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C’è sempre qualche sorpresa nelle partite della Juve e questo non è positivo. Tutti vorremmo la monotonia del risultato positivo, su ogni campo e contro ogni avversaria. Ma la squadra di quest’anno è capace di fare 4 gol al Milan e di prenderne 3 dal Cagliari. Per questo dobbiamo essere pronti e aspettarci di tutto. Ciò che non potevamo immaginare è che Ranieri in trasferta schierasse una formazione del tutto inedita e molto rischiosa se valutiamo la storia dei giocatori in questa stagione. Dentro Camoranesi dal primo minuto, senza che avesse provato a giocare qualche minuto nelle gare precedenti. E come lui anche Tiago, schierato al fianco di Sissoko, e Iaquinta in attacco a spalleggiare Amauri, con Del Piero in panchina. Chi di voi non ha storto il naso all’inizio della gara, alzi la mano.
Probabilmente non era tanto la sfiducia in Tiago e Camoranesi, che fisicamente potevano fare almeno un tempo, quanto la coppia di attacco che era orfana di quel pendolo di nome Del Piero che si preoccupa di raccordare instancabilmente centrocampo e attacco. Senza di lui infatti è sempre difficile che arrivino buoni palloni al reparto avanzato.
Si inizia col Catania che memore della batosta in Coppa Italia, e dell’atteggiamento scialbo che aveva messo in campo a Torino, cerca subito di mettere un po’ di verve alla gara. E’ comunque Iaquinta ad avere la prima occasione di testa, colpendo però debolmente il pallone. Più ghiotta l’azione di Stovini, che in mischia mette a lato da distanza ravvicinata. Ma ancor di più quella di Morimoto (tenete ben presente questo ventenne che diventerà un campioncino), che si fa prendere dal timore reverenziale per Buffon che gli chiude lo specchio della porta da una posizione dove non è solito sbagliare (vero, Roma?). Primo fuorigioco sbagliato dalla nostra retroguardia.
Le geometrie di Camoranesi si vedono e si sentono, anche se Mauro non è certo al 100%. Un suo lancio innesca Iaquinta che viene steso a trequarti campo; sulla punizione battuta sempre dall’italo-argentino si avventa ancora Vincenzino Iaquinta che incorna da pochi passi di prepotenza. Sarà anche piuttosto ruvido e macchinoso, ma il friulano di testa sa ancora dove deve metterla. Nel tornare a centrocampo, l’arbitro gli ricorda di che colore è la maglietta che si è tolto: cartellino giallo. Nemmeno il tempo di dargli dello stupido, che dopo 30 secondi prende un altro cartellino per un intervento duro a centrocampo. Stavolta siamo al rosso. Juve in 10 uomini, con tutta la partita davanti e con i 120 minuto di mercoledì nelle gambe. Dodici milioni di tifosi juventini a desiderare in cuor loro che lo Zenith Sanpietroburgo si rifaccia vivo alla svelta.
Tutti si aspettano che la partita diventi un arrembaggio guidato dalla squadra di Zenga, con la Juventus a soffrire cercando di limitare i danni. Invece, a parte una grande parata di Buffon su colpo di testa catanese, è proprio la Juve a fare la partita, facendo avanzare sì l’avversario, ma non riununciando mai alla ripartenza, all’iniziativa d’attacco e sopratutto a tenere la palla. In questo modo i bianconeri riescono a rallentare di molto il gioco, risparmiando preziose energie e riuscendo ad organizzare meglio la fase difensiva. Il Catania di suo, sbaglia completamente l’interpretazione dell’ “undici contro dieci”, facendo dettare i tempi agli ospiti quasi intimiditi dalla furia del leone ferito. In questa fase della gara, Camoranesi e Tiago sono certamente determinanti e sono gli uomini che riescono con le loro caratteristiche ad essere più utili rispetto ad altri. Quando si dice “l’uomo giusto al momento giusto”.
Il Catania si vede solo con dei piccoli ed innocui tentativi da lontano, ma siamo ancora noi ad andare vicini al raddoppio con Amauri, che devìa in area una punizione di Nedved (alta sulla traversa), ma prima del riposo ecco il secondo fuorigioco sbagliato dalla nostra difesa, con San Gigi a parare un angolatissimo tiro dalla sua sinistra. Nell’intervallo Ranieri e Camoranesi concordano il cambio per i primi minuti del secondo tempo (entrerà Marchionni), mentre Zenga convince i suoi che in undici si può anche provare a vincere; e difatti dopo un interessante schema di calcio d’angolo (senza effetto), il Catania passa con Morimoto che corregge in gol una parata di Buffon su colpo di testa di Mascara. Ora è veramente dura per la Juventus.
Incrocio dei pali (esterno) di Baiocco che devìa un corner: Buffon c’è ma il Catania ci crede. La squadra di Ranieri però non si perde d’animo, e Pavel cerca di castigarli in contropiede, ma calcia alto. Coraggio Juve, gli spazi ci sono. Se solo la difesa non continuasse a fare errori di posizione! Il centrocampo gioca bene, (con Sissoko che riesce quasi a fare un “coast to coast”) e in attacco Amauri è eccezionale nel riuscire a fare un enorme lavoro per la squadra. Marchionni compie un mani in area che non si sa fino a che punto sia involontario, e subito dopo si propone in avanti con un tiro che sfiora l’incrocio. La partita è gradevole perchè le occasioni si alternano. La Juve comunque risponde colpo su colpo fino alla fine, con uno stremato Amauri che per due volte si trascina di potenza il pallone fino in area e tenta di concludere a rete. Peccato che in queste iniziative la squadra preferisca non seguirlo per non scoprire il fianco all’avversario, costringendolo a fare tutto con le sue (ormai poche) forze.
Il finale è comunque tutto nostro, e il Catania che sembra inspiegabilmente aver speso più di noi, perde anche la lucidità  permettendo a Poulsen (entrato al posto di Tiago) di battere indisturbato a rete sugli sviluppi di un calcio d’angolo dopo la lisciata di un difensore. Grande gioia e soddisfazione per una vittoria che dopo il pareggio dei nostri avversari sembrava irraggiungibile.
Amauri senza dubbio migliore in campo, anche se non ha mai visto la porta. Il suo lavoro ci ha permesso di fare contropiede e di creare tante occasioni. Se pensiamo che in questa partita abbiamo tirato in porta molte più volte di altre partite in cui abbiamo giocato in undici, si può capire il grosso lavoro che Amauri ha fatto per la squadra. C’è anche la soddisfazione dei rientri positivi di Camoranesi e Tiago; il portoghese gioca facile, come Poulsen, ma si propone sempre a ricevere palla, dando valida alternativa di gioco ai compagni e dimostrando di voler essere il regista della squadra. Ma c’è da considerare anche che il Catania non ci ha certo messo in grossa difficoltà , lasciandoci le redini del gioco quando più invece avrebbe dovuto comandare. Ed inoltre c’era forse un rigore a loro favore. Dobbiamo poi analizzare l’involuzione della nostra difesa, che è passata in pochissimo tempo da miglior reparto della serie A, a uno dei peggiori.
C’è molto su cui riflettere.