Forse inizia la svolta: Blanc si è dimesso.

mag112011

La Juve è arrivata al momento più delicato del dopo calciopoli. No, non è la rincorsa all’ennesimo sogno Champions, bensì la programmazione della prossima annata, quella che dovrebbe portare finalmente ad una campagna di rafforzamento concreta. Via Delneri (solo questione di giorni per l’ufficialità), via molti brocchi comprati a suon di soldoni, ed inizio della ristrutturazione societaria. Jean Claud Blanc, già direttore generale e amministratore delegato in una delle gestioni più fallimentari della storia della Juventus, porge le dimissioni dall’attuale carica societaria, per dedicarsi a tempo pieno al progetto del nuovo stadio. Quale notizia migliore di rinnovamento! L’ultimo residuato della nuova triade Cobolli Gigli – Secco – Blanc, si è arreso alla propria coscienza, togliendosi dal quadro operaivo della Juventus, relegandosi ad un ruolo marginale, più vicino all’aspetto amministrativo che sportivo.

Il dubbio se la scelta sia stata fatta proprio da Blanc, oppure se siano state dimissioni “indotte”, non ci è dato sapere, e forse non si saprà mai. Quello che conta è che in questo momento servono più Nedved e meno Blanc, più competenza e meno “aria fritta”, più voglia di vincere che pubbliche relazioni.

Highlander.

mag62011

 

 

 

 

 

 

 

L’assurda telenovela è finita. Del Piero e la Juventus FC continueranno il loro matrimonio fino al 30 giugno 2012. Basterebbero queste poche righe per annunciare il rinnovo di contratto con cui Alex ha inteso proseguire la sua immensa carriera a Torino. Invece, c’è da dire qualcosa in più. Innanzi tutto, il retroscena, svelato da Andrea Agnelli, il quale già da gennaio aveva lasciato al capitano carta bianca per dare a fine stagione le sue “sensazioni” sul proseguimento della carriera. Diamo atto quindi al Presidente di aver rispettato Del Piero e ciò che rappresenta per il nome Juventus. Inoltre, diamo anche credito di aver trovato la giusta sede per mettere in calce le firme sul contratto: il nuovo stadio della Juve. Già, perchè così facendo, Andrea Agnelli ha fatto un gesto estremamente simbolico: nei lavori di costruzione di una struttura epocale, sia per la maglia bianconera che per il calcio italiano, “posare” una pietra fondamentale rappresentata dalla firma di Del Piero, vero anello di congiunzione tra la gloriosa storia juventina che fu, e quella altrettando gloriosa che dovrà essere. Un po’ come dire: “tu sei Pietro, e su questa pietra formerò la mia Chiesa…“. Non a caso, Alex ha dichiarato di voler vedere la terza stella sul petto prima di lasciare il calcio. Sia fatta la sua volontà.

Intervista a tutto campo a Gigi Delneri. Mercato, rivali e …..

set32010

 

 

 

 

 

 

 

Un’interessante intervista al nostro mister, Luigi Delneri, chiarisce alcuni aspetti oscuri della campagna acquisti bianconera, anche se a dire il vero, qulche dubbio rimane ancora. In alcuni momenti appare quasi imbarazzante la difesa d’ufficio che l’allenatore debba fare nei confronti della società, pur avendo ben chiara la situazione economica in cui deve lavorare Marotta. Ad ogni modo vi riportiamo il testo integrale che successivamente commenteremo.

Delneri, dica la verità: aspettava qualche rinforzo migliore nell’ultimo giorno di mercato? “La società ha fatto quello che poteva fare, tenendo conto degli aspetti tecnici ed economici. E a me va bene così perché ho una squadra giovane con ricambi in ogni reparto”. Nessuna invidia per le operazioni del Milan? “Il Milan ha preso campioni che nessuno immaginava, ma soltanto il tempo dirà chi ha fatto bene e chi no. Io ricordo che un anno fa tutti elogiavano la campagna acquisti della Juventus. Dopo le prime partite sembrava in grado di competere con l’Inter, poi sappiamo come è finita”. Chiellini, però, ha detto che le milanesi partono davanti a voi… “Sono d’accordo, perché avevano già una buona struttura. Noi partiamo dietro, ma ce la giocheremo ogni partita”. A mercato chiuso, qual è il reale obiettivo della Juventus? “Dobbiamo raggiungere un posto per la Champions in qualsiasi maniera, perché lo esige la storia della Juventus“. Però non è un bel segno ricevere tanti rifiuti: Di Natale, Borriello, Kaladze… “Calma. Nessuno ha rifiutato la Juve. Di Natale aveva già rifiutato il Napoli per una scelta di vita perché voleva rimanere a Udine, Borriello ha preferito un’altra squadra per motivi contrattuali, mentre per Kaladze il discorso è diverso. Ma tutti gli altri sono venuti di corsa, come Quagliarella, dimostrando di amare questa maglia”. Rinaudo e Traoré sono rinforzi da Juve? “Sono le alternative che cercavamo in difesa per completare l’organico senza creare problemi ai titolari, perché oggi il titolare a sinistra è De Ceglie, mentre al centro avevamo già Bonucci e Chiellini, due nazionali”. Nessun rimpianto, quindi, per chi non è arrivato? “Pensavo che arrivasse Kolarov, ma non è stato possibile e quindi ripeto che sono contentissimo dei giocatori che ho. Per me sono i migliori e non li cambierei con nessuno“. Non era meglio prendere due campioni in più e qualche gregario in meno? “Ma chi ci assicura che un campione avrebbe risolto tutti i problemi? E poi la qualità l’abbiamo già visto che siamo pieni di nazionali. Senza dimenticare Aquilani, che in Nazionale ci può tornare”. Non teme, invece, di rimpiangere chi è partito, come Diego? “Il discorso su Diego è più ampio, riguarda anche l’aspetto economico e coinvolge la società. Ma siamo tutti allineati”. Diego ha attaccato Marotta, aggiungendo che lei vuole una Juve con uomini ordinati, impegnati a giocare semplice… “Tocca alla società rispondere. Io dico soltanto che Diego è un ottimo giocatore e gli auguro di avere successo in Germania, ma con Quagliarella abbiamo più presenza in area di rigore. E poi il nostro Diego si chiama Del Piero“. Ma Del Piero non ha più l’età di Diego… “Che cosa c’entra? Doni a 35 anni con me ha giocato 30 partite nell’Atalanta e ha segnato 12 gol”. Vuol dire che Del Piero parte titolare? “Io non assicuro il posto a nessuno. Del Piero è un giocatore della Juve e l’importante è che stia bene, poi si vedrà”. I tifosi, però, lo invocano sempre: può essere un problema lasciarlo fuori? “Io non tolgo i sogni ai tifosi. E’ giusto che invochino Del Piero, come hanno invocato Trezeguet, ma nessuno mi può condizionare. Io non mi sposto dalle mie idee, perché non ho paura di niente”. Ma se lei avesse Platini, lo ingabbierebbe nel 4-4-2? “Io non ho Platini e quindi il discorso è inutile. Purtroppo nel calcio esistono le etichette e i luoghi comuni. E infatti dopo tanti anni c’è ancora chi pensa che Rocco sia stato un catenacciaro, mentre il suo Milan giocava con 5 attaccanti”. Lei non prevede deviazioni dal 4-4-2? “Il 4-4-2 è la base, ma in corsa può diventare 4-2-4 o 4-1-3-2. L’importante non è il modulo ma la mentalità della Juventus, e quella non deve cambiare mai, a prescindere dai giocatori in campo”. Le dà fastidio lo scetticismo che la circonda? “Anche Mandela era diffidente quando fu liberato, perché temeva ancora di essere ammazzato. Per la verità, io ho avvertito molto calore attorno a me. Ma a chi è scettico, dico che ha ragione perché ci dobbiamo conoscere, anche se i numeri della mia carriera sono dalla mia parte: in particolar modo l’anno scorso quando non sono arrivato ultimo, ma 12 punti davanti alla Juventus“. Quindi non ha paura di pagare per tutti, com’è successo nelle ultime due stagioni a Ranieri e Ferrara? “Io non penso mai a queste cose, sennò farei un altro mestiere”. A mente fredda, come spiega la falsa partenza a Bari? “Con una parola: affaticamento. Avevamo giocato troppe partite in pochi giorni con molti viaggi e qualcuno ha pagato, dopo i primi 25′ buoni. All’inizio ci sta, ma i conti si fanno alla fine. Nel calcio può capitare quello che pensano in tanti, ma può capitare anche quello che pensano in pochi. E ritorno al campionato scorso quando la Roma, dopo una rimonta incredibile, quasi sicuramente avrebbe soffiato lo scudetto all’Inter, se non avesse perso in casa contro la mia Sampdoria“. La preoccupa la serie di infortuni? “No, perché con il mio staff in tre anni non abbiamo mai avuto infortuni muscolari. Per la ripresa dovrebbero essere tutti pronti, spero anche Amauri. L’unico fuori è Martinez, ma perché ha preso una botta a Bari“. Perché ha voluto Martinez per farlo giocare esterno nel 4-4-2? “Perché è un giocatore con grandi qualità che diventerà importante. E poi nella sua nazionale giocava già esterno a quattro”. Aquilani e Marchisio potrebbero giocare insieme? “Prima o poi sì, perché sono due ottimi giocatori che possono integrarsi benissimo in mezzo al campo. Ma io punto molto anche su Felipe Melo che vorrei recuperare perché non mi sembra un disperato coi piedi”. L’Europa League è un peso o un obiettivo? “Se fosse un peso, saremmo già usciti. Basta guardare le squadre che partecipano, dal Liverpool al Manchester City, per capire che non è una coppetta”.

Una Juve tutto Pepe.

giu42010

 

 

 

 

 

 

 

Il primo colpo della gestione Marotta si chiama Simone Pepe, centrocampista dell’Udinese e già nel giro della nazionale di Lippi. Centrocampista che ama arrivare fino alla conclusione, Pepe è uno degli esterni ricercatissimi da Del Neri, che con questo piccolo colpo inizia con il piede giusta la campagna di rafforzamento di cui si sta occupando anche Andrea Agnelli in prima persona (bravo Andrea!). Non più giovanissimo (27 anni), il giocatore ha comunque davanti a sè almeno altri quattro anni buoni per dare tutto quello che ha alla casacca bianconera, così come fece l’inesauribile predecessore Pavel Nedved, ma per favore non facciamo paragoni.

Il contratto non è ancora stato firmato, ma si tratta davvero di una mera formalità. Si parla di un quadriennale da 1,4 milioni a stagione, mentre il costo del cartellino si aggira intorno ai 12 milioni di euro (e non sono pochi….), più il prestito di Immobile ed Ekdal. Nell’affare rietrerebbe anche il riscatto di Candreva, che come sapete è per metà dell’Udinese. La cifra di riscatto era fissata per 7 milioni di euro, una somma ritenuta troppo alta dalla Juve, che però potrebbe spendere qualora l’Udinese lo mettesse come condizione sin equa non per concludere l’accordo di Pepe

Processo di Napoli: Moggi vince a mani basse il primo round!

apr132010

 

 

 

 

 

 

 

E’ stato fin troppo facile per i legali di Lucky Luciano irridere il tenente colonnello Auricchio e l’impianto accusatorio che vedeva il nostro ex d.g. imputato di associazione a delinquere. Non ci si è dovuti spingere troppo nella dialettica, è bastato far parlare le intercettazioni sbobinate dalla difesa, che si è fatta carico di una mole di lavoro abnorme, che sarebbe dovuta essere svolta dagli inquirenti stessi (e questo è un altro aspetto scandaloso di tutta la vicenda).

Succulenti alcuni passaggi che riportiamo di seguito.

Innanzi tutto il giudice Teresa Casoria smentisce subito la non rilevanza del materiale presentato (come ha sostenuto fino ad oggi la parte nerazzurra), rivolgendosi al PM Narducci dicendo che al contrario, “sembrano rilevanti“.

Poi si passa a sentire Auricchio, che confessa candidamente che non solo Facchetti telefonava ai designatori, ma che si sono sicuramente incontrati a Collesalvetti, “non di certo per prendere un the”! L’interrogatorio prosegue sottoponendo al tenente colonnello una intercettazione dove Facchetti e Bergamo parlano di griglie e l’ex presidente nerazzurro chiede espressamente di inserire Collina. A questo punto i legali di Moggi chiedono per quale motivo non fosse stata presa in considerazione questa telefonata, e l’ufficiale si difende dicendo che era stata trascritta ma giudicata “non così rilevante”, scatenando l’ilarità di molti presenti! Addirittura l’avvocato Trofino si lascia andare ad una battuta constatando che invece erano state ritenute rilevanti le conversazioni della moglie di Bergamo che disquisiva sui menu delle cene con le signore ospiti. Un grande.

Altra tesi dell’accusa smontata: Moggi non sapeva prima di altri le terne ed i sorteggi di arbitri e assistenti, anzi, è stato provato che in alcuni casi ne veniva a conoscenza addirittura un giorno dopo Inter e Milan (tabulati telefonici alla mano).

Per finire, la presunta combine arbitrale a favore dei bianconeri nella partita scudetto Milan - Juve. A parte che non ci furono episodi pro Juventus in quell’incontro, e poi lo stesso Auricchio non ha potuto far altro che confermare che tutti i membri della terna arbitrale non possono essere considerati amici della Juve in quanto mai si è manifestata una certa tendenza di parte bianconera. Così come De Santis, uno dei grandi accusati di affiliazione alla cupola (…), a cui non sono imputabili nè telefonate, nè decisioni arbitrali favorevoli. Sulla dimostrazione contraria di questo ultimo punto, il militare risponde con un eloquentissimo “Ehm……..”.

Roberto Bettega siede alla destra di Blanc.

dic242009

 

 

 

 

 

 

 

Alla faccia di chi lo voleva far passare dalla porta secondaria, di chi ipotizzava che solo la sua collaborazione o le sue consulenze potessero gettare una macchia sulla limpidezza del nuovo corso; alla faccia di chi giudicava tutta la triade come un tumore da asportare e da dimenticare, di chi considerava Moggi, Giraudo e Bettega il male del calcio. Altro che consulente di mercato o semplice consigliere di Ferrara! Roberto Bettega ritorna in grande stile nella Juventus, con il ruolo di vice direttore generale.

Nessuno poteva ipotizzare un ruolo così importante e di alto incarico per l’ex attaccante bianconero, ma questo prova diverse cose: in primo luogo che tutto l’operato della triade non era proprio da buttar via come Blanc e Cobolli Gigli cercavano di dimostrare. Di conseguenza quindi, il fallimento della gestione Blanc sotto questo aspetto, che ha lasciato vacante un ruolo fondamentale, salvo poi rimediare con la rimpatriata di Bettega. C’è comunque da riconoscere una certa umiltà e riconoscenza da parte dell’attuale presidente juventino, che è di fatto tornato sui passi della stessa società che da Calciopoli in poi ha sempre mosso i suoi passi nella direzione opposta dei tre ex.  Non ultimo appunto gli argomenti di “autorevolezza ed esperienza” sottolineati da Blanc per motivare la scelta di “Bobby-gol“, quegli stessi fattori che noi tutti tifosi juventini abbiamo sempre criticato a questa gestione.

Chi infatti ride sarcastico sui rimpianti dell’era Moggi, non si rende conto che molto spesso il tifoso bianconero accusa solamente la mancanza di quelle caratteristiche che un dirigente deve obbligatoriamente possedere per guidare una società come la Juventus, e che invece riscontrava magnificamente negli artefici di tante vittorie juventine. ”Autorevolezza ed esperienza” (ma anche competenza e personalità), sono alla base di un aspirante dirigente, per non parlare di chi ricopre addirittura tre cariche!

Se pensiamo all’ultima apparizione ufficiale di Bettega, lo ricordiamo il giorno del nostro ultimo scudetto, a Bari, con la squadra di Capello che festeggiava in campo il tricolore, e lui che piangeva in tribuna per l’emozione, per la tensione, per tutta la sofferenza verso quelle cose che si stava portando dentro e che avrebbero di lì a poco causato alla Juve un colpo mortale. Perciò, proprio ricordando quei precisi momenti, ci sentiamo di salutare il nuovo vice direttore della Juventus, solamente con queste parole: “Alla grande, Roberto!”.

Elkann conferma Ferrara. Ai tifosi juventini non basta.

dic102009

All’indomani della cocente sconfitta casalinga col Bayern Monaco (che ha sancito l’eliminazione dalla Champions League), si sono scatenate, come giusto, le più feroci critiche a tutta la sfera Juventus. Nessuno si senta immune da un capo d’accusa. Allenatore, giocatori, società, come dice Del Piero “le colpe vanno sempe distribuite fra tutti”. Ma a questo punto nessun tifoso juventino sopporta più di continuare questo strazio senza che si prendano delle decisioni anche drastiche. La gente vuole che qualcuno paghi, magari anche per tutti. In altre parole, un capro espiatorio come fu Ranieri, che non sarà stato un grande allenatore, ma che con il suo esonero ha fatto da parafulmine alla società e a tanti giocatori che non avevano fatto il loro dovere in campo.

La soluzione più immediata (e comoda) che tutti pensano è quella del cambio di allenatore. John Elkann ha smentito invece ogni voce sul cambio di panchina, assicurando Ciro fino alla fine dell’anno. E questa, comunque la si voglia vedere, è una conferma temporale. Avanti con questo progetto, anche se sono molti gli scontenti. Non si può sapere se questa sarà la decisione giusta, ma si può pensare anche a ciò che in passato sono state le fortunate vicende di Arrigo Sacchi e Marcello Lippi, transitate da momenti iniziali difficili e contestati. Sacchi fu addirittura eliminato in Coppa Italia dal Parma, e salvato letteralmente dalla nebbia di Belgrado mentre veniva eliminato dalla Coppa Campioni ad opera della Stella Rossa. Casi rari, ma pur sempre fatti che possono dare conforto ad una tesi.

Quella forse più difficile è quella di mettere mano alla rosa. Senza i soldi della Champions e con parecchi giocatori che non intendono muoversi per motivi di ingaggio, la Juve si trova a dover “raschiare il barile”, puntando spesso su calciatori che possono fare il boom o il flop, a seconda della fortuna (Tiago e Poulsen su tutti). Se poi aggiungiamo che questo lavoro di talent scout viene affidato al giovane Alessio Secco (che non ha nessuna competenza ed esperienza in merito), allora ecco che i risultati possono essere devastanti. Tra gli indiziati numero uno, oltre a quelli già citati, possiamo mettere senza dubbio Amauri (che in due anni ha inciso in modo determinante in non più di cinque o sei partite), Molinaro (promosso titolare per tutta una stagione con risultati disastrosi), e forse Felipe Melo, che nonostante la poca permanenza nella Juventus ha già dimostrato la sopravvalutazione del suo cartellino. E questo dei soldi al tifoso pesa parecchio, quasi fossero i suoi.

Infine il discorso società. Andrea J, il nostro lettore, ha risposto bene ieri sera nei commenti del tracollo col Bayern. La società è la cosa più difficile da cambiare. Non puoi trovare un dirigente competente, serio ed esperto in modo così semplice. C’è anche un discorso di simbiosi con il resto dello staff tecnico e di rappresentazione, di immagine della società e della squadra. Una figura molto importante che manca troppo ai bianconeri, e che pensiamo sia un po’ la chiave di tutto. Ecco perchè tutti gli indizi portano al ritorno sempre più probabile di Lippi in bianconero, magari accompagnato, perchè no, dal grande Roberto Bettega, rigenerato dalla sentenza di assoluzione per le plusvalenze di bilancio. Se il quadro dovesse essere questo, la società avrebbe contorni molto solidi in termini di competenza e “juventinità”.

Ma intanto, c’è sempre da tenere duro.

Blanc è il nuovo Presidente della Juventus.

ott62009

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Nessuno se lo aspettava, ma già dalla serata di ieri gli spifferi erano diventate vere e proprie ventate in favore dell’attuale amministratore delegato, sempre più uomo – Juventus e sempre più uomo di fiducia di John Elkann e quindi della Famiglia Agnelli.

Come si è arrivati alla nomina di Jean-Claude Blanc alla carica di Presidente? Le ipotesi sono tante. In primis, come già detto, la crescente fiducia del gruppo Exor (finanziaria controllante della Juventus) per la persona e sopratutto per il duro lavoro svolto dal neo presidente, che ha avuto il coraggio di prendere in mano la società nel momento più difficile della sua storia, e portarla a risorgere economicamente e sportivamente nel giro di tre anni, senza tralasciare progetti ambiziosi come la costruzione di uno stadio di proprietà, ritenuto da tutti un’utopia immediatamente dopo calciopoli. E mentre tutti stavano a guardare, lui ha lavorato e ha superato addirittura tutte le società che finanziariamente stavano meglio dei bianconeri.

Poi c’è l’altro lato della medaglia, con una persona squisita e signorile come Giovanni Cobolli Gigli a cui tutti dobbiamo rispetto per la passione e per l’impegno profuso, ma che non è mai riuscito a “far pesare” la sua carica e la sua veste nelle sedi ove ve ne fosse bisogno (calciopoli, lega calcio, ecc….), spesso troppo tenero e troppo arrendevole quando andava usato invece il pugno di ferro. Inoltre, Cobolli Gigli non è esperto di mercato, non ha mai avuto esperienze precedenti nel mondo del calcio, e non aveva nessuna mansione tecnica all’interno dell’organigramma juventino. Quindi la sua funzione era solo rappresentativa, istituzionale, o se vogliamo volgarmente dirla, di “facciata”.

Il duro lavoro lo ha sempre fatto Blanc, con Secco in seconda battuta. Forse alla Juve servirebbe a questo punto un grande direttore generale, per poter lavorare ancora meglio e per far sentire quotidianamente la vicinanza della società alla squadra. Le voci dell’arrivo di Marotta (direttore generale Sampdoria), sono nell’aria da mesi, ma questo si vedrà più avanti.

Intanto, in bocca al lupo al nuovo Presidente della Juventus, Jean-Claude Blanc.

La maglia di Gaetano Scirea.

set22009

 

 

 

 

 

 

 

Era di quel tessuto grezzo aderente alla pelle (molto lontano dall’aderenza di quei tessuti tecnici di adesso), aveva il numero 6 sulla schiena, e le strisce erano ovviamente bianconere. Allora non si usava scrivere il nome del giocatore dietro la maglia, ma quando vedevi in campo un giocatore della Juve con il numero 6, sapevi già che quello era Gaetano Scirea.

A vent’anni dalla morte del mitico (stavolta l’aggettivo non è assolutamente sprecato) capitano, la Juventus avrebbe potuto celebrare tale ricorrenza in mille modi, non ultimo quello di ritirare la maglia come si fa con i grandi campioni che smettono. Noi vogliamo ricordare Scirea come un campione che si è ritirato a giocare su altri campi, e che ci ha lasciato il ricordo di come si può conciliare l’essere un grande campione e nello stesso tempo vivere come una persona semplice, ben lontana dagli eccessi di questo mondo.

La Juventus ha scelto di ricordarlo assegnando la sua maglia a Fabio Grosso (….). Quando la ritireranno sarà sempre troppo tardi.

ESONERATO RANIERI! Ferrara allenatore fino a giugno.

mag182009

Doveva succedere ed è successo. Forse spinti più dalla pressione popolare piuttosto che dalle proprie convinzioni, i dirigenti della Juventus hanno fatto marcia indietro (rimangiandosi i loro proclami di fiducia), e hanno esonerato Claudio Ranieri. Nessuno può dire “non ce lo aspettavamo”, ma che il popolo juventino non sia abituato a veder saltare un allenatore a campionato in corso, è un dato di fatto.

La decisione è stata presa nella mattinata, quando tutto il quadro dirigenziale è stato convocato d’urgenza per prendere l’importante decisione. Già presente tra l’altro il nuovo tecnico Ciro Ferrara, fino ad oggi responsabile del settore giovanile, e promosso alla prima squadra almeno fino a giugno. Nel comunicato ufficiale si legge che “La Juventus ringrazia Claudio Ranieri per il lavoro svolto in questi due anni. Al nuovo allenatore, Ciro Ferrara, va l’augurio di immediati successi“, le solite cose….

Erano quarant’anni che la Juventus non esonerava un allenatore, ma erano quasi cinquant’anni che i bianconeri non riuscivano a vincere per ben due mesi. Numeri su cui riflettere.

Conferenza stampa di presentazione fissata per le ore 18,15.