Bologna - Juventus 1-2. Socmel, altri tre punti!

Feb212010

 

 

 

 

 

 

 

Beh, se l’obiettivo dichiarato di Zaccheroni era quello di iniziare a fare punti il più presto possibile, allora possiamo già parlare di una prima missione compiuta. Tre vittorie in una settimana, con due pareggi alle spalle, possono essere un bottino che tutti i tifosi juventini avrebbero sottoscritto il giorno della presentazione del nuovo tecnico. D’altro canto, lui stesso ha sempre dichiarato che non c’erano i tempi materiali per fare un lavoro di ricostruzione tecnico - tattica, ma semplicemente bisognava guardare al pratico per poter uscire dalle sabbie mobili della gestione Ferrara. Avremo anche ricevuto qualche aiuto dalla buona sorte, ma l’atteggiamento della squadra è diverso, molto più coraggioso e propositivo nell’affrontare la gara, molto più organizzata e armoniosa la manovra. Anche se, lo abbiamo detto o lo ripeteremo sempre, questi giudizi sono espressi sulla base delle potenzialità attuali della Juventus, non di certo valutando una squadra che in teoria avrebbe dovuto lottare per il titolo, e di cui adesso bisognerebbe solo parlar male.

Il Bologna attendeva la Juve per raggranellare qualche punto, mentre i tifosi rossoblù attendevano i bianconeri per fischiare Del Piero, come se avesse assegnato lui il rigore fuori area (moviola in campo, aiutaci tu!), ma i piani di Colomba & C. vengono mandati all’aria già al 4′ minuto, quando i tiri di Diego prima e Amauri poi vengono ribattuti dalla difesa bolognese, la quale non può nulla sul ritorno del nostro fantasista a ribadire in rete: uno a zero per noi!

Partenza fulminea per i bianconeri, che possono giocare la partita con più coraggio. Il basso ritmo gara aiuta sicuramente la nostra squadra, che riesce a controllare la partita senza grosse difficoltà, infatti in assenza di grosse occasioni da rete, sono i temi tattici a creare qualche spunto di riflessione: la Juve preferisce rimanere guardinga cercando di colpire nelle ripartenze, mentre il Bologna capisce che il trucco per battere la difesa a tre è quello di giocare sulle fasce per allargare le maglie tessute dei difensori centrali. I bianconeri escono dal loro torpore quando Marchisio tira in porta e sulla ribattuta arriva ancora Diego a ribadire in rete, ma c’è sulo l’illusione del gol perchè è il palo a negare il raddoppio juventino; protagonista ancora un legno subito dopo, che ferma la punizione di Adailton calciata benissimo e imprendibile pure per Buffon; ma non c’è più tempo per giocare il primo tempo.

Fortunatamente la seconda frazione di gioco è di ben altro spessore, anche se il merito di questa svolta ricade sulla rete del pareggio bolognese, maturata da un cross di Adailton che percorre tutta l’area finendo per sbattere sul palo dove arriva l’accorrente Buscè a depositare in rete: pareggio rossoblù. A questo punto Zaccheroni toglie lo spento Marchisio per Sissoko, e subito dopo anche Diego lascia il posto a Candreva. Un doppio cambio che ridisegna la squadra senza un fantasista di ruolo, anche se Candreva è quello che tra tutti ha l’obbligo e le caratteristiche per appoggiare il gioco d’attacco con gli inserimenti da dietro. Sarà questa una chiave importante.

Al 17′ un impreciso intervento difensivo di Chiellini permette a Zalayeta di arpionare un pallone nella nostra area di rigore, servendo di tacco l’accorrente Gimenez che incredibilmente a porta vuota centra nuovamente il palo. Azione veloce quanto precisa che coglie di sorpresa la nostra retroguardia ancora colpevole di grosse ingenuità, pur con uomini importanti come Chiellini.

Il Bologna preme sulle ali dell’entusiasmo e Portanova in rovesciata si avvicina ancora al raddoppio. Ma nel miglior momento dei padroni di casa è invece Candreva a trafiggere il portiere finalizzando un perfetto movimento di Del Piero e il successivo assist smarcante al neo acquisto juventino. Vantaggio bianconero e grande Alex che continua a crescere di partita in partita. Che stia entrando in forma adesso?

Anche Candreva comincia ad inserirsi sempre meglio nei meccanismi della squadra, e al 34′ si avvicina di parecchio alla sua prima doppietta, ma il portiere intuisce la sua conclusione a tu per tu. Esce Del Piero per il rientrante Camoranesi, giusto il tempo di apprezzare il suo possesso palla che permette ai nostri di recuperare qualche fallo importante. E proprio per un brutto fallo su Felipe Melo, nel finale viene espulso Raggi per un intervento da tergo molto plateale.

Partita finita e Juve che torna al quarto posto in classifica. Del Piero e Zac…. chi l’avrebbe detto?

La Juve ad un bivio: vincere o “perdere”?

Feb102010

 

 

 

 

 

 

 

 

L’attuale posizione in classifica della Juve non lascia scampo a giudizi teneri e comprensivi: stagione fallimentare, qualsiasi cambiamento positivo possa portare la gestione Zaccheroni. Se anche i bianconeri tornassero ad avere un passo vincente e regolare (cosa impossibile), arriverebbero sicuramente dietro a Inter, Milan e Roma, che già la staccano di diversi punti. Un quarto posto equivarrebbe ad una partecipazione alla Champions, ma ovviamente dobbiamo pensare agli obiettivi di inizio stagione, che erano la lotta per lo scudetto fino all’ultima giornata e migliorare il cammino europeo ben oltre la fase a gironi.

L’analisi che vogliamo proporre in questo periodo, va un po’ contro corrente rispetto a quella proposta dalla maggior parte dei commentatori. Tutti (o quasi) si limitano a dire quanto quel giocatore o quell’allenatore abbia deluso le aspettative del tifo bianconero, e di chi sono le colpe di questo fallimento. Considerazioni che devono senza dubbio essere fatte, e su cui si devono fare riflessioni profonde per il domani a venire. Ma ora la Juventus si trova in una situazione perticolare, se vogliamo ad un bivio cruciale della propria stagione e del proprio futuro: cercare di vincere oggi per ottenere la Champions, ma rischiando anche di non riuscire a raggiungerla, oppure “abbandonare” idealmente ogni assillo di vittoria per puntare ad un progetto di rifondazione che implichi ad esempio la sperimentazione di un nuovo modulo e l’inserimento dei giovani nella formazione titolare?

In prima battuta tutti noi diremmo che non esiste una Juventus che scende in campo per non vincere, e anche questo è un punto di vista giusto; ma con una riflessione più attenta, come si potrebbe affrontare la prossima annata con un modulo ancora da inventare, con dei giocatori che non si sa come sostituire, con i soliti dubbi legati al Giovinco di turno, con un allenatore che non si può giudicare perchè non ha avuto la possibilità di lavorare pienamente al suo sistema di gioco? Si, avremmo la qualificazione alla Champions, e allora? Non sarebbe forse meglio essere fuori dalla bagarre europea ma riuscire a farsi valere in ambito nazionale? Non dobbiamo pensare che il nostro obiettivo è il quarto posto, e conquistato quello vivremo di rendita per anni e anni; il nostro obiettivo è molto più grande, è quello di riuscire a ricostruire una squadra che abbia la dignità di portare il nome JUVENTUS.

L’anno prossimo, i vari Cannavaro, Grosso, Camoranesi, Trezeguet e Del Piero, che hanno rappresentato l’ossatura bianconera, potranno essere (chi più chi meno) venduti a peso a qualche mercato rionale di Torino. Senza contare che pure Amauri, Salihamidzich, Legrottaglie e Zebina non sono assolutamente dei giovincelli. Non c’è quindi un solo reparto che non risentirà di questa smobilitazione in modo molto pesante. E’ giusto quindi cercare di ottenere una qualificazione Champions ignorando l’enorme lavoro di ricostruzione e di sperimentazione che si dovrebbe fare in vista della prossima stagione?

Molti pensano che il modulo di gioco per esempio sia secondario; non è così. Lo è per l’Inter che è talmente forte da permettersi di giocare ogni domenica come gli pare. Più una squadra è debole e lacunosa, e più il sistema di gioco diventa importante e determinante. La nostra Juve aveva dei problemi legati agli infortuni, e l’assenza di una identità tattica ha fatto letteralmente perdere la bussola a tutto il gruppo, creando una sorta di black out psicologico che ha determinato la situazione attuale. In presenza di un modulo collaudato e di ruoli ben precisi, la squadra si sarebbe ripresa anche a fatica. Senza nessuna base tattica, i giocatori non hanno nessun punto di riferimento.

E’ quello che potrebbe succedere l’anno prossimo.  

Livorno - Juventus 1-1. Dio solo lo sa….

Feb72010

Zaccheroni aveva detto in settimana che giocare con la difesa a tre non era assolutamente una sua fissazione o una sua fede cieca in questo modulo di gioco. Detto, fatto: difesa a tre già alla seconda partita (solamente perchè nella gara iniziale non c’era stato materialmente il tempo neanche per presentarsi). Sia ben chiaro, per noi il 3-4-3 o il 3-4-1-2 sono le soluzioni tattiche migliori, e lo diciamo proprio stasera che il risultato sul campo non è di certo dei più confortanti! Zaccheroni ha profondamente ragione nel voler sfruttare questo metodo, perchè ci sono valide argomentazioni e motivazioni tattiche di cui bisogna tener conto. Innanzi tutto i centrali sono il “punto forte della difesa”, in quanto sono tutti molto abili di testa, hanno ottima esperienza internazionale e il loro rendimento risulta sempre buono (confronto ad altri difensori quali Grosso, Grygera, l’ex Molinaro, Zebina, De Ceglie, ecc…); in secondo luogo perchè la difesa a tre è in sostanza un modulo d’attacco, contrariamente a quanto la maggior parte dei tifosi possa pensare. Difendere a tre vuol dire “liberare” di fatto un uomo in più a favore del centrocampo, ma all’occorrenza poter difendere a cinque in caso di necessità. A metà campo infatti si preferisce sempre far giocare due terzini sugli esterni, che ovviamente hanno il compito di “fluidificare” sulle fasce, svolgendo più il ruolo di ala che di difensore (e Grosso e Caceres svolgono le mansioni di spinta meglio di quanto possano fare in copertura), col vantaggio poi di avere nello stesso momento due difendenti di ruolo quando le circostanze dovessero imporre una condotta molto prudente.

Il filtro di centrocampo viene momentaneamente affidato all’inedita coppia Felipe Melo - Candreva (in attesa del ritorno di Sissoko), mentre in avanti Del Piero e Amauri agonizzano sotto gli occhi di Diego.

Inizia bene il Livorno, caparbio e determinato, con la Juve più intenta a ritrovarsi nei movimenti che a cercare di concretizzare subito qualcosa. Pulzetti e Filippini sono tra i più intraprendenti, mettendo i brividi a Buffon in almeno due occasioni. La Juve risponde solo con il piede a martello di Felipe Melo (che si becca il giallo dopo soli venti minuti di gioco), e con un colpo di testa di Legrottaglie che fa le prove generali per la sua marcatura successiva. Ma è Filippini che riesce a beffare la nostra retroguardia andando a segnare di testa il gol del vantaggio: uno a zero per i padroni di casa, con il giovane trentaseienne che riesce a saltare indisturbato in mezzo a tre difensori centrali! Che assurdità….

La squadra di Cosmi non si scoraggia per aver segnato un solo gol nei primi ventisei minuti, così ci riprova ancora con un tiro che dà l’illusione ottica del palo, ma in realtà è solo il sostegno esterno della rete a vibrare alle spalle di Buffon. Per fortuna che gli amaranto dimostrano anche per quale motivo hanno meno punti di questa Juventus, lasciando liberi in area Chiellini e Legrottaglie su punizione di Diego, che possono persino scegliere chi tra i due debba battere a rete: la spunta Legrottaglie che pareggia il conto dei gol. Uno pari! E il primo tempo è tutto qui.

Zac ripropone lo stesso undici della prima frazione, ma ben presto dovrà rivedere i suoi piani: Cannavaro viene ammonito, ma in conseguenza anche a problemi muscolari lascia il posto a Zebina. La partita è brutta come nel primo tempo, pochissime occasioni, scarsa velocità, molta imprecisione… tutti gli ingredienti di una partita soporifera. La gara infatti è animata più dalle sostituzioni che dai reali momenti di pathos. Un tiro di Candreva da fuori area ad inizio secondo tempo e un gol mangiato da Porticone (tiro alto) intorno al 26′, sono le uniche occasioni veramente pericolose per le due squadre.

De Ceglie sostituisce Grosso senza cambiare l’assetto tattico della squadra, ma a questo ci pensa Felipe Melo che si fa cacciare negli ultimi dieci minuti di gioco per un secondo stupido fallo, anche se troppo enfatizzato dall’avversario. Il mister toglie Del Piero inserendo Giandonato (esordiente) per non spaccare in due la squadra, e Alex capisce, uscendo senza polemizzare.

Negli ultimi due minuti solita occasione “beffa” per il Livorno, che obbliga Gigi Buffon ad un grande intervento su Marchini. Fischio finale per un pareggio che scontenta entrambe le squadre ed annoia mortalmente i tifosi juventini e livornesi.

Non si può giudicare un modulo di gioco in una sola partita, sopratutto quando l’avversario non è il Barcellona, e quando la squadra ha giocato fino a ieri con tutto un altro sistema, e così pure in tutta la sua storia, considerando anche di quanto tempo ha potuto usufruire Ferrara per sviluppare e plasmare la sua squadra. Sappiamo bene che non c’è tempo per sperimentare e per provare, ma sappiamo anche dove siamo andati a finire con il 4-4-2 e con il 4-3-1-2, che non hanno mai funzionato quest’anno. La fretta è indispensabile ma può essere anche un errore nello stesso tempo. Secondo noi Zaccheroni ha l’obbligo di provare ad inculcare il nuovo modulo per riuscire a trovare una identità tattica che può essere alla base di tutto.

Legrottaglie ha esposto stasera la scritta ”Gesù è la verità“; sarà stato un modo per dire che solo Lui sa se è giusto proseguire con questo modulo?