Il commento al campionato 2008 – 2009.

giu22009

Anche il campionato 2008-2009 passa agli archivi, portando con sè le rituali immagini di festa per chi ha vinto, e di tristezza per coloro i quali non sono riusciti a centrare gli obiettivi stagionali, trascinando le inevitabili polemiche che caratterizzano ogni finale di stagione (vedi sospetti di partite combinate). E’ stata anche la domenica degli addii: hanno salutato definitivamente il calcio italiano Maldini, Figo e Nedved anche se quest’ultimo (spinto più dal suo procuratore che  da una sua convinzione personale) non ha chiarito del tutto quale sarà il suo futuro. Difficile dire chi fra i tre è stato il più grande, o fare una sorta di classifica di merito: quello che ci piace sottolineare è che oltre all’aspetto tecnico abbiamo sempre potuto apprezzare la correttezza in campo di questi campioni, anche se per il solo Figo ci sono state alcune ombre legate alla firma di un doppio contratto  (ai tempi di Moggi) e alcune dichiarazioni (all’epoca di Calciopoli), non proprio condivisibili. Dopo otto anni di Milan e due Champions abbandona (ma forse solo temporaneamente) la nostra Serie A anche Carlo Ancelotti, il quale dopo un lungo corteggiamento ha deciso di cedere alle lusinghe di Abramovich, andando ad allenare il prossimo anno il Chelsea, fresco vincitore della FA CUP inglese.

Passa all’archivio un torneo che non ha riservato molte emozioni per quanto concerne la lotta scudetto, ma che fino al’ultimo ha destato interesse per la corsa alla Champion’s League e la lotta per non retrocedere. L’Inter ha impreziosito la conquista del suo diciasettesimo titolo di Campione d’Italia con il trono di Capocannoniere di Ibrahimovic, che con la doppietta rifilata all’Atalanta si aggiudica la classifica dei marcatori, battendo sul filo di lana sia Di Vaio, che il suo prossimo (forse) compagno di squadra Diego Milito. La corazzata neroazzurra chiude il campionato a quota 84 punti, uno in meno rispetto all’anno precedente quando alla guida della compagine del Presidente Moratti vi era Mancini. E’ quantomeno curioso il fatto di rinnovare un contratto multimilionario ad un tecnico che alla fine della stagione fa meno bene rispetto al suo predecessore

Piazza d’onore per la Juventus del nuovo tecnico Ferrara, che in due partite riesce a fare il bottino pieno ottenendo il secondo posto in campionato, che rappresenta per i giocatori bianconeri un piccolo passo in avanti rispetto alla scorsa stagione, quando terminarono terzi accontentandosi dei preliminari di Champions. Dal prossimo anno i bianconeri partiranno con un Nedved in meno (grazie di cuore grande guerriero) e con un Diego in più, con il quale il popolo bianconero spera di poter rinvivere i fasti del periodo Zidane

Nello spareggio di Firenze per l’ultimo posto utile all’accesso diretto alla prossima Champions, esce vincitore il Milan trascinato dal duo brasiliano Kakà – Pato. Enigmatico il futuro della società di via Turati, dopo l’addio alla panchina di Ancelotti (il cui posto lasciato libero verrà colmato da Leonardo), infatti altre partenze importanti potrebbero falcidiare I rossoneri, come ad esempio quella di Kakà, oramai da mesi nel mirino del Real Madrid

Conclude in bellezza il Genoa, che si congeda dal proprio pubblico goleando il Lecce per 4 a 1. Non si può dire la stessa cosa del Torino, il quale dopo ben tre allenatori riesce nell’impresa di retrocedere comunque in serie B. Evidente che il motivo di tale disfatta non è solo da individuare nella guida tecnica, ma sopratutto in un organico non all’altezza per un campionato difficile come quello della serie A. Non sarà un caso se sono tre anni che il Toro naviga nelle retrovie della classifica, a testimonianza dell’assenza di un vero progetto di squadra e di una vera programmazione tecnica. Complimenti comunque al Bologna per la sua permanenza nella massima serie. Congratulazioni anche a Francesco Totti che con il rigore realizzato proprio al Torino raggiunge il grande Giampiero Boniperti a quota 178 reti nella classifica marcatori di tutti i tempi. 

Il campionato di serie A riposerà fino al 23 di agosto, lasciando ora spazio ai sogni estivi di tutti i tifosi, all’impazzare delle cosidette “bombe di mercato”.

Juventus – Lazio 2-0. Arrivederci Pavel.

mag312009

 

 

 

 

 

 

 

 

Al di là di tutto quello che è successo in questi ultimi due mesi e mezzo, e cioè dell’andamento “altalenante” della squadra, delle polemiche, dell’esonero di Ranieri, e della panchina affidata a Ferrara, bisogna riconoscere con tutta onestà che la Juventus ha nonostante tutto centrato la il suo obiettivo stagionale riguardante il campionato. D’accordo, a Ranieri si era chiesto di cominciare a vincere qualcosa (e quel “qualcosa” non poteva che essere la Coppa Italia), ma il crollo verticale dei bianconeri è coinciso proprio con il momento delle “finali”, considerando anche la partita col Chelsea una vera e propria “finale”. E lo si voglia o no, il secondo posto in classifica non può essere solo frutto della “cura Ferrara“, visto che 6 punti in classifica pesano molto meno di tutti gli altri conquistati precedentemente. Questo indipendentemente dall’opinione che si possa avere su uno o l’altro allenatore, anche perchè Ciro ha potuto recuperare giocatori importanti per questo rush finale (oggi giocava pure Salihamidzic!). Certo è che se ogni anno la Juve deve puntare sempre più in alto, l’anno prossimo non ci si può presentare senza un obiettivo diverso dalla conquista dello scudetto.

Intanto la partita di oggi ha visto l’addio di un giocatore che avrebbe senz’altro contribuito ancora a far crescere la squadra il prossimo anno; sappiamo tutti che parliamo di Pavel Nedved. Di lui si è ormai detto tutto, per cui non ci ripetiamo col rischio di essere noiosi e scontati. Quello che è importante sottolinare di questo “addio”, è che forse non è un “addio al calcio” ma un “addio alla Juventus“. Dopo otto anni consecutivi ad essere il cuore e l’anima dei bianconeri, il nostro Pavel potrebbe diventare protagonista con un’altra maglia, e il bello è che di questa situazione potrebbe esserne lui stesso inconsapevole. La questione gira tutta intorno a Mino Rajola, il suo procuratore. Infatti, alla vigilia della partita contro la Lazio, la Juventus ha chiesto ufficialmente a Pavel di tornare sui suoi passi e di prolungare di un altro anno, prendendo poi un posto da dirigente. La risposta negativa di Nedved ha chiuso le porte ad ulteriori discussioni sui termini del contratto, quindi per la società ha organizzato il suo addio al calcio. Il suo procuratore invece, che intravede ancora un anno di calcio ad alto livello per il suo assistito, ha già dichiarato che continuerà ad insistere affinchè il ceco possa continuare la carriera, ma a questo punto non necessariamente nella squadra bianconera. Se Rajola dovesse trovare un accordo con una grandissima squadra europea, dando a Nedved la possibilità di vincere la Champions (seppure come “attore non protagonista”), abbiamo la sensazione che il giocatore potrebbe accettare questa possibilità, nel nome della Champions. La nostra opinione è che sicuramente molto dipenderà anche dal prossimo allenatore della Juve, anche se fare poi uno, due, tre, “addi al calcio” non sarebbe una cosa molto in linea con lo stile Juve.

Ma ora veniamo alla partita di oggi: Juve- Lazio, la prima e (forse) l’ultima squadra italiana di Pavel Nedved. Era questo il leit-motiv dell’ultima giornata di campionato qui a Torino. I biancoazzurri non avevano più nulla da giocarsi, i bianconeri dovevano mantenere il secondo posto guardandosi dal Milan impegnato a Firenze. Partita rivelatasi piuttosto semplice in virtù del gol segnato da Iaquinta dopo soli due minuti e mezzo di gioco, sfruttando un bellissimo lancio di Marchisio e una bellissima papera del portiere laziale che esce troppo presto dalla porta e si fa passare la palla tra le gambe.

Partita “facile” anche perchè la Lazio non alza mai i ritmi e Ferrara può contare, come detto in precedenza, su una buona forma dei propri giocatori, sopratutto del tandem Camoranesi-Zebina sulla destra, vera e propria “ira di Dio“ su quella fascia. “Archiviati” Poulsen e Tiago, Marchisio e Zanetti riprendono le redini del centrocampo, aspettando anche un certo Sissoko. Del Piero e Iaquinta in attacco fanno faville, con una media gol veramente impressionante del friulano che ha iniziato a decollare paradossalmente nel momento più difficile della Vecchia Signora.

Primo tempo che ha visto i nostri meritare pienamente il vantaggio, grazie ad un paio di occasioni da gol molto importanti, tra le quali da segnalare, oltre al gol, la rovesciata che Del Piero ha mandato poco sopra la traversa alla fine della prima frazione di gioco. Gli spunti più importanti si vedono nella ripresa, dove la la Juve continua la sua pressione nei primi 10 minuti in modo sempre più convinto, e Ciro Ferrara per assecondare la squadra decide di mettere il tridente togliendo Zanetti e inserendo Amauri, portando Nedved in quella posizione di centro-sinistra dove a nostro avviso può rendere ancora molto. Due volte il tridente su due partite “dirette” da Ferrara, un atteggiamento che piace molto ai tifosi che storicamente hanno sempre rimproverato ai suoi allenatori atteggiamenti più ”cauti” che “propositivi”.

Tridente + nuova posizione di Nedved = gol. Raddoppio dei bianconeri grazie ad un pallone rubato dal ceco che fornisce un assist perfetto per Iaquinta smarcandolo nuovamente davanti al portiere; gioco facile il 2 a 0. Come se non bastasse, dentro anche Giovinco (e non al posto di Del Piero, alla faccia di Ranieri!), ma stavolta al posto di una punta: standing ovation per Iaquinta.

Ma la standing ovation più importante avviene nei 10 minuti finali, con il saluto di Pavel davanti a tutto il suo pubblico, con tutto l’affetto e la commozione che si dedica ad una grande “bandiera”. Ogni riferimento ai tifosi rossoneri NON è puramente casuale.

Nedved lascia il calcio. C’è da credergli?

feb272009

L’annuncio di Nedved, o meglio dovremmo dire ”l’ennesimo” annuncio di Nedved per l’addio al calcio, è piombato come un fulmine a ciel sereno nell’ambiente juventino. Il fatto che fosse proprio “l’ennesimo annuncio” non avrebbe dovuto essere una proprio una sorpresa, ma da quello che abbiamo visto mercoledì non ci aspettavamo una decisione tanto perentoria nel momento di maggiore forma del nostro campione. 

Le statistiche di fine gara recitavano la media km percorsi dalla squadra: 10 (e spiccioli) , mentre la media km percorsi da Nedved era più di 12 …..  Niente male per un vecchietto. Stavolta però giura e spergiura che non avrà ripensamenti, anche perchè la decisione sembra essere maturata in famiglia. Consigliamo alla Juventus di proseguire nel seguente modo:

  1. Suggerire a Nedved il divorzio
  2. Lasciare al giocatore un contratto da tenere a casa, affinchè lo possa tormentare nell’incoscio (come un serpente tentatore) fino a farlo cedere

E’ vero che diverse volte il ceco non ha avuto prestazioni all’altezza, ma a nostro parere solamente perchè non può fare quel gioco dispendioso sulla fascia, che tanto lo ha reso famoso. In un ruolo meno “di corsa”, il ceco può ancora dire la sua per un anno, anche se non da titolare.

Pavel, metti il tuo futuro ”al centro“!

Cassano alla Juve, ma al posto di chi?

feb182009

 

 

 

 

 

 

 

In principio era Giovinco, poi “arrivò” Diego, ed infine ecco Antonio Cassano. Pare che alla Juve sentano la necessità di un trequartista che nessuno saprà mai dove far giocare.

La logica costruzione di una squadra passa attraverso il rafforzamento  del reparto più debole, e sopratutto di quello più nevralgico. Ma la ricerca di una mezza punta non risponde alle esigenze di questa squadra, per almeno 3 motivi:

  1. il modulo di gioco di Ranieri (4-4-2) non contempla il rifinitore o un giocatore che stia tra le linee in pianta stabile
  2. lo stesso ruolo di Cassano potrebbe essere coperto da Giovinco (con qualche chilo in più), a cui Ranieri ha però dimostrato di non saper trovare spazio
  3. il reparto d’attacco è quello che meno abbisogna di rinforzi

Se queste ultime partite hanno insegnato qualcosa a noi tifosi, e assolutamente lo hanno fatto, è che la Juve aveva fondato la sua escalation sulla difesa perfettamente comandata da Chiellini, e sulle ottime parate di Manninger. Il concetto semplicistico del “primo non prenderle“, non deve intendersi sbagliato per il semplice fatto che sia avvicinabile ad un allenatore dalle visioni calcistiche poco moderne (Giovanni Trapattoni), ma è una sacrosanta verità. Anche Fabio Capello ha sempre puntato su una difesa impermeabile, come testimoniano le numerose vittorie per 1-0 che gli hanno fatto vincere dei campionati. Senza contare un dato inequivocabilmente certo: chi vince lo scudetto ha quasi sempre la miglior difesa (o comunque una delle migliori), mentre non è detto che abbia anche il miglior attacco.

Il concetto di Zeman invece, quello del “farne uno in più dell’avversario”, è assai discutibile visto che le squadre piccole sono sempre più brave e abili a chiudersi in difesa e a ripartire velocemente in contropiede, sopratutto quando riescono a portarsi in vantaggio.

E’ quindi sempre più sconcertante che la dirigenza Juve dichiari il proprio interesse per tutti i trequartisti d’Europa e, nel caso di Cassano, che avrebbe lo stesso ruolo di Del Piero. E quindi chi giocherebbe tra i due? E con quali conseguenze di spogliatoio?

Se Ranieri volesse davvero cambiare modulo, sarebbe ipotizzabile un arretramento di Alex in un 4-3-1-2 con Cassano seconda punta. Fosse così non si porrebbe nemmeno il problema di trovare il sostituto di Nedved, cioè quell’esterno sinistro di centrocampo che sembra quasi impossibile da reperire. A star fuori sarebbe quindi Pavel secondo logica, ipotizzando una linea mediana con Camoranesi, Sissoko e Marchisio. Certo è che togliendo le ali schierando 3 centrali e un rifinitore, il gioco passerebbe tutto per vie longitudinali, e abbiamo visto quanto la Juve abbia sofferto questo tipo di soluzione quando non sfruttava le fasce (anche per conseguenza del fatto di non avere un brillante gioco d’attacco). Molto spesso avere due torri come Amauri e Trezeguet non è sufficiente per convincere un allenatore a spingere di più sulle fasce. 

Ma se fosse proprio lui ad andarsene? …………… (to be continued)

Pavel, giù il gettone, si gira!

gen222009

Accade un fatto curioso in questi giorni a Torino. La furia ceca, l’ultimo pallone d’oro juventino, il grande combattente, l’indistruttibile, l’animo indomito, l’uomo d’acciaio…… (abbiamo capito tutti di chi stiamo parlando), ha ricevuto un’offerta di rinnovo del contratto. Il fatto che la Juventus proponga il prolungamento ad un giocatore di 36 anni suonati, dal rendimento decisamente in caduta libera (come è normale che sia), fa onore a questa società, e forse anche a Ranieri che sicuramente crede che Nedved possa ancora essere molto utile. Sappiamo peraltro che il giocatore è già stato “prenotato” per l’inserimento nel quadro tecnico della società (settore giovanile), segno inequivocabile del legame tra i colori bianconeri e il nostro Pavel.

Le parti non hanno trovato un accordo in prima battuta. La Juventus proponeva un contratto a gettone di presenza, e cioè con remunerazione proporzionata all’utilizzo del calciatore durante la stagione. Il suo procuratore pretende invece che il contratto sia prolungato indipendentemente dai gettoni accumulati durante l’anno. Ma la curiosità sta nella chiave di lettura di questo rinnovo. La scaramuccia tra il procuratore Mino Raiola e la Juventus probabilmente verte sul fatto che Nedved non accetta di essere considerato “alla frutta”, oppure che il suo rendimento possa essere considerato minimo. L’idea di fare più panchina che partite non sembra piacergli molto, sopratutto adesso che la squadra inizia a dimostrarsi competitiva. Nedved, all’alba dei suoi 37 anni, si sente ancora protagonista e non rinuncerà facilmente al suo posto in squadra. Non ci sono giocatori che a quest’età lottino, vogliano e pretendano da loro stessi di continuare a giocare e a vincere come un tempo.

Per questi uomini c’è solo una definizione: IMMORTALI.

Clamoroso Nedved: “Sono stanco!”

dic42008

Non era mai successo, ma prima o poi doveva accadere. Alla tenera età di 36 anni, Pavel Nedved ha terminato ieri in anticipo il primo allenamento della sua enorme carriera. Mezz’ora in meno rispetto ai compagni, che hanno proseguito senza di lui la seduta agli ordini di Ranieri. “Solo stanchezza”, ha commentato l’entourage bianconero, quindi nessun infortunio o nessun problema grave per il ceco. Certo è che sentire di un Nedved tanto stanco da non riuscire a finire l’allenamento, apre con preoccupazione il discorso sulla “successione” dell’ex Pallone d’Oro.

Posto che Giovinco non è il suo erede naturale, e che nessuno nella rosa juventina si avvicina in questo momento alle sue caratteristiche, mette anche Ranieri di fronte ad un grosso bivio: puntare ancora su questo modulo sperando che Pavel regga ancora un anno, oppure iniziare a svezzare Giovinco come trequartista in un forse più probabile 4-3-1-2? La formica atomica, benchè ne dica Ranieri, non è un centrocampista; non ha il fisico, la resistenza, il contrasto per questo tipo di ruolo. Non è un attaccante; non ha velocità, altezza e oportunismo sufficiente. E’ un trequartista perfetto, perchè ha geometrie, senso del gioco, precisione, piedi sublimi. 

Quindi se la Juve vuole puntare forte su di lui, come ha più volte dichiarato, non può costringerlo a snaturare le sue caratteristiche. Diciamolo chiaramente: fino ad ora Giovinco non ha Giocato perchè sarebbe dovuto stare fuori Nedved. E chi lo tiene in panchina uno così? Ed inoltre si sarebbe dovuto cambiare il modulo, che forse sarebbe anche stato nei piani di Ranieri quando accennava ad una Juve “camaleontica”, ma che è stato poi reso impossibile dagli infortuni e dalla precarietà dei risultati in molte prestazioni. A Ranieri serviva quindi trovare ”la quadra”, non poteva permettersi di sperimentare.

Ma l’anno prossimo il “problema” si porrà ancora più in risalto. Ranieri dovrà prendere il coraggio a due mani per stravolgere la squadra ed il modulo. Per far giocare Giovinco la Juve dovrà affrontare grandi cambiamenti. E la campagna acquisti sarà più importante che mai. E’ bene che questo si sappia da subito.  

Amauri – Iaquinta e la Juve va!

lug282008

Dopo il nubifragio di sabato a Dortmund ed il conseguente rinvio a domenica della partita con il Borussia, la Juve ha espugnato ancora il campo tedesco, confermando una tradizione piuttosto favorevole su questo terreno di gioco.

Nel primo tempo si è vista una squadra molto simile a quella che potrebbe essere la formazione titolare di quest’anno (Buffon, Grygera, Mellberg, Chiellini, Molinaro, Camoranesi, Sissoko, Zanetti, Nedved, Trezeguet, Amauri), con il centravanti brasiliano Amauri a finalizzare già al 5′ un traversone di Grygera dalla destra, mentre nel secondo tempo la solita girandola di sostituzioni (Buffon (70’ Chimenti); Zebina, Knezevic, Legrottaglie, Molinaro (65’ Salihamidzic); Marchionni, Sissoko (70’ Poulsen), Ekdal, Nedved (65’ Rossi); Iaquinta, Del Piero) e Iaquinta a finalizzare di testa sotto porta un preciso cross del solito Nedved.

Cresce la condizione della squadra e cresce anche l’intesa tra i singoli. Buone le prove di Sissoko, Poulsen, autore di un grande lancio in occasione del terzo gol, sempre ad opera di Iaquinta pescato dal compagno danese a tu per tu con il portiere.
Il gol della bandiera per i tedeschi è stato siglato per un altro calcio di rigore; col Brondby fu Legrottaglie, col Borussia è toccato a Zebina farsi fischiare la massima punizione.
Rivelazione di queste amichevoli è stato senza dubbio il giovane Ekdal. Difficilmente ci sarà spazio per lui nel centrocampo juventino di quest’anno. Per questo la dirigenza sta già pensando ad un possibile prestito in Italia per riuscire a far crescere il ragazzo e a fargli maturare esperienza in campionato.
Infine, le parole del protagonista del match, il combattente Vincenzo Iaquinta: “Devo ringraziare Nedved e Poulsen per gli assist sul gol e Del Piero per il tocco smarcante su cui non sono riuscito a segnare. Per un attaccante diventa tutto più facile quando si gioca con compagni così. Fino ad ora sta andando tutto bene, la squadra cresce di partita in partita, sono sicuro che potremmo toglierci delle belle soddisfazioni.

Cosa cambia con Poulsen.

lug152008

Al di là della favola della volpe e l’uva raccontata ancora oggi dal Presidente Cobolli Gigli (“Poulsen è arrivato perchè ci serviva un incontrista, mentre Xabi Alonso è un architetto“), l’arrivo del centrocampista danese dà un volto nuovo alla squadra e ci sono delle considerazioni anche tattiche che vanno fatte.

La prima sensazione che mi dà l’acquisto di Poulsen è che Ranieri abbia voluto aggiungere grinta alla grinta. La squadra di per sè ha carattere, anche in mezzo al campo; Sissoko, Camoranesi, Nedved e Zanetti non sono certo soliti togliere il piede nei contrasti. Ma allora perchè preferire la quantità alla qualità? Mi viene il sospetto (e anche il sollazzo se devo essere sincero) che il mister quest’anno voglia azzardare ancora di più il tridente… perchè se hai Sissoko, Poulsen e Camoranesi in mezzo al campo lo puoi fare, mentre se hai Xabi Alonso già cominci ad arrancare. L’anno scorso siamo stati il secondo miglior attacco del campionato, qualcosa vorrà pur dire. Quest’anno il patrimonio è stato arricchito con un altro pezzo da 90 (Amauri) e la tentazione di scendere in campo con i 3 davanti è sempre più grande. Credo e spero, e tutti i tifosi vogliono, che Ranieri abbia ragionato in questi termini. Si, perchè il tridente piace eccome. Vuoi perchè è un modulo che dà spettacolo, vuoi perchè ci ricorda le vittorie lippiane, vuoi perchè spesso nella passata stagione è stato interpretato molto bene dalla squadra. Insomma, da questo bisogna ripartire. A questa Juve riesce bene attaccare se diventasse un po’ più spregiudicata.
Se la passata stagione siamo stati bravi in fase realizzativa, dobbiamo parimenti bilanciare la nostra bravura anche nel reparto difensivo, che seppur ha fatto esplodere definitivamente Chiellini nel ruolo di centrale e rilanciato alla grandissima Legrottaglie, deve sicuramente migliorare in concentrazione ed esperienza, sopratutto sulla fascia sinistra dove si individua il nostro vero punto debole. Avendo questo squilibrio di forze tra attacco e difesa, spesso nel 4-3-3 il centrocampo è costretto al lavoro disumano di appoggio agli attaccanti, di prima copertura e di ripiegamento difensivo. Ecco quindi la necessità di avere tre infaticabili, tre mastini che riprendano subito palla e che seminino il panico in mezzo al campo.
Nel centrocampo a 4 invece, i due esterni avrebbero sempre compiti più dinamici, ma i due “pitbull” centrali rimarrebbero sempre. Questa convinzione tattica basata sull’importanza dell’asse centrale mi riporta la mente alla Juve di Capello. Vi ricordate quando si diceva che la squadra vinceva perchè aveva una spina dorsale di giganti? Allora c’erano Buffon in porta, Thuram e Cannavaro centrali difensivi ed Emerson-Vieira interni di mediana.
Mi sbaglierò ma secondo me Ranieri sta ricostruiendo quel modulo. Se segnamo quanto l’anno scorso e prendiamo qualche gol in meno… beh, ci sarà da ridere. Anche con Poulsen.

Siete ridicoli, avete preso un altro bidone, Poulsen.

lug132008
Il titolo di questo post è lo stesso dello striscione apparso nel ritiro della Juve a Pinzolo.
C’è poco da dissentire, visto che la dirigenza ha peccato clamorosamente di coerenza. Prima si mette a trattare per mesi un giocatore tecnico, e poi compra un picchiatore. Ma allora per tanto così non era meglio tenersi Nocerino?
Vi ricordate le parole di Ancelotti al termine di una partita di Champions contro lo Shalke04, a proposito di Poulsen? Ecco quello che aveva dichiarato: “Solitamente cerco di essere razionale nei giudizi. Allora dico che lui è un codardo perché gioca la sua partita quando l’ arbitro non lo vede con calci, spintoni e gomitate. È un giocatore che non dovrebbe giocare, il clima provocatorio che si è vissuto in alcuni momenti va legato solo a lui. Fa il lavoro sporco quando l’arbitro gli gira le spalle. Non entra duro, di fronte all’avversario, ma dà calcetti in continuazione. Non dovrebbe giocare a calcio, ma fare la lotta greco-romana. Calcetti, spinte, trattenute, gomitate. Questo è il suo repertorio”.
Noi non abbiamo bisogno di un giocatore così. Non vogliamo avere un giocatore che rischi di farsi cacciare ogni partita, che riesca a farci perdere la faccia in ogni stadio d’Italia.
Abbiamo già dei centrocampisti che, pur non avendo niente a che vedere con Poulsen, hanno nel loro gioco la grinta, e lo spirito di non mollare mai, rischiando spesso cartllini per la loro generosità (Camoranesi, Nedved, Sissoko,..). Un provocatore e un rissoso non lo vogliamo.

Le ultime dichiarazioni di…..

lug72008

Claudio Ranieri. Alla Champions teniamo molto, per questo vogliamo assolutamente superare il turno preliminare. Non sappiamo ancora chi affronteremo, nell’urna del sorteggio ci saranno squadre più abbordabili e altre meno, come i Glasgow Rangers e l’Atletico Madrid. Ma io ho sempre un atteggiamento positivo, ci prepareremo al meglio per arrivare all’appuntamento in una buona condizione psico-fisica. L’avevo detto l’anno scorso, lo ripeto oggi: puntiamo a vincere anche lo scudetto. Giocatori e allenatori di una società come la nostra devono essere ambiziosi“. Su Stankovic e sul centrocampista che dovrebbe arrivare: “Sceglieremo un giocatore che mi permetterà di variare il sistema di gioco, in grado di migliorare il valore di questa squadra. Stankovic è un giocatore universale, che può ricoprire diversi ruoli e credo che dopo due-tre partite fatte bene tutti gli altri discorsi verrebbero dimenticati“.

Jean-Claude Blanc. La Juve punta sempre al massimo: cercheremo di migliorare il terzo posto della scorsa stagione. Abbiamo iniziato gli acquisti a gennaio – ha illustrato Blanc – prendendo Mellberg a parametro zero e Sissoko che si è subito inserito perfettamente in squadra. Con Amauri abbiamo rinforzato l’attacco che ha fatto molto bene nello scorso campionato, così avremo quattro campioni per affrontare tre competizioni. In più abbiamo proseguito sulla linea dei giovani e dell’italianità riportando a casa Giovinco, Marchisio e De Ceglie. Non dimenticherei però Nedved, che ha rinnovato per un altro anno, e il prolungamento quinquennale del contratto di Chiellini che ha fatto un ottimo Europeo. Dobbiamo fare ancora due scelte, il secondo portiere e un centrocampista. Xabi è solo uno dei nomi che ci interessano. Dobbiamo prendere una decisione importante, quindi prenderemo tutto il tempo necessario. Stiamo valutando bene in quanto si tratterà di un investimento consistente, compreso, tra ingaggio e stipendio, tra i 10 e i 30 milioni“.

Vincenzo Iaquinta.Il nostro attacco è stato il più forte di tutti e l’arrivo di un altro giocatore di valore potenzia ulteriormente il reparto. Poi non dimentichiamoci che quest’anno saremmo impegnati su tre fronti e quindi serviva un’altra punta di primissimo piano per essere competitivi sempre. Io non ho mai pensato d’andare via – ha risposto in merito al calciomercato – e leggere certe cose sui giornali mi ha dato un enorme fastidio. Per due semplicissimi motivi: io qui sto benissimo e soprattutto la società crede molto in me. Prima delle vacanze ho parlato con il mister e con Blanc e mi hanno assicurato che la Juventus avrebbe ancora puntato su di me. D’altronde, lo scorso anno, quando ho giocato credo di aver dato il mio contributo alla causa“.

Nicola Legrottaglie. ”Dobbiamo essere intelligenti e capire quali sono state le nostre armi nella passata stagione: l’umilta’ e la fame di vincere. Non dovremo allora calpestarci e, con le stesse motivazioni, affrontare il campionato per migliorare il terzo posto nella convinzione che l’umilta’ e’ l’anticamera della gloria”.