Alcune considerazioni sull’intervista a Delneri.

Set72010

 

 

 

 

 

 

 

E’ un Delneri prudente, ma allo stesso tempo positivo e ottimista. In qualunque circostanza il mister non lesina a buttare acqua sul fuoco delle critiche verso la campagna acquisti e verso le carenze qualitative della squadra. Una formazione rivoluzionata nel modulo e negli uomini, per alcuni incompleta, soprattutto in attacco, dove manca quel giocatore in grado di fare davvero la differenza. Le scelte di mercato sono prese in sintonia con le decisioni di Marotta, ma ciò non deve ingannare. Per “sintonia” intendiamo che il tecnico accetta di buon grado ciò che gli viene dato o tolto, tant’è che nel caso di Diego si legge tra le righe che la cessione non è stata fatta per un aspetto tecnico - tattico (quindi derivato da sue valutazioni), ma che l’operazione è un aspetto economico - societario (quindi leggasi Marotta - Agnelli). Fabio Capello non lo avrebbe mai permesso.

Delneri ha avuto un approccio molto propositivo alla nuova avventura. Innanzi tutto perchè la Juventus rappresenta l’occasione della vita per tutti, e poi perchè l’allenatore è uno che crede nel lavoro e nella possibilità di plasmare la squadra e i giocatori secondo il proprio credo calcistico. E qui alla Juve il lavoro da fare non manca. Lo scetticismo che lo circonda infatti, sembra non scalfirlo neppure quando sono gli stessi tifosi a storcere il naso; ma lui pensa “solo a lavorare a testa bassa”, perchè alla lunga il lavoro paga (quasi) sempre. Così come rimbalza lo scetticismo che aleggia intorno alla squadra, dicendo che “i suoi giocatori non li cambierebbe con nessun altro”.

Piace molto il valore che Delneri vuole ridare alla maglia bianconera, all’importanza e al rispetto che tutti devono avere indossando o affrontando la casacca della Juve. Fa scalpore infatti come diversi giocatori abbiano rinunciato troppo facilmente al corteggiamento di Marotta (Borriello, Di Natale…), anche se il tecnico pone giustamente l’accento su fattori legati a questioni non riconducibili ad un “no” riferito solo alla destinazione del giocatore. Così come piace anche la volontà di recuperare la mentalità vincente che è stata nel DNA di questa squadra fino alle note vicende di Calciopoli.

Alcune perplessità le riscontriamo invece sulla questione difesa, dove a proposito di Traoré e Rinaudo, risponde che servivano i giocatori giusti per completare il reparto senza alterare le gerarchie esistenti; ma se il discorso sembra scorrere bene per Rinaudo (comunque quarta scelta), non si può certo dire la stessa cosa per Traorè, per il quale si tratta di una scommessa in un ruolo che però esigeva una certezza, visto che sono 5 anni che i tifosi della Juventus stanno “sopportando” i vari Balzaretti, Molinaro, Grosso e De Ceglie. E in effetti lo stesso Delneri cade in contraddizione quando dice “che si sarebbe aspettato in quel ruolo Kolarov”, che sicuramente non avrebbe fatto panchina a favore di De Ceglie. 

Poi il discorso vira anche su Martinez esterno in un 4-4-2: si tratta del giocatore giusto nel ruolo giusto e nel momento giusto? In altre circostanze forse sì, ma puntare su un giocatore discontinuo, impiegandolo in un ruolo troppo difensivo per le sue caratteristiche, non sembra una decisione così illuminata, sopratutto in virtù del prezzo per cui è stato acquistato. Ci trova più concordi invece la soluzione tattica con Aquilani e Marchisio (che possono coesistere benissimo almeno nelle partite casalinghe), e il tentativo di strenue di recuperare Felipe Melo (almeno per venderlo ad un prezzo decente).

Capitolo Del Piero: non sarà il Diego della Juventus, ma sul fatto che può dare (se al top e se sfruttato a dovere) ancora tanto alla Juventus non c’è nessun dubbio. Il giocatore è uno dei pochi che si è salvato dai grossi infortuni in questi anni. Il fatto di avere un preparatore personale è stato sicuramente un vantaggio, per questo speriamo che l’avvento di uno staff che, a detta di Delneri “non ha mai avuto giocatori con infortuni muscolari”, possa debellare questa piaga in attesa di trovare la vera causa di questi incidenti.

Traoré e Rinaudo chiudono il mercato Juve.

Set12010

 

 

 

 

 

 

 

Il calciomercato estivo si è chiuso. La squadra che in partenza aveva meno soldi e meno risorse, si è aggiudicata due pezzi da novanta incredibili. No, non stiamo parlando della Juventus e di Quagliarella e Aquilani, ma della squadra di Allegri. Il Milan ha chiuso due colpi pazzeschi (Ibrahimovic e Robinho) se contiamo appunto le premesse iniziali. Quattro mila  abbonamenti in più negli ultimi due giorni. Non sono pochi. Se i due campioni erano così alla portata, vi immaginate questi due fuoriclasse alla corte di Del Neri? Meglio non pensarci.

Una volta Obama criticò l’atteggiamento delle grandi case automobilistiche americane che si presentavano da lui a piangere miseria, muovendo aerei personali da migliaia di dollari. Non si può pretendere di avere carità e compassione se ti presenti in smocking e con un magnum di champagne sotto il braccio. Galliani invece ha fatto il suo dovere: si è presentato a Barcellona con le pezze al ….. (scusate l’espressione) e ha portato a casa un affare che non si riteneva possibile sotto tutti i punti di vista.  

Marotta da par suo ha concluso in extremis il prestito (sempre con diritto di riscatto) del terzino Traoré dell’Arsenal; un buon rinforzo in un settore che vedeva il solo De Ceglie protagonista. Il nostro d.g. ha glissato le domande su Borriello dicendo che in attaco la Juve sta bene così. Nessuno se n’era accorto a dire il vero, sopratutto dopo domenica. Ma forse, alcune cose andavano valutate prima, come per esempio il non aver nemmeno tentato di acquistare giocatori di elevata classe, pensando magari che questi fossero tutti contenti nei loro club. In questo Galliani ci ha insegnato qualcosa. 

L’altro “botto” di chiusura è stato l’arrivo di Rinaudo, voluto sicuramente da Delneri che lo ha conosciuto in passato. Un altro difensore che arricchisce numericamente il reparto difensivo, lasciando però molte perplessità qualitative e in termini di esperienza. L’umiltà con cui si è presentato il giocatore è comunque esemplare: “mi alleno e sto zitto”. Questo è la base per un nuovo arrivato nella Juventus, e sopratutto in un contesto che, si prevede, avrà pochi risultati e molte pressioni.

Marotta, l’attacco non… “Quaglia”.

Ago272010

Amauri, Iaquinta e Del Piero. Quali tra questi tre attaccanti può arrivare in doppia cifra? Con le cessioni di Diego e Trezeguet, la Juve ridimensiona il suo parco attaccanti, definendo in extremis anche il prestito di Quagliarella dal Napoli. Un’operazione simile a quella di Aquilani, tutt’altro che da disdegnare: giocatore “in prova” per un anno e poi se ne valuterà l’acquisto a tempo debito. Complimenti a Marotta! Ma il problema dell’attacco juventino non è mai stato nè “numerico”, nè economico. Una squadra che punta ad un piazzamento “onorevole” deve avere almeno due giocatori che riescano a passare i 10 gol cadauno. Se consideriamo gli infortuni, e se pensiamo che un giocatore come Iaquinta (che pare il più prolifico dei tre), non potrà giocare tutte le partite vista anche la carta d’identità, appare evidente come i limiti di questa squadra fossero anche nel reparto avanzato, vero e proprio fiore all’occhiello fino all’inizio della stagione scorsa.

Il neo “acquisto” Quagliarella, è un ottimo giocatore, però non garantisce tutti i gol che servirebbero alla Signora. Il suo record personale è di 14 reti, risalente all’ultima stagione di Udine, e a Napoli non si è ripetuto. Ovviamente il grafico del rendimento di un campione non può essere sempre ascendente, ma anche per caratteristiche tecnico tattiche possiamo affermare che il napoletano non ha proprio le fattezze di chi si può definire un “bomber di razza”, pur annoverando tra i suoi gol autentiche perle da fuoriclasse.  Sicuramente la presenza ingombrante di un giocatore come Amauri pesa, sia sul campo che nelle strategie di mercato. Un “armadio” come lui ti vincola a preferire giocatori veloci, di profondità, oppure di manovra. Una formazione con Iaquinta - Amauri per esempo sarebbe da preferire alla coppia Amauri - Quagliarella? Ne dubito. Però mettere Iaquinta e Quagliarella non sarebbe male se gli stessi riuscissero a non cercare la profondità nello stesso momento, allungando troppo la squadra e creando il buco tra i reparti.

Una constatazione però mi pare doverosa. Nonostante le ottime prestazioni di questo inizio stagione da parte di Del Piero, la sua destinazione inevitabile sarà la panchina. Per la prima volta dopo decenni (ricordiamo Platini, Baggio, Del Piero, e in ultimo Diego), non avremo in campo un giocatore che sfrutti i calci piazzati come arma micidiale, che possa dare la svolta ad una gara che non si sblocca o che ti raddrizzi una partita storta. Di questo , ne sono sicuro, la squadra ne soffrirà tantissimo.

Le prospettive del mercato Juve.

Giu122010

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ tempo di estate, di vacanze, di Mondiali, ma soprattutto è tempo di affari. Il calciomercato inizia ufficialmente il 1° luglio, ma è già in questo periodo che si preparano gli acquisti più importanti. Lo ha capito anche la Juve, tant’è che Marotta e Paratici sono alla ricerca di grandi colpi a basso prezzo per completare (anzi, formare del tutto) il 4-4-2 “delneriano”. Prima di tutto però, si deve vendere quella merce “scaduta” oppure poco redditizia; ecco perché hanno salutato Cannavaro (destinazione Al Ahly) e Molinaro (riscattato dallo Stoccarda), mentre stanno per fare le valige Zebina e Grygera (voluti da squadre turche), Grosso (tentato dalla Roma), De Ceglie (che sarà pedina di scambio), Camoranesi e Trezeguet (desiderosi di tornare in patria), Giovinco (destinato a non rientrare nel modulo di Del Neri) e molto probabilmente  anche uno tra Poulsen, Melo e Sissoko (sperando per il primo); capitolo a parte per Diego, e Amauri che hanno molto mercato ma che potrebbero fare ancora comodo alla causa bianconera.

Tutte queste cessioni potrebbero portare ad un tesoretto di circa 70 milioni, che sommato agli 80 investiti dagli Agnelli/Elkan, potrebbero davvero far sognare la Juve. Tuttavia, i primi colpi sono all’insegna del low cost. Innanzitutto Marotta sta cercando di mettere le ali (in tutti i sensi) alla squadra, non comprando la Red Bull ma aggiungendo Pepe al parco esterni. Il nazionale è stato preso in prestito con soli 2,6 milioni e diritto di riscatto fissato a 7. Un affare come lo sembrava anche per Krasic (il nuovo Nedved?), prima che il CSKA alzasse le pretese dai 15 ai 18 milioni, chiedendo alla Juve di pareggiare almeno l’offerta del Manchester City. Da Torino è partito un ultimatum che fissa a lunedì la scadenza, contando molto sulla volontà del giocatore che ha già firmato l’accordo con i bianconeri.

In pieno stallo invece le trattative per Vargas (su cui c’è soprattutto il Real), e per il nome nuovo Joe Cole, esterno a scadenza di contratto col Chelsea. La sensazione è che Del Neri voglia esterni di grande corsa e quantità, non per forza dei fenomeni, ma di sicuro rendimento. Qualora partisse poi uno tra Poulsen, Melo e Sissoko è pronto l’acquisto di un regista: irraggiungibile Palombo, gli obiettivi sarebbero Aquilani del Liverpool ed Hernanes, che gioca ancora in Brasile.

Capitolo difesa: sulla destra non è stato riscattato Caceres, anche se non è detto che non verrà  rinnovato il prestito. Si cercano comunque rinforzi: certo l’interesse per Cassani, molti giornali parlano anche di Marco Motta della Roma. Le fasce saranno comunque made in Italy, perché a sinistra potrebbe tornare anche Criscito. Ma chi sarà la sua riserva? Si fanno molti nomi, da Fabio Aurelio a Clichy o Aogo. Al centro si vuole completare il reparto già formato da Chiellini e Legrottaglie con un parametro zero di grande esperienza (Gallas) e un giovane italiano, Bonucci, con cui però ultimamente sono sorte alcune difficoltà per le tante comproprietà col Genoa.

Ma il grande colpo, infine, sarà in attacco. Potrebbe arrivare uno tra Aguero e Dzeko: per il primo, Marotta ha offerto Diego, Tiago e 20 mln, mentre per il secondo c’è da affrontare la concorrenza sempre del City. A seconda di chi arriverà, il secondo acquisto sarà di conseguenza meno costoso e blasonato, giusto per completare il reparto. Le opzioni sono dal duttile Martinez (che può fare anche l’esterno), e i soliti nomi di Giuseppe Rossi e Pazzini.

La carne al fuoco non manca.

Una Juve tutto Pepe.

Giu42010

 

 

 

 

 

 

 

Il primo colpo della gestione Marotta si chiama Simone Pepe, centrocampista dell’Udinese e già nel giro della nazionale di Lippi. Centrocampista che ama arrivare fino alla conclusione, Pepe è uno degli esterni ricercatissimi da Del Neri, che con questo piccolo colpo inizia con il piede giusta la campagna di rafforzamento di cui si sta occupando anche Andrea Agnelli in prima persona (bravo Andrea!). Non più giovanissimo (27 anni), il giocatore ha comunque davanti a sè almeno altri quattro anni buoni per dare tutto quello che ha alla casacca bianconera, così come fece l’inesauribile predecessore Pavel Nedved, ma per favore non facciamo paragoni.

Il contratto non è ancora stato firmato, ma si tratta davvero di una mera formalità. Si parla di un quadriennale da 1,4 milioni a stagione, mentre il costo del cartellino si aggira intorno ai 12 milioni di euro (e non sono pochi….), più il prestito di Immobile ed Ekdal. Nell’affare rietrerebbe anche il riscatto di Candreva, che come sapete è per metà dell’Udinese. La cifra di riscatto era fissata per 7 milioni di euro, una somma ritenuta troppo alta dalla Juve, che però potrebbe spendere qualora l’Udinese lo mettesse come condizione sin equa non per concludere l’accordo di Pepe

Del Neri o Delneri? Comunque sia, in bocca al lupo.

Mag182010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La stagione più triste e più deludente della Juve degli ultimi trent’anni è appena finita. A partire da oggi, 17 maggio, si guarda avanti per iniziare un altro progetto. Progetto che potrà essere vincente o meno, ma sicuramente che parte da basi totalmente differenti. L’anno scorso eravamo tutti strafelici per la campagna acquisti, salvo poi arrivare settimi; quest’anno potrebbe accadere il contrario: rivoluzione solo in campo societario, campagna acquisti scarsa, e poi giudizi diversi sul campo. Tendenzialmente  c’è molto più scetticismo rispetto agli anni precedenti. Scetticismo giustificato dal fatto che troppi giocatori devono essere sostituiti, troppi uomini sono a fine carriera, troppe facce nuove che devono ricomporre uno zoccolo duro che ormai non esiste più. Oltre a questo, ovviamente il discorso dell’allenatore, del modulo, della preparazione da iniziare già a luglio, ecc…

Quest’anno, però, il nuovo presidente Andrea Agnelli ha deciso di affidarsi al blocco Sampdoria, almeno per quanto riguarda lo staff societario: nuovo dg Beppe Marotta, nuovo direttore sportivo Paratici, nuovo allenatore Gigi Del Neri (scelto proprio da Marotta e avallato da Andrea Agnelli). Le opinioni dei tifosi bianconeri sull’allenatore sono contrastanti, e molti, che si aspettavano Benitez, sono già delusi.

Beppe Marotta, classe 1957, è sicuramente uno dei dg più competenti in circolazione. Non è uno alla Moggi, che in 3 mosse ti conduce allo scudetto, ma certamente un dirigente su cui poter basare un progetto e sperare di vederlo realizzato. Dopo gli esordi nel Varese, nel Como, nel Monza e nel Ravenna, nel 1995 approda per un quinquennio al Verona, portando con i suoi acquisti la squadra ad una storica promozione in A. Nel 2000 va all’Atalanta, dove ancora una volta fa buoni risultati. Ma il suo miracolo sportivo lo compie a Genova sponda blucerchiata, dove, approdando nel 2002, porta la squadra dalla Serie B alla Champions di quest’anno, grazie ad una perfetta rivoluzione dello staff societario, e a due grandi colpi: Cassano (pagato zero dal Real Madrid) e Pazzini. Si spera che alla Juve non perda questa acume.

Nella società bianconera assumerà l’incarico di direttore generale, come abbiamo detto; incarico momentaneamente vagante dopo l’arrivo di Andrea Agnelli che ha ridimensionato subito i poteri di Blanc e lasciando nuovamente in disparte Bettega. Per questo si potrebbe parlare di incompatibilità con l’ex vice presidente. Questi, arrivato a gennaio, era stato accolto come il salvatore della patria, ma si è visto quanto poco potesse fare a stagione in corso. Così, dalla Juve 2010-11 “organizzata da Bettega” si potrebbe passare ad un ennesimo addio di quest’ultimo. Sicura sarà invece la partenza di Secco (probabilmente al Genoa), il quale ormai si era dimostrato da tempo incompetente per prendere il posto di Moggi: al suo posto infatti arriverà Fabio Paratici (l’uomo di fiducia di Marotta), nuovo ds con il compito di osservatore e scopritore di nuovi talenti.

Diverso è il discorso per Del Neri (o Delneri, non si è ancora capito bene). Sessant’anni, ex centrocampista, ha giocato fino in serie B; non è più giovanissimo e da allenatore non ha vinto granchè, ma c’è da dire che non ha mai avuto squadre competitive e dove è andato a fatto sempre bene o addirittura benissimo (vedi Chievo e Samp). Dopo i suoi esordi come allenatore in squadre poco rilevanti, nel 1996 gli viene affidata la Ternana, che conduce dalla C2 alla B. Nel ‘98 viene chiamato dall’Empoli in B, dove a causa di problemi, si dimette prima dell’esordio in campionato. Richiamato a stagione in corso dalla Ternana (in difficoltà) non riesce in una nuova impresa e viene esonerato. Nel 2000 viene però ingaggiato dal Chievo, che porta in A il primo anno, in Europa (quinto posto) il secondo anno, al settimo posto il terzo anno e al nono il quarto. Per tutti è già l’allenatore del futuro.

Nel 2004 viene allora ingaggiato niente di meno che dal Porto, ma la sua esperienza non dura neanche un mese per dissapori con lo spogliatoio. A settembre dello stesso anno va alla Roma, ma dopo risultati negativi si dimette a stagione in corso, ma anche qui sono i problemi di spogliatoio a determinarne l’addio. Poi nell’anno successivo l’infelice rapporto col Palermo e con Zamparini: a causa di risultati deludenti e di diatribe col presidente viene, infatti, esonerato ancora. Nel 2006 allora viene richiamato dal Chievo, nel tentativo di riportare la squadra alla gloria come era successo qualche anno prima, ma non riesce a ripetersi, e la squadra scende in B. Nel 2007 va per due anni all’Atalanta, dove riesce a dare alla squadra una giusta collocazione a metà classifica e due semplici salvezze (quando se ne andrà lui, l’Atalanta scenderà in B). Tutti parlano di un tecnico bravo e competente che però non riesce a gestire i tumulti dello spogliatoio, rendendolo incompatibile così con i grandi club. Ma ecco il miracolo di questa stagione alla Samp, con la qualificazione Champions ed un cavallo pazzo come Cassano gestito in modo esemplare.

Il suo marchio di fabbrica (4-4-2 o 4-4-1-1) è un modulo che la Juve ben conosce, tanto è vero che abbandonatolo in questa stagione si sono visti risultati scadenti. Garantisce solidità, copertura, gioco sulle fasce e contropiede. Alcuni giocatori (come Sissoko e Melo) potrebbero trovarsi a loro agio, altri (come Candreva, Giovinco e Diego) potrebbero trovare una collocazione solamente dietro l’unica punta, perchè difficilmente si adatterebbero a giocare sulle fasce. Del Neri sarebbe l’allenatore ideale, che incarna perfettamente lo stile Juve in campo: pressing, solidità e quantità. Resta da vedere se a 60 anni riuscirà a togliersi l’etichetta di allenatore non vincente, che se ci pensiamo, era il grande cruccio di un altro nostro ex….