Il commento alla 24a giornata di campionato.

feb152010

I complimenti di questa domenica vanno senza dubbio ai recordmen Claudio Ranieri e Alex Del Piero. Il tecnico romano eguaglia il record di imbattibilità di Capello stabilito nella stagione 2003-2004 sempre con la squadra giallorossa. Ormai è innegabile l’eccelso lavoro svolto dall’ex tecnico bianconero, che dimostra quanto buono fosse stato anche il lavoro fatto a Torino, a dispetto dell’opinione di Blanc, di tutti noi tifosi, e della carta stampata (ricordiamo che Tuttosport titolava di liberarci da Ranieri!). Questo è il calcio.

Il nostro Del Piero invece supera Giampiero Boniperti nel computo delle gare giocate in maglia bianconera; un risultato storico e addirittura inarrivabile in un’epoca che non conosce più bandiere. E in questo grandissimo giorno, il nostro campione sfodera una prestazione (quasi) all’altezza di tutta la sua fama, guidando l’assalto alla vittoria interna con il Genoa. Vittoria che è un grande motivo di soddisfazione per il carattere espresso dalla formazione di Zaccheroni, anche se la partita è stata vinta grazie ad un generoso rigore concesso dall’arbitro Mazzoleni. Tre punti vitali per rimanere agganciati al treno Champions League, che non si ferma a nessuna stazione e corre dritto verso la meta finale. Roma, Milan e Sampdoria vincono sempre o quasi, e per i bianconeri sarà durissima riuscire a qualificarsi, anche se con Zaccheroni ci sono stati miglioramenti sotto ogni punto di vista.

Quando l’Inter avrebbe “dovuto” vincere per darci una mano, ecco che viene fermata sul pareggio dal Napoli, così che i partenopei guadagnano un punto in classifica sui bianconeri. Da qui si può capire la compattezza della squadra allenata da Mazzarri, che non è più una meteora come si pensava all’inizio della sua ascesa. Partita emozionante quella del San Paolo, che ha entusiasmato anche gli osservatori neutrali alle due squadre. Sebbene tra i nerazzurri e i giallorossi ci siano attualmente “solo” sette punti di distacco, appare ancora presto per parlare di campionato riaperto, anche se effettivamente la speranza che la squadra di Mourinho possa perderlo, è davvero ghiotta.

Elkann conferma Ferrara. Ai tifosi juventini non basta.

dic102009

All’indomani della cocente sconfitta casalinga col Bayern Monaco (che ha sancito l’eliminazione dalla Champions League), si sono scatenate, come giusto, le più feroci critiche a tutta la sfera Juventus. Nessuno si senta immune da un capo d’accusa. Allenatore, giocatori, società, come dice Del Piero “le colpe vanno sempe distribuite fra tutti”. Ma a questo punto nessun tifoso juventino sopporta più di continuare questo strazio senza che si prendano delle decisioni anche drastiche. La gente vuole che qualcuno paghi, magari anche per tutti. In altre parole, un capro espiatorio come fu Ranieri, che non sarà stato un grande allenatore, ma che con il suo esonero ha fatto da parafulmine alla società e a tanti giocatori che non avevano fatto il loro dovere in campo.

La soluzione più immediata (e comoda) che tutti pensano è quella del cambio di allenatore. John Elkann ha smentito invece ogni voce sul cambio di panchina, assicurando Ciro fino alla fine dell’anno. E questa, comunque la si voglia vedere, è una conferma temporale. Avanti con questo progetto, anche se sono molti gli scontenti. Non si può sapere se questa sarà la decisione giusta, ma si può pensare anche a ciò che in passato sono state le fortunate vicende di Arrigo Sacchi e Marcello Lippi, transitate da momenti iniziali difficili e contestati. Sacchi fu addirittura eliminato in Coppa Italia dal Parma, e salvato letteralmente dalla nebbia di Belgrado mentre veniva eliminato dalla Coppa Campioni ad opera della Stella Rossa. Casi rari, ma pur sempre fatti che possono dare conforto ad una tesi.

Quella forse più difficile è quella di mettere mano alla rosa. Senza i soldi della Champions e con parecchi giocatori che non intendono muoversi per motivi di ingaggio, la Juve si trova a dover “raschiare il barile”, puntando spesso su calciatori che possono fare il boom o il flop, a seconda della fortuna (Tiago e Poulsen su tutti). Se poi aggiungiamo che questo lavoro di talent scout viene affidato al giovane Alessio Secco (che non ha nessuna competenza ed esperienza in merito), allora ecco che i risultati possono essere devastanti. Tra gli indiziati numero uno, oltre a quelli già citati, possiamo mettere senza dubbio Amauri (che in due anni ha inciso in modo determinante in non più di cinque o sei partite), Molinaro (promosso titolare per tutta una stagione con risultati disastrosi), e forse Felipe Melo, che nonostante la poca permanenza nella Juventus ha già dimostrato la sopravvalutazione del suo cartellino. E questo dei soldi al tifoso pesa parecchio, quasi fossero i suoi.

Infine il discorso società. Andrea J, il nostro lettore, ha risposto bene ieri sera nei commenti del tracollo col Bayern. La società è la cosa più difficile da cambiare. Non puoi trovare un dirigente competente, serio ed esperto in modo così semplice. C’è anche un discorso di simbiosi con il resto dello staff tecnico e di rappresentazione, di immagine della società e della squadra. Una figura molto importante che manca troppo ai bianconeri, e che pensiamo sia un po’ la chiave di tutto. Ecco perchè tutti gli indizi portano al ritorno sempre più probabile di Lippi in bianconero, magari accompagnato, perchè no, dal grande Roberto Bettega, rigenerato dalla sentenza di assoluzione per le plusvalenze di bilancio. Se il quadro dovesse essere questo, la società avrebbe contorni molto solidi in termini di competenza e “juventinità”.

Ma intanto, c’è sempre da tenere duro.

Il “nostro” Ranieri alla Roma.

set12009

Da questa mattina Claudio Ranieri è il nuovo allenatore della Roma. Spalletti ha avuto il benservito da Rosella Sensi che probabilmente non ha gradito le richieste logiche di rafforzamento, che un allenatore fa al suo presidente per ottenere il massimo nella stagione in corso. La mancanza di logica però non è una novità nel calcio, e trova la diretta consecuzione anche nella tempistica di questo avvicendamento: alla seconda giornata di campionato. Esiste qualcosa di più ridicolo? Forse la sostituzione di Gattuso nel derby…

In bocca al lupo a Spalletti.

ESONERATO RANIERI! Ferrara allenatore fino a giugno.

mag182009

Doveva succedere ed è successo. Forse spinti più dalla pressione popolare piuttosto che dalle proprie convinzioni, i dirigenti della Juventus hanno fatto marcia indietro (rimangiandosi i loro proclami di fiducia), e hanno esonerato Claudio Ranieri. Nessuno può dire “non ce lo aspettavamo”, ma che il popolo juventino non sia abituato a veder saltare un allenatore a campionato in corso, è un dato di fatto.

La decisione è stata presa nella mattinata, quando tutto il quadro dirigenziale è stato convocato d’urgenza per prendere l’importante decisione. Già presente tra l’altro il nuovo tecnico Ciro Ferrara, fino ad oggi responsabile del settore giovanile, e promosso alla prima squadra almeno fino a giugno. Nel comunicato ufficiale si legge che “La Juventus ringrazia Claudio Ranieri per il lavoro svolto in questi due anni. Al nuovo allenatore, Ciro Ferrara, va l’augurio di immediati successi“, le solite cose….

Erano quarant’anni che la Juventus non esonerava un allenatore, ma erano quasi cinquant’anni che i bianconeri non riuscivano a vincere per ben due mesi. Numeri su cui riflettere.

Conferenza stampa di presentazione fissata per le ore 18,15.

Nuvole su Ranieri prima di Milan – Juventus.

mag102009

L’acquisto di Diego ha tenuto banco per tutta la settimana. Giustamente un arrivo così importante doveva avere la giusta risonanza anche a livello internazionale. Il possibile esonero di Ranieri ha accompagnato a braccetto le vicende del mercato, impegnandoci in esercizi di immaginazione su tutte le possibili ipotesi di come sarà la Juventus del prossimo anno.

Non ci rendiamo conto però che In mezzo a questa situazione, a cavallo tra il concretizzarsi di notizie e il riformulare ipotesi, c’è qualcosa che può fare da spartiacque per il futuro della squadra bianconera e del suo allenatore, e questo è senza ombra di dubbio Milan - Juventus. Penso che la conferma o meno del mister dipenderà moltissimo da questa partita. E così la penserà anche la dirigenza. “Pagare” un cospicuo distacco dall’Inter ci stava, se comunque si manteneva il secondo posto e se la squadra migliorava il suo piazzamento rispetto all’anno precedente. Finire il campionato dietro al Milan e subire un considerevole distacco anche dai rossoneri sarebbe davvero troppo, considerando anche il vantaggio che la Juve aveva guadagnato sul Milan. Per questo i Blanc e Cobolli Gigli potrebbero tranquillamente parlare di “missione fallita” da parte di Ranieri, sentendosi liberi di cercare un altro condottiero.

Viceversa, se la squadra dovesse disputare un buon incontro a San Siro (o addirittura vincere), vincendo anche le altre gare e quindi concludendo la stagione in modo “dignitoso”, sarebbe difficile per i dirigenti esonerare un allenatore ancora sotto contratto, dopo che per lui sono stati sempre espressi consensi e ammirazione per il lavoro svolto.

Ci incuriosice sapere tutti i risvolti dell’acquisto di Diego. Se è vero come è vero che la trattativa è durata circa un anno, significa che Ranieri l’ha avallata e condivisa sotto ogni aspetto (dato che un anno fa la sua posizione non era sicuramente traballante). Ci chiediamo quindi (e come noi tutti i tifosi juventini) per quale motivo l’allenatore non abbia mai voluto provare in modo deciso un modulo tattico che prevedesse il rifinitore in pianta stabile dietro le punte, dimostrando di non credere sostanzialmente al sistema di gioco che la squadra dovrà modellare intorno ad un fuoriclasse come il brasiliano.

Aspettiamo di toglierci questo sassolino, e nel frattempo buon Milan – Juventus a tutti.

Nel labiale di Buffon la lite Ranieri – Camoranesi.

mag42009

E’ scoppiata in serata la “bomba“, secondo la quale voci attendibili svelavano il perchè del rientro in campo anticipato di Buffon nell’intervallo tra il primo e il secondo tempo. Una mossa che molti avevano dapprima interpretato come una voglia di ricominciare subito a giocare e far vedere quanto la Juve ci tenesse a riacciuffare il risultato. Ma in campo c’era solo Gigi, mentre la squadra era tutta negli spogliatoi. Un atteggiamente alquanto singolare che non aveva mai avuto precedenti in casa bianconera.

Poi, durante il riscaldamento qualcosa di diverso si intuiva dal labiale del nostro portiere. Tante imprecazioni (“porca t…” e “porca p…” le più gettonate) ripetute come una litanìa e in mezzo molte frasi “lette” a spezzoni. Certamente si è capito benissimo quel “se perdiamo non torniamo più a casa“, che racchiude tutto lo stato d’animo e la situazione psicologica che vivono giocatori e tifosi in questo momento. E alla fine della partita, dopo il gol del pareggio leccese, ecco ancora Gigi protagonista, dicendo “non ce la faccio più” e “non ne posso più“, dette correndo mentre guadagna lo spogliatoio.

Frasi pesanti, ben diverse da quelle distensive che il portierone ha sempre usato da quando è alla Juventus. Fin qui ciò che si era visto in campo. Quello che ovviamente i più non potevano sapere era la causa scatenante di tutto questo. Al rientro negli spogliatoi, Ranieri avrebbe comunicato a Del Piero e a Camoranesi la sua decisione di cambiarli. Se il capitano incassava da gentlemen la sostituzione, l’argentivo ribatteva al tecnico fino a portare la discussione a parole pesanti. E’ chiaro che nessuno può dire se sia stato Ranieri a mancare di rispetto al giocatore o viceversa, ma sicuramente Buffon ha visto che si erano passati i limiti. Limiti di rispetto reciproco ma anche per le posizioni occupate da entrambi.

Ecco quindi che Buffon, per lanciare un campanello di allarme, ha alzato i tacchi e se n’è tornato in campo. Ovviamente in settimana ci saranno particolari più precisi sulla questione, e forse anche un chiarimento tra i due. Ma la cosa fa capire che la squadra non è tutta con Ranieri. E la società non stia a guardare.

Juve, di chi è la colpa? Ecco la verità.

apr242009

 

 

 

 

 

 

 

 

Mai sentito la frase “salire sul carro dei vincitori“? Ebbene, quando si vince sono tutti pronti ad attribuirsi meriti e lodi, questo si sa. Quando invece si perde regna il caos più totale. Nessuno è mai in grado di stabilire colpe precise, chirurgiche. Eppure le società oggigiorno dovrebbero essere organizzate in modo impeccabile (con tutti quei “responsabile tecnico”, “team manager”, “dirigente accompagnatore”, “direttore sportivo”, “consulente di mercato”, e via di seguito), ma il vecchio cameratismo di spogliatoio impone che si dica sempre: “si perde in undici“. Non sono d’accordo.

Se solo le società pensassero realmente in modo così globale, non saprebbero nemmeno individuare i punti dove una squadra andrebbe rinforzata. Ma queste sono tutte considerazione che sappiamo benissimo non essere possibili. Più comodo nascondersi dietro affermazioni nebulose invece che indicare chiaramente le cause che hanno generato il tracollo. Forse l’allenatore non può andare in conferenza stampa a dire che il tal calciatore col le sue espulsioni ha condizionato l’andamento di “tot” gare, mentre quell’altro non ha mai fornito prestazioni consone al prezzo sborsato dalla società per il suo acquisto. Ma non ho mai sentito che un CDA non debba rendere conto agli azionisti, che sono poi anche tifosi. E nessun CDA ha mai fatto discorsi di rendimento dei giocatori, o di responsabilità particolarmente riconducibili a determinati soggetti, allenatori o direttori sportivi che siano.

Il problema, e le colpe della Juve stanno proprio in questo. Nessuno per esempio sa di preciso chi sia il responsabile del mercato, perchè a detta loro le decisioni vengono prese di concerto: benissimo, Secco o Blanc si presentino a dire che su Poulsen hanno fatto una pessima valutazione. Nessuno ha ancora capito se la Juventus debba puntare su giovani talenti o sulla vecchia guardia(Giovinco deve giocare o no??) si presenti Ranieri e dica quale tipo di giocatori intende impiegare e con quale modulo. Nessuno ha mai visto dopo strigliare la squadra dopo sconfitte imbarazzanti: Cobolli Gigli dica chiaramente quello che pensa (se pensa qualcosa), prima alla squadra (come faceva Moggi) e poi in assemblea soci. Qualcuno ci metta la faccia.

Alla Juventus è diventata consuetudine non assumersi le responsabilità. Questo aspetto della gestione, non solo produce gravi ripercussioni anche sui giocatori (che si non si sentono in dovere verso nessuno), ma crea certamente a lungo andare il caos organizzativo. Sembrerà strano, ma in questi anni la Juve sta ancora raccogliendo e vivendo su tutto quello che Lucianone ha creato: una società quadrata, un settore giovanile florido, un importante peso in campo internazionale, il culto della disciplina, ecc… Ma tutte queste cose si stanno a poco a poco sfaldando. Cosa ne sarà della grande Juve tra qualche anno? Vi ricordate cos’era il Torino all’epoca di Moggi e cos’è diventato ai nostri giorni?

Non fatico a pensare che i dirigenti siano come calciatori che vadano disciplinati ove non lo facciano autonomamente. Per questo mi convinco ogni giorno di più che il vero colpevole di tutto sia proprio chi non abbia mai fatto nulla: John Elkann. Il palpabile disinteresse della proprietà non è soltanto simbolo di complicità, ma anche di notevole superficialità verso chi non sta facendo assolutamente girare le cose come si conviene. Non è andando a vedere quelle due o tre partite che si dimostra la volontà di far tornare grande la maglia bianconera. Se le capacità manageriali e decisionali non si possono coltivare sul terrazzo, è anche vero che possono essere ricercate altrove, se uno non le ha. Per la Fiat John Elkann ha trovato il suo “Moggi” in Marchionne, che con il suo polso ha saputo metterci anche la faccia e fare scelte impopolari, difficilissime e molto spesso contestate, anche in seno alla stessa Fiat. Scelte che i suoi predecessori non avevano saputo fare (Avvocato Agnelli incluso). Ma lui è andato avanti per la sua strada, assumendosi tutte le responsabilità di ciò che faceva ed agendo con trasparenza, serietà, determinazione e “voglia di vincere“.

La Juve avrà ancora un suo “Moggi” prima che sia troppo tardi?

Blanc conferma Ranieri “in ogni caso”.

apr172009

Gli ultimi deludenti risultati inanellati dalla Juventus sia in campionato che in Champions League, non hanno scalfito le certezze della dirigenza bianconera in fatto di guida tecnica della squadra: Ranieri rimarrà almeno fino alla scadenza del contratto nel 2010, e forse anche di più. La domanda sorge spontanea: fiducia o necessità? E sopratutto, la responsabilità di questi risultati è solo e soltanto colpa dei giocatori? Sono interrogativi che si pongono d’obbligo, anche perchè il rischio di trasformare un’evoluzione in una involuzione è palpabile come non mai.

Al di là degli obiettivi “di facciata“, per la dirigenza juventina è sempre stato importante soltanto fare meglio dell’anno precedente. Da un certo punto di vista il discorso può essere anche coerente con il percorso di ricostruzione societaria. Dall’altro lato ci sono i fatti tangibili che tutti noi conosciamo: la gestione della squadra e delle sostituzioni, gli infortuni, il modo di accontentarsi sempre delle prestazioni deludenti…. che gestiti in altro modo avrebbero veramente tenuto la Juve alle costole dell’Inter fino alla fine.

Impossibile pensare che questi aspetti (che noi e voi sottolineamo da tempo) sfuggano completamente alla considerazione di Blanc, Cobolli Gigli e di tutto il CDA. Ecco che allora torniamo alla prima domanda: fiducia o necessità? Forse può essere che in società abbiano valutato rischioso un passaggio di consegne con una squadra che ancora deve trovare un suo assetto. Magari il cambio di allenatore sarà più giustificato quando si potrà affiancare un grande allenatore ad un grande gruppo. Resta il fatto che le porte della panchina juventina sono al momento sbarrate.

Le perplessità ovviamente sono molteplici in tutti i tifosi juventini. Più che altro insospettisce che la conferma venga data “a prescindere“, indipendentemente quindi se Ranieri migliori o meno il risultato dello scorso anno, se arrivi terzo o secondo, se disputi un buon finale di Coppa Italia, e se sia poi sempre ben visto dai giocatori.

Per questo a noi di “Juventus Supporters” la conferma incondizionata di Blanc suona più come conveninza che come fiducia. 

Ranieri, e se fosse proprio Gasperini…. ?

apr92009

 

 

 

 

 

 

 

La sfida tra Genoa e Juventus, ha un’importanza quasi vitale per entrambe le squadre: la difesa del secondo posto per la Juve, e la continua marcia trionfale verso la zona Champions per il Grifone. Ovviamente l’atteggiamento psicologico con cui arrivano bianconeri e rossoblù è del tutto opposto. Questo però dovrebbe accrescere maggiormente la certezza di vedere una grande partita, sia perchè ci si aspetta una reazione della nostra squadra, sia per la propensione all’attacco della compagine di genoana.

Proprio per questa sua caratteristica, la squadra di Gasperini ha guadagnato meritatamente la posizione che occupa, a suon di gol. Cosa che Ranieri non è riuscito quasi mai ad ottenere (o ad impostare) dai suoi. E dire che il Genoa ha un solo terminale offensivo (Milito), che seppur così inaspettatamente bravo, è pur sempre un giocatore solo. Nella Juve invece le possibilità sono sempre state molteplici, indipendentemente dagli infortuni. Vuoi scegliere la potenza? Ecco Amauri – Iaquinta. Preferisci le torri? Ecco Iaquinta – Amauri – Trezeguet. Giochi in velocità? Del Piero – Trezeguet (e magari anche Giovinco alle loro spalle) sono una scommessa vincente.

Il deludente gioco di Ranieri, privo di personalità e di iniziativa in fase offensiva, ha creato nel corso del tempo un atteggiamento spesso troppo timoroso e rinunciatario nella squadra. Non per ultimo il suicidio “europeo” col Chelsea, che ha determinato l’eliminazione dalla Champions in una doppia sfida decisamente alla nostra portata. Per contro, un allenatore come Gasperini, senza top players e senza giocatori di classe e di personalità tale da cambiare così radicalmente il volto di una squadra, ha saputo infondere uno spirito e una mentalità vincente basata sull’organizzazione di gioco e sull’attacco. Tutte cose che indubbiamente piacciono ai tifosi che accorrono allo stadio, e di conseguenza anche alle dirigenze che oltre a vedere il bel gioco ne traggono anche risultati concreti in fatto di vittorie e punti in classifica.

Se il coincidente addio di Gasperini alla Primavera della Juve (ricordiamo che l’attuale tecnico genoano viene dal nostro settore giovanile), ha portato Ranieri sulla panchina bianconera, potrebbe anche essere che la società di Torino abbia salutato Gasperini soltanto con un “arrivederci“, riservandosi di richiamare il tecnico se avesse dimostrato il suo valore anche in serie A, e se con Ranieri la squadra non avesse ottenuto i risultati attesi.

La sfida tra le due squadre, va quindi letta anche sotto questa chiave importante. Due allenatori a confronto, con le loro idee, con i loro credo tattici, con il loro sistema di gioco. Indipendentemente dal risultato della partita (o dalla classifica finale), siamo sicuri che molti tifosi juventini preferirebbero vedere i bianconeri allenati da Gasperini il prossimo anno. Anche se poi la gestione di una squadra con tanti campioni prevede sicuramente una certa esperienza. E pure la dirigenza juventina non disdegnerebbe questa scelta nel caso dovesse sostituire Ranieri, per esempio dopo un terzo posto in questo campionato. Ma in campo internazionale come se la caverebbe il “giovane” tecnico? Ogni perplessità in questo caso è lecita.

Il futuro della Juve passa anche da questa partita.

Lite Ranieri – Trezeguet: chi ha ragione?

mar142009

Un allenatore, tanti campioni e una sconfitta che brucia. Questo è il mix esplosivo che rischia di far saltare in aria la Juventus, e di creare conseguenze molto pericolose anche in chiave mercato. L’antefatto: a 10 minuti dal termine della sfida con il Chelsea, Ranieri decide di cambiare Trezeguet inserendo Amauri. Il risultato era di 2-1 per la Juve.

La prima scintilla conseguente è stata lo sfogo di David Trezeguet, che ha contestato apertamente la sostituzione; la fiammata successiva si è manifestata con la sanguigna reazione di Ranieri nei confronti del bomber. Cerchiamo però di analizzare bene la situazione.

Innanzitutto bisogna inquadrare bene il contesto della sostituzione, ovvero il momento in cui è avvenuta. Il risultato di 2-1 teneva ancora in corsa la Juve, ma i minuti che mancavano erano soltanto 10. I bianconeri giocavano con un uomo in meno per l’espulsione di Chiellini. L’attacco non funzionava a dovere e il nostro allenatore aveva ancora a disposizione un cambio. Dovendo per forza maggiore inserire una punta, sarebbe stato più giusto togliere un centrocampista e renderci ancora più vulnerabili (se già l’uscita di Chiello non ci aveva destabilizzato abbastanza), oppure rimpiazzare una delle due punte rimaste mettendo un giocatore come Amauri che potesse anche dare una mano a centrocampo?

Ognuno avrà la propria opinione, come è giusto che sia, ma la motivazione data da Ranieri credo che sia inattaccabile: Trezeguet aveva toccato 6 palloni nel primo tempo e solamente 3 nella ripresa. Scandalosamente pochi se contiamo che la Juve avrebbe dovuto fare una partita d’attacco. Senza contare che la pressione sarebbe dovuta essere più decisa nel secondo tempo piuttosto che nel primo. David si aspettava che il mister gli concedesse fiducia indipendentemente dal numero di palloni toccati, perchè questo è il suo gioco. Di rimando, con un uomo in meno serviva, secondo il nostro coach, un giocatore che entrasse ancora di più nel vivo delle azioni. Così come penso aveva ragionato al momento di cambiare Iaquinta per mettere Giovinco.

Che il francese fosse deluso lo si è visto subito quando stava ancora correndo verso la panchina. Che andasse a parlare alla stampa di quanto lo fosse però è una cosa che non era così scontata, visto che dopo lo sporadico episodio Chiellini di due anni fa, non si sono più verificati “tradimenti” o “fughe di notizie” importanti all’esterno. Insomma, i panni sporchi alla Juve si lavano in casa. Ma stavolta così non è stato, e allora, così come era successo con Giorgione, ecco la reazione di Ranieri.

Una reazione che va molto sopra le righe dell’amplomb tipico del tecnico romano. Uno scontro duro, frontale, senza mezzi termini e sopratutto uno sfogo pubblico. Chissà quante volte potrà essere successo con Del Piero, con Tiago o con Giovinco, ma in pubblico mai e poi mai. E secondo me Ranieri ci mette anche qualcosa di personale, qualcosa che va al di là del fatto singolo quando parla di “capire chi è con lui in questo progetto e chi no”. Probabilmente riaffiorano vecchie ruggini e vecchi dissapori tenuti nascosti fino ad oggi.

Il concetto di “spogliatoio“ e di “gruppo” è però un valore sacro al mister, forse più del suo amato 4-4-2. Per questo l’affronto  è così “intollerabile”, perchè oltre ad averlo fatto nel momento più delicato della stagione, è stato espresso non nei rispetti dei compagni (e quindi nello spogliatoio), ma attraverso i giornalisti. Tanta voglia di parlare a mezzo stampa, ha ispirato anche Ranieri che ha deciso poi di adottare il medesimo mezzo per rispondere al suo giocatore, definendolo agli occhi del mondo “un bambino viziato“.

A margine dei commenti che voi farete su questa vicenda, vorrei fare due considerazioni che ho sentito poco tra le varie notizie lette sull’argomento. Per Ranieri: per quale motivo se Trezeguet (come è vero) ci stava facendo giocare in 9, non è stato sostituito prima dei 10 minuti finali? Per Trezeguet: il fatto di essere così diverso da Amauri fisicamente, come può pensare di rendere più di lui quando il gioco della Juve necessita di un giocatore dalle caratteristiche del brasiliano? E’ solo una questione di superbia e di orgoglio per entrambi il fatto di non voler riconoscere i propri sbagli o i propri limiti?

Ad ogni buon conto, le ripercussioni del caso Trezeguet – Ranieri, rischiano di essere molto più gravi del previsto. Quando uso la parola “grave“, non intendo che il francese possa non giocare più da qui alla fine della stagione, ma che se dovesse essere ceduto, la Juventus si troverebbe nelle condizioni di dover andare sul mercato anche per il reparto d’attacco, e cioè uno dei pochi che (al completo) potrebbe ancora dire la sua anche in campo internazionale. Mettere soldi per un attaccante di valore vorrebbe dire toglierne al rafforzamento degli altri reparti ancora più bisognosi. E questo potrebbe essere un ulteriore rallentamento di anni alla scalata verso le vette calcistiche.

Intanto, contro il Bologna mancheranno sia Trezeguet che Amauri infortunati, oltre che Nedved, Marchionni, Sissoko, Legrottaglie, ecc…, ecc… ma questa non è più una “news”.