laziale. Peccato che l’errore arrivi proprio dopo una settimana di complimenti a scena aperta nei suoi confronti. Sappiamo che non è dovuto a tutto questo, ma molti diranno che si è montato la testa.
Bonucci 6: è molto concentrato e attento sul da farsi. Non lascia spazio agli avversari e chiude ogni varco con precisione. Sempre pulito negli interventi, e questo gli permette di risparmiare tanti cartellini gialli.
Chiellini 7: apre la gara con un’incornata che sembra mettere tutto in discesa per la formazione di Del Neri. Governa la difesa con maestria e sapienza, inoltre si rivela l’arma in più nello spirito della squadra, non solo per la fascia da capitano che oggi indossava.
Grosso 5,5: fa il suo dovere, ma risulta lento e prevedibile. Gioca solo col piede sinistro e raramente affonda la sua azione, bloccando gli sbocchi della manovra offensiva bianconera.
Sorensen 5,5: alcuni ottimi interventi, ma anche qualche preoccupante incertezza per il giovane terzino, sulla cui votazione incide la scarsa mano data a Krasic (non che il serbo ne avesse bisogno), nella fase di spinta, anche quando c’era molto spazio in avanti.
Aquilani 6,5: è lui la mente del gioco bianconero, che manovra con passaggi calcolati e precisi sui piedi dei compagni. Dà geometria e quadratura alla squadra, offrendo un’altra ottima prestazione. Buona anche la tenuta atletica, a dispetto delle ultime prestazioni. Prova anche il tiro da lontano più volte, ma senza essere fortunato.
Felipe Melo 6: tanta grinta e applicazione per il brasiliano, che spezza le trame di gioco avversarie, sacrificandosi anche con falli tattici, quando è necessario. Un’altra solida prestazione di un giocatore ritrovato.
Sissoko s.v: gioca solo pochi minuti, ma lancia Krasic verso l’azione del gol-partita.
Marchisio 5,5: è in affanno sulla fascia sinistra, infatti si fa vedere poco ed è spesso costretto a ripiegare per proteggere la difesa, risultando così prezioso, ma al tempo stesso poco incisivo. 
Pepe 6: entra a partita in corso e conferisce un po’ di vivacità alla manovra della squadra, mettendo in maggiore apprensione la difesa laziale. Impegna Muslera in una difficile parata.
Krasic 8,5: una prova capolavoro per il serbo, che è il vero spauracchio della difesa biancoceleste. Milos crea sempre la superiorità numerica liberandosi costantemente del suo avversario; non sempre però i cross sono così precisi per i compagni. Visti gli scarsi risultati dei suoi assist, prende l’inziativa personale e nonostante avesse corso per oltre novanta minuti ininterrottamente, salta per l’ennesima volta il suo avversario diretto e grazie all’aiuto di Muslera, manda in visibilio il popolo bianconero.
Quagliarella 5: si muove tanto e cerca di non dare riferimenti alla difesa avversaria, tuttavia fa fatica a trovare spazio e non conclude mai verso la porta, subendo una giusta sostituzione.
Iaquinta 5: fa la boa dell’attacco, ma non appare concentrato e lucido nel posizionarsi, infatti finisce spesso in fuorigioco o commette fallo sugli avversari. Il risultato è una prestazione evanescente.
Del Piero n.g.: cerca il colpo risolutore con una punizione a sorpresa, ma ha poca fortuna. Per il qualche buon tocco, ma nulla più.

Juventus – Lazio 2-1. Siamo noi l’anti – Milan?

dic132010

 

 

 

 

 

 

 

Nel nostro prepartita abbiamo detto di come fossero fondamentali l’approccio alla gara e il reparto di centrocampo. Diciamo che segnando dopo un minuto e mezzo non si può dire che la nostra squadra non sia scesa in campo con intenzione di vincere, mentre la nostra linea mediana è stata semplicemente devastante. La velocità di Krasic, le geometrie di Aquilani, l’interdizione di Felipe Melo, la verve di Pepe, hanno trascinato verso la vittoria un attacco sterile e una difesa disattenta. Anche se tutti ci dipingeranno come la squadra più credibile per la rincorsa al Milan (ma ci siamo già dimenticati di una certa Inter??), dobbiamo pensare a quanto si deve ancora crescere per puntare al primo posto, a quanto bisogna lavorare per trovare ancora un assetto stabile della retroguardia, o dei validi schemi offensivi. Il lavoro, già… quello inizierà lunedì, ma oggi che è domenica, godiamoci questa grande e preziosa vittoria. 

Non facciamo in tempo a vedere gli schieramenti tattici delle due squadre, che subito la partita subisce un’impennata violenta. Dopo un minuto e mezzo Chiellini incorna di testa su calcio d’angolo, siglando il vantaggio bianconero: uno a zero! La Juve non si mette dietro a controllare, anche perchè mancno solo novanta minuti (….), e subito Krasic sfonda sulla destra mettendo in mezzo per Quagliarella che al volo gira di poco a lato. I tifosi sperano già nel raddoppio vista la grande occasione degli uomini di Delneri, ma è invece la Lazio a realizzare il pareggio con Zarate, che approfitta di un’uscita a vuoto di Storari che lascia sguarnita momentaneamente la porta.

Adesso l’inerzia della partita si inverte, perchè Bonucci regala a Floccari la palla del raddoppio, ma l’attaccante angola troppo il tiro, spedendo sul fondo. Grande brivido che fa intendere come le due difese possono lasciare aperto il risultato a qualsiasi soluzione. Non ci sono colpe difensive invece sulla punizione dal limite di Aquilani che viene deviata sulla traversa, mentre tornano determinanti le amnesie laziali quando, con un disimpegno sbagliato, liberano Krasic al limite dell’area che tenta la conclusione di fino verso la porta, ma il suo pallonetto esce veramente di un soffio.

Dopo venti minuti a tutta birra le due formazioni si concedono qualche attimo di respiro, giocando prevalentemente a centrocampo, e annullando vicendevolmente le rispettive iniziative. Prima della fine del tempo grande occasione per Quagliarella che dopo un rimpallo in area si trova sui piedi un pallone fantastico, ma la sua conclusione viene rimpallata proprio sul nascere.

La Juventus entra decisamente più convinta in campo nella ripresa, anche perchè capisce che la squadra di Reja gioca per due risultati, cercando di contenere i bianconeri prima ancora di attaccare per vincere. Aquilani suona la carica tirando da lontano, ma Muslera si distende e devia la sfera a lato. La manovra juventina si sviluppa troppo per vie centrali, e spesso non viene finalizzata proprio per la sua prevedibilità, mettendo i centrali biancoazzurri in condizioni di leggere facilmente le nostre trame offensive. E’ curioso infatti come si giochi poco sulle fasce, non solo sulla corsia di Marchisio, ma anche su quella di Krasic, che le poche volte in cui viene servito dimostra di saltare puntualmente il suo diretto avversario.

Esce Marchisio per Simone Pepe, non si sa se per effetto di quanto analizzato sopra, oppure per un lieve infortunio che vede il giovane uscire dal campo zoppicante. Fuori anche Quagliarella per Del Piero, non al massimo il napoletano che ha avuto due occasioni da rete senza riuscire a sfruttarle a dovere; venti minuti a disposizione del capitano per cercare di cambiare una partita bloccata. E’ invece il primo entrato ad accentrarsi facendo partire un buon tiro che impegna Muslera in una difficile parata. Ancora Pepe che aggancia bene in area ma conclude debolmente tra le braccia del portiere. Juve che vuole la vittoria a tutti i costi, ma è proprio incomprensibile il cambio di Aquilani (stavolta buono anche il suo secondo tempo), per Sissoko, certamente un giocatore più difensivo nei minuti dove c’è da tentare il tutto per tutto.

I bianconeri iniziano ad insistere su Krasic e i pericoli per l’undici di Reja aumentano in modo esponenziale; gli avversari vengono saltati come birilli: uno, due, non fa differenza, Milos passa e la palla pure. Siamo negli ultimi secondi del recupero e il serbo effettua l’ennesima discesa sul fondo, arrivando proprio sulla linea del campo (come piace a noi), indirizzando la palla verso la porta dove Muslera smanaccia verso la rete portando la Juve in vantaggio. Esplode lo stadio, finisce la partita e la festa ha inizio.

E’ nata una nuova squadra.