Mercato Juve: Poulsen rifiuta il Fenerbahce.

giu172009

Ci abbiamo provato, ma alla fine non avevamo fatto i conti con “l’oste”. Stiamo parlando di Christian Poulsen, e della sua tentata cessione da parte della Juventus al Fenerbahce, per la cifra di 7,5 milioni di euro, un prezzo stracciato considerando quello che la Juve lo ha pagato! Ma il simpatico danese ha rifiutato il trasferimento già accordato tra le due società, preferendo rimanere in maglia bianconera. Niente da eccepire circa la preferenza del giocatore, ma qui sta sempre l’annoso dilemma: sono i giocatori schiavi delle società o sono le società schiave dei giocatori? Che validità hanno i contratti al giorno d’oggi? Alla fine, benchè se ne dica, prevale sempre la volontà del giocatore.

Posto che la Juventus abbia letteralmente “toppato” l’acquisto di Poulsen e che abbia anche “toppato” la parte contrattuale, ci chiediamo pure che utilità possa avere per il calciatore la sua permanenza in una squadra che non gli offrirebbe nessuna possibilità di giocare. Resta il fatto che comunque la società deve trovare delle soluzioni che possano andar bene al giocatore (Spagna? Francia?), in quanto c’è “l’obbligo” di liberarsi di quegli ingaggi che a tutt’oggi sono una vera palla al piede: Poulsen, Tiago, Almiron (rientrato dal prestito) su tutti.

Esiste poi la concreta possibilità che anche Mellberg e Marchionni vengano ceduti; si tratta di due giocatori che non fanno certamente fare il salto di qualità alla squadra, ma che in diverse occasioni hanno espresso buone prestazioni. Per il primo pesa sopratutto il fattore età e l’arrivo di Cannavaro, mentre per il secondo andrei cauto sulla cessione, viste le numerose buone partite dello scorso campionato, e viste anche le sempre precarie condizioni fisiche di Camoranesi.

Catania – Juventus 1-2. Incredibile, ci salva Poulsen.

feb82009

 

 

 

 

 

 

 

C’è sempre qualche sorpresa nelle partite della Juve e questo non è positivo. Tutti vorremmo la monotonia del risultato positivo, su ogni campo e contro ogni avversaria. Ma la squadra di quest’anno è capace di fare 4 gol al Milan e di prenderne 3 dal Cagliari. Per questo dobbiamo essere pronti e aspettarci di tutto. Ciò che non potevamo immaginare è che Ranieri in trasferta schierasse una formazione del tutto inedita e molto rischiosa se valutiamo la storia dei giocatori in questa stagione. Dentro Camoranesi dal primo minuto, senza che avesse provato a giocare qualche minuto nelle gare precedenti. E come lui anche Tiago, schierato al fianco di Sissoko, e Iaquinta in attacco a spalleggiare Amauri, con Del Piero in panchina. Chi di voi non ha storto il naso all’inizio della gara, alzi la mano.

Probabilmente non era tanto la sfiducia in Tiago e Camoranesi, che fisicamente potevano fare almeno un tempo, quanto la coppia di attacco che era orfana di quel pendolo di nome Del Piero che si preoccupa di raccordare instancabilmente centrocampo e attacco. Senza di lui infatti è sempre difficile che arrivino buoni palloni al reparto avanzato.

Si inizia col Catania che memore della batosta in Coppa Italia, e dell’atteggiamento scialbo che aveva messo in campo a Torino, cerca subito di mettere un po’ di verve alla gara. E’ comunque Iaquinta ad avere la prima occasione di testa, colpendo però debolmente il pallone. Più ghiotta l’azione di Stovini, che in mischia mette a lato da distanza ravvicinata. Ma ancor di più quella di Morimoto (tenete ben presente questo ventenne che diventerà un campioncino), che si fa prendere dal timore reverenziale per Buffon che gli chiude lo specchio della porta da una posizione dove non è solito sbagliare (vero, Roma?). Primo fuorigioco sbagliato dalla nostra retroguardia.

Le geometrie di Camoranesi si vedono e si sentono, anche se Mauro non è certo al 100%. Un suo lancio innesca Iaquinta che viene steso a trequarti campo; sulla punizione battuta sempre dall’italo-argentino si avventa ancora Vincenzino Iaquinta che incorna da pochi passi di prepotenza. Sarà anche piuttosto ruvido e macchinoso, ma il friulano di testa sa ancora dove deve metterla. Nel tornare a centrocampo, l’arbitro gli ricorda di che colore è la maglietta che si è tolto: cartellino giallo. Nemmeno il tempo di dargli dello stupido, che dopo 30 secondi prende un altro cartellino per un intervento duro a centrocampo. Stavolta siamo al rosso. Juve in 10 uomini, con tutta la partita davanti e con i 120 minuto di mercoledì nelle gambe. Dodici milioni di tifosi juventini a desiderare in cuor loro che lo Zenith Sanpietroburgo si rifaccia vivo alla svelta.

Tutti si aspettano che la partita diventi un arrembaggio guidato dalla squadra di Zenga, con la Juventus a soffrire cercando di limitare i danni. Invece, a parte una grande parata di Buffon su colpo di testa catanese, è proprio la Juve a fare la partita, facendo avanzare sì l’avversario, ma non riununciando mai alla ripartenza, all’iniziativa d’attacco e sopratutto a tenere la palla. In questo modo i bianconeri riescono a rallentare di molto il gioco, risparmiando preziose energie e riuscendo ad organizzare meglio la fase difensiva. Il Catania di suo, sbaglia completamente l’interpretazione dell’ “undici contro dieci”, facendo dettare i tempi agli ospiti quasi intimiditi dalla furia del leone ferito. In questa fase della gara, Camoranesi e Tiago sono certamente determinanti e sono gli uomini che riescono con le loro caratteristiche ad essere più utili rispetto ad altri. Quando si dice “l’uomo giusto al momento giusto”.

Il Catania si vede solo con dei piccoli ed innocui tentativi da lontano, ma siamo ancora noi ad andare vicini al raddoppio con Amauri, che devìa in area una punizione di Nedved (alta sulla traversa), ma prima del riposo ecco il secondo fuorigioco sbagliato dalla nostra difesa, con San Gigi a parare un angolatissimo tiro dalla sua sinistra. Nell’intervallo Ranieri e Camoranesi concordano il cambio per i primi minuti del secondo tempo (entrerà Marchionni), mentre Zenga convince i suoi che in undici si può anche provare a vincere; e difatti dopo un interessante schema di calcio d’angolo (senza effetto), il Catania passa con Morimoto che corregge in gol una parata di Buffon su colpo di testa di Mascara. Ora è veramente dura per la Juventus.

Incrocio dei pali (esterno) di Baiocco che devìa un corner: Buffon c’è ma il Catania ci crede. La squadra di Ranieri però non si perde d’animo, e Pavel cerca di castigarli in contropiede, ma calcia alto. Coraggio Juve, gli spazi ci sono. Se solo la difesa non continuasse a fare errori di posizione! Il centrocampo gioca bene, (con Sissoko che riesce quasi a fare un “coast to coast”) e in attacco Amauri è eccezionale nel riuscire a fare un enorme lavoro per la squadra. Marchionni compie un mani in area che non si sa fino a che punto sia involontario, e subito dopo si propone in avanti con un tiro che sfiora l’incrocio. La partita è gradevole perchè le occasioni si alternano. La Juve comunque risponde colpo su colpo fino alla fine, con uno stremato Amauri che per due volte si trascina di potenza il pallone fino in area e tenta di concludere a rete. Peccato che in queste iniziative la squadra preferisca non seguirlo per non scoprire il fianco all’avversario, costringendolo a fare tutto con le sue (ormai poche) forze.

Il finale è comunque tutto nostro, e il Catania che sembra inspiegabilmente aver speso più di noi, perde anche la lucidità permettendo a Poulsen (entrato al posto di Tiago) di battere indisturbato a rete sugli sviluppi di un calcio d’angolo dopo la lisciata di un difensore. Grande gioia e soddisfazione per una vittoria che dopo il pareggio dei nostri avversari sembrava irraggiungibile.

Amauri senza dubbio migliore in campo, anche se non ha mai visto la porta. Il suo lavoro ci ha permesso di fare contropiede e di creare tante occasioni. Se pensiamo che in questa partita abbiamo tirato in porta molte più volte di altre partite in cui abbiamo giocato in undici, si può capire il grosso lavoro che Amauri ha fatto per la squadra. C’è anche la soddisfazione dei rientri positivi di Camoranesi e Tiago; il portoghese gioca facile, come Poulsen, ma si propone sempre a ricevere palla, dando valida alternativa di gioco ai compagni e dimostrando di voler essere il regista della squadra. Ma c’è da considerare anche che il Catania non ci ha certo messo in grossa difficoltà, lasciandoci le redini del gioco quando più invece avrebbe dovuto comandare. Ed inoltre c’era forse un rigore a loro favore. Dobbiamo poi analizzare l’involuzione della nostra difesa, che è passata in pochissimo tempo da miglior reparto della serie A, a uno dei peggiori.

C’è molto su cui riflettere.

Amauri – Iaquinta e la Juve va!

lug282008

Dopo il nubifragio di sabato a Dortmund ed il conseguente rinvio a domenica della partita con il Borussia, la Juve ha espugnato ancora il campo tedesco, confermando una tradizione piuttosto favorevole su questo terreno di gioco.

Nel primo tempo si è vista una squadra molto simile a quella che potrebbe essere la formazione titolare di quest’anno (Buffon, Grygera, Mellberg, Chiellini, Molinaro, Camoranesi, Sissoko, Zanetti, Nedved, Trezeguet, Amauri), con il centravanti brasiliano Amauri a finalizzare già al 5′ un traversone di Grygera dalla destra, mentre nel secondo tempo la solita girandola di sostituzioni (Buffon (70’ Chimenti); Zebina, Knezevic, Legrottaglie, Molinaro (65’ Salihamidzic); Marchionni, Sissoko (70’ Poulsen), Ekdal, Nedved (65’ Rossi); Iaquinta, Del Piero) e Iaquinta a finalizzare di testa sotto porta un preciso cross del solito Nedved.

Cresce la condizione della squadra e cresce anche l’intesa tra i singoli. Buone le prove di Sissoko, Poulsen, autore di un grande lancio in occasione del terzo gol, sempre ad opera di Iaquinta pescato dal compagno danese a tu per tu con il portiere.
Il gol della bandiera per i tedeschi è stato siglato per un altro calcio di rigore; col Brondby fu Legrottaglie, col Borussia è toccato a Zebina farsi fischiare la massima punizione.
Rivelazione di queste amichevoli è stato senza dubbio il giovane Ekdal. Difficilmente ci sarà spazio per lui nel centrocampo juventino di quest’anno. Per questo la dirigenza sta già pensando ad un possibile prestito in Italia per riuscire a far crescere il ragazzo e a fargli maturare esperienza in campionato.
Infine, le parole del protagonista del match, il combattente Vincenzo Iaquinta: “Devo ringraziare Nedved e Poulsen per gli assist sul gol e Del Piero per il tocco smarcante su cui non sono riuscito a segnare. Per un attaccante diventa tutto più facile quando si gioca con compagni così. Fino ad ora sta andando tutto bene, la squadra cresce di partita in partita, sono sicuro che potremmo toglierci delle belle soddisfazioni.

Protesta SI, protesta NO

lug232008
Si è letto e sentito in questi giorni di una protesta organizzata dai tifosi juventini nei confronti della dirigenza, principalmente per motivi legati alla campagna acquisti.
Il malumore serpeggia da tempo, ma la goccia che ha fatto traboccare il vaso è stato il mancato acquisto di Xabi Alonso in favore di Poulsen, e il tentativo di acquistare l’interista Dejan Stankovic, così inviso a tutti i supporters bianconeri.
Ci sono buoni motivi sia per protestare che per aspettare. Ve ne proponiamo alcuni come motivo di riflessione, e poi deciderete se partecipare alla protesta oppure no.
PROTESTA SI
  1. La dirigenza si è dimostrata non all’altezza di gestire le campagne acquisti, Tiago e Almiron per cominciare e Poulsen per finire
  2. Secco, Blanc e Cobolli Gigli sono spesso stati in disaccordo tra loro, dichiarando cose diverse alla stampa in merito a domande precise sul calciomercato
  3. Gli investimenti non sono adeguati alle aspirazioni della società
  4. Il tasso tecnico dei giocatori rimane sempre inferiore rispetto alle concorrenti. In campionato la squadra può reggere, ma in Champions il divario tecnico è troppo e verremo travolti

PROTESTA NO

  1. Tiago e Almiron erano stati giudicati ottimi acquisti da tutti gli addetti ai lavori, senza dimenticare che il portoghese è stato “preteso” da Ranieri, che però non ha subìto critiche altrettanto feroci
  2. Secco, Blanc e Cobolli Gigli si stanno facendo le ossa e non hanno l’esperienza di Moggi, Giraudo e Bettega, se proprio vogliamo fare il paragone. Qualche errore ci sta, come del resto lo ha fatto anche la Triade (leggi Henry)
  3. La Juventus è l’unica società che non ottiene finanziamenti dai suoi “magnati”e l’auto-finanziamento viene gestito secondo bilancio. Non dimentichiamo inoltre che gli introiti legati agli spettatori sono di 1/3 inferiori a quelli di Inter e Milan, e che il tracollo della serie B ha privato la Juve dei ricavi della Champions, dei diritti tv, degli sponsor, ecc.. E che oltre a tutto ciò si sta costruendo uno stadio nuovo.
  4. La Juventus ha vinto scudetti e coppe mettendo in campo anche Torricelli, Porrini, Juliano, Dimas, Zenoni, Amoruso, Esnaider, Zalayeta, il primo Legrottaglie….

Camoranesi: "Venderemo cara la pelle"

lug222008
Mauro German Camoranesi fa capire le intenzioni della Juve di quest’anno:”Non sarà facile battere questa Juve. Anche se Milan e Inter sono molto forti, si troveranno di fronte a dei veri combattenti“. Riconoscendo che Ronaldinho è forse stato il colpo del mercato, elogia però le qualità dei bianconeri: “In mezzo al campo ci sono tanti piedi buoni, abbiamo preso quello che ci serviva. Sono arrivati tre internazionali e Poulsen ha le qualità giuste per fare bene”.
Camo punta in alto sia in campionato che in Champions: “Vogliamo arrivare in fondo in entrambe le competizioni, ma prima dobbiamo passare i preliminari di Champions e chiudere così il discorso iniziato 2 anni fa“.

Cosa cambia con Poulsen.

lug152008

Al di là della favola della volpe e l’uva raccontata ancora oggi dal Presidente Cobolli Gigli (“Poulsen è arrivato perchè ci serviva un incontrista, mentre Xabi Alonso è un architetto“), l’arrivo del centrocampista danese dà un volto nuovo alla squadra e ci sono delle considerazioni anche tattiche che vanno fatte.

La prima sensazione che mi dà l’acquisto di Poulsen è che Ranieri abbia voluto aggiungere grinta alla grinta. La squadra di per sè ha carattere, anche in mezzo al campo; Sissoko, Camoranesi, Nedved e Zanetti non sono certo soliti togliere il piede nei contrasti. Ma allora perchè preferire la quantità alla qualità? Mi viene il sospetto (e anche il sollazzo se devo essere sincero) che il mister quest’anno voglia azzardare ancora di più il tridente… perchè se hai Sissoko, Poulsen e Camoranesi in mezzo al campo lo puoi fare, mentre se hai Xabi Alonso già cominci ad arrancare. L’anno scorso siamo stati il secondo miglior attacco del campionato, qualcosa vorrà pur dire. Quest’anno il patrimonio è stato arricchito con un altro pezzo da 90 (Amauri) e la tentazione di scendere in campo con i 3 davanti è sempre più grande. Credo e spero, e tutti i tifosi vogliono, che Ranieri abbia ragionato in questi termini. Si, perchè il tridente piace eccome. Vuoi perchè è un modulo che dà spettacolo, vuoi perchè ci ricorda le vittorie lippiane, vuoi perchè spesso nella passata stagione è stato interpretato molto bene dalla squadra. Insomma, da questo bisogna ripartire. A questa Juve riesce bene attaccare se diventasse un po’ più spregiudicata.
Se la passata stagione siamo stati bravi in fase realizzativa, dobbiamo parimenti bilanciare la nostra bravura anche nel reparto difensivo, che seppur ha fatto esplodere definitivamente Chiellini nel ruolo di centrale e rilanciato alla grandissima Legrottaglie, deve sicuramente migliorare in concentrazione ed esperienza, sopratutto sulla fascia sinistra dove si individua il nostro vero punto debole. Avendo questo squilibrio di forze tra attacco e difesa, spesso nel 4-3-3 il centrocampo è costretto al lavoro disumano di appoggio agli attaccanti, di prima copertura e di ripiegamento difensivo. Ecco quindi la necessità di avere tre infaticabili, tre mastini che riprendano subito palla e che seminino il panico in mezzo al campo.
Nel centrocampo a 4 invece, i due esterni avrebbero sempre compiti più dinamici, ma i due “pitbull” centrali rimarrebbero sempre. Questa convinzione tattica basata sull’importanza dell’asse centrale mi riporta la mente alla Juve di Capello. Vi ricordate quando si diceva che la squadra vinceva perchè aveva una spina dorsale di giganti? Allora c’erano Buffon in porta, Thuram e Cannavaro centrali difensivi ed Emerson-Vieira interni di mediana.
Mi sbaglierò ma secondo me Ranieri sta ricostruiendo quel modulo. Se segnamo quanto l’anno scorso e prendiamo qualche gol in meno… beh, ci sarà da ridere. Anche con Poulsen.

Ranieri: giù le mani da Poulsen!

lug142008
Ranieri difende a spada tratta il nuovo acquisto della juventus, etichettato come “seconda scelta” da un po’ tutti gli addetti ai lavori e dagli stessi tifosi che hanno manifestato palesemente il loro disappunto all’acquisto del danese.
Secondo quanto dichiarato all’Ansa, il tecnico juventino riconosce in Poulsen “un campione grandissimo, e chi non la pensa così dovrà ricredersi“. Ma allora perchè aveva così poco mercato?
Poulsen è stata una scelta tecnica e chi mette in dubbio le sue qualità dice una bestemmia; forse Xabi poteva sembrare migliore nella gestione della palla, ma Poulsen è più pronto nei recuperi. Se ai tifosi è piaciuto Sissoko, tra un po’ ammireranno anche lui“.
Volevo quattro centrocampisti – spiega – e così è. Abbiamo Sissoko, che può ampiamente migliorare, e Zanetti che la scorsa stagione è stato immenso nella gestione della palla e nella verticalizzazione del gioco. E poi ci sono Marchisio, uomo di grande sostanza, e ora Poulsen, abilissimo ad interrompere il gioco degli avversari”. Un tassello in più “per migliorare il pacchetto difensivo – sottolinea l’allenatore – mentre con Amauri, che si aggiunge agli altri tre attaccanti, saremo più incisivi in avanti“.
Viene allora da chiedersi perchè non è stato cercato prima di trattare per Xabi Alonso, visto che sentendo le parole del nostro Mister sembra quasi che il danese sia stata una prima scelta.
E poi non erano mica i tifosi che avevano chiesto un regista, ma è stata la Juventus a muoversi in quella direzione.
Ad ogni modo, ormai Poulsen è nostro e pertanto come tutti i giocatori della Juve va sostenuto, accettato ed incoraggiato sempre. Sarà poi il campo a dire se è da Juve oppure no, il resto sono chiacchere.
Domani vedremo insieme cosa cambia nell’assetto della squadra l’innesto di Poulsen.

Le prime parole juventine di Poulsen

lug142008

Dopo le consuete visite mediche e la firma sul contratto, Christian Poulsen ha potuto rilasciare le prime dichiarazioni da bianconero.

Sono orgoglioso di essere qui, in uno dei club più prestigiosi del mondo. La mia speranza è riuscire a regalare una sorpresa al pubblico italiano che mi considera un giocatore rude, mostrando di avere anche una buona tecnica. Avrò tempo per dimostrarlo e per dare un’altra immagine di me“.

Il ventottenne centrocampista, un metro e ottantadue di altezza per settantasei chilogrammi di peso, che si definisce “un centrocampista difensivo in grado di giocare in posizione piu’ avanzata“, ha capito subito che aria tira nei suoi confronti, affrettandosi subito a precisare che vorrà dimostrare di avere tecnica sufficiente per non essere apostrofato come l’”ennesimo bidone. Sicuro del nuovo acquisto il tecnico Ranieri: “E’ un giocatore fortissimo e chi non crede in lui dovrà ricredersi“.

Il danese ha firmato un quadriennale che si aggirerà intorno ai 3 mionioni di euro netti a stagione, ma la Juventus non ha ancora ufficializzato le cifre relative all’ingaggio, che dovrebbero però essere rivelate giovedì durante la conferenza stampa di presentazione del giocatore.

Al Siviglia invece andranno 9,75 milioni di euro pagabili in 3 rate.

Siete ridicoli, avete preso un altro bidone, Poulsen.

lug132008
Il titolo di questo post è lo stesso dello striscione apparso nel ritiro della Juve a Pinzolo.
C’è poco da dissentire, visto che la dirigenza ha peccato clamorosamente di coerenza. Prima si mette a trattare per mesi un giocatore tecnico, e poi compra un picchiatore. Ma allora per tanto così non era meglio tenersi Nocerino?
Vi ricordate le parole di Ancelotti al termine di una partita di Champions contro lo Shalke04, a proposito di Poulsen? Ecco quello che aveva dichiarato: “Solitamente cerco di essere razionale nei giudizi. Allora dico che lui è un codardo perché gioca la sua partita quando l’ arbitro non lo vede con calci, spintoni e gomitate. È un giocatore che non dovrebbe giocare, il clima provocatorio che si è vissuto in alcuni momenti va legato solo a lui. Fa il lavoro sporco quando l’arbitro gli gira le spalle. Non entra duro, di fronte all’avversario, ma dà calcetti in continuazione. Non dovrebbe giocare a calcio, ma fare la lotta greco-romana. Calcetti, spinte, trattenute, gomitate. Questo è il suo repertorio”.
Noi non abbiamo bisogno di un giocatore così. Non vogliamo avere un giocatore che rischi di farsi cacciare ogni partita, che riesca a farci perdere la faccia in ogni stadio d’Italia.
Abbiamo già dei centrocampisti che, pur non avendo niente a che vedere con Poulsen, hanno nel loro gioco la grinta, e lo spirito di non mollare mai, rischiando spesso cartllini per la loro generosità (Camoranesi, Nedved, Sissoko,..). Un provocatore e un rissoso non lo vogliamo.

Ranieri: siamo un camaleonte solido

lug112008
Il Mister Claudio Ranieri dal ritiro di Pinzolo ha risposto in conferenza stampa a diversi argomenti d’attualità, mettendo in chiaro alcune cose importanti.
Prima di tutto ha detto fuori dai denti che un centrocampista di sicuro arriverà. Difficile dire se si tratterà di Xabi Alonso, conteso ora anche dal Fenerbahce, o del sempre più vicino Poulsen. Quasi certamente non sarà Stankovic, nonostante Ranieri abbia definito “tutti e tre compatibili con gli altri centrocampisti bianconeri“, ma lascia le porte aperte a Tiago, nonostante l’annata piuttosto sconcertante: “Tiago è un grosso giocatore ed è per questo che l’abbiamo preso. E’ un grosso campione e continuo ad avere grande stima di lui, e ci sta che in una stagione non si riesca a far quadrare le cose“.
Rispondendo a Trezeguet che aveva invitato la società a non fermare la campagna acquisti, sottolineando la richiesta di avere giocatori di maggior qualità, l’allenatore ha precisato: “Quelli stanno qui, se non avessero qualità, non farebbero parte di questa rosa. E non si può costruire dall’oggi al domani quella squadra che aveva 13 campioni assoluti creata in diversi anni di vertice assoluto“.
Ed infine un accenno al modulo tattico da adottare nella prossima stagione: “Sarà un camaleonte solido. Il modulo cambierà a seconda della squadra che incontreremo, come abbiamo fatto l’anno scorso cambiando dal 4-4-2 al 4-3-3 con Camoranesi al centro“. Con un attacco composto da 4 stelle di primaria importanza e un centrocampo che giocando a 3 dovrà lasciare sicuramente a riposo qualche “big”, si prevede qualche viso scontento durante l’annata. Ranieri risponde anche a questo: “In questa squadra i campioni vogliono vincere, poi certo vogliono anche giocare. Credono in me e sanno che ci sara` un`occasione per tutti. Anche perche` sanno che i 3 punti sono 3 punti contro qualsiasi avversario. L`anno scorso contro le grandi abbiamo fatto ottime partite, forse abbiamo perso troppi punti con le piccole, e da qui dobbiamo ripartire per migliorarci”.