Alcune considerazioni sull’intervista a Delneri.

Set72010

 

 

 

 

 

 

 

E’ un Delneri prudente, ma allo stesso tempo positivo e ottimista. In qualunque circostanza il mister non lesina a buttare acqua sul fuoco delle critiche verso la campagna acquisti e verso le carenze qualitative della squadra. Una formazione rivoluzionata nel modulo e negli uomini, per alcuni incompleta, soprattutto in attacco, dove manca quel giocatore in grado di fare davvero la differenza. Le scelte di mercato sono prese in sintonia con le decisioni di Marotta, ma ciò non deve ingannare. Per “sintonia” intendiamo che il tecnico accetta di buon grado ciò che gli viene dato o tolto, tant’è che nel caso di Diego si legge tra le righe che la cessione non è stata fatta per un aspetto tecnico - tattico (quindi derivato da sue valutazioni), ma che l’operazione è un aspetto economico - societario (quindi leggasi Marotta - Agnelli). Fabio Capello non lo avrebbe mai permesso.

Delneri ha avuto un approccio molto propositivo alla nuova avventura. Innanzi tutto perchè la Juventus rappresenta l’occasione della vita per tutti, e poi perchè l’allenatore è uno che crede nel lavoro e nella possibilità di plasmare la squadra e i giocatori secondo il proprio credo calcistico. E qui alla Juve il lavoro da fare non manca. Lo scetticismo che lo circonda infatti, sembra non scalfirlo neppure quando sono gli stessi tifosi a storcere il naso; ma lui pensa “solo a lavorare a testa bassa”, perchè alla lunga il lavoro paga (quasi) sempre. Così come rimbalza lo scetticismo che aleggia intorno alla squadra, dicendo che “i suoi giocatori non li cambierebbe con nessun altro”.

Piace molto il valore che Delneri vuole ridare alla maglia bianconera, all’importanza e al rispetto che tutti devono avere indossando o affrontando la casacca della Juve. Fa scalpore infatti come diversi giocatori abbiano rinunciato troppo facilmente al corteggiamento di Marotta (Borriello, Di Natale…), anche se il tecnico pone giustamente l’accento su fattori legati a questioni non riconducibili ad un “no” riferito solo alla destinazione del giocatore. Così come piace anche la volontà di recuperare la mentalità vincente che è stata nel DNA di questa squadra fino alle note vicende di Calciopoli.

Alcune perplessità le riscontriamo invece sulla questione difesa, dove a proposito di Traoré e Rinaudo, risponde che servivano i giocatori giusti per completare il reparto senza alterare le gerarchie esistenti; ma se il discorso sembra scorrere bene per Rinaudo (comunque quarta scelta), non si può certo dire la stessa cosa per Traorè, per il quale si tratta di una scommessa in un ruolo che però esigeva una certezza, visto che sono 5 anni che i tifosi della Juventus stanno “sopportando” i vari Balzaretti, Molinaro, Grosso e De Ceglie. E in effetti lo stesso Delneri cade in contraddizione quando dice “che si sarebbe aspettato in quel ruolo Kolarov”, che sicuramente non avrebbe fatto panchina a favore di De Ceglie. 

Poi il discorso vira anche su Martinez esterno in un 4-4-2: si tratta del giocatore giusto nel ruolo giusto e nel momento giusto? In altre circostanze forse sì, ma puntare su un giocatore discontinuo, impiegandolo in un ruolo troppo difensivo per le sue caratteristiche, non sembra una decisione così illuminata, sopratutto in virtù del prezzo per cui è stato acquistato. Ci trova più concordi invece la soluzione tattica con Aquilani e Marchisio (che possono coesistere benissimo almeno nelle partite casalinghe), e il tentativo di strenue di recuperare Felipe Melo (almeno per venderlo ad un prezzo decente).

Capitolo Del Piero: non sarà il Diego della Juventus, ma sul fatto che può dare (se al top e se sfruttato a dovere) ancora tanto alla Juventus non c’è nessun dubbio. Il giocatore è uno dei pochi che si è salvato dai grossi infortuni in questi anni. Il fatto di avere un preparatore personale è stato sicuramente un vantaggio, per questo speriamo che l’avvento di uno staff che, a detta di Delneri “non ha mai avuto giocatori con infortuni muscolari”, possa debellare questa piaga in attesa di trovare la vera causa di questi incidenti.

Intervista a tutto campo a Gigi Delneri. Mercato, rivali e …..

Set32010

 

 

 

 

 

 

 

Un’interessante intervista al nostro mister, Luigi Delneri, chiarisce alcuni aspetti oscuri della campagna acquisti bianconera, anche se a dire il vero, qulche dubbio rimane ancora. In alcuni momenti appare quasi imbarazzante la difesa d’ufficio che l’allenatore debba fare nei confronti della società, pur avendo ben chiara la situazione economica in cui deve lavorare Marotta. Ad ogni modo vi riportiamo il testo integrale che successivamente commenteremo.

Delneri, dica la verità: aspettava qualche rinforzo migliore nell’ultimo giorno di mercato? “La società ha fatto quello che poteva fare, tenendo conto degli aspetti tecnici ed economici. E a me va bene così perché ho una squadra giovane con ricambi in ogni reparto”. Nessuna invidia per le operazioni del Milan? “Il Milan ha preso campioni che nessuno immaginava, ma soltanto il tempo dirà chi ha fatto bene e chi no. Io ricordo che un anno fa tutti elogiavano la campagna acquisti della Juventus. Dopo le prime partite sembrava in grado di competere con l’Inter, poi sappiamo come è finita”. Chiellini, però, ha detto che le milanesi partono davanti a voi… “Sono d’accordo, perché avevano già una buona struttura. Noi partiamo dietro, ma ce la giocheremo ogni partita”. A mercato chiuso, qual è il reale obiettivo della Juventus? “Dobbiamo raggiungere un posto per la Champions in qualsiasi maniera, perché lo esige la storia della Juventus“. Però non è un bel segno ricevere tanti rifiuti: Di Natale, Borriello, Kaladze… “Calma. Nessuno ha rifiutato la Juve. Di Natale aveva già rifiutato il Napoli per una scelta di vita perché voleva rimanere a Udine, Borriello ha preferito un’altra squadra per motivi contrattuali, mentre per Kaladze il discorso è diverso. Ma tutti gli altri sono venuti di corsa, come Quagliarella, dimostrando di amare questa maglia”. Rinaudo e Traoré sono rinforzi da Juve? “Sono le alternative che cercavamo in difesa per completare l’organico senza creare problemi ai titolari, perché oggi il titolare a sinistra è De Ceglie, mentre al centro avevamo già Bonucci e Chiellini, due nazionali”. Nessun rimpianto, quindi, per chi non è arrivato? “Pensavo che arrivasse Kolarov, ma non è stato possibile e quindi ripeto che sono contentissimo dei giocatori che ho. Per me sono i migliori e non li cambierei con nessuno“. Non era meglio prendere due campioni in più e qualche gregario in meno? “Ma chi ci assicura che un campione avrebbe risolto tutti i problemi? E poi la qualità l’abbiamo già visto che siamo pieni di nazionali. Senza dimenticare Aquilani, che in Nazionale ci può tornare”. Non teme, invece, di rimpiangere chi è partito, come Diego? “Il discorso su Diego è più ampio, riguarda anche l’aspetto economico e coinvolge la società. Ma siamo tutti allineati”. Diego ha attaccato Marotta, aggiungendo che lei vuole una Juve con uomini ordinati, impegnati a giocare semplice… “Tocca alla società rispondere. Io dico soltanto che Diego è un ottimo giocatore e gli auguro di avere successo in Germania, ma con Quagliarella abbiamo più presenza in area di rigore. E poi il nostro Diego si chiama Del Piero“. Ma Del Piero non ha più l’età di Diego… “Che cosa c’entra? Doni a 35 anni con me ha giocato 30 partite nell’Atalanta e ha segnato 12 gol”. Vuol dire che Del Piero parte titolare? “Io non assicuro il posto a nessuno. Del Piero è un giocatore della Juve e l’importante è che stia bene, poi si vedrà”. I tifosi, però, lo invocano sempre: può essere un problema lasciarlo fuori? “Io non tolgo i sogni ai tifosi. E’ giusto che invochino Del Piero, come hanno invocato Trezeguet, ma nessuno mi può condizionare. Io non mi sposto dalle mie idee, perché non ho paura di niente”. Ma se lei avesse Platini, lo ingabbierebbe nel 4-4-2? “Io non ho Platini e quindi il discorso è inutile. Purtroppo nel calcio esistono le etichette e i luoghi comuni. E infatti dopo tanti anni c’è ancora chi pensa che Rocco sia stato un catenacciaro, mentre il suo Milan giocava con 5 attaccanti”. Lei non prevede deviazioni dal 4-4-2? “Il 4-4-2 è la base, ma in corsa può diventare 4-2-4 o 4-1-3-2. L’importante non è il modulo ma la mentalità della Juventus, e quella non deve cambiare mai, a prescindere dai giocatori in campo”. Le dà fastidio lo scetticismo che la circonda? “Anche Mandela era diffidente quando fu liberato, perché temeva ancora di essere ammazzato. Per la verità, io ho avvertito molto calore attorno a me. Ma a chi è scettico, dico che ha ragione perché ci dobbiamo conoscere, anche se i numeri della mia carriera sono dalla mia parte: in particolar modo l’anno scorso quando non sono arrivato ultimo, ma 12 punti davanti alla Juventus“. Quindi non ha paura di pagare per tutti, com’è successo nelle ultime due stagioni a Ranieri e Ferrara? “Io non penso mai a queste cose, sennò farei un altro mestiere”. A mente fredda, come spiega la falsa partenza a Bari? “Con una parola: affaticamento. Avevamo giocato troppe partite in pochi giorni con molti viaggi e qualcuno ha pagato, dopo i primi 25′ buoni. All’inizio ci sta, ma i conti si fanno alla fine. Nel calcio può capitare quello che pensano in tanti, ma può capitare anche quello che pensano in pochi. E ritorno al campionato scorso quando la Roma, dopo una rimonta incredibile, quasi sicuramente avrebbe soffiato lo scudetto all’Inter, se non avesse perso in casa contro la mia Sampdoria“. La preoccupa la serie di infortuni? “No, perché con il mio staff in tre anni non abbiamo mai avuto infortuni muscolari. Per la ripresa dovrebbero essere tutti pronti, spero anche Amauri. L’unico fuori è Martinez, ma perché ha preso una botta a Bari“. Perché ha voluto Martinez per farlo giocare esterno nel 4-4-2? “Perché è un giocatore con grandi qualità che diventerà importante. E poi nella sua nazionale giocava già esterno a quattro”. Aquilani e Marchisio potrebbero giocare insieme? “Prima o poi sì, perché sono due ottimi giocatori che possono integrarsi benissimo in mezzo al campo. Ma io punto molto anche su Felipe Melo che vorrei recuperare perché non mi sembra un disperato coi piedi”. L’Europa League è un peso o un obiettivo? “Se fosse un peso, saremmo già usciti. Basta guardare le squadre che partecipano, dal Liverpool al Manchester City, per capire che non è una coppetta”.

Marotta, l’attacco non… “Quaglia”.

Ago272010

Amauri, Iaquinta e Del Piero. Quali tra questi tre attaccanti può arrivare in doppia cifra? Con le cessioni di Diego e Trezeguet, la Juve ridimensiona il suo parco attaccanti, definendo in extremis anche il prestito di Quagliarella dal Napoli. Un’operazione simile a quella di Aquilani, tutt’altro che da disdegnare: giocatore “in prova” per un anno e poi se ne valuterà l’acquisto a tempo debito. Complimenti a Marotta! Ma il problema dell’attacco juventino non è mai stato nè “numerico”, nè economico. Una squadra che punta ad un piazzamento “onorevole” deve avere almeno due giocatori che riescano a passare i 10 gol cadauno. Se consideriamo gli infortuni, e se pensiamo che un giocatore come Iaquinta (che pare il più prolifico dei tre), non potrà giocare tutte le partite vista anche la carta d’identità, appare evidente come i limiti di questa squadra fossero anche nel reparto avanzato, vero e proprio fiore all’occhiello fino all’inizio della stagione scorsa.

Il neo “acquisto” Quagliarella, è un ottimo giocatore, però non garantisce tutti i gol che servirebbero alla Signora. Il suo record personale è di 14 reti, risalente all’ultima stagione di Udine, e a Napoli non si è ripetuto. Ovviamente il grafico del rendimento di un campione non può essere sempre ascendente, ma anche per caratteristiche tecnico tattiche possiamo affermare che il napoletano non ha proprio le fattezze di chi si può definire un “bomber di razza”, pur annoverando tra i suoi gol autentiche perle da fuoriclasse.  Sicuramente la presenza ingombrante di un giocatore come Amauri pesa, sia sul campo che nelle strategie di mercato. Un “armadio” come lui ti vincola a preferire giocatori veloci, di profondità, oppure di manovra. Una formazione con Iaquinta - Amauri per esempo sarebbe da preferire alla coppia Amauri - Quagliarella? Ne dubito. Però mettere Iaquinta e Quagliarella non sarebbe male se gli stessi riuscissero a non cercare la profondità nello stesso momento, allungando troppo la squadra e creando il buco tra i reparti.

Una constatazione però mi pare doverosa. Nonostante le ottime prestazioni di questo inizio stagione da parte di Del Piero, la sua destinazione inevitabile sarà la panchina. Per la prima volta dopo decenni (ricordiamo Platini, Baggio, Del Piero, e in ultimo Diego), non avremo in campo un giocatore che sfrutti i calci piazzati come arma micidiale, che possa dare la svolta ad una gara che non si sblocca o che ti raddrizzi una partita storta. Di questo , ne sono sicuro, la squadra ne soffrirà tantissimo.

Aquilani e Krasic: che colpi!

Ago202010

“Aquilani??? Ma davvero?”. Chi di voi non lo avrà pensato o sentito da qualcuno vicino a lui quando la notizia è piombata come un fulmine a ciel sereno. Ebbene si, Alberto Aquilani, ex Liverpool e sopratutto ex pupillo romanista, approda alla corte bianconera con la formula del prestito con diritto di riscatto. Delneri e Marotta hanno visto benissimo, individuando nel giovane centrocampista un’operazione a costo zero ma che potrebbe fare le fortune della linea mediana bianconera. Sedici o diciassette i milioni che la Juve dovrà sborsare tra un anno per il suo cartellino, altrimenti il pacco sarà restituito al mittente e tanti saluti.

Certo è che in un centrocampo a quattro, con due ali “obbligatorie”, i posti di centrali rimangono due, con uno tra Marchisio, Sissoko e Aquilani destinati alla panchina. Peccato non poterli vedere mai assieme! Sarebbe stato interessante un modulo 4-3-1-2 con Diego dietro le due punte, ma diamo fiducia al nostro tecnico che a questo punto inizia ad avere una rosa piuttosto ampia anche a metà campo. Pepe, Lanzafame e sopratutto Martinez (vedi commento della partita di ieri) non devono aver convinto del tutto il nostro allenatore, visto che per la fascia è stato preso Milos Krasic, venticinquenne serbo proveniente dal CSKA. Krasic non è un’ira di Dio, come si è visto ai mondiali, però offre alternativa e sopratutto competizione all’interno del reparto, che sicuramente è ciò che serve per alti gli stimoli di un giocatore. Anche qui infatti, quattro giocatori per due posti, e penso che sarà difficile portare tutta questa rosa fino alla fine della stagione; probabilmente ci sarà uno sfoltimento con la formula del prestito, almeno nel mercato di gennaio.

Chiuso (per quest’anno) il capitolo Dzeko, a questo punto bisognerebbe guardare alla difesa. Sì sono arrivati Motta e Bonucci, ma certamente non basta. Ci saranno squalifiche, turnover, e sopratutto infortuni! Mancano dei sostituti o addirittura dei giocatori ancora migliori di quelli attualmente titolari. Come non sottolineare che a sinistra per esempio non convince De Ceglie, sempre più portato ad offendere che non a difendere. Ma che nessuno parli di Molinaro, per piacere. Altrimenti chiudo il blog e arrivederci.

Le prospettive del mercato Juve.

Giu122010

 

 

 

 

 

 

 

 

E’ tempo di estate, di vacanze, di Mondiali, ma soprattutto è tempo di affari. Il calciomercato inizia ufficialmente il 1° luglio, ma è già in questo periodo che si preparano gli acquisti più importanti. Lo ha capito anche la Juve, tant’è che Marotta e Paratici sono alla ricerca di grandi colpi a basso prezzo per completare (anzi, formare del tutto) il 4-4-2 “delneriano”. Prima di tutto però, si deve vendere quella merce “scaduta” oppure poco redditizia; ecco perché hanno salutato Cannavaro (destinazione Al Ahly) e Molinaro (riscattato dallo Stoccarda), mentre stanno per fare le valige Zebina e Grygera (voluti da squadre turche), Grosso (tentato dalla Roma), De Ceglie (che sarà pedina di scambio), Camoranesi e Trezeguet (desiderosi di tornare in patria), Giovinco (destinato a non rientrare nel modulo di Del Neri) e molto probabilmente  anche uno tra Poulsen, Melo e Sissoko (sperando per il primo); capitolo a parte per Diego, e Amauri che hanno molto mercato ma che potrebbero fare ancora comodo alla causa bianconera.

Tutte queste cessioni potrebbero portare ad un tesoretto di circa 70 milioni, che sommato agli 80 investiti dagli Agnelli/Elkan, potrebbero davvero far sognare la Juve. Tuttavia, i primi colpi sono all’insegna del low cost. Innanzitutto Marotta sta cercando di mettere le ali (in tutti i sensi) alla squadra, non comprando la Red Bull ma aggiungendo Pepe al parco esterni. Il nazionale è stato preso in prestito con soli 2,6 milioni e diritto di riscatto fissato a 7. Un affare come lo sembrava anche per Krasic (il nuovo Nedved?), prima che il CSKA alzasse le pretese dai 15 ai 18 milioni, chiedendo alla Juve di pareggiare almeno l’offerta del Manchester City. Da Torino è partito un ultimatum che fissa a lunedì la scadenza, contando molto sulla volontà del giocatore che ha già firmato l’accordo con i bianconeri.

In pieno stallo invece le trattative per Vargas (su cui c’è soprattutto il Real), e per il nome nuovo Joe Cole, esterno a scadenza di contratto col Chelsea. La sensazione è che Del Neri voglia esterni di grande corsa e quantità, non per forza dei fenomeni, ma di sicuro rendimento. Qualora partisse poi uno tra Poulsen, Melo e Sissoko è pronto l’acquisto di un regista: irraggiungibile Palombo, gli obiettivi sarebbero Aquilani del Liverpool ed Hernanes, che gioca ancora in Brasile.

Capitolo difesa: sulla destra non è stato riscattato Caceres, anche se non è detto che non verrà  rinnovato il prestito. Si cercano comunque rinforzi: certo l’interesse per Cassani, molti giornali parlano anche di Marco Motta della Roma. Le fasce saranno comunque made in Italy, perché a sinistra potrebbe tornare anche Criscito. Ma chi sarà la sua riserva? Si fanno molti nomi, da Fabio Aurelio a Clichy o Aogo. Al centro si vuole completare il reparto già formato da Chiellini e Legrottaglie con un parametro zero di grande esperienza (Gallas) e un giovane italiano, Bonucci, con cui però ultimamente sono sorte alcune difficoltà per le tante comproprietà col Genoa.

Ma il grande colpo, infine, sarà in attacco. Potrebbe arrivare uno tra Aguero e Dzeko: per il primo, Marotta ha offerto Diego, Tiago e 20 mln, mentre per il secondo c’è da affrontare la concorrenza sempre del City. A seconda di chi arriverà, il secondo acquisto sarà di conseguenza meno costoso e blasonato, giusto per completare il reparto. Le opzioni sono dal duttile Martinez (che può fare anche l’esterno), e i soliti nomi di Giuseppe Rossi e Pazzini.

La carne al fuoco non manca.

Una Juve tutto Pepe.

Giu42010

 

 

 

 

 

 

 

Il primo colpo della gestione Marotta si chiama Simone Pepe, centrocampista dell’Udinese e già nel giro della nazionale di Lippi. Centrocampista che ama arrivare fino alla conclusione, Pepe è uno degli esterni ricercatissimi da Del Neri, che con questo piccolo colpo inizia con il piede giusta la campagna di rafforzamento di cui si sta occupando anche Andrea Agnelli in prima persona (bravo Andrea!). Non più giovanissimo (27 anni), il giocatore ha comunque davanti a sè almeno altri quattro anni buoni per dare tutto quello che ha alla casacca bianconera, così come fece l’inesauribile predecessore Pavel Nedved, ma per favore non facciamo paragoni.

Il contratto non è ancora stato firmato, ma si tratta davvero di una mera formalità. Si parla di un quadriennale da 1,4 milioni a stagione, mentre il costo del cartellino si aggira intorno ai 12 milioni di euro (e non sono pochi….), più il prestito di Immobile ed Ekdal. Nell’affare rietrerebbe anche il riscatto di Candreva, che come sapete è per metà dell’Udinese. La cifra di riscatto era fissata per 7 milioni di euro, una somma ritenuta troppo alta dalla Juve, che però potrebbe spendere qualora l’Udinese lo mettesse come condizione sin equa non per concludere l’accordo di Pepe

Cannavaro a Playboy.

Mag252010

Uno dei difensori italiano più forti degli ultimi venti anni (assieme a Maldini, Baresi  e Ferrara) volge al tramonto. Il campione del mondo (pallone d’oro 2006), tra breve tempo passerà da capitano della nazionale e titolare nella Juve, a disoccupato iscritto alle liste di collocamento di Coverciano. E’ questo il destino di Fabio Cannavaro. Che la Juve non avesse intenzione di puntare su di lui come titolare per la prossima stagione era naturale e ovvio; questione di età e di cambio generazionale, ma sopratutto di rendimento, vivisto che un altro vecchietto come J. Zanetti corre anche il doppio del nostro difensore. E’ stato comunque lo stesso giocatore a sottolineare ai microfoni si Sky che “l’opzione per il rinnovo del contratto è scaduta e non è stata esercitata dalla società bianconera”. Niente male per il capitano di una nazionale che sta per affrontare il torneo più importante del mondo. Ad un osservatore non esperto verrebbe da pensare: o sono scemi alla Juve, oppure è scemo Lippi. Preferiamo lasciare a voi la risposta.

In realtà questo problema si era già concretizzato l’anno scorso, allorquando arrivò la Juventus a strapparlo da quegli ingrati di Madrid che non ne vedevano più un giocatore all’altezza (tzè! che incompetenti..). Ora tutto si ripropone in maniera più evidente, visto l’imminente inizio del campionato in Sudafrica. Tuttavia il Cannavaro rifiutato anche dal “suo” Napoli, nel frattempo giocherà il suo quarto Mondiale consecutivo; cosa riuscita solo a pochi. Qui c’è però una netta differenza tra il Cannavaro azzurro (che chiuderà la carriera dopo questo Mondiale, in grande stile) e quello del club, fischiato e criticato fin dal primo giorno del suo ritorno. D’altra parte, farsi superare da un Matri qualunque non è di certo una scena che giustifica il prezzo del biglietto (salvo che tu non sia un tifoso avversario).
E ora che nessuno vuole più adottare il nostro difensore, rimangono due sole strade: o cercare di accasarsi nuovamente a Parma (sua terza famiglia dopo Napoli e Torino), ripercorrendo così le tappe della sua carriera al contrario (tornerà anche a giocare nei pulcini?), oppure, visto che per tutto l’anno lo abbiamo visto più pimpante da nudo, mentre si rade, piuttosto che in campo, direi che il suo futuro può proseguire in pianta stabile sulle carte patinate o ancora testimonial di qualche prodotto. Dal momento che la propensione a spogliarsi è netta, consigliamo le pagine di Playboy, che in fondo possono far dimenticare in fretta anche i campi di calcio. Adriano docet…

Del Neri si presenta e parla chiaro.

Mag212010

La nuova Juve riparte (o meglio, ricomincia) dal centro sportivo di Vinovo, dove ieri il presidente Andrea Agnelli ha dato la speranza al popolo juventino di poter cominciare il cammino giusto per portare i bianconeri di nuovo alla gloria (che manca ormai da sei anni). E la rivoluzione, per essere efficace, doveva partire dalle fondamenta: via Bettega, Secco e Castagnini, la nuova società sarà composta da un Agnelli presidente, da Marotta nuovo direttore generale, Fabio Paratici direttore sportivo, e Blanc “ridotto” (ma comunque fortemente indebolito) alla carica di amministratore delegato. Lui stesso aveva iniziato il progetto di ricostruzione, clamorasamente fallito con l’andare del tempo.

L’erede di Alberto Zaccheroni, invece, sarà l’uomo dei miracoli sampdoriani: Gigi Del Neri. Con una dirigenza forte alle spalle, e una buona campagna acquisti, toccherà a lui far fare il salto di qualità sul campo alla squadra. Ma la sua figura è anche quella che più lascia i tifosi titubanti. Il mister tuttavia non si scompone e, anzi, promette grandi cose: “Questa squadra deve far sognare…” parole forti che nessuno prima di lui aveva osato dire, puntando sempre molto sulla “praticità” dei risultati piuttosto che sui “voli pindarci” del calcio spettacolo. Niente da obiettare (i conti si fanno sempre alla fine), ma per fare ciò la Juve deve lavorare molto tatticamente, per recuperare quanto perso durante il caos della gestione Ferrara, per poter vedere in campo una squadra ordinata e allo stesso tempo compatta e piena di orgoglio. “Mi impegnerò per dare la fisionomia giusta a questa squadra, voglio una formazione compatta e ottenere dei risultati”, ha continuato in conferenza stampa, tuttavia sa che la pressione è alta, e che su di lui ricadono le speranze di proprietà e tifosi: “Lavorerò con il massimo impegno, voglio risultati e soddisfazione per tifosi. Devo convincere la società che questa è stata la chiamata giusta: la Juventus ha deciso di puntare su uno staff che ha fatto bene in passato.”

Ma ciò che non convince i tifosi è la carriera di Gigi Del Neri: a 60 anni è un allenatore di esperienza e con un’ottima reputazione, autore anche di veri e propri miracoli sportivi, come l’impresa col Chievo dalla B all’Europa in due anni e quella con la Samp da una stagione deludente alla Champions in un solo anno. Tuttavia non ha mai vinto niente, anche se in sua difesa possiamo dire che pure Lippi, Ancelotti, Capello e Trapattoni furono allenatori ancora più inesperti di Del Neri, ma poi hanno stravinto facendo valere le loro qualità. Le sue esperienze in grandi squadre ci sono state, ma, per un motivo o un altro, sono durate davvero poco: poche settimane al Porto, pochi mesi alla Roma. E’ chiaro che l’accostare il suo nome ad una grande squadra è un po’ sinonimo di fallimento, ma proprio per la brevità della sua permanenza preferiamo parlare di coincidenze.  Questa nuova avventura alla Juve infatti lo riempie di voglia di riscatto, proprio come se fosse la prima volta in un top team: “Quando si è chiamati ad allenare la Juve è normale che ci sia un po’ di emozione all’esordio ma di sicuro so quello che devo fare. Questa è una sfida importante, la più importante della mia carriera. Ma ho vinto altre sfide, questa per me rappresenta un’ulteriore crescita.” Crescita però decisiva, perché la Juve è la Juve, e sbagliare o far bene in una piazza del genere può decidere tutta una carriera, soprattutto in relazione alle circostanze attuali: “Guido un club vincente, devo ricreare una mentalità di gioco vincente, per permettere alla Juve di tornare ad essere sé stessa. Metto a disposizione la mia esperienza per dare un’identità precisa alla squadra. Lavorerò sodo”.

Ok, ci hai fatto sognare; adesso al lavoro….

Del Neri o Delneri? Comunque sia, in bocca al lupo.

Mag182010

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La stagione più triste e più deludente della Juve degli ultimi trent’anni è appena finita. A partire da oggi, 17 maggio, si guarda avanti per iniziare un altro progetto. Progetto che potrà essere vincente o meno, ma sicuramente che parte da basi totalmente differenti. L’anno scorso eravamo tutti strafelici per la campagna acquisti, salvo poi arrivare settimi; quest’anno potrebbe accadere il contrario: rivoluzione solo in campo societario, campagna acquisti scarsa, e poi giudizi diversi sul campo. Tendenzialmente  c’è molto più scetticismo rispetto agli anni precedenti. Scetticismo giustificato dal fatto che troppi giocatori devono essere sostituiti, troppi uomini sono a fine carriera, troppe facce nuove che devono ricomporre uno zoccolo duro che ormai non esiste più. Oltre a questo, ovviamente il discorso dell’allenatore, del modulo, della preparazione da iniziare già a luglio, ecc…

Quest’anno, però, il nuovo presidente Andrea Agnelli ha deciso di affidarsi al blocco Sampdoria, almeno per quanto riguarda lo staff societario: nuovo dg Beppe Marotta, nuovo direttore sportivo Paratici, nuovo allenatore Gigi Del Neri (scelto proprio da Marotta e avallato da Andrea Agnelli). Le opinioni dei tifosi bianconeri sull’allenatore sono contrastanti, e molti, che si aspettavano Benitez, sono già delusi.

Beppe Marotta, classe 1957, è sicuramente uno dei dg più competenti in circolazione. Non è uno alla Moggi, che in 3 mosse ti conduce allo scudetto, ma certamente un dirigente su cui poter basare un progetto e sperare di vederlo realizzato. Dopo gli esordi nel Varese, nel Como, nel Monza e nel Ravenna, nel 1995 approda per un quinquennio al Verona, portando con i suoi acquisti la squadra ad una storica promozione in A. Nel 2000 va all’Atalanta, dove ancora una volta fa buoni risultati. Ma il suo miracolo sportivo lo compie a Genova sponda blucerchiata, dove, approdando nel 2002, porta la squadra dalla Serie B alla Champions di quest’anno, grazie ad una perfetta rivoluzione dello staff societario, e a due grandi colpi: Cassano (pagato zero dal Real Madrid) e Pazzini. Si spera che alla Juve non perda questa acume.

Nella società bianconera assumerà l’incarico di direttore generale, come abbiamo detto; incarico momentaneamente vagante dopo l’arrivo di Andrea Agnelli che ha ridimensionato subito i poteri di Blanc e lasciando nuovamente in disparte Bettega. Per questo si potrebbe parlare di incompatibilità con l’ex vice presidente. Questi, arrivato a gennaio, era stato accolto come il salvatore della patria, ma si è visto quanto poco potesse fare a stagione in corso. Così, dalla Juve 2010-11 “organizzata da Bettega” si potrebbe passare ad un ennesimo addio di quest’ultimo. Sicura sarà invece la partenza di Secco (probabilmente al Genoa), il quale ormai si era dimostrato da tempo incompetente per prendere il posto di Moggi: al suo posto infatti arriverà Fabio Paratici (l’uomo di fiducia di Marotta), nuovo ds con il compito di osservatore e scopritore di nuovi talenti.

Diverso è il discorso per Del Neri (o Delneri, non si è ancora capito bene). Sessant’anni, ex centrocampista, ha giocato fino in serie B; non è più giovanissimo e da allenatore non ha vinto granchè, ma c’è da dire che non ha mai avuto squadre competitive e dove è andato a fatto sempre bene o addirittura benissimo (vedi Chievo e Samp). Dopo i suoi esordi come allenatore in squadre poco rilevanti, nel 1996 gli viene affidata la Ternana, che conduce dalla C2 alla B. Nel ‘98 viene chiamato dall’Empoli in B, dove a causa di problemi, si dimette prima dell’esordio in campionato. Richiamato a stagione in corso dalla Ternana (in difficoltà) non riesce in una nuova impresa e viene esonerato. Nel 2000 viene però ingaggiato dal Chievo, che porta in A il primo anno, in Europa (quinto posto) il secondo anno, al settimo posto il terzo anno e al nono il quarto. Per tutti è già l’allenatore del futuro.

Nel 2004 viene allora ingaggiato niente di meno che dal Porto, ma la sua esperienza non dura neanche un mese per dissapori con lo spogliatoio. A settembre dello stesso anno va alla Roma, ma dopo risultati negativi si dimette a stagione in corso, ma anche qui sono i problemi di spogliatoio a determinarne l’addio. Poi nell’anno successivo l’infelice rapporto col Palermo e con Zamparini: a causa di risultati deludenti e di diatribe col presidente viene, infatti, esonerato ancora. Nel 2006 allora viene richiamato dal Chievo, nel tentativo di riportare la squadra alla gloria come era successo qualche anno prima, ma non riesce a ripetersi, e la squadra scende in B. Nel 2007 va per due anni all’Atalanta, dove riesce a dare alla squadra una giusta collocazione a metà classifica e due semplici salvezze (quando se ne andrà lui, l’Atalanta scenderà in B). Tutti parlano di un tecnico bravo e competente che però non riesce a gestire i tumulti dello spogliatoio, rendendolo incompatibile così con i grandi club. Ma ecco il miracolo di questa stagione alla Samp, con la qualificazione Champions ed un cavallo pazzo come Cassano gestito in modo esemplare.

Il suo marchio di fabbrica (4-4-2 o 4-4-1-1) è un modulo che la Juve ben conosce, tanto è vero che abbandonatolo in questa stagione si sono visti risultati scadenti. Garantisce solidità, copertura, gioco sulle fasce e contropiede. Alcuni giocatori (come Sissoko e Melo) potrebbero trovarsi a loro agio, altri (come Candreva, Giovinco e Diego) potrebbero trovare una collocazione solamente dietro l’unica punta, perchè difficilmente si adatterebbero a giocare sulle fasce. Del Neri sarebbe l’allenatore ideale, che incarna perfettamente lo stile Juve in campo: pressing, solidità e quantità. Resta da vedere se a 60 anni riuscirà a togliersi l’etichetta di allenatore non vincente, che se ci pensiamo, era il grande cruccio di un altro nostro ex….

La Juve ad un bivio: vincere o “perdere”?

Feb102010

 

 

 

 

 

 

 

 

L’attuale posizione in classifica della Juve non lascia scampo a giudizi teneri e comprensivi: stagione fallimentare, qualsiasi cambiamento positivo possa portare la gestione Zaccheroni. Se anche i bianconeri tornassero ad avere un passo vincente e regolare (cosa impossibile), arriverebbero sicuramente dietro a Inter, Milan e Roma, che già la staccano di diversi punti. Un quarto posto equivarrebbe ad una partecipazione alla Champions, ma ovviamente dobbiamo pensare agli obiettivi di inizio stagione, che erano la lotta per lo scudetto fino all’ultima giornata e migliorare il cammino europeo ben oltre la fase a gironi.

L’analisi che vogliamo proporre in questo periodo, va un po’ contro corrente rispetto a quella proposta dalla maggior parte dei commentatori. Tutti (o quasi) si limitano a dire quanto quel giocatore o quell’allenatore abbia deluso le aspettative del tifo bianconero, e di chi sono le colpe di questo fallimento. Considerazioni che devono senza dubbio essere fatte, e su cui si devono fare riflessioni profonde per il domani a venire. Ma ora la Juventus si trova in una situazione perticolare, se vogliamo ad un bivio cruciale della propria stagione e del proprio futuro: cercare di vincere oggi per ottenere la Champions, ma rischiando anche di non riuscire a raggiungerla, oppure “abbandonare” idealmente ogni assillo di vittoria per puntare ad un progetto di rifondazione che implichi ad esempio la sperimentazione di un nuovo modulo e l’inserimento dei giovani nella formazione titolare?

In prima battuta tutti noi diremmo che non esiste una Juventus che scende in campo per non vincere, e anche questo è un punto di vista giusto; ma con una riflessione più attenta, come si potrebbe affrontare la prossima annata con un modulo ancora da inventare, con dei giocatori che non si sa come sostituire, con i soliti dubbi legati al Giovinco di turno, con un allenatore che non si può giudicare perchè non ha avuto la possibilità di lavorare pienamente al suo sistema di gioco? Si, avremmo la qualificazione alla Champions, e allora? Non sarebbe forse meglio essere fuori dalla bagarre europea ma riuscire a farsi valere in ambito nazionale? Non dobbiamo pensare che il nostro obiettivo è il quarto posto, e conquistato quello vivremo di rendita per anni e anni; il nostro obiettivo è molto più grande, è quello di riuscire a ricostruire una squadra che abbia la dignità di portare il nome JUVENTUS.

L’anno prossimo, i vari Cannavaro, Grosso, Camoranesi, Trezeguet e Del Piero, che hanno rappresentato l’ossatura bianconera, potranno essere (chi più chi meno) venduti a peso a qualche mercato rionale di Torino. Senza contare che pure Amauri, Salihamidzich, Legrottaglie e Zebina non sono assolutamente dei giovincelli. Non c’è quindi un solo reparto che non risentirà di questa smobilitazione in modo molto pesante. E’ giusto quindi cercare di ottenere una qualificazione Champions ignorando l’enorme lavoro di ricostruzione e di sperimentazione che si dovrebbe fare in vista della prossima stagione?

Molti pensano che il modulo di gioco per esempio sia secondario; non è così. Lo è per l’Inter che è talmente forte da permettersi di giocare ogni domenica come gli pare. Più una squadra è debole e lacunosa, e più il sistema di gioco diventa importante e determinante. La nostra Juve aveva dei problemi legati agli infortuni, e l’assenza di una identità tattica ha fatto letteralmente perdere la bussola a tutto il gruppo, creando una sorta di black out psicologico che ha determinato la situazione attuale. In presenza di un modulo collaudato e di ruoli ben precisi, la squadra si sarebbe ripresa anche a fatica. Senza nessuna base tattica, i giocatori non hanno nessun punto di riferimento.

E’ quello che potrebbe succedere l’anno prossimo.